Al tempo delle esplorazioni
Al tempo delle esplorazioni, la geografia era equiparata a un viaggio di esplorazione. La geografia, dunque, non era ancora una disciplina a sé stante (e così sarà fino al 1700), ma era soprattutto cartografia e geometria, due discipline indispensabili per descrivere in maniera puntuale e precisa i luoghi che erano stati conosciuti e poi conquistati. La geografia era essenzialmente una narrazione di viaggi, ma sicuramente non era innocente come si voleva far credere. Il viaggio dei geografi, infatti, era finalizzato al dominio ed era commissionato dai governanti dell’epoca che volevano conquistare i nuovi territori per appropriarsi delle loro risorse.
La geografia oggi
Secondo Anna Buttimer, la geografia oggi è “una sfida ultima, bella ma dispendiosa” finalizzata a “sviluppare un tipo di conoscenza veramente personale, che permetta tanto l'emozione come il pensiero, tanto la passione come la ragione e che conduca a una comprensione di sé e del mondo". La geografia oggi, attraverso la comprensione del mondo, vuole comprendere i meccanismi che governano i comportamenti degli individui (geografia umanistica).
Il geografo torinese De Matteis, nel 2001, dà un significato non umanistico della geografia: “La geografia è la rappresentazione multiscalare della territorialità e dei relativi processi che connettono e fanno interagire positivamente tra loro le visioni parziali, tipiche di altri approcci disciplinari”.
La geografia neoclassica interpreta il territorio senza attori, perché la geografia classica era una descrizione della terra, degli ambienti naturali e delle società e la popolazione era solo una parte dell’ambiente naturale nella geografia classica. La geografia scientifica attuale interpreta il territorio come una parte in cui vivono gli attori che sono le società, il genere umano e anche la natura.
Interpretazioni dello spazio
- Economia: attori senza territorio (spazio di prossimità). Il territorio è uno spazio di prossimità, lo spazio è isotopico. Le leggi del mercato regolano l’ordine spaziale.
- Antropologia, semiologia, storia e urbanistica: utilizzano la concezione di spazio come patrimonio, ovvero come deposito di sedimenti culturali.
- Scienze naturali: intendono lo spazio come ecosistema naturale.
- Geografia: nelle sue analisi tiene conto di tutte e tre le interpretazioni dello spazio.
Territorialità attiva
Territorialità attiva, cioè il processo dinamico di costruzione del territorio, secondo il geografo francese Raffaestin è: “Insieme di relazioni che una società, e perciò gli individui che ne fanno parte, intrattengono con l’esteriorità (ambiente fisico) e con l’alterità (ambiente sociale) per soddisfare i propri bisogni con l’aiuto di mediatori nella prospettiva di ottenere la maggiore autonomia possibile, tenendo conto delle risorse del sistema”.
Mentre fino alla prima metà del 1900 il territorio era considerato una sorta di contenitore vuoto in cui si trovavano uomini e oggetti naturali, ora il territorio è visto come un processo di interazioni: vi sono le relazioni verticali, cioè quelle della produzione, e le relazioni orizzontali, che sono quelle dello scambio di merci, e vi sono relazioni simboliche che dipendono dalla cultura che una collettività ha acquisito e che porta al saper fare in un certo territorio.
Doppia valenza del significato di territorialità
- Negativo: la territorialità è assimilata al rapporto di proprietà. Il territorio era uno spazio delimitato da confini amministrativi.
- Positivo: la territorialità è intesa come mezzo per avere relazioni fruttuose con altri.
Capitolo 1: oggetto e metodi della geografia economica
L’evoluzione del pensiero geografico dalla fase prescientifica a quella scientifica. L’oggetto della geografia è la territorialità attiva. Come già detto, la geografia fino al 1700 non era considerata una disciplina; fu Kant a riconoscere la sua importanza, anche se non ne riconosce la scientificità perché a quell’epoca la geografia si limitava a descrivere ma non spiegava il perché dei fatti e degli oggetti che venivano descritti.
Nel 1650 c’è un primo approccio scientifico della disciplina geografica. Ci sono due importanti geografi prescientifici: Wilhelm von Humboldt e Carl Ritter. Von Humboldt era un noto geografo che descriveva l’ambiente naturale e umano della Terra ed era un positivista. Galileo Galilei individuò il metodo scientifico: secondo lui era impossibile ricercare le cause prime dei fatti che costituivano il tema fondamentale di ogni disciplina, ma dovevano ricercarsi le cause ultime. Le cause prime sono sostanzialmente quelle invisibili e per questo sfociano nella metafisica. Von Humboldt pensava che era la natura che determinava le azioni dell’uomo. Quindi egli ricercava una causa invisibile, metafisica. Secondo il neoidealista Ritter era la volontà divina a distribuire in un certo modo i fatti naturali e umani sulla superficie terrestre. Anche Ritter come Von Humboldt ricerca cause invisibili e per questo la loro geografia non si può considerare scientifica, ma comunque entrambi gettano le basi per la costruzione dei principi che poi verranno condivisi dalla comunità di geografi.
La nascita della geografia scientifica
La geografia scientifica nasce nel 1882 con il trattato enciclopedico di Ratzel intitolato l’Antropogeografia (che vuol dire geografia umana che studia le relazioni tra società e ambiente naturale), in cui egli, applicando un modello meccanicistico, individua le cause ultime, cioè ricerca nessi di causalità tra la natura e le scelte sociali ed economiche dell’uomo. Egli interpreta lo spazio come una sorta di macchina in cui i fatti naturali determinano le scelte sociali ed economiche e le risorse naturali determinano le azioni umane. La geografia da questo momento in poi non è più un elenco di fiumi, montagne e beni scambiati, come lo era con Ritter e Von Humboldt.
Nascita della geografia economica
La geografia economica nata nell’ottocento era soprattutto una geografia commerciale, cioè era l’elenco delle merci che si trasferivano da una società all’altra, era la descrizione dei viaggi che le merci facevano da uno stato all’altro. Non aveva nessuna valenza scientifica. La geografia economica nasce nei primi decenni del 1900 dalla trasformazione della geografia commerciale. Nasce come una configurazione autonoma per studiare i fatti economici, le scelte economiche e le interazioni che vengono realizzate da queste scelte sociali.
- Chisolm agli inizi del 1900 sarà il primo a portare la geografia economica verso la scientificità.
- Nel 1910 la geografia economica con l’autore francese Deman Geon abbandona la statistica descrittiva, cioè la catalogazione delle merci scambiate tra i vari sistemi economici.
- La geografia economica nasce in Germania con l’economista geografo Gotz che nel 1882 inizia ad applicare teorie e modelli all’interpretazione dei fatti economici. Questa costruzione dei principi di interpretazione dei fatti economici viene continuata da Dryer, Colby, Jones e Whittlesey che sanciscono la scientificità della geografia economica con l’individuazione delle relazioni tra ambiente naturale e vita economica nelle varie regioni della Terra.
- L’ufficialità della nascita della geografia economica avviene nel 1925 in America con Robinson che fonda la rivista Economic Geography che individua una categoria per analizzare i fatti economici, tale categoria è la divisione internazionale del lavoro.
Dal 1925 inizia l’interdipendenza tra geografia ed economia.
Economia e geografia
Secondo l’economista epistemologo Paul Samuelson l’economia è “lo studio di come gli uomini e la società scelgono, con o senza l’uso della moneta, di utilizzare l’uso di risorse scarse per produrre nel tempo diversi beni e distribuire il loro consumo, ora e in futuro, tra varie persone e gruppi nella società”.
Differenze tra economia e geografia
La prima differenza consiste nel metodo: l’economia è nomotetica cioè l’osservazione della realtà è finalizzata alla costruzione di regole generali riapplicabili per correggere gli errori che vengono riscontrati nei sistemi economici che si allontanano dalla crescita. L’economia ha sempre usato il metodo deduttivo: si parte dalle ipotesi, e si verifica se esse sono confortate dalla realtà attraverso l’uso di un modello (se viene confortata l’ipotesi allora si costruisce la teoria). L’economia ricerca legge generali che regolano la costruzione dello spazio reale e socio economico.
L’individuazione di leggi costanti portava gli economisti a considerare che lo spazio fosse isotropo, cioè uguale in tutti i punti senza differenze naturali, sociali, culturali. Invece per la geografia lo spazio è sempre diverso. Anche se poi con le teorie della localizzazione gli economisti introducono il fattore distanza: in base alla distanza dal mercato si organizza in modo diverso lo spazio. Con l’introduzione della variabile “distanza” si verifica un avvicinamento tra geografia e economia.
Il metodo induttivo invece parte dall’osservazione della realtà e poi costruisce le ipotesi da confrontare alla realtà attraverso i modelli. Popper dice che il processo non può essere solo di verifica ma anche di falsificazione. Una volta verificate/falsificate le ipotesi si può costruire la teoria che è uno schema di interpretazione del mondo reale. Le teorie sono tali perché sono sempre falsificabili. La geografia poggia sia sul ragionamento deduttivo che su quello induttivo, perciò diventa una geografia scientifica. La geografia tenta sempre di vedere come le relazioni si configurano diversamente sullo spazio reale, concreto.
Paradigmi scientifici della geografia
L’acquisizione di un sapere valido avviene attraverso momenti di rottura. Il momento di rottura è dato dal paradigma che è un insieme di principi e regole che una comunità scientifica accetta e condivide per interpretare la realtà.
La conoscenza è un processo lento che avviene con rotture di continuità che sorgono quando si affrontano problematiche nell’interpretazione del mondo reale che portano all’abbattimento dei principi condivisi fino a quel momento e alla costruzione di nuovi principi.
Dal substrato culturale, cioè dal pensiero dominante della comunità scientifica, si elabora un paradigma generale, che dà vita a paradigmi disciplinari. Il paradigma generale è valido per tutta la conoscenza di tutte le discipline, e dipende dalla visione del mondo che il sapere universale ha elaborato per un certo periodo di tempo.
Substrato culturale dei vari paradigmi geografici
- Determinismo: Regione naturale (relazioni verticali) - Positivismo 1750-1900
- Possibilismo: Regione omogenea (relazioni verticali) - Neoidealismo 1900-1950
- Volontarismo o funzionalismo: Regione funzionale (relazioni orizzontali) - Neopositivismo 1950-1970
- Teoria generale dei sistemi: Regione sistemica (relazioni verticali, orizzontali e simboliche) - Dal 1970
Evoluzione paradigmatica della geografia
Il pensiero dominante dal 1750 al 1900 è il positivismo, e il paradigma della geografia è quello del determinismo dove l’oggetto dell’indagine è la regione naturale cioè uno spazio territoriale in cui i geografi studiano gli elementi fisici.
Dal 1900 al 1950 si afferma il neoidealismo e il paradigma è il possibilismo. Il tema dell’indagine geografica è la regione omogenea, cioè una parte dello spazio che si presenta più o meno omogenea per determinate caratteristiche. Nel periodo del possibilismo e del determinismo le relazioni analizzate sono soprattutto quelle verticali, e vengono guardate attraverso la categoria descrittiva del paesaggio.
Dal 1950 al 1970 si afferma il neopositivismo e il paradigma geografico corrispondente è il Volontarismo o funzionalismo geografico, dove l’oggetto dell’indagine è la regione funzionale che descrive il rapporto tra città e città. Le relazioni esaminate dei geografi sono le relazioni all’interno della società. In questo periodo la geografia economica assume una valenza scientifica importante e inizia ad avere un rapporto interdisciplinare con l’economia. Le teorie della localizzazione spaziale avevano portato a inserire nell’analisi economica la dimensione spaziale: il costo dipende dalla distanza. La geografia assimila elementi dall’economia e applica l’econometria: i modelli econometrici che prevedono un’analisi quantitativa dei fenomeni e dei fatti. Nel funzionalismo la geografia analizza essenzialmente le relazioni orizzontali, quelle dello scambio tra società.
Dal 1970 l’oggetto dell’indagine è la regione sistemica e c’è l’importante cambiamento tra struttura e sistema. La regione sistemica prevede l’analisi delle relazioni verticali e orizzontali, e simboliche, perché alla fine degli anni 80 avrà un ruolo importante la cultura.
Nel possibilismo e nel determinismo ci basiamo sui paradigmi generali della fisica:
- Nella meccanica newtoniana il paradigma generale è quello della meccanica razionale: la realtà era una macchina reversibile e aveva un compito. Tutte le azioni compiute dalla società sono determinate dalle condizioni naturali. Quindi era necessario individuare le connotazioni fisiche naturali della regione che influenzavano l’azione dell’uomo e i fatti economici.
- Termodinamica: la fisica subisce un’evoluzione e inizia a concentrarsi sullo studio dell’energia: secondo la seconda legge della termodinamica la visione della realtà fino ad allora accettata era sbagliata perché nulla torna allo stato di prima, per cui la realtà è una macchina irreversibile, a cui è negata la possibilità di tornare indietro. Ora oggetto dell’indagine della regione geografica sono la struttura e l’evoluzione, non più la funzione.
- Strutturalismo: periodo più complesso. Avvicinamento tra geografia ed economia. È una sintesi dei due precedenti paradigmi. Un ruolo importante ha la fisica di Einstein. Viene studiata la struttura che si evolve nel tempo e non ritorna mai allo stato di partenza, la funzione e l’evoluzione. La realtà viene interpretata come dei campi di forza centripeti e centrifughi. La visione della regione è diversa, il paesaggio non è più il rapporto tra la città e la campagna, ma tra città e città.
Paradigmi della geografia
Determinismo
Cerchiamo le cause delle relazioni tra fatti umani e fatti naturali. La visione durante il determinismo è ambientalista cioè fondata sulla regione naturale. Il paradigma generale è quello della meccanica razionale e il modello è quello della macchina reversibile. La teoria evoluzionistica di Darwin applicata in geografia permise il passaggio dalla geografia prescientifica di Ritter e von Humboldt alla geografia scientifica con Ratzel. In questa fase paradigmatica c’è il predominio assoluto della natura sull’uomo. La regione viene studiata nei suoi caratteri sia naturali che storico-amministrativi. Il territorio è espressione del potere amministrativo, esso ha dei confini.
Possibilismo
Nella prima metà del 1900 passiamo al possibilismo. Esso si afferma con la diffusione dell’impresa industriale che porta i geografi ad avere una visione diversa della regione geografica. Questo rapporto diverso viene intuito da Paul Vidal de la Blanche: non c’è più quella determinazione forte delle condizioni climatiche, geomorfologiche, ambientali, sull’azione dell’uomo. L’uomo riceve opportunità dalla natura. Queste opportunità sono trasformate dall’azione dell’uomo che di fronte ad esse è libero di effettuare scelte diverse in base al proprio genere di vita. Questa intuizione importante di Vidal sarà ripresa dal suo allievo Lucien Lefebre. Il paesaggio non è più un paesaggio naturale di cui l’uomo è parte, ma è un paesaggio che include l’uomo come soggetto. L’analisi geografica è quindi quella della regione omogenea perché presenta lo stesso genere di vita.
Volontarismo o strutturalismo
Nel 1950 si fu la prima vera rivoluzione della comunità scientifica importante, con l’utilizzo del paradigma del volontarismo o strutturalismo. Ora la comunità scientifica delle scienze sociali ha questo compito: osservare e interpretare la realtà per trarne le regole che una volta applicate nella realtà possano influenzare il comportamento della collettività socioeconomica e portare correzioni laddove le politiche non risultino adeguate a portare il benessere delle collettività. Il più grande teorizzatore di ciò è Berry nel 1976.
Teorie che dominano il mondo accademico della geografia economica
- Teoria della gravitazione.
- Teoria della polarizzazione.
- Teoria della diffusione.
L’economia si avvicina alla geografia, inizia ad utilizzare i suoi metodi. In questo periodo la geografia utilizza gli strumenti economici dell’econometria (un metodo quantitativo), e l’economia si interessa dello spazio e delle differenze spaziali per individuare norme che fornissero linee guida alle politiche territoriali per risolvere le problematiche di sviluppo. L’economia non aveva mai considerato lo spazio, non si pensava al fatto che le risorse si potessero esaurire prima o poi. Vi era una fiducia illimitata nella razionalità dell’imprenditore e nella sua capacità di...
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