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Geografia economica

Capitolo 1

Le categorie geografiche nel contesto della globalizzazione dell'economia

La geografia economica

La geografia economica è una sottodisciplina della geografia, che è stata definita in vari modi:

  • Secondo Ernesto Massi, la geografia economica traduce, in termini economici, gli elementi forniti da altre discipline, allo scopo di effettuare una elaborazione strutturale e funzionale delle individualità territoriali e della valutazione ragionata del loro potenziale economico;
  • Secondo Umberto Toschi, invece, la geografia economica è la scienza che studia i fenomeni economici, perché differenziati e distribuiti sulla superficie terrestre e perché si coordinano nel mondo economico e nei suoi spazi geografici parziali.

I compiti del geografo economico, quindi, consistono nel combinare i dati e gli elementi di altre discipline, nello scoprire le interazioni che promanano dall'ambiente e nel finalizzare il tutto ad obiettivi di equilibrio e di sviluppo (Ernesto Massi).

Le principali questioni approfondite dalla geografia economica sono:

  • La globalizzazione dell'economia;
  • L'andamento dei settori (primario, secondario e terziario);
  • Le fonti di energia e le altre materie prime minerali;
  • Il mercato del lavoro;
  • La questione ambientale e lo sviluppo sostenibile;
  • La pianificazione del territorio;
  • Le complessità urbane.

I metodi e i modelli

I due principali metodi di indagine della geografia economica sono il metodo induttivo e quello deduttivo:

  • Il metodo induttivo consiste nell'osservazione dei fenomeni naturali (cioè quelli legati all'azione dell'uomo), della loro distribuzione e delle loro dinamiche evolutive, per giungere alla formulazione di ipotesi generali;
  • Il metodo deduttivo, invece, consiste nel formulare ipotesi generali e poi verificarle nella loro manifestazione reale, per giungere all'individuazione dei fenomeni naturali.

I modelli della geografia economica che si sono affermati negli ultimi 150 anni, invece, sono:

  • Il determinismo;
  • Il possibilismo;
  • Il volontarismo;
  • La teoria generale dei sistemi.

Il determinismo

Il determinismo si è affermato nel XIX secolo ed era basato sull'assoluto predominio dei fattori socio-naturali nella regolazione delle azioni umane, con la conseguenza che gli insediamenti, le attività economiche e le relazioni tra l'uomo e l'ambiente erano esclusivamente regolati da fattori ecologici.

Il possibilismo

Il possibilismo, invece, si è sviluppato nei primi decenni del XX secolo (grazie all'affermazione dell'industria) e si basava sulla convinzione che i fattori socio-naturali fornivano una serie di opportunità, che venivano tradotte in effettive solo dall'azione dell'uomo, in base alla sua cultura e alla sua preparazione.

Il volontarismo

Il volontarismo si sviluppò grazie alla spinta e all'accelerazione dei processi di localizzazione delle nuove attività economiche e in conseguenza alla volontà dell'uomo di intervenire nei processi di sviluppo: il volontarismo, infatti, ribaltando i principi del determinismo, riconosceva il predominio assoluto dell'azione dell'uomo sui fattori socio-naturali.

Con il volontarismo si affermarono le nuove ideologie del pensiero socio-politico, che sono la lettura marxiana dei fenomeni e l'affermazione di una logica di tipo deduttivo:

  • La lettura marxiana dei fenomeni consiste nell'individuazione di linee di sviluppo economico e territoriale, fondate sulla pianificazione totale degli insediamenti umani e delle localizzazioni delle attività economiche;
  • Mentre, secondo la logica di tipo deduttivo, partendo da modelli elaborati in base ai principi matematici, geometrici, fisici, chimici e biologici, si arriva all'individuazione di modelli spaziali che regolano le dinamiche economiche e degli insediamenti (come, ad esempio, il modello spaziale di Von Thünen per lo studio della distribuzione ottimale delle attività agricole ed il modello di Alfred Weber per lo studio della localizzazione ottimale delle attività industriali).

La teoria generale dei sistemi

Il volontarismo, però, è stato sostituito dall'attuale teoria generale dei sistemi (elaborata da Ludwig Von Bertalanffy), a seguito dell'analisi delle conseguenze derivanti dall'inquinamento ambientale legato allo sfruttamento eccessivo delle risorse e alle concentrazioni territoriali.

La teoria generale dei sistemi si fonda sul concetto di ecosistema, che studia le relazioni che intercorrono tra gli elementi del sistema e tra questi e l'ambiente esterno, dove per sistema si intende l'insieme delle strutture che interagiscono tra loro e che sono mosse da uno stesso processo (come, ad esempio, i sistemi artificiali, i dispositivi elettronici e i sistemi biologici).

Nella teoria generale dei sistemi, il principio di causa-effetto delle indagini che mantenevano separata la fase di analisi da quella di sintesi viene sostituito dal principio di feed-back, secondo il quale il cambiamento di qualsiasi elemento del sistema comporta il cambiamento di tutte le altre componenti, provocando una serie di reazioni e controreazioni.

Il nostro lessico

Le parole chiave nella geografia economica sono:

  • Il luogo, dal quale derivano altri termini, tra cui:
    • Localizzazione;
    • Localismo;
  • Lo spazio;
  • Il territorio;
  • "Sistema territoriale";
  • La territorializzazione o deterritorializzazione;
  • La regione;
  • La regionalizzazione.

Il luogo, la localizzazione e il localismo

Nella geografia economica, il luogo è la porzione della superficie terrestre di cui si vogliono descrivere i caratteri geografici.

Dal termine luogo derivano, ad esempio, i termini di localizzazione e di localismo:

  • La localizzazione è un processo dinamico con il quale si colloca, su un punto della superficie terrestre, l'uomo e le sue attività (soprattutto quelle di natura economica, sociale e socio-politica);
  • Mentre il localismo è il riconoscimento e la valorizzazione delle specificità locali, anche in termini dinamici.

Lo spazio e il territorio

Il luogo è anche l'unità elementare per due concetti fondamentali di ogni indagine geografico-economica, cioè lo spazio ed il territorio:

  • Lo spazio è stato definito in vari modi:
    • Secondo il Lessico Universale Italiano, lo spazio è il luogo illimitato e indefinito in cui si svolgono i fenomeni naturali;
    • Mentre, secondo il Vocabolario della Lingua Italiana (Zingarelli), lo spazio è un'entità illimitata e indefinita, dotata o meno di determinate proprietà geometriche, e dove sono situati i corpi;
    • Secondo il parlare comune, invece, lo spazio è l'estensione di luogo, variamente limitata, vuota oppure occupata da corpi.
  • Il territorio, invece, può essere definito come l'insieme di rapporti (orizzontali e verticali) tra gli individui ed il luogo in cui si trovano (detto ecosistema naturale): secondo Giuseppe Dematteis, infatti, la Terra diventa territorio quando è mezzo ed oggetto di lavoro, di produzioni, di scambi e di cooperazione.

I sistemi territoriali e la territorializzazione/deterritorializzazione

Il "sistema territoriale" è l'unità ed insieme complessa territoriale, che è un sistema aperto, perché interagisce con l'esterno, ma è comunque autoreferenziato, perché è influenzato dai rapporti instaurati tra il gruppo sociale, le loro attività e le forme in cui è stata organizzata l'area di insediamento (Attilio Celant).

Il "sistema territoriale" evolve nel tempo, nelle dimensioni e nei caratteri, consentendo lo sviluppo o provocando il peggioramento economico e sociale delle forze interne:

  • Se si verifica lo sviluppo economico e sociale, si parla di territorializzazione, intesa come il processo di trasformazione delle strutture economiche e sociali, che rafforza la coesione delle forze interne al "sistema territoriale";
  • Se, invece, si verifica la decrescita economica e sociale delle forze interne al "sistema territoriale", si parla di deterritorializzazione, inteso come il processo di indebolimento dei loro rapporti di coesione.

Le forze che operano nei "sistemi territoriali" hanno trasformato i tradizionali fattori dell'economia, cioè la terra, il lavoro ed il capitale:

  • La terra, da fattore produttivo utilizzato esclusivamente per la coltivazione e l'allevamento è stato trasformato in un fattore produttivo utilizzato anche per:
    • La ricerca delle fonti di energia e delle altre materie prime minerali;
    • L'organizzazione delle infrastrutture e degli insediamenti.
  • Il lavoro, invece, da fattore produttivo ancorato ai luoghi in cui garantiva la produzione di beni e servizi ha perso, in parte, il suo carattere di immobilità, grazie all'evoluzione industriale e terziaria, che ha portato alla nascita di modelli diversi di produzione che hanno comportato cambiamenti consistenti nella società e nel territorio;
  • Il capitale, invece, si insedia nei "sistemi territoriali" forti e aumenta la sua mobilità geografica per ricercare investimenti più remunerativi, causando un processo di differenziazione degli spazi geografici, dove accanto alla creazione reale di beni e servizi per la popolazione, si genera e si distrugge la ricchezza virtuale, a danno dell'economia e dell'occupazione (come ha dimostrato la crisi economico-finanziaria del 2008).

Alla trasformazione dei tradizionali fattori dell'economia, si aggiunge il cambiamento dei modelli di organizzazione e la ricerca continua di innovazione e di trasferimento tecnologico, che sono i fattori necessari per affrontare l'evoluzione industriale e la grande crescita delle attività terziarie nel XXI secolo, poggiando sulle strumentazioni straordinarie disponibili e sulla capacità alla trasformazione del sistema economico e sociale in un modello di interazioni tra le imprese, le istituzioni e la popolazione (richiesto dalla globalizzazione).

La regione e i processi di regionalizzazione

La regione è definita come un ampio spazio geografico costruito dalla combinazione di fattori ambientali e azioni umane, mossi da un processo e condotti spontaneamente o volontariamente verso un obiettivo (Adalberto Vallega).

La regione è il risultato di un processo di regionalizzazione, definito come il modo in cui si organizzano effettivamente su un certo territorio i flussi di beni e di persone, le infrastrutture e gli insediamenti, in un rapporto di interazione reciproca con gli ecosistemi naturali.

I processi di regionalizzazione hanno dato origine, dagli ultimi decenni del XIX secolo fino ad oggi, a quattro tipologie di regione:

  • La regione naturale;
  • La regione omogenea;
  • La regione funzionale;
  • La regione sistemica.

La regione naturale

La regione naturale (diffusa fino ai primi decenni del XX secolo) è stata il risultato di processi di regionalizzazione scanditi dalle condizioni naturali, integrate con le implicazioni storiche e con la ripartizione amministrativa, allo scopo di proporre un insieme di regioni storico-naturali.

La regione omogenea

La regione omogenea, invece, è stata caratterizzata dalla staticità nell'organizzazione delle attività umane, dalla quale consegue la forte staticità dei processi di diffusione spaziale dell'innovazione.

Nella regione omogenea emergono due caratteri principali, cioè il genere di vita ed il paesaggio:

  • Il genere di vita è l'insieme delle attività economiche e sociali, e dei comportamenti territoriali dell'uomo, che tendono a rimanere quasi immutati nel tempo: la tutela del genere di vita è prevista nella legislazione sul riconoscimento e sulla gestione delle aree protette (come i parchi, le riserve naturali, le aree marine e le zone umide);
  • Il paesaggio, invece, è l'insieme dei tratti visibili e sensibili che esprimono una forte coesione e stratificazione storica dei rapporti tra l'ambiente naturale e l'azione dell'uomo.

La regione funzionale

La regione funzionale, invece, si affermò con la nascita e lo sviluppo delle attività industriali, che, a loro volta, comportarono un'espansione delle attività terziarie complementari (cioè i trasporti, le assicurazioni e il commercio) e una velocizzazione dei flussi di beni e di persone, attraverso una rivoluzione del sistema dei trasporti.

Per lo studio della regione funzionale sono importanti i concetti di gravitazione e di polarizzazione:

  • La gravitazione spiega bene, ma in forma leggermente più complessa, i fenomeni di interazione tra più spazi umanizzati, uno dei quali è costituito dal polo;
  • Mentre la polarizzazione individua i poli che esercitano una forza di attrazione maggiore rispetto agli altri spazi umanizzati e sui quali dipendono una serie di processi socio-economici.

La regione sistemica

La regione sistemica, invece, risale agli anni '70, cioè quando si cercò di superare i limiti di staticità presenti nella concezione funzionalista della regione.

Un ruolo fondamentale nell'affermazione della regione sistemica è stato giocato dalla terziarizzazione, che ha aggiunto ai flussi di beni, servizi e persone, flussi crescenti di informazioni, contribuendo alla diffusione spaziale delle innovazioni in campo tecnologico e in quello delle strategie d'impresa.

Competere nella globalizzazione

Il processo di globalizzazione dell'economia risale agli ultimi anni '80 e ai primi anni '90, e le principali cause sono tre:

  • Una causa è l'ampliamento della sfera economica privata dei Paesi capitalistici alla scala nazionale e internazionale;
  • Mentre un'altra causa è la crisi e la fine dei Paesi socialisti nell'Europa orientale e, soprattutto, dell'Unione Sovietica;
  • L'ultima causa, invece, è la rapida crescita e diffusione delle tecnologie informatiche utilizzate nelle attività economiche, nelle telecomunicazioni e nella vita quotidiana.

Nell'ambito economico, la globalizzazione si basa su:

  • L'eliminazione di barriere alla circolazione di persone e di beni economici;
  • L'ampliamento su scala internazionale delle opportunità economiche;
  • Il rafforzamento dell'interdipendenza tra operatori, unità produttive e sistemi economici, in località e Paesi geograficamente distanti.

Le caratteristiche distintive della globalizzazione sono la finanziarizzazione, la dematerializzazione, l'iper-competizione e la globalizzazione delle organizzazioni sociali:

  • La finanziarizzazione è la crescente importanza quantitativa e qualitativa del settore finanziario;
  • Mentre la dematerializzazione è il ruolo strategico in ogni settore dei flussi immateriali (come le informazioni, le conoscenze tecniche e le capacità personali), a danno dei flussi materiali (cioè le materie prime, i territori e gli impianti);
  • L'iper-competizione, invece, è la crescita della concorrenza su scala locale, nazionale e globale;
  • Mentre la globalizzazione delle organizzazioni sociali è la nascita e la diffusione internazionale di organizzazioni sociali private spontanee che, sfruttando le tecnologie telematiche, osservano i fenomeni della globalizzazione per giungere ad una regolamentazione responsabile ed etica dei comportamenti.

Il processo di globalizzazione della produzione e del mercato ha comportato una forte spinta alla competizione internazionale, che richiede capacità competitiva dei Paesi, cioè una crescita elevata e sostenuta da produttività, non solo nell'ambito delle imprese, ma anche nell'ambito di tutte le forze sociali ed economiche, perché gli interventi necessari all'incremento della capacità competitiva di un "sistema territoriale" riguardano gli andamenti strutturali, l'innovazione, la ricerca, le tecnologie dell'informazione e della comunicazione, l'imprenditorialità, l'istruzione, la formazione ed una conoscenza rinnovata della concorrenza.

La capacità competitiva di un Paese si sviluppa sulla dotazione di risorse tecnologiche, organizzative e territoriali, in base alle quali i diversi territori possono presentare gradi diversi di competitività e di vulnerabilità:

  • La competitività è la capacità di un Paese di aumentare la sua posizione gerarchica nella graduatoria dei Paesi mondiali competitivi;
  • Mentre la vulnerabilità è il livello di rischio (tecnologico, organizzativo e territoriale) che diminuisce la capacità competitiva di un Paese.

Sulla base dei dati raccolti dall'International Institute for Management Development (IMD) riferiti al 2009, il Paese più competitivo del mondo sono gli Stati Uniti, seguiti da Hong Kong, Singapore, Svizzera, Danimarca, Svezia, Australia e Canada, ecc.

Capitolo 2

Geografia delle attività agricole

Attività primaria e territorio

Le attività agricole rappresentano il settore primario, cioè il settore economico che raggruppa tutte le attività tradizionali e biologiche che riguardano le colture, i boschi, i pascoli, l'allevamento, l'irrigazione, la caccia, la pesca, la sistemazione del suolo, le costruzioni rurali e l'estrazione delle materie prime minerali (cioè le fonti di energia e i metalli).

Le attività agricole sono diffuse quasi in tutto l'ecumene (cioè in tutto il mondo conosciuto e abitato dall'uomo) e sono condizionate da fattori naturali e socio-economici, dai modelli di comportamento produttivo, dal ruolo da rappresentare nell'economia globale e dalle attività di organizzazione del territorio.

Il centro dell'indagine geografico-economica relativa al... (testo incompleto)

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/02 Geografia economico-politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Bocci1986 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Spinelli Giorgio.
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