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Geografia economica

La geografia economica è una parte della geografia che si occupa di studiare i fenomeni economici nella loro organizzazione spaziale. La geografia si occupa di studiare le relazioni che legano tra loro gli oggetti sulla terra. Le relazioni si distinguono in:

  • Verticali → rapporto delle singole attività economiche con le caratteristiche dei luoghi in cui hanno sede (clima, risorse naturali).
  • Orizzontali → quelle che legano luoghi diversi tra loro sulla base di uno scambio (città mineraria con mercato di vendita delle materie prime).

Spazio geoeconomico

Insieme delle relazioni verticali e orizzontali all’interno di una determinata area (è un modello astratto). La posizione ha un ruolo economico determinante.

Economie esterne: vantaggi per l’attore economico derivanti dalla localizzazione, dal fatto di essere in un certo posto e non dall’azione dell’attore economico. Si sono originate partendo dal mercato (economie di agglomerazione → incrementi di produttività derivante dalla localizzazione vicino ad altre imprese → riduce i costi di trasporto e aumenta i profitti tramite scambi con le imprese vicine) o da economie di urbanizzazione (vantaggi derivanti dal fatto di essere vicini ad una città → infrastrutture primarie, presenza di manodopera, facilità di scambi di merci, servizi pubblici).

Importanza della posizione

Vantaggi che derivano dal fatto di trovarsi in un luogo piuttosto che in un altro, è prodotta in larga misura dalla spesa pubblica (importanza dello stato) → rendita di posizione.

Regione

Porzione di superficie terrestre caratterizzata da un insieme di luoghi contigui, ben riconoscibili sulla base di un tratto comune e che si distingue da altre porzioni di superficie terrestre (es. regione vinicola o risicola). Ci sono quattro tipi di regione economica:

  • Omogenea → regioni che condividono un tratto economico in comune (“regione del vino”).
  • Funzionale → pendolarismo giornaliero, si mettono assieme luoghi legati da relazioni orizzontali, sulle intensità delle relazioni.
  • Complessa → regione sia omogenea che funzionale.
  • Programma → pianificata da un governo (solitamente le regioni si sviluppano nel tempo grazie a fattori territoriali, economici e politici → ZES, zone economiche speciali → punti franchi).

Una regione può appartenere a regioni funzionali diverse → luoghi con appartenenze multiple (regione funzionale e omogenea genera la regione complessa).

Rapporto tra polarizzazione e depolarizzazione

Polarizzazione è la concentrazione di attività economiche e di popolazione verso un centro che progressivamente cresce diventando un sistema urbano (fase dell’urbanizzazione) → il motore di questo processo sono le economie esterne, un esempio è la Francia. Porta ad uno squilibrio territoriale.

Depolarizzazione si verifica quando si abbandona il centro e si torna alla periferia, quelle che erano economie esterne diventano diseconomie esterne. Le strutture territoriali diventano policentriche (come in Veneto, molte piccole città ma nessuna prevale). Questo ha generato una crisi fiscale per le grandi città, poiché si videro allontanare persone e attività economiche. Attualmente siamo in un periodo di depolarizzazione, ma il tasso di crescita di questo fenomeno è in riduzione: si verifica infatti un tasso di polarizzazione crescente per le attività economiche qualificate.

Sviluppo locale

Non è lo sviluppo di un piccolo luogo (o meglio non sempre). È adimensionale. Si fa riferimento ad un modo di interpretare lo sviluppo economico che sottolinea i processi dal basso (bottom-up). Un esempio è La Barceloneta (era una zona di criminalità, ora è stata rigenerata). Può riguardare una zona piccola od anche una regione: l’aspetto essenziale dello sviluppo locale è il bottom-up, cioè non viene dal governo ma dal basso.

Risorsa locale è una risorsa del territorio difficilmente riproducibile altrove in tempi brevi (Pesaro con il festival Rossini, paesaggio, storia, cultura, tradizioni). Non può esistere sviluppo locale senza risorse locali.

Attore collettivo è una rete locale di attori fatta di imprese private, attori pubblici, fondazioni bancarie e pubbliche che prenda consenso e condivisione dello sviluppo (capire che esiste la risorsa, specificarla e condividere un progetto di sviluppo su questa risorsa). In altre parole devono avere la consapevolezza collettiva della potenzialità di una risorsa (si parte dalla materia prima nella quale costruire la risorsa). La risorsa viene scoperta nel progetto nella sua vera identità → è opera dell’attività collettiva. Per far sviluppare la risorsa servono le condizioni politiche, economiche e culturali (gli arabi sapevano da anni che avevano il petrolio, ma cercavano l’acqua. Nel momento in cui cambia l’economia globale hanno sfruttato la loro risorsa).

Milieu territoriale sta alla base delle risorse locali, è il contesto economico e culturale più ampio, formato dalla storia e dalla geografia di quel determinato luogo. Fa leva sulle caratteristiche che si sono sedimentate nel tempo (naturali, culturali, sociali, istituzionali) → capitale territoriale. È motore dei processi di sviluppo bottom-up. È un patrimonio comune a cui attinge la rete locale dei soggetti, in cui cooperano relazioni orizzontali (collegamenti in rete dei soggetti) e verticali (rapporto della rete con il capitale territoriale).

Place-based è lo sviluppo basato sulle caratteristiche del luogo e grassroot (radicato nel territorio). Sono sinonimi di bottom-up.

Globalizzazione

Ha diverse prospettive esplicative: non è una realtà naturale, è un processo che si crea e si produce attraverso processi economici (sviluppo delle multinazionali, cuore dell’economia globale odierna, scandiscono il ritmo dell’economia più degli stati stessi), politici, culturali (omogeneizzazione degli stili di vita), ambientali (global change → effetto serra, accelerazione scomparsa di specie vegetali e animali) e culturali (omologazione dei media) che hanno nella tecnologia (rete globale di centri di ricerca) il loro fondamentale fattore (non è una dimensione naturale).

Processi politici

Cambia la scala della regolazione politica (lo stato nazionale conta meno del passato in favore di un decentramento: avvicinando la politica ai cittadini e alle imprese; verso l’alto ossia in favore dell’Europa). Lo stato ha in un certo senso le mani legate, ha ceduto sovranità in due direzioni:

  • Avverte il ruolo di enti internazionali (FMI, agenzie di rating).
  • I modelli di vita diventano sempre più omogenei.

Questo non vuol dire che lo stato non conti più, è ancora un regolatore dell’economia. È in atto un processo politico di cambiamento del ruolo dello stato.

Globalizzazione geopolitica

Crescente e immediata interdipendenza delle decisioni e degli avvenimenti politici dei diversi paesi, nel crescente controllo di alcuni di essi sugli altri (USA). Globalizzazione come processo: è un processo politico, sociale ed economico che si costruisce nello spazio, è squilibrato (diverse velocità di crescita, alcuni luoghi sono più interconnessi di altri), è un’esperienza personale e sociale, cambia il contesto di riferimento delle nostre vite (vicinato globale → ossimoro, con internet cambia l’orizzonte della nostra quotidianità) è un processo in costruzione dove il ruolo della politica è essenziale, poiché non è un processo naturale.

Ci sono tre grandi ondate di globalizzazione:

  1. Fine dell’800 (’70-‘80) → si sviluppano nuove tecnologie per lo sviluppo degli scafi delle navi e si porta la macchina a vapore all’interno delle navi. Questo, insieme all’apertura del canale di Suez aumenta il commercio.
  2. Diffusione delle condotte sottomarine di informazione (grande comunicazione tra i continenti, standardizzazione dei processi produttivi).
  3. Computer/Internet.

La natura della globalizzazione è di processo squilibrato, ossia non omogeneo nel suo progresso (velocità di sviluppo diverso tra aree). Esistono diverse dimensioni della globalizzazione:

  • Economico finanziaria.
  • Circolazioni di merci ed informazioni.
  • Ambientale (immaginario globale dagli anni’70).

La globalizzazione zoppica nel campo della regolamentazione politica: non ci sono meccanismi di decisione politica in grado di disegnare dei processi di governo globale (molto indietro nella globalizzazione dei diritti).

Attori e poteri nel sistema mondo

La globalizzazione è stata creata, non è un processo naturale, da adeguati apparati di norme, regole e poteri → organismi di Bretton Woods (1944).

  • Fondo Monetario Internazionale (FMI) → regola i fenomeni monetari, ma soprattutto finanzia il debito pubblico dei paesi del sud del mondo e prevede piani di aggiustamento strutturale.
  • Banca mondiale → finanziamento di grandi opere per lo sviluppo e lotta contro la povertà nei paesi in crisi.
  • Organizzazione internazionale per il commercio → inizialmente ITO con lo scopo di liberalizzare il commercio (no dazi o restrizioni); nel ’48 viene sostituito dal GATT (general agreement on tariffs and trade) e solo nel ’95 nasce il WTO, riconosciuto da quasi tutti i paesi mondiali dotato di risoluzione delle controversie internazionali e con la possibilità di sanzionare.

Il terzo organismo ha permesso di rendere veramente globale il commercio. Lo spazio economico globale è anche influenzato da enti strettamente privati:

  • Agenzie di rating → standard and poor’s, Moody’s, influenzano pesantemente le dinamiche dei mercati finanziari.

La globalizzazione, nel campo della regolazione politica, non ha un processo di governo globale (ci sono dei sistemi di regolazione economico finanziaria FMI, ONU, ma non sono nella sfera politica). Altrettanto arretrata è la globalizzazione nei diritti.

Washington consensus → insieme di politiche volte ad esaltare il ruolo del libero mercato a discapito dell’intervento dei governi nell’economia del paese, secondo il neoliberismo. A Washington hanno sede: FMI, World Bank, società di rating, OMC (commercio) che hanno dato vita alla globalizzazione.

Struttura spaziale del commercio internazionale

È ancora per ¾ dominato dal commercio di merci e da ¼ dai servizi, ma il tasso di crescita dei servizi è maggiore di quello delle merci. Nei servizi conta il rapporto face to face quindi è più difficile che sia internazionale, perché io scelgo il servizio della filiale della multinazionale, che però ha sede nella mia zona. L’UE è il più grande mercato interno del mondo.

Relazioni nord-sud → commercio tra zone del nord e zone del sud (Nord America e Sud America; Asia-Indonesia). Sono molto evidenti poiché sono legate alle relazioni coloniali.

Relazioni sud-sud → pressoché inesistenti (Africa-Sud Est Asiatico).

Agricoltura

Diminuisce la percentuale delle persone che lavora nel settore primario, ma aumenta nel secondario. È l’attività economica più diffusa, anche se occupa solo il 5% della popolazione. L’agricoltura è un settore molto conflittuale (tra agricoltura e utilizzo diverso del territorio → bioetanolo in Brasile che viene coltivato nei campi; alimentare/non alimentare; OGM/biologico).

Agroindustria → in mano alle multinazionali (Carrefour, Metro, Tesco), rende l’agricoltura una propria filiera (se il valore della filiera è 100, 95 va agli attori della filiera logistica, cioè trasporto e distribuzione e un misero 5 al contadino). Incentivano la produzione di OGM per aumentare i loro profitti. L’Europa ha una politica agricola comunitaria (PAC) → riceve gran parte dei finanziamenti dagli stati membri, la logica sta cambiando: fino agli anni ’90 premiava la quantità attraverso sussidi, ma diventò insostenibile economicamente → oggi i sussidi aiutano chi va nella direzione del biologico e le integrano con altre attività sociali (Multifunzionalità: integrazione tra agricoltura e turismo. Anche ittiturismo (ittico + turismo)).

Due forme di organizzazione economica dell’agricoltura

  1. Intensiva: massima produttività del suolo, attuato nelle aree più densamente popolate. In quella più moderna sono necessari continui investimenti in meccanizzazione. Irrigazione e fertilizzanti. Si attua principalmente in Europa, Giappone e Israele. Quella tradizionale prevede grande intensità di lavoro poiché non ci si possono permettere dei capitali e si sfrutta la policultura.
  2. Estensiva: in quella moderna prevede grande produttività per addetto. Spesso la resa del terreno è bassa ma il profitto è assicurato dalla vastità delle terre. È prevalente negli USA, Canada e Australia, dove vi è una grande meccanizzazione. Quella tradizionale utilizza pochissimi macchinari ed è poco redditizia (latifondo).

Quattro tipi di agricoltura

  • Sussistenza: agricolture povere orientate al consumo locale (riso in Asia). Non lavora per il mercato internazionale. Ha un'elevata intensità di lavoro, tecniche tradizionali e policultura. Può essere intensiva (America Latina e Asia → spazi piccoli, bisogna trovare un sistema di irrigazione) itinerante (Africa subsahariana → accetta sostituisce la zappa, si disbosca per creare terreni fertili) o tipica di zone aride (steppe, deserti → oasi, molto ricca ma molto concentrata nello spazio).
  • Piantagione: agricoltura dei prodotti coloniali (caffè, cotone, cacao) monoculturali altamente specializzate, lungo la costa delle ex colonie. Tipica delle zone tropicali, umide → prodotti coloniali. È orientata all’export, infatti si localizza nelle aree costiere o fluviali. Inizialmente vi è scarsa meccanizzazione e grande intensità di lavoro (schiavitù dei neri), la meccanizzazione è legata al mercato internazionale. È fondamentale il nodo delle infrastrutture, create massivamente a partire dagli anni ’60 su finanziamento delle multinazionali (dualismo territoriale → paese povero con poche infrastrutture, ma molto avanzato nella distribuzione di un certo prodotto → Belize con le banane).

Rivoluzione verde

Processo di modernizzazione dell’agricoltura (promosso da FAO e multinazionali). Gli obiettivi sono:

  • Aumentare la produttività dell’agricoltura per risolvere il problema della fame.
  • Integrare il commercio tra paesi ricchi e poveri.

Effetti della rivoluzione verde → terreno più inquinato, falde acquifere inquinate → diminuisce la produttività di quei terreni, diminuisce la disponibilità di acqua potabile, fa scomparire altre attività tradizionali (in Belize scompare la pesca perché le acque sono inquinate dall’agricoltura). L’unico successo che ha avuto è stato quello di limitare la fame. In Asia la rivoluzione verde ha avuto più successo, in Africa e America Latina ha avuto meno successo. Ciò dipende dalle migliori politiche messe in campo dai governi asiatici rispetto agli altri. La rivoluzione verde ha ridotto la necessità di manodopera dando vita ad un processo migratorio da campagna alla città → urbanizzazione.

Bidonville → favelas brasiliane, case di cartone e plastica, ha origine ad Algeri. Hanno creato nuovi problemi sociali. Economie di scala → solo le grandi multinazionali agricole sono riuscite ad essere competitive nel mercato internazionale. Prima della rivoluzione verde c’erano tanti piccoli produttori, dopo si passa alla grande azienda agricola per gestire in modo ottimale il processo di meccanizzazione e di introduzione della chimica in agricoltura.

  • Capitalistica (impresa agroindustriale): grandi produzioni di cereali (estensiva), meccanizzata e di grandi dimensioni (America) e allevamenti. È un’agricoltura di grandi spazi, come origine ha l’allevamento di bovini che poi diventa allevamento dei cereali. Ruolo chiave di meccanizzazione e chimica e orientato al mercato internazionale, perciò è molto sensibile ai prezzi. (le navi navigano con cereali ed hanno il pieno di petrolio, navigano finché i prezzi dei cereali salgono). Le imprese agroalimentari controllano tutta la filiera. È molto rilevante il fenomeno degli OGM, che è perfettamente integrato nella filiera agro-industriale. Regione totale interi stati in cui si coltiva solo un tipo di prodotti.
  • Commerciale: agricoltura europea, fuori dalle grandi aree metropolitane. Tradizionale (nei paesi ricchi e densamente popolati), a seconda del tipo di prodotto ha elevata intensità di lavoro o di meccanizzazione. È molto ricca in certi casi (Prosecco di Valdobbiadene), ottimo sistema logistico con mercati giornalieri urbani, regionali, nazionali e molto raramente internazionali. È un tipo di agricoltura che deve essere ricca, altrimenti non può pagare la rendita urbana. Tipico paesaggio è la serra.

FAO → organizzazione uniti per l’agricoltura.

Multifunzionalità

L’agricoltura ha tre valenze:

  • Economico/produttiva: accorcia la filiera, il coltivatore recupera una parte limitata del valore aggiunto. Il ruolo dell’agricolture aumenta (lavora sulla qualità, allarga il mercato attraverso un'efficiente logistica, km 0).
  • Ambientale: gestione del territorio, attenzione per le questioni ambientali (cambiamenti climatici, cementificazione).
  • Sociale/ricreativa (nuove forme di turismo → ittico, agriturismo).

Resilienza: capacità di adattarsi. Causa inondazioni recenti → l’abbandono dell’agricoltura a causa del basso reddito che genera che produce una mancata cura delle pareti delle colline e della cementificazione.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/02 Geografia economico-politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nicole.1997_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Soriani Stefano.
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