Genetica
Indice degli argomenti trattati
I legami chimici
• La struttura della cellula
• Riproduzione cellulare
• Il materiale genetico
• Replicazione del DNA
• Trascrizione del DNA
• Traduzione
• Mutazioni
• Genetica Mendeliana
• Genetica Batterica
• Regolazione dell’espressione genica
• Fago λ
• Ingegneria Genetica
•
CdL in Scienze Biologiche Anno Accademico 2019-2020
I legami chimici
Si definisce legame una forza che tiene unite due entità
• Il legame chimico è un legame che si instaura fra gli atomi (legame intramolecolare) o fra le
• molecole (legame intermolecolare)
Legami intramolecolari
Per quanto riguarda i legami intramolecolari si distinguono legami ionici e legami covalenti:
• legame ionico
Il è un legame fra ioni, ovvero fra atomi dotati di carica, si ha un atomo più
• elettronegativo che diventerà lo ione negativo, l’anione; questo acquisisce un elettrone
dall’atomo meno elettronegativo che diventa uno ione positivo (catione)
legame covalente
Il si instaura fra atomi che condividono una coppia di elettroni, i quali si
• trovano ad orbitare intorno ai due atomi molto vicini
Per rompere tale tipo di legame serve una notevole quantità di energia
• Si distinguono legame covalente puro e polare
• Il legame covalente si definisce puro se si instaura fra atomi uguali e avrà una nuvola
• elettronica simmetrica
Il legame covalente polare si ha fra due atomi diversi, la nuvola elettronica non è
• simmetrica ed è spostata verso l’atomo più elettronegativo con la conseguente formazione
di un dipolo
Legami intermolecolari
Rientrano nei legami intermolecolari i legami a idrogeno, dove la parte parzialmente negativa
• della molecola interagisce con quella positiva delle molecole vicine
Genetica - II Anno, I Semestre I legami chimici
La struttura della cellula
Viventi e classificazione
Per poter definire un essere vivente devono essere rispettate quattro caratteristiche, le quali
• devono sussistere contemporaneamente:
Riproduzione
• Informazione genetica
• Metabolismo
• Evoluzione
•
I viventi si classificano in due domini, eucarioti e procarioti:
• I procarioti vengono a loro volta suddivisi in:
• Batteri
• Archei
•
Gli eucarioti vengono suddivisi in
• Monocellulari e pluricellulari
• Animali e vegetali
•
Struttura della cellula
Partendo dall’esterno della cellula ed “entrando” al suo interno si possono ritrovare varie parti,
• la cui forma è sempre collegata alla funzione
Membrana cellulare e organuli
Si tratta di una membrana con proteine adese sopra
• All’interno di tale membrana si ritrova una grande quantità di molecole che vibrano
• Si possono ritrovare enzimi liberi nel citosol, tali enzimi sono molecole quasi tutte di natura
• proteica, le quali interagiscono con il substrato e lo trasformano nel prodotto
Tale enzima non altera l’equilibrio della reazione
• Gli enzimi di una stessa via metabolica si trovano tutti vicini fra loro mentre alcuni vanno ad
• associarsi agli organuli
Si possono trovare i mitocondri, la cui forma è legata alla funzione che devono svolgere
• Sono dotati di una doppia membrana
• Sono dotati di creste mitocondriali che aumentano la superficie per lo scambio dei gas
• respiratori
I mitocondri hanno un proprio DNA circolare a doppia elica (il quale deriva dai batteri, in quanto
• all’origine dell’evoluzione prima di essere organuli erano batteri)
I mitocondri replicano il proprio DNA autonomamente
• Si può trovare l’apparato del Golgi
• Si possono incontrare i ribosomi, i quali sono sede della sintesi proteica
• Possono trovarsi adesi al RER oppure possono essere liberi nel citoplasma
• La porzione più voluminosa della cellula è il nucleo
•
Nucleo
Il nucleo è rivestito di una membrana dotata di numerosi pori virtuali
• All’interno si ritrova il DNA, costituito da una doppia elica di nucleotidi legati fra loro
• Nucleotidi di una stessa elica sono legati fra loro tramite legami covalenti
• Nucleotidi di eliche diverse sono legati fra loro tramite legami a idrogeno
•
Nel caso del DNA si ritrovano 46 molecole di DNA (46 cromosomi)
•
Genetica - II Anno, I Semestre Pagina 1 di 2 La struttura della cellula
Differenze fra i vari tipi di cellule
Le cellule vegetali, a differenza di quelle animali, sono dotate di:
• Una parete cellulare, la quale conferisce turgore alla cellula e contrasta la pressione osmotica
• Il vacuolo
• I cloroplasti, i quali sono deputati alla fotosintesi clorofilliana ossigenica e contengono un loro
• DNA
Le cellule procariotiche, a differenza di quelle eucariotiche, non hanno la parete cellulare e
• hanno un DNA libero e circolare 13
10
Nell’organismo si contano circa cellule mentre si contano circa 100.000 batteri
• Nell’uomo si hanno un totale di circa 30.000 geni mentre la totalità dei batteri nell’organismo ne
• conta 3.000.000 circa
Struttura della cellula batterica
Le cellule batteriche sono dotate di un flagello esterno per la ricerca del nutrimento
• Alcuni batteri sono dotati di una parete cellulare rigida semipermeabile
• La membrana cellulare ha la stessa composizione molecolare degli eucarioti
• Il citoplasma è strutturato nella stessa maniera degli eucarioti ma non si ritrovano gli organuli, si
• hanno solo i ribosomi
Nella maggior parte dei casi non si incontra una membrana
• I batteri possono avere uno, due o tre cromosomi (molecole di DNA), sia circolari che lineari
• Sono dotati di molecole di DNA trasferibili da un batterio all’altro (plasmidi) le quali sono
• all’origine della plasticità genetica dei batteri
Hanno una grandissima abilità di adattamento grazie all’enorme variabilità genetica
•
Genetica - II Anno, I Semestre Pagina 2 di 2 La struttura della cellula
Riproduzione cellulare
Riproduzione conservativa
Nel caso della riproduzione conservativa si ha la produzione di cellule figlie identiche alla cellula
• madre
Nel caso delle cellule somatiche, ad esempio, si ha la produzione di “cloni”, ovvero di entità
• geneticamente identiche fra loro
La cellula eucariotica si riproduce per mezzo della mitosi
• Le cellule procariotiche si riproducono tramite scissione binaria
•
Variabilità genetica ed identità biologica
L’organismo tende a mantenere la propria identità biologica tramite la riproduzione conservativa,
• tuttavia il solo mantenimento dell’identità biologica non poterebbe a nessun tipo di evoluzione,
di conseguenza si ritrovano nella riproduzione cellulare due forze in contrasto ed in equilibrio fra
loro:
Mantenimento dell’identità biologica
• Variabilità genetica
•
La variabilità genetica della meiosi controbilancia il mantenimento dell’identità biologica
• della mitosi
Per arrivare ad avere un qualsiasi tipo di evoluzione si ha necessità di organismi biologicamente
• diversi, in ogni organismo infatti si sono sviluppati progressivamente meccanismi che mirano a
mantenere la variabilità genetica, nello specifico:
Nei batteri si hanno trasformazione, trasduzione, fusione e coniugazione
• crossing-over
Negli eucarioti si ha il fenomeno del
•
Fase S del ciclo cellulare
Si tratta del momento successivo allo stadio in cui la cellula è nel pieno del metabolismo
• cellulare ma non è impegnata nella duplicazione del DNA (fase G1 dell’interfase)
L’interfase cellulare si compone infatti di tre stadi: fase G1, fase S e fase G2
• Durante la Fase S si ha la duplicazione di ognuno dei 46 cromosomi contemporaneamente
• Per ognuna delle 46 molecole di DNA che si duplicano è necessario che il processo segua un
• meccanismo perfettamente organizzato
Il DNA durante la duplicazione presenta un punto in cui non viene duplicato, si tratta del
• centromero, il punto in cui le due molecole neoformate restano collegate
La molecola di DNA si compatta quindi nel cromosoma, dando luogo ad un corpuscolo
• colorabile ed osservabile al microscopio ottico
Il cromosoma è quindi formato da due molecole di DNA perfettamente identiche e legate nel
• centromero (cromatidi fratelli)
Successivamente alla Fase S la cellula entra in una fase di riposo che precede la mitosi o la
• meiosi, la Fase G
L’interfase cellulare si divide in:
• Fase G1 (duplicazione degli organuli)
• Fase S (duplicazione del DNA)
• Fase G2 (formazione di strutture necessarie alla mitosi o meiosi)
•
Genetica - II Anno, I Semestre Pagina 1 di 3 Riproduzione cellulare
Mitosi
Inizialmente i cromosomi vengono allineati sullo stesso piano al centro della cellula mentre i
• centrioli si dispongono ai due poli opposti della cellula stessa
Dai centrioli si propagano fibre contrattili che vanno a legare i centromeri dei cromosomi,
• formando il fuso mitotico
Il centriolo contrattile quindi separa i cromatidi fratelli simultaneamente e molto velocemente, si
• ha poi la scomparsa del fuso e la conseguente formazione di due molecole di DNA identiche
posizionate ai poli della cellula
La successiva citodieresi, ovvero la contrazione della cellula nel suo centro, dà origine a due
• cellule perfettamente identiche
Meiosi
Genera variabilità genetica attraverso la ricombinazione, ovvero la formazione di nuove
• combinazioni di geni
Si possono distinguere due tipi di ricombinazione:
• Ricombinazione intercromosomica, ovvero quella intuita da Mendel
• crossing-over
Ricombinazione intracromosomica, dovuta al
•
La ricombinazione intercromosomica non prevede lo scambio di materiale genetico fra DNA
• La ricombinazione intracromosomica prevede lo scambio di materiale genetico fra un
• cromosoma ed un altro
crossing-over
Il è catalizzato dall’enzima RecA, coinvolto anche in altri processi
• crossing-over
L’enzima RecA è presente anche nelle cellule procarioti, il infatti era già comparso
• ai primordi della vita in alcuni batteri
La meiosi consta di due parti, una equazionale ed una riduzionale
• La meiosi è esclusiva delle cellule germinali e porta al dimezzamento del corredo cromosomico
• Le cellule da un corredo diploide (2n) arrivano ad avere un corredo aploide (n)
• Da 46 cromosomi (di cui 22 + 22 autosomi e 1 + 1 cromosomi sessuali) si avranno quindi 23
• cromosomi di cui 22 autosomi ed 1 cromosoma sessuale
La meiosi dimezza il numero di cromosomi per ripristinare il corredo diploide al momento della
• fecondazione e della fusione spermio-uovo
Ricombinazione intracromosomica
La ricombinazione intracromosomica avviene fra un cromosoma e l’altro, i quali sono chiamati
• cromosomi omologhi e sono in numero di 22 coppie
Lo scambio di materiale genetico si ha fra cromosomi omologhi poiché, affinché si possa avere
• crossing-over,
il la proteina RecA può scambiare solo sequenze identiche o molto simili fra loro
(nei cromosomi non omologhi le sequenze sono diverse, ad esempio fra il cromosoma
1-paterno e 2-materno; di conseguenza si può avere solo fra il cromosoma 1-materno ed
1-paterno)
I cromosomi omologhi portano la stessa informazione genetica
• Il processo è velocissimo e porta ad errori, di conseguenza si ha necessità di meccanismi che
• rendano inefficaci le mutazioni, ovvero si ha bisogno di determinati sistemi di correzione
La cellula non può impedire gli errori ma deve avere un meccanismo capace di rendere inefficaci
• tali errori
Genetica - II Anno, I Semestre Pagina 2 di 3 Riproduzione cellulare
Ricombinazione intercromosomica
La ricombinazione intercromosomica si ha nel
• caso di uno scambio di cromosomi
Nel corso della meiosi I i cromosomi omologhi
• (formati dai cromatidi fratelli) si appaiano e si
allineano lungo il piano equatoriale della cellula
Nel caso della ricombinazione
• intercromosomica si ha lo scambio dei
cromosomi materni e paterni
Seconda fase della mitosi
Nella seconda divisione meiotica si ha un processo simile a quello della mitosi
• Alla fine delle due meiosi da una cellula diploide si ottengono quattro cellule aploidi
•
Genetica - II Anno, I Semestre Pagina 3 di 3 Riproduzione cellulare
Il materiale genetico
Nel corso della ricerca alla molecola dell’informazione genetica si sviluppò il principio secondo il
• quale tale molecola doveva essere grande, complessa e interna alla cellula
La molecola del materiale genetico, di conseguenza, doveva essere una fra proteine, lipidi,
• carboidrati e acidi nucleici
I lipidi e gli zuccheri vennero inizialmente esclusi poiché “troppo semplici”, così come gli acidi
• nucleici
Di conseguenza la logica degli anni precedenti portava a pensare che l’informazione genetica
• fosse contenuta nelle proteine
Nel corso degli anni ’20 si venne a conoscenza della effettiva presenza di un principio
• trasformante tramite l’esperimento di Griffith
Griffith (1920) Streptococcus Pneumoniae,
Si conoscevano due ceppi del batterio il ceppo IIR e il ceppo IIIS
• Tali ceppi di batteri se iniettati in topi vivi causavano tre diverse conseguenze:
• Con il ceppo IIR il topo continuava a vivere
• Con il ceppo IIIS il topo moriva e tali batteri si ritrovavano anche dopo la morte
• Con il ceppo IIIS reso inoffensivo tramite calore il topo continuava a vivere
•
Iniettando una miscela di batteri IIIS non più virulenti e batteri IIR vivi il topo moriva lo stesso e si
• ritrovavano batteri virulenti anche dopo la morte del topo
Di conseguenza questo indicava che il batterio IIR inizialmente inoffensivo si trasformava in
• batterio IIIS virulento, e di conseguenza questo andava a significare che qualcosa del ceppo S
era passato al ceppo R
Si intuì di conseguenza la presenza di un principio trasformante nel ceppo S che ha passato la
• caratteristica virulenta al ceppo R
Da questo esperimento si cominciò a cercare quale effettivamente fosse il principio
• trasformante
Avery, MacLeod e McCarty (1942)
I tre ricercatori, nel 1942, cercarono di dimostrare quale fosse precisamente la molecola
• dell’informazione genetica; partendo dal presupposto che questa fosse l’acido nucleico
Per prima cosa i ricercatori uccisero una colonia di batteri IIIS inizialmente virulenti e li
• depositarono in sei provette:
Nella provetta Numero 1 lasciarono solo l’estratto di batteri S
• Nella provetta Numero 2 inserirono enzimi in grado di degradare gli acidi nucleici, le
• proteine, i lipidi e gli zuccheri
Nella provetta Numero 3 inserirono enzimi in grado di degradare le proteine
• Nella provetta Numero 4 inserirono enzimi in grado di degradare gli zuccheri
• Nella provetta Numero 5 inserirono enzimi in grado di degradare i lipidi
• Nella provetta Numero 6 inserirono enzimi in grado di degradare gli acidi nucleici
•
Successivamente vennero inseriti in tutte le provette batteri del ceppo R non virulenti
• Il contenuto di ogni singola provetta venne quindi iniettato in topi diversi
• Osservando i risultati dell’esperimento si notò che:
• Il topo a cui era stato iniettato il contenuto della provetta Numero 1 non sopravviveva
• Il topo a cui era stato iniettato il contenuto della provetta Numero 2 continuava a vivere
• Il topo a cui era stato iniettato il contenuto della provetta Numero 3 non sopravviveva
• Il topo a cui era stato iniettato il contenuto della provetta Numero 4 non sopravviveva
• Il topo a cui era stato iniettato il contenuto della provetta Numero 5 non sopravviveva
• Il topo a cui era stato iniettato il contenuto della provetta Numero 6 continuava a vivere
•
Genetica - II Anno, I Semestre Pagina 1 di 7 Il materiale genetico
Di conseguenza conclusero che:
• Nella provetta Numero 1 si ha solo estratto cellulare, quindi il principio trasformante sarà
• presente e il topo morirà
Nella provetta Numero 2 gli enzimi presenti degradano tutto e di conseguenza il principio
• trasformante verrà eliminato
Nelle provette Numero 3, Numero 4 e Numero 5 gli enzimi presenti non degradano il
• principio trasformante e il topo morirà
Nella provetta Numero 6, viene degradato il principio trasformante e di conseguenza il topo
• continuerà a vivere
Poiché il batterio con gli acidi nucleici degradati non trasmetteva il carattere virulento si arrivò a
• capire e confermare che gli acidi nucleici fossero alla base dell’informazione genetica
3 4 5
2 6
1 Prot Carb Lipidi
Tutto A. nucl
Solo S degrad degrad degrad
degrad Degrad
✞ ✞ ✞ ✞
! !
Una volta appurato che il principio trasformante si trovasse negli acidi nucleici rimaneva da
• capire quale fosse dei due, il DNA o l’RNA
Tale scoperta lasciava spazio a tre possibili scenari:
• Il DNA era la molecola informazionale
• L’RNA era la molecola informazionale
• Sia il DNA che l’RNA erano le molecole informazionali
•
L’esperimento successivo era mirato a capire quale effettivamente delle due fosse
• Vennero preparate due provette con estratto cellulare di batteri IIIS non più virulenti
• Nelle provette vennero quindi aggiunti determinati enzimi:
• Nella provetta Numero 1 vennero inserite delle RNAsi
• Nella provetta Numero 2 vennero
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