UNIFI- Laurea in Scienze
Biologiche Genetica
I legami chimici
Prima di addentrarci nello studio della vera e propria genetica è bene fare un ripasso di
chimica generale/organica, su quelli che sono i legami chimici fondamentali che vanno
necessariamente saputi per affrontare al meglio questa materia.
I legami chimici si dividono in legami intramolecolari e legami intermolecolari. I primi
sono forze di natura elettrostatica tengono uniti più atomi in una specie chimica, tra questi
troviamo (verranno indicati solo i legami di interesse alla materia), il legame covalente e il
legame ionico.
Il legami intermolecolari sono interazioni deboli di natura elettrostatica tra molecole neutre
e ioni, tra questi di nostro interesse è il legame idrogeno.
Andiamo a descriverli:
Il legame covalente è un legame che vede interagire due atomi che mettono in
compartecipazione un doppietto elettronico. Possiamo avere due casi: legame
covalente apolare, dove gli atomi in gioco sono uguale e non vi è differenza di
elettronegatività, dunque l’elettrone sarà portato a ruotare in modo equivalente
intorno alle orbite di entrambi gli atomi. Gli esempi sono molteplici: O2, H2….
Poi abbiamo il legame covalente polare, un esempio tipico è l’HCl
(acido cloridrico), dove in gioco ci sono due atomi la cui differenza di
elettronegatività è molto più risentita (non maggiore di 1,9) e in
questo caso l’elettrone sarà portato a ruotare verso l’atomo più
elettronegativo, in questo caso il Cloro, generando due dipoli
momentanei: uno negativo verso l’atomo di Cloro e uno positivo verso
l’atomo di idrogeno.
Il legame ionico si definisce legame ionico la forza di attrazione
elettrostatica che si stabilisce tra due ioni di carica opposta. Il legame ionico si
forma tra atomi o gruppi di atomi tra i quali sia avvenuto uno scambio di elettroni:
l'atomo o il gruppo atomico che cede elettroni si
trasforma in ione positivo (catione), l'atomo o il
gruppo atomico che acquista elettroni si
trasforma in ione negativo (anione). Il legame
ionico si instaura con facilità tra elementi aventi un'elevata differenza di
elettronegatività. (Se sei interessato ci sono altre info su Sapere.it)
Per quando riguarda il legame idrogeno si tratta di una forza di natura elettrostatica
che avviene tra due molecole (o più). Il legame idrogeno implica un legame
covalente tra un atomo di idrogeno (H) e atomi più elettronegativi, precisamente
Fluoro (F), Azoto (N) e Ossigeno (O). L’interazione che si instaura tra questi atomi
internamente alla molecola è di tipo covalente polare (vista a differenza di
elettronegatività), ma si vede che tra le molecole vi è un’interazione reciproca che
permette di legare le une alle altre. Entriamo in un esempio specifico per intendersi
meglio. La molecola di acqua H2O. Singolarmente la molecola di acqua è unita
insieme da un legame covalente polare, il quale genererà due dipoli, uno positivo
sull’atomo di idrogeno e uno negativo su quello dell’ossigeno, i legami che si
verranno a instaurare con le altre molecole di acqua, saranno favoriti dall’attrazione
tra le diverse carica H+ con O- e viceversa.
Cellule procariote e cellule eucariote
La cellula è l’unità fondamentale della vita. Ne esistono di due tipi procariote e
eucariote. Le prime riguardano organismi unicellulari o archei, le seconde invece a
organismi pluricellulare e anche unicellulari. Ma andiamo a descriverle
separatamente. Ricordo che non ci addentreremo nel dettaglio specifico di ogni
organulo, dunque eventualmente è consigliato consultare un libro.
Le cellule procariote sono molto semplici, sono più piccole rispetto all’eucariote e
strutturalmente più semplificate. Queste cellule presentano il materiale genetico
libero nel citoplasma, gli organelli di membrana non sono presenti ma troviamo i
ribosomi implicati nella sintesi delle proteine. Il fatto che la cellula eucariotica sia
così semplice risiede nel fatto che essa deve avere tempi di adattamento
all’ambiente esterno molto brevi, ad esempio un banale cambiamento di
temperatura, deve causare un’immediata mutazione a livello cellulare per
permetterne la sopravvivenza, cosa che nelle cellule eucariote richiederebbe tempi
molto più lunghi. In genere si replicano molto velocemente grazie alla scissione
binaria.
Le cellule eucariote sono invece più complesse. Innanzi tutto si possono
suddividere in cellule eucariote vegetali e animali. Le prime presentano una parete
cellulare rigida che garantisce la filtrazione, sono poi presenti due strutture
aggiuntive che tra cui i vacuoli, vescicole all’interno delle quali si trovano le
sostanze tossiche o di rifiuto e i cloroplasti implicati nella sintesi clorofilliana
(6CO2+2H20C6H12O6+6 O2). Le cellule eucariote animali sono simili alle
vegetali l’unica differenza risiede nel fatto che le strutture sopracitate sono assenti,
dunque noi troviamo: una membrana plasmatica, costituita da fosfolipidi, il
citoplasma all’interno del quale troviamo: Apparato di Golgi, mitocondri, ribosomi,
citoscheletro, reticolo endoplasmatico, lisosomi e centrioli. Ovviamente il nucleo
presente sia nelle vegetali che animali contiene il DNA.
Mitosi
La mitosi è un processo di riproduzione cellulare
asessuata tra cellule, dove da una
cellula madre si passa a due cellule
figlie identiche.
Il ciclo cellulare si suddivide in tre fasi:
Interfase: G1 (intervallo pre-
sintesi), S (sintesi del DNA), G2
(intervallo post-sintesi)
Mitosi
Citodieresi: divisione
cellulare.
La meiosi si divide in quattro fasi:
Profase: la cromatina si
addensa, i centrioli si separano, i
cromosomi si ispessiscono, il
nucleo inizia a sparire.
Metafase: si forma il fuso mitotico e i cromosomi si allineano sulla piastra
metafisica , scopare la membrana nucleare.
Anafase: separazione dei due cromatidi fratelli, i cromosomi migrano ai poli
opposti.
Telofase: si forma la membrana nucleare attorno a ogni gruppo di cromosomi.
Meiosi
La Meiosi è un processo di
replicazione attraverso il quale
da una cellula eucariotica con
corredo cromosomico diploide
(2n) si passa a 4 cellule aploidi
(n).
Abbiamo due divisione
meiotiche entrambe precedute
un’interfase, ma soltanto nella
prima si ha la replicazione del
DNA.
Nella prima divisone meiotica
(seguendo l’esempio qui di fianco),
abbiamo quattro cromosomi.
Caratteristica è la profase I,
perché in questa fase abbiamo il
processo chiamato crossing over,
che permette la ricombinazione genica attraverso lo scambio di parti di cromosoma
permesso dalla proteina RecA, la cui funzione è quella di attaccare porzioni
omologhe di materiale genetico, fra due cromatidi appartenenti a
due cromosomi diversi di una coppia di omologhi.
Poi abbiamo il susseguirsi delle altre rispettive fasi Metafase I, Anafase I (che non
vede la divisone dei cromatidi fratelli, ma i cromosomi, a coppie di due si separano
ai poli opposti), Telofase I, la quale darà come risultante due cellule con ancora
corredo cromosomico doppio rispetto al necessario. Per questo motivo sarà
necessario entrare in una seconda divisione meiotica, preceduta da una interfase,
ma questa volta senza replicazione del DNA, il cui processo sarà praticamente
uguale a quello visto della mitosi. Il risultato darà quattro cellule con corredo
dimezzato aploide.
Le leggi di Mendel
Tra i primi studi genetici troviamo quelli del monaco Mendel che in certo senso
diede le prime basi, per gli studi che lo seguirono.
Lui si concentrò sullo studio della pianta del pisello odoroso ( Lathyrus odoratus), in
quanto esisteva in più varianti (fiore giallo, fiore rosso, gambo lungo e corto, pisello rugoso,
liscio, verde e giallo), era ermafrodita e inoltre il bocciolo del fiore aveva una struttura quasi
protettiva il che permetteva una facile autoimpollinazione, senza contaminazioni esterne.
I primi studi si concentrarono sulle varianti del colore del fiore, rispettivamente
Rosso e Giallo. Prima di procedere all’incrocio tra i due caratteri si accertò di avere
due linee pure, ossia fece riprodurre per più generazioni piante con fiori rossi con
piante con fiori rossi, in modo da avere la garanzia di avere un gruppo con
unicamente quel carattere, allo stesso modo decise di procedere con le piante a
fiore giallo.
Decide poi di incrociare le due line pure, ossia fiori rossi con fiori gialli, come
risultante ottenne unicamente fiori di colore rosso, il che significava che in qualche
modo esistevano dei caratteri dominante (rossi) rispetto ad altri, che in incrocio
prevalevano sui recessivi (gialli). Dunque il fenotipo, ossia la caratteristica visibile
all’occhio, era quella rossa, ma il genoma era ibrido, ossia conteneva sia geni
contenenti caratteristiche rosse che geni contenenti caratteristiche gialle. Ecco la
tabella sulla prima generazione filiale (F1): R=rossi g=gialli
Rg=eterozigoti dominanti rossi
Legge della dominanza dei caratteri o della uniformità degli ibridi
Incrociando tra loro individui che differiscono per un solo carattere, si
ottengono alla prima generazione ibridi tutti uguali.
Decide a questo punto di fare un incrocio tra ibridi e quello che ottenne furono per
la maggior parte piante a fiore rosse e un piccolo gruppo di piante a fiore giallo (F2)
in rapporto 3:1.
RR=omozigote dominante rosso
Rg=eterozigote dominante rosso
gg=omozigote recessivo giallo
Legge della segregazione
Alla seconda generazione, ottenuta incrociando tra loro gli ibridi
della prima, gli alleli che controllano un determinato carattere si
separano (segregano) e vengono trasmessi a gameti
diversi. Si ottengono 1/4 degli individui con il carattere recessivo e
3/4 con il carattere dominante. Di questi ultimi 2/3 sono eterozigoti, 1/3 è
omozigote.
A questo punto Mendel decise di fare un incrocio tra più caratteri e questa volta
si concentrò sul pisello stesso che poteva essere, giallo e liscio e verde e
rugoso.
Prima di tutto separò le due linee pure, dunque per più generazioni fece
incrociare piante a seme liscio e giallo e dall’altra parte piante a seme rugoso e
verde.
Dopo di che incrociò i due caratteri generando una F1, dal quale ricavò
unicamente piante a seme liscio e giallo:
GvLr: dominanza giallo e liscio
A questo punto decise di incrociare gli ibridi ottenuti (per quanto riguarda il genoma) e
ottenne un buon numero di semi gialli e lisci, solo un piccolo gruppo di semi verdi e rugosi,
ma significativo fu il fatto che alcuni caratteri si erano segregati andando a mescolarsi con
altri, infatti ottenne semi gialli e rugosi e semi verdi e lisci (F2). Secondo la tabella in
rapporto 9:3:3:1.
Legge dell'assortimento indipendente
Incrociando individui che differiscono tra loro per
due o più caratteri, ogni coppia di alleli per ciascun
carattere viene ereditata in maniera del tutto
indipendente dall'altra. Si hanno così tutte le
possibili combinazioni degli alleli di ciascuna
coppia e la comparsa di individui con caratteri
nuovi.
I primi studi sul DNA
Esperimento di Griffith del 1928
Lo studioso Griffith studiò l’effetto del batterio della polmonite Streptococcus
Pneumoniae, sui topi. Questo batterio esiste nella variante virulenta che causa la morte e
una variante non virulenta non pericolosa.
Ecco i passaggi:
Sottopose un topo alla variante virulenta che ne causò il decesso
Sottopose un topo alla variante non virulente e non ebbe conseguenze
Causò la morte del batterio sottoponendolo a calore e poi sottopose il topo al
batterio morto, in questo caso il topo sopravvisse.
In ultimo sottopose il topo sia al batterio NON virulento che al batterio
virulento morto in precedenza, la conseguenza fu la morte del topo.
Griffith arrivò alla conclusione che secondo un principio di trasformazione il DNA del
batterio virulento morto era stato trasferito al batterio non virulento, facendolo appunto
diventare virulento e pericoloso causando la morte del topo.
Esperimento di Avery
L'esperimento di Avery si basa sull'impianto sperimentale di quello compiuto da Griffith.
Avery si procurò una coltura di Streptococcus Pneumonie e ne lisò le cellule in modo tale
da ottenere l’estratto cellulare.
Il materiale genetico doveva presumibilmente essere uno dei diversi tipi
di macromolecole biologiche presenti nei batteri: (proteine, polisaccaridi, acidi nucleici –
ovvero DNA e RNA– e lipidi). Avery e colleghi riuscirono a separare l'estratto cellulare
nelle varie componenti macromolecolari appena citate. Successivamente cercarono di
capire quali di queste sostanze erano effettivamente in grado di trasformare
batteri avirulenti in batteri virulenti. Le cavie sopravvivevano quando trattate con tutte le
biomolecole tranne gli acidi nucleici: il materiale genetico doveva essere quindi DNA e/o
RNA.
Il materiale genetico doveva presumibilmente essere uno dei diversi tipi
di macromolecole biologiche presenti nei batteri: (proteine, polisaccaridi, acidi nucleici –
ovvero DNA e RNA– e lipidi). Avery e colleghi riuscirono a separare l'estratto cellulare
nelle varie componenti macromolecolari appena citate. Successivamente cercarono di
capire quali di queste sostanze erano effettivamente in grado di trasformare
batteri R avirulenti in batteri S virulenti. Le cavie sopravvivevano quando trattate con tutte
le biomolecole tranne gli acidi nucleici: il materiale genetico doveva essere quindi DNA e/o
RNA.
IL DNA
Il DNA (acido desossiribonucleico) è una molecola costituita da nucleotidi formati da:
Molecola di desossiribosio
Gruppo fosfato
Base azotata
Il desossiribosio è uno zucchero pentoso a cinque atomi di
carbonio. Si differenzia da ribosio in quanto il carbonio 2 invece di
fare un legame con gruppo idrossilico, si lega
esclusivamente a un atomo di idrogeno. Il carbonio 5 e il carbonio
3 invece sono implicati nel legame con il gruppo fosfato. La direzione
opposta del carbonio 5 e carbonio 3 tra le due eliche le rende
antiparallele. Le basi azotate si dividono in:
Pirimidine: in cui troviamo timina, uracile
(nell’RNA) e citosina, che sono a singolo anello
eterociclico esagonale.
Purine: in cui troviamo adenina e guanina, che sono
molecole a doppio anello eterociclico esagonale e pentagonale.
Il legame tra le rispettive basi segue regole precise: timina e
adenina si legano tra di loro attraverso un doppio
legame idrogeno; mentre citosina e guanina si legano tra di
loro attraverso un triplo legame idrogeno.
Gli studi di Meselson e Stahl, sul DNA permisero di
aggiungere un’altra proprietà alla molecola: il fatto che fosse
semiconservativa. Ossia un filamento parentale è
utilizzato come stampo per il nuovo filamento. Ma
come arrivarono a questa conclusione?
Fecero cr
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.