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Capitolo I - Le origini

Il XIX secolo e la nascita del cinema

Nel XIX secolo, sfruttando una caratteristica della retina dell'occhio umano, si giunse a riprodurre fotograficamente il movimento impressionando e poi proiettando una serie d'immagini fisse su pellicola. Nel 1893, in America, Edison inventa il Kinetoscope che permetteva a una sola persona di vedere un'immagine fotografica animata. Nel 1895, in Francia, i fratelli Lumière inventano il cinematografo che permetteva la visione di un'immagine simultanea da parte di un gruppo di persone di una sequenza d'immagini proiettate sullo schermo.

  • Marzo 1895: lo presentano a un gruppo di esperti.
  • 28 Dicembre 1895: al Gran Café sul boulevard des Capucines a Parigi, per la prima volta un pubblico pagante vede i primi film.

Nasce il cinema, la cui funzione è l'aspetto narrativo, cioè il racconto trasformato in spettacolo.

Le prime proiezioni cinematografiche

Che cosa avevano visto i primi spettatori al Gran Café? Una riproduzione in bianco e nero della realtà, analoga a quella già loro familiare delle fotografie, con un quadro che limitava ai quattro lati il campo di una visione con un elemento che ne accresceva l'impressione di realtà: il movimento percepito come assolutamente reale.

  • Arrivo di un treno in stazione: Il pubblico alla vista del treno si spaventò credendo di essere investito.
  • Due genitori che imboccano un bambino e il movimento delle foglie mosse: Tramite il movimento delle foglie si è creata l'immagine del vento. La realtà poteva essere inventata!
  • Arroseur et arrosé (innaffiatore e innaffiato): Uno scherzo fatto da un ragazzo a un giardiniere intento a innaffiare dei fiori. La scena che si era svolta era già stata costruita, cioè messa in scena.

Si scoprì che il cinema poteva essere non solo riproduzione fedele della realtà quotidiana ma anche di una realtà diversa, di una finzione. Il pubblico e gli attori non dovevano essere consci di partecipare a un gioco in quanto posti in tempi e luoghi diversi.

George Méliès e il cinema fantastico

George Méliès (1861 – 1938) è il primo autore del cinema. A differenza dei fratelli Lumière, che riproducevano la realtà, lui punta sull'aspetto del meraviglioso, del magico, del fantastico. Tra i suoi film ci sono:

  • 1899: Cendrillon (Cenerentola);
  • 1901: Barbe bleu (Barba Blu);
  • L'affare Dreyfus: ispirato a un famoso caso politico;
  • La sparizione di una signora: Per creare l'effetto speciale fu bloccata la macchina da presa, l'attrice è uscita di scena e il film continuò ad essere girato.
  • 1901: L'uomo con la testa di gomma: Per creare l'effetto d'ingrossamento della testa, il film viene girato con la cinepresa in movimento.
  • 1902: Il viaggio nella luna: Ispirato da Jules Verne, ha una durata di 15 minuti e ottiene un enorme successo.

Con un pubblico più esigente e scarso nel gestirsi le sue finanze, Méliès nel 1911 viveva gestendo un negozio di giocattoli a Parigi con la soddisfazione che la sua concezione del cinema inteso come racconto fantastico restava storicamente vincente.

Il racconto cinematografico

Il racconto può essere:

  • Chiuso: per quanto lunga sia la sua durata, vi saranno sempre un inizio e una fine;
  • Aperto: avremo sempre un'immagine di chiusura corrispondente alla fiction (discorso chiuso che viene a irrealizzare una sequenza temporale di avvenimenti) letteraria.

Il racconto:

  • Irrealizza: anche quando sembra vero si svolge in altri tempi e luoghi;
  • Sequenza temporale: si svolge in un determinato tempo e nel contempo ne narra un altro. Esistono due tipi di tempo: 1) quello della cosa raccontata, es. ore, giorni, anni; 2) quello del racconto cioè la durata effettiva del film, es. minuti, ore.

Soggetto e sceneggiatura

Soggetto: È un'idea, uno spunto narrativo e può essere un riassunto di poche pagine o di un centinaio se si tratta di mettere un romanzo. Appartiene alla parte letteraria (specialmente la narrativa ottocentesca) del film.

Sceneggiatura: È l'ordine di tutte le scene del film, sono compresi i dialoghi e vengono suggeriti altri elementi. Passa attraverso:

  • Trattamento: Al momento della storia secondo i formalisti russi.
  • Scaletta: Servono per sviluppare spunti narrativi e si procede a una numerazione di scene che servono a passare da una fase letteraria a una fase cinematografica.

Il discorso è l'elemento narrativo significante e concerne le fasi della ripresa e del montaggio durante le quali le immagini sono fisicamente realizzate, scelte e coordinate.

Sergei M. Ejzenštejn e il montaggio alternato

Sergei M. Ejzenštejn (1888-1948), teorico e cineasta russo, in un saggio sul rapporto tra il cinema del celebre regista americano David W. Griffith (1875-1948) e le opere dello scrittore inglese Charles Dickens, dimostrò come al di là di una generica affinità culturale, Griffith avesse desunto il modo di raccontare le storie per esempio portando avanti simultaneamente la narrazione di due vicende diverse, venne chiamato montaggio alternato o alla Griffith. Per tutto il XX secolo si utilizzò il montaggio alternato. Il film si trova sempre a dover contrarre il materiale narrativo del romanzo dal quale deriva.

Luchino Visconti e il Gattopardo

Luchino Visconti

  • Gattopardo (1963): Nella sceneggiatura segue il romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa ma presenta alcune modifiche indispensabili tra le quali un particolare interessante sulla scena finale. Dura 3 ore, gli sceneggiatori del film hanno condensato l'ultima sequenza il materiale narrativo di due capitoli.

I capitoli VII e VIII sono un epilogo della vicenda, infatti, la storia poteva definirsi conclusa alla scena del ballo. Visconti in questa scena finale conserva le parole dello scrittore che vengono pronunciate da Don Fabrizio e inserisce 2 dettagli:

  • Passaggio di un viatico davanti il quale il principe s'inginocchia;
  • Eco della scarica di una fucileria che segnala l'avvenuta esecuzione dei garibaldini.

Questi dettagli:

  • Caricano la scena di una drammaticità adatta a un finale;
  • Servono a chiudere i temi principali del film:
    • Quello individuale: rappresenta il presagio di morte per il principe, infatti, il principe assume un tono lirico-elegiaco caratteristico, segno del discorso individuale che lo connota lungo tutta l'opera e viene potenziato: saluto alla stella, dalla musica di Nino Rota che si fa più forte e dominante nell'ultima inquadratura.
    • Quello storico: chiude il discorso storico sul Risorgimento come rivoluzione mancata con la sostituzione della classe borghese a quella aristocratica e il trasformismo degli ambiziosi.

Motivazioni nel cinema

Ogni particolare inserito nel film deve avere la sua funzione, per i formalisti russi viene chiamata motivazione:

  • Motivazione compositiva: È la più comune, si riferisce a oggetti introdotti nel campo visivo o ad atti compiuti dai personaggi. Se l'attenzione dello spettatore è richiamata dal narratore su un dato oggetto quest'ultimo assumerà necessariamente importanza così come qualsiasi azione se è inserita nella narrazione non può restare senza conseguenze.
  • Motivazione realistica: È quella che assicura a ogni racconto un margine di credibilità all'interno dei parametri che hanno presieduto alla stesura del racconto, infatti, per quanto assurda e incredibile sia la storia, il pubblico deve percepirla come verosimile.
  • Motivazione simulata: Alfred Hitchcock con il film Il sospetto risalta questo tipo di motivazione, infatti, la sequenza finale quando il marito lungi dal voler uccidere la moglie, le salva la vita impedendo che precipiti in un burrone, ci suggerisce che il famoso bicchiere ha una motivazione simulata tipica del racconto poliziesco o giallo in cui il narratore fa ricorso a tutte le sue arti per depistare le intuizioni dello spettatore e indurlo in errore.

Tipi d'inquadratura

Esistono vari tipi d'inquadratura:

  • Compositiva (vedi motivazione compositiva);
  • Realistica (vedi motivazione realistica);
  • Dettaglio: l'oggetto preso in esame viene ripreso a tutto campo. Il narratore impone prepotentemente l'oggetto all'attenzione dello spettatore perché esso assumerà un ruolo importante agli effetti della fabula.

Alfred Hitchcock (1899-1980) utilizza l'inquadratura dettaglio nei film:

  • 1946 Notorius: la chiave della cantina;
  • L'altro uomo: accendino;
  • Il sospetto: tazzina del caffè più grande del normale in quanto contenente il veleno destinato alla protagonista, lampadina accesa dentro il bicchiere di latte tenuto in mano dal protagonista per far capire allo spettatore che è l'assassino, il vano delle scale inquadrate dall'alto.

Il tempo del racconto

Fotografia:

  • Passato: l'immagine di un momento è bloccata e isolata.

Film:

  • Presente: l'azione dello schermo è percepita come attuale perché tale è la caratteristica del tempo del discorso (racconto filmico nel suo svolgersi) mentre è diverso il tempo della storia (è la cosa da raccontare).

Secondo la classifica proposta da Genette si distinguono tre categorie:

  • Ordine: lo spettatore accetta più facilmente le sfasature tra storia e racconto.
  • Flashback: presenta dopo un episodio che nell'ordine della storia si è svolto prima.
  • Flash forward: è l'anticipazione del racconto che nella storia si svolgerà dopo.
  • Durata: è la sfasatura tra tempo del discorso (è variabile, gli avvenimenti narrati dalla storia possono svolgersi in ore, giorni, mesi, anni, secoli) e il tempo della storia (è fisso e corrisponde necessariamente alla lunghezza del film). Si distinguono cinque categorie differenti tipi di sequenze:
  • Pausa: nei romanzi ottocenteschi sono le descrizioni, nel cinema si esprimono attraverso movimenti di macchina la cui funzione è quella di presentare un ambiente senza che la storia prosegua.
  • Estensione: il tempo del racconto è superiore a quello della storia. Il regista ricorre al ralenti o slow motion, cioè l'utilizzo di un'immagine rallentata come nei film di Ejzenštejn.
  • Scena: è quello utilizzato quando il cinema era agli albori del suo successo. Costituisce il momento unitario dell'azione drammatica.
  • Sommario: vi appartengono tutte le sequenze (tutte le serie di scene). È la categoria maggiormente diffusa in quanto comprende tutti i casi in cui il tempo della storia è superiore a quello del racconto.
  • Ellisse: a una durata del tempo della storia non corrisponde alcuna durata.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher beatrice.silva2 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e critica del cinema e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Parma o del prof Campari Roberto.
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