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3. Le commissioni di cui al comma 2 sono di volta in volta integrate

con un sanitario in rappresentanza, rispettivamente, dell’Associazione

nazionale dei mutilati ed invalidi civili, dell’Unione italiana ciechi,

dell’Ente nazionale per la protezione e l’assistenza ai sordomuti e

dell’Associazione nazionale delle famiglie dei fanciulli ed adulti

subnormali, ogni qualvolta devono pronunciarsi su invalidi appartenenti

alle rispettive categorie.

4. In sede di accertamento sanitario, la persona interessata può farsi

assistere dal proprio medico di fiducia.

5. Le domande giacenti presso le commissioni mediche periferiche per

le pensioni di guerra e d’invalidità civile alla data di entrata in vigore

della presente legge devono essere trasmesse alle commissioni di cui al

comma 2 entro trenta giorni, e devono essere definite da queste

ultime entro un anno dalla data della trasmissione degli atti.

6. Il Ministro del tesoro, entro trenta giorni dalla data di entrata in

vigore della presente legge, determina con proprio decreto il modello

di domanda da presentare al fine di ottenere l’invalidità civile, e le

caratteristiche della certificazione che deve essere allegata a

dimostrazione della presunta invalidità.

7. Copia dei verbali di visita conseguenti agli accertamenti sanitari di cui al

comma 1 sono trasmessi dalle unità sanitarie locali alla competente commissione

medica periferica per le pensioni di guerra e d’invalidità civile. Decorsi sessanta

giorni dalla data di ricezione, debitamente comprovata, di tali verbali di visita

senza che l’anzidetta commissione abbia chiesto, indicandone esplicita e

dettagliata motivazione medico-legale, la sospensione della procedura per

ulteriori accertamenti, da effettuare tramite la stessa unità sanitaria locale o

mediante visita diretta dell’interessato da parte della commissione medica

periferica, i medesimi verbali di visita sono trasmessi dalle unità sanitarie locali

alla competente prefettura per gli ulteriori adempimenti necessari per la

concessione delle provvidenze previste dalla legge.

8. Contro gli accertamenti sanitari effettuati dalle unità sanitarie locali di cui

al comma 1, e contro gli eventuali accertamenti effettuati, nei casi previsti

dalla commissione indicata al comma 7, gli interessati possono presentare, entro

sessanta giorni dalla notifica, ricorso in carta semplice al Ministro del tesoro,

che decide, entro centottanta giorni, sentita la commissione medica superiore e

d’invalidità civile, di cui all’art. 3, comma 2, del D.L. 30 maggio 1988, n. 173,

conv., con modif., dalla L. 26 luglio 1988, n. 291. Avverso la decisione del

Ministro del tesoro è ammessa la tutela giurisdizionale dinanzi al giudice

ordinario.

9. Resta ferma la competenza del Ministero del tesoro - Direzione generale dei

servizi vari e delle pensioni di guerra - per l’effettuazione delle verifiche

intese ad accertare la permanenza dei requisiti prescritti per usufruire della

pensione, dell’assegno o dell’indennità, di cui all’art. 3, comma 10, del D.L. 30

maggio 1988, n. 173, conv., con modif., dalla L. 26 luglio 1988, n. 291.

D.M. 5 FEBBRAIO 1992 - Approvazione della nuova tabella indicativa delle

percentuali d’invalidità per le minorazioni e malattie invalidanti

La nuova tabella fa riferimento alla incidenza delle infermità invalidanti sulla

capacità lavorativa (artt. 1, 2 D.Lgs. n. 509/1988).

Pertanto richiede l’analisi e la misura percentuale di ciascuna menomazione

anatomo-funzionale e dei suoi riflessi negativi sulla capacità lavorativa.

La tabella elenca sia infermità individuate specificatamente, cui è attribuita

una determinata percentuale «fissa», sia infermità il cui danno funzionale

permanente viene riferito a fasce percentuali di perdita della capacità

lavorativa di dieci punti, utilizzate prevalentemente nei casi di più difficile

codificazione.

Molte altre infermità non sono tabellate ma, in ragione della loro natura e

gravità, è possibile valutarne il danno con criterio analogico rispetto a quelle

tabellate.

1) Il danno funzionale permanente è riferito alla capacità lavorativa (art. 1,

comma 3 ed art. 2, comma 2, D.Lgs. 23 novembre 1988, n. 509) che deve

intendersi come capacità lavorativa generica con possibilità di variazioni in più

del valore base, non superiori a cinque punti di percentuale, nel caso in cui vi

sia anche incidenza sulle occupazioni confacenti alle attitudini del soggetto

(capacità cosiddetta semispecifica) e sulla capacità lavorativa specifica.

Le variazioni possono anche essere nel senso di una riduzione, non maggiore di

cinque punti quando l’infermità risulti non avere incidenza sulla capacità

lavorativa semispecifica e specifica.

2) la percentuale di della invalidità

Nel caso di infermità unica, base

permanente viene espressa utilizzando, per le infermità elencate nella

tabella:

la percentuale fissa di invalidità, quando l’infermità corrisponde, per

a)

natura e grado, esattamente alla voce tabellare (colonna «fisso»);

la misura percentuale di invalidità calcolata rimanendo all’interno dei

b)

valori di fascia percentuale che la comprende quando l’infermità sia

elencata in fascia (colonna «min-max»);

se l’infermità non risulta elencata in tabella viene valutata

c)

percentualmente ricorrendo al criterio analogico rispetto ad infermità

analoghe e di analoga gravità come indicato sub e sub

a) b).

3) i criteri per giungere alla valutazione

Nel caso di infermità plurime,

finale sono i seguenti: sono calcolate dapprima le percentuali relative

alle singole infermità secondo i criteri individuati al punto 2) lett. a),

b), c).

Di seguito, occorre tener presente che le invalidità dovute a

menomazioni multiple per infermità tabellate e/o non tabellate possono

risultare da un concorso funzionale di menomazioni ovvero da una

semplice loro coesistenza.

Sono funzionalmente in concorso tra loro, le menomazioni che

interessano lo stesso organo o lo stesso apparato.

In alcuni casi, il concorso è direttamente tariffato in tabella (danni

oculari, acustici, degli arti ecc.).

In tutti gli altri casi, valutata separatamente la singola menomazione,

si procede a che non deve di norma consistere

Valutazione complessiva,

nella somma aritmetica delle singole percentuali, bensì in un valore

percentuale proporzionale a quello tariffato per la perdita totale

anatomo-funzionale dell’organo o dell’apparato.

A mente dell’art. 5 D.Lgs. n. 509/1988, nella valutazione complessiva

della invalidità, non sono considerate le minorazioni inscritte tra lo 0 ed

il 10%, purché non concorrenti tra loro o con altre minorazioni

comprese nelle fasce superiori. Non sono state inoltre individuate altre

minorazioni da elencare specificatamente ai sensi dello stesso art. 5.

Sono in coesistenza le menomazioni che interessano organi ed

apparati funzionalmente distinti tra loro.

In questi casi, dopo aver effettuato la valutazione percentuale

di ciascuna menomazione si esegue un Calcolo riduzionistico

mediante la seguente formula espressa in decimali:

IT = IP1 + IP2 - (IP1 x IP2)

dove l’invalidità totale finale IT è uguale alla somma delle

invalidità parziali IP1, IP2, diminuita del loro prodotto.

In caso di menomazioni di numero superiore a due, il

procedimento si ripete e continua con lo stesso metodo. Per

ragioni pratiche è opportuno avvalersi, a tal fine, di una

apposita tavola di calcolo combinato di cui ogni Commissione

dovrà opportunamente disporre.

4) Le competenti Commissioni dovranno esaminare la possibilità o meno

dell’applicazione di apparecchi protesici. Le protesi sono da considerare fattore

di attenuazione della gravità del danno funzionale e pertanto possono

comportare una riduzione della percentuale d’invalidità a condizione che esse,

per la loro natura, siano ben tollerate e funzionalmente efficaci ai fini della

capacità lavorativa generica, semispecifica (= occupazioni confacenti alle

attitudini del soggetto) e specifica.

Ciascuna visita viene verbalizzata in modo tale che risultino i seguenti elementi:

i dati anagrafici; la qualifica professionale, le attività lavorative eventualmente

svolte in passato o nell’attualità; l’anamnesi familiare, fisiologica, patologica

(remota e prossima), l’esame obiettivo completo, gli accertamenti di laboratorio

e strumentali; la diagnosi clinica secondo quanto sancito dall’art. 1, comma 3,

la prognosi con particolare riguardo alla eventuale permanenza

D.Lgs. n. 509; (REVISIONE);

della infermità e del danno funzionale la percentuale assegnata

a ciascuna menomazione in base alla tabella ed in caso di menomazioni multiple,

la valutazione complessiva, se trattasi di concorso d’invalidità ovvero, la

valutazione ottenuta mediante il calcolo riduzionistico effettuato con la formula

e la tavola di calcolo combinato di cui al punto 3), se trattasi di coesistenza

d’invalidità; la possibilità di applicazione di protesi e l’eventuale variazione

percentuale ad essa connessa. La Commissione dovrà indicare il codice di

riferimento corrispondente all’infermità diagnostica al fine di individuare la

menomazione ad essa correlata (art. 2, comma 1, D.Lgs. n. 509) sulla base

della classificazione internazionale dell’O.M.S.

La relazione prevede inoltre il giudizio motivato della Commissione sulla

ricorrenza dei requisiti per l’attribuzione dell’indennità di accompagnamento ai

soggetti aventi diritto a mente dell’art. 1, legge n. 508/1988, ed infine la

determinazione delle potenzialità lavorative del soggetto a mente dell’art. 3,

D.Lgs. n. 509 e tenuto conto dell’art. 1, comma 3, legge n. 508/1988.

Ad esemplificazione di quanto sopra, la Commissione dovrà indicare le seguenti

voci:

Ad esemplificazione di quanto sopra, la Commissione dovrà indicare le seguenti

voci:

1) DIAGNOSI

Infermità n. 1 ………………………… codice di riferimento

Infermità n. 2 ……………………… codice di riferimento

Infermità n. 3 ………………………… codice di riferimento

Infermità n. 4 ………………………… codice di riferimento

2) VALUTAZIONE PERCENTUALE DELLE INVALIDITÀ (1)

Infermità n. 1 ..............% (voce n. ......... della tabella)

Infermità n. 2 ................. idem ecc.

(1) Per le protesi .................... vedi sopra al punto 4).

3) PERCENTUALE FINALE DI INVALIDITÀ

I) (riportare senza modifica la percentuale calcolata sub 2)

Infermità Unica

...........................................................................................

II) Infermità multiple

(a) Infermità concorrenti tra loro nel produrre il danno

Infermità n. ........

Infermità n. ........

Infermità n. ........

Riportare le singole percentuali già calcolate sub 2).

N.B.

VALUTAZIONE COMPLESSIVA DELLE INFERMITÀ CONCORRENTI

...........................................................................................

(b) Infermità coesistenti

2º Calcolo (percentuale risultante dal primo calcolo ed infermità n. 3) ecc.

Valutazione riduzionistica delle infermità coesistenti %.

associate a (nell’ipotesi di un

(c) Infermità concorrenti Infermità coesistenti

gruppo di infermità concorrenti e di un gruppo di infermità coesistenti i risultati

parziali di e vengono conglobati in una valutazione finale complessiva)

(a) (b)

Sulle percentuali espresse per I e II va applicato un aumento della

III) -

percentuale per incidenza su capacità semispecifica o specifica (massimo

aumento: 5%) ovvero una riduzione della percentuale per nessuna incidenza su

capacità semispecifica o specifica. Di seguito verrà espressa la percentuale

finale di invalidità.

4) INDENNITÀ DI ACCOMPAGNAMENTO L. 508/1988

Sì ............ No ............

MOTIVAZIONE:

5) INDENNITÀ DI COMUNICAZIONE L. 508/1988

Sì ............ No ............

MOTIVAZIONE:

6) INDENNITÀ DI FREQUENZA L. 289/1990

Sì ............ No ............

MOTIVAZIONE

INDICAZIONI PER LA VALUTAZIONE DEI DEFICIT FUNZIONALI

APPARATO CARDIOCIRCOLATORIO

D.P.R. 21 SETTEMBRE 1994, N. 698 - Regolamento recante norme sul

riordinamento dei procedimenti in materia di riconoscimento delle

minorazioni civili e sulla concessione dei benefici economici

Art. 1 - Procedimento per l’accertamento sanitario delle minorazioni civili

1. Le istanze volte ad ottenere l’accertamento sanitario dell’invalidità civile,

della cecità civile e del sordomutismo, nonché quelle intese a valutare

l’handicap derivante dall’invalidità, ai sensi dell’art. 4 della L. 5 febbraio

1992, n. 104, redatte in carta semplice, secondo i modelli A e B sono

presentate presso le commissioni mediche U.S.L., competenti per

territorio, di cui alla L. 15 ottobre 1990, n. 295. Alla domanda deve essere

allegata la certificazione medica, attestante la natura delle infermità

invalidanti. Con la medesima istanza l’interessato chiede alla competente

prefettura la concessione delle provvidenze economiche spettanti in

relazione allo stato di invalidità e alla minorazione riconosciuta.

2. Per la presentazione delle domande di aggravamento resta in vigore

quanto disposto dall’art. 11 del D.Lgs. 23 novembre 1988, n. 509.

3. Il procedimento relativo all’accertamento sanitario da parte delle stesse

commissioni deve concludersi entro nove mesi dalla presentazione della

domanda.

Art. 11 D.Lgs. 509/88

Le domande per la valutazione dell’aggravamento

dell’invalidità e delle condizioni visive sono prese in esame

dalle competenti commissioni a condizione che siano

corredate da una documentazione sanitaria che comprovi le

modificazioni del quadro clinico preesistente. Qualora sia

stato prodotto ricorso gerarchico avverso il giudizio della

commissione preposta all’accertamento della invalidità e

delle condizioni visive, le domande di aggravamento sono

prese in esame soltanto dopo la definizione del ricorso

stesso.

D.P.R. 21 SETTEMBRE 1994, N. 698 - Regolamento recante norme sul

riordinamento dei procedimenti in materia di riconoscimento delle

minorazioni civili e sulla concessione dei benefici economici

Art. 1 - Procedimento per l’accertamento sanitario delle minorazioni civili

4. Rimangono applicabili le disposizioni di cui all’art. 1, comma 7, della L. 15

ottobre 1990, n. 295, in relazione al termine di sessanta giorni previsto per

la richiesta di sospensione della procedura da parte delle commissioni

mediche periferiche per le pensioni di guerra e di invalidità civile. Una volta

esaurita la procedura di accertamento sanitario, la commissione medica

U.S.L. e la commissione medica periferica trasmettono, con lettera

raccomandata con ricevuta di ritorno all’interessato, un originale del

verbale di visita. Dette modalità di trasmissione si applicano anche agli

accertamenti sanitari effettuati a decorrere dalla data di entrata in vigore

del presente regolamento sulle istanze presentate anteriormente a tale

data.

5. Nel caso in cui la percentuale di invalidità o la minorazione riconosciute

diano diritto a provvidenze economiche erogate dal Ministero dell’interno,

le commissioni sopramenzionate trasmettono d’ufficio copia dell’istanza di

concessione di detti benefici, unitamente a copia autentica del verbale

sanitario.

D.P.R. 21 SETTEMBRE 1994, N. 698

Art. 1 - Procedimento per l’accertamento sanitario delle minorazioni civili

6. In caso di domande di aggravamento, le commissioni mediche U.S.L. di cui al

comma 1, debbono trasmettere alle prefetture soltanto i verbali di

accertamento sanitario che evidenzino variazioni rispetto alla situazione

sanitaria precedentemente accertata.

7. Il soggetto convocato per gli accertamenti sanitari richiesti ai sensi del

comma 1 può motivare, con idonea documentazione medica, la propria eventuale

impossibilità a presentarsi a visita indicando la data in cui può essere effet-

tuata la visita domiciliare. Ove il soggetto non sia in grado di farlo personal-

mente, tale impossibilità può essere motivata anche da un familiare convivente.

8. Nel caso di decesso del richiedente il riconoscimento dello di invalido

status

civile, di cieco civile o di sordomuto, relativo anche ai procedimenti in corso alla

data di entrata in vigore del presente regolamento, le commissioni mediche di

cui al comma 1, possono, su formale istanza degli eredi, procedere

all’accertamento sanitario esclusivamente in presenza di documentazione medica

rilasciata da strutture pubbliche o convenzionate, in data antecedente al

decesso, comprovanti, in modo certo l’esistenza delle infermità e tali da

consentire la formulazione di una esatta diagnosi ed un compiuto e motivato

giudizio medico-legale.

ASPETTI DI VALUTAZIONE NEL MINORE E NELL’ULTRA65ENNE

DEFINIZIONE DI INVALIDO CIVILE

Soggetti aventi diritto Presupposto Requisito

(età)

0 ÷ < 18 anni Difficoltà persistenti a Esistenza del

svolgere i compiti e le presupposto – livello

funzioni proprie (percentualizzazione)

dell’età non richiesto.

Da integrare dal 15°

anno di età.

18 ÷ < 65 anni Riduzione della Riduzione superiore ad

capacità lavorativa un terzo

Difficoltà persistenti a Riduzione superiore ad

65 anni

≥ svolgere i compiti e le un terzo

funzioni proprie

dell’età

Le “difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le

funzioni proprie dell’età” per il minore sono da

intendere come “parte integrante del processo

evolutivo – maturativo della crescita, della

strutturazione della personalità, nell’acquisizione

di un ruolo sociale”.

Gennari e Buzzi individuano tali compiti e funzioni

nel gioco, nella favella, nell’apprendimento

scolastico, nell’attività sportiva e ricreativa,

nella relazione con i coetanei.

E’ fuor di dubbio una valutazione qualitativa e

non quantitativa.

Per i minori sono previsti due riconoscimenti:

a)l’indennità di frequenza (L. n° 289/90);

1. … è concessa, per il ricorso continuo o anche periodico a trattamenti

Art. 1:

riabilitativi o terapeutici a seguito della loro minorazione, una indennità mensile

di frequenza di importo pari all’assegno di cui all’art. 13 della L. 30 marzo

1971, n. 118, e successive modificazioni, a decorrere dal 1º settembre 1990.

2. La concessione dell’indennità di cui al comma 1 è subordinata alla frequenza

continua o anche periodica di centri ambulatoriali o di centri diurni, anche di

tipo semiresidenziale, pubblici o privati, purché operanti in regime

convenzionale, specializzati nel trattamento terapeutico o nella riabilitazione e

nel recupero di persone portatrici di handicap.

3. L’indennità mensile di frequenza è altresì concessa ai mutilati ed invalidi

civili minori di anni 18 che frequentano scuole, pubbliche o private, di ogni

ordine e grado, a partire dalla scuola materna, nonché centri di formazione o

di addestramento professionale finalizzati al reinserimento sociale dei soggetti

stessi.

4. Il requisito della frequenza continua o anche periodica, nonché la condizione

di cui al comma 1, sono richiesti anche per i minori che si trovino nelle

condizioni indicate al comma 3.

Art. 3 - 1. L’indennità mensile di frequenza è incompatibile

Incompatibilità –

con qualsiasi forma di ricovero e non è concessa ai minori che hanno titolo o

che già beneficiano dell’indennità di accompagnamento

b) l’indennità di accompagnamento (L. 11 febbraio 1980, n° 18 -

Indennità d’accompagnamento agli invalidi civili totalmente

inabili);

Art. 1

- Ai mutilati ed invalidi civili totalmente inabili per affezioni fisiche o

psichiche di cui agli artt. 2 e 12 della L. 30 marzo 1971, n. 118, nei

cui confronti le apposite commissioni sanitarie, previste dall’art. 7 e

seguenti della legge citata, abbiano accertato che si trovano nella

impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un

accompagnatore o, non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani

della vita, abbisognano di un’assistenza continua, è concessa un’indennità

di accompagnamento, non reversibile, al solo titolo della minorazione, a

totale carico dello Stato, dell’importo di lire 120.000 mensili a partire

dal 1º

Art. 17 della Legge 10 marzo 1971 n° 118 - Assegno di

accompagnamento

Ai mutilati ed invalidi civili, di età inferiore ai 18 anni, che siano

riconosciuti non deambulanti dalle commissioni sanitarie previste

dalla presente legge e che frequentino la scuola dell’obbligo o

corsi di addestramento o centri ambulatoriali e che non siano

ricoverati a tempo pieno, è concesso, per ciascun anno di

frequenza, un assegno di accompagnamento di lire 12.000 per

tredici mensilità.

Art. 6 della L. 21 novembre 1988, N. 508 - Abrogazioni –

È’ abrogato l’art. 17 della L. 30 marzo 1971, n. 118. 2. Sono

fatte salve le domande presentate sino alla data di entrata in

vigore della presente legge per ottenere le provvidenze di cui

all’art. 17 della citata legge n. 118/1971.

Art. 6 del D. Lgs 23.11.1988, n° 509

1. All’art. 2 della L. 30 marzo 1971, n. 118, dopo il

secondo comma è aggiunto il seguente:

«Ai soli fini dell’indennità di accompagnamento, si

considerano mutilati ed invalidi i soggetti

ultrasessantacinquenni che abbiano difficoltà persistenti

a svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro età».

Con il D.Lgs. n° 124/98 (art. 5, comma 7) viene

affermato che “Ai soli fini dell’assistenza sanitaria, la

percentuale di invalidità dei soggetti

ultrasessantacinquenni è determinata in base alla

presenza di difficoltà persistenti a svolgere i compiti e

le funzioni proprie della loro età”.

Le “difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le

funzioni proprie dell’età” per l’ultra65enne

vengono, oggi, valutate come:

lievi, corrispondenti a invalidità comprese tra il 33,3 % e

difficoltà

il 66,6 % (da 1/3 a 2/3), ai fini della fruizione dell’assistenza

protesica (art. 4, comma 2, del d.m. 28 dicembre 1992);

medio-gravi, corrispondenti a invalidità comprese tra il

difficoltà

66,6 % ed il 99 %, ai fini dell’esenzione dalla partecipazione al

costo delle prestazioni sanitarie (art. 6, del d.m. 1° febbraio 1991,

e successive modificazioni);

gravi, corrispondenti ad invalidità pari al 100 %, ai fini

difficoltà

dell’esenzione dal pagamento della quota fissa sulla ricetta (art. 8,

comma 16, della legge n. 537/1993 e successive modificazioni).

E’ ancora una valutazione fondamentalmente

quantitativa.

L. 21 NOVEMBRE 1988, N. 508 - Norme integrative in materia di assistenza

economica agli invalidi civili, ai ciechi civili ed ai sordomuti

Art. 1 - 1. La disciplina

Aventi diritto alla indennità di accompagnamento –

della indennità di accompagnamento … è modificata come segue.

2. L’indennità di accompagnamento è concessa:

ai cittadini riconosciuti ciechi assoluti;

a) ai cittadini nei cui confronti sia stata accertata un’inabilità totale per

b)

affezioni fisiche o psichiche e che si trovino nella impossibilità di deambulare

senza l’aiuto permanente di un accompagnatore o, non essendo in grado di

compiere gli atti quotidiani della vita, abbisognano di un’assistenza continua.

3. Fermi restando i requisiti sanitari previsti dalla presente legge, l’indennità di

accompagnamento non è incompatibile con lo svolgimento di attività lavorativa ed

è concessa anche ai minorati nei cui confronti l’accertamento delle prescritte

condizioni sanitarie sia intervenuto a seguito di istanza presentata dopo il

compimento del sessantacinquesimo anno di età.

4. L’indennità di accompagnamento di cui alla presente legge non è compatibile

con analoghe prestazioni concesse per invalidità contratte per causa di guerra,

di lavoro o di servizio.

5. Resta salva per l’interessato la facoltà di optare per il trattamento più

favorevole.

6. L’indennità di accompagnamento è concessa ai cittadini residenti nel

territorio nazionale.

In merito all’inquadramento degli atti quotidiani della vita si vuole far presente alla

S.V.I. come la Circolare del Ministero del Tesoro (n. 14 del 28.09.1992) - inviata

sia alle Commissioni per l’accertamento dell’invalidità civile istituite presso le

UU.SS.LL. che alle Commissioni Mediche Periferiche di 2^ istanza - così reciti:

“Per atti quotidiani della vita, come da precisazione del Ministero della Sanità, sono

da intendersi quelle azioni elementari che espleta quotidianamente un soggetto

normale di corrispondente età e che rendono il minorato che non è in grado di

compierle, bisognevole di assistenza. Il giudizio medico-legale, secondo

corretta valutazione della materiale

l’interpretazione corrente, si fonda quindi sulla

capacità del soggetto di assicurarsi autonomamente e sufficientemente quel minimo

di funzioni vegetative e di relazioni indispensabili per garantire gli atti quotidiani,

Rientrano in quest’ambito un insieme di azioni elementari e

non lavorativi, della vita.

anche relativamente più complesse non legate a funzioni lavorative, tese al

soddisfacimento di quel minimo di esigenze medie di vita rapportabili ad un individuo

normale di età corrispondente, così da consentire ai soggetti non autosufficienti,

condizioni esistenziali compatibili con la dignità della persona umana. Il complesso di

tali funzioni quotidiane della vita si estrinseca pertanto in un insieme di attività

diversificabili ma individualizzabili in alcuni atti interdipendenti o complementari nel

quadro esistenziale d’ogni giorno: vestizione, nutrizione, igiene personale,

espletamento dei bisogni fisiologici, effettuazione degli acquisti e compere,

preparazione dei cibi, spostamento nell’ambiente domestico o per il raggiungimento

del luogo di lavoro, capacità di accudire alle faccende domestiche, conoscenza del

valore del denaro, orientamento temporo-spaziale, possibilità di attuare condizioni

di autosoccorso e di chiedere soccorso, lettura, messa in funzione della radio e

televisione, guida dell’automobile per necessità quotidiane legate a funzioni vitali,

ecc.”.

Art. 21 della Legge 10 marzo 1971 n° 118 - Accertamenti sulla

permanenza dei requisiti

Il comitato provinciale di assistenza e beneficenza pubblica, di

cui all’art. 14, può disporre accertamenti sulle condizioni

economiche, di inabilità e di incollocabilità nei confronti dei

beneficiari della pensione o dell’assegno deliberando, se del

caso, la revoca della concessione.

Avverso il provvedimento di revoca, è ammesso ricorso nei

termini e con le modalità di cui all’art. 15.

L. 15 OTTOBRE 1990, N. 295 - Modifiche ed integrazioni all’art. 3 del D.L.

30 maggio 1988, n. 173, conv., con modif., dalla L. 26 luglio 1988, n. 291, e

successive modificazioni, in materia di revisione delle categorie delle minorazioni

e malattie invalidanti

9. Resta ferma la competenza del Ministero del tesoro - Direzione generale dei

servizi vari e delle pensioni di guerra - per l’effettuazione delle verifiche

intese ad accertare la permanenza dei requisiti prescritti per usufruire della

pensione, dell’assegno o dell’indennità, di cui all’art. 3, comma 10, del D.L. 30

maggio 1988, n. 173, conv., con modif., dalla L. 26 luglio 1988, n. 291.

I delitti contro la Pubblica Amministrazione

Il Titolo II del Libro Secondo del codice penale disciplina i

delitti contro la pubblica amministrazione ed è suddiviso in

due capi: contro la pubblica

Delitti dei pubblici ufficiali

amministrazione (artt. 314-356 c.p.)

contro la pubblica amministrazione

Delitti dei privati

(artt. 336-356)

L’INQUADRAMENTO GIURIDICO DEL MEDICO

Il medico non ha un inquadramento giuridico unico ed

universalmente valido, ma questo dipende direttamente

dall’ambito in cui viene espletata l’attività professionale.

Pertanto le figure giuridiche previste dalla normativa vigente

sono fondamentalmente quelle di:

1) pubblico ufficiale;

2) incaricato di pubblico servizio;

3) persona esercente un servizio di pubblica necessità.

DEFINIZIONI GIURIDICHE

Art. 357 c.p.

Nozione di pubblico ufficiale

«Agli effetti della legge penale, sono pubblici ufficiali coloro i

quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o

amministrativa.

Agli stessi effetti è pubblica la funzione amministrativa

disciplinata da norme di diritto pubblico e da atti autoritativi,

e caratterizzata dalla formazione e dalla manifestazione della

volontà della pubblica amministrazione o dal suo svolgersi per

mezzo di poteri autoritativi o certificativi»

IL PUBBLICO UFFICIALE

L’attuale formulazione dell’art. 357 c.p. (adottata con la riforma

novellistica del 1990 - L. 26.04.1990, n.86) ha eliminato ogni

riferimento al tipo di rapporto intercorrente (impiego, retribuzione,

gratuità, ecc…) tra lo Stato o altro Ente Pubblico e il soggetto

titolare della funzione, al fine di sottolineare che quello che

realmente conta è, appunto, l’esercizio oggettivo della funzione.

Il secondo comma si preoccupa di stabilire la nozione di pubblica

funzione amministrativa, esplicitando i criteri che secondo il

legislatore oggi valgono ad individuarla.

Tali criteri definitori non sono cumulativi, bensì alternativi.

A conferire natura di pubblica funzione amministrativa è sufficiente

la presenza di uno solo dei seguenti criteri:

a) formazione e manifestazione della volontà della pubblica

amministrazione (normativi);

b) suo svolgersi per mezzo di poteri autoritativi (giudiziari);

c) suo svolgersi per mezzo di poteri certificativi (amministrativi).

Art. 358 c.p.

Nozione di persona incaricata di pubblico servizio

«Agli effetti della legge penale, sono incaricati di un

pubblico servizio coloro i quali, a qualunque titolo, prestano

un pubblico servizio.

Per pubblico servizio deve intendersi un'attività disciplinata

nelle stesse forme della pubblica funzione, ma

caratterizzata dalla mancanza dei poteri tipici di

quest'ultima, e con esclusione dello svolgimento di semplici

mansioni di ordine e della prestazione di opera meramente

materiale»

LA PERSONA INCARICATA DI UN PUBBLICO

SERVIZIO

l’articolo 358, nel definire la qualifica di incaricato di pubblico

Anche

servizio, accentua il profilo funzionale-oggettivo, eliminando ogni

riferimento al tipo di rapporto tra lo Stato o altro Ente Pubblico ed

esso, dunque, pone l’accento

il soggetto che presta il servizio:

unicamente sul dato oggettivo della prestazione, preoccupandosi di

precisare il contenuto della nozione di pubblico servizio, ricorrendo

ad un connotato positivo e ad uno negativo.

Il servizio, infatti, per definirsi “pubblico” deve essere

disciplinato da norme di diritto pubblico, ma, rispetto a quello

di pubblica funzione, il concetto di “servizio” resta una

“nozione residuale”, perché caratterizzato dalla mancanza di

quei poteri di natura deliberativa, autoritativa e certificativa,

tipici della pubblica funzione.

Art. 359 c.p.

Persone esercenti un servizio di pubblica necessità

«Agli effetti della legge penale, sono persone che esercitano un

servizio di pubblica necessità:

1) i privati che esercitano professioni forensi o sanitarie, o altre

professioni il cui esercizio sia per legge vietato senza una speciale

abilitazione dello Stato, quando dell'opera di essi il pubblico sia per

legge obbligato a valersi;

2) i privati che, non esercitando una pubblica funzione, né prestando

un pubblico servizio, adempiono un servizio dichiarato di pubblica

necessità mediante un atto della Pubblica Amministrazione»

PUBBLICO UFFICIALE

CHI

ESERCITA

una

PUBBLICA FUNZIONE PUBBLICA FUNZIONE

PUBBLICA FUNZIONE GIUDIZIARIA AMMINISTRATIVA

LEGISLATIVA SVOLTA

DISCIPLINATA CARATTERIZZATA per mezzo di

da da POTERI

NORME DI DIRITTO FORMAZIONE

PUBBLICO AUTORITATIVI

MANIFESTAZIONE

ATTI AUTORITATIVI POTERI

CERTIFICATIVI

VOLONTA’

della P.A.

INCARICATO DI PUBBLICO SERVIZIO

CHI PRESTA

A QUALUNQUE TITOLO

un

PUBBLICO SERVIIZIO

DISCIPLINATO da CARATTERIZZATO dalla

(

MANCANZA dei POTERI TIPICI

NORME DI ATTI della

DIRITTO AUTORITATIVI PUBBLICA FUNZIONE

PUBBLICO AMMINISTRATIVA

NON COSTITUISCE PUBBLICO

SERVIZIO

lo svolgimento di PRESTAZIONI

SEMPLICI DI OPERA

MANSIONI Meramente

d’ordine materiali

E’ importante comprendere come il concetto di Pubblica

Amministrazione possa essere inteso, in diritto penale, secondo due

differenti accezioni:

> nel senso più ampio comprende tutte le pubbliche funzioni

imputabili allo Stato o ad altro Ente Pubblico;

> in senso più ristretto si identifica con la mera funzione

amministrativa, cioè con gli organi preposti all’esercizio della

funzione medesima.

Il codice del 1930 utilizzava questo termine nel primo senso, poiché esso,

per quanto attiene ai reati compresi nel presente titolo, viene assunto nel

senso più ampio e comprensivo dell’intera attività dello Stato e degli altri

Enti Pubblici.

Con le norme riflettenti i delitti contro la Pubblica Amministrazione viene

tutelata non solo l’attività amministrativa in senso stretto ma, sotto un

certo aspetto, anche quella legislativa e giudiziaria.

Invero la legge penale, in questo titolo, prevede e persegue fatti che

impediscono o turbano il regolare svolgimento dell’attività dello Stato e

degli altri Enti Pubblici.


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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (ordinamento U.E. - durata 6 anni) (CASERTA, NAPOLI)
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Gastroenterologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Seconda Università di Napoli SUN - Unina2 o del prof Della Pietra Bruno.

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