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4. La determinazione della percentuale di riduzione della

capacità lavorativa deve basarsi:

sull’entità della perdita anatomica o funzionale, totale

a)

o parziale, di organi od apparati;

sulla possibilità o meno dell’applicazione di apparecchi

b)

protesici che garantiscano in modo totale o parziale il

ripristino funzionale degli organi ed apparati lesi;

sull’importanza che riveste, in attività lavorative,

c)

l’organo o l’apparato sede del danno anatomico o

funzionale.

Capacità di lavoro: consta di una base biologica

(validità psicofisica), di una culturale (preparazione

tecnica) e di una attitudinale (disposizione naturale

psicofisica a una determinata attività).

Incapacità di lavoro: può essere parziale (invalidità)

o totale (inabilità), temporanea o permanente

Validità: integrità somato-psichica

Invalidità: perdita parziale dell’integrità somato-

psichica, quindi con riflessi più o meno severi sulla

capacità di lavoro.

Abilità: possesso dei requisiti di carattere tecnico-

professionale, che permettono di espletare un certo

lavoro.

Inabilità: perdita assoluta della capacità di lavoro,

temporanea o permanente

Idoneità: possesso dei requisiti biologici e

attitudinali per svolgere un certo lavoro con

determinati rischi specifici.

Inidoneità: può essere parziale o totale,

temporanea o permanente

PERMANENZA: si ha nel caso di malattie croniche o stabilizzate, di

gravi indebolimenti o di perdite di arti, di sensi o di organi e di ogni

altra condizione morbosa che tende a radicarsi nell’organismo con

carattere di stabilità e durata, di cui non si possa prevedere la

cessazione.

E’ una condizione stabile e duratura, non necessariamente per tutta la

vita, ma certamente per un decorso del quale non sia prevedibile la

cessazione nel tempo avvenire.

E’ condizionata dalla stabilità dei ‘postumi’ e dalla loro probabile

irreversibilità o inemendabilità.

È permanente quel fatto o effetto che non necessariamente perdura

per tutta la vita, ma è destinato a persistere a lungo senza lasciare

prevedere una risoluzione nel tempo.

La permanenza è un requisito previsto dalla legge per il verificarsi di

numerosi effetti giuridici penali, civili ed assicurativi.

CONCETTO PENALISTICO DI MALATTIA CERTAMENTE O

PROBABILMENTE INSANABILE: malattia non suscettibile di reversione

neppure con i sussidi dell’arte sanitaria per cui durerà certamente o

probabilmente per tutta la vita.

IN I.N.A.I.L.

Si ha “coesistenza di inabilità” quando più cause di inabilità interessano

organi ed apparati diversi, che non si influenzano reciprocamente,

perché privi di correlazioni funzionali e, quindi, senza conseguenze

peggiorative sull’attitudine lavorativa.

Si ha “concorso di inabilità” (concorrenza) quando le singole menomazioni

interessano uno stesso sistema organo-funzionale con strette analogie

di struttura e di collaborazione nell’attività lavorativa (ad esempio

menomazioni pluridigitali di una mano) o sistemi organici diversi ma

aventi correlazioni funzionali (ad esempio indebolimento della vista e

menomazione di una mano) per cui il danno complessivo risulta maggiore,

cioè aggravato, dal mancato funzionamento delle reciproche sinergie

lavorative.

A norma dell’art. 78 del T.U. n° 1124/1965 aggiornato “in caso di

perdite di più arti od organi o di più parti di essi, il grado di inabilità

permanente deve essere determinato di volta in volta tenendo conto di

quanto, in conseguenza dell’infortunio (e/o della malattia da lavoro) e

per effetto della pluralità delle menomazioni, è diminuita l’attitudine al

lavoro”.

TABELLA INDICATIVA DELLE PERCENTUALI DI

INVALIDITÀ di cui all’art. 2 della L. 11 febbraio 1980, n.

18, approvata con D.M. 25 luglio 1980 del Ministero della

Sanità

Avvertenze

1. Le affezioni non specificatamente elencate nelle fasce

indicative dei livelli di percentuali di invalidità devono

ritenersi appartenere a quelle fasce che comprendono

manifestazioni equivalenti.

2. In caso di concorso o di coesistenza in uno stesso

soggetto di più minorazioni il danno biologico globale non

sarà valutato addizionando i singoli valori percentuali bensì

sarà considerato nella sua incidenza reale sulla complessiva

validità del soggetto.

Per i danni coesistenti, si terrà orientativamente conto

delle tecniche valutative, anche a «scalare», proprie della

metodologia medico legale corrente.

3. Non rientrano nella valutazione complessiva dell’invalidità

le minorazioni comprese nella fascia da 0 a 10% a meno che

non siano concorrenti fra loro o con altre minorazioni

comprese nelle fasce superiori.

4. Per le malattie che colpiscono l’organo della vista la

valutazione è riferita al visus quale risulta dopo correzione

ottica, sempre che la correzione stessa sia tollerata; in

caso diverso la valutazione è riferita al visus naturale.

5. Per le malattie che colpiscono l’organo dell’udito la

valutazione è riferita alla capacità uditiva quale risulta

dall’applicazione di protesi acustiche, qualora applicabili.

6. In tutti i casi di dubbio diagnostico le commissioni

potranno disporre accertamenti specialistici presso enti

pubblici.

Art. 2 del D. Lgs 23.11.1988, n° 509

1. Il Ministro della sanità, entro due mesi dalla data di entrata

in vigore del presente decreto, approva, con proprio decreto, la

nuova tabella indicativa delle percentuali di invalidità per le

ai sensi dell’art. 2, comma 2,

minorazioni e malattie invalidanti,

della L. 26 luglio 1988, n. 291, sulla base della classificazione

internazionale delle menomazioni elaborata dall’Organizzazione

mondiale della sanità. Il Ministro della sanità, con la medesima

procedura, può apportare eventuali modifiche e variazioni.

2. La tabella di cui al comma 1 elenca le infermità

specificamente individuate alle quali è attribuito un valore

percentuale fisso. Nella medesima tabella sono altresì

espresse, in fasce percentuali di dieci punti, con riferimento

alla riduzione permanente della capacità lavorativa, le

infermità alle quali non sia possibile attribuire un valore

percentuale fisso.

Art. 3

1. Le percentuali di invalidità, indicate nella tabella di cui al

comma 1 dell’art. 2 in misura fissa ovvero con individuazione di

possono essere ridotte o aumentate dalle competenti

fascia,

commissioni fino a cinque punti percentuali, rispetto ai valori

fissi indicati, con riferimento alle occupazioni confacenti alle

attitudini del soggetto, alla eventuale specifica attività

lavorativa svolta ed alla formazione tecnico-professionale del

medesimo. Le competenti commissioni in ogni caso determinano

le potenzialità lavorative del soggetto.

Art. 4

1. In caso di concorso o di coesistenza in uno stesso

soggetto di più minorazioni, il danno globale non è valutato

addizionando i singoli valori percentuali ma considerato nella

sua incidenza reale sulla validità complessiva del soggetto.

Per i danni coesistenti si tiene conto della tecnica

valutativa a scalare individuata con il decreto di cui all’art.

2, comma 1.

Art. 5

1. Nella valutazione complessiva della invalidità non sono

considerate le minorazioni comprese tra lo 0 per cento ed il

10 per cento e le altre specificatamente elencate in calce

alla tabella di cui all’art. 2, comma 1, purché non

concorrenti tra loro o con altre minorazioni comprese nelle

fasce superiori.

Art. 7

1. Per l’iscrizione degli invalidi civili negli elenchi degli

uffici provinciali del lavoro e della massima occupazione, ai

fini della assunzione obbligatoria, è richiesta una riduzione

della capacità lavorativa superiore al 45 per cento.

2. Gli invalidi civili iscritti negli elenchi di cui all’art. 19

della L. 2 aprile 1968, n. 482, il cui grado di invalidità sia

stato riconosciuto in base alla tabella in vigore

anteriormente a quella di cui all’art. 2, comma 1,

conservano il diritto alla iscrizione negli elenchi stessi se

hanno un grado di invalidità superiore al 45 per cento. Gli

invalidi civili con un grado di invalidità inferiore al 46 per

cento, conservano tale diritto per un periodo di dodici mesi

decorrente dalla data di entrata in vigore del decreto di

cui all’art. 2, comma 1.

Art. 8

1. La pensione di inabilità di cui all’art. 12 della L. 30 marzo 1971,

n. 118, e successive modificazioni, e la pensione non reversibile di

cui all’art. 1 della L. 26 maggio 1970, n. 381, e successive

modificazioni, sono concesse, rispettivamente, ai mutilati ed

invalidi civili ed ai sordomuti di età compresa fra il diciottesimo

ed il sessantacinquesimo anno, fermi restando i requisiti e le

condizioni previste dalla legislazione vigente.

2. Al compimento del sessantacinquesimo anno di età, in

sostituzione delle pensioni di cui al comma 1, nonché dell’assegno

mensile di cui all’art. 13 della L. 30 marzo 1971, n. 118, è

corrisposta, da parte dell’I.N.P.S., la pensione sociale a carico del

fondo di cui all’art. 26 della L. 30 aprile 1969, n. 153, ai sensi degli

artt. 10 e 11 della L. 18 dicembre 1973, n. 854.

3. Ove l’importo percepito ai sensi del comma 2 risulti inferiore a

quello spettante in base al comma 1, verrà corrisposta dal

Ministero dell’interno la differenza a titolo di assegno ad

personam.

Art. 9

1. A modifica dell’art. 13, primo comma, della L. 30 marzo 1971,

n. 118, la riduzione della capacità lavorativa indicata nella

misura superiore ai due terzi è elevata alla misura pari al 74

per cento a decorrere dalla data di entrata in vigore del

decreto di cui all’art. 2, comma 1.

2. Restano salvi i diritti acquisiti dai cittadini che già

beneficiano dell’assegno mensile o che abbiano già ottenuto,

alla data di cui al comma 1, il riconoscimento dei requisiti

sanitari da parte delle competenti commissioni.

La criteriologia valutativa rapportabile al Decreto Legislativo n° 509/88 è

rappresentata dai seguenti principali parametri di riferimento:

a)Il permanente (art. 1, commi 1 e 2);

danno anatomo-funzionale

b) La (art. 1, commi 2, 3 e 4) “specifica” oppure in

capacità lavorativa

“occupazioni confacenti alle attitudini” (art. 3);

c) Un (art. 2), in realtà reso esecutivo solo dopo oltre tre

sistema tabellare

anni, segnatamente con il D.M. 5 febbraio 1992

Nel disposto in questione emerge un altro criterio, anch’esso noto in Medicina

altre infermità non sono tabellate, ma, in

Legale: il “criterio analogico”: “molte

ragione della loro natura e gravità, è possibile valutarne il danno con criterio

analogico rispetto a quelle tabellate”.

La tabella è ordinata per menomazioni e il relativo elenco, in sintonia con

l’art. 2, comma 1, della legge n° 509 è redatto “sulla base della classificazione

internazionale delle menomazioni elaborata dalla Organizzazione Mondiale della

Sanità”; inoltre, essa individua, in base ai criteri elaborati dall’OMS, alcuni

gruppi (prima cifra del codice) e sottogruppi (seconda cifra del codice) di

menomazioni, nonché le voci riferite alle singole infermità (impairment), che

costituiscono una causa di menomazione (terza e quarta cifra del codice).

Le menomazioni invalidanti possono essere coesistenti se interessano sistemi

organo-funzionali diversi, concorrenti se agiscono sullo stesso sistema organo-

funzionale.

La Sentenza della Corte Costituzionale n° 209 del 29-31 maggio 1995,

pubblicata sulla G.U. n° 24 del 7.06.1995, serie speciale, dichiara

“l’illegittimità costituzionale dell’art. 9, comma II, del D.Lgs. 23

novembre 1988 n° 509 (norme per la revisione delle categorie delle

minorazioni e malattie invalidanti, nonché dei benefici previsti dalla

legislazione vigente per le medesime categorie, ai sensi dell’articolo 2,

comma I, della legge 26 luglio 1988, n° 291), nella parte in cui non

prevede che restino salvi anche i diritti dei cittadini per i quali il

riconoscimento dell’esistenza dei requisiti sanitari all’epoca della

domanda, presentata anteriormente alla data di cui al comma I, sia

intervenuto da parte della competente Commissione Medica,

posteriormente a tale data”.

Da ciò ne deriva che le domande presentate prima del

12.03.1992 il diritto all’assegno mensile spettava quando

veniva riconosciuta una riduzione della capacità lavorativa

superiore ai due terzi e, quindi, per correlazione per tali

domande doveva essere applicata anche la Tabella sino ad

allora vigente

.

L. 24 NOVEMBRE 2003, N. 326 - Conversione in legge, con modificazioni, del

62 – -D.L. 30 settembre 2003, n. 269, recante disposizioni urgenti per

favorire lo sviluppo e per la correzione dell’andamento dei conti pubblici

G.U. 25 novembre 2003 n. 274 – S.O. n. 181

4. In sede di verifica della sussistenza dei requisiti medico-legali effettuata

dal Ministero dell’economia e delle finanze - Direzione centrale degli uffici

locali e dei servizi del Tesoro - nei confronti dei titolari delle provvidenze

economiche di invalidità civile, cecità e sordomutismo, sono valutate le patologie

riscontrate all’atto della verifica con riferimento alle tabelle indicative delle

percentuali di invalidità esistenti … 6. Le commissioni mediche di verifica, al

fine del controllo dei verbali relativi alla valutazione dell’handicap e della

disabilità, sono integrate da un operatore sociale e da un esperto nei casi da

esaminare ai sensi della L. 5 febbraio 1992, n. 104.

7. Il comma 2 dell’art. 97 della L. 23 dicembre 2000, n. 388, è sostituito dal

I soggetti portatori di gravi menomazioni fisiche permanenti, di

seguente: «2.

gravi anomalie cromosomiche nonché i disabili mentali gravi con effetti

permanenti sono esonerati da ogni visita medica, anche a campione, finalizzata

all’accertamento della permanenza della disabilità. Con decreto del Ministro

dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della salute, sono

individuate le patologie rispetto alle quali sono esclusi gli accertamenti di

controllo ed è indicata la documentazione sanitaria, da richiedere agli

interessati o alle commissioni mediche delle aziende sanitarie locali qualora non

acquisita agli atti, idonea a comprovare l’invalidita».

Da ricordare come dalla Legge 26 luglio 1988, n° 291

(Conversione in legge, con modificazioni, del D.L. 30 maggio 1988, n.

173, recante misure urgenti in materia di finanza pubblica per l’anno

1988. Delega al Governo per la revisione delle categorie delle

minorazioni e malattie invalidanti e dei relativi benefici): “Le domande

per ottenere la pensione, l’assegno o l’indennità, devono essere

presentate alle commissioni mediche per le pensioni di guerra – che

assumono la denominazione «commissioni mediche periferiche per le

pensioni di guerra e di invalidità civile» …”.

Con la L. 25 gennaio 1990, N. 8 (Conversione in legge, con

modificazioni, del D.L. 25 novembre 1989, n. 382, recante disposizioni

urgenti sulla partecipazione alla spesa sanitaria e sul ripiano dei

disavanzi delle USL) veniva ampliata, all’art. 6 bis, la competenza delle

“Commissioni mediche periferiche per le pensioni di guerra e di

invalidità civile del Ministero del tesoro” anche all’esame delle domande

per il riconoscimento dello stato di invalido civile ai fini del

conseguimento di benefici diversi da quelli della pensione, dell’assegno o

delle indennità d’invalidità civile.

L. 15 OTTOBRE 1990, N. 295 - Modifiche ed integrazioni all’art. 3 del

D.L. 30 maggio 1988, n. 173, conv., con modif., dalla L. 26 luglio 1988,

n. 291, e successive modificazioni, in materia di revisione delle categorie

delle minorazioni e malattie invalidanti

Art. 1

1. Gli accertamenti sanitari relativi alle domande per ottenere la pensione,

l’assegno o le indennità d’invalidità civile, di cui alla L. 26 maggio 1970, n.

381, e successive modificazioni, alla L. 27 maggio 1970, n. 382, e

successive modificazioni, alla L. 30 marzo 1971, n. 118, e successive

modificazioni, e alla L. 11 febbraio 1980, n. 18, come modificata dalla L.

21 novembre 1988, n. 508, nonché gli accertamenti sanitari relativi alle

domande per usufruire di benefici diversi da quelli innanzi indicati sono

effettuati dalle unità sanitarie locali, a modifica di quanto stabilito in

materia dall’art. 3 del D.L. 30 maggio 1988, n. 173, conv., con modif.,

dalla L. 26 luglio 1988, n. 291, e dall’art. 6 bis, comma 1, del D.L. 25

novembre 1989, n. 382, conv., con modif., dalla L. 25 gennaio 1990, n. 8,

e successive modificazioni.

2. Nell’ambito di ciascuna unità sanitaria locale operano una o più

Esse sono

commissioni mediche incaricate di effettuare gli accertamenti.

composte da un medico specialista in medicina legale che assume le funzioni

di presidente e da due medici di cui uno scelto prioritariamente tra gli

specialisti in medicina del lavoro. I medici di cui al presente comma sono

scelti tra i medici dipendenti o convenzionati della unità sanitaria locale

territorialmente competente.

3. Le commissioni di cui al comma 2 sono di volta in volta integrate

con un sanitario in rappresentanza, rispettivamente, dell’Associazione

nazionale dei mutilati ed invalidi civili, dell’Unione italiana ciechi,

dell’Ente nazionale per la protezione e l’assistenza ai sordomuti e

dell’Associazione nazionale delle famiglie dei fanciulli ed adulti

subnormali, ogni qualvolta devono pronunciarsi su invalidi appartenenti

alle rispettive categorie.

4. In sede di accertamento sanitario, la persona interessata può farsi

assistere dal proprio medico di fiducia.

5. Le domande giacenti presso le commissioni mediche periferiche per

le pensioni di guerra e d’invalidità civile alla data di entrata in vigore

della presente legge devono essere trasmesse alle commissioni di cui al

comma 2 entro trenta giorni, e devono essere definite da queste

ultime entro un anno dalla data della trasmissione degli atti.

6. Il Ministro del tesoro, entro trenta giorni dalla data di entrata in

vigore della presente legge, determina con proprio decreto il modello

di domanda da presentare al fine di ottenere l’invalidità civile, e le

caratteristiche della certificazione che deve essere allegata a

dimostrazione della presunta invalidità.

7. Copia dei verbali di visita conseguenti agli accertamenti sanitari di cui al

comma 1 sono trasmessi dalle unità sanitarie locali alla competente commissione

medica periferica per le pensioni di guerra e d’invalidità civile. Decorsi sessanta

giorni dalla data di ricezione, debitamente comprovata, di tali verbali di visita

senza che l’anzidetta commissione abbia chiesto, indicandone esplicita e

dettagliata motivazione medico-legale, la sospensione della procedura per

ulteriori accertamenti, da effettuare tramite la stessa unità sanitaria locale o

mediante visita diretta dell’interessato da parte della commissione medica

periferica, i medesimi verbali di visita sono trasmessi dalle unità sanitarie locali

alla competente prefettura per gli ulteriori adempimenti necessari per la

concessione delle provvidenze previste dalla legge.

8. Contro gli accertamenti sanitari effettuati dalle unità sanitarie locali di cui

al comma 1, e contro gli eventuali accertamenti effettuati, nei casi previsti

dalla commissione indicata al comma 7, gli interessati possono presentare, entro

sessanta giorni dalla notifica, ricorso in carta semplice al Ministro del tesoro,

che decide, entro centottanta giorni, sentita la commissione medica superiore e

d’invalidità civile, di cui all’art. 3, comma 2, del D.L. 30 maggio 1988, n. 173,

conv., con modif., dalla L. 26 luglio 1988, n. 291. Avverso la decisione del

Ministro del tesoro è ammessa la tutela giurisdizionale dinanzi al giudice

ordinario.

9. Resta ferma la competenza del Ministero del tesoro - Direzione generale dei

servizi vari e delle pensioni di guerra - per l’effettuazione delle verifiche

intese ad accertare la permanenza dei requisiti prescritti per usufruire della

pensione, dell’assegno o dell’indennità, di cui all’art. 3, comma 10, del D.L. 30

maggio 1988, n. 173, conv., con modif., dalla L. 26 luglio 1988, n. 291.

D.M. 5 FEBBRAIO 1992 - Approvazione della nuova tabella indicativa delle

percentuali d’invalidità per le minorazioni e malattie invalidanti

La nuova tabella fa riferimento alla incidenza delle infermità invalidanti sulla

capacità lavorativa (artt. 1, 2 D.Lgs. n. 509/1988).

Pertanto richiede l’analisi e la misura percentuale di ciascuna menomazione

anatomo-funzionale e dei suoi riflessi negativi sulla capacità lavorativa.

La tabella elenca sia infermità individuate specificatamente, cui è attribuita

una determinata percentuale «fissa», sia infermità il cui danno funzionale

permanente viene riferito a fasce percentuali di perdita della capacità

lavorativa di dieci punti, utilizzate prevalentemente nei casi di più difficile

codificazione.

Molte altre infermità non sono tabellate ma, in ragione della loro natura e

gravità, è possibile valutarne il danno con criterio analogico rispetto a quelle

tabellate.

1) Il danno funzionale permanente è riferito alla capacità lavorativa (art. 1,

comma 3 ed art. 2, comma 2, D.Lgs. 23 novembre 1988, n. 509) che deve

intendersi come capacità lavorativa generica con possibilità di variazioni in più

del valore base, non superiori a cinque punti di percentuale, nel caso in cui vi

sia anche incidenza sulle occupazioni confacenti alle attitudini del soggetto

(capacità cosiddetta semispecifica) e sulla capacità lavorativa specifica.

Le variazioni possono anche essere nel senso di una riduzione, non maggiore di

cinque punti quando l’infermità risulti non avere incidenza sulla capacità

lavorativa semispecifica e specifica.

2) la percentuale di della invalidità

Nel caso di infermità unica, base

permanente viene espressa utilizzando, per le infermità elencate nella

tabella:

la percentuale fissa di invalidità, quando l’infermità corrisponde, per

a)

natura e grado, esattamente alla voce tabellare (colonna «fisso»);

la misura percentuale di invalidità calcolata rimanendo all’interno dei

b)

valori di fascia percentuale che la comprende quando l’infermità sia

elencata in fascia (colonna «min-max»);

se l’infermità non risulta elencata in tabella viene valutata

c)

percentualmente ricorrendo al criterio analogico rispetto ad infermità

analoghe e di analoga gravità come indicato sub e sub

a) b).

3) i criteri per giungere alla valutazione

Nel caso di infermità plurime,

finale sono i seguenti: sono calcolate dapprima le percentuali relative

alle singole infermità secondo i criteri individuati al punto 2) lett. a),

b), c).

Di seguito, occorre tener presente che le invalidità dovute a

menomazioni multiple per infermità tabellate e/o non tabellate possono

risultare da un concorso funzionale di menomazioni ovvero da una

semplice loro coesistenza.

Sono funzionalmente in concorso tra loro, le menomazioni che

interessano lo stesso organo o lo stesso apparato.

In alcuni casi, il concorso è direttamente tariffato in tabella (danni

oculari, acustici, degli arti ecc.).

In tutti gli altri casi, valutata separatamente la singola menomazione,

si procede a che non deve di norma consistere

Valutazione complessiva,

nella somma aritmetica delle singole percentuali, bensì in un valore

percentuale proporzionale a quello tariffato per la perdita totale

anatomo-funzionale dell’organo o dell’apparato.

A mente dell’art. 5 D.Lgs. n. 509/1988, nella valutazione complessiva

della invalidità, non sono considerate le minorazioni inscritte tra lo 0 ed

il 10%, purché non concorrenti tra loro o con altre minorazioni

comprese nelle fasce superiori. Non sono state inoltre individuate altre

minorazioni da elencare specificatamente ai sensi dello stesso art. 5.

Sono in coesistenza le menomazioni che interessano organi ed

apparati funzionalmente distinti tra loro.

In questi casi, dopo aver effettuato la valutazione percentuale

di ciascuna menomazione si esegue un Calcolo riduzionistico

mediante la seguente formula espressa in decimali:

IT = IP1 + IP2 - (IP1 x IP2)

dove l’invalidità totale finale IT è uguale alla somma delle

invalidità parziali IP1, IP2, diminuita del loro prodotto.

In caso di menomazioni di numero superiore a due, il

procedimento si ripete e continua con lo stesso metodo. Per

ragioni pratiche è opportuno avvalersi, a tal fine, di una

apposita tavola di calcolo combinato di cui ogni Commissione

dovrà opportunamente disporre.

4) Le competenti Commissioni dovranno esaminare la possibilità o meno

dell’applicazione di apparecchi protesici. Le protesi sono da considerare fattore

di attenuazione della gravità del danno funzionale e pertanto possono

comportare una riduzione della percentuale d’invalidità a condizione che esse,

per la loro natura, siano ben tollerate e funzionalmente efficaci ai fini della

capacità lavorativa generica, semispecifica (= occupazioni confacenti alle

attitudini del soggetto) e specifica.

Ciascuna visita viene verbalizzata in modo tale che risultino i seguenti elementi:

i dati anagrafici; la qualifica professionale, le attività lavorative eventualmente

svolte in passato o nell’attualità; l’anamnesi familiare, fisiologica, patologica

(remota e prossima), l’esame obiettivo completo, gli accertamenti di laboratorio

e strumentali; la diagnosi clinica secondo quanto sancito dall’art. 1, comma 3,

la prognosi con particolare riguardo alla eventuale permanenza

D.Lgs. n. 509; (REVISIONE);

della infermità e del danno funzionale la percentuale assegnata

a ciascuna menomazione in base alla tabella ed in caso di menomazioni multiple,

la valutazione complessiva, se trattasi di concorso d’invalidità ovvero, la

valutazione ottenuta mediante il calcolo riduzionistico effettuato con la formula

e la tavola di calcolo combinato di cui al punto 3), se trattasi di coesistenza

d’invalidità; la possibilità di applicazione di protesi e l’eventuale variazione

percentuale ad essa connessa. La Commissione dovrà indicare il codice di

riferimento corrispondente all’infermità diagnostica al fine di individuare la

menomazione ad essa correlata (art. 2, comma 1, D.Lgs. n. 509) sulla base

della classificazione internazionale dell’O.M.S.

La relazione prevede inoltre il giudizio motivato della Commissione sulla

ricorrenza dei requisiti per l’attribuzione dell’indennità di accompagnamento ai

soggetti aventi diritto a mente dell’art. 1, legge n. 508/1988, ed infine la

determinazione delle potenzialità lavorative del soggetto a mente dell’art. 3,

D.Lgs. n. 509 e tenuto conto dell’art. 1, comma 3, legge n. 508/1988.

Ad esemplificazione di quanto sopra, la Commissione dovrà indicare le seguenti

voci:

Ad esemplificazione di quanto sopra, la Commissione dovrà indicare le seguenti

voci:

1) DIAGNOSI

Infermità n. 1 ………………………… codice di riferimento

Infermità n. 2 ……………………… codice di riferimento

Infermità n. 3 ………………………… codice di riferimento

Infermità n. 4 ………………………… codice di riferimento

2) VALUTAZIONE PERCENTUALE DELLE INVALIDITÀ (1)

Infermità n. 1 ..............% (voce n. ......... della tabella)

Infermità n. 2 ................. idem ecc.

(1) Per le protesi .................... vedi sopra al punto 4).

3) PERCENTUALE FINALE DI INVALIDITÀ

I) (riportare senza modifica la percentuale calcolata sub 2)

Infermità Unica

...........................................................................................

II) Infermità multiple

(a) Infermità concorrenti tra loro nel produrre il danno

Infermità n. ........

Infermità n. ........

Infermità n. ........

Riportare le singole percentuali già calcolate sub 2).

N.B.

VALUTAZIONE COMPLESSIVA DELLE INFERMITÀ CONCORRENTI

...........................................................................................

(b) Infermità coesistenti

2º Calcolo (percentuale risultante dal primo calcolo ed infermità n. 3) ecc.

Valutazione riduzionistica delle infermità coesistenti %.

associate a (nell’ipotesi di un

(c) Infermità concorrenti Infermità coesistenti

gruppo di infermità concorrenti e di un gruppo di infermità coesistenti i risultati

parziali di e vengono conglobati in una valutazione finale complessiva)

(a) (b)

Sulle percentuali espresse per I e II va applicato un aumento della

III) -

percentuale per incidenza su capacità semispecifica o specifica (massimo

aumento: 5%) ovvero una riduzione della percentuale per nessuna incidenza su

capacità semispecifica o specifica. Di seguito verrà espressa la percentuale

finale di invalidità.

4) INDENNITÀ DI ACCOMPAGNAMENTO L. 508/1988

Sì ............ No ............

MOTIVAZIONE:

5) INDENNITÀ DI COMUNICAZIONE L. 508/1988

Sì ............ No ............

MOTIVAZIONE:

6) INDENNITÀ DI FREQUENZA L. 289/1990

Sì ............ No ............

MOTIVAZIONE

INDICAZIONI PER LA VALUTAZIONE DEI DEFICIT FUNZIONALI

APPARATO CARDIOCIRCOLATORIO

D.P.R. 21 SETTEMBRE 1994, N. 698 - Regolamento recante norme sul

riordinamento dei procedimenti in materia di riconoscimento delle

minorazioni civili e sulla concessione dei benefici economici

Art. 1 - Procedimento per l’accertamento sanitario delle minorazioni civili

1. Le istanze volte ad ottenere l’accertamento sanitario dell’invalidità civile,

della cecità civile e del sordomutismo, nonché quelle intese a valutare

l’handicap derivante dall’invalidità, ai sensi dell’art. 4 della L. 5 febbraio

1992, n. 104, redatte in carta semplice, secondo i modelli A e B sono

presentate presso le commissioni mediche U.S.L., competenti per

territorio, di cui alla L. 15 ottobre 1990, n. 295. Alla domanda deve essere

allegata la certificazione medica, attestante la natura delle infermità

invalidanti. Con la medesima istanza l’interessato chiede alla competente

prefettura la concessione delle provvidenze economiche spettanti in

relazione allo stato di invalidità e alla minorazione riconosciuta.

2. Per la presentazione delle domande di aggravamento resta in vigore

quanto disposto dall’art. 11 del D.Lgs. 23 novembre 1988, n. 509.

3. Il procedimento relativo all’accertamento sanitario da parte delle stesse

commissioni deve concludersi entro nove mesi dalla presentazione della

domanda.

Art. 11 D.Lgs. 509/88

Le domande per la valutazione dell’aggravamento

dell’invalidità e delle condizioni visive sono prese in esame

dalle competenti commissioni a condizione che siano

corredate da una documentazione sanitaria che comprovi le

modificazioni del quadro clinico preesistente. Qualora sia

stato prodotto ricorso gerarchico avverso il giudizio della

commissione preposta all’accertamento della invalidità e

delle condizioni visive, le domande di aggravamento sono

prese in esame soltanto dopo la definizione del ricorso

stesso.

D.P.R. 21 SETTEMBRE 1994, N. 698 - Regolamento recante norme sul

riordinamento dei procedimenti in materia di riconoscimento delle

minorazioni civili e sulla concessione dei benefici economici

Art. 1 - Procedimento per l’accertamento sanitario delle minorazioni civili

4. Rimangono applicabili le disposizioni di cui all’art. 1, comma 7, della L. 15

ottobre 1990, n. 295, in relazione al termine di sessanta giorni previsto per

la richiesta di sospensione della procedura da parte delle commissioni

mediche periferiche per le pensioni di guerra e di invalidità civile. Una volta

esaurita la procedura di accertamento sanitario, la commissione medica

U.S.L. e la commissione medica periferica trasmettono, con lettera

raccomandata con ricevuta di ritorno all’interessato, un originale del

verbale di visita. Dette modalità di trasmissione si applicano anche agli

accertamenti sanitari effettuati a decorrere dalla data di entrata in vigore

del presente regolamento sulle istanze presentate anteriormente a tale

data.

5. Nel caso in cui la percentuale di invalidità o la minorazione riconosciute

diano diritto a provvidenze economiche erogate dal Ministero dell’interno,

le commissioni sopramenzionate trasmettono d’ufficio copia dell’istanza di

concessione di detti benefici, unitamente a copia autentica del verbale

sanitario.

D.P.R. 21 SETTEMBRE 1994, N. 698

Art. 1 - Procedimento per l’accertamento sanitario delle minorazioni civili

6. In caso di domande di aggravamento, le commissioni mediche U.S.L. di cui al

comma 1, debbono trasmettere alle prefetture soltanto i verbali di

accertamento sanitario che evidenzino variazioni rispetto alla situazione

sanitaria precedentemente accertata.

7. Il soggetto convocato per gli accertamenti sanitari richiesti ai sensi del

comma 1 può motivare, con idonea documentazione medica, la propria eventuale

impossibilità a presentarsi a visita indicando la data in cui può essere effet-

tuata la visita domiciliare. Ove il soggetto non sia in grado di farlo personal-

mente, tale impossibilità può essere motivata anche da un familiare convivente.

8. Nel caso di decesso del richiedente il riconoscimento dello di invalido

status

civile, di cieco civile o di sordomuto, relativo anche ai procedimenti in corso alla

data di entrata in vigore del presente regolamento, le commissioni mediche di

cui al comma 1, possono, su formale istanza degli eredi, procedere

all’accertamento sanitario esclusivamente in presenza di documentazione medica

rilasciata da strutture pubbliche o convenzionate, in data antecedente al

decesso, comprovanti, in modo certo l’esistenza delle infermità e tali da

consentire la formulazione di una esatta diagnosi ed un compiuto e motivato

giudizio medico-legale.

ASPETTI DI VALUTAZIONE NEL MINORE E NELL’ULTRA65ENNE

DEFINIZIONE DI INVALIDO CIVILE

Soggetti aventi diritto Presupposto Requisito

(età)

0 ÷ < 18 anni Difficoltà persistenti a Esistenza del

svolgere i compiti e le presupposto – livello

funzioni proprie (percentualizzazione)

dell’età non richiesto.

Da integrare dal 15°

anno di età.

18 ÷ < 65 anni Riduzione della Riduzione superiore ad

capacità lavorativa un terzo

Difficoltà persistenti a Riduzione superiore ad

65 anni

≥ svolgere i compiti e le un terzo

funzioni proprie

dell’età

Le “difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le

funzioni proprie dell’età” per il minore sono da

intendere come “parte integrante del processo

evolutivo – maturativo della crescita, della

strutturazione della personalità, nell’acquisizione

di un ruolo sociale”.

Gennari e Buzzi individuano tali compiti e funzioni

nel gioco, nella favella, nell’apprendimento

scolastico, nell’attività sportiva e ricreativa,

nella relazione con i coetanei.

E’ fuor di dubbio una valutazione qualitativa e

non quantitativa.

Per i minori sono previsti due riconoscimenti:

a)l’indennità di frequenza (L. n° 289/90);

1. … è concessa, per il ricorso continuo o anche periodico a trattamenti

Art. 1:

riabilitativi o terapeutici a seguito della loro minorazione, una indennità mensile

di frequenza di importo pari all’assegno di cui all’art. 13 della L. 30 marzo

1971, n. 118, e successive modificazioni, a decorrere dal 1º settembre 1990.

2. La concessione dell’indennità di cui al comma 1 è subordinata alla frequenza

continua o anche periodica di centri ambulatoriali o di centri diurni, anche di

tipo semiresidenziale, pubblici o privati, purché operanti in regime

convenzionale, specializzati nel trattamento terapeutico o nella riabilitazione e

nel recupero di persone portatrici di handicap.

3. L’indennità mensile di frequenza è altresì concessa ai mutilati ed invalidi

civili minori di anni 18 che frequentano scuole, pubbliche o private, di ogni

ordine e grado, a partire dalla scuola materna, nonché centri di formazione o

di addestramento professionale finalizzati al reinserimento sociale dei soggetti

stessi.

4. Il requisito della frequenza continua o anche periodica, nonché la condizione

di cui al comma 1, sono richiesti anche per i minori che si trovino nelle

condizioni indicate al comma 3.

Art. 3 - 1. L’indennità mensile di frequenza è incompatibile

Incompatibilità –

con qualsiasi forma di ricovero e non è concessa ai minori che hanno titolo o

che già beneficiano dell’indennità di accompagnamento


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (ordinamento U.E. - durata 6 anni) (CASERTA, NAPOLI)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Gastroenterologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Seconda Università di Napoli SUN - Unina2 o del prof Della Pietra Bruno.

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