Francesco Petrarca
Francesco Petrarca è considerato una figura fondativa della moderna coscienza europea. Inventò un nuovo modello di autore: egli interviene continuamente sulle sue opere e prende parola su tutto ciò che accade nella società. È un intellettuale laico, svincolato da ogni tipo di potere.
Distacco da Dante
Si distacca da Dante: per lui il mondo non è metafisicamente disposto da una forza provvidenziale, mettendo in crisi la lezione scolastica. Egli riprenderà il mondo classico nella sua opera, e affermerà la centralità dell'individuo, del soggetto come centro della riflessione morale. Nessuno prima di lui accorderà importanza alla propria biografia, per lui importantissima. In una lettera ai posteri incompiuta, che forse avrebbe dovuto costituire l'ultimo libro della raccolta Seniles, cominciata circa nel 1350 su cui ritorna fino al 1372, egli ritrae un proprio ritratto. Prima di parlare della sua vita però si sofferma su:
- L'importanza e passione per il mondo antico
- L'esaltazione dello studio solitario
- La natura del suo rapporto con sovrani e nobili
- La sua esperienza amorosa
Questa lettera ruota tutta intorno all'amata Laura, cardine della sua esistenza e produzione; essa sarà la sua mutatio vitae in virtù della sperimentazione del sapere e un rinnovato rapporto con il sentimento religioso visto come attraversamento dell'errore per conquistare la virtù.
La nascita e gli incontri
In questa lettera dice d'esser nato ad Arezzo, 1304 da genitori umili. Forse nel 1311 a Pisa incontra Dante; viene indirizzato dal padre agli studi giuridici. Nel 1320 a Bologna viene a contatto con i Colonna, tra le più importanti casate aristocratiche romane. Con la morte del padre lascia gli studi giuridici e ad Avignone si appassiona agli studi letterari classici.
Secondo le postille in un manoscritto dove riportava il commento alle opere di Virgilio, egli il 6 aprile 1327 nella chiesa di Santa Chiara ad Avignone incontra Laura. Assume lo stato clericale, intraprende la carriera diplomatica per Giovanni Colonna e nei suoi viaggi raccoglie manoscritti preziosi. A Liegi scopre il Pro Archia di Cicerone, prima scoperta filologica, e nella Biblioteca Capitolare di Verona trova le Epistulae di Cicerone, suo autore prediletto e modello retorico. L'altro autore sarà Agostino, che indirizzerà la sua vita.
La salita al monte Ventoso
Il 26 aprile 1333 scala il monte Ventoso. Racconterà tutto in una epistola che dice di aver scritto di getto, ma che in realtà scriverà anni più tardi e che apre il IV libro delle Familiares. Tutto ciò che accade sul monte ha valore simbolico: Francesco è fiaccato dalla salita, vorrebbe mollare, cerca scorciatoie, ma a fatica raggiunge la vetta da cui gode di una vista meravigliosa. Questo lo fa meditare sul suo passato e sui suoi peccati, confessando di non sentirsi affrancato dalle passioni terrene che non gli danno pace. Perciò apre le Confessioni e legge un passo a caso: è il passo dove Agostino rimprovera gli uomini di ammirare i paesaggi salvo poi non guardarsi mai dentro. Si presenta come un uomo vittima delle proprie debolezze di cui vorrebbe liberarsi, ma da cui non riesce.
I miti della giovinezza
Nel 1337 visita Roma: è impressionato dalla bellezza delle sue rovine. Maturerà il proposito di rifondare il prestigio di Roma classica. Da Avignone, divenuta troppo caotica per lui, passa in Valchiusa che diventa luogo di ispirazione e luogo di eccellenza per la solitudine intellettuale. Consulta la biblioteca assiduamente e qui comincia ad instaurare un dialogo con i classici da cui cerca di trarre esempi virtuosi da cui trarre valore da poter applicare. Questa sua scientificità di approccio ai testi rappresenta l'umanesimo petrarchesco. Si dedica alla filologia, restaura l'Ab urbe condita libri di Tito Livio. Nel codice Virgilio Ambrosiano raccoglie le opere virgiliane, con un commento di Servio, a cui si aggiungono opere di altri autori. La miniatura fu commissionata a Simone Martini. Porterà tale manoscritto sempre con sé.
Le opere e la laurea poetica
Tra il 1338 e 1339 comincia a lavorare alle sue prime opere: il poema epico in esametri Africa, la raccolta di biografie De viris illustribus. Nel 1340 riceve due inviti per essere insignito da laurea poetica: Roma e Parigi. Sceglie Roma perché "caput mundi" del mondo classico (Parigi è il centro della cultura accademica medievale) e può quindi porsi come successore della grande poesia latina. Leggerà una collatio laureationis dove rivelerà il suo volersi porre come prosecutore di quella poesia.
Africa e rerum memorandorum libri
Africa – Poema epico incompiuto (9 su 12 libri). Modelli Livio e Virgilio. Il classicismo petrarchesco non è in opposizione con lo spirito cristiano, ma anzi cerca di offrirgli un modello universale della natura umana: il recupero del classico è la faccia di un cristianesimo più aperto.
Rerum Memorandum Libri – Comincia nel 1342 ad Avignone. Aneddoti, suddivisi sulla base delle 4 virtù cardinali (prudenza, fortezza, giustizia e temperanza), su personaggi illustri del passato e presente. Per ogni virtù...
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