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Day 1

Un film esiste nel momento in cui esiste un pubblico

Digitale pesante: nelle grandi produzioni modello hollywoodiano, per effetti speciali e produzioni pesanti con grandi troupe e mezzi.

Digitale leggero: tendenza nel girare con telecamere molto piccole e possibilità di ridurre la troupe al minimo. Con un minimo investimento economico, ognuno si procura attrezzature per girare un film. Entrambi figli della tecnologia digitale.

Il digitale entra nel cinema con la post-produzione e montaggio con Avid poi Premiere. Con il passaggio al digitale molti registi hanno avuto difficoltà nell'accettarlo. Nel cinema esiste solo la fotografia giusta per quel film, quindi magari una foto tecnicamente brutta sia quella perfetta per quel film.

Pontecorvo, per girare la battaglia di Algeri, aveva bisogno di fotografia sporca e che raccontasse quasi di un documentario, licenzia il direttore della fotografia che faceva foto perfette. Ottimo esempio è Apocalipse Now, con Storaro direttore della fotografia che si fece fare delle pellicole Kodak apposta per quel film e le faceva sviluppare in un laboratorio a Roma. Ogni mattina partiva un aereo che portava le pellicole, film tra i più cari della storia del cinema, molto curata e importante la fotografia. C’è collaborazione tra regista e direttore della fotografia.

La pittura è un'ottima scuola per la fotografia, Caravaggio insegna molto per l’uso della luce. Dualismo del digitale riassunto nella forma Lumière/Méliès, i due papà del cinema nato nel 1858 a Parigi in un caffè in un boulevard. I due fratelli proiettano il film e inizialmente è considerato un'invenzione senza futuro, considerato un intrattenimento da circo. Lumière inventò e si specializzò nelle vedute, documentari di un minuto e mezzo, tipo di Superga a Torino o a New York, le troupe erano mandate in giro per il mondo per raccogliere immagini della realtà, cinema documentaristico. Fanno poi servizi come sfilate delle truppe, incoronamento del re, sono i padri del cinema della realtà.

Méliès

Per il cinema era magia pura e doveva permettere di vedere il fantastico e il surreale, faceva film di avventura e fantascienza, cinema dell’irrealità e illusione, lui di formazione era un illusionista. Il digitale pesante si rifà a Méliès mentre quello leggero ai Lumière.

Prima del digitale

Si usava la pellicola, superficie spalmata di un'emulsione chimica colpita dalla luce che provoca reazioni chimiche (cloruro d’argento) per cui un'immagine restava impressa in negativo sulla pellicola. Cinepresa: corpo macchina in cui scorre la pellicola, obiettivo attraverso cui passa l’immagine che col tempo diventa intercambiabile con focali diverse cioè inquadrano porzioni di spazio diverse e va dal grandangolo (35mm occhio umano) al teleobiettivo. Hitchcock usava la cinepresa.

Erano 24 fps per dare il movimento con un'immagine quadrata, con l’arrivo della televisione la gente non va più al cinema e Hollywood reagisce ingrandendo l’immagine e nasce il formato 16:9, che potevi avere solo al cinema e non in tv. Ma dato che la competizione aumentava si passa al 21:9 (cinema scope), più spettacolare del precedente, che usava una lente anamorfica, cioè comprimeva l’immagine che poi veniva riallargata dal proiettore.

Nel cinema in più si era introdotto il colore rispetto le tv. Poi con il 16:9 il suono è stereo cioè con due casse (prima era mono) e con il 21:9 si inventa il Dolby cioè il suono arriva da tutte le parti che non si può avere in casa nemmeno oggi tranne se con un grosso impianto.

Dentro la cineprese si potevano caricare pellicole fino a 10 minuti, grande limite. Hitchcock fa un film di un’ora e 20 che sembra una pellicola unica usando transizioni con il nero. La pellicola veniva poi portata in un laboratorio tipo camera oscura, il negativo veniva sviluppato, poi si faceva il positivo, e allungava i tempi perché il regista non sapeva subito com’era venuto. La stampa era a luce unica, si stampava con la stessa luce che mostravano un’immagine piatta, poi veniva montato in moviola, il montatore tagliava con le forbici e lo scotch, i fotogrammi erano tutti numerati, poi una volta fatto (coppia lavoro del positivo) si combinavano i fotogrammi negativi che poi si stampavano non più a luce unica ma con 3 colori base fatti con 3 manopole manuali.

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Day 2

Esame consiste in un video mandato un po’ prima, lo si discute con lui poi si passa all’altro prof. Verrà Roger Dickies un direttore good. Il direttore della fotografia mette in pratica la visione del regista, l’ultimo responsabile sul set che realizza effettivamente la sua visione. Il regista e il direttore hanno un forte legame, lo stesso regista lavora quasi sempre con lo stesso direttore. Due registi: un regista che è anche competente nella tecnica, si intende anche di molto di quello che fa anche il direttore, e poi un regista che fa solo la regia, dirige gli attori e controlla che tutto sia come ha in mente. Kubrick che era tecnico chiede un carrello e un 50 mm, va in pausa mentre il direttore allestisce il set e quando torna lo stronzo ha tolto il carrello e zoommato e Kubrick lo licenzia.

Il direttore della fotografia è anche un fotografo e conoscere tutte le ottiche le macchine e in più sapere cosa significano i punti di vista di macchina e i movimenti di macchina. Méliès è stato uno dei primi a creare un teatro di posa piazzando dei teli e pannelli per illuminare in maniere diversa il set, e uno dei primi a sperimentare con gli effetti speciali, tipo doppie esposizioni che erano usate solo in fotografia. L’industria americana inizia a investire sempre di più perché rende molto denaro, era importante anche quella di Torino.

Con l’epoca moderna iniziano a lavorare molte persone in un set. Il regista collabora con il produttore, in Italia il regista ha un ruolo maggiore, in America il contrario. Il produttore assume un regista, il produttore mette i soldi, da noi un regista va a cercare il produttore una volta che ha il suo script cioè la sua sceneggiatura.

Al di sotto di loro due ci sono tutti gli altri reparti, è una struttura piramidale quindi scenografia, costumi, trucco, parrucco, fotografia, attori, fonici e produzione. Per produzione si intende la logistica e organizzazione, non la parte finanziaria, in Italia si intendono con la stessa parola. Sotto questi ci sono altre maestranze, tipo nella scenografia i falegnami costruttori ecc. Sotto i costumi ci sono le sarte…

La fotografia è ultimo responsabile di quello che sarà proiettato in sala, i fotografi legano direttamente con la regia perché sono un po’ coccolati perché gran parte del budget. La fotografia è la parte che richiede più cash perché le attrezzature costano molto, che non si comprano, perché si aggiornano sempre e diventano subito obsolete. Importante il reparto elettricisti con una gerarchia con capo elettricista e i sottoposti e realizzano fisicamente l’illuminazione richiesta. Reparto macchinisti, costruiscono gli accrocchi che supportano e movimentano la camera.

Reparto macchina, gruppo di persone che sta vicino alla camera che devono essere sempre presenti e c’è l’operatore, un focus puller che deve far attenzione che sia a fuoco, poi il ciakkista, e il DIT che riceve le schede e fa i backup e storage. Un film nasce con una sceneggiatura, in Italia uno sceneggiatore spera che qualcuno glielo finanzi e accettato da un produttore quindi il regista va dal produttore. In America il contrario. Le fasi sono lo sviluppo della storia, la preproduzione cioè quando si organizzano le riprese, la produzione, cioè si girano le riprese, la postproduzione e la distribuzione. Il direttore della fotografia lavora dalla preproduzione alla postproduzione.

Lo sviluppo riguarda gli sceneggiatori, i produttori, il marketing e il regista; durante lo sviluppo viene preparato un trattamento e una sceneggiatura, il trattamento è una versione discorsiva della sceneggiatura che è la versione tecnica con regole che vanno seguite. Es. in sceneggiatura non si parla delle emozioni, lo si fa vedere e capire al pubblico che Pippo è triste perché è la cosa che esce alla fine, tipo si scrive Pippo ha gli occhi lucidi e si affaccia alla finestra fissando il vuoto. Lo sceneggiatore dà istruzioni al regista che potrebbe anche non seguirli.

Si cercano i produttori e si fa marketing, poi in preproduzione si fa la documentazione con l’organizzazione delle riprese di un film. In produzione si fanno le riprese.

Scegliere uno dei due libri: "I maestri della luce" (interviste a direttori della fotografia) spesso, "Impronte digitali" di Cristian Uva molto sottile, "Cinema postmoderno".

Day 3

In Francia nasce la nuova onda, movimento di creatività nel cinema, in vari paesi nasce il proprio movimento negli anni '60, scuole di nuovo cinema che trasformano e rinnovano il modello del cinema classico. Il capostipite è quello francese fatto da un gruppo di registi ventenni. Cinema d’autore: nel cinema il vero protagonista del film è il regista, autore assoluto del film mentre il controllo prima ce l’aveva il produttore, fase che dura fino alla fine degli anni '70.

Il cinema post-moderno supera la modernità, nel '900 con le avanguardie si prendono stili e modelli diversi uniti in modi imprevisti in un modello nuovo: es. manierismo italiano, corrente pittorica non ispirata alla natura ma alla pittura precedente es. di Leonardo o Michelangelo, e nel cinema si trae ispirazione al cinema precedente es. Tarantino, la struttura narrativa è tradizionale, si usa molto riciclare il cinema precedente attraverso esempio citazioni come in Pulp Fiction. Post-moderno rielabora non la realtà ma immagini che già esistono in altri film.

L’uomo con la macchina da presa: film in classe Italia e Russia accomunate dal futurismo, ma in Italia il movimento è fascista, in Russia è comunista. Il cinema incarna il '900 perché è arte che esiste grazie a una tecnologia e una macchina usata dall’uomo, quindi il cinema è l’arte che meglio di tutti rappresenta l’avanguardia e deve combattere la narratività. I film non devono riprendere la struttura narrativa del romanzo, che però è il modello che si diffonde, si voleva quindi costruire un linguaggio nuovo.

In Russia Zigavertov era il capostipite del movimento e racconta la realtà con la cinepresa, ‘cineocchio’, l’occhio della cinepresa deve svelare cosa c’è dietro la realtà, le immagini poi sono connesse (connessioni di pensiero non narrative) in sala di montaggio sfruttando le possibilità di questa tecnica, il tutto senza un cinema hollywoodiano con troupe set ecc., c’è solo un cineasta che in totale libertà scrive il film con la sua cinepresa.

La cinepresa è protagonista, esaltazione della tecnica e tecnologia, mezzi di trasporto ovunque, macchine da scrivere e telefoni, la tecnologia liberava l’uomo dalla sofferenza del lavoro. Studio su come si fanno le riprese. Anticipa tecniche che verranno riprese dal digitale, riprende aspetti del cinema muto americano e viceversa.

Day 4

I formati usati erano il 35 mm, poi il 16 mm e il super 8, la metà del 16 mm, più diminuiva la superficie meno era la qualità. La 8 mm si usava in maniera amatoriale, il 16 mm era usata per i servizi dei telegiornali, permetteva minori costi della cinepresa e della pellicola, si usava anche gonfiarla per renderla 35 mm ma peggiorava di qualità.

Con la telecamera si passa dalla chimica all’elettronica, la luce è impressa elettronicamente, nasce con la televisione negli anni '50, si definisce una sorta di ‘linguaggio televisivo’, nel senso che la tv portò alcune innovazioni che c’erano solo lì, come la continuità cioè poter filmare per un tempo illimitato, e altro mezzo innovativo era la diretta, non si elaboravano le immagini come nella cinepresa. Era anche più economico perché il nastro costa meno della pellicola, in più poteva essere cancellato e riciclato il nastro. Il lato negativo è che la qualità dell’immagine è più scarsa.

Il primo formato video usato è stato il pollice, la larghezza del nastro, con telecamere molto grosse e difficili da maneggiare. Poi il nastro 3/4 di pollice, più piccolo e contenuto in videocassette. Poi si passa al nastro Betacam, più piccolo e con più qualità. Alcuni registi furono subito interessati alla nuova tecnologia perché pensavano sarebbero stati utili per lo sviluppo del cinema, altri vedevano nel video uno strumento di qualità inferiore e quindi non la accettavano.

Il primo caso del video nel cinema è il 1968 con ‘Hollywood Party’ e la continuità è fondamentale e voleva rivedere il girato subito, nasce il video assist, una telecamera che affiancava la cinepresa così avevi una copia video del girato da rivedere. Poi il video è usato nel cinema dinuovo nell’82 da Coppola che voleva attraverso il video affiancarsi ai ...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Andreapicerno di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fotografia e cinema digitale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Torino o del prof Verra Enrico Maria.
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