Formazione pratica in nanotecnologie biomediche e terapie avanzate
07.10.2019
Lezione introduttiva
La differenza fra le cappe chimiche e le cappe biologiche è che le cappe chimiche non sono mai a ricircolo
d’aria mentre nella cappa biologica l’aria può anche tornare indietro. Le cappe biologiche non sono
compatibili coi solventi chimici mentre le cappe chimiche non possono garantire le condizioni di sterilità che
si garantiscono sotto la cappa biologica.
Tesine: obbligatorie!
C’è differenza fra risultati e discussione: i risultati sono una parte concisa la discussione spiega le
motivazioni e le implicazioni dei risultati.
NUMERARE FIGURE E TABELLE e mettere le didascalie
Le tesine valgono 9 punti dell’esame
Una tesina va presentata e vale 3 punti, l’esame è orale. Per accedere all’esame si devono fare almeno 5
su 9 laboratori. 08.10.2019
Esercitazione 1
La concentrazione è la quantità di soluto in un dato volume di solvente ed è costante su tutto il volume
della soluzione. Concentrazione volume/volume: ml
Ø
di liquido presenti in 100ml di volume
totale
Concentrazione peso/volume: g di
Ø
soluto per 100 ml di solvente
Molarità o concentrazione molare:
Ø
moli di soluto in 1l di solvente
Diluizioni
C1=concentrazione nota C2=concentrazione finale
V1=volume iniziale V2=volume finale 1
Ci sono due tipi di colture cellulari: le cellule aderenti e le cellule che crescono in sospensione, inoltre ci
sono altri tipi di cellule che crescono come aggregati di cellule detti sferoidi. Quando si utilizza una certa
coltura cellulare si deve sapere come crescono le cellule. i conti che si fanno per le diluizioni non dovrebbero
valere per le sospensioni ma per le cellule è comunemente accettato utilizzare le tecniche utilizzate per le
diluizioni MA si tratta sempre e comunque di una sospensione di cellule, non è una diluizione omogenea, LE
CELLULE SEDIMENTANO ALTERANDO LA CONCENTRAZIONE!!
Diluire una sospensione di cellule può servire per molti motivi:
Voglio fare una diluizione di farmaco e valutare gli effetti sulle cellule, devo assicurarmi che la stessa
concentrazione di farmaco venga data allo stesso numero di cellule. sulle piastre di coltura devo mettere lo
stesso numero di cellule. Una piastra ha molti pozzetti, la prima cosa da fare è portare le cellule in
sospensione e devo assicurarmi che la sospensione sia omogenea: devo spipettare la soluzione tante volte
in modo da garantire che le cellule siano circa dello stesso numero in ogni soluzione. Se le cellule sono del
tipo che cresce in sospensione allora siamo ragionevolmente sicuri che le cellule siano sospese allo stesso
modo. Se le cellule sono aderenti devono prima essere staccate, contate e poi diluite. Per staccare le cellule
dalla piastra si utilizza la tripsina, dopo qualche minuto le cellule si staccano e si deve inattivare la tripsina e
questo si fa aggiungendo altro mezzo di coltura che rende l’enzima inattivo dopo di che le cellule vengono
pellettate e vengono diluite in altro mezzo di coltura. lo sferoide normalmente cresce in sospensione, si
preleva e lo si diluisce in un volume noto di mezzo di coltura.
Ottengo così le cellule in un volume noto e a questo punto le posso contare, finché non so quante cellule
ho non so la concentrazione. Per contare le cellule si utilizza l’emocitometro che mi da il numero di cellule
per ml di soluzione. L’emocitometro è uno strumento in vetro che contiene due camere, prelevo un volume
piccolo di soluzione e lo diluisco con un'altra sostanza che marca le cellule morte di blu e le cellule vive si
riescono a vedere abbastanza bene. Conto il numero di cellule vive per quadrante, se ne fa la media e la si
moltiplica per il fattore di diluizione e per un coefficiente dato dal produttore dello strumento 2
15.10.19
Chiono
Idrogeli e applicazioni
Un idrogelo è un network polimerico 3D con caratteristiche idrofiliche, materiale che assorbe molta
acqua ma pur avendo questa affinità è un materiale che non si scoglie in acqua. Se abbiamo un gel in forma
di cilindro secco se lo mettiamo in acqua inizia a richiamarla e a gonfiarsi. Questo processo continua fino ad
arrivare a un valore di equilibrio del rigonfiamento oltre al quale non viene più assorbita acqua. Quanta acqua
può essere assorbita dipende dal tipo di idrogelo ma si va da un 20% fino a un contenuto di acqua del 99%
quindi sostanzialmente questi tipi di gel vengono chiamati idrogeli super-assorbenti. Questi idrogeli possono
essere molto utili in situazioni in cui c’è bisogno di assorbire molti fluidi (pannolini). Se gli idrogeli assorbono
molta acqua ma sono stabili vuol dire che le catene sono idrofiliche ma sono legate fra di loro, un materiale
idrofilico qualsiasi in acqua si scoglie, in questo caso questo non succede perché le catene sono legate fra di
loro, possono esserci dei legami covalenti (cross-link) nel caso di idrogeli reticolati chimicamente ma
all’interno di un gel ci sono altri tipi di interazioni che possono essere delle interazioni fisiche. L’ultima
giunzione che può esserci è un’altra giunzione di tipo fisico però in questo caso si tratta di una sorta di
attorcigliamento fra le catene questa è una giunzione che da stabilità alla struttura.
Possiamo avere due tipi di idrogeli:
• Idrogeli chimici in cui sono presenti anche legami chimici
• Idrogeli fisici in cui sono presenti solo interazioni fisiche
Gli idrogeli hanno diverse proprietà:
Il contenuto di acqua, si distingue fra acqua legata e acqua free. Il contenuto di acqua si può calcolare
o semplicemente andando a prendere un materiale che inizialmente è secco dopo di che viene
immerso in soluzione. La prima acqua che entra nella struttura è la cosiddetta acqua legata che forma
dei legami a idrogeno, la struttura inizia a rigonfiare e quindi ad aprirsi. In questo modo l’acqua
interagisce anche con le porzioni meno idrofiliche poi entra dell’altra acqua per una sorta di effetto
osmotico, l’acqua è spinta a entrare nella struttura e questa è l’acqua libera. A un certo punto
andiamo a pesare il campione all’istante t e andiamo a calcolare il contenuto di acqua facendo la
differenza fra il peso all’istante t e il peso del gel secco. Le misure vanno ripetute almeno per 3 volte.
Ci possiamo aspettare delle curve di questo tipo (vd slide 8). L’andamento è crescente fino a quando
non si raggiunge una sorta di equilibrio quando l’idrogelo è saturo. A seconda di dove vogliamo
andare a usare l’idrogelo si possono usare delle soluzioni diverse per valutare quanta acqua l’idrogelo
assorbirà effettivamente. Se l’idrogelo si rigonfia la sua porosità intrinseca diventa più grande e si
riduce la rigidezza meccanica, ci sono delle caratteristiche del gel che possono essere influenzate
dall’assorbimento di acqua.
Di solito oltre ai test di assorbimento di acqua si fanno dei test di perdita di peso, il materiale secco
viene messo in acqua dove si lascia per un certo tempo, lo si preleva e lo si fa seccare di nuovo. Si va
a confrontare il peso iniziale secco e il peso finale secco per valutare se si è verificata una perdita di
materiale, si ottengono delle curve crescenti in quanto gli idrogeli devono essere comunque
degradabili in ambiente biologico.
È anche possibile distinguere l’acqua libera da quella legata e lo si può fare con due tecniche:
Analisi DSC: ci permetti di andare a rilevare le caratteristiche termiche dei materiali. Dato un
§ porta-campione con due alloggiamenti: uno per il campione e uno per il riferimento che va
tenuto vuoto. Impongo un certo programma termico, ad esempio un riscaldamento, la
macchina mette in atto il programma termico sia sul campione che per il riferimento e
registra un flusso di calore dal polimero al riferimento. La quantità di calore che viene data
al campione è maggiore in quanto è presente un polimero che ha una sua capacità termica
rispetto al riferimento che è vuoto. In sostanza questa differenza inizialmente viene
registrata come una linea quasi piana. Quando il polimero entra nel range di temperatura di
fusione allora la differenza fra il flusso di calore al polimero e quella fornita al riferimento
aumenta, la macchina registra un picco detto picco di fusione. Lo stesso si verifica nel caso
di raffreddamento (picco di cristallizzazione). Nei polimeri abbiamo anche le transizioni
vetrose che non sono associate a un calore latente ma la macchina le vede come una
differenza di capacità termica, viene rappresentata da un punto di flesso in corrispondenza
3
della Tg che quindi può essere ricavata sia dal raffreddamento che dal riscaldamento nello
stesso range.
Dato un campione di gel, una volta reggiunto l’equilibrio l’idrogelo viene congelato dopo di
che viene fatto il test di riscaldamento. A 0°C abbiamo il picco di fusione in quanto il ghiaccio
si scioglie, l’area del picco è proporzionale all’entalpia di fusione, nel caso del gel abbiamo
l’entalpia di fusione dell’acqua e del gel mentre l’entalpia di fusione del ghiaccio è nota e
quindi in base al calore latente di fusione dell’acqua e il valore ricavato dal test possiamo
andare a calcolare la quantità di acqua presente all’interno del gel, questa è l’acqua libera
perché solo l’acqua che non è chimicamente legata al polimero ha la capacità di diventare
ghiaccio.
L’acqua legata è legata al polimero quindi non può partecipare a altri eventi come la
cristallizzazione e non può solubilizzare altre molecole.
L’idrogelo secco viene messo in una soluzione che contiene una molecola fluorescente,
§ l’idrogelo rigonfia fino alla situazione di equilibrio. A questo punto vado a prendere la
soluzione rimasta fuori e vado a fare delle misure di assorbanza che mi permettono di capire
quale concentrazione di sostanza abbiamo fuori dall’idrogelo all’istante temporale generico.
Quindi possiamo calcolare il numero di moli della sostanza all’esterno. Inizialmente in
soluzione avevamo messo un certo numero di moli quindi possiamo calcolare il numero di
moli entrate all’interno dell’idrogelo, essendo all’equilibrio la concentrazione di soluzione
dentro e fuori dal gel è la stessa. Conoscendo il numero di moli e la concentrazione all’interno
dell’idrogelo posso calcolare il volume di acqua libera presente internamente al gel perché
solo l’acqua libero può solubilizzare sostanze
La struttura è intrinsecamente porosa, quando parlo di mesh si fa riferimento alla dimensione dei
o pori dell’idrogelo.
Questa porosità è molto importante per la diffusione di farmaci contenuti all’interno del gel ma
anche nel caso di gel su cui coltivare le cellule perché per far sopravvivere le cellule i gel devono
essere permeabili. Analizziamo tre casi:
Caso in cui le dimensioni della molecola di farmaco sono molto più piccole della mesh size
§ Caso in cui le dimensioni della mesh sono paragonabili a quelle del farmaco
§ Caso in cui la mesh ha dimensioni minori di quelle del farmaco. In questo caso per far
§ diffondere il farmaco si possono sfruttare diversi meccanismo:
Meccanismo degradativo
ü Meccanismo del rigonfiamento, in risposta ad uno stimolo il gel può rigonfiare di più
ü e quindi rilasciare il farmaco in maniera intelligente
Deformazione della mesh legata a una sollecitazione meccanica
ü
Per calcolare la mesh size si può utilizzare una molecola modello, solitamente viene usata una
molecola di destrano-fluoresceina in quanto sono commerciali e quindi facilmente reperibili e ne
esistono di diversi pesi molecolari. Inoltre essendo marcato possiamo misurarlo facilmente o in
assorbanza o in fluorescenza. La misura è molto semplice: si inserisce nella miscela il destrano-
fluoresceina. Una volta che il destrano è incapsulato nell’idrogelo vado a misurarne il rilascio. A
diversi istanti temporali prelevo la soluzione in cui il destrano viene rilasciato e vado a misurare
l’assorbanza. Preventivamente è stata preparata una curva di calibrazione: prendo delle soluzioni di
destrano fluoresceina con concentrazioni via via crescenti e ne misuro l’assorbanza, in questo modo
costruisco la retta di calibrazione che è la base per fare le quantificazioni. A questo punto all’istante
t prendo la mia soluzione, misuro l’assorbanza e ricavo la concentrazione. Utilizzando diversi tipi di
destrano fluoresceina posso avere diverse indicazioni sulla porosità del gel. Più il gel è concentrato
più è denso e quindi è più difficile diffondere per la molecola incapsulata. Per quanto riguarda la
permeabilità dei farmaci, soprattutto farmaci proteici, noi ne sappiamo il peso molecolare e
scegliamo il destrano fluoresceina più simile.
Possiamo distinguere vari tipi di gel in base a diverse caratteristiche, una distinzione possibile è:
Gel chimico: sicuramente è un idrogelo permanente di cui non possiamo più modificare la struttura.
§ I gel di tipo chimico possono essere ottenuti: 4
Con un processo di polimerizzazione da monomeri
o Dato un insieme di macromeri in cui sono presenti delle insaturazioni, per avere un grado di
o reticolazione più denso o per favorire il processo posso mettere un cross-linker che può avere
un doppio legame o più di uno. Questo è il caso di reazioni radicaliche. Il macromero idrofilico
con due doppi legami alle estremità attraverso un processo di fotoreticolazione possiamo
ottenere un gel degradabile enzimaticamente
Reticolazione chimica utilizzando degli altri reagenti che possono essere o dei monomeri
o bifunzionali o dei polimeri bifunzionali. Per ottenere il gel ci serve un reticolante che deve
avere almeno tre funzionalità. nel secondo caso un polimero polifunzionale con tutta una
serie di gruppi reattivi deve essere reticolato per ottenere un gel e si possono avere diverse
tipologie di reticolanti. Questo caso è molto comune, è presente nella reticolazione chimica
di polimeri naturali per creare un gel perché i polimeri naturali sono ricchi di gruppi funzionali
che possono essere sfruttati per legare insieme le catene creando un gel. Questo è un modo
per reticolare che introduce il reticolante all’interno della struttura. Il metodo enzimatico
utilizza appunto degli enzimi (transglutaminasi) per legare le catene, fanno avvenire una
reazione che spontaneamente non potrebbe avvenire, le due catene reagiscono fra loro
formando il network ma non è presente l’enzima all’interno della struttura.
Gli idrogeli chimici sono più stabili ma hanno molti inconvenienti in alcune applicazioni:
Se voglio far avvenire la reticolazione chimica direttamente in vivo si possono danneggiare
o le cellule a causa delle condizioni di formazione che hanno i gel chimici. Per questo
potrebbero soffrire le cellule incapsulate nel gel o le cellule dei tessuti circostanti quindi nel
caso di gel iniettabili sono preferibili i gel fisici
Gel fisico: è un gel non permanente che può diventare una soluzione in determinate condizioni. Tre
§ meccanismi principali:
Reticolazione ionica, essenzialmente sono fatti da polimeri che hanno delle cariche e per farli
o reticolare si utilizzano degli ioni multivalenti con carica opposta. L’alginato è un polimero
ricco di gruppi –COOH che sono protonati in condizioni fisiologiche. Aggiungendo cloruro di
-
calcio questi fanno reticolare le catene in quanto gli ioni calcio si legano ai gruppi –COO .
questo è uno dei metodi più semplici che ci sono per fare dei gel
Gel sensibili al pH, in condizioni particolari si mantengono gel e in altre condizioni sono
o soluzioni. Questi tipi di gel in genere hanno nella lo struttura dei blocchi più idrofobici che ne
garantiscono la stabilità in acqua. Negli idrogeli sensibili al pH abbiamo dei gruppi acidi deboli
(-COOH) oppure dei gruppi basici deboli (-NH ). Nel caso degli acidi deboli considerando una
2
scala di pH avremo che questi gruppi sono stabili a pH basso ma alzando il pH tendono a
-
formarsi dei gruppi –COO . Quando il pH supera un certo valore troviamo gruppi
prevalentemente in forma ionizzata. Con i gruppi basici deboli succede una cosa simile, al di
3+
sotto di un certo pH prevalgono gli NH e al di sotto prevalgono gli NH questo valore di pH
2
3+
corrisponde al pKa degli NH . a seconda del pH può cambiare molto il carattere del gel
perché nel caso di gruppi aminici sotto il pKa abbiamo principalmente gruppi ionizzati, la
struttura si apre e non avendo legami chimici il gel tende a scogliersi, succede l’opposto per
gruppi acidi deboli, con una prevalenza di gruppi ionizzati aumenta l’idrofilicità, c’è una
repulsione elettrostatica fra le molecole e dunque la struttura viene solubilizzata.
Questi gel sensibili al pH sono molto utili per il rilascio di farmaco, per esempio per rilasciare
farmaco in una particolare regione dell’apparato digerente. Noi vogliamo che il nostro gel
vada a rilasciare il farmaco in corrispondenza della parete dello stomaco possiamo utilizzare
un gel con basi deboli. A livello orale abbiamo il discorso opposto quindi usiamo un gel che
presenta dei gruppi acidi deboli. Un’altra applicazione è nell’ambito della terapia genica,
rilascio di DNA o RNA. È molto difficile entrare all’interno della cellula e inoltre si tratta di
molecole molto delicate, sono materiali che degradano molto facilmente e quindi è
importante incapsularli. Hanno una carica negativa quindi possiamo sfruttare sistemi che in
certe condizioni di pH hanno una carica positiva e una di queste molecole è il chitosano. Si
formano dei nanogel, mettiamo il nanogel a contatto con la cellula che va a internalizzare il
sistema, si verifica un’internalizzazione in vescicole
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Formazione Pedagogica
-
Educazione terapeutica e formazione
-
Educazione terapeutica e formazione
-
Formazione apparato digerente