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Le fonti del giapponismo nell'arte europea del XIX secolo

Costretto nel 1853 dalla flotta americana a revocare il blocco bisecolare dei propri porti e obbligato a firmare una serie di trattati commerciali con vari paesi, il Giappone balza in modo repentino alla ribalta delle grandi esposizioni internazionali. Rotto così l'isolamento voluto fino allora dai governanti del Sol Levante, intorno alla metà del XIX secolo il Giappone si offre agli occhi europei e la prima presentazione ufficiosa dei prodotti nipponici ha per sfondo l'Esposizione di Londra del 1862. Il materiale in mostra, per lo più oggetti d'uso di ceramica, lacca e bambù, ha immediata presa su architetti, decoratori ed artisti.

Negli anni successivi, in occasione delle esposizioni universali, sono allestiti nuovi padiglioni di ambientazione giapponese, a Parigi, Vienna e Filadelfia. Nel 1867 a Parigi viene presentata un'intera fattoria giapponese fedelmente riprodotta e dotata all'interno di oggetti d'uso. La vendita dei prodotti esposti in tali occasioni contribuisce in larga misura alla diffusione di un gusto, il "giapponismo", che non ha solo risvolti mondani, ma importanti riflessi sull'arte e sulla cultura occidentale. Dal confronto con l'essenzialità lineare delle forme giapponesi, l'arte cinese esce bollata col marchio di barocca e decadente. All'Esposizione di Parigi del 1878 nella quale il Giappone presenta i suoi prodotti con grande dovizia, soprattutto le ceramiche molto ammirate, divengono subito oggetto di imitazione industriale.

Il Ritratto di Zola di Manet è un'opera paradigmatica del giapponismo. Zola, ammiratore dell'arte di Manet, aveva elogiato la sua modernità in un saggio che, nel quadro, appare riprodotto sul tavolo a destra, dietro al calamaio. Lo scrittore aveva preso le difese di Manet, accusato di produrre immagini appiattite e di creare figure prive di modellato. A tali critiche Zola aveva opposto positive considerazioni sulla forza interpretativa e sull'originalità di Manet.

Un'opera del 1887 di Van Gogh si rifà al giapponismo, il Ritratto di Père Tanguy, amico-mercante del pittore. In quest'opera fra le consuete immagini giapponesi che costituiscono lo sfondo cui è giustapposta la figura seduta, notiamo la cortigiana in basso a destra che l'artista aveva copiato dalla copertina del numero speciale della rivista "Paris Illustré" dedicato al Giappone nel maggio del 1886. Le analogie con le stampe giapponesi sono rese esplicite dal confronto con la silografia di Keisai Eisen per quanto riguarda il modello dei soggetti femminili orientali, come per il ritmo verticale e la composizione a sagome appiattite scelti da Van Gogh per il ritratto di Tanguy.

Verso la fine del secolo il processo di assorbimento in Occidente dei nuovi canoni estetici può dirsi compiuto.

La fotografia

Già verso il 1826 Niépce compiva esperimenti di impiego della camera oscura come mezzo di riproduzione delle immagini naturali. Nel 1829 Niépce si associa a Daguerre il quale nel 1838 rendeva pubblica la scoperta di un procedimento per fissare l'immagine, proiettata nella camera oscura sopra una lastra d'argento, e lo brevettava come "daguerrotipo". Inizialmente molto diffuso veniva sostituito dopo vent'anni dalla fotografia su carta. Daguerre rendeva stabili le immagini daguerrotipe immergendole in una soluzione di iposolfato, secondo un sistema escogitato nel 1818 da Herschel, il vero inventore della fotografia in senso moderno. Herschel non aveva pubblicizzato le sue scoperte e tuttavia, nonostante il suo fondamentale apporto, Daguerre passerà alla storia come inventore del sistema più rivoluzionario di riproduzione meccanica dell'immagine.

Nello stesso anno il governo francese acquistava il brevetto per l'uso pubblico del daguerrotipo. Dapprima limitato alla natura morta, il campo di intervento della fotografia si estende anche al ritratto, costruito secondo gli schemi tradizionali della pittura, con la quale condivide, almeno inizialmente, i tempi di posa molto lunghi e positure convenzionali richieste ai modelli. La diffusione del daguerrotipo aveva scosso l'ambiente artistico. In realtà, il cammino dell'arte e quello della fotografia si intrecciano fin dall'inizio e tra i primi fotografi molti erano anche pittori, come Daguerre, e molti pittori si dedicavano alla fotografia.

A conferma della permeabilità tra pittura e fotografia si pone, intorno al 1860, la scoperta della fotografia istantanea che consentiva un più accurato studio del movimento, da sempre oggetto di interesse per i pittori. Negli stessi anni in cui Degas dipingeva I cavalli da corsa davanti alle tribune nel 1879, Muybridge svolgeva studi fotografici sui cavalli in corsa. Inizialmente anche Ingres aveva dichiarato la sua ammirazione per il mezzo fotografico; tuttavia l'ostilità dei conservatori si manifestò appieno nel 1859, quando la fotografica fu invitata a partecipare al Salon accanto alla pittura, alla scultura e all'incisione.

Tre anni dopo i pittori ufficiali redigevano un manifesto protestando presso lo Stato per l'eccessiva stima di cui godeva la fotografia. Tra questi anche Rousseau e lo stesso Ingres. A dispetto di ciò molti pittori consideravano ormai la fotografia un valido ausilio per fissare e studiare l'apparenza della realtà. Manet utilizzò almeno quattro documenti fotografici per dipingere nel 1867 L'esecuzione dell'Imperatore Massimiliano, avvenuta in Messico nello stesso anno. L'influenza della fotografia è stata riportata alle giuste proporzioni dalla constatazione che il cosiddetto "taglio fotografico" in pittura precede la diffusione della fotografia. Un paesaggio italiano di Cogniet, Al lago di Nemi vicino Roma, dipinto nel 1817 presenta, infatti, con notevole anticipo, la inquadratura da istantanea. Studio di un paesaggio realizzato, appunto, in Italia dove Cogniet, vincitore del Premio di Roma nel 1817, rimane fino al 1824. Il taglio fotografico dell'opera è marcato dal ramo in primo piano a destra, che appartiene a un albero lasciato fuori campo dall'ardita scelta del punto di vista operata dal pittore. Inoltre, anche il leggero effetto "nebbia" dello sfondo richiama il flou fotografico.

Senza dubbio, però la fotografia aiuta la pittura a liberarsi dalla composizione tradizionale e contribuisce a creare il nuovo linguaggio figurativo. La fotografia e la pittura sono dunque espressioni diverse e parallele della visione empirica del mondo materiale che portò all'affermazione del realismo dell'immagine. Gli anni '70 del XIX secolo segnano la maturità della fotografia come mezzo espressivo e la sua accettazione da parte dell'arte moderna come esperienza complementare. L'impressionismo rappresenta una conferma in tal senso. Nel corso degli anni '90, infine, il Simbolismo estendeva questa concezione estetica alla letteratura e all'inizio del XX secolo la raggiunta autonomia tra fotografia e pittura è siglata dagli espressionisti tedeschi.

L'arte italiana tra Risorgimento ed Unità nazionale

Gli anni che precedono l'Unità d'Italia del 1861 e il decennio immediatamente successivo risultano fondamentali per il rinnovamento estetico dell'arte italiana, perseguito peraltro anche al di fuori dell'ambito accademico con la costituzione di "scuole" locali nel napoletano, in Piemonte e in Toscana. Fin dagli anni quaranta Firenze è il centro più vitale. All'interessante produzione libraria si affianca un'intensa attività teatrale e la città diviene in breve tempo punto di incontro di differenti culture europee. I rapporti con la Francia appaiono molto stretti fin dall'inizio del secolo, soprattutto col ritorno in patria di Lorenzo Bartolini, dopo un ventennio di successi parigini.

Lo scultore toscano, legato a Ingres da lunga amicizia e molto stimato in ambiente accademico, nel 1841 era stato eletto membro onorario dell'Istituto parigino delle Belle Arti. La fondazione della rivista "Antologia" e del famoso "Gabinetto" letterario e scientifico annesso, diffonde tra gli intellettuali italiani la conoscenza della lettu... (testo troncato per lunghezza).

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

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