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Fonti, modelli e linguaggi dell'arte contemporanea

Arte tedesca del XX secolo

Sapere lineamenti generali arte contemporanea e Museo del Novecento, GAM, Brera, Boschidi Stefano... Film da «Metropolis» a «Il gabinetto del dr Caligaris». Dalla Germania provengono alcune tra le maggiori innovazioni dell'arte contemporanea tra le due grandi guerre in particolare.

Nuclei cittadini che interessano sono Berlino (interessata alle correnti del Realismo), Monaco (più vicina alla cultura austriaca e mediterranea: Italia, Grecia, Spagna. V. architettura vicina ai palazzi di Firenze, inclusi la Glittoteca e i Propilei. Anche i rapporti politici sono significativi. Pittore italiano influenzato dalla cultura monacense è De Chirico, nato in Grecia dove lavorava il padre, ingegnere ferroviario), Dusseldorf (in Renania, sul Reno, dunque vicina alla cultura francese). Poi si aggiungerà Dresda.

Ci si formava presso l'Accademia. V. francobollo dedicato a Adolph von Menzel, grande pittore dell'Ottocento. Litografo che riceve le sue influenze del romantico norvegese Dahl, a sua volta allievo di Friedrich e Runge; altre influenze dalla scuola di Barbizon, in particolare Constable. V. «Das Balkonzimmer», 58x47 cm, 1845, Berlin, Nationalgalerie. Interno non idealizzato, arredamento tipico dell'epoca. Qui sfrutta perlopiù le potenzialità del colore, ma era anche abile disegnatore (aveva fatto xilografie, incisioni di legno, per il monarca Federico).

V. sempre di Menzel «La linea ferroviaria tra Berlino e Potsdam». In Italia le prime linee ferroviarie erano Milano-Monza e Napoli-Portici. Al GAM c'è «Le cucine economiche» di Pusterla, che erano vicine alla stazione di Milano. Aurorale esempio di Divisionismo, anni Ottanta dell'Ottocento. A Volpedo la microscopica piazza de «Il quarto Stato» è formata da piastrelle che rappresentano ognuna uno dei personaggi.

Tornando a Menzel, la sua poetica è vicina anche a quella di Turner. Infatti è presente l'iconografia della modernità, in particolare dei treni. La sensibilità proiettata alla modernità è quella condivisa da Boccioni negli «Stati d'animo» e nell'autoritratto che c'è a Brera - lo scorcio che si vede è in via Castel Morrone a Milano. Qui Boccioni ha un colbacco russo, perché era stato in Russia. C'è anche, sullo sfondo, un cavallo e una casa con le impalcature: tutti i motivi del Boccioni futurista.

Se si va a verificare, sembra che gli elementi di questo paesaggio Boccioni non li abbia visti veramente, ma li abbia inventati. Lo scenario visto da Boccioni è forse ripreso dal finestrino di un treno. Impressionava che, in velocità, la realtà sparisse alla vista. Infatti anche la velocità presto entra a far parte del repertorio boccioniano.

Opere di Adolph von Menzel

Tornando a Menzel, «I funerali dei caduti di marzo», 1848, Kunsthalle, Hamburg. Nasce qui più o meno la tendenza di rappresentare fatti molto vicini, nel tempo e nello spazio. Il realismo berlinese sarebbe impensabile a Monaco. Però il classicismo entra comunque nella pratica berlinese - e menzeliana. V. «Il concerto di flauto di Federico il Grande a Sanssouci», 1850-52, Berlin, Nationalgalerie. Federico II se la spassava in questo castello francese. Era un colto protettore delle arti. Sulla stessa scorta, v. «Bonsoir Messieurs! (Federico II il Grande a Lissa)»; «Théatre du Gymnase a Parigi», 1856, Berlin, Nationalgalerie.

Menzel fa parte dell'Accademia di Berlino e vi diventa docente di Pittura. Viaggia tra Parigi, Vienna e Verona. A Parigi ci va per l'Esposizione Universale e il Pavillon du Réalisme, dove Courbet salta agli onori della cronaca. Gaudente e peccaminoso. Nel 1848 Courbet aveva vinto la medaglia del Salon. Poteva dunque partecipare al Salon e all'Expo. Però non gode dello spazio e della fama delle due stelle del momento, il romantico Delacroix e il classicista Ingres. Perciò crea il Pavillon du Réalisme. Si era al contempo sviluppato il mezzo della fotografia.

Menzel arriva a Parigi in questo contesto. In quel periodo arriva ad esempio anche il Piccio da Bergamo. Uno dei divertimenti serali, che Menzel ritrae, era andare a teatro. Menzel presta attenzione anche al pubblico, borghesi che possono concepire spese per divertirsi. In questo si avvicina a Daumier, v. «Crispino e Scapino», o «Il melodramma», 1858-60, Musée d'Orsay. Interessanti per entrambi sono anche gli studi della luce artificiale, che modificano i lineamenti e l'atmosfera.

V. Walter-Sickert, «The old Bedford», 1894, in cui il pittore non studia la scena, ma le reazioni del pubblico. V. film in cui è ritratto un pubblico popolare in piccionaia (in francese «Paradis»), «Les enfants du paradis», -in ita. «Amanti perduti"- 1945, diretto da Marcel Carné, sceneggiatura di Jacques Prévert, con Arletty e Jean Louis Barrault. Storia di un mimo visivamente ispirata a Daumier.

V. Menzel «Teatro di containi in Tirolo», 1859, Hamburger Kunsthalle. V. A. von Menzel, «La ferriera (Ciclopi moderni)», 153x253 cm, 1872-5, Berlin, Alte Nationalgalerie. Eroi della modernità forti, titanici, che lavorano nel contesto della grande industria. Molti dettagli, talora anche poco gradevoli. Allusione al mondo mitico dei giganti che lavorano il metallo. V. libro di Klingerd, «Arte e rivoluzione industriale», pubblicato in Italia da Einaudi negli anni Quaranta.

Le dimensioni de «La ferriera» sono maggiori perché non era un quadro commerciale. Se il pubblico borghese doveva proprio comprarsi qualcosa da mettersi in casa, certamente preferiva «Das Balkonzimmer» o simili. «La ferriera» ha una maggiore complessità di ideazione ed esecuzione, che richiede più tempo e lavoro. Personaggi ritratti nel momento consueto della colazione (diverso dal «Déjeuner sur l'herbe» di Manet...). Questo quadro ha aspirazioni museali. Diversissimo dal gusto da Salon, v. ad esempio N. Poussin (1594-1665), «Rebecca al pozzo», Louvre - pittore romanista, ispiratore della Académie de France.

Il Salon (da Salon Carré del Louvre) ospita i risultati migliori di professori e allievi dell'Accademia. Il quadro da Salon deve risolvere i problemi della pittura: rappresentazione di luci, paesaggio, architettura, nature morte, corpo umano (ritratto; figura), colori, abilità narrativa, composizione. V. altri quadri nel gusto da Salon: J.L. David (1748-1825), «Le sabine», 1796-99, Parigi, Louvre. Artista «engagé» che non rinuncia all'esercizio accademico nelle sue composizioni. Quadro esposto a pagamento che gli frutta una enorme ricchezza economica, in particolare sotto il suo nuovo «datore di lavoro», Napoleone. Sull'episodio del ratto appena avvenuto delle Sabine, con Ersilia al centro, viene traslato il significato della riconciliazione dei francesi a Rivoluzione conclusa. David diventa un acceso sostenitore di Napoleone.

Arte e fotografia

V. Grandville, «Le Louvre des Marionnettes», da «Un autre monde», 1845. Disegno caricaturale. Il libro parla di un mondo alla rovescia. In questo disegno ritrae il momento dell'allestimento della mostra. Ci sono grandi quadri accademici, enormi, che addirittura non entrano nella porta del palazzo - addirittura gli operai devono allargare la porta per farli entrare. Ma al contempo ci sono tantissimi piccoli quadretti, portati dentro a mucchi, ma snobbati e maltrattati, portati senza riguardo su un carrettino da mercato. L'idea di fondo è che l'arte contemporanea è una merce, prodotto che si compra e si vende e ha una grande circolazione. I grandi quadri hanno invece conservato il grande valore di comunicazioni di idee e modelli estetici intramontabili. Grandville apprezza in sostanza il valore didascalico dei grandi quadri, anche perché secondo lui il contenuto dei quadri si adegua alla dimensione della tela; i quadri piccoli ospitano immagini di inezie, immagini superficiali, di puro arredo. V. libro «La fine dei Salon»; tramonto della pittura di grandi dimensioni a vantaggio di un nuovo tipo di arte. Il monumentalismo epico delle tele da Salon non ha più successo.

V. Karl Blechen, «Laminatoio presso Eberswalde», 1830, Berlin, Alte Galerie. Paesaggio romantico con la stranezza del paesaggio industriale. V. anche, sempre di Blechen, «Costruzione del ponte del diavolo», 1830, Monaco, Neue Pinakothek. Eredita l'estetica del sublime dal Romanticismo.

Opere di Menzel e altri artisti

V. Menzel, «Das Ballsouper (il ballo)», 1878, Berlin, Nationalgalerie; «Parete dello studio», 1872, Hamburger Kunsthalle; «Il piede dell'artista», 1876; «Giorno feriale a Parigi», 1876, Dusseldorf, Museum Kunst Palace; «Processione a Hofgaststein», 1880, Monaco, Neue Pinakothek. La rappresentazione è quasi positivista: umanità studiata scientificamente, al microscopio, senza affetti o selezioni estetiche.

V. F.P. Michetti, «Processione del Corpus domini», 1877 (acquistato dall'imperatore di Germania Guglielmo II). V. Anselm Feuerbach, «Hafis von der Schenke (Hafez davanti alla taverna)», 1852, Mannheim, Kunsthalle. Registro completamente diverso. La scuola di Monaco è molto più legata ad un passato remoto, mitizzato. Il personaggio ritratto è un mistico persiano del Trecento, un mistico gaudente che propugna la riapertura delle taverne. Il quadro è di gusto accademico, con grande importanza data al disegno.

Feuerbach nasce nel 1829 e muore a Venezia nel 1880. Studia tra Dusseldorf e Monaco. Nel 1855 si reca a Venezia, Firenze e Roma. I suoi soggetti sono soggetti letterari, antichità classica e idealizzazione. Si trova vicino a Hans von Marées, Bocklin (svizzero monacense d'adozione, morto poi a Fiesole). V. Feuerbach, «Heroische Landschaft», 1855, Berlin, Nationalgalerie. Piccolo quadro che ritrae un paesaggio del Garda, di «servizio» per quadri successivi di maggiore impegno. Questo paesaggio è di esecuzione quasi impressionistica, realizzato velocemente, con colori vividi e forme lineari. Come nella scuola di Fontainebleau, eseguito direttamente «sul motivo», come faceva Courbet, senza eccessiva riflessione disegnativa - non a caso Courbet è considerato l'antecedente della pittura di gesto, astratta.

V. Courbet, «Die quelle des Lison», 1864 ca., Berlin, Nationalgalerie. Confrontabile con le rappresentazioni del monte Saint Victoire di Cézanne (v. «Der Bahndurchstich», 1870, Monaco, Neue Pinakothek). Non a caso la Germania è la prima ad acquistare quadri di Cézanne. L'acquisto di quadri francesi genera polemiche sia dal punto di vista politico, sia per quello artistico. V. Feuerbach, «Ricordo di Tivoli», 1867, Berlin, Nationalgalerie; «Das Urteil des Paris (Il giudizio di Paride)», 1869-70, Hamburg, Kunsthalle; «Nudo», 1870. Quest'ultimo è privato, intimo, quasi impressionista; «Medea e gli Argonauti», 1870, Monaco, Neue Pinakothek. Questo è il suo quadro più famoso. Gli Argonauti sono vestiti come pescatori italiani. La costruzione è accademica: linea dell'orizzonte, che divide in sezione aurea l'altezza del quadro; diagonale da SX a DX che va da Medea, alla roccia, alla sommità della nave.

Artisti e influenze

Anselm Feuerbach (Speyer 1827 - Venezia 1880) Arnold Bocklin (Basel 1827 - Fiesole 1901) Hans von Marées (Wuppertal 1837 - Roma 1887) Franz von Lenbach (Schrobenhausen 1836 - Monaco 1904) Bocklin studia a Dusseldorf. Va a Roma nel 1845 e qui assiste ai moti del Quarantotto e alla nascita della Repubblica romana nel 1849. Di carattere è un eversivo. Amico di Feuerbach. Negli anni Cinquanta va a Monaco, dove viene protetto dal mecenate Schack che ha una cultura classica. Schack acquista dipinti dei giovani artisti summenzionati e commissiona loro delle copie da pitture italiane del Rinascimento. Bocklin va poi a insegnare alla Scuola d'arte di Weimar, dove più tardi nasce il Bauhaus per iniziativa di Gropius. È anche la stessa città in cui nasce la Repubblica dopo la fine dell'Impero di Guglielmo II. Dal 1929 al 1933 anche l'arte va sotto il nome di «arte della Repubblica di Weimar». Tornando a Bocklin capisce di non essere adatto all'insegnamento; viaggia tra Monaco e Roma, per poi recarsi a Fiesole dove muore.

V. Bocklin, «Ulisse e Calipso», 1883, Basel. La figura di Ulisse è bardata e guarda il mare. Assomiglia alla figura che appare in Feuerbach; è inoltre ripresa da De Chirico. V. Bocklin, «Sirenen», 1875. Tema odissaico e ritratto in maniera sgraziata, ironica. Le Sirene cercano comunque di rendersi attraenti col canto, ma nascondono le zampe di gallina e i teschi delle loro vittime. Questo è un atteggiamento che prepara - specialmente a Monaco - la dissacrazione del Classicismo. Pittore di passaggio sarà, con la Secessione di Monaco (1892), Franz von Stuck, il quale guarda al mito con atteggiamento ironico o al contrario drammatico, cupo (come se i miti subissero un tramonto o fossero soggetti a inquietanti pulsioni di tipo freudiano, che li contaminano irrimediabilmente).

Chiaramente non è l'unico raggruppamento di artisti: altri si formavano anche per più triviali, ma assolutamente legittimi, scopi commerciali. V. Bocklin, «Il santuario di Ercole», 1884. Molti elementi ricorrono in De Chirico, ad es. la guardia vestita di rosso. Infine il quadro più famoso, «Die Toteninsel (L'isola dei morti)», 1880, Basel. Ambientazione cupa e deprimente, replicata in quattro versioni. Una è andata distrutta; le altre sono quelle di Berlino (Nationalgalerie) e New York (Metropolitan). Era uno dei quadri preferiti di Adolf Hitler - nella foto lo si vede con Ribbentrop e Molotov, siamo dunque nel 1939, quando si firma il patto di non aggressione ma si è già agli albori della Seconda Guerra Mondiale. Altro contesto famoso in cui ritroviamo il quadro è nel 1943-44 nel film «Ho camminato con uno zombie» di Jacques Tourneur, dove appunto il quadro è anticipatore di un destino di morte: lo zombie sta arrivando ad aggredire la donna a letto.

Hans von Marées e Lenbach

Hans von Marées. Nato in Renania. Studia a Berlino e poi definitivamente a Monaco. Ama la pittura italiana, in particolare Tiziano e Giorgione. In stretto contatto con Lenbach. Rotti i rapporti col conte von Shack, rimane poverissimo. Trova però un altro mecenate, Conrad Fiedler, teorico del «puro visibilismo», ossia un tipo di composizione che appaia armonico e funzionante a chi lo guarda indipendentemente dal soggetto rappresentato. L'occhio deve apprezzare l'opera in primo luogo per quello che vede. Von Marées è operativo a Napoli e Monaco. A Napoli realizza un'incisione del 1873 dedicata alla Stazione Zoologica, fondata dallo scienziato tedesco Anton Dorne. All'interno c'era una stanza affrescata, usata come biblioteca. Gli affreschi sono appunto di Von Marées e ritraggono a sx rematori; in centro una pergola; a dx un aranceto e un gruppo di pescatori. Le pitture vogliono alludere alle più grandi esperienze umane: Amore, Morte, Unione, Separazione... Temi che influenzano anche Munch, pittore determinante per la Secessione di Berlino (1898), avvenuta in seguito appunto a una mostra di Munch, astro nascente di quegli anni. Chiaramente la mostra non viene compresa: Munch dipinge in modo poco accurato e soggetti «pornografici» (v. «Madonna» circondata da spermatozoi). Tanti si dissociano dallo scandalo della mostra; invece il gruppo di Berlino sostiene Munch a spada tratta e si distacca.

Nell'"Aranceto» troviamo i temi delle tre amiche e delle tre età dell'uomo, spesso correlato a quello del tradimento.

V. von Marées, «Lode della modestia», 1879-85; «L'età dell'oro II», 1880-83, Monaco, Neue Pinakothek; «Le Esperidi»; «Doppio ritratto di Marées e Lenbach», 1863, Monaco, Neue Pinakothek. Lenbach studia a Monaco. Fa il Grand Tour in Italia. Lavora per Schack. Si afferma come grande ritrattista.

V. «Pastorello», 1860, Monaco, Schack Galerie. Quadro all'italiana. Poi, «Nudo giacente», 1902 Monaco, Lenbachhaus. Stile molto più sfatto, languido, anche se la posa è la stessa. La fama di Lenbach si deve però ricercare nei ritratti. V. «Il principe Otto von Bismarck», 1878-9, Hamburg, Kunsthalle. Diventa così ricco che si costruisce una villa in stile fiorentino (oggi Stadtische Galerie). Qui v'è la più ampia raccolta dei dipinti del Cavaliere Azzurro. Infatti dalla Russia in quegli anni arriva Kandinski e compagnia.

V. Lenbach, «Autoritratto con moglie e figlie», 1903, Monaco, Lenbachhaus. Stile veloce, corsivo ed elegante. Orrende quelle donne lì!

Altra specificità dell'arte contemporanea è la riproducibilità: si veda in primo luogo la fotografia. V. libro «Arte e fotografia», di Aaron Scharf. La fotografia poteva servire benissimo come repertorio di immagini per i pittori (esistevano album ad es. di nudo artistico), che talvolta scattavano le foto in prima persona. Un po' la stessa cosa avveniva in passato col taccuino dei disegni. V. Moholy Nagy, libro «Pittura e fotografia».

Secessione di Monaco

Franz von Stuck, «Dissonanz», Quadro che ritrae un fauno insieme al bimbo, che suona il flauto di Pan in modo inascoltabile. Si tratta di un quadro molto ironico, che riflette ideologicamente un conflitto tra vecchio e nuovo: il quadretto mitologico si trasla dunque su un piano di confronto tra tradizione e modernità.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

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