Fondamenti metodologici della psicologia
La psicologia può essere definita come lo studio scientifico del comportamento e dei processi mentali.
Attribuzione della personalità
Per spiegare il comportamento degli altri, le persone tendono a sovrastimare l’effetto causale dei tratti di personalità e sottostimare i fattori situazionali. Questo viene definito dagli psicologi errore fondamentale di attribuzione. Per spiegare il nostro comportamento, invece, sovrastimiamo il fattore situazionale.
Origini storiche
Le radici della psicologia possono essere rintracciate nei grandi filosofi dell’antica Grecia, che si ponevano domande fondamentali sulla vita interiore. Altri quesiti psicologici sono relativi alla natura del corpo e al comportamento mentale (es. Ippocrate, che concentrò il suo interesse nella fisiologia). Ippocrate fece molte teorie su come il cervello governi gli organi del corpo, ponendo le basi di quella che viene definita prospettiva biologica in psicologia.
Il dibattito natura-nutrimento
Uno dei primi dibattiti sulla psicologia è quello del natura-nutrimento, che cerca di capire se le capacità umane sono innate o acquisite attraverso l’esperienza. Secondo la prospettiva naturalistica, le capacità che abbiamo sono innate [es. Cartesio a proposito di Dio, la perfezione e l’infinito (inoltre sosteneva che il corpo umano è simile a una macchina)]. Secondo la prospettiva esperienziale, la conoscenza si acquisisce con l’esperienza. Questa opinione è fortemente associata a Locke, che diceva che la mente umana è una tabula rasa, una lavagna su cui si scrive la nostra esistenza. Da questa prospettiva è nato l’associazionismo. Attualmente il dibattito natura-nutrimento è andato ad affievolirsi e non ci si domanda più se alla base della mente ci sia la natura o il nutrimento, ma come la natura e il nutrimento si combinano.
I grandi filosofi del passato
- Aristotele
- Platone
- Locke
- Cartesio
- Kant
Gli inizi della psicologia scientifica
Si ritiene che la psicologia scientifica sia nata nel XIX secolo, quando Wundt fondò il primo laboratorio di psicologia all’Università di Lipsia. L’idea che spinse Wundt a fondare il laboratorio era che la mente e il comportamento umano possono essere soggetti ad analisi scientifica. L’ambito di ricerca di Wundt era principalmente la percezione sensoriale, in particolare la visione, ma si occupò anche di attenzione, emozione e memoria. Wundt basava la sua ricerca sull’introspezione, cioè l’osservazione e la registrazione della natura di percezioni, pensieri e sentimenti. Attualmente il metodo introspettivo non è più utilizzato perché persone diverse producevano introspezioni diverse su stimoli sensoriali molto semplici.
Strutturalismo e funzionalismo
Durante il XIX secolo la chimica e la fisica hanno fatto notevoli passi avanti, incoraggiando gli psicologi ad esplorare le strutture mentali (COME è fatta la mente? COME si percepisce?). Il metodo più utilizzato era l’introspezione. Il padre di questo approccio fu Titchener, che ha introdotto il termine strutturalismo. Alcuni psicologi ritenevano meno importante capire il come, ma era più importante capire il PERCHÉ la mente lavora in un determinato modo per adattarsi all’ambiente e funzionare. L’interesse degli psicologi riguardo all’adattamento nacque in seguito alle teorie di Darwin. Questo tipo di approccio porta il nome di funzionalismo. Il padre di questo approccio fu William James.
Comportamentismo
Il padre del comportamentismo fu Watson, che riteneva errato analizzare solo la coscienza, che era privata, ma sosteneva che lo studio psicologico, come ogni altra scienza, debba essere pubblico, e quindi era importante osservare i comportamenti. Watson riteneva che tutti i comportamenti derivano da un condizionamento e dall’ambiente che rinforza specifiche abitudini. Il comportamentismo discute sui fenomeni psicologici in termini di stimolo e risposta (S-R).
Psicologia della Gestalt
Nello stesso periodo in cui si diffondeva il comportamentismo negli Stati Uniti, in Germania si sviluppò la psicologia della Gestalt. Gestalt significa forma o configurazione e si riferisce all’approccio usato da Wertheimer e dai colleghi Koffka e Köhler. L’interesse principale della psicologia della Gestalt era la percezione. Ritenevano che la percezione dipende dai modelli formati dagli stimoli e dall’organizzazione dell’esperienza. I fenomeni psicologici devono essere considerati nella loro globalità perché tutto è diverso dalla somma delle singole parti. Tra gli interessi della Gestalt vi sono la percezione del movimento, come la gente giudica i colori o le dimensioni. Queste ricerche hanno portato a interpretazioni di processi come apprendimento, memoria e problem solving e gettano le basi della moderna psicologia cognitiva. La psicologia della Gestalt ha influenzato anche gli psicologi in ambito sociale, come Lewin, che hanno ampliato le teorie gestaltiche nelle dinamiche interpersonali. Altri nomi importanti che sono stati influenzati dalla Gestalt sono Tolman, considerato un precursore del cognitivismo, che ha ampliato la terminologia Stimolo-risposta (S-R) inserendo la O (S-O-R), in cui la O rappresenta l’individuo. Altro nome è Lashley, considerato il progenitore del cognitivismo e uno dei primi a parlare di neuro-anatomia.
Psicoanalisi
Il termine psicoanalisi introduce sia una teoria della personalità, sia un metodo utilizzato in psicoterapia, il cui padre è Freud. Al centro di questa teoria c’è l’inconscio: i desideri, gli impulsi, gli atteggiamenti di cui siamo inconsapevoli. Freud riteneva che i desideri infantili puniti o proibiti vengono spostati dalla consapevolezza conscia all’inconscio, dove continuano a influenzare pensieri, sentimenti e azioni. I pensieri inconsci si esprimono nei sogni, nei lapsus, nei manierismi comportamentali. Durante la terapia Freud utilizzava le associazioni libere, in cui istruiva i pazienti a dire qualsiasi cosa gli venisse in mente per fare uscire i desideri inconsci. Freud riteneva che alla base dei desideri inconsci vi erano il sesso e l’aggressività. Per questo la teoria freudiana non venne accettata dagli psicologi contemporanei e ancora adesso non è ben vista, anche se gli psicologi attuali tengono presente che possono esservi pensieri al di fuori della consapevolezza conscia.
Prospettive psicologiche
La prospettiva psicologica è un approccio, un modo di considerare gli argomenti psicologici. Questi modi di considerare la psicologia non si scontrano, ma sono punti di vista diversi di uno stesso argomento. Tuttavia ci sono degli argomenti che vanno trattati con diversi punti di vista, con un approccio eclettico. Le prospettive in psicologia sono 5:
- Prospettiva biologica: L’approccio biologico cerca di spiegare i comportamenti sulla base dei fenomeni chimici ed elettrici che avvengono nel nostro corpo. La ricerca della prospettiva biologica cerca di comprendere quali fenomeni neurobiologici avvengono quando si manifesta un comportamento.
- Prospettiva comportamentale: Si focalizza sugli stimoli e le risposte osservabili e considera quasi tutti i comportamenti come il risultato di condizionamento e rinforzo.
- Prospettiva cognitiva: La moderna prospettiva cognitiva rappresenta in parte le radici del cognitivismo e in parte una reazione alla ristrettezza del comportamentismo, che trascurava attività umane complesse. Come la precedente versione, si occupa di percezione, decisione, memoria e problem solving. Tuttavia vi è di diverso che il moderno cognitivismo non si basa sull’introspezione. Al contrario, assume che solo studiando i processi mentali possiamo capire come agisce l’organismo e che è possibile studiare i processi mentali in modo obiettivo osservando comportamenti specifici, ma interpretandoli sulla base dei processi mentali.
- Prospettiva psicoanalitica: Sotto certi aspetti Freud combinò le nozioni cognitive e le nozioni biologiche. La teoria di fondo è che il comportamento ha le sue radici nei processi inconsci. Freud riteneva che l’uomo è guidato dagli stessi istinti animali (principalmente sesso e aggressività) e che siamo continuamente in lotta contro la società che vuole controllare questi impulsi.
- Prospettiva fenomenologica: Secondo la prospettiva fenomenologica il comportamento umano dipende dalla nostra percezione del mondo e non dal mondo così com’è. È un’alleata della prospettiva cognitiva, ma si interessa principalmente di psicologia sociale e di personalità. Secondo questa prospettiva, per capire il comportamento umano, bisogna capire la definizione soggettiva e individuale della situazione. Si parla di realismo ingenuo quando le persone considerano le loro ricostruzioni delle situazioni come resoconti fedeli del mondo oggettivo.
Relazione tra prospettive psicologiche e biologica
Tutte le prospettive, ad eccezione di quella biologica, parlano di nozioni prettamente psicologiche, seppur da punti di vista differenti. Quella biologica prende nozioni dalla fisiologia e branche della biologia. In questo caso si parla di riduzionismo, poiché si riducono nozioni psicologiche con nozioni biologiche. Anche se la prospettiva biologica può spiegare chiaramente molti dei comportamenti umani, è necessario l’intervento psicologico per guidare i biologi nella ricerca.
Sviluppo psicologico
Ereditarietà e ambiente
Locke respinse l’idea del suo tempo che sosteneva che i bambini sono adulti in miniatura, nascono completamente equipaggiati di capacità e conoscenze, e devono semplicemente crescere affinché queste caratteristiche risultino evidenti. Locke riteneva che la mente di un neonato fosse una tabula rasa, sulla quale si scrive ciò di cui il bambino fa esperienza, pertanto per Locke non esistono conoscenze innate. La teoria dell’evoluzione di Darwin, portò molti teorici a enfatizzare il ruolo dell’ereditarietà. Al contrario, comportamentisti come Watson e Skinner sostennero che la natura umana è malleabile e che l’addestramento precoce può trasformare un bambino in qualsiasi genere di adulto, a prescindere dalla sua eredità genetica. Attualmente, la maggior parte degli psicologi concorda sul fatto che sia la natura, sia il nutrimento, giocano ruoli importanti ed interagiscono continuamente durante lo sviluppo. Le caratteristiche geneticamente determinate si esprimono attraverso il processo di maturazione, una sequenza innata di crescita e cambiamento, indipendentemente dagli eventi esterni. Tutti i bambini attraversano la stessa sequenza di comportamenti motori o del linguaggio, nello stesso ordine, ma ciascun bambino ripete la sequenza a un ritmo diverso. Studi recenti indicano che l’esercizio o l’iperstimolazione possono parzialmente accelerare la comparsa dei comportamenti motori. Possiamo concludere quindi che l’ambiente influenza la velocità con cui i bambini acquisiscono le diverse abilità, ma non il loro livello finale.
Fasi dello sviluppo
Il concetto di fasi implica che i comportamenti in una data fase siano organizzati attorno ad un tema dominante o ad una serie di caratteristiche coerenti. Legata al concetto delle fasi è l’idea che, nello sviluppo umano, esistano dei periodi critici (momenti cruciali nella vita della persona, durante i quali devono accadere eventi specifici, affinché lo sviluppo proceda normalmente). L’esistenza di periodi critici non è stata dimostrata a pieno. È più corretto dire che ci sono periodi sensibili (momenti ideali per un tipo di sviluppo).
Capacità del neonato
Vista
I neonati hanno scarsa acuità visiva, che acquistano all’età di 7-8 mesi, diventando simile a quella degli adulti. Sono particolarmente attratti dai contorni di un oggetto, dai modelli complessi e dalle linee curve. Ci sono evidenze sperimentali a favore del fatto che i neonati abbiano una preferenza facciale, cioè preferiscono un volto normale rispetto ad un volto scombinato, un volto sorridente rispetto ad uno che incute timore e a circa 3 mesi, i bambini dimostrano di preferire facce appartenenti alla propria razza.
Udito
I bambini imparano abbastanza rapidamente i suoni del linguaggio umano, e questo apprendimento potrebbe avere inizio nell’utero. Nell’utero, sembra che i bambini percepiscano le basse frequenze della voce materna. A sei mesi, i bambini sono in grado di discriminare tra intonazioni di voce che indicano approvazione o disapprovazione.
Gusto e olfatto
I neonati possono distinguere le differenze di sapore e di odore poco tempo dopo la nascita. Preferiscono i liquidi dolci rispetto a quelli salati, amari, acidi o insipidi. A ciascuno dei sapori seguono delle espressioni facciali corrispondenti. Quando sentono un odore dolce la respirazione e il ritmo cardiaco rallentano. Gli odori cattivi li inducono a girare la testa dall’altro lato e accelerano ritmo cardiaco e respirazione. Sono anche in grado di distinguere odori simili tra loro: se si presentano due tamponi imbevuti del latte materno della madre e dal latte materno di un’altra donna, essi si girano verso il tampone imbevuto del latte materno. I bambini che non sono stati allattati al seno, se gli vengono presentati due tamponi imbevuti uno del latte materno di un’altra donna e uno con il latte artificiale, essi si girano verso il tampone imbevuto con il latte materno. Di conseguenza, sembra esserci una preferenza innata per l’odore del latte materno.
Apprendimento e memoria
All’età di 3 mesi, i bambini hanno una memoria molto buona. Sorprendente il fatto che possono ricordare le sensazioni avute prima della nascita, quando sono nell’utero materno.
Sviluppo cognitivo nell’infanzia
Teoria degli stadi di Piaget
Piaget si interessò alla relazione tra le abilità del bambino che si sviluppano naturalmente e le sue interazioni con l’ambiente. I risultati di questi esperimenti servono a costruire schemi, cioè teorie su come funziona il mondo fisico e sociale. Nell’incontrare un nuovo oggetto o evento, il bambino cerca di assimilarlo, cioè capirlo secondo uno schema preesistente. Se il vecchio schema non è adeguato a spiegare il nuovo evento, allora il bambino mette in atto un processo di accomodamento, che consiste nella modificazione dello schema per rendere conto di una nuova informazione. Egli suddivise lo sviluppo cognitivo in 4 stadi principali e in un certo numero di sottostadi. Gli stadi principali sono quelli sensomotorio, preoperatorio, operatorio concreto e operatorio formale.
Stadio sensomotorio (dalla nascita a 2 anni)
Piaget definì i primi due anni di vita come stadio sensomotorio. Durante questo periodo, i bambini sono impegnati a scoprire le relazioni tra le loro azioni e le conseguenze. Mediante innumerevoli “esperimenti”, i bambini cominciano a sviluppare un concetto di se stessi come entità separata dal mondo esterno. Un’importante scoperta durante questo stadio è il concetto di permanenza dell’oggetto, la consapevolezza che un oggetto continua ad esistere anche quando non è presente.
Stadio preoperatorio (da 2 a 7 anni)
In questo stadio il bambino non comprende ancora certe regole o operazioni. Un’operazione è l’abitudine mentale a separare, combinare o comunque trasformare l’informazione, in modo logico. Ne consegue che i bambini preoperatori non hanno ancora raggiunto il concetto di conservazione, la comprensione che la sostanza resta la stessa, anche se si modifica la forma. Piaget riteneva che il pensiero preoperatorio fosse dominato dalle impressioni visive. Un’altra caratteristica dei bambini in stadio preoperatorio è l’egocentrismo. I bambini, cioè, sono inconsapevoli dell’esistenza di prospettive diverse dalla loro.
Stadi operatori (da 7 a 12 anni)
Gli stadi operatori sono due: stadio operatorio concreto e stadio operatorio formale. Nello stadio operatorio concreto i bambini sanno usare termini astratti, ma lo fanno solo in relazione a oggetti concreti, cioè oggetti verso i quali hanno un accesso sensoriale diretto. All’età di circa 11-12 anni, stadio operatorio formale, i bambini arrivano ai modi di pensare degli adulti. Diventano capaci di ragionare in termini puramente simbolici. In questo stadio i bambini considerano tutte le possibilità, calcolano le conseguenze di ogni ipotesi al fine di confermare o scartare l’ipotesi in questione.
Discussione critica della teoria di Piaget
Con studi più recenti sono venute a formarsi delle critiche alla teoria di Piaget. Ricerche recenti hanno rivelato che Piaget sottovalutava le capacità dei bambini e che non teneva conto delle abilità preesistenti nel bambino, ma si basava solo sulle attività sensomotorie. Inoltre, dopo ricerche, si è dimostrato che lo stadio operatorio concreto non è uno stadio di sviluppo universale, ma un prodotto dell’ambiente culturale e della scolarizzazione.
Alternative alla teoria di Piaget
Attualmente gli psicologi non sono d’accordo sulle teorie alternative a quella di Piaget. C’è chi sostiene l’approccio basato sull’elaborazione dell’informazione, mentre altri favoriscono quello basato sull’acquisizione di conoscenze oppure l’approccio socioculturale.
Approcci basati sull’elaborazione dell’informazione
Molti degli esperimenti che mettono in dubbio la teoria di Piaget sono stati condotti...
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