Percezione e attenzione
Capitolo 5
La percezione è il processo tramite cui le sensazioni grezze danno origine alle percezioni, che sono direttamente responsabili del nostro comportamento. Generalmente le percezioni derivano dallo stimolo di base, oggettivo, e ci sono delle discrepanze sistematiche tra i dati grezzi e la successiva percezione. Anche se l'informazione raggiunge i nostri sensi in parti e frammenti, non è così che percepiamo il mondo. Percepiamo oggetti, non sensazioni parcellizzate. Solo in circostanze insolite notiamo le singole caratteristiche e le parti degli stimoli; la maggior parte delle volte vediamo oggetti tridimensionali, sentiamo suoni, gustiamo e annusiamo cibi etc.
L'uomo è un organismo complesso e mobile, che manipola oggetti, prende decisioni sulla base di simboli (parole scritte o parlate) e costruisce ed esegue piani complessi per affrontare eventi improvvisi e inattesi. Secondo la teoria della visione economica di Gibson, riusciamo a fare tutto questo perché l'informazione ambientale (o meglio la sua rappresentazione bidimensionale sulla retina) rappresenta tutto ciò che ci serve per vivere una vita normale, ed è sufficiente a risolvere tutti i problemi associati alla visione che il mondo ci pone. Questa teoria è stata però rifiutata dalla maggior parte degli studiosi perché considerata insufficiente, sostenendo al contrario che l'uomo necessiti di un'immagine continuamente aggiornata (modello ambientale), cioè una rappresentazione del mondo nel nostro cervello, che utilizziamo per percepire, prendere decisioni e comportarci consciamente.
Per questo modello è necessario possedere i mezzi per acquisire le informazioni ambientali grezze; e abbiamo bisogno poi di mezzi per organizzare tutte queste informazioni grezze in qualche tipo di struttura coerente. La percezione implica il fatto di dover risolvere un problema many to one ("molti-ad-uno"), cioè che più informazioni convergono in un'unica rappresentazione. Questo richiede di decidere, basandoci sull'unica immagine retinica a disposizione, quale tra le infinite possibili configurazioni dimensioni-distanza ha dato origine all'immagine retinica. Il sistema visivo deve risolvere questo problema utilizzando altre informazioni sia già immagazzinate nel cervello sia derivanti da indizi visivi aggiuntivi.
Cioè fare inferenze a partire dai dati sensoriali e poi di nuovo risalire all'ambiente circostante che ha dato origine a quei dati, richiede delle assunzioni su come è assemblato il mondo. La percezione consiste nell'uso di queste assunzioni per integrare le informazioni sensoriali in entrata in un modello del mondo, sulla cui base prendiamo decisioni e agiamo. Talvolta il processo non funziona bene. Ciascuna modalità sensoriale è costituita sia da un organo di senso, che acquisisce le informazioni grezze dall'ambiente, sia da un sistema più centrale, nel cervello, che trasforma queste informazioni in percetti organizzati.
La percezione è suddivisa in 5 categorie:
- Il processo di attenzione, che decide quale informazione in entrata è da elaborare ulteriormente e quale va scartata;
- La localizzazione che determina dove sono gli oggetti di interesse;
- Il processo di riconoscimento che è capace di riconoscere quali oggetti ci sono;
- Il sistema in grado di astrarre le caratteristiche salienti dell'oggetto riconosciuto (astrazione), ciò è strettamente correlato alla categoria della costanza, secondo il quale il sistema deve mantenere invariate certe caratteristiche degli oggetti.
Gli obiettivi di localizzazione, riconoscimento e costanza sono comuni a tutte le modalità sensoriali.
1. Attenzione
In ogni istante i nostri organi di senso sono bombardati da una grande quantità di informazioni provenienti dall'ambiente. Nonostante questo, l'uomo è generalmente impegnato a eseguire un qualche compito (semplice o complesso), durante il quale solo una piccola porzione del flusso di informazioni in entrata è rilevante; mentre la stragrande maggioranza è irrilevante. Questo indica che i sistemi sensoriali e il cervello devono disporre di mezzi per selezionare le informazioni in entrata, in modo da permettere l'ingresso solo di quelle rilevanti al compito che si sta eseguendo, scartando tutte le altre. Se questo processo non esistesse, le informazioni irrilevanti finirebbero per sopraffare quelle di rilievo, e non riusciremmo mai a concludere niente.
Questa capacità di selezionare le informazioni dall'ambiente implica tre processi separati distinti anatomicamente nel cervello. Un processo serve a mantenerci allerta, il secondo ci permette di orientare le nostre risorse elaborative verso informazioni rilevanti per il compito che stiamo svolgendo, e il terzo sistema, definito "esecutivo", decide se dobbiamo continuare a prestare attenzione o se dobbiamo spostarla ad altre fonti. L'attenzione è quindi un insieme di processi che interagiscono.
Attenzione selettiva → dirigiamo l'attenzione agli oggetti che ci interessano orientando fisicamente i nostri recettori sensoriali, al fine di privilegiare quegli oggetti. Nella visione l'esplorazione si divide in fissazioni (brevi periodi durante i quali gli occhi sono relativamente immobili per circa un terzo di secondo, permettendoci di acquisire l'informazione visiva dall'ambiente) e saccadi (repentini spostamenti dell'occhio che durano 20 millisecondi, durante i quali la visione è essenzialmente soppressa). I punti su cui si fissano gli occhi non sono casuali ma corrispondono alle aree della scena che veicolano il numero maggiore di informazioni. L'informazione sono le aree che con maggiori probabilità permettono di distinguere la scena da qualsiasi altra possa somigliargli (Loftus e Mackworth hanno dimostrato la relazione tra fissazioni e informazioni visive, presentando la fotografia di un oggetto comune o insolito, ritratto su uno sfondo: le fissazioni oculari risultano dirette prima e più frequentemente all'oggetto insolito rispetto a quello normale).
L'effetto weapon è l'effetto secondo cui le vittime di crimini armati sono spesso in grado di descrivere molto accuratamente l'aspetto dell'arma, ma sembrano ricordare molto poco gli altri dettagli della scena, suggerendo la focalizzazione dell'attenzione sull'arma in questione. Nelle situazioni reali, a differenze di quelle di laboratorio, c'è la componente aggiunta che l'arma rappresenta un'informazione ambientale cruciale, rilevante per quello che diventa il compito immediato dell'individuo minacciato: garantirsi la sopravvivenza.
Siamo anche in grado di prestare selettivamente attenzione a uno stimolo visivo senza spostare gli occhi (negli esperimenti i soggetti devono scoprire quando compare un oggetto fissando un campo bianco e vedendo poi un indicatore di direzione, che indica dove spostare l'attenzione. Il soggetto presta attenzione alla posizione indicata, anche se non riesce a muovere gli occhi verso quel punto).
Per l'udito l'attenzione è multimodale, nel senso che può muoversi all'interno di una modalità, o tra modalità diverse (il lavoro di Cherry nella festa affollata dove i suoni bombardano le nostre orecchie siamo capaci di utilizzare mezzi unicamente mentali per prestare attenzione selettiva al messaggio desiderato). Con alcune eccezioni è emersa una regola generale relativa alla relazione tra attenzione e memoria successiva: non siamo consapevoli delle informazioni a cui non prestiamo attenzione e le ricordiamo molto poco o affatto.
In campo uditivo si utilizza la procedura di ripetizione di un messaggio uditivo per dimostrarlo (shadowing, il soggetto con degli auricolari ascolta due messaggi differenti con ciascuna delle orecchie, e gli si chiede di ripetere uno dei messaggi che ha udito, in riferimento al messaggio non ripetuto le osservazioni si limitano solo alle caratteristiche fisiche del suono. Anche per la visione sono stati riportati esempi analoghi. Attualmente esistono prove empiriche che sostengono l'idea che il nostro sistema percettivo elabora parzialmente gli stimoli sfuggiti all'attenzione, anche se gli stimoli in questione raggiungono di rado la coscienza. La mancanza di attenzione non blocca interamente i messaggi; piuttosto li attenua.
Un costo derivante dal prestare attenzione selettivamente a certe informazioni, è quello di non notare altri stimoli dell'ambiente potenzialmente importanti (Simon e Chabris esperimento di visione di un video di studenti che di passano una palla, e passaggio di un ragazzo vestito da gorilla che non viene notato in quanto si stanno contando i passaggi). La cecità da inattenzione è relatata alla cecità al cambiamento, che rappresenta l'incapacità delle persone di notare anche grandi cambiamenti della scena.
2. Localizzazione
Vari problemi che dobbiamo risolvere come muoversi nell'ambiente spesso pieno di ostacoli, e afferrare un oggetto, richiedono la localizzazione dell'informazione. Per sapere dove sono gli oggetti intorno a noi, per prima cosa dobbiamo separarli l'uno dall'altro e dallo sfondo. Poi il sistema percettivo potrà determinare la posizione degli oggetti in un mondo tridimensionale, sulla base della loro distanza da noi così come dei loro pattern di movimento.
Separazione degli oggetti → l'immagine proiettata sulla nostra retina è un mosaico di luminosità e colori variabili che il nostro sistema percettivo organizza in una serie di oggetti distinti, proiettati contro uno sfondo. Questo tipo di organizzazione fu studiato dalla psicologia della Gestalt (approccio che si sviluppò all'inizio del XX secolo in Germania) che sottolineò l'importanza di percepire come un insieme gli oggetti o le forme, proponendo un certo numero di principi su come organizziamo la percezione.
Figura e sfondo: la forma più elementare di organizzazione percettiva è quella dove, se uno stimolo contiene due o più aree distinte, generalmente vediamo parte di esso come figura e il resto come sfondo. Le aree viste come figure contengono gli oggetti di interesse, che appaiono più consistenti dello sfondo e sembrano davanti ad esso. Questa organizzazione può essere reversibile (vaso/profili), ma non appaiono mai contemporaneamente entrambi visibili. Possiamo percepire questi effetti anche con altri sensi.
Raggruppamento di oggetti: vediamo non solo gli oggetti contro lo sfondo, ma anche particolari raggruppamenti di oggetti. Si può vedere solo un'organizzazione alla volta e, ad intervalli, l'organizzazione percepita viene sostituita da quella alternativa. Gli psicologi della Gestalt hanno proposto un certo numero di fattori determinanti di questo tipo di modelli a punti.
- Legge della vicinanza: gli elementi del campo percettivo vengono uniti in forme con tanta maggiore coesione quanto minore è la distanza tra loro.
- Legge della somiglianza: gli elementi vengono uniti in forme con tanta maggiore coesione quanto maggiore è la loro somiglianza.
- Legge del destino comune: gli elementi che hanno un movimento solidale tra di loro, e differente da quella degli altri elementi, vengono uniti in forme (per continuità e per chiusura).
Questi fattori tendono a creare le forme più stabili, coerenti e semplici possibili, per ogni determinata configurazione, ed esercitano una forte influenza sulla percezione. Gli studi dimostrano che il raggruppamento visivo gioca un ruolo molto importante, nel modo in cui organizziamo la nostra esperienza visiva. Le stesse determinanti del raggruppamento compaiono nell'udito, dimostrato soprattutto dalla percezione della musica (vicinanza, somiglianza e chiusura).
Percezione della distanza → per sapere dov'è un oggetto dobbiamo conoscere la sua distanza o profondità. Noi non abbiamo un accesso diretto alla dimensione della profondità, costituendo uno dei problemi del tipo molti-ad-uno. La retina è una superficie bidimensionale, su cui si proietta un mondo tridimensionale. Riflette quindi direttamente l'altezza e l'ampiezza, ma l'informazione sulla profondità si perde e deve essere ricostruita sulla base degli indici di profondità, che sono classificati come binoculari e monoculari.
Gli indici binoculari sono efficaci per gli oggetti relativamente vicini. Abbiamo due occhi per due ragioni. Alcuni animali hanno occhi sui due lati della testa, che gli permettono di vedere un'ampia percentuale del mondo circostante senza muovere la testa. Gli uomini hanno due occhi sulla superficie frontale della testa che puntano entrambi nella stessa direzione; possiamo vedere una porzione minore del mondo ma possiamo percepire la profondità. La capacità dei due occhi di inferire congiuntamente la profondità è dovuta al fatto che gli occhi sono separati, e ciascun occhio riceve un'immagine leggermente differente della stessa scena. La disparità binoculare si riferisce alla differenza tra le immagini retiniche, nei due occhi, ed è maggiore per gli oggetti più vicini e diminuisce a mano a mano che aumenta la distanza. La regione visiva del cervello utilizza la disparità binoculare per assegnare gli oggetti in varie localizzazioni spaziali, in base a quanto risultano distanti le due immagini dell'oggetto confrontate. La disparità binoculare può ingannare gli occhi, facendo percepire una profondità che non esiste realmente (questo di può ottenere per mezzo di uno stereoscopio che mostra fotografie lievemente differenti a ciascun occhio, nei giocattoli View-Master e nei film in 3D).
Gli indici monoculari sono efficaci per gli oggetti più lontani. In questo caso il sistema visivo è costretto a servirsi di una grande varietà di informazioni ambientali per arrivare a una conclusione. Alcuni degli indici monoculari sono:
- Dimensioni relative: se l'immagine contiene una serie di oggetti simili di dimensioni diverse, l'osservatore interpreta gli oggetti più piccoli come più lontani.
- Sovrapposizione: se un oggetto è posizionato in modo da impedire la vista di un altro, l'osservatore percepisce l'oggetto posto davanti come più vicino.
- Altezza relativa: tra oggetti simili, quelli che sono più vicini alla linea dell'orizzonte sono percepiti come più lontani.
- Prospettiva: quando le linee parallele di una scena appaiono convergenti, si percepiscono come se continuassero a distanza.
- Ombreggiature e ombre: la configurazione dell'ombreggiatura e delle ombre fornisce informazioni sulla profondità dell'oggetto. Se l'ombra cade dalla stessa parte dell'oggetto che sta bloccando la luce, è chiamata ombra connessa o, semplicemente, ombreggiatura. Se cade su un'altra superficie che non appartiene all'oggetto che la crea, si chiama ombra proiettata.
- Movimento relativo: le differenti velocità di due oggetti possono servire da indici di profondità. La differente velocità a cui questi oggetti sembrano muoversi (parallasse di movimento) rappresenta un indice della loro distanza da noi; ciò si collega alla percezione del movimento.
Percezione del movimento → per muoverci adeguatamente nel mondo circostante, dobbiamo conoscere non solo la posizione degli oggetti fermi, ma anche le traiettorie di quelli in movimento, e quindi dobbiamo essere in grado di percepirlo. Percepiamo il movimento di un oggetto ogni volta che la sua immagine si muove sulla retina.
Possiamo vedere il movimento anche quando niente si muove sulla retina: questo fenomeno è stato dimostrato da Wertheimer ed è chiamato movimento stroboscopico. Si produce semplicemente proiettando una luce nell'oscurità e proiettandone un'altra vicino alla posizione di prima. La luce sembrerà muoversi da una posizione all'altra, in modo indistinguibile dal movimento reale. Il fenomeno è cruciale in gran parte dell'attuale tecnologia video. Si tratta di un movimento stroboscopico, che però è percepito esattamente come se fosse un movimento continuo, normale.
Il nostro sistema visivo è sensibile anche al movimento reale, cioè il movimento di un oggetto tra punti successivi nello spazio. L'analisi di questo movimento nelle condizioni quotidiane è complesso. Alcuni modelli di movimento, sulla retina, devono essere attribuiti agli spostamenti dell'occhio su una scena ferma, altri devono essere effettivamente attribuiti a oggetti in movimento. Alcuni oggetti le cui immagini retiniche sono ferme, devono essere percepiti in movimento, e alcuni oggetti, le cui immagini retiniche sono in movimento, devono essere percepiti come fermi. Di conseguenza, la nostra analisi del movimento è fortemente relativa. Riusciamo molto meglio a rilevare il movimento quando possiamo osservare un oggetto contro uno sfondo strutturato (movimento relativo), rispetto a quando lo sfondo è il colore uniforme oppure si può vedere solo l'oggetto in movimento (movimento assoluto). Alcuni modelli di movimento relativo possono servire come indici potenti di forma e identificazione degli oggetti tridimensionali.
Un fenomeno importante nello studio del moto reale è chiamato adattamento selettivo, cioè la perdita di sensibilità al movimento che avviene quando lo osserviamo; l'adattamento è selettivo nel senso che perdiamo sensibilità per il movimento osservato e movimenti simili, ma non per un movimento che differisca in modo significativo per direzione o velocità. Generalmente notiamo l'effetto postumo prodotto dall'adattamento. La maggior parte dei movimenti produce questi effetti ritardati, sempre in direzione opposta a quella del movimento originale.
Alcuni aspetti del moto reale sono codificati da cellule specifiche, nella corteccia visiva, che rispondono ad alcuni movimenti e non ad altri. Alcuni studi hanno rilevato l'esistenza di cellule corticali sintonizzate su particolari direzioni di movimento. Ci sono persino cellule sintonizzate in modo specifico per rilevare un oggetto che si muove.
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