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Due stili di psicologia all'inizio del 1900

Psicologia empirica

Brentano

Il metodo d’indagine della psicologia empirica è quello fenomenologico, che privilegia la dimensione dell’esperienza psichica individuale. Secondo questo metodo, mentre la realtà esterna può essere studiata secondo relazioni di causa effetto, al contrario la realtà interna è data da una ‘connessione vivente’, cioè non smembrabile in fenomeni distinti. La realtà interna è studiata dalle scienze dello spirito, che sono scienze idiografiche rivolte allo studio del caso particolare, del singolo individuo nella sua storia concreta, attraverso il comprendere e il partecipare, dato che la comprensione è allo stesso tempo interpretazione.

La struttura dei processi psichici

Per Brentano la psicologia era la scienza dei processi mentali. Più che sul contenuto dell’esperienza, l’accento è posto sull’esperire stesso, sul sentire, sul pensare. Ogni fenomeno psichico contiene in sé qualcosa come oggetto, che è sempre presente, es. nell’amare qualcosa è amato. Basandosi sul concetto di intenzionalità, (il pensato è intenzionalmente nel pensante), Brentano ha proposto una classificazione dei fenomeni psichici fondata sul diverso rapporto che si ha con l’oggetto immanente dell’attività psichica, o la diversa maniera della sua esistenza intenzionale. Rappresentarsi, giudicare, amare, odiare, sono i modi fondamentali di essere della vita psichica, sono ciò che la caratterizza al di là degli specifici oggetti, cui tali modi si riferiscono e che si realizzano attraverso tale ‘tensione’ dell’atto psichico verso l’oggetto.

Psicologia sperimentale

Wundt

Il metodo sperimentale e l’osservazione sono i due metodi fondamentali della psicologia sperimentale:

  • Metodo sperimentale si basa sull’intervento volontario dell’osservatore che manipola e controlla i processi psichici in esame, es. sensazioni, percezione e memoria, che fanno parte della cosiddetta psicologia individuale.
  • L’osservazione era utilizzata per lo studio dei prodotti della psicologia sociale e cioè quegli elementi non manipolabili dallo sperimentatore, come la lingua, i costumi.

Il metodo sperimentale avrebbe conferito alla psicologia l’oggettività basata su una precisa descrizione dei metodi e delle procedure sperimentali, sulla presentazione dei risultati e su un’analisi dei dati divenuta sempre più quantitativa. Per tutto il primo decennio del secolo, il metodo sperimentale fu strettamente collegato all’impiego dell’introspezione. Wundt aveva ben chiari i limiti dell’introspezione, intesa come personale e libera auto-osservazione, per questo la sua analisi era limitata a fenomeni psichici come sensazioni e percezioni che erano replicabili, lasciando fuori tutta una vasta gamma di altri fenomeni psichici come il pensiero, le emozioni e la volontà, non controllabili. I resoconti dei soggetti erano generalmente limitati alle caratteristiche fisiche degli stimoli, durata, intensità, grandezza.

I primi laboratori di psicologia

  • Il primo laboratorio fu fondato a Lipsia nel 1879 da Wundt, ed è rimasto per decenni il modello adottato negli altri paesi.
  • Il secondo negli Stati Uniti nel 1883;
  • Il terzo in Russia nel 1886;
  • Il quarto in Francia e in Italia nel 1889, e a Firenze nel 1903 ad opera di De Sarlo.

I progetti di ricerca fondati sul metodo sperimentale, richiedevano all’interno di una data area (es. sensazione, percezione, attenzione), di indicare gli stimoli e i loro parametri manipolabili (intensità dello stimolo) per verificare l’effetto del processo indagato. Questo poteva essere studiato ricorrendo a misure oggettive come i tempi di reazione o i resoconti soggettivi derivati da un’introspezione ‘controllata’ del soggetto, cioè guidata dall’interrogazione dello sperimentatore.

Il tempo di reazione era divenuto il metodo paradigmatico della psicologia sperimentale, si faceva la differenza tra il tempo di reazione semplice (tempo accorso per rispondere ad un solo stimolo) e il tempo di reazione composto (tempo accorso per rispondere ad uno stimolo tra più stimoli) ed avrebbe indicato il tempo aggiuntivo necessario per compiere un’operazione psichica come una discriminazione tra due stimoli. Se le ricerche sui tempi di reazione avevano, da una parte messo in risalto una proprietà fondamentale dei processi psichici, la loro dimensione temporale, dall’altra avevano favorito una concezione semplicistica dei processi psichici stessi, che venivano addizionati e sottratti come blocchi.

Ponendo attenzione sul ruolo dei fattori soggettivi e delle differenze individuali nei tempi di reazione, gradualmente, si pose il problema di generalizzare i dati ottenuti su gli stessi autori delle ricerche, su studenti di psicologia addestrati e anche a soggetti non addestrati. Un esempio dell’applicazione del metodo sperimentale nella ricerca psicologica furono le ricerche di Müller e dei suoi allievi sulla memoria. Questi studi si caratterizzarono oltre che per la sistematicità e l’esaustività degli esperimenti, per l’esplicitazione del programma di ricerca, degli apparecchi, del materiale stimolo, delle procedure e un insieme di parametri e variabili applicabili in qualsiasi laboratorio e su altri soggetti.

Nel ventennio 1890-1910 si ebbe quindi una graduale trasformazione nell’ambito delle ricerche psicologiche basate sul metodo sperimentale. All’inizio le ricerche erano state condotte in laboratori improvvisati, con strumenti prototipi, con psicologi che erano a turno soggetti e sperimentatori. Successivamente si delineò l’ambiente tipico del laboratorio di psicologia (stanze, sonorizzazione, illuminazione) con la disposizione degli strumenti e l’elenco delle procedure. Si diffuse in psicologia anche l’uso d’analisi statistiche, in cui le differenze individuali riscontrate nelle ricerche di laboratorio furono ricondotte all’interno di una concezione statistica che configurava tali differenze come errori di misurazione. Tale statistica accresceva l’idea della mente come prodotto di laboratorio.

La struttura dei processi psichici secondo Wundt

La psicologia di Wundt era una psicologia dei contenuti dell’esperienza, i quali sono esperiti dal soggetto. Wundt distingue due vie per lo studio dell’esperienza: una è quella delle scienze naturali che considera gli oggetti dell’esperienza nella loro natura, indipendentemente dal soggetto; l’altra è quella della psicologia, che invece investiga sull’intero contenuto dell’esperienza in relazione anche con il soggetto che esperisce, e sulle qualità che sono attribuite all’esperienza dal soggetto stesso.

Per questo possiamo dire che, mentre il punto di vista delle scienze naturali può essere designato come quello dell’esperienza mediata in quanto non si considera l’influenza del fattore soggettivo, al contrario la psicologia si può indicare come esperienza immediata. L’esperienza immediata è un complesso di fatti psichici, i quali attraverso l’indagine psicologica, possono essere scomposti in elementi psichici, che di tali fatti sono parti assolutamente semplici e indecomponibili. Poiché l’esperienza immediata consta di un versante oggettivo, il contenuto dell’esperienza, e uno soggettivo, il soggetto che esperisce, gli elementi psichici costitutivi sono da una parte gli elementi della sensazione, le sensazioni (una certa sensazione di caldo, freddo, ecc), dall’altra gli elementi del sentimento, i sentimenti (il sentimento che si accompagna alla sensazione di caldo, freddo). Gli elementi di sensazione e sentimento si compongono in formazioni psichiche dotate di proprietà diverse, proprietà nuove da quelle dei singoli elementi.

Le formazioni psichiche

Le formazioni psichiche sono di due tipi:

  • Sul versante cognitivo vi è la rappresentazione data da composti di elementi di sensazione;
  • Sul versante affettivo vi è il moto d’animo dato da elementi di sentimento.

Le formazioni psichiche si connettono tra loro dando origine alla vita psichica nel suo complesso. Compito della ricerca psicologica non è soltanto la scomposizione della vita psichica prima nelle formazioni e poi negli elementi costituenti, ma anche quello dello studio delle leggi di connessione tra gli elementi e le formazioni.

La teoria di Wundt è stata denominata elementismo, chimica mentale, perché avrebbe ridotto la vita psichica a composti di elementi separati, come gli atomi di una molecola. Questa interpretazione della teoria wundtiana metteva in evidenza più il momento dell’analisi e della scomposizione che quello della sintesi e della ricomposizione degli elementi e delle formazioni in un processo psichico integrato; ma occorre ridimensionare tali critiche, in quanto Wundt non parlava di composto e inoltre è stata trascurata tutta la parte della sua produzione riguardante i prodotti della mente (linguaggio, religione, arte, società, cultura).

Per Wundt l’analisi permetteva di trattare separatamente gli elementi e di sottoporli ad un’indagine sperimentale in cui si manipolavano le proprietà di tali elementi. Il metodo sperimentale si confaceva quindi allo studio analitico degli elementi psichici (in particolare le sensazioni), ma non allo studio delle formazioni psichiche complesse che formavano processi come il linguaggio.

I primi congressi di psicologia

  • Il primo congresso internazionale di psicologia fisiologica si tenne a Parigi nel 1889, vi parteciparono Binet, Galton, Helmholtz, James, Janet, Wundt.
  • Il secondo congresso fu a Londra nel 1892, intitolato alla psicologia sperimentale.
  • Il terzo si tenne a Monaco nel 1896.
  • Il quarto ritornò a Parigi nel 1900 e non ebbe aggettivi qualificativi, ma fu dedicato unicamente alla psicologia.
  • Il quinto si tenne a Roma nel 1905.
  • Il primo congresso negli Stati Uniti fu a New Haven nel 1929. Con una folta partecipazione europea, Freud, Jung, Piaget, Pavlov.

La prospettiva fenomenologica e la teoria della forma

Tra la fine dell’800 e gli anni ’30 del Novecento, si consolida nella psicologia europea una corrente di ricerca, assai articolata e variegata sul piano teorico e metodologico, che complessivamente possiamo qualificare come fenomenologica. La massima espressione di questa corrente sarà la teoria della forma (Gestalttheorie), che sviluppatasi dopo il 1912, darà i massimi contributi durante gli anni ‘20-30. Sul piano geografico, la prospettiva fenomenologica, si sviluppa in Germania e Austria, Praga e Padova.

Prospettiva fenomenologica

Nel Metodo Fenomenologico è centrale l’esperienza che si verifica nel soggetto stesso quando questo esamina un certo fenomeno, una sensazione, un’immagine (percezione dei colori...). Questa impostazione comporta un riscontro immediato del fenomeno stesso da parte di qualsiasi altro osservatore. I fenomeni di percezione visiva si prestano particolarmente a questo riscontro, basta pensare alle illusioni ottiche che possono essere verificate immediatamente, ed è quindi comprensibile che il metodo fenomenologico sia stato particolarmente impiegato nello studio di questi tipi di fenomeni. Ogni soggetto è per così dire un fenomenologo, perché può provare direttamente una determinata esperienza psichica, verifica direttamente l’esistenza di un certo fenomeno psichico.

Un’altra caratteristica generale della prospettiva fenomenologica è stata l’accentuazione dei fatti innati nei processi psichici rispetto al ruolo dei fattori ambientali. Infine, tale prospettiva si è distinta per una maggiore considerazione della funzione psichica in quanto tale, in quanto atto psichico, rispetto al contenuto del processo stesso, quest’ultimo privilegiato invece dalla tradizione wundtiana.

Metodo fenomenologico, innatismo e atto psichico, contrapposti a metodo sperimentale, empirismo e contenuto psichico, sono i tre aspetti principali con cui si può caratterizzare l’orientamento fenomenologico in psicologia rispetto ad altre prospettive di ricerca. Escludendo la Teoria della Forma, i contributi di questa impostazione sono stati uniti come psicologia dell’atto.

La psicologia dell’atto

I contributi fornitici dalla psicologia dell’atto furono rivolti alla chiarificazione della specificità dell’oggetto della psicologia e allo studio del rapporto tra la sensazione, la percezione e il pensiero. Un riferimento fondamentale per lo studio dell’oggetto della psicologia, fu un saggio di Stumpf. La fenomenologia, secondo lui, studia i fenomeni, costituiti principalmente dalle sensazioni, mentre la psicologia studia le funzioni psichiche. La fenomenologia è una pre-scienza perché si occupa dei fenomeni, che sono i dati di partenza per la ricerca sia della fisica che della psicologia; e mentre la fisica studia questi fenomeni dal punto di vista quantitativo, la psicologia studia le funzioni psichiche nella loro struttura e dinamica al di là degli specifici fenomeni cui esse tendono.

Funzioni psichiche

Le funzioni psichiche, come Stumpf precisa, prima di tutto si dividono in:

  • Intellettuali, dove troviamo il notare, l’unire, il giudicare e la formazione dei concetti;
  • Funzioni emozionali cioè le emozioni attive e passive.

Gemelli, molti anni dopo, evidenziò la contrapposizione tra funzioni psichiche e i contenuti di coscienza. In primo luogo abbiamo dei contenuti di coscienza, essi vengono, vanno, si uniscono, si separano, si contrastano, si presentano come dati qualitativi; costituiscono gli oggetti e la materia stessa delle nostre attività interiori; hanno un’evidente indipendenza, in quanto nel loro apparire e scomparire non dipendono solo da noi, il soggetto. Sono per esempio i dati dei sensi, le sensazioni interiori, le rappresentazioni, i pensieri, sono dei dati qualitativi.

Le funzioni psichiche ossia i fenomeni psichici, sono quei fenomeni transitivi, interiori, fuggitivi, pronti, per mezzo dei quali si manifesta l’attività coscienziale: sono essi modi di essere e di agire rispetto ai contenuti del nostro io, in altre parole sono forme proprie di attività del soggetto. Appartengono a questa categoria il rappresentarci, il percepire, il ricordare, il riconoscere, l’osservare, il pensare, l’amare, l’odiare, il volere, si esprimono con verbi transitivi in quanto sono stati dinamici, e noi li possiamo cogliere come essi si presentano, cioè in un lampo della coscienza. Possiamo affermare che sono proprio questi fenomeni che conferiscono alla vita psichica i suoi caratteri d’immaterialità e di dinamismo e che assicurano la sua più elevata originalità, sono detti fenomeni funzionali o funzioni per Stumpf.

La psicologia dell’atto aveva inequivocabilmente richiamato l’attenzione sulla funzione psichica, sulla tensione del soggetto verso l’oggetto, e quando aveva incluso nelle sue indagini anche i contenuti di coscienza, li aveva sempre assunti all’interno di questa dinamicità della coscienza. L’attività della vita interiore si diversifica in molteplici attività a seconda della diversità degli oggetti ai quali si applica; essa divide la sua unità in una molteplicità di funzioni che compiono a loro volta una molteplicità d’atti: funzioni conoscitive, funzioni affettive, funzioni volitive. Ma ciascuna funzione resta una e la stessa nella molteplicità dei suoi atti, così come la coscienza resta una nella stessa nella molteplicità delle sue funzioni.

Ciò che domina la vita psichica sono le funzioni. L’analisi psicologica ci conduce dallo studio dei differenti stati di coscienza ad un sistema di funzioni. Queste funzioni costituiscono un oggetto omogeneo e sempre lo stesso. Per la chiarificazione del concetto di fenomeno era stata preziosa la definizione che ne aveva dato Mach nelle sue opere. Mach evidenzia come, apparentemente, la realtà sia composta da cose, corpi, oggetti che producono sensazioni nel nostro organismo, come se essi fossero sostanze compatte e separate, ma in effetti questi corpi, oggetti, cose sono un aggregato, un complesso, delle sensazioni o elementi che corrono nel nostro organismo in un flusso continuo.

Non sono i corpi a generare le sensazioni bensì sono i complessi di elementi (complessi di sensazioni) a formare i corpi. Come le cose non sono che un complesso di sensazioni o elementi, così anche l’io non è che la sostanzializzazione di un complesso di sensazioni, ricordi, immagini, affetti. I fenomeni studiati dalla fisica (come la luce o il suono), e dalla psicologia (come l’io), sono quindi complessi di elementi fondati su sensazioni, e tali discipline fanno di questi elementi l’oggetto delle proprie ricerche.

Teoria degli oggetti

Secondo la teoria degli oggetti, l’oggetto è un contenuto mentale; può corrispondere ad una realtà esterna, ma può essere puramente mentale. Vi sono due ordini di oggetti:

  • I primi sono i contenuti sensoriali, dati nell’esperienza sensoriale immediata, (i singoli suoni, luci, odori), e sono contenuti fondanti.
  • I secondi sono fondati sui primi, per questo chiamati contenuti fondati, e sono per esempio una melodia, oggetto di secondo o superiore ordine, che sussiste solo in quanto vi sono i suoni, oggetti di ordine inferiore.

Come vi è un rapporto di fondazione tra gli oggetti dei due ordini, per cui i superiori si fondano sugli inferiori, così vi è un rapporto di produzione tra le loro rappresentazioni, per cui la rappresentazione di un oggetto di ordine superiore...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Prestifilippo Eraclide.
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