Capitolo 1
Il concetto di genialità o iperdotazione mentale
Il concetto di genialità o iperdotazione mentale viene solitamente ricondotto a quello d'intelligenza, anche se ad oggi è impossibile dare una definizione completa di quest'ultimo termine a causa della sua complessità. L'individuazione del QI (rapporto tra età mentale e cronologica) è solo uno degli elementi che contribuiscono alla definizione di iperdotazione mentale. Molti fattori entrano in gioco e influenzano in modo determinante le possibilità di sviluppo.
Ricerche effettuate a scuola confermano che molti ragazzi con iperdotazione mentale sono sottoutilizzati e si annoiano facilmente. Spesso sono scambiati per bambini con disturbi iperattivi o con disturbi della personalità e effettuando tale diagnosi portano con sé conseguenze pesanti sia per l'evoluzione psichica che intellettiva, ostacolando così lo sviluppo di molti cervelli. Inoltre, creare una categoria di bambini ad alto potenziale intellettivo non è possibile poiché le differenze individuali sono molte.
Riconoscere un bambino iperdotato
Un bambino iperdotato è riconoscibile dal fatto che può essere precoce imparando a leggere già a tre anni e possedendo un dizionario abbastanza vasto; solitamente questi bambini si annoiano in fretta e preferiscono rimanere da soli o con adulti e mostrano una particolare sensibilità interpersonale.
Definire l'intelligenza
Ogni comportamento adattivo può essere definito come intelligenza. Si possono distinguere tre tipi di comportamento intelligente:
- Innato: Si riferiscono alla sopravvivenza e possono essere identificati in quei comportamenti genetici presenti già dalla nascita ed orientati ad uno scopo ben preciso (suzione).
- Imprinting: Sono anch'essi contenuti nel codice genetico ma a differenza dei comportamenti innati si applicano solo in presenza di uno stimolo adeguato (linguaggio).
- Apprendimento: Possono essere collegati alla plasticità cerebrale e attivano i lobi frontali e parietali.
Si può concludere, quindi, che l'intelligenza è qualcosa di estremamente complesso ed è impossibile averne una comprensione esaustiva e non ha alcun senso studiarla prescindendo da fattori ambientali, affettivi e culturali che fanno parte della vita dell'individuo. Il metodo con il quale oggi si misura l'intelligenza è il QI e considera gli individui molto dotati con risultato tra i 120 e 140 e iperdotati coloro che lo hanno sopra i 140.
Tratti distintivi nei bambini iperdotati
Dopo aver somministrato test classici per misurare l'intelligenza ad un campione abbastanza ampio della popolazione si possono evidenziare tre gruppi di soggetti:
- Il 68% presenta un QI compreso tra gli 85 e i 115 (soggetti normodotati).
- Il 13% presenta un QI al di sotto degli 85 (prestazioni basse).
- Il 13% presenta un QI al di sopra dei 115 (prestazioni alte).
L'iperdotazione mentale può essere ulteriormente specificata in base al livello d'intensità e distinta in:
- Iperdotazione mentale moderata (QI 130-140/5).
- Iperdotazione mentale elevata (QI 140-155/60).
- Iperdotazione mentale elevatissima (QI superiore 155/160).
Esistono, purtroppo, alcuni pregiudizi sui bambini iperdotati, come quelli che ritengono che devono essere trattati come altri bambini inserendoli in una classe di coetanei, ma in realtà ciò genera noia e insofferenza per i bambini. Si pensa anche che bisogna evitare che il bambino iperdotato costruisca un'immagine di sé come soggetto intellettivamente superiore, ma in realtà il bambino è già consapevole di possedere determinate abilità e bisogna aiutarlo ad integrarle. Inoltre, è errato pensare che il bambino iperdotato non ha bisogno di aiuto, poiché è solitamente più sensibile di molti altri.
Processi cognitivi nei soggetti iperdotati
A differenza dei bambini normodotati, i bambini iperdotati apprendono strategie di problem solving più rapidamente, sono più flessibili nelle scelte e nell'adattamento delle diverse strategie alle situazioni particolari. I ragazzi iperdotati però hanno bisogno che si verifichino determinate condizioni ambientali per sviluppare le loro capacità e richiedono opportunità che vadano oltre le normali esperienze scolastiche e solo così possono diventare generatori di conoscenza piuttosto che semplici assimilatori di informazioni.
Iperdotazione dall'infanzia all'età adulta
Alcuni bambini già nella prima infanzia catturano l'attenzione dei genitori a causa delle loro abilità non comuni, ma in realtà molti di questi bambini non diventeranno soggetti eccezionali in età adulta. Infatti la precocità, quando non riconosciuta, viene meno con lo sviluppo del soggetto. Alcuni dei bambini più dotati non riceveranno adeguato sostegno nell'area specifica in cui eccellono. Altri sovraccaricati si esauriranno in adolescenza o con l'età adulta e altri ancora invece acquisteranno alti livelli di conoscenza e forniranno elevate prestazioni ma solo pochi saranno adulti eccezionali.
Tra gli elementi che generalmente caratterizzano la personalità e il vissuto degli adulti iperdotati ci sono:
- La ricerca della solitudine: La capacità di isolarsi fornisce loro un rifugio emotivo e strategie per affrontare situazioni più difficili e inoltre gran parte del lavoro creativo è fatto in solitudine.
- La non convenzionalità.
- La resistenza al duro lavoro: Riguarda il saper fronteggiare la tensione e la marginalità.
- Energia inesauribile: Il lavoro per loro fornisce molta soddisfazione.
Capitolo 2
Il contesto sociale dell'iperdotazione
Bisogna precisare che ogni definizione di iperdotazione implica l'esistenza di un determinato contesto sociale poiché è all'interno di questo che una determinata performance o una persona viene definita o giudicata straordinaria.
Teorie sull'iperdotazione mentale
Il primo a studiare gli iperdotati fu Terman che studiò un gruppo di soggetti con età media compresa tra gli 8 e i 12 anni e il QI sopra i 135 e attraverso questo studio voleva dimostrare che il QI intellettivo non si modifica nel corso degli anni e che già elevato in età infantile si traduce in prestazioni eccezionali in età adulta. In realtà i risultati smentirono la teoria di Terman ed evidenziarono che il successo in età adulta è soprattutto raggiungibile grazie a molti fattori quali: il sostegno dei genitori e insegnanti, contatto con persone ugualmente intelligenti e una forte motivazione personale.
Teorie gerarchiche delle abilità cognitive
Tra le teorie gerarchiche delle abilità cognitive si evidenziano:
- Modello di Cattel-Horn: Secondo tale teoria l'intelligenza si scompone in Intelligenza Fluida e Intelligenza Cristallizzata. La prima è pensata come qualcosa che dipende dall'efficiente funzionamento del sistema nervoso mentre la seconda si considera come qualcosa che dipende dall'esperienza e dal contesto culturale. Nel modello gerarchico questi due tipi d'intelligenza sono due ampi fatto di secondo ordine e formano il I strato, mentre altri 49 fattori di primo ordine formano il II strato. Alla teoria, sono stati aggiunti in seguito ulteriori fattori di secondo ordine come il pensiero visivo, il pensiero uditivo e la velocità di pensiero.
- Teoria dei tre strati di Carroll: Presuppone appunto l'esistenza di tre strati. Carroll posiziona il fattore G nel punto più alto nello strato III. Lo strato medio consiste in otto abilità generali che sono simili ai fattori di secondo ordine della teoria precedente. Tali fattori includono: l'intelligenza fluida, intelligenza cristallizzata, memoria generale e apprendimento, ampia percezione visiva, ampia percezione uditiva, ampia abilità di recupero, velocità cognitiva e velocità di elaborazione.
La teoria dei tre anelli di Renzulli
Tra le più note teorie di iperdotazione mentale inoltre possiamo trovare la Teoria dei tre anelli di Renzulli dove alla base vi è la convinzione che l'iperdotazione mentale si sviluppi solo in alcuni soggetti, in determinati momenti e in determinate circostanze. L'autore definisce due diversi tipi di iperdotazione: l'iperdotazione in ambito scolastico e quella produttivo-creativa. La prima è definita come la forma di iperdotazione più facilmente identificata mediante la misurazione del QI, mentre la seconda riguarda eccellenti produttori di conoscenza. L'autore definisce un bambino iperdotato solo se questo mostra prestazioni superiori in un determinato ambito e sebbene il successo nell'ambito scolastico è una condizione necessaria non è sufficiente per la produzione creativa.
Ed è proprio basandosi su queste distinzioni che Renzulli elabora la Teoria dei tre anelli, dove la particolare impostazione concettuale di tale teoria comprende tre gruppi interattivi di caratteristiche:
- Abilità al di sopra della media: Che comprende sia abilità generali che consistono nella capacità di elaborazione dell'informazione, integrazione delle esperienze e pensiero astratto sia abilità specifiche che consistono nella capacità di acquisire conoscenza e nella capacità di realizzare attività specifiche.
- Impegno nel compito: Definito come una forma di motivazione che rappresenta l'energia impiegata nell'affrontare un particolare compito. La motivazione può essere: intrinseca, quando spinge l'individuo verso il proprio interesse.
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