Appunti di linguistica e filologia romanza
La filologia romanza è una disciplina difficile da definire. Si tratta di una materia amplissima per metodi e lingue che affronta, e si occupa anche dello studio dei testi letterari. Racchiude al suo interno tutte le letterature che discendono dal latino. Filologia significa "amore per la parola", ciò vuol dire che quando si lavora su un testo scritto, bisogna capire cosa significhi ogni parola che compone il testo. La cura della parola implica che vengano utilizzati i metodi adatti affinché quella parola sia correttamente compresa.
Chi studia un testo, deve abituarsi alla lentezza. Il filologo Gianfranco Contini sosteneva che il filologo deve dedicarsi “all'infinita auscultazione della lettera”, cioè deve riuscire a fare emergere il senso più profondo della parola stessa. La filologia presuppone un autore e un lettore, la cui interpretazione del testo è fondamentale per il lavoro del filologo. La letteratura medievale è molto importante per lo studio del filologo in quanto scritta e trasmetta interamente a mano.
La filologia si è evoluta nel corso del tempo, assumendo caratteri nuovi. Il filologo, quando legge un testo, ha il compito principale di restituire il testo alla verità dell'autore che l'ha scritto. Ciò presuppone che il testo non sia quello necessariamente uscito dalle mani dell'autore, ma pure quello giunto attraverso copie manoscritte. Risalire alla verità è il compito primo della filologia. È giusto, quindi, dotarsi di strumenti tecnici che consentano di lavorare sulle copie rimaste e che permettano di avvicinarsi alla verità, interrogandosi su cosa l'autore ha scritto e su cosa voleva dire.
Ogni testo ha una sua intrinseca mobilità, che bisogna studiare, analizzare e rispettare: un autore non scrive un testo una volta per tutte. Gli autori tornano più volte sul proprio testo per revisionarlo e modificarlo. È importante, quindi, riconoscere l'autore dietro a un testo. Dietro l'aggettivo "romanzo" c'è "Roma, romano": questo termine indica qualcosa che ha a che vedere con Roma e con il grande mondo di lingue, civiltà e culture che ha posseduto l'Impero romano.
Origine e evoluzione delle lingue romanze
In particolare, "romanzo" deriva dall'avverbio "ROMANICE", che significa "alla maniera romana"; questo avverbio indicava quelle lingue e modalità linguistiche collegate strettamente al latino, ma che latine non iniziavano ad essere più, bensì una variante più bassa. Ciò ci suggerisce che questo aggettivo indica tutto ciò che deriva dal latino, in particolare tutte quelle lingue che riconoscono una matrice comune, che è il latino. Queste lingue sono legate fra loro sul piano geografico, storico e culturale.
Curtius, grande filologo romanzo della prima metà del '900, sosteneva che il compito del filologo è quello di guardare la materia da studiare con il microscopio e con il cannocchiale. Cesare Segre ha incarnato, più di altri, l'ideale della filologia romanza, adottando una forte prospettiva civile e un marcato senso della memoria dei popoli e delle culture.
La filologia romanza e il Medioevo
È difficile dare confini netti ai campi di studio della filologia romanza. Il Medioevo sta al centro dell'analisi della filologia romanza, che assume un'ottica comparata fra le varie lingue e cultura che sono nate e si sono affermate in questo periodo. Ciò che è importante è la tradizione di un testo, il modo cioè con cui si è trasmesso nel corso del tempo. A tal proposito, bisogna studiare tutti i testimoni dell'opera che si prende in esame, al fine di giungere il più vicino possibile alla volontà dell'autore.
Il Medioevo è un arco di tempo lunghissimo e, soprattutto nell'Alto Medioevo, il legame con il latino è ancora fortissimo. Tuttavia, proprio nel Medioevo si forma una letteratura romanza che, al tempo stesso, è europea in quanto tra le varie letterature europee, in questo periodo, c'è un intreccio fortissimo: esse si influenzano a vicenda. Tutte queste letterature sono figlie della letteratura latina. Il Medioevo latino è il momento più alto di contatto tra età classica ed età moderna, in particolare a partire dall'affermazione del cristianesimo.
Le culture romanze, quindi, nascono dalla disgregazione dello spazio latino, sia culturale che linguistico. Sappiamo che il latino è una lingua che si incontra e si sovrappone con le lingue delle popolazioni conquistate dai Romani. Il latino viene accettato per il suo prestigio culturale, sociale, letterario e politico, divenendo lingua fondamentale per la comunicazione.
Dal latino alle lingue romanze
L'interesse del filologo è quello di capire perché il latino, in un certo periodo, abbia smesso di essere parlato e se sia esistita da sempre una condizione di diglossia (si intende la capacità di un parlante di scegliere, fra due varietà di lingua, il registro linguistico più adatto a una determinata situazione). È lecito, quindi, pensare che la gente parlasse una lingua diversa rispetto alla lingua della scrittura. Pertanto il filologo deve chiedersi quando questi cambiamenti nella lingua vengono riconosciuti come tali e quando si prende atto di essi.
Solamente nel IX secolo si prende atto del fatto che il popolo non riconosce più il latino, soprattutto nei documenti del Concilio di Tours dell'813 (in piena età carolingia). Infatti, nella 17^ deliberazione, si esortano i vescovi a predicare non più in latino, bensì in "rustica romana lingua aut theotiscam": per la prima volta si afferma che i vescovi non debbano usare più il latino, ma devono "transferre", cioè tradurre, la lingua latina in lingua romanza o tedesca.
Solamente nel IX secolo, quindi, si prende atto che chi va a messa (tutto il popolo), non è più in grado di capire il latino, che dunque deve essere tradotto. In questo periodo storico siamo di fronte a una fortissima coesione sociale e linguistica. È proprio la Chiesa che, prima di tutti, capisce l'esigenza di una lingua nuova: emerge un'attenzione per il destinatario che prima non era molto forte.
Si fa riferimento a una lingua "rustica" e "romana", quindi appartenente all'area romana, ma di tipo popolare. In un'altra deliberazione dello stesso Concilio si esortano gli esponenti del basso clero a studiare il latino, proprio perché, altrimenti, non sono più in grado di capirlo. E quando si riprende a studiare il latino, si prende, al tempo stesso, atto che tra latino e la "lingua madre" vi sono sostanziali differenze che le rendono profondamente diverse.
Lingue romanze e documenti storici
Il filologo deve anche chiedersi perché le varie lingue romanze hanno documenti ufficiali in periodi diversi e perché i tempi di genesi fra le varie letterature sono così diversi. Con l'indoeuropeistica, nata nella metà dell'800, si iniziano a studiare le lingue indoeuropee: confrontando queste lingue e analizzando i cambiamenti comuni nel corso del tempo, si è ricostruito l'indoeuropeo. Tutte le lingue romanze presentano una serie di cambiamenti comuni all'interno di uno spazio in cui ancora il latino è una realtà unitaria, già prima della caduta dell'Impero.
La latinizzazione è un fenomeno progressivo che va di pari passo con l'espansione dell'impero. Nell'area francese, però, prevalgono due lingue diverse ("romana" e "theotisca"); tale diversità è legata alla romanizzazione dei territori, che arriva molto prima in Provenza e poi, con non poche resistenze, in tutta la Francia. Col passare del tempo, il sostrato differenzia ancora di più queste lingue. Quindi i tempi e i modi della penetrazione del latino sono fondamentali ai fini della differenziazione di una lingua.
Il sostrato è un elemento importantissimo che influenza notevolmente la lingua; ma anche l'influenza dell'adstrato è significativa (si pensi al greco). I parlanti delle zone in cui si impone il latino, è lecito pensare, dovettero parlare due lingue per lungo tempo. I dialetti, invece, sempre studio della filologia, procedono in linea autonoma e indipendente dal latino.
Letterature e lingue romanze: una matrice comune
È molto importante, quando si parla di letterature e lingue romanze, tenere conto del fatto che tutte esse partono da una matrice comune e che, per secoli, sono sostanzialmente parte dello stesso mondo. Si comincia a studiare il rapporto tra latino e lingue romanze a partire dall'800 (si pensi, ad esempio, ai fratelli Grimm, grandi studiosi e filologi). Lo studio delle lingue indoeuropee interessa per ovvi motivi il latino, e spinge gli studiosi a focalizzare la propria attenzione sul rapporto tra latino e le lingue romanze.
Ciò che sappiamo del latino, c'è giunto attraverso forme scritte, che sono naturalmente più conservative rispetto all'oralità. Tuttavia, si deve anche pensare che, nel corso di 5-6 secoli, il latino si sia trasformato notevolmente, soprattutto per quanto riguarda il parlato. Durante il Medioevo il francese e il provenzale sono due lingue autonome, diverse l'una dall'altra; ciò fa pensare all'ipotesi che ad influire su tale diversificazione sia stato il latino, nel momento in cui si è sovrapposto alle lingue autoctone.
Il latino parlato nelle diverse parti dell'Impero era diverso: vi erano, infatti, differenze diatopiche e diastratiche. Un'altra importante differenza è quella tra scritto e parlato: nell'oralità la lingua si usa in una maniera diversa rispetto allo scritto ed è importante sottolineare che il cambiamento linguistico si registra soprattutto al livello del parlato.
Il primo momento in cui i parlanti prendono atto che il popolo intero non è in grado di comprendere più il latino si ha nel IX secolo con il concilio di Tours. In questo concilio si stabilisce che all'interno della messa, il momento della predica deve essere recitato in lingua romana o tedesca. La lingua "theotiscam" si pensa sia una lingua proto-franciana, principalmente per motivi territoriali. Non c'è dubbio che è proprio la lingua francese a lasciare traccia nello scritto, anche nei documenti ufficiali (si pensi ai Giuramenti di Strasburgo).
Le lingue di contatto sono molto importanti per definire la cultura di un determinato spazio (adstrato). Il greco ha in questo un ruolo centrale, in quanto trasferisce alle lingue romanze un grandissimo repertorio lessicale (si pensi alla Bibbia). Ulteriori influenze di carattere adstratico sono date dalle lingue germaniche che hanno lasciato un grande repertorio lessicale soprattutto in ambito bellico. Ad esempio, "guardare" deriva dal verbo germanico "wardon", che indica il guardare tipico della sentinella; oppure il verbo "guarire" deriva da "wardjon", che vuol dire "soccorrere i feriti nelle battaglie"; oppure ancora "guerra" deriva da "werra", che ha sostituito ben presto il latino "bellum".
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