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ESTRATTO DOCUMENTO

luogo di frequente attività ricreativa); qui il nesso di causalità investe sia i giocatori che il barbiere, ma

Imputabilità

diversa è l’ del danno in capo al soggetto agente. Per la responsabilità contrattuale invece si

deve guardare l'impossibilità sopravvenuta della prestazione e se sono ascrivibili o meno al debitore. Non vi

è un unico criterio ma si deve vedere il regime scelto dalle parti e la particolarità del caso.

culpa in eligendo in vigilando

Si può avere in tutti e due i casi responsabilità per fatto altrui ( o ).

Responsabilità oggettiva e soggettiva : quando si parla di questi due tipi ci si riferisce ai criteri di

Oggettiva

imputazione del fatto dannoso; il senso più comune è quello di qualificare come una

responsabilità senza colpa comprendente il dolo

(interpretata estensivamente, ). Anche se nel 1949

Marton teorizzò che anche la responsabilità con colpa può essere oggettiva, e questo in quanto il giudice

in sede di giudizio userà criteri oggettivi in base alla coerenza con modelli astratti.

I comportamenti colposi sono volontari, quel che non interessa è il fatto che nel tenere il comportamento

stesso l'agente abbia preveduto o meno l'effetto nocivo per la controparte. Il comportamento preso a

prudens et diligens pater

modello per valutare l’illiceità dell’operato dell’agente o meno è quello del

familias (Diligenza e Prudenza).

“Che colpa può mai avere uno fuori di senno? Non vi sarà dunque azione aquiliana se il danno

proviene da un quadrupede, da una tegola; da un impubere / infante, salvo che questo non sia già

ritenuto dalla legge iniuria capax (imputabile, visto che l’infante è imputabile per furto si riteneva

che fosse imputabile anche per danno)”.

responsabilità oggettiva con profili soggettivi

Vi sono anche casi di come quello della

responsabilità per custodia , essendo la custodia una prestazione, Marcello ammette la possibilità di

responsabilità del custos per il danno proveniente alla cosa dal terzo. Il soggetto che deve custodiam

per Marcello

praestare risponde per gli eventi ai quali la sorveglianza è l'attività tipicamente appropriata:

il custos risponde se le concrete circostanze del danneggiamento avrebbero dovuto permettere

al custode di evitarlo , ciò quindi è collegato con le circostanze del caso concreto e non al comportamento

concretamente tenuto dal debitore.

Giuliano affermava “non c'è custodia atta ad evitare il danneggiamento operato da un terzo” mentre

Marcello rispondeva “Può ben esserci in concreto, e lo si deve verificare di caso in caso”. Come si può ben

intuire non si è arrivati ad una concezione univoca di culpa in custodiendo.

PARTE 2 – CAP. 2

CRITERI DI Responsabilità solemnis

Per quanto riguarda la responsabilità contrattuale i vari criteri sono enumerati in sintesi nella

et celebratissima omnium lex Digesto

del . Il frammento elenca come criteri positivi di

Dolo Colpa Diligenza

responsabilità il la e la (indicata come criterio autonomo rispetto alla colpa) mentre

Forza Maggiore

come criterio negativo una casistica della .

Culpa

Culpa soggetto inadempiente atteggiamento

La si riferisce alla condotta del e tende a cercare un

riprovevole rispetto alla condotta da tenere, è quindi ovvio che serve un modello di condotta “ideale” con

cui effettuare il paragone:

- Ove la prestazione non rivesta un preciso carattere tecnico, il comportamento del soggetto

Negligente

obbligato risulterà riprovevole ove sia . l'uomo diligens

- Quindi la colpa-negligenza rappresenta un criterio generale in rapporto con o il

prudens et diligens pater familias .

Qui bisogna capire se la colpa-negligenza venga concretata unicamente in atti positivi o possa anche

consistere in omissioni.

Colpa-Negligenza

La nozione di culpa individuata nel testo che parla di responsabilità aquiliana è senza dubbio quella della

Colpa-Imprudenza putator

che può assimilarsi a quella negligente (commissiva) sicché il (potatore)

sarà imprudente anche se non abbia avvertito “a piena voce” della imminente caduta del ramo o non lo

abbia fatto tempestivamente. Così, la colpa in concorso con la diligenza risponde a uno schema di

Graduazioni della Colpa Graduazioni

(in abstracto, in concreto; lata, levis, levissima) e corrispondenti

della Diligenza colonna presa in

(exactissima, exacta, quam suis). Viene poi portato l'esempio della

locazione per trasportarla , se viene distrutta sono responsabili sia l’uomo che i suoi operai a meno che

non dimostrino che è stata trasportata usando tutte le precauzioni che avrebbe utilizzato un uomo di

Qualem quisque diligentissimus pater familias

grande diligenza “ ”. Gaio non considera infatti tale

trasporto come artificium (si veda sotto) ma come semplice opera di manovalanza. Dunque la prestazione

non è una prestazione tecnica, ma si tratta pur sempre di un’operazione delicata che esige molta

attenzione. Analoga precisazione faceva Gaio a proposito della diligenza dovuta nel trattare le cose

comodate [quisques diligentissimus pater familias].

Colpa-Imperizia

Colpa-Imperizia contratto di esecuzione di prestazioni

Per la dipende dal fatto che chi conclude il

tecniche concluda come esperto

, lo della tecnica relativa. Viene individuato a tal proposito, non essendo

il pater familias un modello di confronto ideale, l'Artifex (artigiano), dove serve un artificium, una certa

perizia tecnica sottomessa a regole conoscibili come tali. Non serve che le regole siano molto complesse, è

Artifex sia il costruttore navale sia il pastore e il contadino, basta che sappiamo padroneggiare bene le

Lavandaio

attività del loro mestiere, e quindi definibili in tal senso esperti. Così il che abbia

(fullo)

scambiato un mantello [titolo di colpa-negligenza], o abbia perso i vestiti di un cliente perché rosicchiati dai

topi [titolo di custodia] (dove premunirsi prima) sarà imputabile contrattualmente (ex locato). Lo sarà, ma

il danno deve derivare dalla

non nel senso della colpa-imperizia. Perché? Semplicemente perché

specifica attività in cui egli è esperto Trasporto della Colonna

: riprendendo l’esempio del , in cui il

vettore va considerato come un professionista del trasporto e quindi imputabile contrattualmente per

colpa-imperizia nelle funzioni della sua attività tecnica (dovrà quindi munirsi di carri in buono stato, operai

esperti e capaci, muli non bizzosi ecc.) SOLO nell’esercizio della sua tecnica; MA in qualità di esperto di

trasporto, non rientra l’ars del trasporto a mano, che ricadrà dunque nella più tenue colpa-negligenza.

Medico

Sarà sicuramente imputabile per colpa-imperizia il che esegua un’operazione chirurgica su uno

schiavo con imperizia, provocandone la morte ad esempio, come se usa a sproposito un medicamento o

che ometta di prestare le cure post-operatorie, pur avendo operato bene. Da qui però possiamo arrivare a

un’importante distinzione tra responsabilità a titolo:

Contrattuale

- : risponde il contraente che abbia concluso un contratto ut artifex (come

professionista), in base all’obbligazione da lui assunta.

Aquiliana, extra-contrattuale

- : nasce dal danno stesso derivante dall’attività tecnica,

Es. Medico Ignorante

indipendente intrapresa da un contratto. : se un medico ignorante

passeggia per i cavoli suoi e incontra uno schiavo ferito risponderà:

 Semplice colpa-negligenza : qualora lo schiavo fosse realmente gravemente

ferito, e le questioni di urgenza + la sua attività tecnica scarsa lo fanno morire.

 Colpa-imperizia : qualora lo schiavo muoia perché l’intervento non era

necessario, ma lui lo ha operato lo stesso pur rendendosene conto [“chi

intraprende attività tecniche le quali, se male eseguite, possono essere dannose

per i terzi, deve essere in grado di eseguirle correttamente”].

Colpa da violazione di un limite contrattuale

Esiste poi un altro tipo di colpa contrattuale autonoma non riconducibile né alla negligenza né

Colpa da violazione di un limite contrattualmente

all'imperizia che si concreta nella previsto

patto che vieta

(es. ad una delle parti di fare qualcosa in quanto considerato dannoso per il contratto, es.

dare in locazione dei muli specificando un limite massimo di carico ), in tali ipotesi la constatazione

della violazione del limite (infiacchire i muli) è sufficiente per imputare il danno alla parte, senza le

può desumersi in via

specifiche valutazioni della condotta di questa. Questo divieto se non è espresso

interpretativa Il danno trova la sua

dagli accordi di tenore positivo delle parti. Labeone sintetizza: “

origine nel comportamento contrario ad un divieto contrattuale ”.

La Custodia

La custodia rispetto alla diligentia presenta un carattere ulteriore perché la seconda allude ad un “darsi da

Custodia

fare” non specificato a priori mentre il termine (dove custos è il custode) allude ad una

prestazione precisa : porre in essere le misure onde evitare che essa vada perduta o subisca danni, la

custodia quindi è oggetto di un preciso dovere di diligentia. Vi sono due filoni di pensiero,

1. il primo dice che è una diligentia molto particolare e precisa e quindi soggetta ad una responsabilità

molto rigorosa per colpa, [età epiclassica e ripresa dai compilatori giustinianei]

2. il secondo crede che sia una responsabilità senza colpa. [appartiene alla giurisprudenza classica]

Gaio la intendeva come responsabile senza colpa in quanto asserisce che il comodatario risponde

in caso di furto della cosa locata o comodata per il solo fatto che questa è stata rubata.

Essendo il depositario un custode della cosa possiamo dire che preastare custodiam vuol dire essere

gravato del rischio della custodia (cioè vedersi tenuto responsabile per gli eventi che la custodia è

destinata ad evitare).

Il regime della custodia è pur sempre quello di una responsabilità senza colpa, caratterizzato dal solo limite

Vis Maior

della (Forza Maggiore), dove a volte i problemi di custodia e colpa si trovano nella stessa

comodato

fattispecie: se prendiamo ad esempio il vediamo che il comodatario X è tenuto a restituire a Y la

cosa data in comodato; laddove però la cosa perisca o venga danneggiata, se il perimento o i danni

custodia

dipendano da un terzo questi risponderà per ; laddove invece dipendano da lui egli risponderà

colpa

per , quindi con quest'ultimo regime egli potrà liberarsi provando di aver trattato la cosa con la

dovuta diligenza (cosa che nella prima ipotesi viene esclusa).

Il Periculum – non è un criterio di responsabilità, ma li riguarda da molto vicino…

Per quanto riguarda invece il “periculum”, le fonti parlano di eventi dannosi che la parte (cui questi sono

messi a carico) non è in grado di controllare in modo da poterli evitare in ogni caso, comportando evidenti

rischi nella responsabilità per custodia. Che la colpa comporti un rischio risulta chiaro dall'idea del c.d.

rischio di impresa, che costituisce in realtà una responsabilità per colpa-imperizia ovvero per difetto

dell'organizzazione imprenditoriale misurata su quella ideale dell'imprenditore modello.

Periculum Emptoris

Qui ragioneremo su due esempi classici, quello di (rischio dell’acquirente) e

quattro casi

Periculum Locatoris (rischio del conduttore in locazione). Veniamo ora a considerare i

fondamentali Vendita Affitto

rispetto a e :

venduto schiavo morto di morte naturale dopo che la vendita è stata

α ) V ha a C lo Stico, questi è

conclusa non ha ancora

e si è perfezionata e prima che lo schiavo fosse trasferito al compratore che

pagato il prezzo , in questo caso abbiamo due ipotesi possibili:

inadempienza causa di forza maggiore

1. Il compratore cita il venditore per e questi opporrà la

morte come causa di estinzione dell’obbligazione e verrà assolto.

pagare il prezzo

2. La seconda ipotesi è che il giudice condanni il compratore a ancorché lo schiavo sia

rischio contrattuale

fattore di

morto perché è un che si è assunto concludendosi la vendita.

affittato fondo (agricolo) un'invasione di cornacchie e

β ) L ha a C e messo a sua disposizione il ed

stornelli rovinato le coltivazioni non ha ancora pagato il

ha interamente messe in atto da C che

canone per l'annata in corso :

l'actio ex conducto ottenere la somma corrispondente al

1. nel primo caso C esercita contro L per

mancato raccolto cause

per l'anno in corso, L si opporrà dicendo che il raccolto è stato rovinato per

di forza maggiore e verrà assolto.

l'actio ex locato l'inadempimento al pagamento

2. Nella seconda ipotesi L eserciterà contro C per

del canone C si opporrà dicendo che L non gli ha messo a disposizione un fondo idoneo

ma rischio

all'uso agricolo e assolverà C dal pagare il canone in quanto L aveva su di sé il secondo la regola

da applicarsi al caso [rischi sul dominus perché evento eccezionale]. Perché? Esaminiamo meglio la

questione: rapporto agricolo

Per quanto riguarda il vengono individuati due filoni:

Rischio sul Dominus

1. : qui vi sono la forza esterna irresistibile come la malattia delle piante, la

Eventi Eccezionali

eccezionale calura, il terremoto o la frana o lo smottamento [ ]. In un passo di

Africano possiamo leggere che inoltre vengono posti sempre a carico del locatore ma con la

conseguenza che + deve risarcire il danno al conductor il fatto del locator e il fatto del terzo che il

locator poteva evitare e il fatto del terzo reso possibile dal locator in conseguenza di azione di

mala fede + i casi in cui il conductor non può utilizzare la cosa, così che il locator perda il diritto ai

canoni. [damno domini]

Rischio sul Colonus Eventi NON Eccezionali

2. : qui ricadono gli . [damno coloni]

È qui inoltre chiaro che nel primo gruppo il problema è di rischio mentre nel secondo di responsabilità.

L'impostazione in termini di rischio sarà normalmente la più appropriata quando venga messa a carico di

una parte una circostanza che risulti in se stessa assolutamente incontrollabile come nel caso del

periculum vini mutati (inacidimento del vino). La regola sul rischio viene fuori nei casi sopracitati α e β .

2. 2.

PARTE 2 – CAP. 3

EVOLUZIONE STORICA

Quanto all'elaborazione giurisprudenziale della responsabilità nel diritto privato il punto di partenza va

iniuria

ricercato nell'interpretazione del temine (ingiustizia, illecito) nel I e III capo della lex aquilia: la

legge, per l'applicazione della sanzione (che consisteva sostanzialmente nel ripagare il danno della cosa

distrutta, Risarcimento danni) esigeva che la distruzione della cosa fosse dovuta ad un fatto compiuto

“iniuria” dal danneggiante. Ora, iniuria occidere significa precisamente cagionare la perdita della cosa con

un comportamento che non trovi giustificazione in regole o principi adottati dall'ordinamento, in altre

si

parole il comportamento del danneggiante deve essere qualificabile come illecito. Iniuria quindi non

riferisce al modo in cui è stato prodotto il danno

danno ma al . Se mancasse il nesso causale tra la

condotta e la distruzione, il responsabile non darà luogo ad un damnum iniuria datum.

L'idea della colpa contrattuale proviene quindi da quella della colpa aquiliana, e la problematica della

Perpetuatio Obligationis

responsabilità contrattuale fu risolta dai veteres con l'idea della : tale

mantenimento dell'obbligazione la quale non ha più ad oggetto la prestazione,

principio (del

bensì il suo equivalente risarcitorio ) importa il mantenimento della responsabilità risarcitoria in capo

al debitore in virtù della colposità del ritardo e della perdita. Il debitore risponde anche se non è

responsabile dell'accadimento. Più propriamente, si può dire che il debitore è responsabile

dell'accadimento non in quanto ha prodotto l'evento lesivo, ma perché non si è comportato in modo tale

da non evitare che l'evento lesivo venisse ad incidere sulla res, ciò che invece sarebbe stato tenuto a fare.

Si può cioè formulare un giudizio di rimproverabilità a carico del soggetto passivo dell'obbligazione per non

aver tenuto la condotta doverosa. Per capire meglio analizziamo diversi casi:

1. Schiavo morto oggetto di legato o stipulatio: non sarai tenuto a risarcirmi se non dipende

da te il fatto che me lo hai dato morto (rifiuto ingiustificato di darmelo o lo hai ucciso tu

senza motivo).

Schiavo promesso morto per malattia

2. : chi ha promesso di dare è tenuto a dare, non a fare.

Perciò non potrà essergli imputata la morte dello schiavo perché non lo ha curato.

Schiavo ucciso perché se lo meritava

3. : non dovrò dare un risarcimento (ex stipulatio o ex

testamento) se ho ucciso lo schiavo oggetto di stipulatio/testamento perché ha commesso un

crimine (quindi perché se lo meritava).

Obbligazione Risarcitoria DOVUTO

Il fatto dunque, per dare origine a una deve consistere in un fatto

dolo colpa

(oltreché e ), e NON può dunque consistere in una semplice omissione [2.] e NON deve essere

giustificato [3.]. Obbligazioni di Facere

In età classica poi i giuristi iniziarono a guardare alle (prima abbiamo visto

Praestrare

quelle di dare). Un'idea fondamentale è l'utilizzo del verbo , che:

 Prestazione

di per sé esprime l'idea della , e applicato al debitore indica quali sono i vantaggi che,

quanto il debitore deve

per effetto di un contratto, egli deve procurare al creditore. In sostanza

compiere in favore del creditore .

 Il verbo praestare possiede quindi, oltre al significato comune di eseguire una prestazione (quindi di

Garanzia

dare o di fare), anche un significato autonomo ( ): questo è palese quando i giuristi

richiamano la triade di dare, facere e praestare, colui che prestat assicura il destinatario attorno a

qualcosa, assicura quindi un dovere di porre a termine un'attività oppure che si assuma la

responsabilità nel caso in cui questa non sia portata a termine. Riassumendo: dare + facere =

doveri principali // praestare = dovere sussidiario che serve per dare tutela nel caso di mancata

esecuzione e decidere quindi la responsabilità.

 definizione della responsabilità

Questo verbo viene utilizzato infine anche come : dolum,

culpam, custodiam, casus, periculum praestare.

Insomma, praestare può essere utilizzato con diverse accezioni, come possiamo notare da un passo tratto

da Ulpiano “con riguardo alle cose che si sogliono prestare [eseguire una prestazione], io penso debba

prestarsi [rispondere a titolo di] non solo il dolo, ma anche la colpa”.

Apporti attribuibili ai singoli giuristi

 Quella della costruzione del sistema della responsabilità è stata un'opera collettiva dei giuristi romani,

difficilmente attribuibile ad individui precisi, la più antica applicazione di colpa ad un caso di colpa

P. Mucio

contrattuale appartiene al responso di .

 Celso NULLITÀ del patto Ne Dolum Praestetur

A viene fatta risalire la (Patto di irresponsabilità per

colpa-imperizia

dolo) ed è attribuita l'individuazione della (dicendo che un artifex, quando ha

concluso un contratto per tale qualità e abbia cagionato un danno per imperizia risponde per colpa

anche se si è comportato con la diligenza che il contratto richiede).

 Marcello estensione della responsabilità per

Un ulteriore contributo viene assegnato a con la sua

custodia ai danni prodotti iniuria dal terzo , questa idea contiene un altro pensiero: la custodia

viene concepita non più come una responsabilità da danni astrattamente evitabili ma per danni

evitabili in concreto (ha posto in essere una presa di posizione contro la precedente dottrina di

Giuliano).

Le fonti occidentali del IV e V secolo lasciano l'impressione che la problematica della responsabilità sia stata

abbandonata, non si vuol certo dire che i problemi di responsabilità non si ponessero, ma solo che venivano

trattati in modo empirico, senza costruzioni analitiche per valutare il comportamento delle parti.

Fonti Occidentali di IV e V sec. Tradizione Visigotica Edictum Theodorici

La nostra attenzione ora va alle fonti della che, con , il

Codex Euricianius Lex Romana Visigothorum

e la hanno cambiato i modi di concepire questo tema:

 Nell'Edictum Theodorici è presente la terminologia propria delle fonti del diritto volgare ma esso non

può darci grande contributo per quanto riguarda la responsabilità.

Lex Romana Visigothorum

 massiccio ritorno all’uso diretto delle fonti

: rappresenta un

romane

, il che prevedeva anche l’abbandono dei volgarismi di forma, in questa il deposito e il

Modestino

comodato vengono riportate entrambe al parametro della colpa. : “il convenuto di un

Comodato

processo di deve rispondere dolo e colpa (comprensiva della custodia), chi invece sia

Deposito

convenuto in un processo di deve essere condannato in base al dolo. Chi viene condannato in

processo di deposito viene chiamato “infamis” mentre per il comodato non vi è questo appellativo. Se

l'actio furti

viene rubata una cosa depositata il solo proprietario ha l’actio furti, sarà invece messa a

Ulpiano

disposizione del comodatario”. Veniamo ora al pensiero di : il giurista esprime chiaramente

l'idea che per decidere quali siano i tipi di responsabilità da attribuire al comodatario si deve

Principio Ulpianeo è basato sul

considerare l’interesse cha ciascuna parte porta al contratto, il

Principio di Utilità . Proseguendo con la sua definizione della responsabilità del comodatario

Ulpiano chiude col dire che tutto sommato quel che ne resta fuori è la forza maggiore.

Codex Euricianus

 : vi si trova una costruzione unitaria dei deposito gratuito e oneroso:

o Deposito Oneroso : il depositario risponde in modo oggettivo del perimento della cosa per

qualunque causa .

o Deposito Gratuito negligenza colpa

: risponde solo se il perimento è dovuto a sua o , la prova

comodato di un

liberatoria dalle quali è posta a suo carico. Nel codex vi è l'esempio del

cavallo , inteso come gratuito a parte la sanzione di restituzione di un cavallo nelle stesse

condizioni di quello morto. Si prevede una responsabilità per i danni cagionati a terzi

dall'animale. deposito di cose mobili inanimate diverse dal denaro

Un ulteriore capitolo si riferisce al , ed

perimento a causa di incendio o furto

al loro :

o Incendio : il depositario non risponde (e non si indaga nemmeno se l’incendio sia colposo o meno

 MA questa soluzione risulta applicabile solo se nell'incendio sono state distrutte altre cose di

proprietà del depositario.

o Furto

: il depositario ha a disposizione l’actio in quadruplum nel caso in cui un terzo,

approfittando dell’incendio , abbia rubato dei beni, egli quindi potrà recuperare, se riesce, la

refurtiva, ma dare indietro i beni di proprietà del depositante.

Il depositario, nel caso in cui il depositante gli chieda indietro i beni rubati, può ottenere una

dilazione di tempo per scovare il ladro e recuperare la merce non vi riesca

, nel caso che

sarà tenuto a pagare la METÀ del valore delle cose ripartizione

. Questa idea di Euricio è una

del rischio del furto , ma a noi interessa notare che al depositario è imposta una responsabilità

per le cose che aveva ricevuto.

mutuo di denaro Perimento del Denaro

Ulteriore passo parla del , qui si distingue tra (essendo

Colpevole Incolpevole

entità materiale può andare distrutto) e , in questo ultimo caso il mutuatario

resterà obbligato alla restituzione ma non pagherà gli interessi (cosa che accade nel primo caso).

calamità naturale

Per quanto riguarda la si distingue: se il depositario o il comodatario ha:

o Salvato TUTTE le SUE cose e NON quelle dell'altra parte : risponderà integralmente della

perdita;

o Salvato PARZIALMENTE o PER NIENTE le SUE : pagherà in proporzione opportuna e calcolata

dal giudice, e analogo criterio di valutazione del giudice sarà applicato nel caso in cui abbia perso

tutte le sue cose per salvare quelle del suo contraente.

Conclusioni

La nozione di colpa venne elaborata a partire dal I e III capo della lex aquilia , per costituire una terza

dimensione in un ordinamento che conosceva solo il dolo ed il caso. La nozione di colpa non era imparentata col dolo

in quanto non comportava una presa in considerazione della volontà del soggetto (come oggi) ma serviva solo a

La responsabilità per

imputare ad un soggetto gli eventi dannosi non voluti e non riconducibili all'area del casus.

custodia rappresenta un'eccezione a tale regola serie di casi in cui

in quanto si enuclearono una

l'evento dannoso doveva essere imputato sulla base di una valutazione

non del comportamento del

delle circostanze della perdita

debitore ma su quella .

PARTE 3 – CAP. 1

TECNICA E POLITICA LEGISLATIVA

2. Caso concreto e norma generale

Non deve trascurarsi il fatto che gli imperatori del IV secolo sembrano decisamente ostili ad esenzioni

tributo fondiario

generalizzate dal , privilegiando concessioni a titolo particolare mentre è rilevabile una

certa disponibilità ad elargire benefici di tale portata per altri tipi di tributi. Nella lex sono menzionati

collaboratori dell’imperatore e specifica che al di fuori di questi a nessun altro può essere concessa

questo tipo di immunità, l'interpretazione di questa lex può essere ricondotta a due ragioni:

Scoraggiare le richieste

1. ,

Rimarcare autonoma iniziativa del

2. il carattere vincolante e di benevola elargizione della lex per

monarca

. immunità dalla

Nella stessa prospettiva si pongono altri atti successivi del 415 che sembrano confermare l'

Capitatio delle chiese di Alessandria e Costantinopoli e del 424 che concede la stessa immunità alla chiesa

di Tessalonica e del 346 che concede al vescovo di Afrodisia di pagare il tributo fondiario con modalità

diverse da quelle normalmente stabilite.

La peculiarità della lex è costituita dalla presenza di una disposizione che sottrae al praefectus praetorio

Galliarum la competenza a procedere nei confronti dei vescovi eretici per attribuirla a Patroclo, vescovo di

Arelate. Un rescritto non poteva essere applicato in via generale, ma la presenza di una clausola “da

applicare ai casi simili” permetteva di eludere tale divieto. Qui la normativa generale funge da “copertura”

mezzo per ripristinare i

formale all’incarico attribuito a Proculo, e la lex viene in sostanza utilizzata come

privilegi di Proculo precedentemente abrogati da Giovanni .

Gli imperatori del IV e V secolo non intendono rinunciare ai rescripta e quindi per dare maggiore versatilità

vengono ammesse le applicazioni a casi molto simili.

cancelleria orientale

Per dare carattere generale ai provvedimenti la sembra non volersi limitare alla pura

e semplice estensione del dispositivo, preferendo aggiungere a questo una formulazione in termini

occidentale

generali mentre quella appare più attenta alla fattispecie concreta e meno preoccupata

dell'aspetto tecnico limitandosi a disporre l'applicazione a casi simili.

La differenza di orientamento tra le due cancellerie si rivelerà in tutta la sua portata nel modo di intendere

e di attuare le disposizioni dettate da Valentiniano III nel 426 e successivamente recepite da Teodosio II.

6. Orientamenti di politica normativa nelle due partes imperii all'indomani della

codificazione Teodosiana

Le novelle post-Teodosiane propongono un testo tramandato nella sua pressoché totale integrità. Esse ci

permettono di capire come le cancellerie delle due partes imperii abbiano inteso e tradotto in pratica le

direttive fissate da Valentiniano nel 426 e recepite poi da Teodosio nella sua codificazione.

Il discorso sarà limitato alle novelle di Teodosio II e Valentiniano III, la lex del 426 ha delineato quanto sia

cancelleria di Ravenna

fumosa la differenza tra leges generales e rescripta, quindi la si preoccupò di

criteri per identificare le leges generales Edicta

indicare dei (leggi generali = , atti normativi

inviati al senato). aeterna

Nella concezione ravennate le due cancellerie integrano alla nozione di lex generalis quella di , in

aevum mansura [durerà per sempre] in perpetuum valitura [sempre in vigore]. E' proprio l'aeternitas della

garanzia di certezza e stabilità dell'ordinamento

lex una .

I primi anni di regno di Valentiniano si svolsero sotto la tutela della madre, a causa della giovane età; lo

stesso Teodosio mantenne una posizione di dominio sul giovanissimo collega, sebbene formalmente i due

Augusti fossero di pari dignità e potere, e le leggi erano promulgate a nome di entrambi in entrambe le

426 Legge delle

parti dell'impero. Nel , ad esempio, Teodosio e Valentiniano promulgarono la cosiddetta

citazioni , con la quale regolamentarono le fonti giuridiche del tempo: la legge infatti sanciva che il giudice

era vincolato dal parere dei giuristi se riguardo al caso e alla materia vi era una communis opinio, cioè la

convergenza del maggior numero di giuristi su un'unica interpretazione (la constitutio è anche celebre per

aver concesso alle Istituzioni di Gaio il valore di fonte normativa). Inoltre la legge delle citazioni permetteva

ai giuristi di citare solamente le opere di Paolo, Ulpiano, Papiniano, Modestino e lo stesso Gaio.

Teodosio II

Delle novelle di interessano quelle che si occupano di problemi municipali, come nella

Nov.23 petitiones

, dove Teodosio si ferma ad Eraclea e lì riceve delle da parte dei cittadini che lo

gravi situazioni finanziarie in cui si dibatte l'ordinamento municipale

mettono al corrente delle , non

più in grado di far fronte alle riparazioni di opere pubbliche. L'imperatore ritiene di dover accogliere tali

richieste e procede quindi alla restituzione di terre civiche i cui proventi serviranno per le casse municipali.

non solo nei confronti di Eraclea ma di tutte le cittadine della

Questo provvedimento viene preso

pars orientis . Non è chiaro se l'intervento di Eraclea sia stato contestuale o precedente rispetto alla lex

generalis ma si propende per la prima ipotesi per quanto riguarda l'intenzione di estenderla presente nella

motivazione, però il fatto che sia stata proclamata ad Afrodisia, tappa successiva del viaggio, fa propendere

per la seconda ipotesi.

Nov.15 fuga dei curiali verso sistemazioni

La invece si occupa di un fenomeno di larga diffusione: la

più vantaggiose , prende ad esempio il caso del decurione Emesa che, dopo aver indebitamente

conseguito una carica di rango inlustirs, si è approfittato di tale veste per sottrarsi agli oneri curiali.

vietato ad

Teodosio ha cura di precisare che il provvedimento viene preso generali sanctione, infatti viene

ogni curiale di avere accesso alla carica di rango inlustris . Qui non si ha una pura e semplice

estensione a casi simili perché in quel caso avrebbe destituito i curiales divenuti inlustres soltanto in caso di

un loro comportamento riprovevole, qui invece intende comunque escluderli, anche se si siano comportati

bene. Valentiniano III Novv.8.1/8.2

Delle novelle di riprendiamo innanzitutto le in quanto collegate alla

due inlustres

stessa vicenda che ha per protagonisti : la violenza privata per la tutela dei propri interessi.

L'inlustris Auxiliaris lamenta che in sua assenza l’inlustris Apollodorus si è impadronito della sua domus di

Roma e si rivolge direttamente all'imperatore anziché al prefectus urbi (come era norma in quei casi)

perché convinti della forza della loro persona e dell'attitudine dell’imperatore a privilegiare gli interessi

delle persone influenti. Egli si pronuncia nel caso specifico disponendo che Apollodorus restituisca la

domus ma poi torna sulla questione principale invitando il prefetto a curare l'attuazione della volontà

imperiale.

Novv.21.2/2 materia testamentaria piena validità a un

Le concernono la , valentiniano riconosce la

testamento congiuntivo che contiene la reciproca istituzione di erede del vir spectabilis Leonius

e della consorte di quest'ultimo ( Il titolo vir illustris o vir inlustris ("uomo illustre") era usato nel tardo impero

romano per indicare formalmente una persona appartenente ai ranghi più elevati dei senati di Roma e

). Lo stesso riconoscimento è previsto a favore di quanti altri si troveranno in futuro nella

Costantinopoli.

stessa situazione [estensione] ma solo se il testamento sarà presentato all’imperatore “de lata

supplicationis” (trad. “l’ampia preghiera”, in modo tale da poter esercitare un controllo sul contenuto e le

testamento

modalità del testamento). Ancora in materia testamentaria la nov 21.2 introduce la figura del

olografo senza testimoni

redatto la partecipazione dei , anche in questo caso l'imperatore è chiamato ad

occuparsi del problema su un inlustris morto con testamento mancante dei sigilli dei testimoni.

Quindi possiamo delineare alcuni aspetti della legislazione di Teodosio e Valentiniano, innanzitutto il

richiamo ai fatti è implicito e usato nella motivazione solo come “occasio legis”, ne consegue che le

entrambi emanavano provvedimenti di carattere generale legati a problemi

cancellerie di

contingenti . Teodosio

Le due novelle di si occupano di problemi municipali e la loro conservazione è un tema

parti precettive siano abbastanza

ricorrente nella legislazione orientale. Qui vediamo come le due

distinte : autonomo provvedimento e legge generale; NB la soluzione al caso concreto rappresenta la

prima applicazione della disciplina appena dettata.

Valentiniano

Le novelle di invece documentano interventi in campo privatistico e che sono sintomo di

due parti

disagio sociale per le prepotenze e gli abusi dei membri dell'alta burocrazia. In Valentiniano le

precettive non risultano distinte , l'accento viene qui posto sulla soluzione al caso concreto mentre la

norma generale finisce per ridursi a mera copertura formale, si capisce poi come Valentiniano emani

provvedimenti ad personam che non è in grado di rifiutare debolezza pars occidentis.

9.La disciplina degli interessi convenzionali nella legislazione giustinianea

In molti campi del diritto, Giustiniano è intervenuto con il convincimento di poter modificare radicalmente

consuetudini e rapporti ormai da tempo consolidati. Problematica principale era la situazione degli

Interessi Convenzionali della quale si occupano numerose leges prima e dopo il 534: la scelta di

esclusiva riserva alla imperialis maiestas di ogni

Giustiniano in proposito è netta, con esplicita ed

intervento integrativo o interpretativo efficacia vincolante a ogni atto normativo

. L'attribuzione di

imperiale solleva a sua volta non trascurabili difficoltà per i giudici: sia in sede di applicazione ad altra

fattispecie del dispositivo di una pronunzia imperiale, sia per la soluzione di controversie in presenza di

provvedimenti tra loro in apparente contrasto ovvero di norme speciali deroganti, per l'incertezza del

rapporto tra queste e la disciplina ordinaria.

In materia di interessi convenzionali Giustiniano si propone di ridurne il saggio massimo fino ad allora

usualmente praticato, cioè il 12% (anche se in realtà non era generale, i mutui di derrate (merci) alimentari

sotto Costantino erano al 50% e quelle dei prestiti marittimi non avevano nessun limite).

Nella c.26 vengono prese in considerazione diverse categorie di creditori: gli illustres (6%) ii mercanti i

banchieri e gli altri negotiatores (8%) e in finanziatori di traffici marittimi e di derrate (12%). Il tentativo di

attenuare i danni dell'improvvisa riduzione del massimo consentito era volto ad intendersi come

esclusivamente futuro e quindi non suscettibile di incidere sui contratti in precedenza conclusi. Alcuni mesi

con la c.27 che sancisce in termini

dopo Giustiniano è costretto ad intervenire sul punto,

inequivocabili l'applicabilità agli interessi non ancora maturati discendenti da pattuizioni

anteriori alla c.26 [Retroattività del provvedimento].

La lex preferisce non prendere in considerazione un aspetto delicato, ossia la computatio dupli, a meno che

non abbia tacitamente inteso far rinvio ad un rescritto di Caracalla in base al quale dovevano non ritenersi

colpiti dal divieto gli interessi già pagati. La c27 lascia ampio margine ad interpretazioni contrastanti sulle

modalità della computatio dupli, nel senso che il divieto può essere considerato operante quando

l'ammontare degli interessi (pagati o non pagati) ha raggiunto una cifra pari o al capitale mutuato o al

doppio di questo; tradizionalmente la dottrina attribuisce alla c27 la prima delle interpretazioni indicate.

usurae ultra duplum

Una serie di Novelle, la 121,138,1600 è relativa al problema delle .

Nov.121

: è una pragmatica in cui gli eredi di un debitore di nome Demetrio hanno ottenuto una sacra

liberazione dal debito

sanctio disponente la loro ove abbiamo corrisposto complessivamente al creditore

titolo di interessi una somma pari al doppio di quella a suo tempo ricevuta

a . La pretesa dei

creditori si fonda sul fatto che la somma complessiva degli adempimenti parziali (949 aurei) era inferiore al

doppio della somma mutuata (500 aurei) ed era da imputarsi agli interessi e non al capitale di cui

domandano l'integrale restituzione nella più alta misura pattuita (600 aurei). Di contro, i debitori,

richiamandosi alla ratio della sanctio, chiedono che si tenga conto della somma complessivamente

corrisposta anche ai fini dell'estinzione del debito principale e che, dietro il pagamento dei restanti 51

aurei per arrivare a 1000 venga loro restituita la cautio. E' qui chiaro che il tema principale è il modus

divieto di usurae ultra duplum

operandi del . La sentenza del governatore da ragione ai creditori e

questi impugnano dinnanzi all’imperatore per poi presentare il suo dire al giudice di appello.

Giustiniano ritiene fondata la richiesta, e formula l'interpretazione della normativa vigente che è stata

disattesa dal governatore, al quale la novella è destinata con l'invito a riesaminare la causa ed

erronea

opportunamente riformare la sentenza: il vizio della sentenza del governatore consiste nella

applicazione della normativa in materia , il dispositivo nella nov.121 precisa che anche gli interessi già

il debitore non è più tenuto alla

pagati rilevino ai fini della computatio dupli affermando altresì che

restituzione della sors (capitale prestato ad interesse) quando abbia versato al creditore a titolo

di interessi una somma pari al doppio di quella mutuata .

Novella 138

: essa presenta significative coincidenze con la Nov.121, in questa si controverte sulla

rilevanza dei pagamenti parziali : ai fini non soltanto della computatio dupli ma anche della loro

disponendo

imputabilità al capitale per la parte eccedente il saldo del debito di interessi; chiaramente

l’imputabilità al capitale di quanto corrisposto a titolo di interessi anche in più soluzioni e fino

ad un ammontare pari al doppio di quello , la Nov.138 di fatto modifica la disciplina preesistente in

senso ancor più favorevole al debitore. Si può dire che la Novv.121/138 modificano intensamente la

sostanza dell’istituto senza alterarne la ratio.

Novella 160 : una pragmatica sollecitata dai cittadini di Afrodisia che hanno informato l’imperatore del

pregiudizio che la legge sulle usure reca alle finanze cittadine , tra le cui entrate si annoverano i

proventi da impiego di capitali. Al dettato di questa legge infatti si appellavano i debitori per non pagare più

un principio,

le usure ultra duplum. Nel caso in esame Giustiniano è dunque costretto a riconoscere che

validamente motivato con riferimento ai rapporti tra i privati, non può negli stessi termini

trovare applicazione nel caso in cui il mutuante sia una città ; ancora una volta Giustiniano vuole

tutelare le esigenze del debitore ma deve introdurre delle eccezioni in favore di determinate posizioni

creditorie (in questo caso gli ordinamenti cittadini). Per Giustiniano non si tratta in tal caso di usure, ma di

GIUSTIFICABILI per le città

rendite tendenzialmente perpetue, e dunque (ma non per i privati, dove

rimane il divieto ultra duplum).

Vi furono anche ulteriori interventi dell’imperatore, vedendo le difficoltà economiche cui si imbattevano

contadini o piccoli proprietari, che subiscono ogni sorta

alcune categorie di sudditi, come i

di angherie da parte dei creditori Novv.32,33

. Tre novelle si occupano di questo problema, le

e 34 in cui risulta come i creditori si siano impadroniti delle terre dei loro debitori, evidentemente

offerte in garanzia e questi ultimi, privati del loro mezzo di sostentamento siano fuggiti o morti di fame.

preoccupazione di Giustiniano perdita di braccia e di

La maggiore , seppur non espressa è quella della

forza lavoro diminuzione gettito del tributo fondiario

; con una più o meno consistente del . In questo

caso il mutuo per le derrate alimentari mantiene il suo limite preesistente, e in alcuni casi aumentato, ma

esplicito divieto per i creditori di appropriarsi delle terre coltivate anche in

accompagnato dall’

caso di mancato adempimento .

Nel 555 Giustiniano è chiamato a chiarire la posizione di una categoria che gli stava particolarmente a

Argentarii di Costantinopoli Nov.136, l'editto 7 e 9

cuore: gli e fa ciò con tre leges, la . Essi

lamentano che la norma non sia ritenuta applicabile anche a pattuizioni verbali e che il beneficio del

misura del 8% alla

massimo dell'8% si riduca a ben poca cosa. Giustiniano interviene ricollegando la

qualità di argentarius e non al tipo di pattuizione .

Ben più grave è una deroga disposta a favore degli argentarii in cui una norma prevede che il più alto saggio

di interesse consentito ai banchieri potrà continuare ad essere praticato legittimamente anche quando

abbiano conseguito il ruolo di inlustres (cosa che il CI limitava in quei casi al 4%).

Il condizionamento degli argentarii sull'imperatore si vede anche in un'altra occasione cioè quando per i

banchieri non iniziò più a valere il divieto di usurae ultra duplum , questa disposizione di favore

regola vale anche per quanto gli argentarii sono parte debitrice

viene temprata dal fatto che la . Il

favor di Giustiniano verso le banche si vede anche dal fatto che per adottare questi provvedimenti

Pragmatiche

utilizza le che sono atti non soggetti a pubblicazioni e aventi un solo destinatario (questo

per evitare una conoscenza diffusa).

Anche per un altra categoria il limite massimo, nel loro caso del 12%, era risultato inadeguato e non

finanziatori di traffici marittimi

redditizio: i . Questo perché l'alto rischio e il tasso molto basso

stavano scoraggiando l'impiego di capitale nel settore del commercio marittimo e quindi sull'economia

Nov.106 legittimità delle consuetudini dei prestiti

dell'impero. Con la Giustiniano sancisce la

marittimi e, in deroga alla regola generale, concede di applicare tassi più elevati. Ma subito dopo, la


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acca46

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (GENOVA, IMPERIA)
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher acca46 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti del diritto europeo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Pavese Marco.

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