Fisica Matematica 1
13/09/2011
1
Indice
1 Introduzione alle Equazioni differenziali 3
2 Studio qualitativo di una equazione differenziale 6
2.1 Sistemi di Equazioni differenziali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9
2.1.1 Sistema di Equazioni differenziali lineari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9
2.1.2 Sistema di Equazioni differenziali non-lineari . . . . . . . . . . . . . . . . . 13
2.2 Stabilità secondo Lyapunov dei punti di equilibrio . . . . . . . . . . . . . . . . . . 16
2.3 Modello di stabilità per in mercati competitivi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19
3 Sistemi dinamici Monodimensionali discreti 23
4 Il problema di Keplero 26
4.1 Il problema dei due corpi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 32
5 Le equazioni di Lagrange 33
5.1 Piccole oscillazioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 38
2
1 Introduzione alle Equazioni differenziali
Le equazioni differenziali sono equazioni, la cui incognita non è uno scalare o un vettore, ma una
~t
funzione ~x = ~x ( ).
Una generica equazione differenziale appare nella forma
˙ (k)
~t,
G( ~x, ~x , . . . , ~x ) = 0
Definizione 1.1. (Equazione ordinaria) ∈
Si tratta di una equazione differenziale la cui incognita è ~x = ~x (t) con t R
Definizione 1.2. (Forma ordinaria normale di ordine k)
Si tratta di una equazione differenziale ordinaria, che può venir riscritta nel seguente modo
˙ ¨
(k) (k−1)
~x = f (x, ~x , ~x , . . . , ~x , t)
Nota.
D’ora in avanti non facciamo più distinzione tra ~x e x per alleggerire le notazioni.
Definizione 1.3. (Equazioni del primo e del secondo ordine)
Ci riferiamo alle seguenti equazioni: ẋ = f (x, t)
ẍ = f (x, ẋ, t)
Definizione 1.4. (Soluzione)
n·k n n
⊂ × → ⊂ →
Sia f : E , allora x : I è soluzione su I di un equazione differenziale
R R R R R
del primo o secondo ordine (a seconda che n sia 2 o 3) se
1. x è derivabile k volte
∀x ∈ ∈
2. I, (x, t) oppure (x, ẋ, t) E
∀x ∈
3. I l’equazione differenziale è soddisfatta
Nota. n
∈
Se abbiamo un sistema nella forma ẋ = f (x) con x , come ad esempio
R
x f (x , . . . , x )
1 1 1 n
... ..
x = , f (x) =
.
x f (x , . . . , x )
n n 1 n
si ottiene il sistema ẋ = f (x , . . . , x )
1 1 1 n
..
(1)
.
ẋ = f (x . . . . , x )
n n 1 n ∈
Allora data una equazione di secondo ordine ẍ = f (x, ẋ, t) x basta porre
R
( ẋ = v (2)
v̇ = f (x, v, t)
cioè
x v
y = e F (y, t) = (3)
v f (x, v, t)
3
e si giunge quindi una equazione del primo ordine; infatti: ẏ = F (y, t)
Non vale però il viceversa, infatti un generico sistema di equazioni del primo ordine appare nella
forma ( ẋ = g(x, v, t) (4)
v̇ = f (x, v, t)
Non è quindi riconducibile ad una equazione differenziale del secondo ordine. In generale un
·
sistema di n equazioni differenziali di ordine k può essere ridotto ad un sistema di n k equazioni
di primo ordine.
Definizione 1.5. (Equazione differenziale autonoma)
Si tratta di equazioni nella forma (k) (k−1)
x = f (x, ẋ, . . . , x ) (5)
La funzione f è comunque, a priori, dipendente dal tempo, ma non lo è in modo esplicito.
Nota.
Un sistema ẋ = f (x, t) di n equazioni dipendenti dal tempo, è riconducibile ad un sistema di
n + 1 equazioni indipendenti dal tempo, e quindi autonomo, nel seguente modo:
Data una equazione differenziale ẋ = f (x(t), t)
ponendo x = t si ottiene
(0) (
ẋ = 1
(0)
ẋ = f (x, x )
(0)
e quindi ponendo
x (0)
x
x 1
(0)
y = =
.
..
x
x n
si ha
1 ẋ (0)
ẋ
f (x, x ) 1
1 (0)
˜
= = f (y)
ẏ =
.. ..
. .
f (x, x ) ẋ
n n
(0)
e l’equazione è autonoma.
Definizione 1.6. (Problema di Cauchy (PC))
Si tratta di una particolare equazione differenziale scritta nella forma
(k) (k−1)
x = f (x, ẋ, . . . , x , t)
x(t ) = x
0 0
ẋ(t ) = x
0 1
..
.
(k−1)
x (t ) = x
0 k−1
E grazie alle osservazioni fatte in precedenza risulta sempre possibile ricondursi ad una equazione
autonoma del primo ordine. 4
Teorema 1.7. (Teorema di Peano)
n·k n 0
⊂ × → ∈ ∈
Sia f : Ω C (Ω) con (x, t) Ω allora il PC ha almeno una soluzione.
R R R
Teorema 1.8. (Teorema di esistenza e unicità globale)
n·k n 0
⊂ × → ⊂ ∈
Sia f : Ω con J intervallo f C (Ω) e lipschitziana rispetto a
J R R R n·k
(k−1) × ∀I ⊂
(x, ẋ, . . . , x ), uniformemente rispetto a t su I con J compatto, allora
R
n·k
∀(x ∈ ×
, x , . . . , x , t) J il Problema di Cauchy ha 1! soluzione su J
R
0 1 (k−1)
Teorema 1.9. (Teorema di esistenza e unicità locale)
n∗k+1 n 1
⊂ → ∈ ∈
Sia f : Ω con f C (Ω) e (x , x , . . . , x , t) Ω, allora
R R 0 1 (k−1)
∃ U(t U(t
) t.c. il Problema di Cauchy ha 1! soluzione su )
0 0
Esempio 1.10. (Equazioni differenziali banali)
1. Sia ẋ = f (t) t
R
Allora x(t) = x(t ) + f (s)ds
0 t 0
2. Sia ẋ = f (x)
U 6 ∀x ∈ U ∈ U.
Sia un aperto in cui f (x) = 0, e sia x = x(t) una soluzione t.c. x(t ) = x , t
0 0 0
6
Poiché ẋ = f (x) = 0, si ha che localmente la funzione x(t) è invertibile e denotiamo t(x) la
inversa. 1 1 1
dt = = , cioè ẋ = e quindi, per l’esempio visto prima
E quindi si ha: dx dx/dt f (x) f (x)
x 1
R
−
t(x) t(x ) = d s
0 f (s)
x
0
Esempio 1.11. (Modelli fisici, decadimento radioattivo)
Vogliamo calcolare il decadimento radioattivo del Carbonio 14, sia p la probabilità che venga
rilasciata una particella, N il numero di atomi decaduti, ∆t l’intervallo di tempo con
−
N (t + ∆t) = N (t) ∆N
· ·
dove ∆N = p ∆t N (t)
Abbiamo quindi −
N (t + ∆t) = N (t) p∆tN (t)
23
≈
Essendo N 10 possiamo supporre che N sia una funzione a numeri reali e non interi, e in
particolare derivabile. Si ha che allora per Taylor:
N (t + ∆T ) = N (t) + Ṅ ∆t + o(∆t)
Da cui segue −
N (t) + Ṅ ∆t + o(∆t) = N (t) p∆tN (t)
−pN
e quindi Ṅ (t) = (t) la cui soluzione è −pt
N (t) = N e
0
5
2 Studio qualitativo di una equazione differenziale
Definizione 2.1. (Spazio delle fasi)
Lo spazio delle fasi è uno spazio i cui punti rappresentano univocamente tutti e soli i possibili
stati del sistema.
Al posto di dare una definizione rigorosa presentiamo soltanto i due casi più significativi.
Nel caso si abbia a che fare con funzioni indipendenti dal tempo, distinguiamo se lavoriamo con
equazioni del primo o secondo ordine.
2
∈
1. ẋ = f (x), x , allora chiamiamo il piano (x , x ) lo spazio delle fasi.
R 1 2
∈
2. ẍ = f (x), x allora chiamiamo il piano (x, ẋ) spazio delle fasi.
R,
Definizione 2.2. (Punto di equilibrio) ∀t ∈
Si dice punto di equilibrio una soluzione nella forma x(t) = c R.
Nota. ~ ~
Vi è un punto di equilibrio se e solo se f (~c
) = 0.
Proposizione 2.3. 1
∈ → ∞, ∃
Sia x(t) una funzione C a valori reali che ammette limite finito per t allora una
sottosuccessione t.c. lim ẋ(t ) = 0.
k
→∞
t
k
Dimostrazione. ∗ → ∞,
Supponiamo di avere tale successione e che t per il teorema di Lagrange si ha che
k
∗ ∗ ∗ ∗
kx(t − k
∃ ∈ ) tale che ) x(t )k = ẋ(t )k.
t (t , t
k k
k k+1 k k+1 ∗ ∗
∀ ∃ ∀t kx(t −
Se fissiamo > 0, per la convergenza di x si ha che > 0 T t.c. > T si ha )
k k
∗
x(t )k < e per l’uguaglianza precedente si ha la tesi.
k+1
Proposizione 2.4. Sia x un punto di equilibrio e sia x(t) una soluzione del problema tale che
0
∃ 6 ∞.
t , t tali che x̄(t ) = x e x(t ) = x . Allora si ha che t =
0 1 0 0 1 0 1
Dimostrazione. (per assurdo
∞,
Si supponga che t < allora se x(t) è soluzione, anche x̂(t) = x(t + t ) è soluzione, con dato
1 1
iniziale x(t ).
1 ∀t.
Per ipotesi x̂(0) = x , poiché il punto è di equilibrio la soluzione è x̂(t) = x Questa è però
0 0
6
una contraddizione con l’ipotesi x(t ) = x , da cui l’assurdo.
0 0
Equazioni del primo ordine autonome ∈
Data una equazione del tipo ẋ = f (x), x basta disegnare il grafico di f (x) per capire il
R
comportamento delle soluzioni.
A seconda del segno di f è possibile capire se la soluzione cresce o decresce, a seconda del dato
∗ ∗
iniziale x : In particolare si ha che se f (x ) = 0 allora la soluzione x con dato iniziale x = x
0 0
è costante nel tempo, e non può, come qualsiasi altra soluzione, venir attraversata da un’altra
soluzione se su f si hanno le ipotesi necessarie per l’esistenza e l’unicità della soluzione. È quindi
possibile determinare anche eventuali limitazioni sul range di alcune soluzioni.
Definizione 2.5. (Flusso)
n n t
→
Sia U un aperto di e si consideri la mappa regolare Φ : U , in particolare Φ (x ) = x (t)
R R 0 x 0
(poiché la soluzione di x dipende anche dal punto x ).
0
n {Φ}
Si tratta di una mappa regolare da in sé, e l’insieme di tali mappe è chiamato flusso.
R 6
Nota.
Questa mappa gode delle proprietà di un gruppo abeliano
0 0 ≡
1. Φ (x ) = x (0) = x , cioè Φ id
0 x 0
0
s t t+s t s
2. Φ (Φ (x )) = Φ (x ) = Φ (Φ (x ))
0 0 0
−1 −t
t
3. (Φ (x )) = Φ (x )
0 0 n
t
∈ → ∈
Inoltre l’applicazione Φ : t Φ diff(R ) è un diffeomorfismo di gruppi.
R
Equazioni del secondo ordine autonome
Dato ẍ = F (x, ẋ) possiamo considerare l’equivalente problema
(
ẋ = v
v̇ = F (x, v)
Supponendo che il problema ẍ = F (x, ẋ) sia ben posto, sia ha, nel caso di un PC, l’unicità della
∀(x,
soluzione, che è equivalente a dichiarare l’unicità della soluzione v) dato x(t ) = x , ẋ (t ) =
0 0 0 0
v(t ) = v .
0 0
Sistemi meccanici ◦ ∈
Si tratta di equazioni differenziali autonome del 2 ordine nella forma ẍ = F (x), x la funzione
R,
1 2
E(x, v) = v + V (x)
2
0
con V (x) = F (x) e v = ẋ è chiamata energia meccanica.
Nota.
La funzione E(t) = E(x(t), ẋ(t)) è costante in t, infatti
1 0
· −
2
ẋ(t)ẍ(t) + V (x(t))
ẋ(t) = ẋ(t)ẍ(t) F (x(t))
ẋ(t) = 0 (6)
Ė(t) = 2
E quindi E(x, ẋ) è costante nel tempo. ∈
Si ha che quindi la soluzione dell’equazione ẍ = F (x), x è obbligata a muoversi nel sottoin-
R
2
sieme costituito dai punti (x, v) tali che E(x, v) = E , dove E è l’energia iniziale del sistema,
R 0 0
e tali punti costituiscono una curva.
Inoltre si può scrivere v = ẋ in funzione di x, si ha infatti:
p
2 − ⇒ ± −
ẋ = 2[E V ] ẋ = 2[E V ]
Data V e scelto E = E è quindi possibile rappresentare lo spazio delle fasi.
0
Esempio 2.6. (Oscillatore anarmonico)
α
Sia V (x) = x e E = E .
0 12 2
Si vuole trovare x t.c. V (x) = E, cioè si cerca di avere v = 0 poiché E = v + V (x) (da
un punto di vista fisico si chiede di avere velocità nulla). Tale richiesta deriva dal fatto che si
7
vogliono conoscere gli estremi dell’intervallo [x , x ] sul quale è definita la curva (x, v) nello
min max p
1/α −
±|E| 2[E V ] si ottiene
spazio delle fasi. Si ottiene quindi x = . Dall’equazione ẋ =
1,2 d x
ẋ =
p p
− −
2[E V ] 2[E V ] d t
Si può calcolare il periodo integrando tale quantità su d t:
1/α 1/α
E E
Z Z
d x d x
−
t t = T (E) = 2 =2 √
0 q
p α
α
− |x|
2E |x|
1/α 1/α
−E −E −
E 2 1/α
E
L’integrale viene moltiplicato per due poiché la curva va percorsa fino al punto di partenza.
Sia x d x
⇒
s = d s =
1/α 1/α
E E
1/α
±E ±1
e se x = si ha s = e quindi
1 1 1
1/α
Z Z Z
E d s d s d s
1/α−1/2 1/α−1/2
T (E) = 2 =2 E = 4E
p p p
1/α α α α
− |s| − |s| − |s|
E 2 2 2
−1 −1 0
1/α−1/2
· →
Si può quindi concludere che T (E) = c E , se α > 2 allora T (E) 0
Definizione 2.7. Integrale primo
Si tratta di una equazione differenziabile con continuità che rimane costante lungo le soluzioni
del problema, ad esempio l’energia meccanica E(
ẋ, x) è un integrale primo se non sono presenti
forze dissipative. 8
2.1 Sistemi di Equazioni differenziali ˙ ~ n
∈
Vogliamo trattare in modo particolare sistemi del tipo: ~x = f (~x ), x , n > 1, cominciamo
R
però da un caso particolare.
2.1.1 Sistema di Equazioni differenziali lineari
Proposizione 2.8. (Principio di sovrapposizione)
˙
Siano x e x soluzioni dell’equazione ~x = A~x , con A matrice. Allora anche x = αx + βx è una
1 2 1 2
soluzione dell’equazione, infatti
Dimostrazione. ẋ = αẋ + β ẋ = αAx + βAx = A(αx + βx ) = Ax
1 2 1 2 1 2
Classificazione ˙
Data una equazione nella forma ~x = A~x , dim(A) = 2, siamo in grado di fare una classificazione
qualitativa di tutte le situazione possibili. Il sistema di equazioni si può riscrivere nella forma:
( 0
x = ax + bx
1 2
1
0
x = cx + dx
1 2
2
2 −1
2
∈
Poiché A essa è diagonalizzabile in , quindi si ha A = T ∆T , e quindi possiamo
R C ~ẋ
~ẋ −1 −1
−1 −1 = ∆T ~x e ponendo T ~x = ~y si è arrivati
considerare il sistema = A~x = T ∆T ~x , cioè T
~ẏ
a considerare il sistema = ∆~y , scritto in forma esplicita:
( 0
y = λ y
1 1
1 ∈
λ , λ C
1 2
0
y = λ y
2 2
2
Si ha quindi che la prima e la seconda equazione sono indipendenti l’una dall’altra, e le soluzioni
λ t λ t ∈
dei due sistemi sono banalmente y (t) = a e e y (t) = b e . Con a , b
1 2 R
1 0 2 0 0 0
Si ha che quindi ~x = T ~y = y ~u + y ~u
1 1 2 2
Notiamo in particolare che prendendo y = 0 si ha
2
(
~x = y ~u
1 1
˙
A~x = ~x = ẏ u = λ y ~u = λ ~x
1 1 1 1 1 1
e quindi ~u è l’autovettore relativo a λ . In modo del tutto analogo si ottiene che ~u è l’autovet-
1 1 2
tore relativo a λ .
2
Ci siamo quindi ricondotti ad una equazione agli autovettori per ottenere informazioni sulle so-
luzioni.
L’equazione p(λ) = 0, dove p(λ) è il polinomio caratteristico, è la seguente:
2 2
− − ≡
λ (a + d)λ + (ad bc) λ + Tr(A) + det(A) = 0
Analizzando il segno del discriminante 2 −
D = (Tr(A)) 4 det(A)
possiamo distinguere diversi casi: 9
1. Se D > 0, allora λ , λ sono due radici reali e distinte
1 2
2. Se D = 0, allora λ , λ sono due radici reali, coincidenti
1 2
3. Se D < 0, allora λ , λ sono due radici complesse e coniugate
1 2
D> 0
In questo caso gli autovalori della matrice sono nella forma
√ √
−
D D
Tr(A) + Tr(A)
λ = , λ =
1 2
2 2
a meno di un fattore moltiplicativo, e sono distinti. 6
Gli autovettori sono quindi nella forma (supponendo b = 0)
b b
~u = , ~v =
− −
λ a λ a
1 2
La dinamica si svolge quindi su queste due direzioni, e si allontana o avvicina a seconda che il
segno sia positivo o negativo.
In particolare se λ , λ > 0 diciamo di avere un nodo stabile, se λ , λ < 0 diciamo di avere un
1 2 1 2
nodo instabile. Le orbite che si avvicinano all’origine sono tangenti alla direzione con l’autovalore
maggiore in valore assoluto, ad eccezione della direzione del secondo asse.
Nel caso λ λ < 0 diciamo di avere una sella (o colle)
1 2
Nel caso invece λ = 0 oppure λ = 0 si ha che in una direzione le soluzioni sono stabili o
1 2
instabili a seconda del segno dell’autovalore non nullo, mentre nell’altra direzioni le soluzioni
sono stazionarie.
D< 0
In questo caso gli autovalori sono nella forma
√ √
−D − −D
Tr(A) + i Tr(A) i
λ = , λ̄ =
2 2
−
e siano w
~ = ~u + i~v , w
~ = ~u i~v i due autovettori complessi. Poiché vogliamo descrivere la
dinamica reale notiamo che si ha √ √
−D −D
Tr(A) Tr(A)
−
A~u = ~u ~v , A~v = ~u + ~v
2 2 2 2
Se si usa quindi ~u, ~v come base si ha che la matrice associata è
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