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Fisica delle Radiazioni

Lezione 1

Struttura atomica

Il modello atomico di Bohr si basava su un nucleo composto da protoni e neutroni, con

attorno degli orbitali circolari su cui ruotavano gli elettroni.

Le cariche fondamentali dell’atomo sono nel protone e nell’elettrone, uguali ma

opposte di segno, e corrispondono a 1,60 x 10-19 C.

Gli elettroni di ciascun atomo si muovono intorno al nucleo in specifici orbitali (shell). Il

numero degli orbitali di ciascun atomo dipende dal numero di protoni contenuti nel

nucleo. Esiste un limite a numero di elettroni che possono occupare ognuno degli

orbitali. L’orbitale più vicino al nucleo è chiamato orbitale K e può essere occupato

solo da 2 elettroni. Se un atomo ha più di 2 protoni nel nucleo, gli ulteriori elettroni

saranno posizionati su orbitali più distanti dal nucleo.

Gli elettroni tendono a disporsi nel livello più basso possibile, e per occupare quelli più

alti un elettrone ha bisogno di energia.

Ogni elettrone è legato al nucleo atomico con una forza di attrazione a cui corrisponde

una certa energia di legame che può essere superata solo spendendo un lavoro

equivalente (lavoro di estrazione). Per semplificare si una un’altra unità di misura che

è l’elettronvolt. 1V 1,610 1,610

-19 -19

1eV C J

Questa energia decresce passando dagli orbitali più interni a quelli più esterni.

Nell’orbitale K si necessita di un’energia pari a 13,6 eV per avere una ionizzazione.

Ionizzazione La ionizzazione è la rimozione di un elettrone dal suo orbitale. Le

radiazioni dotate di energia sufficiente a rimuovere un elettrone dal suo orbitale sono

definite radiazioni ionizzanti. L’elettrone rimosso è chiamato ione negativo; l’atomo

restante, dotato di carica positiva, è chiamato ione positivo.

L’energia necessaria alla produzione di una coppia di ioni deve essere tale da poter

vincere l’energia di legame dell’elettrone: per rimuovere uno o più elettroni dall’atomo

è necessario compiere un lavoro che è uguale e contrario all’energia di legame degli

elettroni.

Isotopo Atomi di uno stesso elemento con nuclei contenenti lo stesso numero di

protoni ma non di neutroni.

Radiazione Elettromagnetica

Le onde elettromagnetiche consistono nella vibrazione di un campo elettrico E(t) e di

un campo magnetico B(t), sempre ortogonali tra loro, la quale origina un trasporto di

energia a essi perpendicolare, con velocità nel vuoto pari a c (c = 3*108 m/s).

Le radiazioni elettromagnetiche assumono una diversa denominazione a seconda della

loro frequenza (n) ovvero della loro lunghezza d’onda (l).

L’energia di una radiazione è quantizzata dalla relazione con la costante di Plank

-34

(6.626 x 10 J). E=hv

1

L’intensità di una radiazione è la quantità di energia che impatta su una superficie

2

ortogonale alla direzione di propagazione nell’unità di tempo e si misura in W/m .

La legge del quadrato della distanza spiega che l’intensità della radiazione diminuisce

all’aumentare della

distanza dalla sorgente di emissione. Ciò è dovuto al fatto che la stessa energia

attraversa una area sempre più grande all’aumentare della distanza.

d 1

d 2

¿

¿

=I ¿

I 2 1

L’assorbimento di un fotone fa passare l’atomo o la molecola da uno stato

fondamentale a uno eccitato, cedendogli tutta la propria energia.

La diseccitazione dell’atomo può avvenire in un salto unico o con una successione di

passaggi a livelli energetici sempre più bassi.

A causa della strutturazione dei livelli energetici, le emissioni atomiche o molecolari

interessano la zona dello spettro che va dall’infrarosso ai raggi X.

Nel nucleo ci sono varie forze che lo tengono compatto, perché altrimenti per la forza

di repulsione Coulombiana si disunirebbe. Queste forze sono quella gravitazionale (che

è piccolissima) e l’interazione nucleare forte che è quella che tiene unito il nucleo.

Difetto di massa Se per un determinato nucleo di numero di massa A e numero

atomico Z si considera la somma delle

masse dei singoli costituenti del nucleo (nucleoni) e si confronta con la massa del

nucleo, si vede che le due grandezze non corrispondono.

La differenza si chiama difetto di massa e può essere interpretata come l’energia di

legame del nucleo, cioè l’energia che deve essere fornita al nucleo per liberare i

nucleoni componenti (protoni o neutroni).

Lezione 2

Radiazioni Ionizzanti

La ionizzazione è la rimozione di un elettrone dal suo orbitale. Le radiazioni dotate di

energia sufficiente a rimuovere un elettrone dal suo orbitale sono definite radiazioni

ionizzanti. L’elettrone rimosso è chiamato ione negativo; l’atomo restante, dotato di

carica positiva, è chiamato ione positivo.

L’energia necessaria alla produzione di una coppia di ioni deve essere tale da poter

vincere l’energia di legame dell’elettrone: per rimuovere uno o più elettroni dall’atomo

è necessario compiere un lavoro che è uguale e contrario all’energia di legame degli

elettroni.

In un campo elettrico le particelle beta vengono fortemente deflesse verso il polo

positivo, quelle alfa sono deflesse in misura minore verso il polo negativo, mentre la

traiettoria dei raggi g non risente

dell'effetto del campo. Da qui si

capisce che le particelle alfa hanno

carica positiva, mentre quelle beta

di carica negativa.

Particelle alfa particelle di

grandi dimensioni con carica

positiva. Sono composte da un

nucleo di elio.

2

Particelle beta le particelle beta hanno carica negativa e sono elettroni.

Radiazioni gamma sono onde elettromagnetiche prive di carica.

La produzione di queste può far cambiare la struttura del nucleo, diventando così un

atomo diverso.

Lezione 3

Trasformazioni Nucleari

La radioattività è il fenomeno per cui alcuni nuclei, non stabili, si trasformano in altri

emettendo radiazione che può essere corpuscolare, elettromagnetica o un insieme dei

due tipi di radiazione.

Con l’aumentare del numero di protoni nel nucleo (elementi con Z elevato), cresce

rapidamente la repulsione coulombiana e l’azione delle forze nucleari mantiene la

propria efficacia soltanto grazie al numero preponderante dei neutroni, che

aggiungono legami di forza nucleare senza effetti repulsivi coulombiani.

Per numeri atomici Z superiori a 92 nemmeno il contributo dei neutroni è più

sufficiente: questo è il motivo per cui in Natura non esistono elementi stabili con Z >

92. Sono instabili anche i nuclei con un numero eccessivo di neutroni.

La radioattività naturale comprende la radiazione che arriva dallo spazio, quella

cosmica e quella della crosta terrestre.

Il processo di decadimento radioattivo è un fenomeno statistico: ogni sistema, istante

per istante, ha una certa probabilità di subire il processo di decadimento, in modo

completamente indipendente da ciò che accade agli altri sistemi.

In particolare ogni processo di decadimento è caratterizzato da una costante di

decadimento ʎ, che rappresenta la probabilità che quel particolare processo di

decadimento abbia luogo nell’unità di tempo (la costante ʎ è perciò caratterizzata da

-1

unità di misura s ).

L’inverso della costante di decadimento prende il nome di vita media. ( = 1/

N e  t

N (t) 0

Si definisce attività il numero di decadimenti di una sostanza radioattiva nell’unità di

tempo. A e  t

A (t) 0

L’unità di misura dell’attività è il Bequerel, che è definito come l’attività al secondo.

Il tempo di dimezzamento è un metodo pratico per definire l’andamento del tempo

dell’attività radioattiva. Infatti il tempo di dimezzamento è definito come il tempo in

cui la metà degli atomi di un elemento radioattivo si trasformano in quello finale, che

equivale anche al dimezzamento dell’attività. −0,693 ∙t

1

T 2

( ) =A

A t ∙ e

0

3

Tutte le trasformazioni nucleari seguono delle serie che terminano tutte con isotopi del

piombo stabili di 206, 207 e 208 uma.

Decadimento Alfa in nuclei molto pesanti.

Il decadimento alfa è quel processo in cui il nucleo acquista una configurazione ad

energia inferiore emettendo un nucleo di Elio, che è arbitrariamente chiamato

particella alfa.

In questo caso un nucleo radioattivo perde 4 unità di massa e fa decrescere di 2 il suo

Z.

Anche in questo caso il difetto di massa avviene perché della massa si è trasformata in

energia cinetica per permettere alla particella di uscire dal nucleo e vincere la forza

forte.

Spesso insieme all’emissione alfa c’è anche un’emissione di raggi gamma.

Decadimento beta  

np

Decadimento beta -   

pn

Decadimento beta +

 è un neutrino che viene prodotto durante la reazione nucleare per tenere in

equilibrio il numero di particelle iniziali e finali.

decadimento beta

Nel – il nucleo acquista una configurazione ad energia inferiore

emettendo un elettrone, facendo così aumentare il numero Z dell’atomo e lasciando

invariata la massa.

I radionuclidi con numero di neutroni molto maggiore del numero di protoni tendono a

raggiungere la stabilità mediante la trasformazione di un neutrone in protone, dando

luogo al decadimento b-.

Anche in questo caso la differenza tra la somma delle masse del nucleo “figlio” con la

particella b- e la massa del nucleo “padre si manifesta sotto forma di energia cinetica

associata ai nuclei prodotti nel decadimento. La maggior parte dell’energia cinetica

andrà all’elettrone che ha massa molto minore del nucleo “figlio”.

decadimento beta +

Nel il nucleo acquista una configurazione a minore energia

emettendo un positrone.

I radionuclidi con rapporto tra numero di neutroni e numero di protoni basso rispetto a

quello dei nuclei atomici con stesso numero di massa, tendono a raggiungere la

stabilità mediante la trasformazione di un protone in neutrone, dando luogo al

decadimento b+.

Anche in questo caso la differenza tra la somma delle masse del nucleo “figlio” con la

particella b+ e la massa del nucleo “padre” si manifesta sotto forma di energia

cinetica associata ai nuclei prodotti nel decadimento.

Il positrone è una particella altamente instabile: combinandosi con un elettrone dà

luogo al processo di annichilazione, con conseguente produzione di due fotoni

(radiazione gamma) con stesso verso ma direzione opposta.

Cattura elettronica

Un processo di natura diversa che porta, dal punto di vista del nucleo, allo stesso

residuo e che perciò compete normalmente con il processo b+ è il processo di cattura

elettronica (EC). Il processo consiste nella cattura da parte di un nucleo di uno dei suoi

elettroni orbitali, con l’emissione di un neutrino, e con il risultato netto di trasformare

un protone in un neutrone. 

en 

p 4

Il decadimento per cattura elettronica produce una buca nell’orbitale atomico

dell’elettrone “catturato”, che sarà riempita da un elettrone appartenente ad una shell

più esterna con conseguente emissione di raggi X caratteristici.

Conversione Interna

Dopo una trasformazione nucleare è probabile che il nucleo “figlio” prodotto dal

decadimento si trovi in uno stato eccitato. Un nucleo eccitato può tornare nello stato

fondamentale mediante emissione di radiazione gamma direttamente dal nucleo

oppure con un processo chiamato “conversione interna”. In questo processo l’energia

del nucleo in eccesso viene trasferita a uno degli elettroni orbitali che di conseguenza

ha energia sufficiente per “liberarsi” dall’atomo. L’energia cinetica dell’elettrone

emesso è pari all’energia emessa dal nucleo meno l’energia di legame (energia che

teneva l’elettrone legato all’atomo). Come nel caso della cattura elettronica si produce

una buca nell’orbitale atomico corrispondente elettrone “liberato”, che sarà riempita

da un elettrone appartenente ad una shell più esterna con conseguente emissione di

raggi X caratteristici.

Lezione 4

Interazione delle radiazioni con la materia

La caratteristica principale delle radiazioni è il trasporto di energia, che

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Scienze fisiche FIS/01 Fisica sperimentale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Spina97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fisica delle radiazioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi dell' Insubria o del prof Pozzi Andrea.
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