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I tentativi di misurare questa relazione si sono scontrati con enormi difficoltà.

quantificare l’ aumento di capitale umano generato dall’ istruzione (es:

Le difficoltà maggiori stanno nel

seppure riuscissimo a conoscere l’ impatto della spesa per l’ istruzione sui risultati scolastici, ciò non ci

fornirebbe alcuna indicazione sul reddito dell’ individuo da adulto).

CAP. 6 Le esternalità.

Cosa s’ intende per esternalità?

Un’ esternalità si ha l’attività di un soggetto economico

quando (consumatore o produttore) influisce sul

benessere di un altro direttamente, ossia non mediante variazioni di prezzi (infatti, fintantoché gli effetti

vengono trasmessi mediante i prezzi, i mercati sono efficienti).

Un’esternalità deriva dalla mancata assegnazione dei diritti di proprietà o dall’ impossibilità di farlo.

scarica rifiuti in un corso d’ acqua di proprietà pubblica

Esempio pratico: Alberto gestisce una fabbrica che

che Lisa utilizza per guadagnarsi da vivere pescando; egli quindi inquina senza però pagare alcun prezzo.

Se invece la proprietà del fiume fosse definita non si creerebbe alcuna esternalità; infatti:

(I ipotesi)se il corso d’ acqua fosse di proprietà di Lisa, lei potrebbe far pagare ad Alberto una somma che

-

rifletta il danno provocato dal suo inquinamento;

(II ipotesi) se, viceversa, il corso d’ acqua fosse di proprietà di Alberto egli sarebbe

- incentivato a non

inquinare troppo per garantirsi che Lisa lo paghi per pescare.

Possiamo quindi affermare che: fintantoché una risorsa è di proprietà di qualcuno, il prezzo ne riflette il

valore per usi alternativi e la risorsa viene impiegata in modo efficiente (in assenza di qualsiasi altro

“fallimento del mercato”); al contrario, le risorse di proprietà comune vengono utilizzate in maniera non

efficiente perché nessuno è incentivato a economizzare il loro uso.

Precisazioni:

- Le esternalità possono essere prodotte sia dai consumatori sia dai produttori e possono influire sul

benessere sia dei produttori sia dei consumatori.

- Le esternalità possono essere anche positive (es: se alcuni acquistano un sistema satellitare antifurto che si

nasconde in auto, i ladri sono disincentivati a rubare; in questo modo tutti traggono vantaggio dell’ acquisto

fatto solo da alcuni e non c’ è modo di indurre i proprietari di auto a pagare chi possiede il sistema).

- I beni pubblici possono essere considerati un tipo particolare di esternalità, nel senso che; infatti, quando il

consumo da parte di un individuo crea un’ esternalità positiva, questa ha le caratteristiche di un bene

pubblico puro, nel senso che è un effetto non escludibile e non rivale (es: consumo di un vaccino).

Vediamo graficamente come si presenta un’ esternalità negativa (esempio di Lisa e Alberto):

(Sull’ asse orizzontale si misura la quantità di output prodotta dalla fabbrica di Alberto e su quello verticale

si indica il prezzo del bene da lui prodotto.)

La curva MB (sarebbe quella che unisce i due assi) rappresenta il beneficio marginale di Alberto per ciascun

livello di produzione (il quale diminuisce all’ aumentare di output). 24

A ciascun livello di produzione è associato un qualche costo marginale privato (MPC), il quale riflette i

pagamenti effettuati da Alberto per gli input.

 Ora supponiamo che la fabbrica inquini in maniera direttamente proporzionale alla produzione.

all’ inquinamento per ogni volume di output.

MD sarà il danno marginale causato a Lisa in seguito

 Come si massimizzano i profitti?

- Dal punto di vista di Alberto, egli dovrà produrre tutte le unità di output per le quali il beneficio marginale

è superiore al costo marginale che deve sostenere (MB > MPC), ossia fino al livello Q1, in corrispondenza

del quale MPC interseca MB.

- Dal punto di vista della collettività, la produzione dovrebbe aver luogo fino a quando il beneficio marginale

per la società supera il costo marginale per la società (MSC = input acquistati da Alberto (MPC) + danno

marginale inflitto a Lisa (MD)); in altre parole l’ efficienza sociale richiede che siano prodotte solo le unità

di output per cui MB supera MSC, ossia fino al livello Q*, in corrispondenza del quale MB interseca MSC.

di quest’ analisi:

Implicazioni

1. A differenza di quanto accade in assenza di esternalità, i mercati privati non producono un livello di

output socialmente efficiente.

2. Il modello ci consente anche di misurare i costi e i benefici del passaggio ad un volume di output

efficiente (passando da Q1 a Q*); infatti consideriamo questa figura:

si riduce l’ output da Q1 a Q*:

Essa dimostra che, quando

- Alberto peggiora la sua condizione perché perde la differenza tra le curve MB e MPC per ciascuna

Q1 e Q*, ossia l’ equivalente dell’ area

unità di prodotto tra dcg;

Lisa, al contrario, migliora le sue condizioni, perché diminuendo l’ output di Alberto si riducono

-

anche i danni al patrimonio ittico; in particolare il suo guadagno, quando l’ output si riduce da Q1 a

è dato dalla distanza verticale tra MD e l’ asse orizzontale, ossia dall’ area

Q*, abfe, la quale poi, per

costruzione, è uguale a cdhg (in quanto la distanza verticale tra MSC e MPC è uguale alla distanza

verticale tra MD e l’ asse orizzontale).

se la collettività considera l’ unità di guadagno sottratta ad Alberto equivalente all’

Ne deriva che,

unità di guadagno per Lisa, lo spostamento da Q1 a Q* determina un guadagno netto per la società

pari alla differenza tra cdhg e dcg, ossia dhg.

d’ inquinamento pari a zero non è socialmente desiderabile.

3. In generale, un livello

Come si possono correggere le esternalità?

A) Soluzioni private (= condizioni in cui i singoli cittadini possono autonomamente correggere le

inefficienze allocative derivanti dalle esternalità):

1. Un modo abbastanza semplice per risolvere il problema sarebbe quello di assegnare ai privati la proprietà

delle risorse in questione. Secondo il teorema di Coase, infatti, in caso di esternalità, se i costi di

negoziazione (= costi di negoziazione in senso stretto e costi di enforcement) sono nulli, tutti i modi in cui

un governo può allocare inizialmente le proprietà sono ugualmente efficienti , perché le parti interessate

contratteranno privatamente per correggere ogni esternalità (= la contrattazione privata porta ad un’

allocazione efficiente, indipendentemente da chi detenga i diritti di proprietà).

[Dimostrazione grafica del teorema di Coase: 25

Supponiamo che: a) i diritti di proprietà del fiume siano stati assegnati ad Alberto; b) a Lisa e Alberto non

costi nulla negoziare tra loro. In tale situazione:

Alberto sarebbe disposto a ridurre l’ output di una unità se riceve

- in cambio una somma pari al profitto che

otterrebbe producendo quell’ unità (MB – MPC).

Lisa sarebbe pronta a pagare ad Alberto affinché non produca quell’ unità a patto che la cifra da pagare sia

-

inferiore al danno marginale che quell’ unità le procura (MD).

Per cui, fintantoché la somma che Lisa è disposta a versare ad Alberto è superiore al profitto che questo

perde non producendo una data unità [MD> (MB MPC)], è possibile che le parti raggiungano un accordo.

Al livello di output Q1 è quindi possibile un accordo (perché MB MPC = 0 mentre MD è positivo).

Seguendo questo ragionamento si può concludere che Lisa è disposta a pagare ad Alberto per ridurre l’

output solo fino a Q* (perché per ogni volume di produzione a sinistra di Q*, MD< (MB MPC)).

Lo stesso ragionamento si può fare per l’ ipotesi in cui i diritti di proprietà vengano assegnati a Lisa.

 In conclusione, quindi, l’ allocazione efficiente verrà raggiunta indipendentemente da chi detiene i diritti

di proprietà, a patto che la risorsa appartenga a qualcuno.]

Il teorema di Coase si basa però su due assunzioni, ossia che (1) siano assenti costi di contrattazione (di

modo che le parti non siano scoraggiate) e che (2) i proprietari delle risorse possano identificare i danni e

prevenirli legalmente. Ne deriva che esso è valido solo nei casi in cui sono coinvolti pochi individui e le fonti

delle esternalità sono ben definite.

Un’ altra possibilità consiste nell’ internalizzare le esternalità, attraverso la

2. fusione delle imprese

chi gestisce l’ impresa terrebbe conto, nel decidere quanto produrre

coinvolte. Una volta avvenuta la fusione,

e che input utilizzare, di tutti i costi e il profitto ricavato sarebbe più elevato della somma dei profitti ottenuti

singolarmente.

3. Infine, andrebbero educati i bambini al rispetto delle regole di convivenza civile.

B) Soluzioni pubbliche. Nei casi in cui i privati non riescano a raggiungere una soluzione efficiente, lo Stato

può intervenire e può farlo in vari modi:

Innanzitutto, può imporre un’ ossia un’ imposta che grava su ogni unità prodotta da

1. imposta pigouviana,

chi provoca un’ esternalità negativa, il cui ammontare è pari al danno marginale che l’ impresa provoca in

corrispondenza del volume efficiente di output.

effetti di un’ imposta pigouviana:

[Rappresentazione grafica degli 26

In corrispondenza dell’ output efficiente Q*, il danno marginale è dato dalla distanza cd.

Introducendo un’ imposta pari a cd, per ogni unità di output che produce Alberto dovrà ora pagare non solo

anche l’ imposta (cd).

gli input (MPC) ma

La massimizzazione dei profitti esige che Alberto produca fino a quando il beneficio marginale è uguale al

costo marginale, condizione che si verifica nel punto in cui MB interseca MPC+cd per l’ output efficiente

l’ imposta costringe Alberto a prendere in considerazione i costi dell’ esternalità che

Q*. In altri termini,

produce e lo induce a produrre in modo efficiente.

NB: l’ imposta determina un gettito pari a cd per ogni unità id prodotta, ossia pari all’ colorata (idcj).]

relativi all’ introduzione di imposte pigouviane. Non è facile trovare il giusto ammontare dell’

Problemi

imposta pigouviana: la tassazione presuppone, infatti, che sia noto chi provoca l’ esternalità e in che misura,

mentre in molti casi dare risposta a questi interrogativi è difficile. In genere, però, è possibile trovare un

compromesso ragionevole.

2. Allo stesso modo, supponendo che il numero delle imprese inquinanti sia fisso, si può ottenere il volume

efficiente di produzione pagando chi inquina perché non lo faccia, con un cd sussidio pigouviano.

[Rappresentazione degli effetti di un sussidio pigouviano:

Supponiamo che lo Stato dichiari che pagherà ad Alberto un sussidio pari a cd per ogni unità di output che

egli deciderà di non produrre.

Ebbene, al volume di output Q1:

il beneficio marginale di Alberto è pari alla distanza tra MB e l’ asse orizzontale (ge);

-

- il costo marginale è la somma che paga per i sui input più il sussidio cui rinuncia effettuando la produzione

(MPC+ cd); il costo marginale è quindi dato dalla distanza ek (eg+gk).

- il costo marginale supera il beneficio marginale ge.

Fintantoché il costo marginale è maggiore del beneficio marginale, per Alberto non ha senso produrre la

quantità di output Q1 ed è preferibile rinunciare alla produzione e accettare il sussidio.

Seguendo questo ragionamento, possiamo sostenere che il sussidio induce Alberto a produrre proprio l’

output efficiente Q*: infatti, per i punti a destra di Q* (come Q1), ad Alberto non conviene produrre; per i

punti a sinistra di Q*, invece, il costo- opportunità totale (ossia la somma del costo marginale privato e della

rinuncia al sussidio: MPC+cd) è inferiore al beneficio marginale, per cui gli conviene produrre anche se deve

rinunciare al sussidio. della distribuzione, vi sono profonde differenze tra l’ imposizione di un’ imposta e la

NB: dal punto di vista

concessione di un sussidio. Infatti, col sussidio, invece di dover pagare l’ imposta pari a idcj, Alberto ottiene

un pagamento pari al numero di unità della produzione cui ha rinunciato moltiplicato per il sussidio per

unità, cd (ossia costituito all’ area dkhc).].

relativi all’ introduzione di sussidi Oltre a determinare gli stessi problemi relativi all’

Problemi pigouviani.

(è necessario conoscere chi provoca l’ esternalità e in che misura):

introduzione di imposte pigouviane

- il sussidio è un incentivo per altre imprese ad entrare nel mercato per godere dei sussidi e, quindi, nel

lungo termine, può condurre ad un aumento dell’ inquinamento;

- i sussidi devono essere finanziati da imposte e, di regola, la tassazione distorce gli incentivi in

maniera talvolta anche più costosa dell’ esternalità stessa.

Uno dei problemi del sistema costituito dalle imposte e dai sussidi pigouviani è che non sono in grado di

abbastanza i produttori di esternalità negative ad individuare delle soluzioni per ridurre l’

incentivare

inquinamento. Essi servono cioè solo a ridurre la quantità di output, non l’ inquinamento. 27

E se invece volessimo ridurre l’ inquinamento?

[Consideriamo questo grafico:

La curva MSB indica il beneficio marginale sociale per Lisa derivante da ciascuna unità di inquinamento che

Alberto riduce; ipotizziamo che questa curva abbia pendenza negativa, ossia che la situazione di Lisa

peggiori a un tasso decrescente per ciascuna unità di inquinamento supplementare.

La curva MC indica il costo marginale per Alberto connesso alla riduzione di ciascuna unità di

inquinamento; ipotizziamo che questa curva abbia pendenza positiva, il che sta a significare che il costo di

connesso alla riduzione dell’ inquinamento aumenti ad un tasso crescente.

Alberto

Ebbene, in assenza di contrattazione coasiana e di intervento pubblico, Alberto non è incentivato a ridurre l’

l’ allocazione efficiente si ottiene nel

inquinamento e si situerà in corrispondenza del punto O. Tuttavia,

punto in cui il costo marginale per Alberto connesso alla riduzione dell’ inquinamento è pari al beneficio

marginale per Lisa a essa associato, ossia nel punto e*.]

e*(quantità efficiente di riduzione dell’ inquinamento)?

Che cosa può fare il settore pubblico per raggiungere

Introdurre un’ ossia un’ imposta pigouviana che va commisurata non alle unità di

1. imposta sulle emissioni,

output ma alle unità inquinanti emesse. un’ imposta sulle emissioni:

[Rappresentazione grafica degli effetti di

In assenza di intervento pubblico Alberto non riduce le emissioni, per cui si trova in O e sostiene un costo

MC per ciascuna unità di emissioni che riduce.

Ipotizziamo ora che l’ autorità pubblica applichi un’ imposta sulle emissioni, facendo pagare f* per ogni

unità di sostanza inquinante emessa; tale imposta è quindi il beneficio marginale sociale di riduzione dell’

inquinamento a un livello efficiente e*.

Introducendo l’ imposta, per Alberto le imposte da pagare scendono di f* per ciascuna unità di sostanza

inquinante non emessa. Ne deriva che, finché la somma che risparmia in imposte per unità supera il costo di

riduzione delle imposte per unità (f*> MC), Alberto inquinerà di meno.

Graficamente, questa condizione è soddisfatta per tutti i punti a sinistra di e* ma non per quelli a destra. Per

cui, si può concludere che Alberto ridurrà l’ inquinamento fino al punto di efficienza.]

L’ imposta sulle emissioni consente di ottenere la riduzione dell’ inquinamento al minor costo

Vantaggi.

possibile (si dice che è “efficiente compensando contemporaneamente coloro che

in termini di costo”),

riducono maggiormente l’ inquinamento. 28

[Dimostrazione:

Supponiamo che: a) vi siano due soggetti inquinanti (Alberto e Matteo); b) per Matteo sia più costoso ridurre

l’ inquinamento.

Supponiamo che inizialmente ciascuno di essi emetta 90 unità inquinanti per anno e che il settore pubblico

di riduzione dell’ inquinamento sia di 100 unità per anno, da dividere

abbia stimato che la quantità efficiente

tra i due (= l’ inquinamento totale dev’ essere ridotto da 180 a 80 unità per anno).

Come si può suddividere questa riduzione dell’ inquinamento fra Alberto e Matteo?

sarebbe quella di imporre a ciascuno di loro di ridurre l’ inquinamento di 50 unità all’

-Una prima soluzione

anno. Questa soluzione, sebbene consenta di ottenere la riduzione necessaria, implica un costo maggiore del

necessario, in quanto per Matteo il costo marginale connesso alla riduzione della cinquantesima unità è

maggiore di quello sopportato da Alberto (MC > MC ).

M A

minimizzare i costi è quindi preferibile redistribuire l’ onere in modo che i costi marginali siano uguali

-Per

per i soggetti inquinanti (il costo totale della riduzione delle emissioni è minimo quando i costi marginali

sono uguali per tutti i soggetti inquinanti). Nel nostro caso, il modo efficiente in termini di costo per ridurre

di 100 unità l’ inquinamento è che Alberto e Matteo lo facciano, rispettivamente, per 75 e 25 unità.

 L’ allocazione efficiente in termini di costo è però iniqua (Matteo sostiene un onere minore solo perché

per lui è più costoso ridurre l’ inquinamento). Tuttavia, l’ introduzione di un’ imposta sulle emissioni

raggiungere l’ allocazione efficiente in termini di costo e allo stesso tempo compensare coloro

consente di

che riducono maggiormente l’ inquinamento. Dimostrazione:

Consideriamo un’ imposta sulle emissioni pari a f’ e, per semplicità, ipotizziamo che f’ corrisponda a un’

imposta di 50 euro per unità d’ inquinamento.

Dato che, con un’ imposta sulle emissioni il soggetto inquinante riduce le emissioni se f’> MC, avremo che

Alberto ridurrà le emissioni per 75 unità e Matteo per 25 (risultato efficiente in termini di costi).

D’ altro canto però, l’ impresa che riduce meno le emissioni (Matteo) subisce un’ imposizione più elevata

rispetto a chi ha ridotto di più, in quanto è sottoposta a una tassazione complessivamente più elevata: infatti,

mentre Alberto, riducendo le emissioni di 75 unità e continuando ad inquinare solo per 15, è tenuto a pagare

750 euro, Matteo, continuando a inquinare 65 unità, è tenuto a pagare 3250 euro.] 29

di autorizzazioni all’ inquinamento

2. Introdurre un sistema di regolamentazione cap-and-trade(sistema

sambiabili). In tal caso, l’ autorità pubblica rilascia un certo numero di autorizzazioni a emettere sostanze

inquinanti (in base ovviamente al livello desiderato di inquinamento), che possono essere scambiate tra i

soggetti inquinanti dietro compenso. La distribuzione iniziale delle autorizzazioni fra i soggetti inquinanti

non ha alcuna importanza: per il teorema di Coase, infatti, finché i soggetti hanno la possibilità di vendersi a

vicenda le autorizzazioni, l’ allocazione finale è efficiente in termini di costi.

[Dimostrazione che il sistema di cap-and-trade è efficiente in termini di costi indipendentemente dalla

distribuzione iniziale delle autorizzazioni:

Riprendendo l’ esempio precedente, per ridurre l’ inquinamento da 180 a 80 unità col sistema cap-and-trade,

l’ autorità preposta dovrebbe emettere 80 autorizzazioni l’ anno.

Ipotizziamo che Alberto riceva tutte le 80 autorizzazioni; in questa situazione avremo che:

90 unità di sostanze inquinanti all’ anno,

- Se in origine Alberto emetteva ora che ha 80 autorizzazioni, dovrà

ridurre le emissioni solo di 10 unità, posizionandosi in corrispondenza del punto a.

- Matteo, invece, non avendo autorizzazioni, dovrà ridurre le sue emissioni di 90 unità, posizionandosi in

corrispondenza del punto b.

= Con questa allocazione, MC supera di molto MC , per cui essa non è efficiente in termini di costi.

M A

considerare che Alberto sarà disposto a vendere un’ autorizzazione finché la somma

Ora però dobbiamo

ricevuta in cambio sia tale da coprire i costi di riduzione dell’ unità inquinante supplementare (finché, cioè,

MC < MC ). Ne deriva che Alberto continuerà a vendere autorizzazioni a Matteo fino a che MC = MC .

A M A M

definisce l’ allocazione efficiente in termini di costi; risulta quindi dimostrato che il sistema

Ma MC = MC

A M

di cap-and-trade è efficiente in termini di costi. di mercato per le autorizzazioni è f’ (= 50

NB: in corrispondenza del punto in cui MC = MC , il prezzo

A M

euro), che corrisponde all’ imposta sulle emissioni.].

Ovviamente, però, la distribuzione delle autorizzazioni incide sulla distribuzione del reddito (tutti vorrebbero

vendere autorizzazioni piuttosto che acquistarne).

Confronto tra sistema cap-and-trade e imposta sulle emissioni. Imposte sulle emissioni e sistema cap-and-

trade sono politiche simmetriche: per ogni imposta sulle emissioni esiste un sistema cap-and-trade che

consente di ottenere esattamente la stessa allocazione e viceversa. Tuttavia, in pratica, i due sistemi

presentano alcune differenze:

risposta all’ inflazione:

a) Innanzitutto, diversa è la

se l’ imposta sulle emissioni non viene corretta per tener conto delle variazioni del livello dei

- prezzi ogni

anno, il costo di essa per i soggetti che inquinano diminuisce nel corso del tempo (= l’ inflazione riduce l’

imposta sulle emissioni in termini reali).

- con un sistema cap-and-trade, invece, la quantità di inquinamento è sempre la stessa, indipendentemente

dall’ inflazione, per cui la correzione ha luogo automaticamente.

di riduzione dell’ inquinamento:

b) Diversa è anche la risposta alle variazioni dei costi

Un’ imposta sulle emissioni limita il costo di riduzione dell’ inquinamento (che resta

- uguale) ma comporta

delle variazioni delle emissioni al variare delle condizioni economiche [Esempio: supponiamo che un’

imposta sulle emissioni di 50 euro comporti il livello efficiente di riduzione dell’ inquinamento. Se

di Alberto e Matteo, anche se ridurre un’ unità inquinante costerà sempre 50

aumentano i corsi marginali

euro, l’ inquinamento verrà ridotto di meno della quantità efficiente perché diventerà più conveniente pagare

50 euro piuttosto che eliminare un’ ulteriore unita inquinante. L’ inquinamento, quindi, si ridurrà meno di

quanto sarebbe efficiente.] 30

- Un sistema cap-and-trade, invece, limita la quantità di emissioni (che resta uguale) ma comporta delle

variazioni nel costo di riduzione dell’ inquinamento al mutare delle condizioni economiche [Esempio:

supponiamo che l’ autorità pubblica istituisca un programma cap-and-trade in base al quale il tetto massimo

d’ inquinamento viene fissato al livello efficiente. Se aumentano i corsi marginali di Alberto e Matteo, il

dell’ inquinamento rimane lo stesso; tuttavia, il costo di riduzione dell’ inquinamento può

livello di riduzione

diventare estremamente elevato: infatti, man mano che le curve dei costi marginali si spostano verso l’ alto,

aumenta il prezzo delle autorizzazioni. L’ inquinamento viene quindi ridotto di più della quantità efficiente.]

NB: Non è chiaro se sia preferibile stabilire limiti rigidi sul costo della riduzione dell’ inquinamento o sulla

quantità di inquinamento consentita. Una soluzione interessante è quella di combinare il sistema cap-and-

trade con l’ imposta sulle emissioni (= l’ autorità pubblica stabilisce un sistema cap-and-trade ma chiarisce

che venderà le autorizzazioni ad un prezzo prestabilito, cd prezzo di sicurezza o safety valve price).

all’ incertezza sui costi

c) Diversa è poi la risposta (es: i costi di risoluzione di molte questioni ambientali,

come il surriscaldamento del globo terrestre, sono incerti). In particolare, dobbiamo considerare 2 casi:

riduzione dell’ inquinamento è anelastica

I° caso: la curva che rappresenta il beneficio sociale della (= le

prime unità di riduzione dell’ inquinamento hanno un valore molto elevato ma, man mano che l’

inquinamento si riduce, il beneficio di una riduzione incrementale si riduce rapidamente).

Supponiamo che l’ autorità pubblica non conosca con certezza il costo marginale che chi provoca l’

inquinamento deve sostenere per ridurlo e che stimi un costo marginale pari a MC*, con la possibilità di

arrivare a MC’. In tal caso, basandosi sulla sua stima:

Se l’ autorità pubblica scegliesse di utilizzare un sistema di cap-and-trade,

- emetterebbe un numero di

autorizzazioni sufficiente a raggiungere e*, di modo che:

- se effettivamente MC* rappresenta i costi, questa allocazione risulterà efficiente;

la curva del costo marginale reale è MC’, l’ allocazione efficiente è e’, per cui il sistema

- se invece avrà comportato un’ allocazione in quanto realizzante un’

cap-and-trade non perfettamente efficiente

eccessiva riduzione dell’ inquinamento (e*>e’).

Se l’ autorità pubblica scegliesse di ricorrere ad un’ imposta sulle emissioni, potrebbe stabilire un’ imposta

-

pari a f* per raggiungere una riduzione di e*, di modo che:

- se effettivamente MC* rappresenta i costi sostenuti, questa allocazione è efficiente;

che la curva del costo marginale effettivo è MC’, l’ imposta sulle emissioni

- ma se si verifica

comporterà un’ allocazione pari a e che è completamente inefficiente in quanto di gran lunga

f

inferiore ad e* (molto più di e’).

Sebbene l’ allocazione del

= sistema cap-and-trade non è perfettamente efficiente nel caso in cui i costi si

rivelassero maggiori di quelli attesi, sicuramente è preferibile rispetto a quella che si otterrebbe introducendo

un’ imposta sulle emissioni, la quale sarebbe completamente inefficiente (e è molto più distante da e’

f

 è preferibile rispetto all’ imposta sulle emissioni

rispetto a e*). In conclusione, il sistema di cap-and-trade

quando i benefici marginali sociali sono anelastici e i costi sono incerti.

il beneficio sociale della riduzione dell’ inquinamento è elastica

II° caso: la curva che rappresenta (= il

valore marginale di ciascuna unità di riduzione dell’ inquinamento è costante). 31

In tal caso, ripetendo quanto fatto in precedenza, avremo che:

Se l’ autorità pubblica scegliesse di utilizzare un sistema di cap-and-trade,

- emetterebbe un numero di

autorizzazioni sufficiente a raggiungere e* e, qualora dovesse risultare che la curva del costo marginale reale

è MC’(ossia e’ rappresenta l’ allocazione efficiente), il sistema finirebbe per comportare una riduzione dell’

inquinamento eccessiva (e*>e’).

Se invece scegliesse di ricorrere ad un’ imposta sulle emissioni, potrebbe stabilire un’ imposta pari a f* per

- dovesse risultare che la curva del costo marginale è MC’ (ossia e’

raggiungere una riduzione di e* e, qualora

rappresenta l’ allocazione efficiente), l’ imposta sulle emissioni comporterebbe una riduzione pari a e .

f

maggiormente all’ allocazione

Tuttavia, a differenza del caso precedente, in questo caso è e che si avvicina

f

efficiente (e’) rispetto a e*. In conclusione, quindi, l’ imposta sulle emissioni è preferibile rispetto al

sistema di cap-and-trade quando i benefici marginali sociali sono elastici e i costi sono incerti.

d) Diversi sono, infine, gli effetti in termini di distribuzione:

nel caso di un’ imposta sulle emissioni, i soggetti inquinanti devono pagare delle imposte per ciascuna unità

-

d’ inquinamento e gli introiti sono destinati alle casse dello Stato;

- nel caso di un sistema cap-and-trade, invece, se le autorizzazioni sono distribuite ai soggetti inquinanti

gratuitamente, lo Stato non ha introiti.

Le imposte sulle emissioni e i sistemi di cap-and-trade sono considerati forme di regolamentazione per

in quanto forniscono ai soggetti inquinanti degli incentivi a ridurre l’ inquinamento (fanno

incentivi,

aumentare il costo opportunità dell’ inquinamento). Le regolamentazioni per incentivi lasciano ai soggetti

inquinanti grande flessibilità sia su come ridurre le emissioni sia sullo stabilire il soggetto che dovrebbe farlo

(es: se il costo di riduzione dell’ unità marginale di inquinamento è inferiore per Alberto piuttosto che per

Matteo può acquistare un’ autorizzazione da Alberto;

Matteo, con un sistema di cap-and-trade in tal modo è

come se pagasse Alberto per ridurre l’ inquinamento al posto suo).

3. Applicare le norme di command-and-control. Si tratta di norme volte a raggiungere una data riduzione

dell’ inquinamento che, a differenza delle norme basate sugli incentivi, presentano poca o nessuna flessibilità

riguardo alle modalità per ottenerla. Vengono molto usate per la regolamentazione ambientale.

Le norme di tipo command-and-control possono assumere varie forme; sono esempi di norme di questo tipo:

- lo standard tecnologico = norma di tipo command-and-control che impone alle imprese di utilizzare

una determinata tecnologia per lo smaltimento delle emissioni;

- lo standard di performance = norma di tipo command-and-control che stabilisce un obiettivo di

emissioni per ciascun soggetto inquinante e lascia una certa flessibilità in merito alla modalità per

raggiungerlo.

Quando può essere preferibile ricorrere ad un sistema di command-and-control rispetto ad uno per incentivi?

a) In primo luogo, quando le emissioni non possono essere monitorate: in tal caso, infatti lo Stato non è in

grado di fissare un’ imposta sulle emissioni per unità né di stabilire il numero di autorizzazioni sufficiente.

b) In secondo luogo, quando si vuole evitare la creazione di hot spot (o punti critici), ossia di concentrazioni

localizzate di emissioni. I sistemi basati sugli incentivi, infatti, possono portare a concentrazioni elevate di

inquinamento in determinate zone in quanto limitano le emissioni totali qualsiasi sia la fonte; con uno

invece è possibile limitare le emissioni da parte di ciascuna fonte d’

standard di command-and-control

inquinamento. 32

Esternalità positive.

Vediamo graficamente come si presenta un’ esternalità positiva.

Supponiamo che un’ impresa finanzi attività per la ricerca e lo sviluppo (R&S). Essa sceglierà il livello R1 di

R&S, in cui MC (costo marginale) = MPB (beneficio marginale privato).

Supponiamo inoltre che l’ attività R&S dell’ impresa consenta ad altre aziende di produrre il loro output a

ma che queste non debbano pagare per l’ utilizzo dei risultati scientifici perché questi sono

costi inferiori,

diventati di dominio pubblico. Il beneficio marginale per queste imprese è indicato con MEB (beneficio

marginale esterno). Il beneficio marginale sociale della ricerca (MSB) è la somma di MPB e MEB.

Ora, secondo il criterio dell’ efficienza, il costo marginale dev’ essere uguale al beneficio marginale sociale,

condizione che si realizza in R*. Ne deriva che, l’ attività di R&S non è sufficiente.

esternalità positiva possiamo utilizzare un sussidio pigouviano (l’ impresa, ricevendo

Per correggere quest’

un sussidio pari al beneficio marginale esterno all’ output ottimo, sarà indotta a produrre in modo efficiente).

Da quest’ esempio possiamo dedurre, più in generale, che quando un’ individuo o un’ impresa producono

esternalità positive, il mercato fornisce una quantità inferiore dell’ attività o del bene, ma un sussidio

pigouviano può correggere l’ inefficienza.

CAP. 7 La teoria delle scelte collettive.

In questo capitolo cercheremo di capire come si svolge il processo decisionale politico, studiando la branca

dell’economia chiamata teoria delle scelte collettive. In particolare, affronteremo i problemi delle decisioni

collettive sia nei sistemi di democrazia diretta sia in quelli di democrazia rappresentativa.

DEMOCRAZIA DIRETTA.

Procedure di votazione utilizzate in un sistema di democrazia diretta per prendere decisioni di spesa:

Voto all’ unanimità.

A) La soluzione migliore (anche se più difficile da realizzare) è che la decisione di

produrre una certa quantità di bene pubblico venga presa all’ unanimità: in tal caso, infatti, la quantità

prodotta e l’ ammontare pagato da ciascuno sarebbero quelli effiienti.

Nella prima metà del XX secolo, Lindahl propose un modello per decidere all’ unanimità quanto bene

pubblico produrre e come finanziarlo, nell’ ipotesi che ciascuno dichiari correttamente le proprie preferenze.

Il modello di Lindahl mostra le combinazioni di quote a carico di ciascuno e livello di fornitura di bene

pubblico decise all’unanimità. Illustriamo graficamente il modello di Lindhal: 33

Supponiamo che esistano due individui (Adamo ed Eva) e un bene pubblico (razzi per i fuochi d’ artificio).

Supponiamo inoltre che ad Adamo venga detto che deve partecipare al costo per la fornitura (quota di

A

partecipazione di Adamo al costo della fornitura di razzi = S ) per il 30%; in questa situazione, dato il prezzo

di mercato dei razzi (P ), il prezzo degli altri beni, le sue preferenze e il suo reddito, esiste una quantità di

r A

razzi che Adamo vorrà consumare per ogni valore di S , cd prezzo di Lindahl (= quota a carico di ciascun

individuo per il finanziamento di un certo bene pubblico); all’ aumentare della quota di contributo da pagare,

Adamo domanderà una quantità minore del bene. E

Analogamente, la quota di partecipazione di Eva al costo della fornitura di razzi, S ,sarà uguale al 70% (in

A E

quanto, per definizione S +S = 1) e al suo ammontare la quantità domandata da Eva diminuisce.

NB: seppure esiste una forte analogia tra i prezzi di Lindahl e quelli di mercato nella teoria della domanda, è

bene tener presente che, a differenza di questi ultimi, i prezzi di Lindahl sono personalizzati (= non

sostengono tutti lo stesso prezzo).

L’ equilibrio è dato da un insieme di prezzi di Lindahl tale per cui ogni individuo vota per la stessa quantità

nel nostro esempio, l’ equilibrio si raggiunge quando la quota di Adamo è OS* e quella di

di bene pubblico:

Eva è O’S* (a questi prezzi, infatti, entrambi sono d’ accordo che vengano forniti r* razzi).

Come raggiungere quest’ equilibrio?

Immaginiamo che l’autorità decida di imporre un certo prezzo-imposta (o prezzo di Lindahl). In tal caso, in

base alle loro rispettive curve di domanda, Adamo ed Eva votano per il numero di razzi che desiderano; se

l’accordo non è unanime, l’autorità stabilisce un altro prezzo-imposta e il processo continua sino a che

Adamo ed Eva scelgono la stessa quantità di razzi (r*).

La determinazione della quantità di bene pubblico avviene, quindi, in modo abbastanza simile a quello del

che l’allocazione è Pareto efficiente.

mercato e, come per il mercato, anche in questo caso si può dimostrare

Problemi del modello di Lindahl:

- In primo luogo, esso si basa sul presupposto che gli individui esprimano sinceramente le loro preferenze; se

ciò non avviene, in quanto le parti adottano un comportamento strategico, è probabile che Adamo ed Eva non

raggiungano mai l’equilibrio di Lindahl (es: se Adamo riesce a indovinare il prezzo massimo che Eva è

disposta a pagare per avere i razzi e non rimanere senza, può costringerla a quella allocazione).

l’imposta che soddisfi entrambi.

- In secondo luogo, è probabile che ci voglia molto tempo per trovare

In pratica, se si tiene conto che le decisioni importanti coinvolgono molti individui e che per ottenere il

di ciascuno si devono sostenere costi elevati, il voto all’unanimità può

consenso risultare un sistema molto

lungo e costoso. Poiché l’ unanimità

B) Voto a maggioranza. è difficile da raggiungere, risulta preferibile utilizzare la

votazione a maggioranza: con questo sistema, una proposta viene approvata se si pronuncia a favore la metà

più uno dei votanti.

[Esempio1: immaginiamo una comunità composta da tre cittadini (Cosimo, Eliana e Giorgio) che devono

decidere tra tre livelli di fornitura di missili A (livello più basso), B (livello medio) e C (livello elevato).

Supponiamo che esprimano in questi termini le loro preferenze:

In questo caso, sia che vengano chiamati a scegliere tra A e B sia tra B e C, il livello B vince per 2 a 1.]

Purtroppo però le votazioni a maggioranza non danno sempre risultati così netti.

Spesso si assiste, infatti, al fenomeno del paradosso del voto: si designano con questa espressione i casi in

cui, anche se le preferenze di ogni singolo votante sono coerenti, quelle della comunità non lo sono.

[Esempio 2: supponiamo che le preferenze per il livello di fornitura di missili siano queste:

In tal caso, avremo che: tra A e B, vince A; tra B e C, vince B ma tra A e C vince C; se la comunità fosse

stata coerente avrebbe dovuto preferire A a C.] 34

Il paradosso del voto dà poi vita a due ordini di problemi:

ordine del giorno finale dipende dall’ ordine in cui si

- Quello della manipolazione dell’ :dato che il risultato

mettono ai voti le alternative (es: se la prima votazione è tra A e B, la proposta vincente (A) va messa a

confronto con C, che vince; invece, se la prima votazione è tra B e C, la proposta vincente (B) va messa a

con A, che vince), si potrebbe organizzare l’ ordine di votazione per avere un certo risultato.

confronto la collettività può andare avanti all’ infinito senza che venga presa una

- Quello della ciclicità del voto:

decisione definitiva (es: se i cittadini devono scegliere tra A e B, vince A; se C viene opposto ad A vince C

ma se B viene opposto a C, vince B e si può continuare così all’ infinito).

Come mai la votazione a maggioranza a volte funziona (esempio 1) e a volte no (esempio 2)?

Tutto dipende dalla configurazione delle preferenze individuali rispetto alle decisioni da prendere.

Le preferenze possono infatti essere unimodali o bimodali:

se, man mano che si allontana dall’ esito che preferisce in una certa

- un individuo ha preferenze unimodali

direzione, il suo beneficio cala costantemente;

- un individuo ha preferenze bimodali se, allontanandosi dalla soluzione che preferisce, il suo beneficio

prima cala e poi aumenta di nuovo.

Mentre nell’ esempio1 ciascun soggetto aveva preferenze unimodali, nell’ esempio 2 le preferenze di Eliana

sono bimodali e sono proprio queste a dare origine al paradosso del voto.

[Per capire meglio, riportiamo graficamente le preferenze espresse nell’ esempio 2:

La curva che rappresenta le preferenze di Cosimo ha un unico picco (= punto che si trova più in alto rispetto

a tutti i punti adiacenti) in corrispondenza del punto A e quella che rappresenta le preferenze di Giorgio ne ha

uno in corrispondenza del punto B (= le preferenze di Cosimo e Giorgio sono unimodali).

Le preferenze di Eliana sono invece bimodali in quanto hanno un picco in corrispondenza di A e uno in

corrispondenza di C. Sono queste ultime a dare origine al paradosso, in quanto, se fossero unimodali, il

sistema di votazione a maggioranza porterebbe a una decisione definitiva.].

In conclusione, la presenza di preferenze multimodali causa una distorsione delle votazioni a maggioranza.

teorema dell’ elettore mediano,

Questo analisi ci consente di esplicitare il cd in base al quale: se tutte le

il risultato di una votazione a maggioranza rifletterà la preferenza espressa dall’

preferenze sono unimodali,

(= individuo le cui preferenze occupano la posizione intermedia nell’ insieme delle

elettore mediano

preferenze di tutto il gruppo).

[Dimostrazione: immaginiamo 5 amici che vogliono fare una festa e devono decidere quanto spendere.

Supponiamo che ognuno di essi abbia preferenze unimodali riguardo alla cifra da spendere, di modo che:

Avremo che: tutti i votanti preferirebbero una spesa di 5 euro piuttosto che nulla (= il passaggio da 0 5 viene

approvato da tutti); un aumento della spesa da 5 a 100 sarebbe approvato da 4/5; l’ aumento da 100 a 150

sarebbe approvato da 3/5; infine, qualsiasi spesa superiore a 150 verrebbe bocciata da almeno 3 elettori (solo

2/5 votano sì). La maggioranza, quindi, voterà per 150, che è proprio la spesa preferita da Bruno che, in

questo caso, è l’ elettore mediano.]. 35

C) Scambio dei voti (logrolling).

Un limite del sistema di votazione a maggioranza semplice è che non consente agli individui di esprimere

quanto stia loro a cuore un certo problema: il fatto che un votante abbia solo una leggera preferenza per una

delle alternative, oppure ci tenga moltissimo, non influisce sul risultato finale.

Lo scambio dei voti consente ai votanti di esprimere quanto tengono a una certa proposta.

[Esempio: supponiamo che (a) i signori Bianchi e Rossi preferiscano che non vengano più acquistati missili

ma che la questione non stia loro particolarmente a cuore mentre (b) il signor Bruni, vuole invece a tutti i

costi dei missili nuovi. In tal caso, forse, il signor Bruni può riuscire a convincere Rossi a votare a favore dei

missili, promettendogli, ad esempio, che voterà a favore della costruzione di una strada da far passare proprio

accanto alla fabbrica di Rossi.].

Il sistema dello scambio dei voti suscita però pareri contrastanti, in quanto:

può migliorare l’ esito della votazione, conducendo a una fornitura dei beni pubblici

I. Da un lato, esso

efficiente.

[Dimostrazione: ipotizziamo che una comunità di 3 cittadini sia chiamata a pronunciarsi su 3 progetti di

costruzione (un ospedale, una biblioteca e una piscina). Supponiamo che i benefici che ogni votante

ricaverebbe da ciascun progetto siano i seguenti:

In tal caso avremo che:

- Il beneficio totale netto di ogni progetto è positivo (= se i tre progetti fossero tutti realizzati, il benessere di

tutti aumenterebbe);

Tuttavia, tutti i progetti verrebbero bocciati se messi ai voti uno per volta: infatti, Melania voterà per l’

-

ospedale ma Rino e Rossella voteranno contro, per cui il progetto verrà bocciato; e la stessa cosa accadrà per

la biblioteca e per la piscina.

Introducendo lo scambio dei voti, invece, potrà ottenersi l’ approvazione di tutti e tre i progetti: infatti,

accetti di votare a favore della biblioteca se Rino appoggia il progetto dell’

supponiamo che Melania

ospedale; grazie a questo scambio, passerà sia il progetto dell’ ospedale che quello della biblioteca; analogo

discorso può farsi per la piscina (Melania si impegna ad appoggiare la costruzione della piscina se Rossella

vota a favore dell’ ospedale).].

Dall’ altro lato, però, lo scambio dei voti

II. può far vincere una minoranza a spese degli interessi della

l’ approvazione di progetti privi di

collettività nel suo complesso. In altre parole, questo sistema facilita

benefici per la collettività e spesso molto costosi.

riprendiamo l’ esempio precedente ma supponiamo ora che i benefici netti siano i seguenti:

[Dimostrazione:

In tal caso avremo che:

- Tutti i progetti comportano un beneficio netto negativo e, quindi, dovrebbero essere bocciati.

- Mettendoli ai voti uno per uno verrebbero effettivamente bocciati.

Invece, introducendo lo scambio dei voti, passerebbero tutti: infatti, supponiamo che Melania proponga a

il progetto della biblioteca a patto che lui voti a favore dell’ ospedale; l’ accordo può

Rino di sostenere

concludersi perché entrambi traggono vantaggio dall’ approvazione dei due progetti (Melania ottiene un

beneficio di 160 e Rino di 40); quindi entrambi i progetti, che comportano entrambi una perdita per Rossella,

verranno approvati. 36

Ciò dimostra, quindi, che grazie allo scambio di voti, un gruppo di votanti può formare una coalizione per far

approvare, attraverso un voto di maggioranza, progetti che procurano loro benefici e il cui costo ricade sulla

minoranza.].

Problema. Né il sistema di votazione a maggioranza né lo scambio dei voti garantiscono sempre risultati

soddisfacenti. Ma allora, esiste un qualche metodo eticamente accettabile e privo di difetti per tradurre le

preferenze individuali in preferenze collettive?

Il premio nobel Kenneth Arrow (1951) ha sostenuto che, in una società democratica, il metodo di scelta

collettiva debba soddisfare i seguenti criteri:

1) Deve portare a una decisione, qualunque sia la configurazione delle preferenze dei votanti (= non deve

perciò fallire in caso di preferenze multimodali).

2) Deve essere in grado di stabilire una graduatoria tra tutti gli esisti possibili. l’ordine di preferenza della

3) Deve riflettere le preferenze individuali (= se gli individui preferiscono A a B,

società deve essere lo stesso).

4) Deve essere coerente (=se la proposta A è giudicata preferibile alla proposta B e la proposta B è giudicata

preferibile a C, allora la proposta A deve essere preferita alla proposta C).

L’ordine di preferenza che la società assegna alle alternative A e B deve dipendere

5) esclusivamente dalle

l’ordine di preferenza

preferenze dei votanti riguardo A e B: cd indipendenza delle alternative irrilevanti (es:

in cui una società colloca le spese per la difesa e per la cooperazione internazionale non deve dipendere da

come gli individui ordinano queste alternative rispetto a una terza, per esempio le spese per la ricerca

sull’AIDS).

6) Non è ammessa la dittatura, nel senso che le preferenze della società non devono riflettere solo quelle di

un singolo individuo.

Nel loro complesso questi criteri sembrano abbastanza ragionevoli, ma la sorprendente conclusione a cui

giunge Arrow è che, in generale, è impossibile trovare un metodo di decisione che li soddisfi tutti (cd

Teorema dell’ impossibilità di Arrow).

In realtà Arrow non afferma che è del tutto impossibile trovare una regola decisionale coerente; dice

semplicemente che non vi sono garanzie che la società sia in grado di farlo.

DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA.

La democrazia diretta rappresenta una visione dello Stato poco realista: lo Stato infatti, non ha un interesse

proprio, ma è neutrale e benevolente.

In realtà, lo Stato è fatto di individui (politici, giudici, burocrati ecc...) e un modello realistico di decisione

collettiva deve studiare gli obiettivi e i comportamenti di chi ha il compito di governare.

l’ interazione tra politici, funzionari statali e

Per spiegare la condotta dello Stato, dunque, bisogna studiare

gruppi di pressione.

I politici.

Di regola accade che i cittadini eleggono dei rappresentanti che decidono a loro nome. Per spiegare come i

teorema dell’ elettore mediano:

rappresentanti giungono a ricoprire la loro posizione, ci torna utile il nel

1957 Downs ha infatti dimostrato che il politico che intende massimizzare i voti adotta il programma

preferito dall’ elettore mediano.

[Dimostrazione. Supponiamo che i votanti ordinino le proprie preferenze in base alle loro convinzioni

“conservatrici” o “progressiste”: 37

Supponiamo poi, che il candidato Bianchi adotti la posizione M, nel punto mediano e che il candidato Bruni

scelga la posizione S, più a destra.

Poiché tutti i votanti esprimono preferenze unimodali e vogliono massimizzare le loro utilità, ognuno di loro

sosterrà il candidato con le opinioni più simili.

Per questo motivo: Bruni otterrà tutti i voti a destra di S più alcuni voti tra M e S; Bianchi otterrà tutti i voti a

sinistra di M e alcuni a destra, assicurandosi perciò la maggioranza.

In altre parole, per entrambi i candidati è conveniente posizionarsi il più vicino possibile al punto in cui si

trova il votante medio.].

Implicazioni di questo modello: 1.I sistemi bipolari tendono ad essere stabili, nel senso che entrambi i poli

Sostituire l’ elezione diretta con un sistema rappresentativo non ha

tendono a posizionarsi verso il centro; 2.

effetti sui risultati: entrambi, infatti, non fanno altro che riflettere le preferenze dell’ elettore mediano.

Problemi di questo modello:

Se le convinzioni politiche non possono essere ordinate secondo un unico schieramento (in quanto l’

-

identità dell’ elettore mediano dipende dal tema in oggetto), il teorema dell’ elettore mediano non vale più.

- Inoltre, bisogna tener presente che a volte la personalità del candidato può influire moltissimo sugli elettori.

Infine, il modello presuppone che tutti i cittadini aventi diritto al voto lo esercitino, ma non considera l’

-

ipotesi in cui questi decidano di astenersi dal votare (vuoi perché le posizioni dei candidati sono troppo

vicine tra loro e non rispecchiano le loro posizioni più estreme, vuoi perché ritengono i costi per l’

acquisizione di informazioni per votare troppo alti e il proprio voto ininfluente sul risultato finale) .

I funzionari pubblici (o burocrati).

I funzionari pubblici hanno un ruolo molto importante nello sviluppo e nell’ attuazione delle politiche; basti

pensare che le leggi approvate dai parlamenti hanno spesso formulazioni piuttosto vaghe e il modo in cui

vengono effettivamente attuati i programmi dipende essenzialmente proprio dai funzionari pubblici.

D’ altra parte, è ingenuo pensare che il solo fine della burocrazia sia interpretare i desideri dell’ elettorato.

Niskanen (1971) ha sostenuto che i burocrati mirano a massimizzare il bilancio dei loro uffici in quanto, così

facendo, aumenta il loro potere; questo porta, inevitabilmente, ad un eccesso di fornitura di servizi.

[Dimostrazione del teorema di Nishanen:

Q rappresenta l’ output della burocrazia (es: quantità di missili ordinati dal Ministero della Difesa); la curva

V rappresenta il valore totale attribuito a ciascun livello di Q dal legislatore che controlla il bilancio (nb: la

pendenza di V rappresenta l’ sociale dell’output,

utilità marginale che è assunta decrescente); infine, la curva

C rappresenta il costo totale (nb: la pendenza di C misura il costo marginale per ogni unità di output, che è

ipotizzato crescente).

Supponiamo che il burocrate (bc) sappia che il legislatore accetterà qualunque progetto la cui utilità totale

superi i costi totali e che quindi gli proponga il livello di output Q in quanto esso massimizza la dimensione

bc

del suo ufficio rispettando la condizione che C nono superi V. Q , però, è inefficiente: il livello di output

bc

efficiente è, infatti, Q* (perché in corrispondenza del livello Q* il costo e l’ utilità marginale si eguagliano).

In pratica, quindi, il desiderio del burocrate di estendere al massimo il suo ufficio porta ad una burocrazia

sovradimensionata.]. 38

Implicazioni del teorema di Niskanen: i burocrati hanno forti incentivi ad impegnarsi in attività promozionali

per far sì che il legislatore percepisca l’ utilità del loro ufficio; solo in questo modo, infatti, possono arrogarsi

presentare il loro output al legislatore come una proposta del tipo “o tutto (= Q ) o niente”.

il potere di bc

I gruppi di pressione.

Per esprimere le proprie preferenze, i cittadini possono esercitare un forte potere, oltre che con il voto, anche

ossia formando gruppi di pressione per condizionare l’ attività di governo.

decidendo di agire insieme,

Questi gruppi di pressione presuppongono l’ esistenza di un interesse comune, il quale può derivare dalla

fonte di reddito, dal volume di reddito complessivo, dal settore d’ impiego, dalla zona geografica di

appartenenza o da molte altre caratteristiche individuali.

Alcuni sociologi ritengono che l’ interazione tra gruppi di pressione, burocrati e rappresentanti eletti (cd

triangolo di ferro), condizionerebbe l’ esito della maggior parte delle scelte politiche nelle democrazie

occidentali in quanto: a) innanzitutto, i burocrati e i gruppi di pressione sono ben organizzati e hanno dalla

loro l’ arma dell’ informazione; b) inoltre, i cittadini non organizzati, anche se fossero ben informati, non

sempre hanno interesse a contrastarli.

Il problema della crescita della spesa pubblica e le possibili spiegazioni.

L’ intervento dello Stato in economia è aumentato molto rapidamente. Le possibili spiegazioni di questo

fenomeno sono varie e non si escludono a vicenda. Vediamo le tesi più accreditate:

Una tesi è che è che l’ incremento

I. spesa pubblica è espressione delle preferenze dei cittadini (=

sono i cittadini a volere un maggiore intervento dello Stato).

[Dimostrazione. Supponiamo che la domanda di beni e servizi pubblici (G) del votante mediano

sia funzione del prezzo relativo dei beni e dei servizi pubblici (P) e del reddito (I ): G = f (P, I ).

I modi in cui una simile funzione di domanda porta a un incremento delle percentuali di reddito

devolute al settore pubblico sono molti:

della domanda che, all’

1° caso: supponiamo che l’elasticità rispetto al reddito è > di 1, ossia

aumentare del reddito di una certa percentuale, la quantità di beni e servizi pubblici domandati

aumenti di una percentuale maggiore; in tal caso, è lo stesso processo di crescita del reddito che

induce a devolvere una quota sempre maggiore di reddito al settore pubblico, ceteris paribus.

della percentuale di risorse gestite

2° caso: analogamente, l’incremento dal settore pubblico può

verificarsi se l’elasticità della domanda rispetto al prezzo di G è < 1 e P aumenta nel tempo.].

Il punto importante è che l’ aumento della dimensione del settore pubblico non implica

“sbagliato” nel processo politico; esso infatti potrebbe

necessariamente che vi sia qualcosa di

essere conseguenza dei desideri di coloro che votano.

Secondo l’ approccio marxista, l’aumento della spesa pubblica è intrinseco al sistema politico:

II. dato che il settore privato tende alla sovrapproduzione, lo Stato, controllato dai capitalisti, deve

aumentare la spesa per assorbire questa eccessiva produzione. Questo avviene in genere

aumentando sia le spese militari sia la spesa per i servizi sociali.

inoltre, che l’aumento della spesa

Si sostiene, non sia sostenibile finanziariamente e che lo Stato

capitalista sia destinato a crollare (nb: Musgrave evidenzia che la storia contraddice tale analisi).

di riconoscere esplicitamente che l’ aumento dell’ intervento dello

Questa teoria ha il merito

Stato in economia dipende dalla connessione tra sistema economico e sistema politico.

Vi sono poi alcune teorie che, in antitesi alle teorie che spiegano l’incremento dell’intervento

III. statale come fatto inevitabile, considerano il fenomeno una conseguenza di eventi fortuiti (come

in periodi “normali” la spesa pubblica cresce solo

la guerra). Secondo i sostenitori di queste tesi

moderatamente, ma possono verificarsi eventi esterni, come per esempio la guerra, che

richiedono livelli di spesa pubblica maggiori e nuovi metodi di finanziamento; al termine della

crisi, però, la spesa pubblica si mantiene al nuovo livello per inerzia.

Peacock e Wiseman hanno spiegato così l’evoluzione della spesa pubblica e hanno definito

questo fenomeno effetto dislocazione (o di spiazzamento).

IV. Infine, si sostiene che la spesa pubblica aumenti perché gli individui a basso reddito ricorrono al

sistema politico affinché il reddito venga ridistribuito a loro favore. In pratica, si sottolinea che,

finché il reddito medio supera quello mediano, i politici sono incentivati ad aumentare il grado di

ridistribuzione del reddito operato dallo Stato, in quanto potranno ottenere i voti di chi ha un

reddito pari o inferiore a quello mediano offrendo benefici che impongono un costo netto a 39

coloro i cui redditi sono superiori a quello mediano [Esempio: supponiamo di avere 5 votanti

con reddito di 5000, 10.000, 15.000, 25.000 e 40.000 euro; in tal caso, il reddito mediano è

15.000 euro mentre quello medio è di 19.000; a vincere le elezioni, sarà il candidato che

sostenga un programma statale che trasferisce reddito a coloro con meno di 25.000 euro.].

Questa teoria ha però un limite, in quanto non considera i metodi utilizzati dallo Stato per

ridistribuire il reddito: se fosse corretta, la maggior parte dei trasferimenti di reddito dovrebbe

essere diretta ai meno abbienti e dovrebbe assumere una forma che massimizzi il loro benessere

(ossia dovrebbe avvenire con trasferimenti diretti in contanti); invece, l’impatto dell’intervento

pubblico sulla distribuzione del reddito non è chiaro e può accadere che la spesa pubblica

favorisca le classi di reddito medio-alto. Vi è infatti anche chi, come Stigler (1970), sostiene che

«La spesa pubblica ha come principale beneficiario la classe media ed è finanziata dalle imposte

in massima parte a carico di poveri e ricchi».

Si può tenere la spesa pubblica sotto controllo?

Dipende da quale approccio partiamo:

- Se riteniamo che una quota rilevante di spesa sia rigida, ossia non controllabile (perché legata ad impegni

assunti dai Governi nel passato), c’ è poco da fare.

- Se invece riteniamo che il problema stia nelle istituzioni politiche che gestiscono tale spesa, i rimedi

possono essere diversi:

a) Innanzitutto si potrebbe incentivare la concorrenza col settore privato, facendo maggior ricorso alle

aziende private per la produzione di beni e servizi pubblici;

b) Inoltre, si potrebbe cambiare il processo di determinazione del Bilancio, inserendo i vincoli di bilancio

nella Costituzione (in modo che non possano essere modificati o abrogati con un voto di maggioranza delle

Camere). NB: molti economisti però, ritengono che vincolare con la Costituzione il Bilancio all’ equilibrio

sia sbagliato in quanto un risultato di Bilancio diverso da quello previsto potrebbe anche non discendere

dalle scelte di politici e burocrati, ma essere giustificato dall’ andamento dell’ economia, il quale non è

prevedibile con esattezza.

È realmente necessario tenere il Bilancio pubblico sotto controllo?

settore pubblico siano sostanzialmente dettate dalle preferenze dell’

Chi è convinto che le scelte fiscali del

elettore mediano, ritiene di no. Chi invece percepisce il crescente intervento statale come sintomo di

debolezza del sistema politico, ritiene di sì.

CAP. 8 La ridistribuzione del reddito: aspetti teorici.

Il capitolo ha lo scopo di proporre un quadro di riferimento per riflettere sugli aspetti positivi e normativi

della ridistribuzione del reddito, quadro che serve a comprendere quanto esposto nel successivo capitolo.

Problema: la distribuzione del reddito è una questione di cui si devono occupare gli economisti?

esiste un’opinione generalmente condivisa sull’argomento.

In realtà, non

Alcuni sostengono che, poiché il dibattito sulle questioni riguardanti la distribuzione del reddito non si può

“scientifici” (in quanto stabilire quale dovrebbe essere la “giusta” distribuzione

condurre secondo i criteri del

reddito richiede giudizi di valore), gli economisti dovrebbero limitarsi ad analizzare i problemi sociali

esclusivamente in termini di efficienza (Kristol, 1980).

Questo approccio ha due limiti:

primo luogo, la teoria dell’economia del benessere dimostra che l’efficienza, da sola, non è

1. In

sufficiente per valutare una data allocazione delle risorse.

2. In secondo luogo, se gli economisti eludono la questione, i politici finirebbero per sottovalutare gli

relativi all’efficienza, decidendo solo in base a criteri di “equità”

aspetti distributiva.

Strumenti empirici per analizzare la distribuzione del reddito.

In generale, in questo contesto, gli economisti fanno riferimento a due tipologie di analisi:

-L’analisi della diseguaglianza, che misura la concentrazione delle risorse in una certa popolazione.

L’

- analisi della povertà che, invece, misura il numero delle persone che si trovano in una situazione di

deprivazione. In questo tipo di analisi rilevano i concetti di:

 Linea di povertà = livello di reddito considerato sufficiente a garantire i mezzi per soddisfare i

bisogni essenziali. Essa può essere definita sia in termini relativi (ossia, rispetto al reddito mediano)

40

sia in termini assoluti (per esempio, calcolando le calorie che gli individui sono in grado di

consumare quotidianamente).

 Divario di povertà: esso misura quanto reddito si dovrebbe trasferire alla popolazione povera per

elevare il reddito di ciascuna famiglia fino a raggiungere la linea di povertà (supponendo che i

trasferimenti non abbiano effetti sull’ attività lavorativa dei destinatari dell’ intervento).

È quindi evidente come queste due analisi siano distinte tra loro. Tuttavia, in questo capitolo, faremo

riferimento ad entrambe, considerandole due aspetti dello stesso problema.

Quali sono le cause delle diseguaglianze di reddito?

Si tratta di un interrogativo che non può essere risolto definitivamente.

In generale, si ritiene che la principale causa di diseguaglianza dei redditi delle famiglie nei Paesi

occidentali, siano le differenze salariali dei capifamiglia, le quali, a loro volta, possono discendere da vari

fattori (es: intelligenza, salute, istruzione, discriminazioni di razza o sesso, fortuna, ecc.).

Interpretazione dei dati sulla distribuzione.

È bene preliminarmente comprendere quali convenzioni sono adottate dagli economisti per elaborare i dati

sulla distribuzione del reddito e sul livello di libertà:

1) Innanzitutto, viene considerato solo il reddito consistente nelle entrate in danaro e non anche quello

consistente nelle entrate in natura (es: valore del tempo che gli adulti dedicano alla famiglia; beni durevoli,

generalmente sottostimano il reddito dell’ importo delle entrate in natura.

come la casa). I dati, quindi,

2) Inoltre, i dati sul reddito ignorano le imposte (sono al lordo delle imposte).

3) Il reddito viene misurato su base annua anche se non è detto che tale misura rifletta correttamente la

situazione economica di un individuo.

In teoria, la misura ideale sarebbe il reddito di una vita, ma i problemi per stimarlo sono notevoli.

problemi nella definizione dell’ unità da osservare

4) Esistono (es: dato che la maggior parte delle persone

non vive sola, la distribuzione del reddito va misurata in relazione ai singoli individui o alle famiglie?).

 In definitiva, quindi, questi dati vanno considerati con cautela.

È necessario che lo Stato intervenga per ridistribuire il reddito?

Benché non vi siano dubbi sul fatto che il reddito non è distribuito in maniera “equa”, non esiste un accordo

generale su cosa si debba intendere per “equo” e quindi su se e come lo Stato debba ridistribuire il reddito.

La risposta a questo quesito, dipende, quindi, da quale approccio si predilige:

SE PARTIAMO DA UN’ IMPOSTAZIONE UTILITARISTICA

[L’ utilitarismo si basa sul presupposto che il benessere sociale sia una funzione delle utilità individuali, per

cui qualunque cambiamento migliori la condizione di un individuo senza peggiorare quella di un altro,

accresce il benessere sociale. Tale funzione, cd funzione del benessere sociale utilitaristica, è espressa dalla

+…+ U

formula W= F(U + U )], la ridistribuzione del reddito ha senso solo se porta ad un aumento di W .

1 2 n

Per gli utilitaristi, quindi, tutto dipende da cosa si intende per benessere sociale:

I. Se come punto di partenza prendiamo una funzione del benessere sociale additiva (= particolare funzione

del benessere sociale che definisce il benessere sociale come la somma delle utilità individuali: W = U1 +

U2, + … + Un), arriviamo alla conclusione che, lo Stato può massimizzare il valore di W, aumentando le

risorse di uno qualsiasi degli individui coinvolti, non necessariamente del più povero. Per questo si dice

anche che la funzione del benessere sociale utilitaristica addittiva è neutrale da un punto di vista distributivo.

[Rappresentazione grafica della funzione del benessere sociale additiva: 41

Supponiamo che Paolo e Pietro siano gli unici individui che compongono la società (W = UPiero + UPaolo).

A, B e C si equivalgono (anche se: in A Pietro ha un’ utilità maggiore

Per Paolo e Pietro le allocazioni

rispetto a Paolo; in C, è Paolo ad avere un’ utilità maggiore; in B la situazione è pressoché ugualitaria).

Seppure in D entrambi hanno stesso livello di utilità, a questo punto è associato un livello di benessere

sociale inferiore rispetto a quello assegnato dalle tre allocazioni precedenti.

Le curve di indifferenza sociali (lineari) hanno un’ inclinazione di 45 gradi in quanto rappresentano una

funzione per la quale tutti gli individui hanno peso uguale.].

NB: Possiamo ottenere però risultati non neutrali da un punto di vista distributivo se introduciamo alcune

assunzioni ulteriori; in particolare se assumiamo che:

a) tutti gli individui abbiano funzioni di utilità identiche che dipendono soltanto dal loro reddito;

b) queste funzioni di utilità presentino un’utilità marginale del reddito decrescente (= man mano che il

reddito di un individuo aumenta, il suo benessere cresce, ma in misura sempre minore);

c) la quantità totale del reddito disponibile sia fissa.

In tal caso, infatti, la distribuzione che massimizza W è quella che assegna a ciascun individuo una quota

eguale di risorse.

[Dimostrazione:

(La distanza orizzontale OO’ rappresenta la quantità totale di reddito disponibile nella società.

Il reddito di Paolo si misura spostandosi da O verso destra e quello di Pietro spostandosi da O’ verso sinistra.

Ne consegue che qualunque punto su OO’ corrisponde ad una certa ripartizione del reddito tra Pietro e Paolo.

nel trovare il punto “ottimale”.

Il problema sta

Date le premesse a) e b) la curva dell’ utilità marginale del reddito di Paolo (MU ) è decrescente, così

Paolo

come la curva dell’ utilità marginale del reddito di Pietro (MU ).).

Pietro

Ora, supponiamo che inizialmente il reddito di Paolo sia Oa e quello di Pietro sia O’a: in questa situazione,

poiché Pietro è più ricco di Paolo, la sua perdita di utilità è inferiore rispetto alla crescita dell’ utilità di Paolo

e la somma delle due utilità aumenta.

Se invece preleviamo ab euro da Pietro e li destiniamo a Paolo, l’ utilità di Paolo aumenta della superficie

abfe e quella di Pietro si riduce della superficie abdc. Ne consegue che la somma delle utilità dei due cresce

in misura pari alla superficie colorata (cefd).

In base a questo ragionamento si arriva a concludere che fino a quando i livelli di reddito dei due individui

sono diversi, anche l’ utilità marginale sarà diversa e sarà possibile accrescere la somma delle loro utilità

il reddito dell’ individuo più povero a spese di quello più ricco.].

incrementando

Ne deriva che il benessere sociale raggiungerà il valore massimo solo nel punto in cui i livelli di reddito e l’

cui l’ obiettivo dell’ intervento pubblico dovrebbe

utilità marginale dei due individui sono uguali (l*), per

essere l’ uguaglianza di reddito fra i cittadini.].

I problemi di questa seconda soluzione discendono dal fatto che le condizioni a), b) e c) sono ipotesi estreme

e scegliendo soluzioni intermedie si possono ottenere risultati molto diversi. In pratica:

a) Stabilire se persone diverse hanno funzioni di utilità uguali è impossibile perché: 1.non è possibile

misurare oggettivamente la soddisfazione; 2. le persone presentano differenze oggettive (es: stato di salute;

che implicano una diversa capacità di “godere” di una stessa cifra di denaro.

età)

NB: nonostante ciò, lo Stato dovrebbe comportarsi come se tutti i cittadini avessero la stessa funzione di

utilità rispetto al reddito, indipendentemente dal fatto che sia vero oppure no.

b) Non è detto che l’utilità marginale rispetto al reddito sia decrescente. 42

[Notevolmente diverse sarebbero le conclusione cui giungeremmo se, per esempio, l’ utilità marginale fosse

costante: in tal caso, infatti, a seguito di un trasferimento di reddito, a prescindere dalla dotazione iniziale, la

perdita di utilità di Piero sarebbe esattamente uguale all’aumento di quella di Paolo; la somma delle utilità

non dipenderebbe dalla distribuzione del reddito e l’intervento pubblico non si giustificherebbe in termini di

accrescimento del benessere della collettività.].

Non è detto che l’ utilità degli individui dipenda solo dal reddito (es: potrebbe dipendere anche dal tempo

c)

libero); in tal caso, imposte e sussidi per ridistribuire il reddito, potrebbero far diminuire il reddito

complessivo (es: perché influiscono sulle scelte dei cittadini riguardo il tempo da dedicare al lavoro).

II. Se come punto di partenza prendiamo il criterio di maxmin o massiminimo (= particolare funzione del

utilitaristica secondo cui il benessere sociale dipende unicamente dall’ utilità dell’

benessere sociale

individuo con il livello minimo di utilità nella collettività, ossia dall’ utilità dell’ individuo che sta peggio di

, …, U

tutti: W= minimo (U , U )), la ridistribuzione del reddito deve perseguire la perfetta uguaglianza

1 2 n

nella distribuzione del reddito, accettando le disparità che servono ad accrescere l’ utilità delle persone che

stanno peggio.

[Rappresentazione grafica di una funzione del benessere sociale che rispetta il criterio di maxmin:

In questo caso, il passaggio da A a B non comporta una aumento del benessere collettivo (perché in B

aumenta l’ utilità di Pietro ma rimane invariata quella di Paolo, che il soggetto con livello di utilità inferiore).

del benessere collettivo si ha invece passando dall’ allocazione A alla C.].

Il miglioramento

Questo criterio è stato introdotto dal filosofo Rawls (1971) nel suo libro intitolato The Theory of Justice. In

particolare, secondo Rawls il criterio di maxmin avrebbe un fondamento etico: dato che nella situazione

iniziale (= condizione immaginaria nella quale i cittadini non sanno ancora quale sarà il loro status

economico nella società) le persone non sanno se saranno ricche o povere, temendo di finire a far parte del

ceto più povero, preferiscono un intervento pubblico volto ad assicurare ai più poveri un reddito che sia il più

alto possibile (la funzione del benessere sociale fondata sul criterio di maxim è una sorta di assicurazione).

pure volendo accettare l’ idea della situazione iniziale, non è scontato che i

Problemi della tesi di Rawls:

cittadini seguano il criterio di maxim; infatti, è possibile che alcuni individui siano disposti a correre qualche

rischio di diventare molto poveri se in cambio hanno buone possibilità di ottenere un reddito elevato.

NB: nell’ analisi della funzione del benessere sociale additiva e del criterio di maxmin, abbiamo supposto

che l’ utilità di ciascun individuo dipenda unicamente dal suo livello di reddito; ne deriva che, con questi

strumenti, la ridistribuzione del reddito non può mai portare ad un miglioramento paretiano (in quanto

migliora le condizioni di alcuni individui e peggiori quella di altri). Tuttavia, se supponiamo che le persone

ricche siano altruiste e che quindi la loro utilità dipenda non solo dal reddito di cui dispongono ma anche da

quello dei più poveri, la ridistribuzione del reddito può portare ad un miglioramento paretiano (es: Pietro che

azione un’ utilità superiore alla

è ricco, donando 1 euro a Paolo, che è povero ricava da questa buona

riduzione di utilità conseguente al calo del suo consumo; Paolo, dal canto, suo pure vede aumentare la sua

utilità per il fatto di poter disporre di 1 euro in più; in tal caso, quindi, abbiamo un miglioramento paretiano

perché il benessere di entrambi aumenta in seguito al trasferimento di denaro).

SCEGLIAMO UN’ IMPOSTAZIONE NON INDIVIDUALISTICA

SE (ossia riteniamo che le

caratteristiche della ridistribuzione ottimale del reddito non derivano dai gusti individuali), possiamo avere

ulteriori punti di vista sulla distribuzione del reddito; ad esempio: 43

I. Alcuni (Tobin) ritengono imprescindibile che certi beni (come generi alimentari, istruzione minima,

assistenza sanitaria) siano distribuiti a tutti. Si tratta di una posizione definita egualitarismo dei beni.

II. Altri sostengono che la distribuzione del reddito è irrilevante a condizione che sia il risultato di un

processo “equo” di acquisizione delle risorse (es: negli Stati Uniti è diffusa l’ opinione che, se il principio

delle “pari opportunità” è applicato a tutti, il risultato è equo, a prescindere dalla particolare distribuzione del

reddito che ne deriva).

Come incide la spesa pubblica sulla distribuzione del reddito?

del reddito sia con l’ imposizione fiscale sia con le

Premettiamo che lo Stato influisce sulla distribuzione

politiche di spesa. Ci interessa ora soffermarci su quest’ ultimo aspetto, ovvero sull’ incidenza di spesa (=

effetti delle politiche di spesa sulla distribuzione del reddito).

In generale, qualsiasi intervento pubblico innesca una serie di variazioni di prezzo che influiscono sul reddito

degli individui sia in quanto consumatori di beni sia in quanto fornitori di input.

Proprio per la molteplicità di variazioni di prezzo, l’ impatto ridistributivo causato da un particolare politica

risulta difficile da valutare.

gli economisti di solito partono dalla supposizione che una data politica abbia l’effetto

Per questo motivo,

più rilevante sui destinatari e che gli effetti di altre variazioni di prezzo sulla distribuzione del reddito siano

di minore portata (in genere è così).

Qual’ è l’ impatto distributivo del finanziamento di beni pubblici?

Una buona parte della spesa pubblica è destinata al finanziamento di beni pubblici (= beni che possono

essere consumati contemporaneamente da più di una persona). Come noto (vedi cap 5), i consumatori non

sono incentivati a rivelare quanto valutano i beni pubblici. Non conoscendo il valore attribuito a questi beni,

l’effetto sulla distribuzione del reddito.

diventa quindi praticamente impossibile valutarne

Qual’ è l’ impatto distributivo dei trasferimenti in natura?

Molti programmi pubblici prevedono la fornitura di beni e servizi (cd trasferimenti in natura) piuttosto di

trasferimenti in danaro e vincolano i destinatari a non vendere i beni e servizi che hanno ricevuto.

NB: spesso si pensa che i trasferimenti in natura siano programmi rivolti agli individui dal reddito più basso

(es: edilizia popolare; pensioni sociali); ciò è inesatto in quanto vi sono trasferimenti in natura che vanno a

vantaggio anche di persone delle classi medio-alte (es: istruzione e assistenza sanitaria pubblica).

Non è semplice stabilire se siano più opportuni trasferimenti in denaro o in natura.

[Esempio 1: Supponiamo che Bianchi abbia un reddito mensile di 300 euro che ripartisce tra il formaggio (il

cui prezzo di mercato è di 2 euro al chilo) e le unità di “tutti gli altri beni” (il cui prezzo unitario è di 1 euro).

La retta AB rappresenta il vincolo di bilancio di Bianchi.

Supponiamo che Bianchi massimizzi l’ utilità nel punto E (260 unità di altri beni + 20 kg di formaggio).

1

 Ipotizziamo ora che lo Stato fornisca a Bianchi 60 chili di formaggio al mese, che non può rivendere sul

mercato. Che effetto produce questo trasferimento in natura?

A qualsiasi livello di consumo di tutti gli altri beni, Bianchi può consumare 60 chili di formaggio in più. 44

Per cui il vincolo di bilancio va spostato verso destra ogni punto di AB di 60 unità e diventa AFD.

La curva di indifferenza più alta che si può raggiungere sotto questo nuovo vincolo AFD è la curva U; il

paniere che massimizza l’ utilità di Bianchi è ora costituto dal punto in cui la curva U tocca il vincolo di

bilancio AFD, ossia da F (= 300 unitò di altri beni + 60 chili di formaggio).

Bianchi ora consuma sia più formaggio sia più “altri beni” in quanto può utilizzare il denaro che avrebbe

speso per il formaggio per acquistare un quantitativo maggiore di tutti gli altri beni.

 Ipotizziamo ora che lo Stato decida di dargli l’ equivalente in denaro del valore di mercato di 60 chili di

formaggio (= 120 euro). Che effetto produce questo trasferimento in denaro?

L’ aumento del reddito di 120 euro porta ad una retta di bilancio che si trova a 120 unità al di sopra di AB in

ciascun punto: il nuovo vincolo di bilancio è quindi rappresentato dalla retta HD.

l’ utilità nel punto E

In questa situazione, Bianchi massimizza (340 unità di altri beni + 40 kg di formaggio)]

3

Questo esempio dimostra che il trasferimento di denaro migliora le condizioni del destinatario (in quanto E 3

si trova su una curva d’ indifferenza più elevata di F): il trasferimento in natura, infatti, risulta peggiore dell’

equivalente in danaro perché vincola il destinatario a utilizzare quel bene senza poterne vendere una parte

per spendere poi il ricavato in altri beni.

Ma non sempre il trasferimento in natura risulta peggiore di un equivalente in danaro.

[Esempio 2: consideriamo il caso di Rossi che ha un reddito identico a quello di Bianchi (e quindi ha gli

stessi vincoli di bilancio di Bianchi). curve d’ indifferenza diverse.

Supponiamo che Rossi abbia gusti diversi da Bianchi e quindi un insieme di

Rossi non si troverebbe in condizioni migliori se ricevesse un trasferimento in danaro, perché il suo punto

preferito lungo HD è comunque disponibile ance nel caso del programma di distribuzione del formaggio.

In altre parole, dato che Rossi è contento di consumare più di 60 chili di formaggio, la restrizione di

consumare almeno 60 chili non influisce sulle sue scelte.].

l’effetto dei trasferimenti in natura e in denaro è diverso

In pratica, quindi, possiamo concludere dicendo che

a seconda delle preferenze individuali.

Un importante vantaggio dei trasferimenti in natura sta nel fatto che possono scoraggiare la presentazione di

domande da parte di chi non ha motivo per fare richiesta; questo sistema infatti scoraggia le truffe in quanto i

beni trasferiti sono difficili da rivendere.

CAP. 9 La spesa sanitaria e gli interventi in caso di disoccupazione.

La spesa sociale (o spesa per la protezione sociale) è una delle voci che più ha contribuito alla crescita della

spesa pubblica negli ultimi decenni in Europa.

Si tratta anche della voce di spesa pubblica maggiormente discussa nel corso degli ultimi anni e

per il suo contenimento sono stati adottati in diversa maniera da tutti gli Stati dell’ UE.

provvedimenti

In Italia il rapporto spesa sociale-PIL è in linea con la media europea (25,7%) e la differenza principale con

gli altri Paesi dipende dal peso degli interventi a protezione della vecchiaia, ossia dalla spesa previdenziale:

in Italia essa rappresenta più del 50% del totale della spesa sociale mentre la media europea è del 40%.

Nella spesa sociale, anche detta welfare state, rientrano una molteplicità di interventi (spesa previdenziale,

spesa sanitaria, interventi in caso di disoccupazione, interventi di ausilio alla famiglia).

Talvolta vi si fa rientrare anche la spesa per l’istruzione. 45

INTERVENTO PUBBLICO NEL SETTORE DELLA SANITA’.

Quali sono le possibili giustificazioni per l’ intervento pubblico nel settore della sanità?

Al riguardo è utile distinguere tra:

A) MOTIVAZIONI DI EFFICIENZA (= motivazioni che mirano a correggere un fallimento del mercato):

1. INFORMAZIONE ASIMMETRICA NEL MERCATO DELLE ASSICURAZIONI SANITARIE.

Per cogliere alcune delle peculiarità del mercato dell’assistenza sanitaria è essenziale capire innanzitutto il

ruolo che in questo settore possono svolgere le assicurazioni.

Cos’ è l’ assicurazione?

L’assicurazione la soluzione privata all’assistenza sanitaria e

è funziona in questo modo:

l’acquirente versa una somma di denaro,

- cd premio assicurativo, alla compagnia di assicurazione;

denaro all’assicurato qualora dovesse

- la compagnia di assicurazione accetta di erogare una somma di

verificarsi un evento sfavorevole che interessa la sua salute, come nel caso di una malattia.

Perché le persone sono disposte a pagare per ottenere un’ assicurazione?

(Perché hanno un’ utilità marginale decrescente del reddito).

Esempio: consideriamo il caso di Emilia, che ha un reddito annuo di 50 000 euro; supponiamo che vi sia 1

possibilità su 10 che si ammali in un dato anno e che il costo della malattia (in termini di spese mediche e

tempo perso al lavoro) ammonti a 30 000 euro.

Per valutare le opzioni di Emilia, dobbiamo capire il concetto statistico di valore atteso (= somma che un

può aspettarsi di ricevere “in media”

individuo quando si trova di fronte a esiti incerti); in particolare, esso è

costituito dalla somma ponderata di ciascuno degli esiti incerti ed ha come pesi le probabilità dei rispettivi

esiti. Dal punto di vista algebrico: dell’esito 1 × indennizzo nell’esito 1)

Valore atteso (VA) = (probabilità +

+ (probabilità dell’esito 2 × indennizzo nell’esito 2).

Emilia ha a disposizione 2 opzioni per ciascun anno: non fare niente (opzione 1) oppure stipulare l’

2). Qual’ è l’ opzione migliore per Emilia?

assicurazione (opzione

Nell’ opzione 1,

- Emilia continua a guadagnare 50.000 euro e rischia di perdere 30.000 euro nel caso si

ammali. Per cui avremo che: se non si ammala, continuerà ad avere un reddito di 50.000; se invece si

47.000 €

ammala, avrà un reddito di 20.000. Il valore atteso (anche noto come reddito atteso) sarà di

50000 €+ 20000 € = 47000 €).

(VA (opzione 1) = 9/10 × 1/10 ×

Nell’ opzione 2,

- Emilia, sia che si ammali sia che ciò non accada, pagherà un premio annuo che copra le

sue spese in caso di malattia; supponiamo che tale premio corrisponda al premio equo, ossia sia pari al valore

atteso della perdita, per cui, in media, la compagnia non dovrebbe né perdere né ricavarne del denaro (nb:

normalmente la compagnia assicurativa fa pagare un importo superiore al premio equo per ottenere un

profitto): dato che esiste una probabilità di 9/10 che non vi sia perdita di reddito e una probabilità di 1/10 che

ve ne sia una di 30.000 euro, il premio equo sarà di 3.000 € all’ 30000 € = 3000 €).

anno ( 9/10 × 0 + 1/10 ×

Per cui avremo che: se Emilia non si ammala il suo reddito sarà di 47.000 € (reddito annuo – premio); se si

47.000 €

ammala, il suo reddito continuerà ad essere di perché la perdita di reddito dovuta alla malattia viene

completamente coperta dall’ assicuratore.

Ma se entrambe le opzioni forniscono lo stesso reddito atteso (47.000 €), dove sta il vantaggio di stipulare

una polizza assicurativa?

Il vantaggio c’ è e sta nel fatto che l’opzione 2 €

consente ad Emilia di ottenere sempre 47000 con certezza

mentre l’ opzione 1 consente di ottenere €

47000 in media.

 Possiamo ora dimostrare che, in generale, Emilia preferirà l’ opzione 2:

La funzione di utilità (U) è concava perché partiamo dal presupposto che l’ utilità marginale sia decrescente

(nb: infatti, una delle assunzioni fondamentali della teoria economica è che le persone preferiscono un 46

reddito maggiore ad uno minore ma che ciascuna utilità supplementare di reddito comporta guadagni di

utilità sempre più piccoli).

nel caso in cui Emilia non stipuli l’ assicurazione,

Ebbene, avremo che:

Se si ammala, si colloca nel punto A, con un’ utilità U

- A ;

Se non si ammala, si colloca nel punto B, con un’ utilità U

- .

B

a tutti i possibili esiti incerti, calcolata ponderando l’

Per cui la sua utilità attesa(= utilità media rispetto

utilità di ciascun esito per la probabilità che esso si verifichi) sarà quella espressa da quest’ equazione:

U(€50000) + U(€20000).

Utilità attesa (UA) di Emilia = (9/10) (1/10)

l’ utilità attesa è rappresentata da U (in quanto l’ equazione precedente corrisponde allo

Graficamente, c

lungo l’asse verticale, e del 90% da 20.000 a 50.000 € lungo l’asse orizzontale).

spostarsi del 90% da U a U

A B l’ assicurazione, si colloca in corrispondenza del punto C.

Ciò significa che, se Emilia scegli di non stipulare

nel caso in cui Emilia decida di acquistare l’ assicurazione, essa riceverà con certezza 47.000 €,

Invece,

collocandosi dunque in corrispondenza del punto D, con utilità U che è maggiore di U .

D C

In pratica, quindi, sebbene entrambe le opzioni diano lo stesso valore atteso (47.000 €), dato che il reddito di

Emilia ha un’ utilità marginale decrescente, l’ utilità associata all’ opzione certa è maggiore (U > U ).

D C

 che gli individui hanno un’ unità marginale decrescente, prediligono la

In conclusione: dal momento

pratica del risk smoothing (minimizzare il rischio), ossia preferiscono ridurre di poco il reddito negli anni in

cui si hanno redditi elevati per proteggersi contro eventuali consistenti riduzioni di reddito in altri anni.

Perché, nella prassi, si acquistano assicurazioni con premi più alti di quelli equi?

(Perché gli individui sono, di fatto, avversi al rischio).

Siamo partiti supponendo che il premio offerto dalla compagnia assicurativa sia equo; cosa succede se invece

la compagnia assicurativa non offre un premio equo?

Supponiamo, ad esempio, che la compagnia assicurativa faccia pagare ad Emilia un premio annuo di 4.000 €,

invece che di 3.000. (nb: la differenza fra il premio che una compagnia assicurativa fa pagare e il premio

equo si chiama “quota di ricarico”). Cosa farà Emilia? Tutto dipende dalla forma della sua funzione di utilità:

A) Se ha la funzione di utilità rappresentata in questo grafico …

… probabilmente preferirà non acquistare l’ assicurazione. In tal caso, per Emilia è indifferente collocarsi su

C o su E in quanto a questi punti è associata la stessa utilità attesa. Se pure Emilia decidesse di collocarsi su

E, sarebbe disposta a pagare 3.500 € per assicurarsi (perché ad E corrisponde un reddito certo di 46.500 €);

quindi, se la compagnia assicurativa ne chiede 4.000, non sottoscriverà.

B) Se, invece, la sua funzione di utilità ha una curvatura maggiore … 47

… Emilia acquisterà l’ assicurazione. In tal caso, infatti, Emilia sarebbe disposta a pagare fino a 10.000 euro

per l’ assicurazione ( e si colloca in corrispondenza di E’); per cui, se la compagnia assicurativa gliene chiede

solo 4.000, acquisterà la copertura e otterrà un’ utilità maggiore di quella che otterrebbe senza assicurazione.

 In generale, quindi, possiamo affermare che: la domanda di assicurazioni dipende dalla curvatura della

(nb: per “avversione al rischio” s’

funzione di utilità, anche nota come livello di avversione al rischio

intende una preferenza che porta a pagare una somma maggiore del premio equo per garantirsi un

risarcimento qualora si verifichi un evento sfavorevole); una persona con maggiore avversione al rischio

(come Emilia nel caso B) è disposta a pagare un premio maggiore per minimizzare il rischio.

Quindi, il fatto che le compagnie assicurative possano far pagare premi più elevati rispetto al premio equo

suggerisce che gli individui sono di fatto avversi al rischio.

Se già ci sono le assicurazioni sanitarie perché c’è bisogno di un intervento pubblico nel settore sanitario?

In altre parole, dato che esiste un incentivo a fornire assicurazioni sanitarie (in un mercato concorrenziale,

c’è

infatti, le quote di ricarico consentono agli assicuratori di ottenere un profitto normale), perché bisogno di

un intervento da parte del settore pubblico?

Il fatto è che, nel mercato assicurativo, si verifica un particolare tipo di fallimento di mercato, ossia

l’informazione in quanto l’assicurato informazioni che l’assicuratore

asimmetrica, dispone di non possiede.

Ipotizziamo che: a) gli assicurati siano 10, ciascuno delle quali rischia di perdere 30.000 € in caso

Esempio.

di malattia; b) mentre alcuni hanno 1 probabilità su 10 di ammalarsi, altri hanno una probabilità di una su 5;

c) ciascun individuo sappia se è un soggetto ad alto a basso rischio. In questa situazione, avremo che:

gli individui con basso rischio hanno una perdita attesa di 3.000 € (VA(rischio basso) = 9/10 × 50000 €+

- 

20000 € = 47000 €

1/10 × Perdita di reddito attesa: 3000);

invece, gli individui con rischio elevato hanno una perdita attesa di 6.000 € (VA(rischio alto) = 4/5 ×

- 50000

€+ 1/5 20000 € = 44000 €

× Perdita di reddito attesa 6000).

Ora, se la compagnia assicurativa sapesse quali sono gli individui con rischio elevato, potrebbe far pagare

loro un premio maggiore e coprire i suoi costi. Il problema è che non lo sa (= informazione asimmetrica).

L’asimmetria informativa comporta notevoli problemi l’ assicuratore, qualunque scelta faccia:

A) Se facesse pagare a tutti lo stesso premio, si ritroverebbe in perdita ogni anno in quanto non

raccoglierebbe premi sufficienti a coprire gli indennizzi e, quindi, non avrebbe vita lunga.

B) Se invece, per rimanere sul mercato, decidesse di far pagare a tutti un premio maggiore, pari alla

perdita media attesa, le persone a basso rischio potrebbero decidere di non assicurarsi; in tal modo l’

assicuratore perderebbe i clienti migliori. Questo fenomeno viene tradizionalmente definito

selezione avversa (= fallimento del mercato che si verifica quando un assicuratore stabilisce un

premio sulla base del rischio medio di una popolazione, ma gli individui con rischio basso non

acquistano la polizza assicurativa, con la conseguenza che l’ assicuratore perde denaro).

noto come “spirale

Ma non finisce qua: la selezione avversa, infatti, innesca un fenomeno della

infatti, dall’assicurazione

morte”; una volta persi i clienti a basso rischio, il premio medio praticato

non risulta più sufficiente per recuperare gli indennizzi attesi per le restanti persone (in quanto

rimangono solo le persone ad alto rischio, per le quali l’ assicurazione sarebbe ancora conveniente);

l’ assicuratore dovrà quindi per forza innalzare il premio e questo potrebbe portare ulteriori soggetti

quindi l’ intero mercato potrebbe smettere di funzionare.

a non stipulare la polizza e

NB: in realtà, non è detto che l’ informazione asimmetrica porti sempre al fallimento del mercato;

tutto dipende dall’ avversione al rischio:gli individui in buona salute ma avversi al rischio potrebbero

continuare a voler acquistare una copertura assicurativa nonostante l’ aumento del premio.

Possono gli assicuratori fare qualcosa per eliminare l’ asimmetria informativa (in modo da non rendere

necessario l’ intervento pubblico) ?

Sì. In realtà, le assicurazioni possono selezionare i propri clienti (chiedendo informazioni sul loro rischio di

malattia) e far pagare loro premi diversi sulla base dei singoli profili di rischio ; si tratta di una pratica nota

con il termine experience rating.

aumenta l’efficienza

Tale sistema ma può avere serie implicazioni dal punto di vista equitativo: infatti,

coloro che sono geneticamente predisposti per certe malattie dovrebbero pagare molto di più per ottenere

un’assicurazione, mentre chi soffre di patologie croniche non verrebbe coperto da nessuna assicurazione.

 l’intervento dell’operatore pubblico è l’unica possibile modalità di correzione di questo

Ne deriva che, In particolare, l’ intervento pubblico

fallimento del mercato. può risolvere il problema in 2 modi:

una copertura assicurativa sanitaria per l’intera popolazione (o

A) Fornendo per una parte di essa)


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giusyci

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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giusyci di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza delle finanze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Commendatore Pasquale.

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