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costituiscono lo stato ideale. Lo stato viene infatti definito da Platone come “ingrandimento

dell'anima”. (psyché).

Nella "Repubblica" Platone ripropone la tripartizione dell'anima che corrisponde

esattamente a quella statale, dettata dal fatto che non in tutti gli uomini prevale la stessa

parte dell'anima: quella razionale (l'auriga) dominerà nei governanti, i quali ricercano il

sapere razionale; quella irascibile (il cavallo bianco) prevale nei difensori, che agiscono

mossi da orgoglio; quella concubiscibile/appetitiva (il cavallo nero) avrà la meglio sui

produttori. Possiamo così comprendere perchè Platone la chiami temperanza:le varie parti

dell'anima capiscono che bisogna tenere a bada,temperare, quella concubiscibile. Platone

definisce un uomo più forte di se stesso quando la parte razionale tiene a freno le altre, vale

a dire quando l'auriga ha la meglio.

La giustizia è la 4? virtù: si ha giustizia quando ciascuno svolge le proprie mansioni e non

pretende di svolgere ruoli che non gli spettano; quando c'è quindi armonia tra le tre virtù. La

Città, come la singola anima, sarà giusta quando ciascuna classe, o parte, assolverà al ruolo

che le compete, senza usurpare quello delle altre. Sparta era una oligarchia militare e quindi

era ingiusta in quanto svolgevano le mansioni di governanti persone non idonee e a detenere

il potere non sono necessariamente i migliori. Atene,città democratica, era anche messa

peggio: era retta dalla 3? classe, i produttori; Platone definisce la democrazia il governo

degli incompetenti, dove bisogna ascoltare il parere di qualsiasi stolto e dove ciascuno pensa

solo a se stesso. Lo stesso vale per l'uomo: l'uomo giusto non si lascia trascinare dai piaceri

(tanto meno da quelli fisici) ed è felice perchè la giustizia stessa fornisce un piacevole senso

di benessere; la parte irascibile (cavallo bianco),vincolata dall'orgoglio, si vergogna dei

piaceri e aiuta l'auriga a tenerne l'anima distante. Per Platone il tiranno è schiavo della parte

peggiore di se stesso, del cavallo nero:è quindi ingiusto perchè nel contesto dell'anima non

spetta al cavallo nero di comandare ed infelice perchè privo di giustizia.

Musica e ginnastica devono essere alla base della formazione. Devono essere escluse le

poesie e i miti forieri di falsità. Vanno escluse quindi le arti della mimetica in quanto copia

della copia. L'arte creativa e tragica nonpuò educare i reggitori. La menzogna dev essere

esclusa dalla città; piochè è possibile il ritorno alla città malata. I difensori non devono

IMITARE modelli inadeguati. La musica è necessaria perchè porta verso l'elevazione della

conoscenza, verso il sapere. ? una celebrazione della mente attraverso l'udito. (Pitagorismo).

I pitagorici avevano riconosciuto l'arché nei numeri, simbolo di tutta la realtà. Piatgora

scoprì che l'armonia dell'universo suonando l'arpa. Mise infatti a paragone l'armonia dei

corpi celesti con quella dei suoni. L'armonia è una regolarità matematica, numerica. La

regolarità di cui la musica è linguaggio risiede nell'universo. Il linguaggio musicale è

gnoseologico , consente la conoscenza dell'universo. Pitagora riteneva che anche nelle sfere

dell'universo ci fosse la musica universale: il silenzio delle sfere celesti è musica.

Nell'universo c'è ordine e tale oridne è fatto di numeri. La musica possiede dei toni infiniti ,

am non tutti producono armonia,sono gradevoli.Platone riprende il platonismo appunto

perchè prende in riferimento la musica per portare ordine nella città. La musica infatti porta

alla conoscenza della verità, sta in rapporto ai diversi luoghi geografici.

La guerra è proprio l'occasione giusta per rieducare i cittadini, futuri abitanti della .., la

quale sarà non conflittuale e mediata da un potere giusto. Le discipline fondamentali della

rieducazione sono la ginnastica e la musica. La passione per la musica appunto gli deriva da

pitagora. La musica è considerata armonia, ordine. La musica è un linguaggio mentale più

che uditivo. I .. devono conoscere l'armonia per riprodurla nella città.

Anche la ginnastica è importante per l'educazione dell'anima: mentre la musica è linguaggio

della sapienza , la ginnastica è quello delle passioni, esercita la temperanza. chi non esercita

entrambe le discipline, ma solo la ginnastica è un selvaggio. La ginnastica disciplina

l'elemento collerico. Inoltre “la musica deve culminare nell'erotica del ballo”. Platone indica

anche l'alimentazione che andrebbe seguita.

Un dubbio che può sorgere è come si ottiene il consenso o temperanza che dir si voglia:

Platone dà una spiegazione tramite un mito, che può quindi anche rivestire una funzione

politica. Il racconto fenicio si trova nella “teogonia” di Esiodo. per convincere afferma che

gli uomini siano stati forgiati con 3 diversi metalli (oro,argento,ferro): ci sono quindi

differenze naturali tra gli uomini e quindi la tripartizione è necessaria e giustificata. Si ha

consenso quando si ha una ideologia diffusa:la parola ideologia ha una lieve sfumatura

negativa,come se si affermasse qualcosa non proprio corretto ma fatto passare per buono:è

proprio il caso del mito platonico con valenza politica;

Il racconto fenicio (mito delle stirpi) ha come obiettivo di far disporre ogni uomo secondo il

proprio ruolo e come fine quello che pur essendo differenti per i loro ruoli sono anche

profondamente uguali: narra che gli uomini prima di venire alla luce erano sotto terra,

modellati con le viscere del sottosuolo e con le loro armi e ogni tipo di manufatto. IN TALE

STATO TUTTI ERANO UGUALI, nonostante tutti fossero fratelli Dio quando li plasmò

decise che alcuni dovessero essere destinati a governare e mescolò dell'oro nella loro stirpe,

nei soldati l'argento e nei contadini il bronzo. Gli uomini si distinguono tra loro non per

diritti di nascita , ma per differenti attitudini naturali. L'ordine principale che Dio diede ai

governanti fu quello di curare n modo particolare l'educazione dei ragazzi per capire la loro

vera vocazione, al fine di evitare che uomini inadatti per natura a governare possano

ascendere al potere. Il fine del racconto è quello che tutti gli uomini sono fratelli e tutti

devono collaborare al bene comune della città, facile capire la critica verso il disordine

sociale perchè questo corrisponde al disordine sociale dell'uomo.

(Popper vede nel riferimento alla madre terra i germi del nazismo = visione esasperata)

Questo racconto è un racconto di fondazione poiché serve a legittimare la divisione in classi,

nonché il suo stesso progetto politico. Sono 3 gli strumenti del potere: violenza, diritto,

finzione ideologica. Il racconto fenicio è una finzione ideologica. Ogni potere crea delle

dimensioni ideologiche più o meno coscienti per tenere unito il potere e quindi mantenere

l'ordine. Non c'è rigidità ereditaria, non si parla di caste. I successori possono essere

plasmati con materiali differenti rispetto ai genitori.

Platone parla anche in questo caso di menzogne buone e necessarie per il consenso. Le

nobili menzongne. Che implicano pudore.

Problema della credibilità della favola, legata alla legittimità.

I mali della città sono povertà e ricchezza, i governanti e i guerrieri non possono avere beni

privati.

Libro IV – teoria della giustizia politica. Parallellismo tra anima e polis ( intnzione di

descrivere le forme politiche e psicologiche ingiuste, ripresa nel libro VIII)

Si apre la discussione sulle caratteristiche della città riformata: concetto di FELICITA',

UNITA', ISOMORFISMO tra città e anima e definizione di giustizia.

Tutto parte dalla provocazione di Adimanto, rappresentante dell'aristocrazia; egli sostiene

che chi non ha nulla non è felice, come i FIULACHES (guardiani) , privati di beni. Platone

però privilegia l'universale rispetto al particolare. Per lui, comunque, quando lo stato è

felice, allora anche tutti i gruppi lo sono.

Secondo le concezioni liberali e moderne è l'opposto: quando i singoli stanno bene, anche lo

stato procede felicemente. Platone, per motivare quanto detto, si serve di una concezione

"organicista": se il nostro organismo sta bene,allora ogni singolo membro sta bene. dire

concezione organicista,non significa che le singole parti debbano per forza essere

subordinate alla totalità:Platone dice che da un lato conta il tutto, ma che dall'altro se il tutto

è felice anche le parti lo sono. Come possono essere esse felici? Platone non si limita alla

precedente argomentazione organicista; egli pone dei limiti allo stato: non deve essere

troppo ampio perchè uno stato è tale solo quando i suoi abitanti hanno la consapevolezza di

formarlo; uno stato troppo esteso è anche difficilmente controllabile. Platone vedeva lo stato

come una grande famiglia basata sull'armonia e sulla solidarietà:per creare questa situazione

bisogna a suo avviso eliminare la famiglia naturale in modo che gli abitanti dello stato

considerino propri familiari gli altri abitanti;

Nel libro VIII parlerà delle città non felici, opposte alla polis. Il singolo governante sarà

felice perchè guadagna la libertà (=visione filosofica. Essere felici= essere virtuosi :

eudoimonismo in luogo di edonismo).

Ricchezza e povertà corrompono la città, mentre Platone vuole unità, armonia. Ricchezza =

lusso e pigrizia; povertà = servilismo e innovazione.

Conservazione del tempo contro i pericoli dell'innovazione. Platone detesta l'innovazione e

l'idea del tempo come NOVITAS; il tempo deve avere un andamento circolare di eterno

ritorno, un ciclo ordinato e ripetitivo. I fùlaches devono mantenere il loro status quo contro

le innovazioni. La kallipolis non avrà bisogno di leggi, ma sarà basata sulle 4 virtù. Hannah

Arendt criticherà Platone e Hobbes, poiché secondo lei il tempo è novità. Superare il limite

è causa di disgrazia; perciò la città deve ingrandirsi entro il limite.

Isomorfismo tra città e anima: sapienza = capacità di prendere le decisioni giuste per la città;

coraggio = capacità di controllare la città; temperanza = saper porre il limite, l'accordo,

l'armonia; giustizia è la virtù della città nella sua completezza e consiste nel fare le cose

proprie. ( ingiustizia = scambiare i 3 ruoli). Da qui si evince l'isomorfismo per cui l'uomo

giusto è colui le 3 parti dell'anima agiscono secondo giustizia e in armonia. Una città giusta

è tripartita e deve essere basata su 4 virtù. Anche l'anima dell'uomo è tripartita: razionale,

irascibile, concupiscibile. Platone descrive l'antropos per cui la prima parte dell'uomo è

strategica, la seconda è passionale e la terza tende alla difesa collettiva attraverso l'ira, la

collera.

L'ordine esterno corrisponde all'ordine interno.

La questione di giustizia è una questione di potere. Il vero potere appartiene alla ragione, al

logos che controlla le varie parti della città e dell'anima. Trasimaco poneva la giustizia come

problema dei potenti, mentre Platone ne capovolge la teoria; il potere mantiene l'ordine, ha

potere chi permette il mantenimento dei ruoli; perciò chi esercita il potere non lo fa, come

dice Trasimaco, per il proprio bene, ma per quello collettivo. La giustizia porta l'unità che

prevede la diversificazione delle funzioni.

Chi gestisce la giustizia è chi detiene il potere; chi governa non ha utili, né dimensioni

private. Svolge la missione di amministrare la giustizia. Egli non trae alcun vantaggio, anzi

ne gode chi è sottomesso al governo. chi è al vertice lo è per tutti, chi è alla base tre vantaggi

per sé.

La giustizia è paragonata alla salute fisica; l'anima giusta è tripartita, sana e felice, al pari

della città.

Libro V – forma di vita comunitaria della kallipolis e modo in cui essa potrebbe essere

instaurata. Differenza tra polenos e polis.

La costruzione dell'unità: uno raccoglie in sé la molteplicità. La REDUCTIO AD UNUM è

la tendenza ala modernità.

Platone non esclude la passione, l'istinto all'interno dell'uomo, ma li disciplina; tutto viene

dominato dal logos. L'Uno hobbesiano dovrà dividersi in foro interno ed esterno, dovrà

rinunciare alla libertà di volere per la libertà di esistere. Il Leviatano è un ingranaggio

meccanico senza anima, né cuore, sarà la “macchina machinarum”. L'uomo hobbesiano cova

le passioni in segreto.

Socrate viene invaso dalle 3 ondate, ovvero provocazioni dialettiche fornite dagli amici di

Socrate. Platone in questo libro tenta di spiegare la degenerazione delle forme di governo, di

cui parlerà nel libro VIII. L'unità si raggiunge se ciascuno si sente parte della comunità. Per

mantenere l'unità è necessario che non ci siano conflitti, ma che ci sia la comunanza.

Ondata 1: sia uomo che donna devono avere la stessa educazione ed il ruolo sociale da

ricoprire non dipende dal genere. La differenza tra i generi è che le donne sono più deboli.

Ondata 2: non esiste una dimensione privata/domestica dei reggitori/governanti per Platone

esiste solo quella politica.

Per Hobbes la libertà sta nel silenzio della legge, ovvero che ciò che non è vietato è

concesso. Mentre per platone la legge non è necessaria perchè la giusta condotta dell'uomo è

insita in ciascun individuo. Gli affetti devono essere sacrificati per la comunità.

La 2 ondata è la più difficile da affrontare, ovvero quella che tratta del comunismo inteso

come forma di totalitarismo. La città è considerata una macrofamiglia; questo s'intende con

unità della comunità. ? naturalmente una dimensione utopica, realizzabile solo nel mondo

delle idee. Platone è stato accusato di fomentare l'eugenetica, tuttavia egli non aveva fini

razzisti, tutto era funzionale alla realizzazione della kallipolis.

Razionalmente esorta alla verità, ma dall'altro lato invita i governanti ad essere strategici,

devono saper ingannare i cittadini. Ecco perchè la giustizia è strumento di potere. Bisogna

far accoppiare i migliori alle migliori senza che essi lo sappiano. Questa è un'altra nobile

menzogna. Platone ritiene anche di dover controllare le nascite. Si preoccupa

dell'educazione dei bambini, quelli menomati devono essere nascosti. La cosa importante è

che nn ci siano né ricchi, né poveri. La città meglio governata non distingue tra mio e non

mio, ben conosce la proprietà privata. L'unica proprietà privata è il corpo. Questa è la

condizione per la pace e l'ordine.

Riflessione sul conflitto. Non vuole spezzare l'unità interna, non sopporta la statis, la guerra

civile, la quale può essere evitata con il comunismo. La stasis è la dimensione interna,

familiare e pòlemos è la dimensione esterna. Polemos è parte integrante della

politica,mentre statis dev essere evitata.

Polemos; politikm; politeix; stessa radice etimologica.

Conduce un'aspra critica alla guerra del peloponneso. i greci si muoveranno contro i Greci.

Fomenta invece la guerra contro i barbari e non tra greci.

La 3 ondata: realizzabilità del progetto. Hannah Arendt criticherà Platone per la pretesa di

realizzabilità. Occorre un cambiamento minimo per la realizzabilità del progetto : i filosofi

devono regnare oi sovrani attuali divengono filosofi. SAPERE-POTERE solo così potranno

estinti i mali della città. Platone vuole riabilitare il filosofo all'attività politica, poiché egli

può assurgere alla conoscenza della verità (libro VI-VII). Il filosofo essendo padrone

dell'............ ( riflessione sulla conoscenza) che supera la doxa ( indagine) è in grado di

governare meglio la città. Il filosofo desidera tutto il sapere. Doxa è sempre opinabile,

soggettiva; … è oggettiva. questa distinzione è fondamentale per introdurre i gradi della

conoscenza e il mio della caverna che si trova nel libro VII.

bisogna poi eliminare la proprietà che frammenta la società. E' un comunismo radicale ed

estremista dove bisogna addirittura vivere insieme; lo scopo è far sì che i cittadini

concepiscano un forte senso di solidarietà: ciascuno lavorerà e difenderà lo stato come

farebbe con la propria famiglia. Probabilmente Platone prese spunto dalla società spartana

arcaica e militare improntata sul governo oligarchico-militare. Questo comunismo per

Platone deve riguardare solo alle due classi superiori,che devono governare. Bisogna

eliminare gli interessi personali in modo tale da evitare che i governanti tutelino i propri

interessi accecati dalla smania di denaro, tralasciando quelli altrui. L'obiezione di fondo che

solitamente si muove, al di là dell'estremismo, è che i governanti, condannati ad una scelta

così rigida, condurrebbero una vita tristissima. La società è fortemente gerarchizzata e sul

piano materiale sono avvantaggiati i produttori,che vivono normalmente e possono

arricchirsi. Quindi può sembrare che i ceti superiori siano infelici;in realtà i governanti ed i

guardiani che poi lo diverranno hanno un talento naturale e sono già stati selezionati ed

educati dallo stato; da questa educazione trarranno enormi vantaggi e saranno poi chiamati a

governare,sebbene contro la loro volontà:infatti vengono educati alla sapienza e alla

conoscenza,che comprenderanno essere le cose più importanti ed utili di tutte; dello stato

non gliene importa nulla,così come non gli importa delle ricchezze materiali: la sapienza

rappresenta una ricchezza morale molto più importante e duratura. Verranno però poi

chiamati a governare proprio perchè non vogliono! Secondo Platone infatti lo stato va

amministrato da chi non vuole farlo, da chi ha raggiunto un alto livello di educazione e ha

compreso che ciò che più conta è il sapere, e non da chi vuole amministrarlo, in quanto lo

farebbe solo per interessi personali. Vivranno quindi la maggior parte della loro vita

dedicandosi alla cultura, ma saranno poi costretti a governare per un pò: lo devono allo stato

che li ha allevati e mantenuti negli studi. E' un dovere morale. Guardiamo ora alle singole

classi sociali. i governanti (ed i difensori) nel complesso fanno ciò che desiderano, svolgono

cioè la loro vita dedicandosi al sapere (il periodo in cui governano,come abbiamo detto,è

breve); ai produttori non interessa il sapere e sono felici di arricchirsi materialmente e

perseguire questi strumenti inferiori di felicità. Quindi è una società (ideale) felice anche

nelle sue singole parti.

Platone viene anche criticato per aver creato uno stato totalitario,che vuole organizzare

totalmente la vita dei singoli,la cui vita non conta nulla di per sè, se non in funzione dello

stato: si può portare come esempio il caso che Platone cita in uno dei 10 libri: l'eugenetica

(dal Greco eu, bene, + gignomai, nasco,=nascere bene); lo stato sceglie gli individui da far

accoppiare in modo tale da avere una discendenza perfetta.

Si serve qui del celeberrimo mito della caverna, forse il più famoso mito platonico, dove

emerge tutta la sua filosofia: “Descrive una caverna profonda stretta ed in pendenza, simile

ad un vicolo cieco. Sul fondo ci sono gli uomini che sono nati e hanno sempre vissuto lì;

essi sono seduti ed incatenati in modo da potersi rivolgere solo verso la parete della caverna:

non possono liberarsi nè uscire nè vedere quel che succede all'esterno. Fuori dalla caverna vi

è un mondo normalissimo: piante, alberi, laghi, il sole, le stelle... Alle spalle di questi

uomini c'è un muro dietro il quale ci sono persone che portano sulla testa oggetti, come

statue in legno e pietra, raffiguranti tutti i generi di cose: da sopra il muro spuntano solo gli

oggetti che trasportano e non le persone: è un pò come il teatro dei burattini, come afferma

Platone stesso. Poi c'è un gran fuoco dietro questi uomini che fornisce un'illuminazione

differente rispetto a quella del sole fuori dalla caverna. Inoltre gli uomini incatenati odono le

voci di quelli che trasportano gli oggetti solo attraverso il loro eco.

Gli uomini incatenati sono costretti a fissare lo sguardo sul fondo della caverna che svolge

la funzioni di schermo: su di esso si proiettano le immagini degli oggetti portati dietro il

muro. La luce del fuoco, meno potente di quella solare, illumina e proietta questo mondo

semi-vero. Gli uomini della caverna, non avendo mai visto altro, scambieranno le ombre

proiettate sul fondo per verità, così come l' eco delle voci degli uomini dietro il muro per le

voci reali. Gli uomini della caverna avranno un sapere basato su immagini. ? l'unica forma

di sapere a loro disposizione ed il più bravo sarà colui il quale riuscirà a riconoscere tutte le

ombre.

Supponiamo che uno degli uomini incatenati riesca a liberarsi: subito si volterebbe e

comincerebbe a vedere fuori gli oggetti portati da dietro il muro non più riflessi sul fondo

della caverna. Poi comincerà ad uscire, ma sarà piuttosto riluttante perchè infastidito dalla

luce alla quale era desueto: quando finalmente uscirà si sentirà completamente smarrito e

disorientato. Comincerà a guardare indirettamente la luce solare: ad esempio la osserverà

riflessa su uno specchio d'acqua. Man mano che la vista si abitua guarda gli oggetti veri: gli

alberi,i fiori... In un secondo tempo le stelle e poi riuscirà perfino a vedere il sole e a

rendersi conto che è causa di tutte le cose visibili.”

Chiaramente vi sono chiare allusioni alle funzioni etiche, politiche e gnoseologiche della

filosofia : evidente risulta l'allusione ai 5 livelli di conoscenza: il mito della caverna

rappresenta dal punto di vista gnoseologico l'ASCESA ALLA CONOSCENZA. La caverna

oscura = il nostro mondo; gli uomini incatenati = gli uomini; le catene = l'ignoranza e le

passioni che ci inchiodano a questa vita; le ombre sul fondo della caverna = l'immagine

superficiale delle cose, le congetture a cui l'uomo arriva a credere anche per tutta la vitae

ancora corrispondenti al grado gnoseologico dell'immaginazione; Le statuette = pistis, il

mondo sensibile vero e proprio ovvero il grado gnoseologico della credenza; il fuoco = il

principio fisico con cui tutti i filosofi spiegarono le cose; L'uscita dello schiavo = la presa di

coscienza; Le cose dietro il muro riflesse nello specchio d'acqua rappresentano la dianoia,

gli enti matematici; la luce = il sapere matematico, la scienza; il mondo fuori dalla caverna =

le idee vere e proprie, la noesis. Il sole, invece, è il bene in sé, il sapere scientifico, la verità.

Le stelle sono le idee più elevate (i numeri ideali...).

Dal punto di vista gnoseologico nel mondo sensibile ( dòxa = opinioni) la visione delle

ombre rappresenta l'EIKASìA, ovvero l'immaginazione; la visione delle statuette rappresenta

la PI'STIS o credenza/opinione; nel mondo intelligibile ( epistème = scienza) gli enti

matematici sono la DIàNOIA, la ragione scientifica; e le idee-valori e l'idea del bene sono la

NòESIS, intelligenza filosofica.

Platone utilizza l'immagine di una semiretta per indicare la formazione del filosofo: la prima

tappa è la doxa che si forma con le congetture prima e le opinioni poi e la seconda tappa è

l'epistème a cui si giunge prima con la scoperta del sapere matematico e quindi delle

relazioni tra gli oggetti sensibili e poi l'accesso alle idee.

Inoltre vi è anche l'interpretazione politica: Platone parla infatti dell'uomo che è fuggito

dalla caverna e ha visto tutto si trova in una situazione piuttosto ambigua: da un lato

vorrebbe rimanere all'aperto, dall'altro sente il bisogno di far uscire anche i suoi amici

incatenati; alla fine decide di calarsi nella caverna e quando arriva in fondo non vede più

niente, è come se accecato. Sostiene di essere tornato per condurli in un'altra realtà, ma essi

lo deridono perchè non riesce più neppure a vedere le ombre riflesse sul fondo. Lui però

continua a parlar loro del mondo esterno ma i suoi "amici" lo deridono e si arrabbiano e

rischia di venire ucciso.

In realtà Platone vuole qui descrivere la storia di Socrate, un uomo che ha visto realtà

superiori e ha cercato di farle conoscere agli altri che non hanno però accettato.

Per quel che riguarda il fatto che l'uomo tornato nella caverna non riesca più a cogliere le

realtà sensibili, possiamo portare ad esempio la vicenda del filosofo Talete, che guardando

le stelle cadeva nei pozzi e veniva deriso per il fatto che voleva vedere le stelle lui che non

vedeva neppure cosa c'era per terra. La liberazione dalle catene avviene (come la

reminescenza) o per caso o grazie all'intervento di qualcuno.

Comunque il mito è un'allegoria della formazione del filosofo e del destino a lui riservato

nella società corrotta, che può concludersi in modo tragico, come nel caso di Socrate, messo

a morte dagli Ateniesi a causa delle sue idee. Il mito rievoca il compito dei governanti che

una volta raggiunto il sapere devono per forza tornare nel mondo sensibile per governare. La

fuoriuscita dalla caverna può essere metafora del lungo percorso educativo dei filosofi-re, i

quali devono liberare la propria educazione filosofica dal mondo sensibile e accedere a

quello intelligibile delle verità ideali, eterne e immutabili per poi tornare a guardare il

mondo sensibile alla luce delle nuove conoscenze. essi, infatti, sono gli unici ad avere una

visione panoramica delle cose secondo Platone. Il vero politico non ama il comando ed il

potere, ma usa comando e potere come strumento per attuare il bene. e aiutano gli altri a

liberarsi dalle catene, dalla schiavitù materiale, diffondendo la verità e indicandogli la via

d'accesso alle idee; Se i filosofi si ritirassero in una vita contemplativa e si disinteressassero

della pòlis, il governo verrebbe lasciato in mano a gente stolta e corrotta. ? chiara la finalità

politica della filosofia, ossia che tutte le conoscenze acquisite debbano essere indirizzate

alla fondazione di una comunità giusta e felice.

Si può quindi definire correttamente il mito della caverna come una sorta di riassunto della

filosofia platonica.

Platone passa poi, nel libro VIII, alla descrizione delle "decadenze" statali: a suo avviso la

miglior forma di governo è quella dello stato ideale da lui tratteggiato, che è però

inattuabile: la KALLIPOLIS; essa potremmo identificarla con uno stato aristocratico, dove a

detenere il potere sono coloro che risultano essere i più idonei, i “migliori” (àristoi), cioè

coloro che per natura sono dotati della capacità di guidare altri uomini.

Spesso la filosofia politica di Platone è stata accusata, specie nel 1900 e da filosofi liberali,

quali Karl Popper di conservatorismo antidemocratico. In effetti Platone critica la

democrazia come una forma di degenerazione dello stato, ma ma il suo modello aristocratico

non si fonda sul privilegio economico o sociale, ma sul valore della conoscenza e della

dedizione al bene comune. La sua non è un'aristocrazia degli onori e delle ricchezze, ma

dello spirito e della ragione; per migliori egli intende infatti né i ricchi né i nobili, ma i

filosofi, gli uomini virtuosi.

Platone esprime la consapevolezza che l'aristocrazia, per quanto la migliore forma di

governo, possa degenerare ed immagina 4 modelli ontologici di corruzione, non

degenerazioni storicamente verificatesi, anche perchè la kallipolis non è mai esistita.

La politica è fondata su un'intrinseca violenza che Platone vorrebbe eliminare per rendere la

politica appunto, la dimensione salvifica dell'uomo; ecco perchè la musica, che conduce

all'armonia uiversale è fondamentale. Platone vuole eliminare la conflittualità e realizzare la

Kallipolis. La democrazia nasconde il disordine, rappresntato dal Pireo, meta della catabasi,

luogo del caos. Kant s'ispira alla kallipolis di Platone poiché aspira alla pace perpetua, non

intesa come morte, ma come fine del conflitto.

Platone ha effettuato una graduatoria di forme di governo di crescente degenerazione e

corruzione: la timocrazia, l'oligarchia, la democrazia e la tirannide. Ciascuno di questi

modelli denota una certa instabilità politica, dettata dal suo voler essere reale e ciò che vuole

essere reale è soggetto al divenire, alla contingenza.

La repubblica ideale di Platone è un'aristocrazia idealizzata che non si distingue solo per il

numero esiguo di persone preposte al governo, ma anche per le loro abilità: la sequenza

delle decadenze statali va vista in parallelo con quella delle decadenze umane: infatti si ha

aristocrazia quando nell'anima prevale la parte razionale (l'auriga). Infatti ad ogni tipo di

degenerazione politica corrisponde un tipo d'uomo.

Nella TIMOCRAZIA, vale a dire il governo basato sul SENSO DELL'ONORE e non della

sapienza, governo corrispondente allo stato spartano nel suo periodo migliore. Si tratta di

uomini ambiziosi che amano il potere per la fama e la gloria che ne consegue: accumulo

degli onori. Qui prevale la parte irascibile (il cavallo bianco), infatti il termine deriva da

tumos, collera, la parte prevalente nell'anima dei guerrieri. Quando i filosofi perdono potere

a favore dei guerrieri si ha l'aristocrazia timocratica, stato militare in cui si fa strada la

proprietà privata, prima dei beni necessari, poi dei beni superflui.

Subito sotto alla Timocrazia troviamo L'OLIGARCHIA, intesa come plutocrazia, ovvero

governo dei pochi che però non sono i migliori: sono uomini che si servono del loro potere

per arricchirsi, uomini avidi e bramosi di denaro, accecati dalla cupidigia; quindi governo

dei ricchi, basato sul CENSO. Accumulo denaro, non c'è etica. L'unità a cui mirava Platone

qui si è disgregata: lo stato si divide nei pochi ricchi che governano e nei molti poveri la cui

insoddisfazione aumenta a dismisura anche perchè totalmente emarginati dalla politica e

senza valore. Qui emerge l'ingiustizia, poiché i molti poveri sono inutili, senza un ruolo

sociale.

Ad un livello al di sotto troviamo la DEMOCRAZIA, che si viene ad instaurare a causa

dell'insaziabilità delle ricchezze, ovvero quando la massa degli ignoranti diventa gelosa delle

ricchezze degli oligarchici e il malcontento si diffonde: il "demos"volge a suo favore i beni

che prima erano dell'oligarchia con la rivoluzione. (Per Hannah Arendt la rivoluzione viene

con la parola). Il demos sovverte i ricchi che saranno costretti a lavorare per loro. Nella fase


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Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti sulla lezione universitaria di Filosofia politica riguardante la Repubblica di Platone. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: le antiche città-stato della Grecia, ambientazione dell'opera, l'intervento di Glaucone, il filosofo come l'unico uomo in grado di governare, poiché conosce l'eesere e la verità, Socrate.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2005-2006

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze Sociali Prof.

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