Obiettivo: mostrare come il problema della politica sia qualcosa che ci attraversa come individui
Argomenti specifici
- L'appartenenza senza individui: dimensione politica pre-cristiana. Il concetto di individuo non riguarda Atene in quanto la sua società non era composta da individui. Ha una rottura epocale con l'irruzione del cristianesimo nella storia occidentale.
- L'appartenenza ultramondana: la salvezza è una questione individuale, quando diventa di tutti, diventa politica.
- La prassi politica dell'individuo come dominio: in Macchiavelli l'individuo come dominio è il principe. Il principe di Macchiavelli non è né un uomo unto dal Signore né il risultato di un processo democratico.
- La questione della libertà fra individualità e soggettività.
- Individuale e collettivo: questioni della democrazia. L’individuo è un concetto politico che funziona solo in relazione ad altri concetti.
Se si riconosce la libertà come attributo naturale degli individui, come si può pensare ad un ordine politico che parta dalla libertà degli individui in uno stato di natura. Gli individui accettano di sottostare ad un potere comune solo se non perderanno nulla della loro libertà e uguaglianza. Il primo passo deve essere che essi ubbidiscano a se stessi. I cittadini obbedendo alla legge ubbidiscono a se stessi. Il singolo cittadino è un soggetto collettivo che esiste solo grazie alla perfetta correlazione tra due modalità di rappresentazione della vita: una pubblica e una privata (in quanto cittadini si è parte del popolo che si riflette sul suo sovrano). L’uguaglianza è anche un movimento di autodeterminazione.
La filosofia e il discorso critico
La filosofia si produce con un discorso critico. Gli attori devono essere consapevoli che il proprio discorso ha valenza relativa e non assoluta. Ogni argomentazione poggia su dei presupposti, tali presupposti sono discutibili. I significati delle parole che utilizziamo sono storicamente condizionati. Fare filosofia significa rendersi conto della condizionatezza storica dei contenuti che utilizziamo. L’arbitrarietà storica non la possiamo togliere ma possiamo essere consapevoli di ciò. La filosofia è lo strumento che permette di contingentare le derivazioni storiche dei contenuti che esprimiamo. La filosofia è addurre argomentazioni.
Come funziona la politica?
Il comando che viene dal detentore del potere vuole condizionare l’agire dei sottoposti. Ed effettivamente influisce non in modo coercitivo come si risponde al ladro quando punta la pistola. I dominati devono rispondere come se avessero assunto liberamente, democraticamente il contenuto del comando come massima del loro agire (il comando è espressione della loro volontà). Infatti, il potere politico riposa sull’obbedienza spontanea e diffusa di coloro che obbediscono.
Nella democrazia si ha l’idea che decide la maggioranza e che la decisione presa sia buona e giusta. Hobbes asserisce che è moralmente obbligatorio aderire ai comandi del sovrano. Ubbidire a chi ha il comando del potere è un dovere dal punto di vista giuridico e anche dal punto di vista morale poiché si ritiene che si debba obbedire a chi ha la maggioranza e che le sue scelte, poiché espressione della maggioranza siano giuste. Tuttavia, dal punto di vista storico si può opporre l’esempio della Germania del 1933 che avendo eletto il partito di Hitler, avrebbe reso legittimo l’olocausto.
La politica in Weber si distingue dalla mera costrizione fisica: ci sarà sempre un semaforo con la luce rossa senza il vigile dietro al quale bisogna fermarsi. In questo senso il potere politico si regge sul fatto che, ad esempio, la gente obbedendo si fermi al semaforo. La politica è un sistema che si instaura tra i singoli. L’obbligazione politica nasce da una corrispondenza di opinioni.
Perché si deve obbedire?
Nel tempo moderno si deve obbedire poiché il sistema democratico si basa sulla rappresentanza dei cittadini votanti come individui. L’obbedienza passa attraverso il concetto di individui. Il voto, nel contesto storico odierno, è l’espressione della propria volontà. Il voto è un’entità contabile in quanto la sua espressione è uguale per tutti (il voto di ogni individuo ha lo stesso valore). Quindi i cittadini sono:
- Identici: tutti uguali ai fini della rilevanza del loro voto, i singoli cittadini valgono allo stesso modo.
- Fungibili: e quindi indifferenti, il voto di ognuno pesa allo stesso modo.
Il concetto di individuo e la sua evoluzione
Il concetto di individuo ha inglobato diversi termini, portando la confusione tra significati. Individuo viene utilizzato per indicare:
-
Uomo: indicante tutti quelli che sappiamo essere uomini.
- Il significato è variato nel tempo in virtù del processo storico che ha caratterizzato le diverse aree. Un esempio è la distinzione che viene fatta in alcuni dialetti del sud Italia tra bestie e cristiani (in cui quest’ultimo significato asserisce all’uomo) tuttavia per “cristiani” si intendono tutti gli uomini indistintamente dalla loro appartenenza religiosa. L’idea di uomo si è allargata/diluita col passare del tempo.
- Tale categoria può essere più o meno inclusiva: il feto prima del 30o settimana: è uomo o non lo è? Dipende dal modo di pensare. Un altro esempio sono gli animalisti che estendono il significato oltre la specie umana.
-
Soggetto:
- Definizione grammaticale: colui che compie l’azione in una frase. È colui che si pone in un determinato rapporto con qualcos’altro che viene considerato oggetto.
- Dinamica soggetto – suddito. L’individuo moderno che assuma un atteggiamento di dominio assurge ad una posizione che può essere considerata predominante rispetto ad un altro uomo che diventa oggetto del dominio del soggetto.
-
Persona:
- Colui che in una rappresentazione teatrale assume il ruolo di personaggio di un drama. È una locuzione tipica del teatro antico. Nell’ambito della cultura stoica (III ac – fino al cristianesimo) la persona diventa colui che agisce comunque (ovvero l’attore umano).
- Con il cristianesimo “persona” è quella della S.S. Trinità composta da tre persone ma da un'unica sostanza. Utilizzando tale termine ci si pone dinanzi ad un significato piuttosto complesso che è un qualcosa che rinvia oltre se stessa.
- È una presentazione, una manifestazione di qualcosa che si riferisce ad un significato ulteriore più complesso. Il significato di un attore che agisce entro un più complicato soggetto.
- È la manifestazione di un qualcosa di complesso: carattere relazionale del soggetto che può costituire un elemento di frizione.
- Connotato assiologico del concetto di “persona” nella tradizione cristiana. Ovvero circa la complessità di valori introdotti dal cristianesimo.
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Individuo:
- Il concetto deriva dall’idea di indivisibilità (riferito alla logica medievale di Boezio), ovvero di individuazione per un carattere che è implicito nell’individuo stesso. Termine individuato in prossimità del V secolo. Egli individua una “res individua” ovvero un qualcosa caratterizzato da indivisibilità. È identificato per un carattere che è implicito nell’individuo stesso. Prima l’individuazione di faceva riferimento all’appartenenza ad una comunità. Si parla di qualcosa che si può individuare non ponendolo in relazione a qualcos’altro ma ponendolo in relazione ad un carattere specifico che gli è proprio.
- Individualità e singolarità: il problema della relazione. Vi è una questione che emerge se si mette in relazione il concetto di individualità con quello di singolarità: nell’idea di singolarità è implicita una maggiore accentuazione della questione della relazione con altri, l’idea di singolarità vuole differenziarsi per affermare l’individuazione del singolo in rapporto con altri singoli.
- La tentazione dell’autosufficienza dell’individuo: il concetto di autosufficienza è implicito nel concetto di individuo come frutto di un processo storico. Es. Robinson Crusoe si costruisce un suo modo di vita a partire dalla sua capacità di fare, è un modo di vita arelazionale; ad un certo punto arriva Venerdì che diventa il servo di Crusoe, la relazione non è paritaria, vi era un rapporto di padrone-servo.
Relatività storica della categoria di individuo
Le premesse in età antica nell’atomismo del V secolo (àtomos come unità semplice e indivisibile). Secondo Democrito gli atomi sono interessanti poiché sono simili tra loro ma non uguali. Inconciliabilità dell’idea di autonomia dell’individuo con il concetto antico di polìthes o civis latino o fidelis medievale. Libertà e autonomia (affermazione di autonomia individuale) non sono sinonimi, in greco vigeva il concetto di polìthesis ovvero di cittadino, il concetto è sua volte differente da quello romano “civis” o quello medievale “fidelis” ovvero “fedele ”. Quest’ultimo realizza la propria qualità in quanto meglio riesca ad umiliare la propria singolarità indipendente, ovvero a negare la carne, per identificarsi con la missione di salvezza che Dio gli ha attribuito (la massima aspirazione è ricongiungersi con Dio nell’aldilà).
Il concetto di individuo nella sua accezione moderna come categoria portante della politica moderna.
L'appartenenza senza individui nella cultura greca antica
La cultura greca antica come cultura della comunità politica (polis) è assimilabile alla cultura greca antica ovvero quella che si sviluppa fra l’età dei poemi omerici fino alla battaglia di Cheronea dove la monarchia macedone sconfisse le polis. La cultura greca antica è la cultura della comunità politica ovvero della Polis. Per noi moderni un potere è legittimo solo se riceve il consenso degli stessi sui quali si esercita, così come ogni discorso sul diritto e sul potere prende parte da prerogative e dai diritti degli individui. La legittimazione elettorale fa prendere forma a questa unione.
Per gli antichi il punto di partenza del pensiero politico e giuridico è la comunità politica alla quale l’individuo appartiene. La comunità politica viene prima del singolo e delle famiglie, infatti non esistono singoli se non all’interno della comunità politica. La comunità politica non è legittimabile poiché è quello che è in quanto è quello che è. Il suo stesso darsi come comunità è ragione sufficiente per affermarla come tale.
[Polis non va tradotto con Stato.]
Le antiche premesse dell’individualismo fanno non solo riferimento all’atomismo democriteo ma alla cultura del periodo della sofistica in un modo di pensare diverso da quello che sarà proprio di Locke/Hobbes.
La lingua greca e il concetto di individuo
Nella lingua greca non vi è alcuna parola che corrisponda propriamente al nostro lemma “individuo”.
- La parola idiòtes indica il singolo solo nel senso di persona comune, in contrapposizione al re o al magistrato, o anche nel senso di profano.
- Mentre il senso classico dell’aggettivo idios (privato) allude piuttosto ad una condizione contrapposta a koinòs (comune) o demòsios (pubblico).
- La condizione di privatezza è individuata come condizione difettiva: latino privatus = che manca o è stato privato di qualcosa (da privare).
A differenza di quello moderno, l’uomo antico vede nell’appartenenza ad una determinata comunità politica il primo e il più importante aspetto della propria identità: egli è quello che è anzitutto perché può riconoscersi come partecipe di una comunità. Tale condizione difettiva viene vista come condizione di allontanamento dalla dimensione umana che è identificabile con l’appartenenza ad una comunità politica.
Esempio: il sistema delle carceri per i condannati a morte era strutturato in modo tale da permettere ai condannati di poter racimolare del denaro per poter evadere. L’evasione portava all’esilio, quest’ultimo è l’esclusione dalla comunità politica che per un cittadino greco ha una forte valenza, è una privazione di sé. Socrate infatti preferisce la morte alla privazione dall’appartenenza ad una comunità politica. Per un greco: esclusione dalla vita politica = morte.
Per i Greci un uomo è veramente tale se può riconoscersi all’interno di una comunità. L’appartenenza ad una comunità è condizione primaria per il riconoscimento di sé. È essenziale per l’esistenza stessa di un individuo.
Cittadinanza e status nella comunità politica
La comunità politica:
- È qualcosa a cui si appartiene e nel quale i singoli si identificano. Identifica i singoli.
- È un qualcosa che preesiste ed esiste indipendentemente dalla volontà dei singoli.
- È quella che costituisce lo spazio condiviso entro il quale coloro i quali sono riconosciuti come cittadini agiscono politicamente.
- Identifica gli appartenenti come veri uomini.
Nella società greca non tutti sono cittadini, vi erano infatti:
- Meteci: stranieri greci che avevano la loro residenza nella polis.
- Donne: le donne sposate non avevano diritto di cittadinanza, non avevano peso politico. Esistevano donne nubili che di fatto ma non di diritto avevano un peso politico. Spesso queste esercitavano la professione di étèra (simile alle gheiscia giapponesi); il loro ruolo poteva diventare pubblico, un esempio è Aspasia, étera non Ateniese proveniente da Lesbo che aveva realizzato una sorta di circolo culturale cui partecipava anche Pericle (che diventerà amante di Aspasia). Aspasia essendo amante di Pericle esercitava una forte valenza politica.
- Schiavi.
- Infanti: coloro i quali non avevano ancora la capacità di portare le armi.
Questi erano esclusi dalla vera qualità di uomo che appartiene solo a coloro i quali appartengono alla comunità politica. La cittadinanza è un privilegio:
-
Inclusivo:
- Accoglie tutti coloro che partecipano alla vita politica.
- Instaura un rapporto di parità tra i cittadini basato sulla comune cittadinanza e non su fattori economici.
-
Esclusivo:
- Esclude tutti gli altri.
- Es. il ciabattino che è cittadino guarda con disprezzo il meteco che seppur più ricco non ha la cittadinanza.
La cittadinanza assume un carattere elitario discriminante. L’estensione del diritto di cittadinanza trova due posizioni contrapposte:
- I già cittadini erano contrari poiché l’estensione del diritto di cittadinanza si sarebbe tradotto nella perdita di uno status.
- I cittadini potenziali volevano il riconoscimento effettivo del loro status potenziale. La loro richiesta non si basava su fattori economici ma su fattori sociali: l’acquisizione della cittadinanza era lo strumento necessario per partecipare alla vita politica della città cui si apparteneva.
Nel corso del tempo la cittadinanza nelle polis è passata da una condizione aristocratico-elitaria ad una condizione di partecipazione attiva complessiva. La guerra è lo strumento attraverso il quale la cittadinanza si estende.
Esempio: gli Achei erano popolazioni che esercitavano la guerra come guerra di movimento utilizzando cavalli legati ad un cocchio. Servivano dunque molti soldi per avere il materiale. Era dunque un’élite quella che partecipava attivamente alla guerra, gli altri erano tutt’attorno. [Condizione aristocratica della guerra]. Con il passare del tempo la composizione delle assemblee varia in virtù della variazione della modalità di fare la guerra. Infatti mano a mano che per guerreggiare vengono richieste attrezzature sempre meno costose, mano a mano aumentano le persone che partecipano alle assemblee. Infatti coloro i quali ritornano vincitori dai conflitti bellici pretendono di partecipare alla vita politica della propria città. Con il consolidarsi di questa fase espansiva, la conduzione della guerra diventa più pedestre, la cavalleria viene avallata dalla fanteria che inizialmente è armata pesantemente (opliti) attrezzati con armi pesanti atte a formare la testuggine nemiche. Armare un oplite costa meno di armare un cocchio, altresì aumenta il numero di soldati (serve tanta gente per formare una testuggine). [I cavalieri (epeis) erano nobili poiché avevano il denaro per comprarsi il cavallo, questi verranno sostituiti dagli opliti]. Al tempo della guerra degli opliti, le decisioni sono prese da tutti coloro che compongono la testuggine oplitica.
La svolta tecnica nella conduzione dei conflitti bellici si avrà nella grande battaglia di Maratona dove le polis sconfissero il re Persiano Artaferne. La guerra venne combattuta da Eteti (fanteria leggera) (l’armamento era poco costoso). Questi dopo aver trionfato a Maratona, una volta ritornati in patria, vollero partecipare all’assemblea reclamando il loro diritto ad ottenere la cittadinanza. Con l’ampliarsi della partecipazione politica, il diritto di cittadinanza cessa di essere un privilegio e perde rilevanza.
212 D.C. Costituzione di Caracalla
Concede la cittadinanza a tutti coloro che risiedevano entro i confini del territorio romano. Designa la fine del privilegio della cittadinanza. Se prima asserire “civis romanum sum” significava avere uno status privilegiato, con la costituzione caracalliana viene perso questo privilegio; si perde il carattere distintivo che fino ad allora era proprio della cittadinanza. Finché il modo di pensare antico dura, la lotta per l’estensione della cittadinanza è in corso.
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