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1 marzo 2017 - Prima lezione

Filosofia politica

Introduzione alla filosofia politica

La filosofia politica, secondo Lottieri, deve occuparsi del miglior ordine politico. Non bisogna dare per scontata la necessità dello Stato. Un altro dei grandi temi della filosofia politica è la giustizia ——> rapporto fra Stato e giustizia. La filosofia politica e la storia tradizionale mettono sullo stesso piano l’ordine politico e lo Stato, facendoli praticamente coincidere.

Tuttavia, come dice Poggi, quello di Stato è un concetto essenzialmente moderno che ha finito per influenzare le strutture politiche adesso precedenti. Un'ulteriore identificazione che deve essere sconfessata è quella tra Stato e diritto. Un’altra relazione che sarà analizzata è quella tra giustizia e redistribuzione. La differenza principale che oppone i libertari ai difensori dello Stato è il diverso modo di concepire il potere.

  • Potere politico (coercizione) ——> Sull’esistenza di questo tipo di potere le due posizioni sono sostanzialmente d’accordo, tuttavia per i libertari questo potere è illegittimo, mentre per i non-libertari è legittimo.
  • Potere economico ——> Karl Marx
  • Potere culturale ——> Michel Foucault

I libertari non riconoscono questa suddivisione, riconoscendo come potere solo quello politico/coercitivo; gli altri due sarebbero solo dei derivati. Il libertarismo si fonda su un’idea estremamente forte dell’inviolabilità dei diritti naturali degli uomini ——> John Locke e Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America. La tradizione libertaria più coerente è essenzialmente una tradizione anarchica. Anarchismo liberale (per i libertari bisogna abbandonare l’obbligo politico) e anarchismo socialista (né Dio, né Stato, né padrone).

Per i libertari la soluzione è costituita dal diritto e dall’obbligo giuridico (discende dalle scelte del singolo, non è imposto da terzi come l’obbligo politico). Le teorie redistributive si basano essenzialmente su ridistribuzioni di beni e proprietà (John Rawls = individualismo, comunitarismo). La tesi libertaria più estrema sostiene che l’obbligo politico è moralmente inaccettabile. Per i libertari lo Stato è un’istituzione antigiuridica.

2 marzo 2017 - Seconda lezione

Filosofia politica

Lo Stato - Primo capitolo

Potere politico: armi, forza, coazione ——> elementi necessari nella definizione distatuaria. Non è, tuttavia, in questo modo che il potere ci si presenta. Non vi è mai l’esplicitazione del dominio del controllo. L’immagine che meglio identifica lo Stato e il suo monopolio del potere e della violenza è quella del brigante (con le dovute differenze). Lo Stato può evitare di mostrarsi con il suo volto più truce e violento perché possiede degli apparati persuasivi. Apparati ideologici dello Stato ——> è giusto e doveroso obbedire a determinati enti e corporazioni (polizia, tasse, servizio militare, ecc.).

Lo Stato vive dell’impersonalità dell’ufficio e della burocratizzazione. Se quella del brigante è una rappresentazione elementare, una struttura gerarchica e impersonale definisce in maniera più approfondita la formazione e il funzionamento dello Stato. Fondamentale risulta la sua organizzazione; pochi organizzati controllano molti disorganizzati.

Il potere politico è per definizione supremo e sovrano, all’interno impone l’ordine pubblico, all’esterno la pace. La forza e la violenza garantiscono l’ordine e la sicurezza. Il consenso della cultura ha bisogno di tempo; la violenza, invece, è immediata ed efficace. Il potere deve esistere perché gli uomini sono diversi e alcuni sono migliori di altri. Il potere politico e lo Stato si inseriscono in un circuito nel quale è valida una sospensione dell’etica (machiavellismo di fondo).

Bisogna fare una distinzione:

  • Potere sul mondo (potere sulla natura, sulla tecnica, ecc.)
  • Potere sugli uomini

“Lo Stato ha perseguito tanti fini diversi, ma non c’è un fine che ci permette di definire uno Stato” - Max Weber

Il potere si definisce a partire da se stesso, è autoreferenziale.

7 marzo 2017 - Terza lezione

Filosofia politica

La natura dello Stato moderno - Secondo capitolo

Lo Stato è un costrutto umano, per cui non bisogna intendere la parola “natura” attribuendole il suo consueto significato. Il filo conduttore è sempre il potere politico. Parlare di natura dello Stato presuppone il riconoscimento di una continuità nell’evoluzione dell’istituzione statale.

  1. La prima caratteristica individuata da Poggi è l’organizzazione, lo Stato organizza e definisce i ruoli e le regole. Lo Stato unitario è, per definizione, un’organizzazione. Lo Stato è un’organizzazione che tende a ridurre ad un’unità i vari poteri e le varie esigenze e prerogative del singolo. ——> Sforzo unitario. Nel Principe Machiavelli afferma l’indipendenza del politico rispetto alla morale, alla religione e alle tradizioni e anticipa, inoltre, il tema dell’indipendenza dello Stato nei confronti della società. Tema del rapporto personale - rapporto funzionale. La carica politica e la legittimazione del potere sono legate all’identità giuridico-politica, non all’identità personale. Lo Stato sceglie la via dell’impersonalità dei rapporti. La monarchia costituisce un passaggio alla spersonalizzazione del potere.
  2. Differenziazione (concetto sociologico): è legata fondamentalmente a processi di modernizzazione della società. Le piccole comunità autarchiche si aprono ad altre realtà e vengono contaminate nelle istituzioni e nell’organizzazione economica e lavorativa (nascono nuove figure: sarto, contadino, ecc.). Lo Stato è parte di questo processo e gioca un ruolo di primo piano. Lo Stato è solo politico ——> Isolamento nella politica. Lo spazio politico si stacca dal resto: Stato politico da una parte, società civile dall’altra.
  3. Un altro tema è quello del controllo coattivo. Lo Stato si appropria del monopolio della violenza legalizzata ——> Controllo coercitivo. L’unico soggetto legittimato ad usare la forza è lo Stato. Lo Stato deve garantire la non pericolosità del prossimo.
  4. Un altro concetto fondamentale è quello di sovranità. Lo Stato è sovrano. La nozione di sovranità nasce con lo Stato, non lo precede. Lo Stato non riconosce nient'altro al di sopra di sé, non ha meccanismi esterni di controllo e di limitazione. La nozione di sovranità ha origine teologica, più precisamente monoteista. C’è un trasferimento dall’ambito religioso a quello politico. ——> Secolarizzazione. Dio trascende il creato, come lo Stato trascende la società. Analogia tra Dio e Stato.

Il territorio e la centralizzazione

Il territorio: lo Stato si definisce a partire da un territorio ben determinato (Stato territoriale). In assenza di una geografia ben sviluppata risulta ben difficile immaginare uno sviluppo coerente e definito di uno Stato. È nella modernità che cambia il rapporto tra potere e territorio, viene annullata la pluralità di poteri politici caratteristica del Medioevo. Si afferma l’idea della continuità territoriale. Vengono semplificati i rapporti tra Stato e territorio, incardinandosi su un asse verticale orientato dal territorio al potere sovrano. La statualità cambia, quindi, l’ordine topografico dei territori. Unificazione, costruzione di comunità forti ——> problema del rapporto tra potere, territorio e comunità etniche, religiose e linguistiche diverse.

Centralizzazione: l’universo medievale è caratterizzato da una dispersione del potere. In età moderna il panorama cambia e si assiste alla progressiva centralizzazione del potere ——> Continua erosione dei poteri autonomi. La nobiltà viene progressivamente svuotata del suo prestigio e viene sostituita da una nuova classe di funzionari dello Stato. Lo Stato ha la funzione di coordinare le parti fra di loro, una funzione di integrazione ——> Questa ambizione caratterizza solo lo Stato moderno. Lo Stato esiste in un sistema, definisce se stesso in relazione agli altri Stati. Il riconoscimento da parte degli altri Stati sancisce la definizione di uno Stato autonomo. La statualità è monoteista all’interno e politeista all’esterno. I rapporti tra gli Stati sono non controllati e non sanzionati.

Nell’ultimo secolo si è sviluppata la tendenza ad uscire dall’anarchia internazionale attraverso la costituzione di entità super statali (questo progetto sta attraversando una crisi molto forte). La statualità è in crisi sia al suo interno che all’esterno.

7 marzo 2017 - Terza lezione

Lo Stato nel XIX e nel XX secolo - Secondo capitolo

Nazionalità: quello di nazionalità è un concetto che si afferma nell’Ottocento, dalle ceneri della cultura illuministica. Nasce l’idea di Stato nazionale fondato su una visione comunitaria del popolo di una nazione ——> Recupero di elementi antichi (es. comunità greche vs barbari). Lo Stato ricomunitarizza ciò che era stato lasciato all’iniziativa dei singoli. Religiosità e sacralizzazione dei rapporti tra popolo e Stato. Questi processi portano inevitabilmente al contrasto e al conflitto tra le nazioni. La costruzione delle nazioni implica la costruzione dei conflitti. La sovranità non è più in capo ad un soggetto, ma assume una dimensione popolare. Un grande esponente di questa nuova idea di Stato comunitario è senza dubbio Rousseau, padre della logica democratica e della centralità dell’idea di volontà generale (non considerata come somma delle volontà individuali). Dalla sovranità regale si passa alla sovranità popolare.

La cittadinanza e il controllo del diritto

L’altro tema cruciale è quello della cittadinanza. La cittadinanza è una nozione giuridica esclusiva (cittadini vs non cittadini) in contrasto con l’idea di democrazia inclusiva.

Uno dei passaggi fondamentali nel rafforzamento dello Stato è il controllo del diritto. In età romana o medievale il diritto era completamente slegato dal potere politico. Si è verificato un progressivo assorbimento del diritto da parte dello Stato. Si passa da una concezione di IUS QUIA IUSTUM (diritto perché giusto) a un’altra di IUS QUIA IUSSUM (diritto perché imposto). Nascita dello Stato di diritto ——> il potere dello Stato è limitato dal diritto, gli stessi funzionari dello Stato devono sottostare al diritto. Tuttavia, è evidente che questa limitazione della politica si va, in realtà, a configurare come un’autolimitazione, dal momento che il diritto e la possibilità di modificarlo sono in mano allo stesso Stato ——> Limitazione molto debole.

“Auctoritas non veritas legame facit” - Hobbes ——> trionfo del diritto positivo. Da tutto questo deriva la burocrazia ——> potere dei funzionari e degli uffici. Ciò che doveva essere al servizio del potere va ad affermarsi come detentore di una certa quantità di potere ——> Autonomia della burocrazia. Lo sviluppo della burocrazia punta ad una neutralizzazione e razionalizzazione dei rapporti politici.

8 marzo 2017 - Quarta lezione

Filosofia politica

Lo sviluppo dello stato Moderno I - Terzo capitolo

L’Europa è stata per secoli un’area culturalmente unitaria, ma sempre politicamente divisa. L’Europa meridionale, come dice Poggi, è caratterizzata da un potere entropico, in cui la dispersione e la frammentazione del potere è un aspetto fondamentale. Questa divisione è alla base del primato dell’Europa e dell’Occidente sul resto delle popolazioni mondiali. (Es. Cina = Stato unitario e burocratico ——> si assiste ad un lento declino, l’Europa invece ha una progressiva ascesa).

Le invasioni barbariche portano un cambiamento nei rapporti politici che avevano caratterizzato l’Impero Romano. All’interno delle éelite guerriere si svilupparono rapporti di potere di stampo personalistico. Un re e molti vassalli = garanzia di protezione in cambio di omaggi. Nascita del sistema feudale. Struttura estremamente elastica e confusa. Il sistema feudale, al contrario di ciò che si pensa, non è caratterizzato da un sistema verticale e gerarchico, ma si sviluppa su un piano reticolare. Il potere è disperso e diffuso sul territorio ——> Entropia del potere. In epoca medievale persiste la distinzione di età romana tra potestas e auctoritas. Il reticolo feudale è ancora un reticolo personale, non funzionale.

In posizione intermedia tra le organizzazioni feudali e lo Stato assoluto si trova il cosiddetto Stato dei ceti. Lo Stato dei ceti ha un assetto duale:

  • Re ——> ancora incapace di imporre la sua volontà assoluta.
  • Ceti ——> rappresentanti delle categorie sociali più importanti della città/del regno. La rappresentanza di questa fase è di tipo privatistico, caratterizzata dal vincolo di mandato. Questi rappresentanti, infatti, possono essere richiamati e “licenziati” in qualsiasi momento.

Questo è un universo sì duale, ma estremamente squilibrato, tanto che tende inevitabilmente a diventare monocratico (es. dal Seicento il Re di Francia non convoca più per un secolo gli Stati generali). Il potere assoluto che sembra contraddistinguere il Seicento non fu in realtà così forte e dominante come spesso si crede. La pretesa assolutistica rimane piuttosto debole. Tuttavia, è proprio in questo periodo (con il potere assoluto) che si assiste alla nascita dello Stato moderno in senso proprio. Questo è anche il periodo del trionfo della concezione machiavelliana della morale e dello sviluppo dell’idea di ragion di Stato.

I due mondi di arma e proprietà che fino a questo momento erano rimasti perfettamente legati tra di loro, con l’avvento dello Stato seicentesco finirono per separarsi completamente. Un’altra caratteristica dei cambiamenti politici del Seicento è lo sviluppo della politica economica del mercantilismo (forte controllo statale dell’economia e del commercio, misure protezionistiche). Nascono gli organismi governativi (anche fisici ——> Versailles) e gli uffici della burocrazia. È chiaro che il modello reticolare del Medioevo deve lasciare il posto ad un modello piramidale. Lo Stato non si limitò ad un controllo di tipo economico, ma anche culturale e religioso. I rapporti politici passano dall’essere privati all’essere completamente pubblici (sia durante la vita, sia dopo la morte).

Razionalismo in politica

Dispotismo illuminato: il riferimento primario è la Prussia degli Hohenzollern. Le nuove tecnologie, la nuova scienza e le nuove idee si mettono al servizio del potere centrale ——> Sinergia tra scienza e potere (es. catasto, riforme giuridiche, ecc.). La Prussia, in particolare, rappresenta il modello meglio sviluppato dello Stato di polizia (il termine polizia è da intendersi come politiche, non come forza di coazione). Si sviluppa anche l’idea che il compito dello Stato è il benessere dei sudditi, nasce l’idea di welfare.

9 marzo 2017 - Quinta lezione

Filosofia politica

Lo sviluppo dello Stato moderno II - Quarto capitolo

In questo capitolo vengono trattati lo Stato costituzionale, lo Stato liberale e lo Stato liberal democratico.

Con lo Stato costituzionale ci spostiamo nell’Inghilterra del ‘600. Opposizione tra la nascente borghesia mercantile/nobiltà e la monarchia assoluta. I problemi che contrapponevano questi due schieramenti erano di vario tipo: religiosi, economici (tassazione, politiche commerciali), politico-militari (permanenza dell’esercito). Dopo le due rivoluzioni nasce una Costituzione che ribalta i rapporti tra Stato e società ——> è lo Stato che deve mettersi a disposizione della società. Rifiuto di un potere assoluto e concezione di un governo con un potere limitato. L’Inghilterra post rivoluzionaria era, infatti, caratterizzata da un potere debole e una società forte.

Il costituzionalismo si regge su due pilastri:

  • Difesa e affermazione dei diritti.
  • Regole, istituzioni e strutture studiate per limitare il potere ——> Divisione dei poteri (tripartizione tra potere esecutivo, giudiziario e legislativo).

In altre esperienza costituzionali, non in quella inglese, oltre ad una divisione del potere dal punto di vista istituzionale, viene introdotta una divisione di tipo territoriale (es. federalismo), che ha caratterizzato il costituzionalismo americano. Il costituzionalismo inglese fa emergere l’opinione pubblica; si sviluppa in club esclusivi. Si creano spazi di discussione non governati e non controllati, i cui dibattiti vengono amplificati dalla stampa e dalla diffusione di gazzette e quotidiani. In Inghilterra si assiste al persistere di assemblee di ceti. Il Parlamento si fa indipendente, autonomo, libero da qualsiasi condizionamento, va, quindi, ad assumere la piena sovranità. ——> Qualcuno arriva a parlare di assolutismo parlamentare, Poggi non è d’accordo. Si assiste al progressivo allargamento del corpo elettorale (i requisiti per il voto erano alfabetizzazione, autonomia di pensiero).

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Scienze giuridiche IUS/20 Filosofia del diritto

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pierluigiserra di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Lottieri Carlo.
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