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Il problema del male nella teologia cristiana

Sta a metà tra l’essere e il non-essere. Scrive S. Agostino: prima della creazione “C’eri tu e null’altro. Da questo nulla creasti il cielo e la terra, due creature, di cui l’una è prossima a te, l’altra prossima al nulla; l’una che ha sopra di sé te solo, l’altra che sotto di sé ha il nulla”.

“Perché il male, da dove viene, che cos’è?” Nella teologia cristiana questo è stato un problema grave e difficile. Se Dio esiste, da dove viene il male? E da dove vengono le cose buone, il bene, se Dio non esistesse?

Il problema del male secondo S. Agostino e Leibniz

Il problema, in definitiva, è che se Dio non esistesse, si potrebbe spiegare il perché del male, anche se non si potrebbe spiegare il perché del bene. Ma se Dio esiste, possiamo spiegare l’origine del bene ma non quella del male.

La teologia cristiana, ad esempio quella di S. Agostino, sostiene che il mondo è stato creato da Dio “dal nulla”. Ma se è così, allora il male che c’è nel mondo è stato creato anch’esso, in qualche modo da Dio. Questa però è un’affermazione molto grave perché se Dio ha creato anche il male allora è difficile sostenere che Egli sia Sommo Bene.

S. Agostino sostiene che il male sia nella materia: la materia è qualcosa di mutevole; questo significa che in essa c’è il nulla, ed è precisamente questo nulla che è il male. La materia è insomma per S. Agostino qualcosa di ambiguo: è al tempo stesso ente e non-ente, una cosa che sta a metà tra l’essere e il non-essere.

Leibniz, nel 700, affronta esplicitamente il problema della “teodicea”, che vuol dire giustificazione di Dio; problema che può essere formulato così: Se Dio esiste, da dove viene il male? Gli Antichi, dice Leibniz, sostenevano che la causa del male sta nella materia, che esiste dall’eternità e indipendentemente da Dio; ma noi cristiani crediamo invece che la materia e ogni essere sono stati creati da Dio. Allora, se è così, da dove viene il male?

La risposta di Leibniz è originale. Dio, dice, ha creato il mondo, la materia, ma proprio perché una sua creazione, non può essere perfetto (solo Dio è perfetto), e non essere perfetto vuol dire essere limitato. Ebbene, il male consiste nella limitatezza delle cose create; Dio, invece, in quanto essere perfetto e non limitato è Sommo bene.

Per la verità, il ragionamento di Leibniz è ancora più sottile, e se si vuole più difficile. Sostiene infatti che è l’Intelletto di Dio che crea il mondo, le cose e che perciò l’origine del male sta in questo stesso Intelletto di Dio, mentre invece nella Sua Volontà, Dio mira solo al Bene.

Tipi di male secondo Leibniz

Per Leibniz, infine, esistono diversi tipi di male: il male metafisico, che consiste nella imperfezione delle cose create, il male fisico, e cioè la sofferenza delle creature, e infine il male morale, e cioè il peccato. La conclusione di Leibniz invece di spiegare ingarbuglia ancora di più il problema perché egli in definitiva individua in Dio stesso l’origine del male; ma, allora, come conciliare un Dio dal quale si origina il male con un Dio che sarebbe anche Sommo Bene?

S. Tommaso e il male

S. Tommaso aveva sostenuto la tesi che l’esistenza stessa di Dio in quanto ente infinitamente buono esclude logicamente l’esistenza del male; insomma, se è possibile dimostrare l’esistenza di Dio, e per S. Tommaso è possibile (la “dimostrò” con le famose 5 vie, cioè in 5 modi diversi), il male non può esistere. Gran parte della teologia del Novecento non ha seguito S. Tommaso nelle sue “dimostrazioni” dell’esistenza di Dio. Ad esempio, Karl Barth, il più grande teologo protestante del XX secolo, sosteneva che il Dio della tradizione, il Dio creatore e signore del mondo che se ne sta fuori del mondo non è più riproponibile e che le “prove” di S. Tommaso non provano granché. Secondo lui, l’unica “prova” è quella che ci viene dalla Rivelazione (cioè dalla Bibbia e dalla vita di Gesù).

Ma ritorniamo alla questione del male. S. Agostino e S. Tommaso sostenevano che il male in quanto tale, in sostanza, non esiste; ciò che noi chiamiamo male non è altro che l’imperfezione delle cose, e le cose non possono essere perfette perché se lo fossero sarebbero come Dio. “Nessuna natura, in quanto natura, scrive S. Agostino, è cattiva”, e tuttavia le cose create nascono, muoiono, si corrompono, ed è nella loro corruttibilità, nella loro mortalità che sta il male.

Ma se Dio è comunque il creatore di tutte le cose, non è creatore anche del modo di essere delle cose, per esempio della loro corruttibilità? Se è Lui la causa di queste cose, è difficile separare il concetto di male dalla nozione di Dio.

S. Tommaso, dal canto suo, sosteneva che ciò che chiamiamo male non è altro che la privazione di un bene particolare; per esempio che l’uomo non abbia le ali è privazione di un bene, ma non possiamo dire che il fatto che l’uomo non abbia le ali o che la pietra non abbia la vista sia un male. Paradossalmente, e forse provocatoriamente, S. Tommaso tenta una dimostrazione dell’esistenza di Dio a partire proprio dall’esistenza del male: se c’è il male, Dio esiste! Perché?, perché, risponde, noi possiamo parlare del male proprio perché esiste il bene, ma l’ordine del bene non esisterebbe se non esistesse Dio. In questo modo, però, forse non si accorgeva che attribuiva a Dio la causa del male stesso oltre che del bene.

Il male morale secondo S. Tommaso

Un discorso a parte S. Tommaso lo fa per il male morale, cioè per il peccato, ed è lo stesso che fa in sostanza anche S. Agostino. Il male morale è un atto di disubbidienza, di insubordinazione a Dio e alla sua legge, e tale atto Dio non può non punirlo. Questo vuol dire che non è Dio la causa del male morale.

Rimane però molto difficile non attribuire a Dio la causa del male fisico e metafisico, cosa che anche Leibniz dirà molto chiaramente. Possiamo aggiungere a questa terribile osservazione che lo stesso male morale, in quanto “volontà di peccare”, può essere anch’esso, in ultima analisi, attribuito al disegno divino.

La questione del diavolo e del male

La teologia cristiana a questo punto rinvia all’esistenza de diavolo, di Satana. Ma anche Satana, che non è un altro Dio, rimane comunque indissociabile da Dio. E se Satana, il principe del male, è creatura di Dio, allora Dio cessa di essere Sommo Bene. Se si dice invece che Satana non è creatura di Dio, allora dovremmo ipotizzare l’esistenza di due principi – eterni – il principio del Bene e quello del Male; ma questa sarebbe la concezione manichea, che la teologia cristiana ha sempre respinto per il semplice motivo che una concezione del genere negherebbe a Dio l’onnipotenza.

Il filosofo torinese Luigi Pareyson ha proposto questa idea: Dio ha sconfitto da sempre e per sempre il male e lo ha ridotto ad una pura possibilità, e solo l’uomo ha il terribile potere di farlo diventare realtà. Bene, anche in questo caso, però, non si capisce come il male possa rimanere un puro “possibile”.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher madame69 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia morale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Martelli Michele.
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