origine, però, non era affatto così. Allora, nel termine
“buono” c’era tutto il pathos dell’aristocrazia e della
Nella Prefazione dice che intende spiegare l’origine dei distanza tra l’aristocrazia e ciò che non era aristocrazia,
nostri pregiudizi morali; “origine” sta a significare: in la distanza tra ciò che è superiore e ciò che è inferiore.
quali condizioni l’uomo si è inventato i giudizi morali di “Buono” stava a significare ciò che è superiore, “cattivo”
buono e cattivo? Che valore hanno questi giudizi? Il ciò che è inferiore. Solo con la decadenza dei giudizi di
libro contiene tre saggi. valore aristocratici e con l’emergere dell’istinto gregario
(istinto di aggregarsi) si imporrà l’opposizione tra
Primo saggio; “Buono e malvagio”, “Buono e cattivo”. “egoistico” e “non egoistico”, o tra interessato e
Qual è l’origine del concetto di “buono”? (qui N. parla disinteressato.
di un’origine ipotetica e non storicamente accertata), In N. spiega la nozione di buono anche dal punto di vista
origine “buoni” erano definiti – o meglio si linguistico: le definizioni di buono in molte lingue 1
autodefinivano così – i nobili, i potenti, gli uomini di portano a “aristocratico”, “nobile”, nel senso anche (e
ceto superiore e di sentimenti elevati; essi definivano se soprattutto) di condizione sociale, e poi a buono nel
stessi e le loro azioni come “buoni”, cioè di senso di “spiritualmente aristocratico”, “spiritualmente
prim’ordine; l’antitesi di buono, allora, non era superiore” o “spiritualmente privilegiato”;
“malvagio” o “cattivo”: l’antitesi di buono era ciò che è contemporaneamente, si afferma l’idea di “volgare”,
comune, volgare, plebeo. “plebeo”, “infimo” collegata a cattivo. Un esempio che
E’ a partire da questo che essi (i nobili, i potenti, gli N. trae dalla lingua tedesca: schlecht (leggi: sclèct) vuol
uomini di sentimenti superiori) si sono presi il diritto di dire cattivo, schlicht vuol dire semplice; gut, cioè buono,
creare valori e di inventare definizioni di valori – e originariamente significava “divino”, uomo di
questo indipendentemente dall’utilità, cosa che a loro discendenza divina; in latino, bonus stava a significare,
non interessava per niente. Oggi, l’opinione comune secondo N., l’uomo valoroso, il guerriero.
collega ciò che è morale a ciò che non è egoistico. In 1
Questa, dunque, è l’origine di buono e cattivo; se questa sacerdotale ha (aveva) costumi molto diversi
origine non è stata vista, lo si deve ad un pregiudizio dall’aristocrazia guerriera. Era “pura”, nel senso,
democratico. I nobili si definivano buoni e si sentivano letterale, che si lavava, evitava certi cibi, e quindi aveva
superiori. E’ vero che “nobili” ha significato spesso, paura delle malattie, non frequentava le donne del basso
nella storia, “signori”, “potenti”, “dominatori”, e popolo; insomma c’era qualcosa di malsano nelle
anche “ricchi” o “possidenti”. Ma, dice N., quello che abitudini di questa aristocrazia, che non a caso avrebbe
mi interessa è il tipo, il carattere tipico del “nobile”, che poi raccomandato, o costretto, a diete più o meno rigide,
ha a che fare, piuttosto, con l’essere “vero”, uomo al digiuno, alla continenza sessuale, alla fuga dal mondo.
veritiero, diverso e contrapposto all’uomo comune, che Dunque, i giudizi morali della casta sacerdotale, si
nell’antica Grecia veniva chiamato “mentitore”, e nel basano su questo elemento malsano piuttosto che sulla
mentitore c’è un elemento di viltà. forza, sulla gioia, come era il caso dell’aristocrazia
Se è dai nobili, o dai guerrieri dominatori (per es. gli guerriera. 2
ariani erano guerrieri dominatori), che derivano i Da queste caratteristiche emerge il “tipo” del sacerdote,
concetti di buono e cattivo, è dalla casta sacerdotale o sul quale N. insiste particolarmente. Rispetto
anche aristocrazia sacerdotale che derivano i concetti di all’aristocratico guerriero, l’aristocratico sacerdote – il
“puro” e “impuro”: era il loro modo di intendere il prete, in breve – è un pauroso, un debole, che proprio per
“buono” e il “cattivo”, ma un modo di intendere questo, quando diventa un nemico, è il nemico più
alternativo e opposto a quello dei nobili. Perché? Perché crudele. Pauroso, impotente, proprio per questo diventa
i giudizi di valore dei nobili (“buono”, “cattivo”) capace di un odio mostruoso e sinistro, un odio
presuppongono, si basano su una prestanza fisica, sulla “spiritualissimo” ma tossico al massimo grado. “Nella
forza, sul piacere dell’avventura, della caccia, della storia universale –scrive N.- coloro che più degli altri
danza, su una vita attiva, libera, serena; i criteri di sono stati capaci d’odio, e di genialità nell’odio, sono
valutazione della casta sacerdotale si basavano su sempre stati i preti”.
tutt’altri presupposti. La casta o l’aristocrazia 2
Tra le caste sacerdotali dell’antichità, quella che ha all’amore. E’ nella forma del cristianesimo, con la figura
maggiormente contrastato gli aristocratici, i forti, i del Cristo “salvatore”, è nel segno della croce, che la
signori, è stata la casta sacerdotale degli Ebrei; anzi, N. casta sacerdotale ebraica farà trionfare la sua vendetta e
dice senza mezzi termini che il popolo ebraico era un il suo sovvertimento dei valori. Con l’esca dell’amore
“popolo sacerdotale”. Ebbene, la casta sacerdotale (che nascondeva il più grande odio) ha sedotto il mondo
ebraica è stata quella che più delle altre ha ribaltato intero.
completamente i valori degli aristocratici guerrieri, dei E con gli ebrei hanno vinto gli schiavi, la plebe, il
forti, ecc. Questo ribaltamento è stato la “la più spirituale gregge, e i signori sono stati spazzati via; la morale
vendetta” contro i forti. Scrive N.: “sono stati gli Ebrei dell’uomo comune ha vinto.
che hanno osato ribaltare e mantenere, stringendo i denti Come ha fatto a vincere? Ha vinto grazie alla capacità di
dell’odio più abissale (l’odio dell’impotenza), sfruttare il ressentiment (il risentimento). Il ressentiment
l’equazione aristocratica di valore è una specie di vendetta immaginaria, della quale si 3
(buono=aristocratico=potente=bello=felice=caro agli accontentano quelli che non sono capaci di azione vera; è
dei), cioè i miserabili sono i buoni, i poveri, gli una reaz
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