Hans Jonas e il concetto di Dio dopo Auschwitz
Hans Jonas, nel suo lavoro, si interroga profondamente sul concetto di Dio dopo Auschwitz. Perché proprio il popolo ebraico e non un altro ha dovuto soffrire questo destino? Perché proprio il popolo "eletto"? Questa riflessione è tratta da una conferenza tenuta negli anni '80.
La riflessione di Jonas
Jonas comincia col rivendicare il diritto di "lavorare" sul concetto di Dio “anche se non vi è nessuna prova dell’esistenza di Dio” (Kant aveva detto che la ragione umana non sarebbe mai venuta a capo di niente sul problema di Dio, della sua esistenza o della sua non-esistenza). Come? Non con la "ragione" (d’accordo, in questo, con Kant), ma riflettendo sull’esperienza. E l’esperienza sulla quale riflettere oggi sul tema di Dio non può non essere quella di Auschwitz. Cosa ci dice Auschwitz riguardo a Dio? Come possiamo parlare di Dio, di Dio dopo questa tragedia che non ha paragoni?
L'esperienza di Auschwitz
Per secoli, gli ebrei perseguitati affrontavano la morte invocando la fedeltà a Dio, testimoniando la loro fede in Dio e la loro speranza di salvezza. Ad Auschwitz non c’era posto per invocazioni del genere. Chi vi morì, non lo fu a causa della fede professata. Non c’entrava nulla la loro religione, ma l’odio razziale.
Il problema teologico
Ora, il problema straordinario è questo, secondo Jonas: “quale Dio poteva permetterlo?”. Questa domanda, dice Jonas, è più grave per l’ebreo che per il cristiano. Per il cristiano, infatti, la salvezza si ha nell’altro mondo perché questo mondo è tutto sommato il mondo di Satana; ma per l’ebreo no. Per l’ebreo il mondo di qua è il luogo della creazione, della giustizia di Dio, della salvezza; per l’ebreo Dio è il signore della storia. E allora come si concilia Auschwitz con un Dio creduto il signore della storia?
Il nuovo concetto di Dio
Chi non intende rinunciare al concetto di Dio, chi non vuole diventare ateo insomma, deve pensare questo concetto in maniera completamente diversa dal passato. Come? Siccome di Dio non è possibile parlare con un discorso razionale, conviene allora, dice Jonas, affidarci al mito. Non ricorreva al mito anche Platone?
Il mito di un Dio diveniente
Ebbene, il mito che narra Jonas è quello di un Dio che nel momento in cui crea il mondo, nel momento in cui “si abbandona all’avventura dello spazio e del tempo”, “non tiene conto” completamente del controllo.
In secondo luogo, Dio è un Dio "diveniente". Che vuol dire? Vuol dire che anche Dio fa esperienza del mondo, che Egli non è immutabile e impassibile; vuol dire che anche Dio è "toccato" dal mondo, e "toccato" significa che Egli partecipa e soffre, per esempio, per l’infedeltà di Israele.
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