I. Kant, Critica della ragion pratica
Prefazione
Obiettivo dell’opera: dimostrare come ci sia una ragione pura pratica. Quindi criticare l’intera facoltà pratica e non quella pura pratica poiché, se la ragione pura è realmente pratica, dimostra la sua realtà con l’esistenza in atto. Essa stessa contiene il criterio per la critica di ogni suo uso.
Concetto di libertà
Insieme alla ragione pura pratica viene assodato il concetto di libertà trascendentale che nell’uso teoretico della ragione era considerato come non impossibile da pensarsi ma senza assicurare la sua realtà oggettiva. Il concetto di libertà è la chiave di volta dell’intero sistema della ragione, speculativa e pratica, poiché è l’unico di cui ne sappiamo a priori la possibilità, senza tuttavia discernerla, poiché è la condizione della legge morale che noi sappiamo con certezza, immediatamente ed a priori – factum Libertà ratio essendi della Legge Morale / Legge Morale ratio conoscendi della Libertà.
Idee di Dio e dell’immortalità dell’anima
Nella ragione speculativa erano mere idee, ora, in quella pratica, tramite il concetto di libertà ricevono la loro possibilità. Sono le condizioni dell’oggetto della volontà determinata dalle legge morale e quindi pur non conoscendole dobbiamo necessariamente assumere la loro possibilità con un bisogno legale di ammettere qualcosa senza cui non può accadere ciò che ci si era irrimissibilmente posti come scopo del proprio agire.
Come si possa negare realtà oggettiva all’uso soprasensibile delle categorie nella speculazione e invece riconoscere tale realtà rispetto agli oggetti della ragione pura pratica (Appendice II).
Definizioni
- Vita = Facoltà che ha un ente di agire secondo le leggi della Facoltà di Desiderare.
- Facoltà di Desiderare = Facoltà di essere, mediante le proprie rappresentazioni, causa della realtà in atto degli oggetti di tali rappresentazioni.
- Piacere = Rappresentazione della coincidenza dell’oggetto o dell’azione con le condizioni soggettive della vita. (Rapporto tra rappresentazione di un oggetto ed il soggetto).
Introduzione
Nell’uso pratico la ragione si occupa dei motivi determinanti della volontà. Volontà: Facoltà di produrre gli oggetti delle proprie rappresentazioni o almeno di determinare se stessa a cagionarli. Essere causa della realizzazione delle proprie rappresentazioni.
Se la ragione pura riesca, da se sola, a determinare la volontà, e non in quanto empiricamente condizionata; così si dimostrerà come solamente la ragione pura sia pratica ed incondizionatamente pratica. Allo stesso modo come solo la volontà pura libera sia volontà.
Divisione dell’opera
- Dottrina degli elementi della Ragione Pura Pratica Analitica e Dialettica
- Dottrina del metodo della Ragione Pura Pratica
Analitica
- Dei principi della Ragione Pura Pratica
- Del concetto dell’oggetto della Ragione Pura Pratica
- Dei moventi della Ragione Pura Pratica
Nella Critica della Ragione Pura Pratica si comincia dai Principi, si procede con i Concetti per giungere infine ai Sensi, poiché la Ragione Pratica opera producendo i suoi oggetti e dunque la sua critica deve iniziare dai principi fondamentali in base ai quali deve produrre azioni.
Nella Critica della Ragione Pura Speculativa si parte dai dati Sensibili, ai concetti delle Intuizioni ed infine ai Principi, poiché opera conoscendo i suoi oggetti.
Dottrina degli elementi della ragione pura pratica, analitica
Cap. I ‘Dei principi’
§ 1 Definizione
Principi Pratici: sono proposizioni che contengono una determinazione universale della volontà, che ha sotto di sé più regole pratiche. Massime (Soggettivi) se la condizione è considerata dal soggetto solo come valida per la volontà del soggetto stesso. Leggi Pratiche (Oggettivi) se la condizione è riconosciuta come oggettiva, ovvero come valida per la volontà di ogni ente razionale.
§ 1 Nota
Imperativi: Se si ammette che la ragione pura possa determinare da sola la volontà → Leggi Pratiche. Se la volontà è determinata solo empiricamente Massime. Spesso Massime e Leggi Pratiche possono essere in conflitto poiché nel campo pratico la ragione ha a che fare con il soggetto che è un ente razionale finito, ovvero un ente in cui non solo la ragione determina la volontà. Per lui la regola pratica è un imperativo, che è caratterizzato da un DOVERE (Sollen) che esprime la costrizione oggettiva all’azione: se la ragione determinasse interamente la volontà l’azione accadrebbe inevitabilmente secondo tale regola. Es. Vendicarsi se si subisce un’offesa.
Imperativi categorici
Determinano solo la volontà, senza considerare la possibilità di raggiungere un certo effetto. Solo essi sono Leggi Pratiche. (Oggettivi, Universali, Necessari, Non patologici!)
Imperativi ipotetici
Determinano le condizioni della causalità dell’ente razionale, meramente come causa efficiente rispetto all’effetto e alla capacità di raggiungerlo. Sono mere prescrizioni dell’abilità. (Soggettivi, Particolari, Accidentali).
Legge
Deve essere necessaria, indipendente da condizioni patologiche, deve vigere in egual misura per tutti gli enti razionali, indipendente dai risultati prodotti. Es. Risparmiare in vecchiaia.
§ 2 Teorema I
Tesi: Tutti i principi pratici che presuppongono un oggetto (materia) della facoltà di desiderare come motivo determinante della volontà sono complessivamente empirici, e non possono dare luogo a nessuna legge. (Se un principio pratico presuppone un fine desiderato, allora è empirico e di conseguenza non è legge!) *Oggetto di cui è desiderata la realtà in atto.
Dimostrazione
Se il desiderio di questo oggetto precede la regola pratica, ed è la condizione per farsene un principio, allora tale principio è empirico; poiché il motivo determinante dell’arbitrio sarà la rappresentazione dell’oggetto e il rapporto di esso con il soggetto, che è il Piacere, il quale determina la facoltà di desiderare ad attuarlo. Ma di nessuna rappresentazione di qualche oggetto si sa già a priori se procurerà piacere, dispiacere o indifferenza, quindi è Empirico.
Conclusione
Il motivo determinante dell’arbitrio, il Piacere, è empirico e quindi lo è anche il Principio Pratico che lo presuppone quale condizione. Un Principio che sia Empirico e Soggettivo, in quanto non valevole in egual misura per tutti gli enti razionali può essere solamente una Massima ma mai una Legge. (Il desiderio di un oggetto presuppone un Piacere, ma il Piacere è sempre empirico e quindi il principio che lo presuppone sarà empirico anch’esso e non potrà costituire una legge!)
§ 3 Teorema II
Tesi: Tutti quanti i principi materiali (che presuppongono un oggetto della facoltà di desiderare e il piacere che ne deriva dalla realtà in atto come motivo determinante dell’arbitro) sono, in quanto tali, di un’unica specie e appartengono al principio generale dell’amore di sé, o della propria felicità.
Dimostrazione
Poiché soddisfare un desiderio con un piacere significa soddisfare il principio di Felicità (* coscienza del diletto della vita che accompagni l’intera esistenza) ed il principio di fare della Felicità il motivo determinante del proprio arbitro è il principio dell’Amore di sé. (Agire per ricevere Piacere significa agire secondo il principio della propria Felicità, e fare della propria Felicità il motivo determinante dell’arbitro significa agire secondo il principio dell’Amore di sé).
Conclusione
Così tutti i principi materiali che abbiano come motivo determinante il piacere che si attende dalla realtà di un oggetto sono di un’unica specie, appartenendo al principio dell’Amore di sé o della propria felicità.
§ 3 Corollario
Le Regole Pratiche Materiali ripongono il motivo determinante della volontà nella Facoltà di Desiderare Inferiore, se non ci sono Leggi meramente Formali non si può pensare ad una Facoltà di Desiderare Superiore.
§ 3 Nota I
Facoltà di Desiderare: Wolfiani = Facoltà di Desiderare Inferiore. Rappresentazioni che hanno origine nell’Intelletto / Facoltà di Desiderare Superiore.
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