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Riassunto esame Filosofia del linguaggio 1, prof. Ferretti, libro consigliato Alle origini del linguaggio umano

Riassunto per l'esame di Filosofia del Linguaggio (modulo 1), basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Francesco Ferretti: Alle origini del linguaggio umano il punto di vista evoluzionistico, F. Ferretti, dell'università degli Studi di Roma Tre - Uniroma3.

Esame di Filosofia del linguaggio e della comunicazione docente Prof. F. Ferretti

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- Ultradarwinisti: stretta correlazione fra struttura e funzione (le strutture sono

risposte adattative alle funzioni da svolgere)

- Naturalisti: rapporto fra struttura e funzione più articolato > strutture diverse

utilizzate per una medesima funzione e funzioni diverse messe in atto da una

stessa struttura. Oppure strutture evolutesi per alcune funzioni vengano

utilizzate per altre funzioni

Deacon ritiene che gli uomini sono uguali agli animali per quanto riguarda la biologia,

mentre l’uso di pensieri simbolici (cognizione simbolica) li rende imparagonabili con

tutte le altre entità della natura.

Come si è generato un processo di questo tipo?

1. Variazioni lente e graduali di miglioramenti in linea con la selezione naturale

(Pinker e Bloom)

2. Evento a breve termine che ha portato all’avvento di questa proprietà (Tattersall

vedi pagg.56-57)

L’homo sapiens è qualitativamente differente rispetto a tutte le altre specie. Lo statuto

di specialità recide alla radice qualsiasi forma di continuismo.

Tattersall: fenomeno dell’emergenza = combinazione causale di elementi preesistenti

produce qualcosa di totalmente inatteso.

Tattersall parla di invenzione del linguaggio per spiegare l’avvento del pensiero

simbolico> inefficace sul piano esplicativo.

Per spiegare l’apparizione e l’evoluzione del pensiero simbolico e del linguaggio

bisogna studiare l’architettura cognitiva di cui disponevano i nostri parenti ancestrali.

Le menti sono condizione dei simboli tanto quanto i simboli sono fattori costitutivi

delle nostre menti.

O il linguaggio è un componente innato e specificio e allora deve essere un

adattamento dovuto alla selezione naturale, oppure il linguaggio non è adattamento

ma allora non è un componente innato e specifico della mente umana.

Cherniak ha proposto la tesi dell’innatismo non biologico = innatismo del linguaggio

ma non prodotto dall’adattamento biologico [vedi pag.66].

Secondo i neoculturalisti il linguaggio non nasce ai fini di una comunicazione più

efficiente ma per costruire pensieri (funzione cognitiva del linguaggio).

Negli scritti di Chomsky non c’è traccia di un’analisi del rapporto fra pensiero e

linguaggio. Si parla solo dell’uso creativo del linguaggio (Problema di Cartesio) che

però riguarda un mistero insolubile.

3. Sforzo

Come riconosciamo qualcuno che sta pensando? Grazie al corrugatore – il muscolo che

governa la contrazione delle sopracciglia. Darwin, nell’Espressione delle emozioni

nell’uomo e negli animali, definisce il corrugatore il muscolo del pensiero.

Il pensiero è un’attività di equilibrio con l’ambiente guidata da uno sforzo.

Per Darwin l’attività mentale va ricercata nelle situazioni caratterizzate dalla rottura

della routine: là dove un imprevisto muta lo stato di equilibrio tra organismo e

ambiente «un uomo può essere assorbito nei più profondi pensieri, eppure le sue

sopracciglia rimarranno spianate fino a quando non incontrerà un ostacolo nel corso

del suo ragionamento, o verrà interrotto da qualcosa che lo disturba; e allora un

corrugamento passerà come un’ombra sulle sue sopracciglia» [pag.72]

Lo sforzo di equilibrio gioca un ruolo fondamentale nell’origine e nel funzionamento

del linguaggio.

L’uso effettivo del linguaggio (produzione-comprensione linguistica) è un processo di

equilibrio governato da un duplice sforzo:

- Ricerca delle intenzioni comunicative del parlante

- Parlante impegnato ad offrire gli indizi migliori perché chi ascolta possa

comprenderlo

Grande ad una “grande fatica mentale” (sforzo cognitivo) possiamo comprendere chi

utilizza un sistema linguistico più complesso.

Se fosse vera la tesi della natura automatica e obbligata dei processi di elaborazione

linguistica, gli ascoltatori non dovrebbero provare alcuna sensazione di sforzo nel

comprendere e farsi comprendere.

La comunicazione è un equilibrio precario tra le intenzioni comunicative del parlante e

le aspettative che l’ascoltatore ha nel cogliere tali intenzioni.

A volte la comunicazione può dipendere da processi automatici e obbligati di

elaborazione (cristallizzazione nel cervello umano di capacità di elaborazione

specificamente adibite al linguaggio).

Bisogna guardare agli aspetti pragmatici del linguaggio > nuovo modello

interpretativo del linguaggio.

Passaggio all’analisi del flusso del parlato > passaggio dall’analisi degli enunciati (GU)

– microanalisi – all’elaborazione del discorso – macroanalisi.

Il linguaggio come forma di equilibrio fra organismo e natura rappresenta un elemento

di continuità con il mondo animale.

Durante l’evoluzione gli organismi mettono a loro disposizione qualsiasi strategia pur

di sopravvivere = continui aggiustamenti adattativi.

Gli organismi raggiungono una forma di equilibrio con l’ambiente operando continue

trasformazioni (costruendo nicchie ecologiche) dell’ambiente stesso > ruolo attivo.

Jean Piaget ha esaltato gli aspetti di continuità tra funzioni organiche e funzioni

cognitive considerando l’adattamento un tipo di equilibrio tra due forme di costruzione

reciproca: l’assimilazione (dell’esperienza alle strutture dell’organismo) e

l’accomodamento (delle strutture dell’organismo all’esperienza) > passo avanti verso

la coevoluzione tra strutture cognitive ed esperienza.

Baldwin parla di selezione organica: quando l’ambiente muta gli organismi lottano pur

di mantenersi in vita e questo porta alla modificazione del fenotipo e del genotipo

garantendo una direzionalità all’evoluzione.

Per guadagnare un equilibrio adattativo:

1. Attraverso risposte stereotipate > risposta automatica

2. Trovare un equilibrio rispondendo in modo flessibile alle difficoltà contingenti

che ogni organismo incontra nel corso della propria vita > flessibilità alla base

del comportamento umano

Radicamento (= ancoraggio al contesto) e proiezione (dal contesto attuale ad uno

diverso) sono le funzioni alla base dei comportamenti flessibilmente appropriati e

dunque anche del parlare in modo appropriato. Senza la possibilità di essere radicate

al contesto le azioni umane non sarebbero appropriate; senza la capacità di sganciare

l’agire dalla situazione effettiva attuale gli umani limiterebbero la flessibilità/elasticità

comportamentale che li caratterizza.

Il Sistema Triadico di Radicamento e Proiezione (STRP) è garantito da tre sottoinsieme

di elaborazione:

- L’intelligenza ecologica: gli esseri umani sono radicati all’ambiente fisico in cui

vivono, agiscono e lo trasformano mettendo insieme capacità di

rappresentazione dello spazio con le abilità motorie.

Sistema mirror = i neuroni specchio sono alla base di un sistema interpretativo

in grado di distinguere l’agire dal semplice movimento. Secondo Gibson

percepire è individuare le caratteristiche degli oggetti che fanno da appigli alle

possibili azioni degli organismi su di essi [es. pag.90]. La percezione è

un’attività in cui il soggetto si radica all’ambiente nel trasformarlo

costantemente. Gli umani non sono radicati all’ambiente perché sono capaci di

sganciarsi dalla situazione attuale costruendo proiezioni alternative alla

situazione effettiva

- Intelligenza sociale: abilità di gestire i rapporti > capacità di anticipare le mosse

dell’altro

Teoria della mente: il cervello è prima di tutto una macchina biologica con cui

giocare d’anticipo [vedi pag.97]. La capacità di predire e controllare il

comportamento degli altri organismi è una delle sfide adattative più pressanti

che i primati hanno dovuto affrontare nel corso della loro storia evolutiva >

intelligenza machiavellica

- Intelligenza temporale: la sopravvivenza degli organismi è legata alla loro abilità

di predire il futuro > capacità di prevedere quali mutamenti sarebbero per loro

letali. Es. migrazione e ibernazione sono forme rigide di radicamento che

lasciano l’organismo impreparato di fronte a situazioni che presentano un

maggiore grado di instabilità. È possibile dar vita ad un numero illimitato di

simulazioni di potenziali possibili futuri.

L’appropriatezza comportamentale e dunque del linguaggio è spiegabile grazie alla

flessibilità vincolata al contesto.

4. Orientamento

La costruzione del filo del discorso implica la capacità di orientarsi e di dirigersi nello

spazio al fine di raggiungere una meta. La comunicazione è governata da processi di

orientamento e direzione.

Bickerton ha posto il pidgin (= codice espressivo caratterizzato da una forte povertà

sul piano grammaticale) all’origine del linguaggio umano come prova a sostengo della

GU di Chomsky.

L’input povero del pidgin si è trasformato in un output più complesso (creolo)

conferma l’innatismo.

Pinker evidenzia che il pidgin non offre ai parlanti le normali risorse grammaticali per

trasmettere messaggi e quindi le intenzioni del parlante devono essere completate

dall’ascoltatore.

Secondo Ferretti l’origine del linguaggio: dal complesso al semplice > il discorso

precede l’origine delle singole espressioni prese isolatamente.

Secondo Grice l’intenzione del parlante è molto più importante [vedi es. pag.118]. La

comunicazione è la ricostruzione nella testa di chi ascolta delle intenzioni

comunicative del parlante (ripresa dalla teoria della pertinenza di Wilson e Sperber).

Le parole sono indizi che il parlante offre all’ascoltatore circa le sue intenzioni

comunicative > la comunicazione comporta uno sforzo.

Il linguaggio umano è ostensivo: capacità di chi comunica di rendere manifesta

un’intenzione di rendere qualcosa manifesto.

- Intenzionalità informativa

- Intenzionalità comunicativa

Passaggio dal modello del codice alla comunicazione ostensiva.

Quando ascoltiamo un enunciato prestiamo attenzione alle parole reali usate dal

parlante e alla sua intenzione comunicativa > principio di pertinenza

L’intelligenza sociale nell’equilibrio tra parlante e ascoltatore è di fondamentale

importanza per dare conto della coerenza e della consonanza alla situazione

necessaria per garantire direzione e orientamento al flusso del parlato.

I continui riaggiustamenti reciproci si avvalgono di dispositivi di radicamento alla

situazione e di controllo della dimensione temporale

Chi ha disturbi di socializzazione presenta disturbi nella comunicazione (es. autismo).

Schizofrenici: deragliamento e tangenzialità = difficoltà ad orientare la comunicazione

verso un fine preciso.

Appropriatezza > controllo di conformità [vedi pag. 126]. Negli schizofrenici l’aspetto

compromesso è quello del discorso.

Quando manca una capacità rappresentazionale adeguata dello spazio le parole

perdono consistenza perché manca un ancoraggio alla realtà.

Sindrome di Wilson, autismo e schizofrenia mostrano che se soltanto uno dei

dispositivi che compongono l’STRP viene a mancare, determina una difficoltà nel

produrre e comprendere espressioni appropriate al contesto.

Deacon dice che non è possibile parlare del linguaggio in assenza di un sistema

simbolico.

- Cultura episodica delle australopitecine

- Cultura mimica dell’homo erectus

- Cultura simbolica dell’homo sapiens: la capacità di un individuo di dissociarsi

dalla situazione presente e proiettarsi verso situazioni diverse da quella attuale

è connessa alla natura dei simboli.

L’origine del linguaggio riguarda il passaggio dalla natura meccanica dei segnali

animali alle proprietà di arbitrarietà e astrattezza tipiche dell’espressione simbolica.

La mimesis è un anello di congiunzione del passaggio dalla cultura episodica a quella

simbolica. Critica:

- La cultura episodica non calcolava il qui e l’ora

- Passaggio troppo repentino dalla cultura episodica a quella mimica


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marta.vannelli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del linguaggio e della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Ferretti Francesco.

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