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habitat. Sono stati utilizzati anche dalla zoosemiotica per sottolineare le

differenze nelle abilità di semiosi animali e umane e ciò ha portato

all’assorbimento nella semiotica. Le critiche dell’etologia alla zoosemiotica

riguardano la ricerca negli animali di un livello di simbolizzazione basato su

processi di astrazione che potrebbero essere sollecitati artificialmente,ma che

di sicuro non vengono utilizzati in natura dagli animali non umani. L’analisi sul

ruolo e il significato dei messaggi nella comunicazione animale in realtà ha

costituito il fulcro scientifico e sperimentale dell’evoluzionismo e dell’etologia.

Il rigore cui gli etologi richiamavano gli sperimentatori era sollecitato da una

serie di difficoltà che la descrizione del comportamento di una specie animale

può implicare (come codificare osservazioni? Come descrivere il

comportamento osservato senza fornire interpretazioni funzionali?). Von

Uexkull ha proposto la nozione di Umwelt per descrivere l’insieme degli

elementi del mondo che fanno parte della selezione percettiva di un animale

non umano. L’Umwelt sarebbe il mondo invisibile, la modalità tutta interna a

una specie di ritagliare il proprio ambiente in una maniera tale da poter

essere percepito solo dai membri della specie stessa. Gli etologi chiedono

una condizione metodologica necessaria a garantire l’eliminazione di ogni

forma di antropocentrismo o interpretazione volontaristica dei comportamenti.

All’interno di questa prospettiva i segnali comunicativi prodotti dagli animali

non umani assumono un significato specifico a seconda dello stimolo che li

ha prodotti. Gli stimoli fungono da segnale attivante e possono essere filtrati

dal mondo esterno o prodotti da un individuo: l’organismo filtra solo segnali

che contraddistinguono una situazione biologica significativa, sulla base del

principio di predisposizione all’economia. Gli stimoli esterni,quelli che

innescano un comportamento reattivo, di norma sono molto specifici e

determinano l’esibizione di un comportamento altrettanto specifico più o

meno complesso (stimoli-segnale). Tutti i segnali percettibili che provocano

un meccanismo scatenante innato hanno funzione di stimoli-chiave, nel cui

processo che li coinvolge l’interesse per la ricezione dell’info è presente solo

nel destinatario(presenta adattamenti per il miglioramento della ricezione

dello stimolo). Gli stimoli chiave utilizzati nei rapporti intraspecifici, vengono

definiti da Lorenz stimoli rilascianti o releaser. Sono presenti in manifestazioni

comportamentali la cui funzione è provocare una certa risposta nel partner o

nella prole(in questo caso comunicazione vantaggiosa sia per emittente che

destinatario perché c’è scambio di info utili per entrambi). Sia per chi produce

che per chi lo riceve si verifica una selezione dei tratti specifici per la

produzione e decodifica del segnale. I moduli di corteggiamento,prodotti in

molte specie animali in seguito a segnali intraspecifici che indicano inizio del

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periodo di fertilità sono un chiaro esempio di risposta a stimoli rilascianti o

releaser. La natura dei segnali sarebbe quella di essere vettore di info

prodotte dall’ambiente o da un altro con specifico, che vengono percepite in

maniera ad attivamente pertinente a seconda del compito da svolgere. Ogni

segnale produce una variazione comportamentale: risposta innata (fixed

action pattern), schemi fissi di azione normalmente legati a tassie (movimenti

di orientamento scatenati da stimolazione sensoriale) o combinazioni di

esibizioni comportamentali apprese. Di norma ogni specie ha una sensibilità

maggiore per una determinata via sensoriale a seconda del corpo. Un

segnale a livello intraspecifico può essere prodotto per diversi scopi. A livello

interspecifico si rintraccia una produzione intenzionale di segnali

comunicativi: stimoli rilascianti interspecifici che hanno obiettivo collaborativo

tra specie che condividono uno stesso habitat (allarme tra i passeriformi). I

moduli fissi di attività possono derivare da movimenti intenzionali, ma sono

stati estrapolati dal loro uso funzionale e utilizzati in contesti comportamentali

diversi: lisciamento piume può essere pulizia o sostituzione, ma anche

corteggiamento (rituale; è più amplificato del funzionale). Nell’ultimo caso si

trasforma un segnale funzionale in ritualizzato per rendere la comunicazione

più efficace. Zahavi definisce segnale come un sistema cooperativo: ogni

attività di segnalazione coinvolge almeno un segnalatore e un ricevente. I

segnali si evolvono e subiscono una selezione al pari dei comportamenti, a

patto che sia chi emette il segnale (esito positivo dell’atto consiste nell’evitare

aggressione), sia chi lo riceve (info che gli fa intendere beneficio insito nel

cambiare comportamento) ottengano un vantaggio dalla loro interazione. Nel

corollario si afferma che vengono selezionati solo messaggi attendibili perché

la risposta a messaggi non credibili costituirebbe un vantaggio. La selezione

è direzionata dal destinatario che spinge gli emittenti a investire

nell’attendibilità del segnale rispondendo da parte sua al segnale solo quando

è credibile. Quindi se l’emittente produce un segnale credibile, questo

provoca la reazione voluta nel ricevente che modifica il suo comportamento

selezionando il segnale credibile. Se il segnale non è credibile, il ricevente, al

contrario, non si comporterà di conseguenza, disattendendo la relazione

comunicative e non selezionando il segnale. La credibilità del messaggio è

direttamente connessa al contenuto del segnale: questo indica sempre una

qualità del soggetto e dunque, anche se gli atti comunicativi coinvolti nella

produzione del segnale sono stereotipati e ritualizzati, il destinatario del

messaggio è in ogni caso in grado di testare la veridicità del segnale.

L’attendibilità del segnale è tanto più rimarcata quanto più connessa con

esagerazioni comportamentali e morfologiche. I segnali nella teoria di Zahavi

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provengono da un processo evolutivo: da aspetti che non erano segnali.

Coda di pavone che prima ottimizzava gli spostamenti poi aspetto

dell’accoppiamento perché coda più lunga mostrava robustezza. La

trasformazione del segnale richiede un altro passaggio adattivo e

l’emancipazione del ruolo funzionale dell’elemento che media il segnale. I

maschi traevano vantaggio riproduttivo dal fatto di possedere una coda dalle

dimensioni allungate anche più del normale. Quindi la coda passa da tratto

funzionale selezionato per vantaggi riproduttivi effettivi a segnale. Il segnale

si sgancia dal valore adattivo iniziale, ma rimane motivato. I segnali non sono

schemi casuali che codificano per un messaggio,ma schemi ottimali che sono

stati selezionati per conferire credibilità e accuratezza delle info riguardo

certe qualità dell’animale. Solo considerando il segnale dal punto di vista

della relazione con le qualità dell’emittente, si può evitare di interpretare in

maniera finalistica il comportamento.

CAP. 2. SELEZIONE DI GRUPPO, PARENTALE E INDIVIDUALE: gli etologi

hanno cercato di rintracciare nella relazione tra componente innata e

componente appresa del comportamento, la caratterizzazione

comportamentale delle varie specie animali e la possibile correlazione con

altri comportamenti presenti in altre specie animali imparentati o meno

filogeneticamente. 4 zampe dell’animale di Tinbergen sono domande

meccanicistico-fisiologiche, sullo sviluppo ontogenetico, funzionali e

filogenetiche. Sebbene Tinbergen ritenesse ugualmente rilevanti le indagini

sulle cause remote e quelle sulle cause prossime, le osservazioni

sperimentali dei comportamenti degli animali venivano condotte con lo scopo

di spiegarne le ragioni immediate. Modello di spiegazione impiegato è quello

della selezione di gruppo, secondo cui una funzione è adattiva se comporta

benefici per tutti i membri del gruppo (quindi comunicazione adattiva

intraspecifica doveva essere necessariamente attendibile). L’idea che azioni

individuali potessero garantire vantaggi a un gruppo si è affermata negli anni

della prospettiva etologica con Wynne-Edwars che proponeva l’ipotesi che un

membro di un gruppo potesse sacrificare la propria riproduzione in favore dei

benefici di un gruppo. La selezione di gruppo contravveniva ad uno dei criteri

di quella di Darwin: singolo selezionato,non la specie. In sostanza il bersaglio

della selezione naturale è il singolo con le sue caratteristiche fenotipiche,

biologiche, i suoi comportamenti e le sue capacità. Per alcuni etologi la

selezione naturale può agire a livello del gruppo o della specie premiando i

gruppi che hanno successo riproduttivo; altri vanno contro dimostrando che

non solo molti comportamenti pro-sociali in realtà hanno vantaggi per la

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fitness del singolo, ma anche che un modello solidaristico di gruppo non è

rintracciabile nel mondo reale. La selezione naturale agirebbe così solo

sull’individuo approfittatore. La sopravvivenza di popolazioni in cui sono

presenti individui tendenti all’equa distribuzione è minata dai parassiti sociali,

sui quali la selezione agirà positivamente. Ma ciò porterebbe alla scomparsa

della coesione di gruppo e così non è stato. Sebbene criticato, il modello

della selezione di gruppo era l’unico che aveva avanzato un’ipotesi funzionale

della comunicazione intraspecifica oltre che sull’adattamento di numerosi

comportamenti sociali,come l’altruismo. Hamilton in campo biologico invece

ha cercato di offrire un modello teorico di mediazione tra i caratteri individuali

della selezione di Darwin e le pressioni selettive operanti in gruppi molto

ristretti e accomunati da legami di parentela. E’ il modello della kin selection

che sfrutta una motivazione genetica che spinge gli animali a investire nei

propri parenti (condivisione di geni): la frequenza di geni svantaggiosi

sarebbe direttamente proporzionale al grado di competizione tra 2 gruppi che

ambiscono alle stesse risorse. Il modello di Hamilton non riesce a risolvere il

problema dell’allocazione ottimale delle risorse perché spingerebbe a

ipotizzare che durante il corso dell’evoluzione sono stati selezionati

meccanismi di equilibratura di variabili che implicano processi decisionali

complessissimi. Trivers perciò propone modello teorico, basato sulla

reciprocità delle relazioni altruistiche e Maynard-Smith ha ipotizzato che le

comunicazioni o i comportamenti svantaggiosi del gruppo possono essere

spiegati solo con l’uso di una strategia evolutivamente stabile. Se i segnali

comunicativi venissero esaminati sulla base del significato evolutivo per

l’emittente, si riuscirebbero a spiegare quei comportamenti sociali benevoli e

si comprenderebbe la reale natura dei segnali comunicativi, nella stragrande

maggioranza dei casi interpretati come intraspecifici, ma in realtà diretti ad

altre specie animali condividenti lo stesso habitat. E’ difficile spiegare

univocamente le caratteristiche della comunicazione animale per la vastità

delle manifestazioni comunicative, mentre è accettato che l’atto comunicativo

debba indurre una variazione nel comportamento del ricevente. 2.1.QUANDO

COMUNICARE UN HANDICAP E’ UTILE PER SOPRAVVIVERE: secondo

Zahavi la maggioranza delle teorie sulla comunicazione animale è viziata

dall’errore di considerare questi atti sociali dal punto di vista del ricevente,

condizionando così l’interpretazione dei processi comunicativi e del loro

valore adattivo per le specie animali. La tesi fondamentale della teoria di

Zahavi è che una comunicazione tra animali è definibile tale se i soggetti di

questa relazione presentano un interesse comune. Le comunicazioni

interspecifiche invece sono finalizzate alla realizzazione di un principio

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evolutivo fortissimo: l’economizzazione degli sforzi. Consideriamo i segnali

d’allarme: secondo gli etologi sono importanti perché spingono chi li “fa” ad

adottare strategie comportamentali per sfuggire ai predatori. Tali messaggi

possono avere anche valenza interspecifica, ma quelli più indagati sono quelli

intraspecifici prodotti tramite vocalizzazioni. Esempio cercopitechi che in base

al predatore emettono un richiamo diverso. Cheney e Seyfarth hanno

ipotizzato che gli allarmi non sono generici,ma segnali referenziali che

comportano una risposta comportamentale adeguata. Il sistema comunicativo

dei cercopitechi grigio-verdi è diventato l’emblema dell’esistenza di

precedenti evolutivi della capacità linguistica umana. Zahavi ha individuato

nel comportamento di alcune specie animali (garrulo d’Arabia, un

passeriforme) sociali degli elementi incoerenti rispetto alla visione classica sui

segnali d’allarme. Non sembra modello richiamo altruistico: il segnale viene

emesso dalla sentinella prima che il predatore li noti e ciò potrebbe essere

controproducente come il caso in cui tutti si riuniscano sul ramo ad emettere

vocalizzi contro il predatore. Secondo Zahavi se un segnale è emesso a forti

toni non può che essere rivolto a chi sta lontano, al predatore non ai con

specifici spazzando ogni tentazione antropomorfica. Il vantaggio comune tra

preda e predatore del segnalare la presenza di quest’ultimo è di

economizzare gli sforzi di una caccia prolungata per il predatore e di non

essere attaccati per la preda. Zahavi dice che la comunicazione, soprattutto

quella interspecifica è attendibile se connessa a rischio. Inoltre

comportamenti che sembrano segnali d’allarme rivolti alla propria specie se

interpretati come azioni dirette al predatore possono rientrare nei modelli

darwiniani di selezione individuale: è il singolo ad avere vantaggio e solo

tramite lui, l’intera specie. In questa prospettiva la selezione ritorna al suo

luogo elettivo d’azione che è il singolo. Nella comunicazione interspecifica tra

preda e predatore è la selezione naturale che favorisce chi adotta un certo

tipo di comportamenti comunicativi e sfavorisce chi non lo adotta. Alcuni

animali provano a mimetizzarsi piuttosto che scappare o comunicare col

proprio nemico. Se il predatore non desiste lo costringono ad atterrare e poi i

garruli lo accerchiano emettendo vocalizzazioni fragorosissime. Si avvicinano

rischiando moltissimo (mobbing: mettono il predatore in pericolo

richiamandone più grandi). Il mobbing viene impiegato da molte specie

animali contro i predatori e viene eseguito a distanza così ravvicinata da

costituire un sovrainvestimento spiegabile solo con la dimostrazione di

attendibilità del contenuto del messaggio. Tra preda e predatore si instaura

una comunicazione: la preda invia dei messaggi chiari e inequivocabili al

predatore che cerca di valutarne l’attendibilità. L’esibizione dell’esagerazione

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avrebbe risvolti persino nella gestione delle relazioni sociali di dominanza

all’interno di un determinato gruppo. Il pellicano bianco vive in colonie

numerose che necessitano di organizzazione. Gli individui maturi, rivelati per

protuberanza sulla fronte crescente nel periodo riproduttivo, assumono ruoli

centrali nella gestione delle risorse. L’accrescimento della protuberanza

diventa segnale per indicare status sociale. Zahavi ha dimostrato che molte

attività dei garruli sono esibite per accrescere il prestigio sociale: sfama

pulcini altrui, rischia la vita per altri membri del gruppo,ecc. Ma competono

per essere altruisti spesso impedendo a coloro che si trovano in una

posizione sociale più bassa di essere altruisti inferendo con le loro attività.

Organizzazione sociale, azioni altruistiche, prestigio, possono essere così

spiegati come frutto di una selezione individuale che premia chi, mettendo a

rischio la propria vita, comunica un messaggio. Mostrare un handicap è un

vantaggio perché più sei in salute più sei in grado di resistere a situazioni

rischiose. 2.2.RILEGGERE LA SELEZIONE NATURALE: SELEZIONE DEL

SEGNALE VS SELEZIONE SESSUALE: la selezione sessuale, di solito

chiamata in causa per motivare la presenza di tratti contro adattivi, secondo

Zahavi costituisce una spiegazione debole e a volte inadeguata. Darwin nel

1871 aveva proposto l’esistenza di un meccanismo selettivo che non segue

gli stessi criteri della selezione naturale. Darwin enfatizzava il ruolo della

correlazione tra attrattività dei caratteri estrosi e vigore, possanza fisica, ma

non spiegava come mai le femmine non avrebbero potuto scegliere

semplicemente i maschi più vigorosi, anziché altri. Secondo Zahavi sono

presenti incoerenze come l’includere nell’azione della selezione sessuale la

lotta tra rivali dello stesso sesso tramite minacce, la lotta per

l’accoppiamento, ecc. Il successo riproduttivo di un individuo,negli organismi

che si riproducono per via sessuata, nella prospettiva darwiniana viene

determinato dalla scelta del partner, di norma direzionata dalle femmine della

specie: i caratteri contro adattivi sarebbero selezionati a causa della scelta

femminile di aspetti forse dannosi per la selezione naturale. I maschi

investirebbero nell’attrazione delle femmine, che hanno il potere di

selezionarli. Fisher ha cercato di spiegare il costo dei caratteri maschili

formulando la teoria della selezione galoppante, un modello in 3 stadi in cui la

preferenza femminile si discosterebbe nel corso dell’evoluzione dal vantaggio

effettivo per cui la femmina ha selezionato il tratto (evoluzione coda pavone).

Anche ciò per Zahavi presenta qualche punto debole: è difficile sostenere che

il carattere svantaggioso non sia più connesso con le qualità del soggetto e

che le peggiori; poi se il segnale non fosse collegato con le qualità

dell’individuo, non si capirebbe come l’esibizione del tratto abbia effetto sulla

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scelta del partner e sui rivali. Zahavi propone che l’azione della selezione

naturale agisca su 2 processi distinti: efficienza del singolo tratto e funziona

sulla base dell’efficacia, l’altro agisce sulla selezione di quei segnali che

apparentemente indicano uno spreco, ma comunque connessi alle qualità

individuali e consentono selezione differenziale tra individui dello stesso

gruppo. La prima selezione utilitaristica, l’altra selezione del segnale. La

selezione è diretta al vantaggio del singolo e solo tramite mediazione della

riproduzione alla specie. 2.3.UNA INTELLIGENZA MACHIAVELLICA?

COMUNICAZIONE, INGANNO E PREZZI DA PAGARE: Marler e colleghi

sostengono che il gallo domestico è in grado di fornire info errate sulla qualità

del cibo quando sono presenti femmine non familiari con cui accoppiarsi. Non

si è soliti assegnare intenzionalità a ciò. Il camuffamento sull’omocromia non

può essere considerato volontario (anche il mimetismo). Il piviere finge di

avere l’ala spezzata e lo fa anche quando il predatore ha consumato il suo

lauto pasto con le uova dimostrando rigidità di un’attività innata. Secondo

Zahavi anche le colorazioni aposematiche costituiscono un segnale e i mimi

hanno una possibilità di sopravvivenza non legata alla genuinità del segnale

ma alla disponibilità di risorse. Se in un ambiente i predatori dei mimi hanno

risorse alternative a disposizione,non tentano di riconoscere se la colorazione

è aposematica o mimata, altrimenti i tentativi vengono eseguiti, mettendo in

pericolo la sopravvivenza del mimo che, per difendersi, aveva assunto una

colorazione sgargiante. Perché ci sia un segnale bisogna almeno che ci sia

una non volontà, ma una necessità di informare il ricevente di una qualità che

non è immediatamente accessibile. Il principio della credibilità degli atti

comunicativi sostenuto da Zahavi viene messo in crisi soprattutto dal

cosiddetto inganno tattico. Secondo Whiten e Byrne sarebbe la capacità di

primati non umani di utilizzare con specifici come oggetti manipolabili o

strumenti sociali per manipolare altri membri. Hanno dimostrato che i primati

sono in grado di trarre in inganno i conspecifici quando cercano di ottenere

cibo che non potrebbero consumare per primi per motivi legati

all’appartenenza di rango o emettono segnali per fuggire. Riconoscere la

presenza di capacità mentali oggettive in animali non umani non è così

scontato soprattutto quando si ha a che fare con specie molto vicine a noi

evolutivamente. Al di là delle possibili critiche derivanti da criteri matematici

con cui è stato modellato il principio dell’handicap sembra singolare che tale

principio venga applicato a tutti i campi cognitivi che implicano qualche forma

di comunicazione. Della proposta di Zahavi stupisce la tendenza ad eludere

la specie-specificità dei comportamenti. Questo concetto è mutuato da

Lorenz dalla biologia dove indica il fatto che certi organismi sarebbero attivi


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in teorie della comunicazione e dei linguaggi
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher inzaghino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del linguaggio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Pennisi Antonino.

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