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Cap.1 La comunicazione negli animali

Qualsiasi sia lo scopo in ambito etologico, la comunicazione viene considerata come un fenomeno adattivo in cui un emittente produce, sotto l'influenza di stimoli esterni o interni, un segnale. Il segnale viene trasmesso tramite mezzi e vie differenziali al ricevente che lo decodifica e agisce di conseguenza.

La comunicazione è intesa come una funzione vantaggiosa per gli animali, sia quelli sociali che quelli solitari, perché consente di svolgere e coordinare attività connesse al mantenimento dell'individuo. Si deve alla comparazione scientifica dei naturalisti di fine Ottocento lo studio analitico del comportamento animale. Darwin sosteneva che anche gli animali non umani manifestano necessità comunicative e che tali necessità vengano praticate in modo funzionale e adattivo.

Secondo diversi studi etologici i limiti dell'adattività del segnale sono indice dell'evoluzione e della comunicazione. Anche la comunicazione intraspecifica, finalizzata a uno degli aspetti centrali per la vita di un individuo, secondo l'evoluzionismo, è stata oggetto di selezione naturale.

Secondo gli studiosi di comunicazione animale, perché un segnale venga percepito come messaggio diretto a un membro della specie, deve differenziarsi dall'ambiente a seconda del canale sensoriale preferenziale adottato da ogni singola specie per un determinato compito. Tutte le teorie sulle ragioni adattive dei sistemi di comunicazioni concordano nell'affermare l'intrinseca vantaggiosità della comunicazione intraspecifica, caratterizzata per l'emissione di un segnale la cui ricezione deve produrre dei benefici per ricevente ed emittente. La trasmissione dell'informazione non deve essere accidentale e la decodifica deve fornire vantaggi.

La comunicazione ottimale: il modello degli insetti sociali

Api e formiche sono spesso definiti come animali eusociali (presenza dello stesso gruppo di generazioni diverse, cura cooperativa della prole e divisione del lavoro utile al fine del mantenimento del nido e della sua difesa). L'ape domestica vive in alveare, società matriarcale monogamica con individui di diverse generazioni appartenenti a tre caste differenti alate, ma morfologicamente differenti.

L'ape regina è l'unica fertile in grado di accoppiarsi con i fuchi, le altre femmine sono le operaie e sono le più numerose (curano e mantengono la colonia). La regina depone le uova e mantiene coesa la colonia. Alveare composto da 40 mila a 100 mila operaie più da 500 a 2 mila maschi. I compiti di ognuno sono stabiliti da comportamenti e azioni chimiche della regina.

La struttura tipica dell'ape operaia è determinata sia da motivi genetici che di controllo da parte della regina che, tramite l'emissione di feromoni, impedisce lo sviluppo in altre operaie di tratti anatomici riproduttivi. Un tipo di operaie, le nutrici, si occupa di fornire cibo alle larve e di stimolare chimicamente la differenziazione dei loro compiti. Questa organizzazione efficiente e pro-alveare delle attività delle api ha spinto gli entomologi a considerare l'alveare come un superorganismo. Si ipotizza dunque che l'azione della selezione naturale si estenda a tutta la colonia.

La comunicazione delle api avviene anche tramite danze. Von Frisch ne ha individuato diverse tipologie: ad esempio, la danza circolare, eseguita dalle esploratrici che trovano fonte di cibo a meno di 100 metri dall'alveare, indica la direzione della fonte; quella dell'addome, con movimenti più precisi, indica presenza, distanza, quantità e difficoltà di reperimento del cibo. Viene fatta eseguendo un semicerchio e cambiando poi direzione volando in linea retta per tornare al punto di partenza e ripetere il movimento tante volte e veloce a seconda della distanza.

Questo superorganismo, come dicono Holldobler e Wilson, è misteriosamente privo di testa perché ciò che consente il funzionamento di tale organismo è, da un lato, l'impossibilità di non eseguire e rispettare semplici regole che stabiliscono vita, tipologie e attività di ogni singolo membro; dall'altro, l'efficienza della comunicazione intraspecifica. Le api vengono usate per spiegare modelli meccanicistici di comunicazione. Sulla base di questi modelli, la nozione di comunicazione è suddivisibile in non intenzionale e intenzionale.

Si realizzerebbe una comunicazione quando un emittente mette in atto intenzionalmente un comportamento di codifica dell'informazione, trasmette questa attraverso un canale che conduce il messaggio al ricevente, il quale è nella disposizione di percepire e decodificare il messaggio come un'informazione significativa.

Comunicazione umana

Lo scambio interattivo tra due o più partecipanti, dotato di intenzionalità reciproca e di un certo livello di consapevolezza, è in grado di far condividere un determinato significato sulla base di sistemi simbolici e convenzionali di significazione e segnalazione secondo la cultura di riferimento.

  • Assiomi della comunicazione umana: non si può non comunicare.
  • Livello comunicativo e livello di relazione.
  • Natura di ogni comunicazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione adottate dai comunicanti.
  • Gli esseri umani possono comunicare attraverso la via numerica (linguaggio) e quella analogica (corpo).
  • Tutti gli scambi comunicativi sono simmetrici e complementari.

La teoria moderna della comunicazione si fa risalire a Saussure e ai formalisti russi che hanno provato ad inquadrare in schematizzazioni elementari i meccanismi formali che stanno alla base della comunicazione. Shannon ha fatto sì che ciò venisse approvato scientificamente elaborando un'applicazione concreta nel campo dell'informazione. Si tratta di una questione cibernetica, relativa alla misurazione di quantità non teoricamente trasmissibile (secondo modelli astratti), ma realmente trasmissibile, chiamando in causa regolarità e irregolarità casuali della trasmissione in un arco temporale.

L'informazione viene intesa come una categoria statistica che indica la probabilità che in certe condizioni si verifichi un evento. Secondo Shannon, il problema centrale della comunicazione è di riuscire a riprodurre un messaggio al di fuori del contesto semantico della performance linguistica umana.

Anche la comunicazione animale è stata descritta sulla base di questi modelli astratti. Secondo questa ipotesi, gli animali non umani, gli umani e le macchine condividono la possibilità di trasmettere in maniera produttiva ed efficace dei segnali, codificati in modi specifici, ma sempre segnali formali e associati a un contenuto. Per le api, il messaggio può essere modulato sulla base di condizioni ambientali, ma sempre seguendo gli stessi algoritmi e producendo le stesse sequenze comportamentali.

Studi etologici hanno dimostrato che spesso i segnali di comunicazione, che vengono interpretati come richiami di allarme o attrazione per la riproduzione, fungono in realtà da segnalatori per i predatori. La comunicazione non si può ridurre a un sistema di produzione-trasmissione-ricezione come quello informatico, perché include al suo interno fenomeni di interazione tra organismi non classificabili come eventi comunicativi. Gli animali e gli umani producono invece atti comunicativi spinti da esigenze biologiche ed ecologiche, di cui il processore interno di una macchina può fare a meno per eseguire le sue computazioni.

L'idea che la trasmissione delle informazioni sia sempre vantaggiosa e che non procuri altro che miglioramenti all'interno di un sistema sociale organizzato non tiene conto degli aspetti relazionali interspecifici, che sono centrali se si pensa che questi sistemi di comunicazione sono stati selezionati nel corso della lunga strada evolutiva.

La natura dei segnali

La zoosemiotica viene definita come lo studio semiotico dei sistemi di comunicazione animale e ha come obiettivo la descrizione dei linguaggi animali. Le analisi zoosemiotiche si sono arrestate alla reinterpretazione in chiave linguistico-strutturalista dei dati ottenuti dagli etologi, con particolare interesse per quegli esperimenti di comunicazione interspecifica in cui alcuni ricercatori hanno tentato di insegnare a scimpanzé o il linguaggio articolato o la lingua americana dei segni.

Tentativi falliti perché il numero e la competenza nell'uso da parte degli scimpanzé nell'uso di tali simboli erano limitati. I dati ottenuti però erano falsati dall'evidente innaturalità dell'uso di simboli per un tipo forzato di comunicazione interspecifica. Le prove erano condotte in contesti antropomorfizzati, in cui le occupazioni principali degli scimpanzé erano differenti dalle necessità eco-biologiche e relazionali-sociali svolte nel loro habitat.

Sono stati utilizzati anche dalla zoosemiotica per sottolineare le differenze nelle abilità di semiosi animali e umane e ciò ha portato all'assorbimento nella semiotica. Le critiche dell'etologia alla zoosemiotica riguardano la ricerca negli animali di un livello di simbolizzazione basato su processi di astrazione che potrebbero essere sollecitati artificialmente, ma che di sicuro non vengono utilizzati in natura dagli animali non umani.

L'analisi sul ruolo e il significato dei messaggi nella comunicazione animale ha costituito il fulcro scientifico e sperimentale dell'evoluzionismo e dell'etologia. Il rigore cui gli etologi richiamavano gli sperimentatori era sollecitato da una serie di difficoltà che la descrizione del comportamento di una specie animale può implicare (come codificare osservazioni? Come descrivere il comportamento osservato senza fornire interpretazioni funzionali?).

Von Uexkull ha proposto la nozione di Umwelt per descrivere l'insieme degli elementi del mondo che fanno parte della selezione percettiva di un animale non umano. L'Umwelt sarebbe il mondo invisibile, la modalità tutta interna a una specie di ritagliare il proprio ambiente in una maniera tale da poter essere percepito solo dai membri della specie stessa.

Gli etologi chiedono una condizione metodologica necessaria a garantire l'eliminazione di ogni forma di antropocentrismo o interpretazione volontaristica dei comportamenti. All'interno di questa prospettiva, i segnali comunicativi prodotti dagli animali non umani assumono un significato specifico a seconda dello stimolo che li ha prodotti. Gli stimoli fungono da segnale attivante e possono essere filtrati dal mondo esterno o prodotti da un individuo: l'organismo filtra solo segnali che contraddistinguono una situazione biologica significativa, sulla base del principio di predisposizione all'economia.

Gli stimoli esterni, quelli che innescano un comportamento reattivo, di norma sono molto specifici e determinano l'esibizione di un comportamento altrettanto specifico, più o meno complesso (stimoli-segnale). Tutti i segnali percettibili che provocano un meccanismo scatenante innato hanno funzione di stimoli-chiave, nel cui processo che li coinvolge l'interesse per la ricezione dell'informazione è presente solo nel destinatario (presenta adattamenti per il miglioramento dell'efficienza comunicativa).

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher inzaghino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del linguaggio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Pennisi Antonino.
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