Antonino Bucca – Fondamenti metodologici e classificazioni dei disturbi mentali
Linguaggio, comunicazione, relazione
Il linguaggio comprende tutte le possibilità insite nella natura umana, mediante le quali si crea e si veicola l’enorme patrimonio di conoscenze, modi e relazioni. Tutti gli artifici che gli uomini hanno utilizzato nel tempo per scambiarsi emozioni, conoscenze, progetti, cioè le informazioni, costituiscono altrettanti tipi di comunicazione. Il linguaggio verbale è il più complesso, potente e veloce e coesiste con gli altri in un gioco simbolico espressivo ed esistenziale (con la comunicazione non verbale ad esempio). Il linguaggio non ha solo funzione strumentale: caratterizza i nostri modi di percepire, sentire e significare (l’esistenza umana ha una natura linguistica).
Il linguaggio può essere analizzato considerandolo su 3 differenti livelli (Morris): sintassi (regole del codice che permettono di veicolare le info), semantica, pragmatica (valutazione degli effetti e delle relazioni linguistiche e comunicative sul comportamento soggettivo e nell’ambiente psico-sociale). Attraverso il comportamento linguistico si condiziona e si viene condizionati. Gli atti linguistici riguardano l’agire o l’azione, e hanno scopi performativi contemporanei distinguibili in 3 tipi: locutorio (uso della lingua in senso fonologico, sintattico, semantico, prosodico e referenziale), perlocutorio (effetto emotivo, cognitivo e contestuale sull’interlocutore), illocutorio (peso psicologico, culturale e sociale degli enunciati).
La teoria contrattualista o costruttivista della comunicazione proposta da Rommetveit pone attenzione al contesto inteso in senso psicosociale. Secondo Bateson, Beavin e Jackson, il linguaggio e la comunicazione fondano e sorreggono i rapporti interpersonali soddisfacenti tanto che la loro assenza sarebbe uguale all’assenza di qualsiasi forma di comportamento. Caratteristica dei comportamenti linguistici è quella di fondere aspetti contenuto e aspetti relazione che si servono di modalità differenti (numerica, linguaggio verbale, e analogica, non verbale). Comportamenti linguistici-relazionali poiché si veicolano info e si instaura un rapporto, mentre l’interazione investe lo status assunto dai soggetti nel contesto sociale.
Watzlawick, Beavin e Jackson hanno proposto 2 tesi per la spiegazione e il trattamento delle malattie mentali. Intanto, le psicopatologie sono l’espressione di un disturbo interpersonale e non personale e quindi la comunicazione rappresenta il luogo elettivo per evidenziarle e trattarle. Il linguaggio permette di strutturare l’ambiente psicologico soggettivo. Processi cognitivi e linguistici ci consentono di rappresentare, connotare e denotare la realtà. Il linguaggio riflette ciò che pensiamo di noi stessi.
Disturbi delle comunicazioni e delle relazioni
Anche nelle malattie mentali abbiamo evidenti riferimenti ai processi informazionali che in questi casi riflettono l’anomalia comunicativa dei fenomeni psicopatologici. Il malato psicotico si lascia in balia di un continuo gioco che rende la sua produzione linguistica incomprensibile e sganciata dal contesto, ma contestuale alla sua esperienza delirante. Se la manifestazione tipica del comportamento disturbato o dell’entità morbosa mentale è la chiusura, il distacco emotivo, l’autoisolamento, anche la comunicazione sarà inefficace e compromessa così come le relazioni personali ed interpersonali. I disturbi mentali sono principalmente disturbi delle comunicazioni e delle relazioni (disfunzione-disadattamento nel passaggio delle info o nella instaurazione e nel mantenimento di legami comuni).
Patologie del cervello e disturbi della mente
In Aristotele intreccio di anima e corpo. L’anima esprime le capacità specifiche che un corpo consente (es. rappresentazioni mentali distinte da quelle degli animali mediante il linguaggio). Problema della relazione del corpo e dell’anima, del cerebrale e del mentale. Vari pareri: es. Edelman architettura del cervello come risultato della selezione e dello sviluppo peculiare per ogni individuo, dei gruppi neuronali, i quali sviluppano le potenzialità genetiche insite nel codice in relazione all’interazione ambientale cosicché il cervello si struttura assumendo singolarità architettonica e soggettiva caratteristica di ogni singolo individuo.
Lesione organica ed danno mentale
Cervello e midollo spinale costituiscono il Sistema Nervoso Centrale, mentre dai gangli del midollo si originano le fibre nervose che innervano tutti i tessuti degli organi e degli apparati e che costituiscono il Sistema Nervoso Periferico. La psichiatria indaga i disturbi mentali seguendo un approccio clinico-nosologico, con l’obiettivo dichiarato della diagnosi in vista del momento successivo che prevede l’attuazione di protocollo per il trattamento terapeutico. La psicopatologia tende alla comprensione e alla descrizione fenomenologica delle modalità d’esistenza e dei vissuti dei soggetti malati, a svelarne le strutture ontologiche soggiacenti legate all’impossibilità di essere e di sentirsi diversi. Tutti gli eventi patologici che interessano il SNC prendono il nome di neuropatie e sono oggetto di studio della neurologia. Sono caratterizzate da presenza di lesione accertata e accertabile che investe un’area più o meno vasta ed imputabile a cause di natura diversa (nel SNC l’eziologia genetica è responsabile dei deficit cognitivi di malattie come la sindrome di Down, deficit presenti in alcuni casi anche come residui di altre patologie nervose di origine infettiva o vascolare come le meningoencefaliti).
Crow definisce paradossali le ipotesi di trasmissione genetica diretta delle psicosi e con Marian Annett ritiene che l’eziologia della schizofrenia sia da riferire all’azione di un gene che determinerebbe anomalie della lateralizzazione funzionale emisferica. Mentre si è dimostrato che può esserci predisposizione allo sviluppo in determinate circostanze, della malattia mentale. Eziologia delle malattie mentali: alterazione biochimica a carico di alcune proteine e aminoacidi, ovvero nei neurotrasmettitori quali dopamina, serotonina, ecc. Questi permettono il passaggio degli impulsi nervosi elettrochimici nel SNC, con la funzione di eccitare o inibire l’attività dei neuroni. Logica binaria: info fra diversi gruppi di neuroni e scambi sinaptici elettrochimici sembrano regolati da 2 elementi: impulsi nervosi di attivazione e di non attivazione. Secondo il modello neurobiologico la presunta sede della lesione si configurerebbe nel difetto della modulazione biochimica dei neurotrasmettitori e nella costituzione di nuove connessioni sinaptiche neurali. Già dalle ipotesi neurobiologiche degli anni '50 la dopamina è risultato il primo aminoacido neurotrasmettitore chiamato in causa nell’eziologia dei disturbi psicotici.
L’alterazione dei livelli di dopamina con eccessiva eccitazione dei recettori neurali dei lobi frontali e del sistema limbico, sembra riferibile ai sintomi positivi, quali i deliri, e ai disturbi affettivi delle psicosi schizofreniche (glutammato e recettori NMDA influenzano azione dopamina relegandone il rilascio nelle connessioni sinaptiche e i recettori entrerebbero in gioco durante le manifestazioni dei sintomi negativi e dei disturbi cognitivi delle psicosi schizofreniche, a differenza della dopamina che determinerebbe solo i sintomi positivi e i disturbi affettivi). Le psicopatologie non rispondono a tutt’oggi a una eziopatogenesi palese e condivisa, manca cioè la presenza di una lesione accertata e accertabile (non c’è alcuna prova dimostrabile circa un danno o lesione del SNC). Si preferisce parlare di disturbi della mente. Quindi la presenza accertabile o meno di una qualsiasi forma di lesione fonda allora la prima importante discriminazione tra le patologie del cervello e i disturbi della mente.
Poi vi sono patologie con localizzazione organica diversa dall’encefalo, ma che nel momento acuto o cronico del loro decorso possono determinare manifestazioni sintomatologiche a carico del SNC (abuso di alcool o stupefacenti portano al delirium ad es.). Distinguiamo tra patologie neurologiche, disturbi mentali e manifestazioni a carico del SNC.
Patologie accertabili e disturbi invisibili
La presenza della lesione organica permette di stabilire e verificare l’eziologia della malattia (e quindi anche di fare diagnosi, prognosi, trattamenti). Le lesioni del cervello sono riscontrabili tramite misurazioni elettriche (ElettroMioGrafia che consente di valutare l’attività elettrica di base, cioè quella degli impulsi nervosi espressi in millivolt) o elettromagnetiche (brain imaging fornisce immagini elettroniche e digitali delle strutture anatomiche e superficiali del cervello, TAC processa immagini radiologiche ottenute attraverso una fonte di raggi X diffusi con proiezioni a più stratificazioni e da varie angolature e le immagini così ottenute, a volte anche con l’aiuto di un tracciante radioattivo, visualizzano la struttura morfologica del cervello ed eventuali alterazioni macroscopiche) → neuroimaging. Risonanza Magnetica Nucleare (MRI) e RMN Funzionale (fMRI), Tomografia ad emissione di positroni (PET). I disturbi della mente in assenza di lesioni certe rendono vano l’utilizzo di queste tecniche. Le patologie del cervello poiché risultato di lesione organica sono accertabili.
Patologie oggettive e disturbi soggettivi
Le patologie del cervello si caratterizzano per l’oggettività, univocità e universalità delle manifestazioni cliniche. I disturbi della mente si caratterizzano per la soggettività e la singolarità dei disturbi.
Eventi morbosi e sintomi manifesti
Nelle patologie del cervello, come in tutte quelle organiche, siamo in grado di riconoscere e distinguere stabilmente la differenza che intercorre tra evento morboso e sua manifestazione (lesioni cerebrali di aree funzionalizzate al linguaggio determinerà sintomi). Nei disturbi della mente la distinzione fra sintomo ed entità patologica risulta mutevole e legata al rapporto col quadro nosologico che si impone (gli stati ansiosi diventano malattia quando dominano esclusivamente il quadro nosologico e sintomi accessori quando il quadro psicopatologico è dominato da altri segni di rilevanza morbosa come i deliri).
Comorbilità e continuum psicopatologico
Patologie neurologiche diverse come l’epilessia possono ritrovarsi nello stesso soggetto senza correlazione eziologica. La presenza contemporanea e senza possibilità di correlazione eziopatogenetica di eventi patologici diversi determina la coesistenza di più malattie. È possibile la simultanea affezione in uno stesso individuo di una sindrome neurologica come l’epilessia ed un disturbo mentale come la schizofrenia. Caratteristica dei disturbi mentali è una complicazione ulteriore. Nelle psicopatologie ci imbattiamo nella possibilità del passaggio per intensificazione o aggravamento da una forma più semplice ad una forma più invalidante (Ansia→Umore→Psicotici).
Semeiotica dei disturbi mentali
Ideazione delirante
Le idee deliranti che caratterizzano gli stati mentali delle psicopatologie fissano costantemente il flusso delle rappresentazioni su un unico pensiero. La strutturazione della convinzione delirante si origina affondando nei caratteri premorbosi del soggetto e nell’avviarsi si sorregge sul pregiudizio, trae vigore dall’interpretazione dell’evento illuminante e da vita così alla credenza incredibile che domina l’ideazione del malato. Perciò il delirio si riferisce all’ideazione o al pensiero cogente ed esclusivo, che si origina attraverso una interpretazione assolutamente singolare della realtà e alle convinzioni o credenze non condivise che ne conseguono. Nelle psicopatologie più che il delirio troviamo le manifestazioni deliranti come la paura per il furto del pensiero (contenuti bizzarri) o la persecuzione (contenuti deliranti lucidi).
Ideazione e ragione di norma consentono di formulare ipotesi e progetti anche diversi o tra loro contrastanti, ma ragionare implica la capacità di saper distinguere, la volontà di piegarsi, di criticare e in alcuni casi la rinuncia. Tutto ciò manca nel delirante e il tentativo di razionalizzare enfatizza solo un processo inutile e ricorsivo senza alcun criterio di ragionevolezza.
Percezioni allucinatorie
Sensazione si riferisce a stimoli esterni, percezione riguarda i processi cerebrali di comprensione o di elaborazione delle sensazioni. Le allucinazioni sono esperienze percettive o dispercettive dovute ad impressioni o sensazioni in mancanza di reali stimolazioni, avvertite esclusivamente dal soggetto. Déjà vu. In psicopatologia le allucinazioni sono prevalentemente uditive (voci, rumori), meno rare le visive e le tattili, somatiche e olfattive. Le esperienze deliranti rappresentano le espressioni cognitive delle psicopatologie, mentre le allucinazioni incarnano, quelle essenzialmente sensoriali, percettive o “linguistiche”.
Classificazioni delle malattie mentali
Kraepelin
1793 Pinel “libera” i folli conferendo loro lo status di malati e inizia lo studio sistematico e quindi la storia della psichiatria. Sul finire dell’800 la svolta evolutiva si deve a Kraepelin, il quale si occupò dell’aspetto psicologico dei disturbi mentali. Sosteneva l’importanza di rinvenire le caratteristiche sintomatologiche che unificano tutti i soggetti psicotici, indipendentemente dalle espressioni personali della malattia mentale e soffermandosi sull’andamento e l’esito nel lungo periodo dell’affezione morbosa mentale. Emerse il quadro psicopatologico della dementia praecox (schizofrenia con Bleuler nel 1908). Non serra completamente le porte alla componente biologica riconoscendo anzi l’importanza e l’incidenza di una predisposizione psicopatica nella DP. Aumento degli studi anche in riferimento ad aspetti insignificanti. La prima classificazione compiuta delle malattie mentali si deve a Kraepelin. Nella prima redazione della classificazione (1893), presenta una ricognizione degli studi allora più prestigiosi e diffusi, nell’ultima (1899) vi è la sistematizzazione scientifica della raccolta dei dati contenuti nelle schede personali sui pazienti in esame.
Da qui Kraepelin sposterà l’attenzione dalla tendenza ad associare le presunte cause biologiche alle relative manifestazioni psicotiche. Gli preme mettere in evidenza i processi psicologici sottesi, la variabilità dei decorsi e la gravità degli eventi morbosi che determinano gli esiti psichiatrici. Discriminare (per la loro natura) e accorpare (in funzione della componente psicologica che li determina) diventano nella sistemazione definitiva i termini concettuali di definizione e specificazione. Inizialmente differenzia e raggruppa tutti quei disturbi mentali che non sembrano completamente riconducibili ad alterazioni del funzionamento psicologico, ma che lasciano trasparire la loro natura biologica. Discrimina tra disturbi mentali riconducibili a cause organiche da quelli riconducibili a cause psicogeniche (biochimiche e decadimento organico: nella prima, malattie organiche come febbrili e infettive; nella seconda malattie segnate da decadimento di funzioni psichiche superiori).
La separazione più discussa fu quella tra Dementia Praecox e Disturbi maniaco-depressivi: entrambi i gruppi non avevano legami biologici, ma a prima vista elementi psicogenici simili (discriminazione dovuta al tono dell’umore). La DP ha sintomi psicopatologici come i deliri, le allucinazioni e le alterazioni cognitive e comportamentali; presenta decorso ed epilogo catastrofici. Rientrano le forme ebefreniche esordienti in età giovanile, le catatoniche caratterizzate da rigidità o immobilità posturale e le paranoidi con manifestazioni di grandezza e persecuzione.
A parte i disturbi maniaco-depressivi che alternano ciclicamente stati melanconici ed euforici ed il cui decorso lascia più spazio all’ottimismo. Euforia e grandezza (stati maniacali), depressi all’opposto, misti presentano picchi di entrambi. La follia sta in quel sistema di credenze, di pregiudizio integralista, di interpretazioni soggettive che si ripercuotono nelle relazioni con la realtà psicologica e sociale. Il delirio costituisce la manifestazione minima, comune, costante, necessaria ed esclusiva che sottende tutti i disturbi mentali (particolarmente la paranoia). Nelle manifestazioni con Delirio di persecuzione, le credenze del soggetto sono caratterizzate dall’idea fissa di timore, pericolo e dalla necessità di stare all’erta; in quelli con delirio di grandezza vi sono idee di eccessiva sopravvalutazione soggettiva. Il delirio di gelosia pone a nudo la ferita narcisistica del malato con esplosione di rabbia e rancore.
Negli stati psicopatici invece rientrano le forme morbose ad eziologia psicogenica con decorso e soluzione generalmente benigni (fobie ed ossessioni con eccessivo investimento affettivo o ansioso o forme impulsive con attuazione di comportamenti compulsivi). Quindi in Kraepelin assumono rilevanza psicopatologica tangenzialità e deragliamento (passaggio da un’idea ad un’altra che la evoca marginalmente). I soggetti producono enunciati tanto incomprensibili, quanto ricercati o ripetuti monotonamente. L’interesse di Kraepelin è diretto principalmente sul versante dell’esame della funzionalità generale dei processi cognitivi nei malati di mente. Nel 1954 Gross aggiorna la terminologia nosografica accogliendo l’impianto di Kraepelin. Raccoglie le patologie da eziologia organica riconosciuta, tipo i disturbi da cause organiche, dovuti ad uso di droghe.
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