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dell’identità personale). Nel disturbo di depersonalizzazione il

soggetto che ne soffre dichiara che in alcune circostanze percepisce

di perdere il contatto con la sua realtà personale ed ha sensazione

di vivere esperienze a lui estranee. Elementi come la presenza di

caratteri devianti possono emergere dal fenotipo di un gran numero

di persone senza minacciare e turbare l’equilibrio psicologico

personale o sociale. Alcuni tratti di personalità rigidi e non adattivi

marcano specificamente una serie di Disturbi di Personalità,che nel

manuale sono categorizzati in maniera diversa e in rapporto alla

prevalenza dei caratteri psicopatologici dominanti(strani o

eccentrici che esitano nella diagnosi differenziale dei disturbi di

personalità paranoide,schizoide e schizotipico). Se ritiene importanti

quelli amplificativi,emotivi o imprevedibili la conclusione

diagnostica sarà per uno dei Disturbi di personalità

antisociale,Istrionico e narcisistico. PARANOIA: La struttura della

personalità del paranoico appare visibilmente

inflessibile(diffidente,sospettoso,aggressivo). L’ideazione è rigida e

attenta solo alla difesa delle proprie prerogative personali

sopravvalutate. Il sistema delirante si catalizza intorno ai nuclei di

persecuzione e grandezza. Rancore per il nemico,compiacimento

narcisistico. Tutto può sfociare nell’omicidio del nemico. I

comportamenti aggressivi rispondono al raptus immotivato che fa sì

che l’attacco si svolga improvvisamente e senza preparazione per

motivi futili solitamente. Il malato può trovare giustificazioni in

ideali deliranti etici o morali e motivare il gesto come necessità

ineccepibile,scandalizzandosi per le accuse. PSICOPATOLOGIE

NELL’ADOLESCENZA: L’adolescenza può lasciare disorientati i

giovani. Le manifestazioni comportamentali incongrue

dell’adolescente appaiono riferibili alla particolare e momentanea

situazione relazione,comunicativa e sociale instaurata

dall’adolescente all’interno dei sistemi di appartenenza. Possibili

espressioni sintomatologiche di disturbi mentali si rivelano reazioni.

Condotte inadeguate dell’adolescenza costituite da disturbi di

comportamento come quelli della condotta alimentare(bulimia e

anoressia con cui l’adolescente tenta di controllare l’evoluzione del

corpo),turbe psicosomatiche,abuso di sostanze. Età sviluppo

malattie tra 18 e 50. Patologie precoci sono stati ansiosi e psicosi

che possono insorgere dai 18 ai 20,mentre gli episodi depressivi e

maniacali sono più tardivi.

1.5.TRATTAMENTI TERAPEUTICI E ORIENTAMENTI RIABILITATIVI:

Ogni malattia prevede una cura uguale per tutti coloro che ne sono

affetti. Nelle malattie mentali sviluppo e prognosi delle turbe

psichiatriche sono estremamente individuali e variabili da caso a

caso. I trattamenti terapeutici sono diversi da quelli adoperati per le

malattie organiche e sono di tipo soggettivo. Nei disturbi mentali

non si può avere recupero integrale per le cause sconosciute degli

stessi(solo recupero per compensazione cioè funzionale,psicologico

e sociale). Sono trattamenti terapeutici integrati di network

assistance attuati tramite l’intervento di equipe multidisciplinari

composte dalla contemporanea presenza di psicologi,psichiatri con

presa in carico globale del paziente e del contesto familiare di

appartenenza. Psicoterapia,terapia farmacologica,t.

elettroconvulsivante e iniziative di welfare e self-help riabilitativo.

INSIGHT E CAMBIAMENTO: Le psicoterapie integrano o rimpiazzano

le altre terapie. Le P. di INSIGHT come le psicoanalisi che

interpretano il sintomo come espressione dell’esperienza soggettiva

e della strutturazione della personalità. Tendono alla ristrutturazione

della personalità del soggetto che si sottopone agli incontri

attraverso l’utilizzo di tecniche ed interventi a lungo termine. Le P di

CAMBIAMENTO trattano l’evidenza del sintomo,reputandolo nucleo

psicopatologico principale di un qualsiasi disturbo psichico e

presupponendo la natura cognitivo-comportamentale del malessere

psicologico. Gli incontri si articolano in modo flessibile,precisando le

tappe e gli obiettivi(migliorare la comunicazione,chiarire i ruoli per

favorire autonomia e adattamento della persona). Breve durata.

Indirizzo

comportamentista,cognitivista,relazionale,funzionale,familiare e

sistemico-strutturale, il quale punta a modificare le relazioni

presenti focalizzandosi sui problemi nel qui e ora rifuggendo dal

passato; il reinserimento del paziente in un ambiente riorganizzato

nei ruoli è lo scopo finale). In entrambi sedute di un’ora.

TRATTAMENTO FARMACOLOGICO aspira ad incidere biologicamente

sulle cause patologiche riconosciute o sulle manifestazioni

sintomatologiche. I farmaci utilizzati agiscono sul SNC a livello dei

recettori e dei neurotrasmettitori come la dopamina,serotonina,ecc.

Ansiolitici hanno effetto sintomatico sugli stati ansiosi,sedativo e di

induzione al sonno. Antidepressivi curano i disturbi del tono

dell’umore. Neurolettici svolgono funzione sintomatica e curativa

degli stati maniacali(molecole di nuova generazione come la

clozapina,il risperidone). Antiepilettici e antiparkinsoniani adoperati

anche in psichiatria fungendo da vettori chimici da associare ai

neurolettici per potenziarli. Il loro impiego si riscontra

prevalentemente in ambito ospedaliero e non ha durata predefinita

o programmabile,così come varia frequenza. TERAPIA

ELETTROCONVULSIVANTE riattualizza il principio terapeutico

dell’elettroshock e consiste in una stimolazione attuata in anestesia

generale del SNC con potenziali elettrici in grado di indurre una

convulsione generalizzata(anche qui si agisce inducendo

rimodulazione dei neurotrasmettitori cerebrali; rischio alto).

Stimolazione magnetica transcranica(TMS) e tecnica

Ripetitiva(rTMS) sfruttano l’induzione dei campi magnetici per

modificare gli impulsi nervosi e le sinapsi neuro cerebrali. La prima

nel lobo frontale e temporale sinistro ha migliorato la

sintomatologia dei depressi e in altre aree cerebrali sembra possa

essere terapeutica per le epilessie(non invasiva,né dolorosa,ma

effetti di breve durata e non si conoscono effetti collaterali). Negli

stati ansiosi,depressivi,maniacali e nelle psicosi le opzioni a favore

del trattamento farmacologico o di quello elettroconvulsivante

permettono il primo approccio relazionale al paziente nel momento

acuto della malattia e la remissione del quadro sintomatologico

positivo(deliri bizzarri,allucinazioni,ecc),in qualche maniera

agiscono sulle manifestazioni negative come i comportamenti

motori catatonici,alogia e abulia e permettono possibilità di

recupero e riabilitazione psico-sociale. I trattamenti terapeutici

integrati si sono rivelati inutili e nulla si può quindi per la cura e nel

controllo di manifestazioni e idee deliranti lucide.

La diagnosi precoce e i trattamenti terapeutici integrati,attraverso

modelli di NETWORK ASSISTANCE e SELF-HELP

RIABILITATIVO,contribuiscono al recupero funzionale dignitoso e

soddisfacente di un gran numero di pazienti. Gli orientamenti

riabilitativi attuali cercano,attraverso esperienze di

co-modificazione e ri-formazione delle interpretazioni dei vissuti

personali,di far riacquisire attraverso il coinvolgimento del malato

con tutte le sue esperienze,più rassicuranti modalità relazionali ed

esistenziali. Si vuole offrire al paziente l’occasione per uscire dalla

modalità dell’ideazione e dell’espressione e dalle relazioni deliranti.

Tutto ciò passa da una parziale remissione dei sintomi principali e

dal raffreddamento del conflitto ambientale e poi si dovrà ottenere

l’indispensabile adesione del soggetto alla ri-formazione delle

interpretazione dei vissuti personali. Si tendono ad offrire al

paziente continui spunti per ripensare a sé stesso e alle sue

condizioni psicopatologche libero da preconcetti,per saper

riconoscere e convivere con la malattia. Modello comportamentista

prevede l’ausilio di nuove modalità comportamentali attraverso le

pratiche della terapia occupazionale e della espressiva(lavoro unito

a laboratori di pittura o occasioni che offrono stimolo alla pratica

sportiva). Modello psicosociale attenzione alle sollecitazioni che un

ambiente gratificante può fornire favorendo nuove ed appaganti

modalità di interazione soggettiva ed intersoggettiva. Modello

centrato sull’individuo tende alla rielaborazione dei vissuti

personali. Ci sono anche iniziative di supporto o welfare per i diritti

del malato all’integrazione,partecipazione,casa e lavoro mediate da

enti come i Dipartimenti di Salute Mentale territoriali o le

associazioni Onlus.

ALESSANDRA FALZONE – SCHIZOFRENIA E LINGUAGGIO

2.1.LA NATURA DELLA SCHIZOFRENIA: 2.1.1.I DATI EPIDEMIOLOGICI:

Epidemiologia definita come lo studio della distribuzione,nello

spazio e nel tempo,di determinati stati di salute all’interno della

popolazione umana,e delle cause che spiegano tale distribuzione.

Unità di misura fondamentali per individuare distribuzione di un

disturbo in una data popolazione sono incidenza e prevalenza. La

prevalenza stima in proporzione (per 1000 unita di popolazione a

rischio) il numero di casi sia vecchi che nuovi presenti in un dato

periodo di tempo,l’incidenza si riferisce al tasso di nuovi casi per

unità di popolazione e per unità di tempo. Prevalenza a

punto(misura numero casi con sintomi evidenti,ad uno specifico

stato di tempo),di periodo(misura numero casi per 1000 che sono

attivi durante un periodo di tempo definito tipo 6 mesi),per durata

di vita(riflette la proporzione di individui che sono stati affetti da un

disordine in qualsiasi momento della loro vita). Popolazione a rischio

è uguale al numero totale della popolazione meno quelle aventi

manifestato un disturbo e quelle la cui età è inferiore o superiore

all’intervallo cronologico all’interno del quale di norma insorge il

disturbo. Le ricerche epidemiologiche si basano sullo studio

dell’interazione tra campioni(persone individuali),elementi

patogeni(agenti infettivi o tossici) e l’ambiente(ambienti urbani

sovraffollati,reti sociali protettive). Queste interazioni possono

configurarsi come indici di esposizioni ai fattori di rischio o di esito

dello stato di salute. I fattori di rischio(abuso di sostanze,stress)

sono variabili che elevano le possibilità di insorgenza,ma non

causano la malattia. Importanti in epidemiologia psichiatrica i dati

ottenuti dal calcolo del rischio di morbosità(possibilità che un

individuo nato all’interno di una popolazione sviluppi il

disturbo),rischio relativo(rapporto tra occorrenza di un dato esito in

persone esposte a fattori di rischio e non esposte),di

probabilità(rapporto tra probabilità di un dato esito in persone

esposte a fattori di rischio e probabilità di quello stesso esito in

persone non esposte). 2.1.1.1.STORIA E METODOLOGIA:

Epidemiologia con Kraepelin. Nasce nel XIX secolo per censire il

numero dei malati,poi scopo comparativo(Koller frequenza disordini

mentali tra parenti dei pazienti ospedalizzati con disturbi psichici

con frequenza disturbi mentali tra i parenti di pazienti chirurgici).

Goldberg 1915 osservazioni sulla frequenza di popolazione del

disturbo psichico provocato dalla pellagra in differenti aree

geografiche in USA e Italia. Esaminò associazioni della pellagra con i

fattori ecologici e arrivò a formulare l’ipotesi dell’origine nutrizionale

del disturbo(ruolo fondamentale nell’eziologia del disturbo alla

carenza di acido nicotinico). XX secolo in Europa particolare rilievo

alla componente genetica della malattia,in Usa analisi fattori

socio-ambientali. Studi epidemiologici psichiatrici iniziarono tra il 10

e il 50 “sul campo” con perdite di tempo e risorse e dati accurati

tanto da avere un certo valore anche oggi(riguardo incidenza sulla

popolazione e prevalenza della schizofrenia,grafico curva

inizio,rischio specifico per età e sesso). Erano inchieste longitudinali

in cui gli individui venivano intervistati periodicamente in archi di

tempo abbastanza lunghi. Terza generazione di studi Criteri

diagnostici di Ricerca,DSM III/IIIR. Quarta generazione pone enfasi

sulla ricerca di fattori di rischio. Quinta vuole integrare nella

costruzione di modelli epidemiologici complessi i recenti sviluppi

ottenuti studiando la mappa genomica umana per ricercare le

possibili cause dei disturbi psichiatrici. World Health Organization ha

stabilito gli assunti metodologici delle ricerche epidemiologiche

sulla schizofrenia: identificazione dei casi con primi sintomi di

schizofrenia o di disturbi schizoidi all’interno di una popolazione

demograficamente rappresentativa in un periodo di rischio ben

definito; diagnosi e ospedalizzazioni basate su criteri di definizioni

internazionali; uso di strumenti di attestazione standardizzati basati

sui primi 2 punti da parte di ricercatori specializzati; traduzione dei

sintomi e criteri di diagnosi in lingua locale; procedure diagnostiche

obiettive ed uniformi. Accurata diagnosi della schizofrenia e

determinazione chiara ed univoca dell’età di inizio della

malattia(permette calcolo tasso incidenza,identifica fattori rischio).

Il problema della definizione del caso schizofrenico sta nel genere di

criteri adottati. Generalizzabili e confrontabili facilmente i criteri

clinici si basano su una iper-semplificazione delle manifestazioni

schizofreniche(linguistiche soprattutto) e far rientrare i sintomi di

ogni schizofrenico all’interno di generalizzazioni cliniche che

rientrano in quadri diagnostici generali è controproducente. La

considerazione della manifestazione più evidente della

schizofrenia(carattere linguistico) riporterebbe l’indagine sulla sua

reale peculiarità. 2.1.1.2.FATTORI DI RISCHIO: solo alcuni hanno

influenza sul corso della schizofrenia. Non determinano

l’insorgenza,ma possono modificarne evoluzione ed esito. Relazione

inversa tra classe sociale e schizofrenia:le condizioni ambientali

avverse anticiperebbero l’età di inizio della schizofrenia oppure la

selezione sociale venga determinata dall’impossibilità di procedere

nell’affermazione sociale ed occupazionale,una volta manifestato il

disturbo. Hafner ritiene determinante il periodo di insorgenza della

malattia(15-35 periodo anche di ascesa sociale). I soggetti

appartenenti ad una più alta classe hanno più probabilità di seguire

una terapia con esito positivo. Le condizioni socio-economiche non

agiscono come fattori decisivi per la manifestazione di tale psicosi.

Le condizioni pre e peri-natali incidono modestamente. I fattori di

rischio esterni come le droghe possono provocare episodi psicotici.

Indagini con duplice conclusione:svedesi chi consumava cannabis

per più di 15 volte aveva 6 volte in più la possibilità di diventare

schizofrenico,ma dato che con l’incremento del suo consumo non si

verifica l’aspettato aumento degli schizofrenici,l’esperimento non

può essere confermato. Van Os e altri hanno dimostrato che i figli di

madri esposte ai bombardamenti,per i primi 3 mesi di gravidanza,in

Olanda durante la 2° guerra mondiale avevano più possibilità di

diventare schizofrenici(comunque limitato e debole). Storia

familiare: Gottesman condusse uno studio su 40 famiglie diffuso su

7 decadi e rilevò che i parenti di individui affetti sono soggetti ad un

più alto rischio(correlato al grado di parentela)per la schizofrenia

rispetto alla popolazione in generale(gemelli monozigoti e figli di

entrambi i genitori schizofrenici hanno la più alta percentuale di

rischio 48% e 46%). Kendler sostiene l’importanza della presenza di

casi schizofrenici nella storia familiare per determinare il rischio di

morbosità per gli altri componenti,dimostrando che il rischio per la

schizofrenia dei parenti prossimi è da 5 a 15 volte superiore rispetto

alla popolazione generale. I maschi(entro 30) solitamente

manifestano il disturbo prima delle donne(oltre 30) e questa

differenza è attestata anche da Piccinelli che notò come la richiesta

di ospedalizzazione femminile risultava più tardi di 4-5 anni rispetto

agli uomini. Hafner dice che è dovuto ad un fattore ormonale:

estrogeni fungono da controllo per comportamenti dopaminergici.

Hafner dimostrò anche che le manifestazioni in donne

schizofreniche aumentassero durante il ciclo,quando cioè il livello di

estrogeni del sangue diminuisce. 2.1.1.3.DATI

MACRO-EPIDEMIOLOGICI:dopo kraepelin vari studi hanno dimostrato

presenza omogenea nel mondo della schizofrenia. Dati incidenza

forniti dal WHO mediante studi in 13 aree

geografiche(Europa,Giappone,Africa Occidentale,ecc). Tutti i casi

sono stati intervistati,diagnosticati e re-intervistati dopo due anni

da esperti psichiatri. Tasso d’incidenza della schizofrenia specifico

per i sintomi nucleari variava da 0,07 per 1000 in Danimarca a 0,14

per 1000 a Nottingham; eccesso di maschi nei gruppi divisi per età;

rischio morbosità pressoché uguale tra uomo e donna. Chang

dimostra che i risultati ottenuti siano validi rianalizzando procedute

e dati finali applicando i vari modelli metodologici. Schizofrenia è

malattia ubiquitaria con tasso di incidenza tra 0,1 e 0,4 per 1000

della popolazione. 2.1.2.IPOTESI GENETICHE:percentuale

d’incidenza costante nel tempo,insorgenza dipendente da fattori di

rischio,universalità di genere hanno condotto all’ipotesi dell’origine

genetica della malattia. 1% di persone schizofreniche(29 mil.). Non

è stato fondato modello fondato di ereditabilità. Ultimamente gli

studi basati su ipotesi deboli attribuiscono alla genetica il ruolo di

predisporre il soggetto alla psicosi,che in ultima analisi sarebbe

scatenata da fattori ambientali; quelli basati su ipotesi forti

considerano una relazione diretta tra alterazioni geniche o proteiche

della normale configurazione della mappa genomica e l’insorgenza

della schizofrenia. 2.2.LA CO-ORIGINE DI SCHIZOFRENIA E

LINGUAGGIO:2.2.1.INTERPRETAZIONI EVOLUZIONISTE DELLA

PSICOPATOLOGIA: L’eziogenesi delle psicosi sarebbe da ricondurre

ad un vantaggio evolutivo prodotto da modificazioni genetiche che

hanno indotto cambiamenti morfologici. Tali mutazioni,selezionate

positivamente,hanno determinato la nascita della nostra specie. La

schizofrenia quindi si configurerebbe come il risvolto negativo di un

vantaggio specie-specifico dell’uomo. Secondo Marian Annett e Tim

Crow tale vantaggio sarebbe costituito dalla

lateralizzazione:mutazione genetica che ha comportato una

variazione dell’assetto anatomico del cervello garantendo un

potenziamento delle facoltà mentali dell’uomo e funzioni complesse

come il linguaggio. Schizofrenia costantemente presente all’interno

della popolazione perchè connessa strettamente ad un vantaggio

evolutivo per l’uomo,la lateralizzazione(ciò significa anche che è

una malattia esclusivamente umana). 2.2.1.2.ASIMMETRIA E

LATERALIZZAZIONE EMISFERICA:secondo Crow combinando il rifiuto

autistico della comunicazione e del contatto interpersonale dello

schizofrenico con il fatto che l’età media di inizio si attesta a 15

anni e raggiunge il picco nella prima decade(maschi) e nella

seconda(donne),si capisce che non è sostenibile l’esistenza di un

gene che determini direttamente l’insorgenza della malattia.

Ostacola rapporti di coppia nell’età riproduttiva e quindi è raro che

uno schizofrenico si riproduca. Se la causa dell’insorgenza fosse un

gene che si trasmette da padre in figlio e la vita riproduttiva viene

ostacolata,la schizofrenia dovrebbe estinguersi in qualche

generazione,ma così non avviene(paradosso centrale della

schizofrenia)perché è dovuta ad una mutazione genetica che

riguarda l’umanità e non il singolo. Secondo Monod è il caso che

determina la possibilità della differenziazione

materiale,dell’alterazione della componente strutturale. Il

programma implementato nel doppio filamento del DNA continua ad

eseguirsi anche in presenza di modificazioni e gli effetti amplificati

dal fattore quantità(non il singolo ma la popolazione). Gli errori

ripetuti costantemente dalle leggi algoritmiche del DNA sono l’unica

fonte di variazione ed è uno di questi ad aver determinato la

differenziazione dei sapiens dagli ominidi ed a tale è connessa

l’insorgenza della schizofrenia(Crow e Annett). Si eredita il gene che

regola l’espressione della lateralizzazione. La teoria del gene

agnosico di Annett vuole dimostrare come la schizofrenia sia

funzione della lateralizzazione. L’ipotesi di un gene(Right Shift) che

influenza sistematicamente la tipica e normale asimmetria

cerebrale è l’unica spiegazione alle anomalie della lateralizzazione

registrate nei oggetti schizofrenici. Il RS normalmente impedisce lo

sviluppo dei meccanismi correlati al discorso nell’emisfero

destro,causandone indebolimento ed incidentalmente anche alla

mano sinistra. Secondo Annett questo indebolimento sarebbe

funzionale alla gestione della potenza della mente umana(favorisce

apprendimento,squilibrando forze contrapposte senza

compromettere potenza globale). Secondo la Right Shift Theory la

lateralizzazione è funzione dell’azione del gene RS che arresta lo

sviluppo delle aree neocorticali correlate al linguaggio in un

emisfero. Secondo Annett la patologia emerge quando l’allele(forma

dello stesso gene) RS+ è appaiato con la sua mutazione,il gene

agnosico(RS+a) per la destra e la sinistra,che ha perso le istruzioni

direzionali. Ogni fattore è gestito da 2 alleli,uno dominante espresso

nella componente genetica visibile nella conformazione

corporea,l’altro recessivo individuabile solo con l’analisi del corredo

genetico. Al 50% il gene RS+a si appaierà con l’allele RS+,e nel

caso in cui il gene mutante si direzioni verso l’emisfero sinistro

provocherà disfunzioni in entrambi gli emisferi,provocando

schizofrenia. Nel rimanente 50% il gene RS+à colpirà l’emisfero

destro garantendo uno sviluppo normale delle capacità linguistiche

del soggetto portatore spiegando così il fatto che in caso di gemelli

monozigoti colpiti da schizofrenia,i co-gemelli hanno possibilità non

superiore al 50% di essere schizofrenici ed è probabile che abbiano

un discendente schizofrenico. La schizofrenia sarebbe funzione della

lateralizzazione alterata geneticamente. Le sue manifestazioni sono

linguistiche,conseguenza della mancata lateralizzazione.

2.2.1.3.EZIOGENESI DEL LINGUAGGIO E DELLA SCHIZOFRENIA:

secondo Crow la variazione del grado di lateralizzazione che

attraversa la popolazione in toto è specie-specifica dell’homo

sapiens,ed è associata con la capacità per il linguaggio che

caratterizza la nostra specie. Il cambiamento genetico che ha

portato al sapiens ha permesso ai due emisferi di svilupparsi con un

grado abbastanza elevato di indipendenza. Sostiene che il grado di

lateralizzazione dipendente dal loco in cui si trova il gene che ha

prodotto il salto evolutivo è di fondamentale importanza per la

predisposizione del soggetto alla schizofrenia. Si basa sulla presunta

corrispondenza tra dominanza funzionale e manualità e per

verificare tale corrispondenza Crow ha somministrato dei test delle

abilità accademiche a 12000 11enni del UK National Child

Development Study(ottenne che meno manualità

dimostravano,meno capacità linguistiche avrebbero mostrato).

Predisposizione genetica alla schizofrenia sarebbe correlata

all’asimmetria cerebrale. Il gene della lateralizzazione è locato su

un cromosoma sessuale(chi manca di cromosoma X è affetto da

deficit nell’emisfero destro,chi ha un c. X presenta più deficit nel

sinistro). Poiché i maschi hanno un solo X di base,deve esserci una

copia di tale gene in Y. I sintomi caratteristici della schizofrenia sono

spiegabili come un fallimento nello stabilire dominanza per una

componente chiave del linguaggio nell’emisfero dominante con

impedimento di distinguere i propri pensieri dai discorsi che ha

generato e quelli che sente dagli altri. Furto del pensiero,pensieri

trasparenti legati alla trasmissione dal pensiero al discorso in

uscita,mentre esperienze del sentire voci,commento alle proprie

azioni sarebbero legate alla transizione dal discorso udito al

significato. Schizofrenia prezzo che l’uomo paga al linguaggio

essendo quest’ultimo funzione della lateralizzazione. 2.2.2.LIMITI

DELLE IPOTESI EVOLUZIONISTE: Crow fonda la sua tesi su una

questione evolutiva precisa:connessione tra

lateralizzazione(correlato anatomico di una mutazione genetica che

ha scompensato la struttura simmetrica del cervello generando

l’indipendenza funzionale dei due emisferi) e salto evolutivo

dell’homo sapiens. Considera la schizofrenia specifica dell’uomo

perché determinata dalla modificazione di una struttura altamente

specie-specifica,quella che ha determinato il salto sapiens-sapiens.

L’asimmetria cerebrale dovrebbe essere esclusiva del sapiens,ma

ciò ha subito numerose smentite dagli studi paleo linguistici.

Schizofrenia più antica dell’homo sapiens in quanto in crani dei

fossili è evidente la tipica struttura asimmetrica e da ciò la presenza

della dominanza cerebrale. Gli studi paleo linguistici basati sulla

ricostruzione della corteccia cerebrale degli ominidi dimostrano che

un piccolo cervello di ominide possedeva un’area di Broca primitiva.

La struttura asimmetricamente bipartita e la presenza di aree di

localizzazione del linguaggio sembrano rimontare all’homo erectus

se non addirittura agli australopitechi rinforzando la tesi che la

lateralizzazione non può essere nata con la mutazione genetica

determinante lo special event(è probabile che la mutazione abbia

favorito una complessificazione della funzionalizzazione

indipendente degli emisferi). Anche gli studi etologici smentiscono

che la causa del salto evolutivo dell’uomo sia dovuto alla

lateralizzazione. Dimostrano che struttura differenziata degli

emisferi e funzionalizzazione alle pratiche comportamentali sono

presenti nei vertebrati. La dimostrazione della presenza di strutture

lateralizzate anche negli animali impedisce di accettare il postulato

della tesi di Crow riguardante la co-generazione di linguaggio e

lateralizzazione(sicuramente prodotta in periodo antecedente al

sapiens sapiens in quanto caratterizzante l’anatomia animale; può

essere considerato un universale transpecifico). Mayringer ha

dimostrato che l’ipotesi della de-lateralizzazione come fattore

scatenante della schizofrenia non è riscontrabile statisticamente

perché i risultati sono incompatibili con l’ipotesi che il fallimento

nello stabilire la dominanza emisferica porta al deficit nella

funzionalità intellettiva(ragazzi con uguale abilità manuale per

destra e sinistra e quindi vicini al punto di indecisione

emisferica,non presentano deficit nella fluenza di lettura e

nell’intelligenza non verbale). Sembra inoltre che Crow non prenda

in seria considerazione gli aspetti della produzione linguistica degli

schizofrenici. Alcuni studiosi hanno dimostrato che le particolari

prestazioni linguistiche degli schizofrenici,la loro capacità di

produrre neologismi e paralogismi fondati grammaticalmente non

sono dovute a deficit: sono più incapacità di radicamento ontologico

del linguaggio nella realtà. 2.2.2.1.ETOLOGIA E LATERALIZZAZIONE:

un errore comune è quello di valutare superiori le capacità umane

connesse a funzioni complesse come la comunicazione,calcolo,ecc.

Ovviamente si includono alcune componenti morfologiche come la

struttura lateralizzata del cervello umano e l’uso di un solo arto per

compiti specifici. Si tende ad attribuire all’asimmetria nella

spiegazione delle facoltà superiori come il linguaggio. Sarebbe la

struttura anatomica lateralizzata a determinare la specificità delle

fuznioni superiori,non il contrario e questo porta ad una serie di

conseguenze dai risvolti assurdi: ad esempio distinzione tra

asimmetria anatomica e funzionale(se superiorità specie umana si

misurasse in base al grado di asimmetria cerebrale saremmo tra gli

ultimi). Sfugge il fine biologico di una struttura anatomica. Sul piano

delle omologie funzionali sappiamo che oggi gli uomini condividono

almeno con i primati,i roditori e gli uccelli una serie di asimmetrie

funzionali costanti. Assieme a topi,ratti mostra dominanza

emisferica sinistra nella produzione e percezione delle

vocalizzazioni specie-specifiche. L’emisfero destro umano è anche

selettivamente coinvolto nella produzione di espressioni

facciali,come nelle scimmie e in generale nel controllo delle

emozioni negative attraverso l’espressione e il campo visivo contro

laterale sinistro che agisce nelle scimmie rhesus,ratti e polli. Non

c’è specie animale in cui non sia presente una precisa asimmetria

strumentale,condizionata,cioè solo da compiti caratteristici della

specie o dalle modalità specifiche. Le asimmetrie di più antica

datazione evolutiva nei pesci si riferiscono alla marcata differenza

dei nuclei habenulari,nei ciclostormi,negli squali. I pesci possono

mostrare asimmetrie rispetto agli organi,mentre marcatamente

funzionali sono le asimmetrie registrate nell’osservazione dei

comportamenti di fuga,valutando la direzione delle cicatrici sui

corpi,la reazione davanti ai predatori e l’uso preferenziale di uno dei

2 occhi in situazione di potenziale pericolo. Nessuna differenza tra

maschi e femmine e trasmissione ereditaria. Asimmetrie semiotiche

nei pesci-gatto in relazione alla produzione di suoni striduli

attraverso le pinne pettorali o di destra o di sinistra. Asimmetria nel

percorso rotatorio aumenta nei mosquitofish in presenza di stimoli

di fuga e in altre specie in concordanza con stimoli sociali. Sulla

lateralizzazione degli uccelli:sistema visivo organizzato

asimmetricamente sia per la distinzione di oggetti che per la

memorizzazione di patterns astratti o di categorizzazione dei colori.

Polli lateralizzano fortemente a destra(emisfero sinistro) per compiti

di orientamento,a sinistra(e. destro) quando rispondono a stimoli

visivi regolari e geometrici relativi all’eleborazione di info

topografiche. Molte specie di uccelli presentano una netta

preferenza nell’uso degli arti inferiori. I lavori sui corvi hanno

evidenziato lateralizzazione nell’attività di manifattura di

attrezzi,tanto da far pensare all’esistenza di un preciso programma

neurale coinvolto in tale attività. Ci sono delle ragioni quindi per

credere che la prima origine della lateralizzazione cerebrale possa

essere stata correlata a semplici vantaggi computazionali associati

col possesso di un cervello asimmetrico in singoli individui. Quasi

mai emersa distribuzione casuale delle preferenze laterali.

2.2.3.SPECIFICITA’ ETOLOGICA DELLA

SCHIZOFRENIA:2.2.3.1.PSICOPATOLOGIE ANIMALI: anche negli

animali possono manifestarsi malattie psichiche. Stress,sofferenza

psicologica. Il disagio psicologico animale è stato definito come

l’esito di un’incapacità di adattarsi all’ambiente,che secondo

Bateson è impossibile da correlare a fatti di coscienza,ma che

provoca manifestazioni e comportamenti anomali difficilmente

spiegabili con schemi meccanicistici. Broom ha individuato in

diverse specie sequenze invarianti di movimenti regolari che

possono essere assimilate alle stereotipie di alcune psicosi

umane:cani che si inseguono la coda o si mordono il fianco fino a

stremarsi ad esempio. Hetts ricondusse nevrosi animali nel dominio

delle patologie dell’azione. In alcuni casi può il comportamento può

configurarsi come atto psicotico,dovuto cioè a paure

apparentemente inspiegabili e incontrollabili. Se animale crede di

essere in pericolo e non può attuare meccanismi soffrirà anche se

non è realmente in pericolo. Uccelli migratori mostrano

comportamenti furiosamente energetici nel tentativo di scappare

durante il periodo delle migrazioni,anche se rinchiusi in gabbie

comode,in presenza di cibo,acqua,compagnia. Istinto migratorio

biologicamente predeterminato è la causa della falsa credenza di

pericolo. Nelle psicopatologie è il concetto di specie-specificità ad

assumere ruolo importante. Specie-specificità: il comportamento è

determinato in gran parte da adattamenti filogenetici sotto forma di

coordinazioni ereditarie e meccanismi scatenanti innati. Sottraendo

tutti gli stimoli esterni nel comportamento della specie,emergerà

solo ciò che è effettivamente determinato dalla dotazione

filogenetica(ad es. pulcini appena nati corrono,beccano i chicchi e

grattano per terra e bevono). La quantità di comportamenti

specie-specifici mostrati dalle diverse specie è variabile. Specie

stenotopiche forte tasso di meccanicismo

specie-specifico,euritopiche molto basso. Le prime vantaggi in caso

di ambienti invariabili,svantaggi in caso di eventi non previsti. Le

euritopiche(umana) c’è dotazione di condizionamenti

specie-specifici minimi e specificità con apprendimento. Vantaggi

selettivi decisivi solo in situazioni di eterogeneità e variabilità

ambientale. Scarsa determinatezza macchina biologica e massima

efficienza della loro macchina sociale e adattabilità individuale.

Opposizione euritopico-stenotopico si può riferire anche ad un solo

comportamento. Nel caso degli uomini i sintomi non sono mai

auto-referenziali:indicano esistenza di un meccanismo proiettivo di

natura semiotica. Alcuni animali possono reagire a fatti di stress

acuto o cronico con comportamenti particolarmente abulici o

possono esibire attività sostitutive. Anche il mondo animale astrae e

crea sostituti funzionali di oggetti reali per alleviare frustrazioni e

sofferenze. Tra i comportamenti anomali anche i cambiamenti di

stato nell’umore(aggressività in assenza di reali motivazioni come i

gatti o i cani). Studi di psichiatria clinico-farmacologica videro

animali essere indotti mediante somministrazione di sostanze

sperimentali,verso il raggiungimento di stati definibili come psicosi

schizofreniformi negli umani. Poi sono stati simulati negli animali i

sintomi negativi della schizofrenia:apatia,disfunzioni cognitive,ecc.

Studiate le lesioni ippocampali nei ratti che provocherebbero

sintomi analoghi a quelli degli schizofrenici umani e scemerebbero

dopo il trattamento farmacologico. Alcuni virus animali come il

Borna possono trasmettersi agli umani provocando depressione e

schizofrenia. Bilancio di questi studi fallimentare perché le malattie

psichiche sfuggono ad una forte correlazione con i dati

neurofisiologici e con la biochimica del cervello. Lo specifico della

psicopatologia animale è che i sostituti nevrotici del disadattamento

non derivano da attività di rappresentazione della realtà mediata da

linguaggio e si pongono come simulacri materiali di altri bisogni

materiali. 2.2.4.DOPPIA EVOLUZIONE DEL LINGUAGGIO E ORIGINE

DELLA SCHIZOFRENIA:Il linguaggio nasce prima dal punto di vista

organico seguendo tappe evolutive complesse,poi viene utilizzato

per attribuire significato alle cose e alle esperienze. Il modello della

doppia origine del linguaggio spiega come è avvenuto che

un’organizzazione strutturale acquisita tramite mutazione si sia

affermata rapidamente all’interno della popolazione come

vantaggio riproduttivo. L’ipotesi di doppia origine,strutturale e

funzionale implica un ulteriore livello della semantica collocato al di

là di quelli tradizionali della linguistica e della filosofia del

linguaggio ed è proprio qui che si colloca il deficit schizofrenico.

Schizofrenia: malattia della seconda origine del linguaggio,quella

che ci ha reso uomini in quanto produttori di significati esistenziali.

2.3.1.DISTURBI LINGUISTICI DELLA SCHIZOFRENIA:

EVOLUZIONE STORICA DELLA SCHIZOFASIA: Il concetto di malattia

mentale nasce alla fine del 600,ma su basi organicistiche: le

manifestazioni comportamentali dei folli erano determinate da

modificazioni negli umori corporei prodotti da ghiandole alterate.

Concezione oscurantistica:i devianti dovevano essere ricondotti alla

norma utilizzando nozioni fisiologiche,fisiche e chimiche del tempo.

Per questo venivano internati e a volte “curati” con la violenza:si

partiva dalla censura della parola malattia. La spinta della

rivoluzione francese con pioniere Pinel verso i diritti civili e la

dignità della persona ha condotto alla liberazione degli alienati.

Pinel adotta il principio della guaribilità e si interessa delle capacità

cognitive indebolite negli alienati,dei processi discorsivi. Suddivide

le alienazioni: malattie con alterazione del pensiero e malattie con

annullamento del pensiero. All’interno di questi 2 gruppi individua

una classificazione nosografica dei profili cognitivi dei malati

mentali,distinti secondo le capacità intellettive residue. Per la prima

volta i malati vengono considerati e ascoltati. L’allievo Esquirol

amplia il raggio d’azione con lo studio delle statistiche di

diffusione,ereditarietà,sintomatologia,ecc. Il linguaggio può fornire

un profilo della condizione del malato mentale,così da diventare

l’elemento discriminatore dei vari livelli di follia e delle capacità

residuali presenti nei vari soggetti. Ogni tipo di alienazione

pineliana viene distinto in basea certi tratti linguistici da

Esquirol,che anticipa il concetto kraepeliano di fuga delle idee,come

un continuo accavallarsi di idee secondarie e principali che

impedisce al soggetto di concentrarsi su un unico pensiero.

Concezione della psichiatria come scienza nell’800. Si iniziano a

mappare le prime aree del cervello che presiedono determinate

facoltà,le indagini si dirigono verso quelle patologie che comportano

impedimenti della produzione linguistica(si afferma

l’afasiologia,studio di deficit linguistici dovuti a lesioni cerebrali

localizzate in precise aree del cervello). Kraepelin più interessato

alla forma della malattia(come pensa il malato),sostenne

l’inapplicabilità della corrispondenza diretta tra fatti anatomici e

manifestazioni cliniche. Si deve a lui la descrizione del disordine del

processo ideativo caratterizzante la schizofrenia,includendo in esso

manifestazioni del deragliamento ideico:stereotipia,manierismo e

verbigerazione. La descrizione della schizofasia si basa su ciò che

rende innaturali le manifestazioni linguistiche del paziente. Anche il

piano cognitivo risulta deviato dal suo percorso. Bleuler: la

schizofrenia deriverebbe dalla decomplessificazione psichica dovuta

ad indebolimento delle connessioni tra i vari sistemi

mentali,cosicchè il pensiero non riesce a produrre alcuna

rappresentazione finalizzata dell’ambiente. Le scienze del cervello

imperano nei primi anni del 900,ma la funzione del linguaggio

all’interno delle patologie mentali ed organiche non perde la sua

importanza,ma emerge con la psicoanalisi e la neuropsicologia. La

ricerca del danno organico nel cervello si arresta dinnanzi alla

capacità sintattico-semantica dei soggetti psicotici:la

corrispondenza con una certa area cerebrale risulta quasi

impossibile. Il modello associazionista applicato alle malattie

mentali viene privato della certezza della corrispondenza tra aree

cerebrali e pensiero dagli studi schizofasici di Pfersdorff. Questi si

basano sulla convinzione che non si possa definire un’analogia né

qualitativa né quantitativa tra errori commessi dai soggetti afasici e

gli errori commessi dagli schizofrenici. I processi cognitivi

sottostanti ai 2 tipi di errori sono differenti perché differente è la

funzione che assume il linguaggio per i parlanti(afasici permette

espressione pensiero,schizofrenici puro esercizio manipolatorio).

2.3.1.1.IL VISSUTO PSICOPATOLOGICO E LA PSICHIATRIA

FILOSOFICA: la prospettiva epistemologica aperta dalla psichiatria

filosofica conduce ad un cambio di paradigma nell’interpretazione

delle manifestazioni linguistiche degli psicotici:modalità alterate

dell’esperienza vissuta. Binswanger fissa l’identificazione tra

modalità linguistica e modalità di esistenza,distinguendo la

modalità psicotica come una delle possibilità che si danno di

“essere nel mondo”. Per operare tale identificazione è necessario

basarsi sul principio fenomenologico dell’astensione dai riferimenti

naturali. L’approccio fenomenologico tende quindi a far rivivere il

significato delle parole stesse al soggetto che le ha pronunciate.

L’esperienza schizofrenica viene considerata come una delle

espressioni dei “mondi possibili” in senso husserliano. Il delirio

caratterizzante la schizofrenia viene concepito nell’antropoanalisi

come particolare modalità di esistenza in cui si manifesta

l’impossibilità del soggetto a progettare ed eseguire i propri

comportamenti in maniera libera. Il soggetto schizofrenico ha perso

il fondamento ontologico delle sue azioni,diventando incapace a

regolare armonicamente le sue attività linguistico-relazionali.

Linguaggio innaturale nel senso fenomenologico di

pragmaticamente impropri alle diverse situazioni della vita sociale.

Cercano espedienti per restaurare l’ordine turbato. Secondo

Binswanger possiedono un loro specifico linguaggio attraverso il

quale riflettono l’essere. La schizofrenia secondo il paradigma

antropoanalitico-filosofico non si presta ad interpretazioni

organicistiche perché la potenza generativo-linguistica appare

maggiore rispetto alla norma,mentre il problema sembra riguardare

la costruzione linguistica dell’esperienza. Binswanger ripone

l’essenza della psicopatologia nel problema dell’illimitatezza

semiotica,che in contrapposizione alla libertà linguistica,intesa

come schiavitù liberante,impedisce la realizzazione della

consequenziale naturalità dell’esperienza. Lo schizofrenico resiste

all’accordo linguistico-esperienziale con la realtà che rifiuta. La

psichiatria filosofica di tradizione bergsoniana condivide con

l’antropoanalisi alcuni assunti di base che ne caratterizzano

impostazione metodologica e teoretica(il fatto che la libertà degli

atti psichici venga determinata dall’integrazione armonica con

l’ambiente ad es.). L’indirizzo psichiatrico-filosofico adottato da

Minkowski considera l’esistenza delirante turbata nella sua

dimensione spazio-temporale. Lo spazio e il tempo vengono

considerati nella loro dimensione vissuta e riflettono lo slancio che

ogni individuo mostra proiettandosi verso il futuro. Lo schizofrenico

invece perde ogni slancio vitale e ogni possibilità di proiettarsi

nell’avvenire. Secondo Minkowski la vita cognitiva dell’individuo si

realizza attraverso un principio di omeostasi compensativa tra 2

estremi:sintonia e schizoidia. Caratterizzano la fisiologia

mentale,mentre gli stati della cognitività umana intrattengono una

specifica relazione complementare:stati schizoidi mitigati dai

sintonici che impediscono l’estraniazione dal reale. Gli schizofrenici

soffrono la privazione dell’equilibrio schizo-sintonico. Per Minkowski

l’unica soluzione all’indeterminatezza dei limiti discorsivi è

l’intuizione che riconduce il soggetto al contatto vitale con la realtà.

Il linguaggio è prima corporificazione del pensiero che racconta le

varie istanze del vissuto di ogni individuo. L’annullamento del

contatto col reale si fonda sul concetto dell’identificazione di

linguaggio e azione(Janet). Secondo Janet il processo evolutivo

risulta segnato da un progressivo movimento ascendente

dell’organizzazione del sistema mentale,costituito da 5 livelli

disposti gerarchicamente,in un sistema di interrelazioni gestite dalla

coscienza. Funzione del reale: operazioni mentali che risiedono nella

capacità di un individuo di agire su oggetti del reale in vista di una

sua modificazione. Nella psicopatologia perde questa capacità e

subisce processo di involuzione in cui viene meno la funzione del

reale. I soggetti malati di mente soffrono di sostanziale riduzione

della complessità dei fenomeni psicologici determinata da

mancanza di cooperazione tra la rappresentazione

interiore,individuale e sempre intatta e la rappresentazione

esteriore,dipendente dall’interazione con la collettività e sempre

disturbata. 2.3.1.2.LO STATO DELL’ARTE: Lo sviluppo di tecniche di

indagine neuroanatomica e psicofisiologica ha eliminato ogni

dubbio sulla possibile correlazione tra psicopatologie e deficit

organici. Le analisi condotte con la tecnica dei potenziali evocati

hanno dimostrato come nei soggetti schizofrenici non si possano

evidenziare alterazioni nel processo percettivo,elaborativo e di

decodifica dell’input linguistico: se di deficit si parla,quello

schizofrenico riguarda i livelli più alti della componente semantica.

Anche gli studi basati su tecniche di neuro immagine

tridimensionale non sono arrivati alle cause delle manifestazioni

linguistiche psicopatologiche. In campo neuro anatomico 2 ipotesi:

una attribuirebbe la schizofrenia ad un’alterazione dei ventricoli

cerebrali anteriori,la seconda alla cesura delle fibre del corpo

calloso. Entrambe criticate(anomalie nei ventricoli non sistematiche

nella schizofrenia, mentre lo studio neuro scientifico non può fornire

risposte chiare all’eziologia della S). Edelman: processo di

specializzazione morfogenetica è dovuto all’esistenza di un sistema

di trasmissione e ricezione dei segnali che permette ai

raggruppamenti sempre più macroscopici di cellule di riconoscere e

sviluppare le proprie affinità funzionali. E’ in questa selezione che si

verifica l’anomalia schizofrenica. Stevens e Price(psichiatria sociale)

affermano che la S sia il prezzo che l’uomo paga alla

differenziazione sociale e alla nascita dei vari gruppi che hanno

prodotto culture differenti. La S sarebbe retaggio evolutivo della

tendenza differenziale(singolo che tende ad assumere leadership in

situazione di stasi in un gruppo ponendosi al pari del leader).

Psichiatria evoluzionista considera schizofrenia come prezzo che

l’uomo paga al linguaggio in quanto instanzi azione della

lateralizzazione. 2.3.2. I CORRELATI LINGUISTICI DEI DISTURBI

SCHIZOFRENICI: Pur in assenza di qualsiasi certezza

eziologica,anche negativa, il sistema diagnostico kraepeliniano

collegava i sintomi tipici della schizofrenia a fatti eminentemente

linguistici. La linguisticità del disturbo schizofrenico è definita

all’interno di un quadro fisiologico in cui non si riscontrano

anormalità specifiche e/o caratterizzanti,eppure la stranezza del

parlare schizofrenico è il timbro indelebile attraverso cui psichiatri e

psicopatologi individuano i pazienti(caratterizzazione disturbo

schizofrenico dichiarata anche nei DSM). Il limite maggiore del

paradigma clinico consiste nel valutare il linguaggio senza adeguata

analisi morfologica,sintattica e semantica. Dall’analisi di Pennisi

(1998)risulta che l’attività semantico-lessicale rimane inalterata.

Rispetto ai soggetti afasici la produzione schizofrenica non si

distingue da quella normale per carenze lessicali. Il tipo di termini

utilizzati dipende dal grado di istruzione del soggetto. Gli afasici in

base all’estensione della lesione cerebrale possono anche non

produrre linguaggio. Quando la produzione linguistica viene

impedita da difficoltà motorie l’impossibilità di articolare parole

viene ovviata da ripetizioni stereotipate che possono intervallarsi

alla normale produzione frasale o sostituire completamente tutta la

varietà produttiva linguistica(necessità biologica di continuare

discorso). Ai testi dei soggetti psicotici sono stati applicati 2 tipi di

analisi:quantitativa basata sul rapporto type/token(numero totale

parole testo/forme usate) e sul rapporto tra classi

aperte(nomi,verbi) e chiuse(articoli,ecc); qualitativa che indaga

l’informatività del discorso. Analisi quantitativa dimostra che

schizofrenico usa maggiormente classi di parole aperte,paranoico

classi di parole chiuse. Le classi di parole impiegate dai soggetti

psicotici non possono essere utilizzate come indice della

patologia(lessi schizofrenico comparato con poesie,lettere è come

tendenza stilistica). In base alla distribuzione di parole aperte e

chiuse non è possibile distinguere tra normali e psicopatologici.

Discorso delirante schizofrenico risulta caratterizzato da convessità

esagerata di preposizioni in periodi lunghi funzionalizzato alla fuga

delle idee con uso corretto delle strutture sintattiche.

L’argomentatività paranoide modera l’elaborazione sintattica

utilizzando in misura monore le componenti predicative per evitare

l’indebolimento dell’incisività del suo discorso. Type/token:ripetizioni

elevate dei lemmi nella saggistica dimostrano necessità di definirne

meglio i contorni semantici(anche qua si analizza indice

stilistico,non cognitivo). A caratterizzare disturbo schizofrenico

sembra l’attività generativo-sintattica come tendenza di produrre

neoinformazioni. In generale il soggetto schizofrenico impiega i suoi

neologismi e le sue parafrasie in maniera costante e seguendo una

logica solo in apparenza incomprensibile:nuovo vocabolo acquisisce

significato chiaro anche se non condivisibile. Lo sforzo di

comprensione che è necessario applicare per l’analisi dei discorsi

psicotici è determinato dal fatto che essi si riferiscono ad una

semantica differente da quella condivisa che spinge il soggetto

psicotico ad inventare significati nuovi. La capacità del soggetto di

articolare e complessificare la struttura degli enunciati in periodi

lunghi rende evidente il fatto che il deficit schizofrenico non risiede

a livello della costruzione di strutture di superficie. Quando

utilizziamo una parola ci riferiamo ad un insieme di esperienze e

rapporti cui sono connesse(piani metalinguistici non vengono

utilizzati contemporaneamente,non negli schizofrenici che li

confondono e li mescolano). Il significato delle costruzioni


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze cognitive e psicologia (Facoltà di Medicina e Chirurgia, di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, di Scienze della Formazione e di Scienze Statistiche) (MESSINA)
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher inzaghino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicopatologia del linguaggio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Cardella Valentina.

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