Trattato di psicopatologia del linguaggio
Linguaggio, comunicazione, relazione
Linguaggio e comunicazione
Il linguaggio comprende tutte le possibilità utilizzate dall'uomo per creare, stabilire, vivere e veicolare l’enorme patrimonio comune di conoscenze. Tutto ciò che gli uomini hanno utilizzato nel tempo per entrare in contatto reciprocamente costituisce dei tipi di comunicazione dove il linguaggio verbale è sicuramente il più complesso, ma non l'unico. La comunicazione non è solo verbale, pensiamo al linguaggio del corpo fatto di posture, gesti, e atteggiamenti. Il linguaggio si è manifestato anche in maniera differente, grazie alla tecnologia, pensiamo agli smartphone e al Web in generale.
Tuttavia nel linguaggio non si riconosce soltanto una funzione strumentale, infatti parlare vuol dire costruire l’ambiente psicologico, sociale e culturale in cui viviamo. L’esistenza umana stessa ha natura linguistica.
Per Charles Morris il linguaggio può essere analizzato su tre livelli: sintassi (regole di una lingua), la semantica (i significati), e la pragmatica, ovvero gli effetti delle relazioni linguistiche e comunicative, che condizionano il comportamento soggettivo. L'ambito comunicativo-relazionale è l'oggetto di studio della Teoria degli atti linguistici di Austin e Searle, secondo cui questi hanno scopi performativi di tre tipi: locutorio, uso della lingua in senso fonologico, sintattico, semantico, prosodico e referenziale; perlocutorio, l'effetto emotivo, cognitivo sull'interlocutore; illocutorio, peso psicologico, sociale, e culturale degli enunciati.
Il linguaggio permette di strutturare l’ambiente psicologico soggettivo. Già nel momento in cui pensiamo, infatti, siamo immersi in processi cognitivi e linguistici che ci consentono non solo di rappresentare la realtà ma anche di definirla e modificarla. Attraverso il linguaggio si struttura anche l’identità personale e la consapevolezza di sé, che riflette ciò che pensiamo di noi stessi.
Disturbi della comunicazione e delle relazioni
Dal punto di vista della psicologia dei processi cognitivi il funzionamento mentale - la memoria, l’intelligenza e il linguaggio - si spiegano facendo riferimento all’attività dei sistemi di connessione, ovvero all’attività del Sistema Nervoso Centrale (SNC) e del Sistema Nervoso Periferico (SNP). Dal punto di vista della psicologia della facoltà, l’equilibrio psichico viene visto come il risultato dell’integrazione delle diverse funzioni emotive, affettive, cognitive, morali e sociali, dove la sfera emotiva e affettiva assumono un'importanza prioritaria.
Accostando gli orientamenti della psicologia contemporanea con le scienze cognitive in generale, agli orientamenti di studio e di comprensione delle malattie mentali odierni, notiamo che anche nelle malattie mentali, soprattutto in quelle più gravi, troviamo riferimenti ai processi informazionali che riflettono l’anomalia comunicativa dei fenomeni psicopatologici. La causa di queste malattie mentali interesserebbe il passaggio o lo scambio delle informazioni: la codifica del DNA o la modulazione negli stimoli neurobiologici.
Le psicopatologie sembrano, oltre che disturbi della comunicazione, disturbi delle relazioni, intesi in una duplice dimensione, personale ed interpersonale. Considerando l’aspetto personale sono testimoniati dalle evidenti difficoltà di tali soggetti ad individuarsi e riconoscersi come persone dotate di prerogative personali proprie, o come nel caso della paranoia, dall'eccessiva considerazione su di sé.
Considerando l’aspetto interpersonale, invece, si riflettono nell'autoisolamento dei malati di mente e nella conseguente chiusura in sé.
Le psicopatologie, dunque, condizionano l’esperienza e i vissuti esistenziali. La comunicazione linguistica, infatti, segna la nostra modalità di vita, come le relazioni. Le costruzioni linguistiche nei casi di psicopatologia, tipicamente nelle psicosi, non manifestano violazioni delle regole fonetiche, sintattiche rispetto all’uso comune, e sono le regole semantiche che sembrano eluse per la presenza di neologismi o paralogismi. Ma anche in questo caso non possiamo parlare di una vera e propria trasgressione delle regole del linguaggio, poiché in tali casi si tratta di un uso particolare e privato di alcune parole o dell’intera lingua. Il malato psicotico produce un'esperienza linguistica sganciata dal contesto, ma contestuale alla sua esperienza delirante.
Se, appunto, la manifestazione tipica del comportamento del disturbato è la chiusura, certamente anche la comunicazione sarà inefficace e compromessa, così come saranno compromesse le relazioni personali ed interpersonali. I disturbi mentali sono principalmente disturbi delle comunicazioni e delle relazioni.
Patologie del cervello e disturbi della mente
Stati cerebrali e mentali
Gli stati cerebrali sono stati studiati da Gerald Edelman in una prospettiva evoluzionista, dove l’architettura del cervello è vista come il risultato della selezione e dello sviluppo peculiare per ogni individuo, dei gruppi neuronali. Questi sviluppano le potenzialità genetiche in modo tale che il cervello si strutturi sin dalle primissime fasi di vita embrionale, assumendo la singolarità architettonica delle connessioni neurali.
Evoluzione, relazione e struttura sono i termini chiave della teoria genetico-biologica o neurobiologica proposta da Edelman. Egli ritiene che, per quanto riguarda la conoscenza degli stati mentali, sia fondamentale svelare e descrivere la struttura e il funzionamento del cervello in relazione alla sua singolare storia che è anche quella della sua evoluzione nella relazione ambientale.
Secondo Richard Rorty, dal momento che il mentale non si dà concretamente, alla scienza resta solo l’indagine sul corpo. Lo studio degli stati mentali deve coincidere con le descrizioni scientifiche proposte dalla biologia, dalla sociologia e dall’antropologia. Anche Daniel Dennet sostiene che delle esperienze soggettive se ne può parlare solo in quanto fenomeni del mondo naturale.
Non è dunque ammissibile alcuna forma di dualismo di Cartesiana memoria, dal momento che risulta oggettivo solo il corpo ed in quanto tale solo esso può essere spiegabile scientificamente.
Lesione organica e “danno” mentale
Per poter parlare delle caratteristiche che contraddistinguono le patologie cerebrali e i disturbi mentali sono doverose delle precisazioni di natura anatomica. Il cervello e il midollo spinale costituiscono il nevrasse e il Sistema Nervoso Centrale. Dai gangli del midollo spinale si originano le fibre nervose che innervano tutti i tessuti degli organi e degli apparati costituendo il Sistema Nervoso Periferico. Il sistema nervoso è quindi formato dalle sue due porzioni, centrale e periferico.
Bisogna anche fare una distinzione tra “psichiatria” e “psicopatologia”. Entrambe le discipline condividono l'oggetto di studio, le malattie mentali, ma a cambiare è la prospettiva. La psichiatria indaga i disturbi mentali seguendo un approccio clinico, con l’obiettivo dichiarato della diagnosi in vista del trattamento terapeutico. La precisione della diagnosi e della prognosi permette di progettare un adeguato approccio terapeutico riabilitativo.
La prospettiva psicopatologica si riferisce alla riflessione filosofica esistenziale, tendendo alla comprensione e alla descrizione fenomenologica delle modalità d’esistenza e dei vissuti dei soggetti malati, osservando i comportamenti, specialmente cognitivi e linguistici, e delle modalità di costruzione e di significazione della realtà soggettiva.
Tutti gli eventi patologici che interessano il sistema nervoso prendono il nome di "neuropatie", caratterizzate dalla presenza di una lesione accertata che investe un’area ed è imputabile a cause di natura diversa. Sono dunque patologie del cervello.
Il senso comune vuole che anche la follia sia una malattia del sistema nervoso, e fin dall’Ottocento svariate indagini hanno cercato di porre in risalto anche per le psicopatologie delle cause organiche. Solo per la schizofrenia, ad esempio, anche di recente sono state proposte diverse ipotesi biologiche, come alcune che propendono per una probabile origine genetica. Crow definisce paradossali le ipotesi di trasmissione genetica, e Crow e Annett ritengono che l'eziologia della Schizofrenia sia da riferire all'agnosic right shift gene, un gene che determinerebbe anomalie della lateralizzazione funzionale emisferica.
Il paradigma organicistico ipotizza dunque che le cause delle malattie mentali siano da reperire in “danni” o “lesioni” della struttura biochimica del cervello, e da qui il tentativo di ripararli chimicamente tramite l’ausilio dei farmaci. L’uso dei farmaci, nelle psicosi come negli altri disturbi mentali, spesso non dà i risultati previsti. Non funzionando o ad esempio non danno lo stesso risultato terapeutico, ad esempio nelle diverse forme schizofreniche. Non agiscono su tutti i malati nella medesima misura e quando invece funzionano richiedono un continuo adeguamento delle dosi, fino addirittura a smettere l’efficacia terapeutica dopo un certo periodo di somministrazione.
Antonino Pennisi propone una tesi evoluzionista: le psicosi schizofreniche si manifesterebbero solo negli uomini dopo la comparsa del linguaggio, quindi non sarebbero riducibili a turbe del sostrato organico, ma imputabili a modalità esistenziali di significazione e di creazioni della realtà dovuti all'uso delle rappresentazioni linguistiche. La presenza accertabile o meno di una qualsiasi forma di lesione fonda la prima importante discriminazione tra le patologie del cervello e i disturbi della mente.
I disturbi mentali vanno differenziati dalle altre patologie di natura organica che trovano esplicita localizzazione, come le neuropatie. Nelle manifestazioni a carico del SNC è implicita l’origine organica dei disturbi, ed è quindi necessario distinguere tra patologie neurologiche, disturbi mentali e manifestazioni a carico del SNC.
Patologie accertabili e disturbi “invisibili”
Seconda discriminazione: le patologie del cervello sono il risultato di una lesione organica, in quanto accertabili. I disturbi della mente, in assenza di tale lesione, risultano essere invisibili.
Patologie oggettive e disturbi soggettivi
Tutte le malattie che interessano i vari apparati organici si contraddistinguono per la unitarietà dei sintomi rilevabili obiettivamente. Nelle malattie mentali l’entità patologica, la prognosi e la terapia assumono una connotazione singolare e addirittura personale. Terza discriminazione: le patologie del cervello si caratterizzano per l’oggettività, l’univocità e l’universalità delle manifestazioni cliniche. I disturbi della mente si caratterizzano, viceversa, per la soggettività e la singolarità dei disturbi.
Eventi morbosi e sintomi manifesti
In genere la comparsa di ogni entità patologica è preannunciata da precisi sintomi clinici. Nelle malattie neurologiche di origine traumatica è individuabile il danno provocato dalla lesione, proprio dai sintomi. La presenza di una lesione cerebrale delle aree cerebrali funzionalizzate al linguaggio determinerà, in base all’entità e alla localizzazione del danno, delle manifestazioni che sono appunto le diverse forme di afasia.
Nel caso delle malattie mentali, invece, ciò che in alcune circostanze può assumere il carattere di una entità psicopatologica vera e propria, può in altre circostanze essere considerato un sintomo, o viceversa.
Quarta rilevante discriminazione: nelle patologie del cervello, come in tutte le altre patologie organiche, siamo in grado di riconoscere e distinguere stabilmente la differenza che intercorre tra l’evento morboso e la sua manifestazione. Nei disturbi della mente, viceversa, la distinzione fra sintomo ed entità patologica risulta mutevole e legata al rapporto col quadro nosologico che si impone.
Comorbilità e continuum psicopatologico
Se un individuo è particolarmente sfortunato potrà sviluppare contemporaneamente più malattie a carico dello stesso organo. La comorbilità è infatti, la presenza contemporanea e senza possibilità di correlazione eziopatogenetica di eventi patologici diversi.
Anche in questo caso le malattie mentali si contraddistinguono rispetto al resto delle patologie organiche, e le psicopatologie possono esistere in comorbilità con altri eventi morbosi. È possibile riscontrare malattie mentali in comorbilità con altre affezioni organiche pure a carico del cervello.
Quinta discriminazione: nelle psicopatologie oltre alla probabilità della comorbilità ci imbattiamo nella possibilità del passaggio per intensificazione o aggravamento da una forma più semplice ad una forma più invalidante, questo determina la linea di continuità fra tutti i disturbi mentali. Ad esempio: Disturbi d'ansia – Disturbi dell'umore – Disturbi psicotici.
L’ultima differenza tra le patologie del cervello e i disturbi della mente la ritroviamo nei trattamenti terapeutici e nella prognosi.
Semeiotica dei disturbi mentali
Ideazione delirante
Le idee deliranti che caratterizzano gli stati mentali delle psicopatologie fissano costantemente il flusso delle rappresentazioni su un unico pensiero. Nel tempo l’ideazione esclusiva e monotematica si ipertrofizza sempre più con l’assimilazione di interpretazioni risolvendosi nella produzione di una credenza abnorme, e tutto questo si traduce nel delirio. La strutturazione della convinzione delirante origina dai caratteri premorbosi del soggetto. Il delirio può svilupparsi partendo dalle vulnerabilità dei caratteri del soggetto. I germi dell’idea cominciano a scuotersi in coincidenza con un evento, spesso banale, dalla cui singolare interpretazione prenderà corpo tutta la struttura rappresentativa. Le conclusioni a cui giunge sembrano al malato blindate nella certezza, indiscutibili e infalsificabili. Ormai ogni fatto succede a causa della vicenda immaginata.
Il delirio, dunque, si riferisce all’ideazione o al pensiero cogente ed esclusivo, che si origina attraverso una interpretazione assolutamente singolare della realtà, e alle convinzioni o credenze non condivise che ne conseguono. Alcuni autori hanno tentato di spiegare la natura psicopatologica delle varie modalità del delirare. Da una parte il malato pare smarrire l'individualità della percezione personale, e i limiti delle relazioni psicologiche con gli altri, o si lascia assorbire dalla rivendicazione petulante delle proprie prerogative personali.
Nelle psicopatologie, più che il delirio, ritroviamo manifestazioni deliranti in base a determinati temi. La nosologia psichiatra discrimina i temi del delirio in bizzarri (non plausibili e comprensibili) e lucidi (plausibili). Contenuti bizzarri sono la paura del furto del pensiero, o il timore della lettura del pensiero. I contenuti deliranti lucidi sono caratterizzati da forme di psicosi come il Disturbo Delirante, della Paranoia e del Disturbo Depressivo Maggiore e tra i temi principali troviamo quello di persecuzione e di grandezza. Nel delirio di persecuzione il soggetto proietta i propri limiti e fallimenti personali sugli altri, oggettivando nei suoi persecutori tutto il suo risentimento, proliferando sospetto e diffidenza, ed esamina l'agire degli altri per scovare potenziali minacce. Non per caso sente ingiuriato, vittima di inganni o complotti. Il delirio di grandezza esalta le qualità che questi soggetti ritengono di avere, sino a credersi, addirittura, depositari di capacità o poteri speciali. Alcuni enfatizzano la propria origine nobiliare o eletta. Per quanto riguarda la gelosia, i malati costruiscono ''scientificamente'' i motivi della loro gelosia. Dunque al delirante il tentativo di razionalizzazione risulta fittizio che lo porta ad enfatizzare un processo inutile, cedendo così alla ragionevolezza.
Percezioni allucinatorie
La percezione è un fenomeno psichico che riguarda i processi cerebrali di comprensione o di elaborazione delle sensazioni. Le allucinazioni sono esperienze percettive o meglio dispercettive dovute ad impressioni o sensazioni in mancanza di reali stimolazioni, avvertite esclusivamente dal soggetto.
Classificazione delle malattie mentali
Prime classificazioni psichiatriche: Kraepelin
La storia della psichiatria è relativamente recente. In Europa essa comincia a delinearsi intorno alla seconda metà del Settecento con i primi manicomi o ricoveri per folli. Le insanie mentali erano, tuttavia, ben conosciute sin dall’antichità, e ricoveri o ospizi per malati e criminali erano diffusi già nel Medioevo, con lo scopo di isolare tali soggetti in quanto ritenuti pericolosi per la comunità.
L'anno di svolta è il 1793, quando Philippe Pinel, dispone la leggendaria liberazione dei folli dalle catene. In questo momento inizia la consapevolezza di poter restituire ai folli la dignità di malati. Inizia lo studio sistematico delle psicopatologie, e il tentativo di recupero terapeutico dei malati mentali.
Alla fine dell’Ottocento la svolta si deve a Kraepelin, che rappresenta una pietra miliare nella storia dello studio delle malattie mentali. Kraepelin si pone il problema di rinvenire le caratteristiche sintomatologiche che unificano tutti i soggetti psicotici, indipendentemente dalle espressioni personali della malattia mentale. Si interroga sull’andamento e sull’esito, nel lungo periodo di tempo, dell’affezione morbosa.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Psicopatologia del Linguaggio, prof. Cardella, libro consigliato Trattato di Psicopatologia del Lin…
-
Riassunto esame psicopatologia, prof. Cardella, libro consigliato Lettere del mandalari, Cardella
-
Riassunto esame Psicopatologia del linguaggio, prof. Cardella, libro consigliato Lettere dal Mandalari
-
Riassunto esame psicopatologia del linguaggio, docente Cardella, libro consigliato La macchina degli abbracci di Te…