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Forza, potere e autorità nello stato

Forza: idea di una forza estranea alla volontà individuale superiore ad essa e in grado di rivolgere comandi e imporne l’attuazione. Nozione di una forza che esiste di fatto, lo stato esiste in quanto esiste forza che ne reca il nome. Il realismo politico concepisce lo stato come semplice pure fenomeno di forza. Fondamentale è l’attributo di effettività e efficacia.

Efficacia del potere

Potere: questa forza è un potere che si esercita secondo certi procedimenti, secondo norma conosciute o conoscibili. Forza qualificata cioè esercitata in nome della legge. Lo stato come potere è lo stato della considerazione giuridica (potere è forza qualificata). Fondamentale è l’attributo della sovranità.

Autorità e legittimità

Autorità: sottostare agli obblighi perché c’è autorità che si riconosce fondata e giustificata nel proprio esercizio. Forza garantita da leggi e meritevole di obbedienza e rispetto. Stato nel quale si richiede una giustificazione ulteriore. Mostrare come la forza legittimata in potere a sua volta si legittimi in autorità.

Max Weber: Forza (possibilità di attuare, nell’ambito di una situazione sociale, la propria autorità) → Potere (possibilità di assicurare l’obbedienza a un comando) → ? (manca altra distinzione)

Argomento di Trasimaco

“Chi comanda è padrone perciò a ragionar di diritto di deve concludere che la sola norma del giusto è il tornaconto del più forte” - Platone, Repubblica. Posizione più estrema del realismo politico, è una constatazione di fatto. Il rapporto politico è un rapporto di forza: la sua determinazione è pure costatazione di fatto (è empirismo). Obbedienza è il risultato dell’abilità e della sapienza di chi comanda che sa muovere intelletto cuore e immaginazione per indurre a obbedire.

Menzogne utili per la coesistenza politica → Nobile menzogna: “D’oro i guardiani, d’argento i guerrieri, di ferro o di rame la massa dei cittadini”, comando fondato non sulla forza ma su convinzione diffusa: rispetto del comando e accettazione disuguaglianza.

Teorie sullo stato

  • Personalità dello stato, minimalismo: stato è forza vivente e articolata e sembra avere una sua vita distinta da individui che lo compongono (stato come organismo). Questo tipo di stato è finzione dei giuristi, è creazione del diritto e astrazione metafisica.
  • Dottrina realistica: stato è una realtà, società è un tutto o un insieme di tutti organici dotati di una vita propria: uno fra questi, il maggiore e il più importante è lo stato. Unico elemento in comune tra realismo politico e analogia con organismo è che la forza si esplica in un contesto sociale.

Pessimismo e realismo politico

Realtà politica è una realtà torva e opaca, specchio verace dell’innata corruzione degli uomini, il realismo politico dunque è sostenuto da uno sconsolato pessimismo (empirismo colorito su concezione dell’esistenza dei rapporti di forza tra gli uomini)

S. Agostino nel De civitate dei: concezione umana corrotta dal peccato e concezione della giustizia riposta in Cristo e nell’osservazione della sua legge. Ciò che conta è salvare la propria anima. “remota iniustitia, quid sunt regna nisi magna latrocinia?”: 1) nessuna differenza tra stato e associazione a delinquere. 2) stato può trovare la propria giustificazione nella giustizia.

Il De Civitate Dei contiene il primo esempio di definizione adifora dello stato (elemento valutativo assente o lasciato in disparte, è una definizione che vuole individuare solo elementi strutturali dello stato). San Agostino attua una svalutazione dello stato e della virtù puramente terrena che ne assicurano la grandezza.

La giustizia è condizione dell’esistenza dello stato: Che vincolo coesivo tiene insieme lo stato? La forza di volontà umane che sono collegate nel perseguimento di scopi comuni, quindi la giustizia rappresenta il solo elemento legittimante dello stato (remota iniustitia è comunque uno stato). Il popolo dunque esiste grazie al convergere di volontà verso uno scopo.

Sia Lutero che Agostino, a differenza del Machiavelli, concepiscono lo stato in termini di pura forza, muovendo da premesse teologiche. Lutero: il mondo della politica è dominato dalla legge della forza, l’unico diritto dell’uomo è quello di soffrire e trovare la via della salvezza nell’interiorità della coscienza.

Il nome Stato: genesi e fortuna di un neologismo

L’esperienza politica greca si assomma nella Polis, uno stato cittadino concepito come suprema espressione del bene collettivo. L’esperienza romana è più complessa perché aggiunge l’elemento giuridico. Civitas: stato cittadino medioevale; Regnum: monarchie territoriali medioevali; Respublica: nozione di una comunità più ampia, espressione dell’universalismo romano e cristiano (papato e impero). La parola stato è ancora assente, è un neologismo accolto in un'epoca relativamente vicina a noi (la parola viene coniata nel Rinascimento da Machiavelli).

Ercole ricostruisce il significato e la graduale evoluzione della parola stato:

  • Status: condizione o modo di essere di una persona - inizia a designare una particolare condizione sociale o economia di una comunità (struttura dell’ordinamento di una comunità).
  • Stato in senso soggettivo: senso di potere, autorità.
  • Stato in senso oggettivo: senso di dominio territoriale o popolo soggetto.

In Machiavelli nel Principe la parola stato ha senso soggettivo e oggettivo fusi (significato politico nazionale territoriale), introduce nome stato nel significato moderno. Per Machiavelli il principato nuovo è lo stato nuovo.

Hobbes 1651 Leviathan: civitas: commowealth (etimologicamente uguale a repubblica): State.

Il principato nuovo e il metodo della verità effettuale

Il principato nuovo mostra maggiormente il problema centrale (la forza) della politica secondo il Machiavelli. La forza come vera essenza dello stato. Lo stato è forza, cioè difesa e offesa all’esterno, obbedienza e disciplina all’interno. Lo stato è per il Machiavelli una creazione dell’uomo e l’elemento decisivo della sua esistenza è la forza di un uomo esercitata sugli altri uomini. In un mondo dominato dalla forza lo stato rappresenta l’unico elemento di coesione, ordine e sicurezza. Solo nel principato nuovo il possesso della forza materiale e il suo esercizio da parte di un uomo sugli altri uomini appare elemento decisivo in tutta la vita dello stato.

Machiavelli aveva sognato di farsi precettore di una nuova arte politica capace di difendere e liberare l’Italia dal dominio degli invasori. Il principato nuovo non è lo stato moderno ma è un prodotto dell’Italia di Machiavelli. Il metodo della verità effettuale che troviamo nel 15 capitolo del principe (1513), esprime la volontà di avvicinare il problema dello stato come problema esclusivamente fattuale (avalutatività della scienza politica) con un'indagine della forza, non del potere o dell’autorità. Il pessimismo di Machiavelli è ispirato alla malvagità degli uomini e da quel desiderio di dominio da cui sono caratterizzati. Salvare lo stato è il supremo dovere. L’arte dello stato è ispirata rigorosamente al metodo della verità effettuale (le sue descrizioni si possono trasformare in prescrizioni).

Ragion di stato e Machtstaat

1600: nasce dottrina della ragion di stato (a cui appartiene arte precettistica politica):

  • In Europa: discussione della dottrina moderna dello stato avviene con l’approfondimento del problema del potere e dell’autorità. Viene formulata la teoria della sovranità.
  • In Italia: Ci si interroga sul fatto se sia possibile governare “secondo coscienza”, se sia utile teorizzare una ragion di stato (scienza dell’operare conforme all’essenza o forma di quello stato che l’uomo si è proposto di conservare o costruire” - Zuccolo, approvazione di Croce).

La concezione dello stato forza (Machstaat) è stata pienamente sviluppata in Germania da Fichte e Hegel. Machiavellismo diventa etica nuova. Per lo stato la suprema legge deve essere di affermare se stesso e la sua potenza” - Treitschke, Hegel.

Considerazioni di Ritter derivanti da Machiavelli:

  • Lo stato è forza ma con questa forza è in mano di uomini che possono farne un uso buono o cattivo, secondo necessità.
  • Lo stato, suprema incarnazione della forza, è perciò stesso espressione di assoluta libertà.

Treitschke, il più grande teorico del machstaat afferma: ”La gloria del Machiavelli rimarrà sempre quella di aver dato allo stato il suo vero fondamento, mostrando che lo stato è forza”. Dottrina della machstaat e metafisica dello stato.

Lotta di classe e élite di governo

Capovolta la dialettica hegeliana, per Marx lo stato diventa il risultato della lotta di classe. La storia di ogni società esistita è storia di lotta di classi. Il potere politico è il potere organizzato di una classe per opprimerne un'altra. Nel manifesto del partito comunista del 1848 vi è scritto: “lo stato è la forma in cui gli individui di una classe dominante (la borghesia) fanno valere i loro interessi comuni”. Engels: “lo stato scomparirà e si effettuerà il passaggio dell’umanità dal regno della necessità (regolato dalla forza) in quello della libertà”

Per la prima volta gli uomini realizzano di essere padroni del proprio destino, di essere liberi. Così il proletariato moderno vuole compiere un atto di redenzione, vuole realizzare una società senza classi. I marxisti sono teorici della forza in quanto vedono lo stato come monopolio del potere (regno della necessità è il regno della forza). Gramsci: principe come rappresentazione plastica e antropomorfica del processo di formazione di una determinata volontà collettiva, di un fine politico. I marxisti dunque sostengono la riduzione della realtà politica a giochi di interessi contrastanti a scopi di rivoluzione.

I realisti (élite politiche, Mosca e Pareto) formulano la dottrina della classe dirigente e teorizzano l’opposizione di interessi ai fini di conservazione non di rivoluzione. La loro dottrina muove dalla constatazione che in tutte le società esistono delle classi di persone: quella dei governanti (adempisce a funzioni politiche e monopolizza il potere) e quella dei governati (diretta e regolata dalla prima in modo più o meno legale (arbitrario) e fornisce i mezzi di sussistenza. Essi pongono a fondamento del rapporto politico il principio della forza che consiste nel dominio dell’uomo sull’uomo.

La differenza tra marxisti e realisti: la realtà sociale è sempre oppressione e sfruttamento di una classe sull’altra ma non c’è né superamento né liberazione per i realisti, mentre per i marxisti c’è la creazione di forza nuove. Polemica contro umanitarismo, egualitarismo, sovranità popolare… queste fanno velo della verità effettuale. Legittimità del governo dell’élite è nella qualità e nei meriti della sua classe dirigente.

La moderna scienza politica e la dissoluzione del concetto di stato

La nuova scienza, radicalmente empirista, rigorosamente avalutativa, si propone lo studio dei rapporti di forza che intercedono fra gli uomini, di cui il vincolo di comando e di obbedienza è l’espressione tipica e fondamentale (come aveva già fatto la verità effettuale e il realismo politico). La moderna scienza politica mira a conoscere, non a insegnare, essa abbandona la sua concentrazione sul concetto dello stato (dissoluzione del concetto di stato).

Bentley (precursore della moderna scienza politica americana) definisce la natura del fenomeno politico nel suo testo del 1908 “The process of government”. Per lui il governo, il rapporto politico, è un processo. La sostanza del rapporto politico si presenta sotto forma di azioni rivolte a un fine e valutate alla stregua di altre azioni anche esse dirette a dei fini. La materia prima della politica si trova nell’attività legiferante, amministrante e giudicante, cioè nelle correnti di attività che si accumunano in un popolo. Bentley afferma che il compito della scienza politica è di individuare gli interessi che determinano l’agire degli uomini collegandolo fra loro in un'infinità varietà di rapporti o gruppi. Per lui lo stato non esiste se non sotto una specie di rapporti di forza, tuttavia utilizza la parola pressione al posto di forza: pressione è spinta e resistenza tra gruppi.

Vi è una concezione pluralistica della società che riduce la realtà politica tutt’intera alla dinamica di gruppi in lotta o in concorrenza tra loro, si deriva quindi riduzione dello stato a un puro problema di forza. Lo stato è soltanto una forza accanto ad altre forze.

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Scienze giuridiche IUS/20 Filosofia del diritto

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