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Saggi e riflessioni sul diritto

Gli appunti sono costituiti da quindici “saggi”, predisposti in occasioni diverse e per molti aspetti diseguali tra loro, ma tutti insieme contribuiscono ad aprire e mantenere viva un’ampia riflessione su una corona di temi importanti per lo studente che si avvicina allo studio del diritto. I temi sono trattati ponendosi più domande che realizzando tesi, assunti, conclusioni.

Umanità del diritto

Dunque: umanità del diritto, in quale senso? A partire dal diritto o da questo o quest’altro modo di dire “umanità”? Verità che ne della verità in filosofia e nel dibattito pubblico; senza verità per davvero il diritto è senza verità come da più parti si dice; verità dei giuristi, c’è da qualche parte una verità dei giuristi? È essa la medesima se c’è verità dei giuristi? Ragione giuridica, la verità del diritto è qualcosa che per avventura potremmo dire ragione giuridica? I ragionamenti giuridici nascondono o espongono la ragione giuridica che distendono?

Il libro prende il titolo da uno dei saggi, il primo di essi, Arianna, il filo, il labirinto. Qui troviamo il mito, quello di Arianna col suo filo e il suo (il nostro labirinto), macchina di inganni, come è il nostro tempo e, dall’altro, il confronto con verità e inganno, tempo e occasione, eticità e diritto con il ricorso ad un filosofo napoletano, A. Masullo.

Arianna: verità e diritto nelle pieghe di un mito

L’autore inizia la riflessione sui temi verità, diritto, tempo riproponendo un mito imperituro, quello di Arianna, dea, donna e stella. Perché? La risposta la troviamo, insieme all’autore, nelle parole di esordio di J. L. Nancy: “Arianna è il legame tra lo spazio interno, ripiegato, implosivo del labirinto e lo spazio aperto, il cielo di cui porta la corona boreale… è lei che rende possibile l’uscita dal sinistro recinto e il ritorno sulla nave che fa rotta verso il largo.” (La dischiusura. Decostruzione del Cristianesimo, Napoli, 2007).

Viene ricordata la figura di Arianna nella letteratura antica e moderna. L’Arianna di Omero, donna e dea, è descritta danzante e, tra le nebbie e nubi dell’Ade; sposa di Dioniso, da questi resa immortale e senza vecchiaia. L’Arianna di Nietzsche trepida e sconvolta cede al Dioniso dai divini occhi lampeggianti: “tutte le mie lacrime corrono a te… dolore mio! felicità mia ultima!” lamenta Arianna. E Dioniso: “sii saggia… hai piccole orecchie le mie… metti la dentro una saggia parola. Non ci si deve prima odiare se ci si vuole amare?... Io sono il tuo labirinto” (Diritambi di Dioniso e poesie postume, Milano 2006).

Nella lettura deleuziana di Nietzsche, Arianna e Dioniso sono la “coppia divina”, la differenza: l’amore e l’anima, l’essere e divenire, l’uno e il molteplice, la necessità e il caso. Il mistero di Arianna si chiarisce nella “trasmutazione”: abbandonata da Teseo, la sua potenza femminile si libera, diventa benefica e affermativa, si fa Anima. Arianna-Anima è una seconda affermazione per il dio Dioniso: “l’affermazione dionisiaca ha bisogno di farsi oggetto di un’altra affermazione. Il divenire dionisiaco è essere e eternità, solo se il suo carattere affermativo viene a sua volta affermato: “eterno si dell’essere eternamente sono il tuo si”.

Arianna, l’Anima è lo specchio, la potenza femminile di amare, la sposa, la riflessione a cui Dioniso svela il segreto che solo “piccole orecchie” possono comprendere rispondendo con una saggia parola, il si, alla vita. Il Dioniso è labirinto e toro, il vero filo è l’affermazione “io sono il tuo labirinto” (Nietzsche e la filosofia e altri testi, Torino 2002).

Per G. Galli, il significato profondo del personaggio di Arianna è nel “trionfo breve” dell’uomo. Breve perché gli dei infrangono ogni presunzione di Teseo facendolo subito sazio di Arianna e restituendola al suo statuto divino. È nella sfida dell’uomo con se stesso verso la conoscenza del dolore, e, tra l’umano e il divino, la sua volontà di vivere.

Almeno tre grandi figure dell’Arianna di Nietzsche le ritroviamo con un’eterna e diseguale storia e fortuna nelle lettere, nel melodramma, nelle arti figurative d’Europa (a partire da Catullo, Petrarca, Goethe, D’Annunzio, Pavese, Monteverdi ecc.). Esse sono: l’Arianna dolente e abbandonata; l’Arianna, sposa di Dioniso-Bacco, dea e donna; l’Arianna, Teseo, il filo e il Minotauro.

Ma prendere l’animo (letteratura e arte) del nostro Novecento, non è Arianna, ma il labirinto e il Minotauro. Per il Minotauro è M. Yourcenar a svelarne le ragioni: “Chi non ha il suo Minotauro?” è il titolo di una sua pièce. Il Minotauro, dice la Yourcenar, è il mostro nascosto in cui ciascuno segretamente si rispecchia, se l’uomo non sa più di cosa è fatta la sua salvezza e la sua rovina. Il labirinto dei moderni è, invece, dice Borges: il tempo. Grazie ad Arianna e al suo filo, Teseo riesce ad uscire dal labirinto.

Ma noi moderni, si chiede l’autore, riusciremo mai ad uscire dai nostri labirinti liquidi e in tormenta, se abbiamo dimenticato Arianna, avvolti dall’inganno?

Un approccio interessante e, forse, una risposta al tema: verità, diritto e tempo la troviamo nel titolo dell’ultimo capitolo “La volta che perdere l’occasione è perdersi” del saggio di A. Masullo “La libertà e le occasioni”, 2011. Tra la nostra verità/libertà per Masullo, occasione e obbligazione, e il nostro star persi nei labirinti post-moderni della “calcolabilità infinita”.

Per A. Masullo, come per Heidegger, l’essenza della verità è la libertà. Ma di quale verità parla? La verità di Masullo la troviamo, in parte, espressa nella radice iraniana della parola verità che ha il senso di “credere”, “aver fiducia”. “Vero è ciò che non inganna”. Vero-verità nel suo significato primigenio, scrive Masullo, è il non essere, da se stessi e/o nella reminiscenza collettiva, ingannati, “non essere ingannati nel ricordarsi di sé, come individui e come popoli”. Il “valore della libertà è opera soggettiva”.

L’inganno (pseudos) è il contrario di Aletheia (disvelamento della verità). L’inganno non è che una fallita uscita dall’occultamento di noi a noi stessi. L’inganno, nella fallita uscita, è il perdersi, l’aver come nel titolo perso l’occasione. Credere in una verità, difendersi dall’essere ingannati: è questo per Masullo “criticità”, esercizio del pensiero critico, bisogno di stabilizzazione. Nella lezione di Masullo verità, diritto, fede sono tutt’uno. Ma se la libertà-verità masulliana è tutto ciò: la questione decisiva è, però, il suo oggettivarsi (realizzarsi nel diritto).

La domanda, allora, è: può bastare che il “certo”, vichianamente assunto, stia configurato come non del tutto disgiunto dal “vero”? Ovvero: che la legge assunta nei voti e data secondo ragione non si trovi subalterna ad alcuni dei molti e discordi interessi particolari tra i quali è chiamata a mediare? Non è il diritto che per Masullo struttura la libertà ma esso è il solo idoneo a difendere i resti dell’oggettivazione della libertà, del dovere del tempo. “Veritas filia temporis”, dice Masullo, non nel senso che ogni tempo costruisce la sua verità. La verità è figlia non del tempo ma del “trauma del tempo”.

Per comprendere uno dei luoghi più complessi dell’antropologia filosofica di Masullo è necessario un preliminare chiarimento. In Masullo il concetto di tempo ricorre in due distinte accezioni: il tempo-cambiamento, impersonale accadere della differenza; il tempo-temporalità è nello stesso tempo coscienza allo stato nascente verità libertà obbligazione eccedenza intraneità amore comunità. Ossia ciò che chiama “paticità”.

È l’oggettività del tempo cambiamento che ci prende di mira, ci colpisce e destabilizza con violenza. La risposta, l’eccitazione della coscienza, la coscienza nell’esistere compensa l’offesa subita, è desiderio di credere “passione della salvezza”. E grazia, dunque, alla reazione a traumi del tempo (la violenza del tempo cambiamento) che la coscienza dell’uomo passa “dall’ignara notte dell’esistere al sofferto giorno delle e-sistere”.

Analisi delle figure o simboli del mito

Simbolo Interpretazione
Labirinto Gioco di inganno e ragione. Il labirinto dei moderni istituito dal Dio-toro è il tempo.
Minotauro Il mostro in cui ciascuno si rispecchia. Animalità se non sa più di cosa è fatta la sua salvezza e la sua rovina (M. Yourcenar).
Filo Razionalità. Razionalità mossa da amore e diritto. Il vero filo è l’affermazione: io sono il tuo labirinto.

La verità e l’inganno

Il fascino indiscreto della verità

In una poesia, “El principio”, L. Borges, afferma “la discussione è la sola via per giungere alla verità”. Due persone stanno conversando, in un luogo qualsiasi dell’antica Grecia, non importa chi siano (Socrate o Parmenide) non lottano, tra loro, per vincere o persuadere, hanno messo da parte la preghiera e la magia. Pensano o cercano di pensare per giungere ad una, forse, verità. Questa conversazione è “il fatto capitale della storia” appunto “El principio”.

Nietzsche, nel “Il crepuscolo degli idoli” 1889, dice: “la verità non esiste e nemmeno questa è una verità”. Racconta la sua storia di verità. Un’abbagliante parabola millenaria attraverso la quale il mondo vero divenne favola. Idolo è ciò che finora si è chiamato verità. Crepuscolo degli idoli… la vecchia verità si avvicina alla fine. Al riguardo Heidegger sostiene che Nietzsche è rimasto prigioniero di un’idea di libertà come oggettività. La domanda che resta sospesa è dunque: la nietzschiana morte di Dio è liberazione dalla verità o liberazione delle verità?

Quid est veritas? È innegabile che la questione verità e relativismi è di nuovo di attualità.

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Scienze giuridiche IUS/20 Filosofia del diritto

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Frenzy10 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Marino Giovanni.
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