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Sunto di sociologia dei processi culturali e comunicativi

Studiare la comunicazione

Nel’ approccio allo studio dei media si differenziano apocalittici ed integrati, come sostenuto da U. Eco. I primi sono coloro che evidenziano soprattutto i pericoli e gli aspetti negativi dei media, che in quanto "comunicazione di massa" è intesa di basso livello per potersi rivolgere ad un pubblico indifferenziato, passivo e spesso disimpegnato nelle scelte. Spesso sono politici o moralisti che alimentano polemiche destinate a durare poco per mancanza di fondate argomentazioni. Gli integrati, invece, pur non accettando passivamente ogni aspetto dei media, ne riconoscono l’importanza in quanto: su di essi si fonda sempre più la comunicazione umana, potere che cresce insieme allo svilupparsi di nuove tecnologie; l’accessibilità a queste fonti garantisce un livello maggiore di conoscenza rispetto al passato.

Lasswell nel 1948 elaborò una definizione di comunicazione considerando chi emette un messaggio (mittente), a chi lo si invia (destinatario), cosa si trasmette (messaggio), dove (mezzo), con quali effetti. In realtà questo è uno schema molto semplificato. Bisogna considerare gli individui come attori sociali e fruitori mediali che ricevono input dal sistema sociale e da quello mediale. Ricevono dal primo suggerimenti su come lavorare, regolarsi con gli altri, sui modi di partecipazione sociale e politica e info, cultura e spettacolo dal sistema mediale, cioè i media che hanno più seguito.

I prodotti non sono solo spontanea creazione di artisti liberi, ma anche risultato di particolari procedure creative vincolate al successo economico e nel caso dell’informazione al potere economico-politico. Da ciò si evince che gli individui non sono referenti passivi nel processo comunicativo, ma soggetti attivi nella trasformazione dei messaggi ricevuti a seconda delle proprie aspettative. La fruizione di un qualsiasi prodotto mediale è infatti l’incontro tra un lettore e un testo. Studiare i media è quindi conoscere come avviene questo incontro: come ad esempio i consumatori si creino nel tempo modelli che sempre più caratterizzano i valori su cui sembra fondarsi la società post-moderna.

Parte prima – La comunicazione umana

1. Il processo di comunicazione

La comunicazione è l’atto per cui un attore comunica con almeno un altro attore. Poiché avvenga è necessaria una strategia che presuppone degli obiettivi, una buona conoscenza del referente e i codici (il come del messaggio) adatti alla situazione. Ne deriva che la comunicazione è un atto razionale, dove per razionalità si intende il miglior adeguamento delle risorse del soggetto per il raggiungimento di uno scopo in una particolare circostanza (dire le cose giuste nel modo più adatto, nel momento opportuno), tenendo conto dei vincoli esterni imposti dalla situazione.

I vincoli guidano i modi della comunicazione determinandone regole formali e informali, che influiscono anche sugli aspetti impliciti della comunicazione, come i contenuti non verbali (uso delle mani, postura, ecc). La razionalità della comunicazione è comunque limitata perché limitate sono le abilità cognitive e le capacità di reagire alle difficoltà poste dalla situazione. Il concetto di razionalità è legato a quello di interesse-coinvolgimento, che è il prodotto delle motivazioni individuali. Esse sono generate dalla biografia dell’attore e dagli scopi che vuole raggiungere.

Poiché l’interesse può essere momentaneo, è necessario perché il processo di comunicazione duri, che esso si trasformi in coinvolgimento, cioè nel restare stimolato per l’intera durata della comunicazione e nel cercare di capirne significato e conseguenze. Per far ciò, la comunicazione deve toccare le motivazioni non superficiali dell’attore come qualche aspetto della vita dei suoi familiari, e che la situazione sia particolarmente rilevante simbolicamente, come quanto viene detto in una manifestazione religiosa.

Altrettanto importante è l’ambiente, cioè la situazione-circostanza specifica e il contesto culturale entro cui essa è calata con le sue norme, modelli di comportamento, ecc. La razionalità, come dice Weber, può essere rivolta al raggiungimento di un fine simbolico o valoriale, come morire per la patria, o per fini emotivamente rilevanti, come fare sacrifici per una persona molto cara. Una forma alternativa di razionalità è la ritualità, che riguarda cose inutili dal punto di vista dei contenuti della comunicazione, ma fondamentali per il suo svolgimento.

La comunicazione ha sempre un aspetto rituale che si può cogliere nelle pause, negli intercalari, nel tono di voce, ecc. I codici invece sono gli strumenti utilizzati per comunicare e proprio il come dire le cose, spesso sottovalutato, è più importante di cosa si dice. Anche la scelta del codice viene influenzata dal contesto. Si può parlare di processo di comunicazione solo dopo che il ricevente decodifica l’informazione ricevuta e dà una risposta all’emittente. La comunicazione è la trasmissione e il ricevimento di un’informazione che ha un significato sia per l’emittente che per il ricevente.

Più precisamente si parla di "razionalità composta", che è la negoziazione delle strategie comunicative del mittente e del destinatario. Comunicare è un semplice scambio di informazioni quando si chiede un orario, ma spesso è una costruzione negoziata di significati in base agli attori della comunicazione che sono attori sociali, all’identità di essi, alle loro motivazioni e scopi, al contesto, alla situazione comunicativa. Si può dire che ogni attore sociale è il prodotto dell’insieme di tutte le esperienze comunicative avute fino a quel momento, che mettono in grado un soggetto di comportarsi al meglio in una particolare situazione comunicativa. Le esperienze precedenti forniscono schemi di lettura di quelle successive e ne suggeriscono il significato più profondo: è la competenza comunicativa più profonda che mette in grado un soggetto di comportarsi al meglio in una situazione comunicativa.

2. La comunicazione interpersonale

La comunicazione umana si esprime tramite messaggi analogici e digitali: quelli analogici riguardano quei segnali che contengono una rappresentazione del significato cui si riferiscono (icona, ma anche lo strusciare di un gatto sono segnali analogici); quelli simbolici o numerici rimandano ad un sistema simbolico codificato di segni, la cui relazione col significato di cui sono portatori, è arbitraria (linguaggio). Gli esseri umani sono l’unica specie che riesce a comunicare attraverso entrambi. Come si è detto, i messaggi digitali riguardano la produzione di parole tramite un sistema di segni arbitrario e convenzionale, l’alfabeto.

I messaggi analogici, invece, sono prodotti dall’uomo in diversi modi: attraverso gli atteggiamenti posturali, la mimica facciale, la gestualità, la gestione della distanza dagli altri (prossemica), i segni paralinguistici (tono e modulazione della voce).

Assiomi della scuola di Palo Alto

Poiché l’atto del comunicare è un comportamento, ed è impossibile non avere comportamenti, non si può non comunicare. Sulla base di ciò è possibile comprendere come in uno scambio comunicativo tra 2 o più persone, di tipo diretto, vengono utilizzati sempre sia il linguaggio numerico, che quello analogico. I due tipi di linguaggio tendono costantemente a integrarsi. Studi etologici hanno mostrato come la maggior parte dei messaggi (la comunicazione analogica) che gli animali si scambiano sono finalizzati a definire le relazioni tra loro e così anche per l’uomo. In ogni comunicazione interpersonale è sempre possibile distinguere piano del contenuto e piano della relazione. Il piano del contenuto riguarda i contenuti manifesti della conversazione, trasmessi tramite il canale verbale e il codice simbolico. Il piano della relazione veicola invece i significati relazionali, che permettono di comprendere meglio i contenuti ricevuti sul piano verbale.

Mentre il piano del contenuto trasferisce le informazioni da un soggetto all’altro, il piano della relazione veicola informazioni su informazioni. Se il linguaggio corporeo si accompagna con quanto detto verbalmente, la dinamica della relazione si rivela positiva e la nostra attenzione finisce per essere quasi totalmente focalizzata sugli aspetti di contenuto. Quando invece la sensibilità ai segnali analogici coglie elementi di distonia tra linguaggio corporeo e verbale, la nostra attenzione si focalizza sugli aspetti di relazione e i nostri sistemi difensivi ci mettono all’erta sul fatto che qualcosa nella comunicazione non sta funzionando. È la nebbia psicologica, un velo che si pone tra noi e chi parla offuscando la possibilità di comunicazione efficace e la produzione di uno scambio di informazioni.

La mimica facciale

La faccia è il più importante canale della nostra espressività ed il fuoco attenzionale della percezione altrui nelle interazioni, ad esempio tramite segnali involontari come il dilatarsi delle pupille. I ricercatori ne hanno distinto tre aree: la regione frontale, la parte mediana (naso-occhi), la parte inferiore (bocca-mascella). Comunque anche prima della mimica facciale, già la conformazione stessa dei lineamenti rappresenta un insieme di segnali efficaci per quanto involontari. Alla base vi è la sensibilità degli esseri umani verso i tratti infantili (conformazione corporea e lineamenti). Il fatto che questo tipo di lineamenti susciti tenerezza e simpatia è stato efficacemente utilizzato dai disegnatori della Walt Disney. Tornando alla mimica facciale, è molto importante il linguaggio degli sguardi. La traccia ricavabile dai movimenti oculari può rivelare, meglio di chiunque altro, l’effettiva coerenza tra affermazioni esplicite verbali e reali intenzioni/stati psicologici. Uno sguardo in avanti, aperto e stabile veicola un’immagine di sicurezza, al contrario uno sfuggente e rivolto verso il basso veicola insicurezza, così come la capacità o meno di tenere lo sguardo fisso negli occhi dell’interlocutore. Sul piano relazionale, quella oculare può essere considerata una vera e propria forma di contatto.

Gli atteggiamenti posturali

Il modo con cui gli individui si muovono e occupano lo spazio costituisce un insieme di segnali analogici attraverso cui essi manifestano la propria personalità e i propri stati affettivi. Gli elementi che consentono di assumere la postura eretta sono la dislocazione del peso lungo i vari tratti della colonna vertebrale e degli arti inferiori, e la maggiore o minore apertura della postura assunta in relazione alla posizione delle braccia. Per cui, i soggetti che riescono a distribuire correttamente il peso sulle gambe sono percepiti come individui sicuri di sé e aperti al mondo esterno, all’opposto, tenere la testa piegata verso il basso veicola una sorta di insicurezza e introversione.

La gestualità

La gestualità ha una forte interconnessione e sintonia con il linguaggio verbale. Secondo ricerche recenti, il movimento delle mani faciliterebbe il recupero di contenuti mnemonici di tipo linguistico. Sul piano analitico la si può distinguere in base alla velocità e all’ampiezza dei gesti. I movimenti lenti ed ampi rimandano un’impressione di sicurezza e capacità di controllo; quelli rapidi e piccoli suggeriscono invece un’immagine di vivacità ma anche di inquietudine. Sul piano del significato la gestualità presenta più livelli di costruzione e articolazione: al primo abbiamo i movimenti spontanei di mani e braccia, su quello più articolato vi sono gesti che hanno un vero e proprio valore segnico (V può essere vittoria o necessità di toilette). Poi ci sono anche linguaggi artificiali costruiti attraverso la gestualità come quello dei sordomuti.

La prossemica

È l'insieme di regole e strategie comportamentali in base alle quali gli individui gestiscono lo spazio che li circonda quando si trovano insieme agli altri. Lo spazio prossemico all’interno del quale si muovono gli individui è costituito da sfere concentriche virtuali di natura psico-relazionale, aventi come centro il corpo. La prima, più vicina al corpo, è quella dello spazio intimo (50 cm). Essa è carica di valenze affettive e psicologiche, e solo le persone a noi più vicine possono accedervi senza che ciò possa essere considerato una minaccia. Disagio relativamente modesto di ritrovarsi in un ambiento molto affollato, in cui il proprio spazio intimo viene involontariamente invaso, oppure in ascensore, in cui si prova a ristabilire una virtuale normalità prossemica, osservando orologio, punta delle scarpe, luce del piano quasi mimando di essere soli.

L’area della sfera intima risulta tanto più ampia quanto più è elevata la collocazione sociale del soggetto, mentre la possibilità di invadere il territorio più prossimale dell’altro, indipendentemente dalla sua volontà si configura come dimostrazione ed esercizio di potere. La seconda è la sfera personale che segue lo spazio intimo e finisce a circa un metro di distanza dal proprio corpo. Anche l’area della sfera personale risulta tanto più ampia quanto più è elevata la collocazione sociale del soggetto. Possono accedervi le persone che hanno confidenza con noi ma non quanto quelli della sfera intima (parenti meno stretti, amici veri).

La terza è la sfera sociale, all’interno della quale teniamo le persone con cui non abbiamo rapporti affettivi (colleghi, conoscenti). La quarta è la zona pubblica che è la distanza oltre la quale un soggetto parlante tende a tenere un pubblico relativamente numeroso (insegnante in aula, conferenza). Il limite di quest’area è indefinito. Per delimitare lo spazio, spesso utilizziamo dei marcatori, detti territoriali, cioè degli oggetti quali la penna o un foglio sul banco, il cappotto al cinema, ecc. Sono importanti perché ad esempio, per quanto riguarda gli oggetti della stanza di un adolescente, rappresentano dei simboli in cui il soggetto si riconosce e si consolida. Al tempo stesso hanno un ruolo comunicativo verso coloro che vengono ammessi all’interno della stanza, che è vissuta come un’estensione della sfera intima e quindi viene protetta da potenziali violazioni.

I segnali paralinguistici

Sono tutte le componenti della produzione vocale che danno forma al nostro modo di parlare: tono, ritmo, pause. Nelle interazioni verbali, gli esseri umani adattano il tono, l’intensità dell’emissione sonora e il ritmo del parlare in relazione ai diversi significati veicolati e allo stato emozionale suscitato dai contenuti e dalla situazione. Indice di insicurezza e di ansia è parlare molto velocemente. Ogni occasione relazionale prevede un uso adeguato dei segni paralinguistici altrimenti può portare a disinteresse, caratterizzato da sbadigli trattenuti, tosse, sguardi persi.

L’agire comunicativo

La scena è il risultato dell’interagire di contesto e situazione. Per contesto si intende lo spazio concreto in cui si svolge l’evento comunicativo. Per situazione si intende l’insieme di elementi e significati di carattere sociale, relazionale e psicologico che agiscono sull’evento comunicativo, di cui gli attori coinvolti sono consapevoli a livelli diversi di coscienza. Lotman parla di "semiosfera" intendendo lo spazio semiotico al di fuori del quale non è possibile la significazione. Il contesto socioculturale fornisce gli strumenti simbolici e linguistici per comprendere la realtà, di cui la situazione è una parte specifica. È un repertorio di informazioni possibili, tra cui gli attori impegnati in essa selezionano quelle appropriate ai propri scopi. Ed è il contesto situazionale a suggerire ai partecipanti il ruolo sociale e psicologico da adottare.

Un ruolo sociale può essere pensato come l’insieme degli atteggiamenti e comportamenti che, all’interno di una certa cultura e di un determinato gruppo sociale, ci si attende da un individuo in relazione alla sua collocazione sociale e/o relazionale. C’è pluralità di ruoli. Ciascuno di noi possiede, avendolo acquisito per esperienza, un repertorio di situazioni possibili nelle quali potrà venirsi a trovare e saprà utilizzare lo stile comportamentale e comunicativo adatto a ciascuna di esse. Ogni situazione comunicativa è un’esperienza coinvolgente e situata. È coinvolgente poiché interessa l’individuo nella sua totalità culturale e psicologica, ed è situata perché si svolge sempre all’interno di uno spazio di significazione preesistente. Nel processo di comunicazione, i contenuti espressi dal soggetto al proprio turno sono il risultato di come si è svolta la comunicazione sino a quel momento.

Decisivo è il concetto di feedback, la reazione ad un’azione comunicativa dell’interlocutore. I soggetti impegnati in una comunicazione si propongono da una parte di trasmettere informazioni, dall’altra di suggerire definizioni della situazione, del proprio ruolo e di quello degli altri individui impegnati nello scambio comunicativo. Poiché ciascun individuo porta una propria prospettiva sul mondo, ogni comunicazione interpersonale è un processo in cui gli attori, oltre a scambiarsi informazioni, negoziano definizioni del mondo. Il processo di negoziazione è stato studiato da differenti prospettive: teoria sistemica (Watzlawick).

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher inzaghino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Carzo Domenico.
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