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Capitolo 1

Quando si usa il termine “METAFISICA” si allude a qualcosa di immateriale, cioè qualcosa

che non si tocca. METAFISICO è anche ciò che riguarda Dio e l’anima e questo è il punto

di frattura con il pensiero empirista: ciò che conta per essi è ciò che “si tocca” ciò che con i

sensi possiamo percepire, il FENOMENO.

In realtà la Metafisica riguarda le forme di sapere e va oltre l’osservazione sperimentale: il

metafisico relaziona il rilevamento empirico dell’evento con una essenza che si pone oltre

la relatività dell’osservazione sperimentale. Fenomeno indica qualcosa che appare e

quindi, qualcosa che c’è.

Il punto centrale è che la conoscenza umana prende le mosse dall’esperienza sensibile,

ma non si ferma ad essa. I dati vengono elaborati in concetti ed è questo che ci permette

di “conoscere”. Tuttavia l’uomo è un essere finito e in quanto tale può conoscere solo ciò

di cui egli può fare esperienza, ma non può andare oltre: essa si ferma solo al fenomeno a

ciò che ci appare, mentre la cosa in sé non è conoscibile: il NOUMENO può solo essere

pensato. Dobbiamo immaginare la nostra esperienza come un segmento: solo al suo

interno possiamo conoscere, mentre sugli estremi che rappresentano il limite della nostra

conoscenza, possiamo solo ragionare. Non possiamo dare dei contenuti a qualcosa di cui

non possiamo fare esperienza, ma possiamo solo PENSARE. D’altra parte, se così non

fosse, l’uomo non avrebbe motivo di porsi delle domande.

Capitolo 2

Par 1

Il “PENSARE” è la sede della libertà costitutiva dell’uomo: possiamo pensare ciò che

vogliamo. Il “CONOSCERE” ha sede nell’intelletto e si basa sull’esperienza e

sull’elaborazione dei dati raccolti.

Noi possiamo pensare l’essenza (il Noumeno), che però rimane al di fuori della capacità

conoscitiva dell’uomo: Kant incentra il discorso sul tema della LIBERTA’. Essa anzitutto è

da intendersi ad un doppio livello, teoretico e pratico. A LIVELLO TEORETICO la libertà è

un attributo dell’anima e coincide con la soggettività. In questa dimensione la libertà è

assoluta ed è inconoscibile, ma solo pensabile. Solo così l’uomo può essere pensato:

libero. Sempre a livello teoretico la libertà è incondizionata, agisce senza condizionamenti

esterni e libera da ogni utilità di scopo. A livello pratico però non si può dire che la libertà

sia assoluta capacità di volere perché così si negherebbe la possibilità dell’altro. Pensare

che la libertà sia assoluta è un passo verso l’universalizzazione, ci permette di dire che

se ogni uomo è come me, ogni uomo è libero. Si riconosce insomma “l’alterità” ma questa

non è un limite, serve solo a dare un diverso contenuto alla mia azione. Io so di avere un

progetto e se tu sei come me, anche tu hai un progetto. Quindi se nel teoretico la libertà è

incondizionata, è agire senza limiti, nella vita pratica è capacità di agire in modo critico e

diventa regola da seguire. Si giunge ad un processo di univesalizzazione: a nessuno può

essere impedito di essere libero. Da qui all’ IMPERATIVO CATEGORICO: “agisci secondo

una massima che posa valere al tempo stesso come legge universale. Cioè la mia azione

deve rispettare l’altro senza condizionarne la vita, deve rispettarne la pari libertà Solo così

l’azione è morale. E solo all’uomo come essere finito si pone il problema perché può agire

scegliendo tra diverse possibilità d’azione.

Par 2

Nella Metafisica dei costumi, il tema principale è il CONFLITTO e parte dalla

considerazione del rapporto tra desiderio e conflitto. Desiderio è il potere dell’essere causa

degli oggetti della rappresentazione per mezzo delle stesse. E’ in rapporto con il conflitto

perché quando il desiderio di ognuno converge sullo stesso oggetto, si genera il conflitto:

ma come risolverlo? In merito, vi sono diverse posizioni:

Hobbes riteneva che vi è un soggetto più forte rispetto ad altri che ha il potere di comando,

di giudizio e di sanzione: il SOVRANO che è legibus solutus, quindi anche al di sopra della

stessa legge che lui detta.

Locke riteneva che esiste un sovrano che detta la legge, ma è un soggetto terzo che la

applica e il sovrano è dentro il conflitto.

Rousseau riteneva il conflitto come prodotto sociale e per risolverlo bisognava ristabilire

l’eguaglianza sociale, pensare a regole che regolino il conflitto e ad un modello che si

fondi su base consociativa dove ognuno mette a disposizione i suoi beni.

Kant evidenzia un rapporto tra desiderio e sentimento. Ogni uomo dà un significato agli

oggetti delle sue rappresentazioni, desiderandolo. Passa poi alla determinazione concreta

di avere l’oggetto: volontà come autodeterminazione, arbitrio. Nasce dunque il problema

morale inteso come tensione tra l’influenza dei condizionamenti e la tendenza verso ciò

che è buono in sé. Kant ricostruisce in un certo senso il percorso verso il bene: so che il

bene esiste, ma solo con la esperienza quotidiana sono spinto ad agire sempre meglio.

Par 3

Nella Metafisica dei costumi, Kant definisce il giuridico e l’etico. Egli parte dalla distinzione

tra leggi morali e leggi della natura, sottolineando ancora una volta la differenza tra il

determinismo naturalistico e gli atti umani. Ogni atto che promana dal soggetto contiene

una decisione che è ATTO DI LIBERTA’ e costituisce l’ambito morale che però non

coincide con l’etica. Se le leggi riguardano azioni esterne si chiamano giuridiche ma se

sono principi che regolano l’azione allora sono leggi etiche. La conformità a queste si

chiama mortalità, quella alle leggi giuridiche si chiama legalità.

Il riferimento ai COSTUMI indica i comportamenti tenuti dai consociati per la

sopravvivenza nella società. Il costume è espressione dell’identità di un popolo come

soggetto storico e il DIRITTO appartiene all’esperienza dei comportamento sociali. La

domanda di Kant non è tanto “cosa è il diritto” con riferimento all’ordinamento positivo, ma

cosa è nella sua origine razionale pura, cioè il QUID IUS.

In effetti il diritto, pur essendo autonomo formalmente dall’etica, in realtà deve

condividerne le risoluzioni, laddove sono in gioco la libertà del soggetto e il rispetto per

l’alterità. Si pensi ad esempio, ad argomenti particolarmente incidenti sulla concezione

dell’uomo: il trapianto, l’aborto, la pena di morte. Il diritto positivo diventa un punto di

partenza e di approdo storico di un percorso dell’uomo che vuole dare contenuto storico

alla struttura relazionale della società.

Par 4

Kant invita i giusperiti a non fermarsi all’aspetto fenomenico delle norme. Nella Metafisica

egli dice:

1) il diritto è l’insieme delle condizioni per mezzo delle quali l’arbitrio dell’uno può

accordarsi con l’arbitrio dell’altro secondo una legge universale di libertà.

2) Il diritto stretto si fonda sulla coscienza dell’obbligazione di ognuno di conformarsi

alla legge.

Vi sono differenze significative tra le due proposizioni, perché il diritto nel suo concetto

puro è l’esplicazione normativa della relazionalità e può anche intendersi come mezzo di

composizione di diversi interessi, attraverso un “dialogo” in rispetto della reciprocità delle

dimensioni soggettive.

Con il dialogo si dicono delle cose che l’altro capisce dando voce alla parità ontologica. Ma

dato che l’uomo non può vivere fenomenicamente la sua intersoggettività noumenica,

ecco che il diritto diventa da dialogo, costrizione della volontà. Se ne suo concetto puro è

la capacità dell’uomo di agire materialmente nel rispetto della parità, sul piano storico

subisce il difetto della natura umana. Così da regola relazionale diventa NORMA esterna

che opera come limite all’agire individualistico. Così la legge è al di sopra degli individui, è

opera del Legislatore e bisogna chiedersi il perché della sua autorevolezza.

Per Kant la legittimazione del Sovrano si fonda sulla coerenza tra sopraordinazione

empirica ai sudditi e la parità ontologica.

Per Kant l’unico diritto è quello posto formalmente dal legislatore.

Dunque, esiste un livello noumenico in cui è iscritta la parità ontologica dell’uomo e i cui

profili sono la dimensione intersoggettiva e la dimensione universale della libertà.

Il livello fenomenico rilegge quello noumenico – esistenziale così: la parità è dovere di non

strumentalizzare l’altro ai propri fini, la struttura intersoggettiva è il dovere di vivere in

società. Il diritto diventa capacità di coercizione statale, volto a garantire il corretto

comportamento verso gli altri. Il concetto di norma si fonda sulla soggettività nel suo

relazionarsi con gli altri e nel tempo. Capitolo 3

Il valore dell’azione morale è estraneo a qualsiasi valutazione di utilità, ma ciò non

significa che essa debba necessariamente essere in - utile. La volontà in questi termini ha

un valore assoluto, ed in questa idea si annida il rapporto tra la volontà egoistica e la

scelta.

L’azione morale viene compiuta per dovere, anche secondo Kant, che associa il dovere

alla volontà libera, pura e incondizionata. Ma perché? Cosa succede quando noi vogliamo

compiere un atto morale?

Anche se comunemente si pensa che si fa per dovere qualcosa che non si vuole, in realtà

l’uomo compie sempre ciò che vuole: vi possono essere dei “motivi” che spingono la

volontà, ma l’atto di volontà è pur sempre libero. La volontà ha due aspetti:

autodeterminazione (io voglio perché voglio) e determinazione dell’oggetto esterno (io

voglio questa cosa). Per il primo aspetto ci si chiede se vi è razionalità nella volizione: da

un lato la volontà sembra essere incondizionata. Dall’altro il volere implica la

consapevolezza che “volere è bene”. Si manifesta la consapevolezza razionale della

capacità di esistere dell’uomo.

Per il secondo aspetto, voglio A, l’uomo vuole A perché sa che quella cosa lo soddisfa.

Nasce a questo punto un problema: il problema etico del valore universale della scelta. Se

io voglio A, sottraggo lo stesso oggetto ad altri? Ogni atto decisionale è attraversati da atti

cognitivi che permettono di individuare il migliore tra tanti possibili, fino a selezionarne

uno. Se l’elemento di universalizzazione fosse nell’affermazione “voglio A perché lo voglio,

sarebbe universalizzabile solo la capacità di volere, ma è un’ipotesi contraddittoria, dato

che la possibilità di dire in astratto voglio A, renderebbe impossibile agli altri di affermare lo

stesso, perché A gli verrebbe sottratto.

Ciò comporta che il processo di universalizzazione non può prescindere dalla relazionalità:

ciò che individua il valore dell’oggetto, non è l’oggetto in quanto tale, ma la qualificazione

che proviene dal sistema di relazioni che i soggetti tessono attorno a quell’oggetto.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Filosofia del Diritto, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Potevo far Meglio? Ovvero Kant e il Lavavetri: L'Etica Discussa con i Ventenni, Montanari. Gli argomenti trattati sono: la metafisica, il pensiero, il conoscere, il sovrano come legibus solutus, l'atto di libertà, il quid ius.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (MILANO - PIACENZA)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ectoplasmon di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Montanari Bruno.

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