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Da queste premesse muovono gli studi contemporanei sul ragionamento giuridico che fanno capo ad autori dalle

estrazioni geografiche e culturali diverse, accomunati da un approccio ermeneutico e post-analitico.

Il punto di partenza delle teorizzazioni di Aarnio e Peczenik è la teoria dell’argomentazione giuridica di Alexy. Essa

consiste in una dottrina procedurale del discorso pratico razionale generale: i processi giustificativi , sia pratici che

giuridici, sono attività dialogiche alle quali prendono parte soggetti che hanno interessi diversi.

In quanto discorsivo, il processo del comprendere avviene secondo norme specifiche e modalità determinate. Il giurista

tedesco individua così un codice della ragione pratica a cui chi discorre deve necessariamente adeguarsi, per poter

giustificare il proprio argomentare. L’argomentazione giuridica dunque, caso particolare del discorso pratico, deve

accostarsi a regole predeterminate a causa della sua essenza discorsiva per giustificare le proprie scelte.

CAPITOLO QUINTO

NUOVE FRONTIERE PER LA FILOSOFIA DEL DIRITTO

Negli ultimi trent’anni la società ha conosciuto trasformazioni profonde e rapidissime: fenomeni come l’informatica e la

ricerca in ambito scientifico hanno aperto nuove frontiere per gli studiosi e anche per i filosofi del diritto.

1)Quanto all’informatica, le prime applicazioni al diritto risalgono agli anni Quaranta, ma solo tra gli anni Sessanta e

Settanta sono state create le prime banche di dati giuridici e i primi archivi informatizzati. Gli anni Ottanta hanno poi

visto lo sviluppo di nuove forme di documentazione giuridica autonoma, modificando profondamente alcuni aspetti del

lavoro del giurista. La maggior parte delle attività giuridiche si svolge, oggi , grazie all’interazione con elaboratori

elettronici e l’apporto di Internet ha rivoluzionato le modalità dell’accesso all’informazione giuridica e quelle delle

interazioni tra diversi operatori del diritto. Benché tutti questi cambiamenti nella pratica giuridica siano stati profondi e

pervasivi, essi da soli non giustificherebbero la considerazione dell’informatica giuridica tra le nuove frontiere della

filosofia del diritto. Negli anni Ottanta , dopo un decennio di speranze e illusioni da parte degli studiosi di teoria del

diritto, ci fu una sorta di rinascita dell’interesse per gli studi informatico-giuridici di tipo teorico, determinata soprattutto

dall’emergere della nuova disciplina dell’intelligenza artificiale, che veniva ad affrontare, in modi nuovi, classici temi

filosofici come quelli dei contenuti e delle strutture della conoscenza, delle forme dei procedimenti cognitivi, delle

strutture linguistiche e del loro rapporto con la realtà. In particolare , venne a formarsi l’ambito interdisciplinare

denominato “intelligenza artificiale e diritto”, i cui studi ben presto diedero un contributo significativo alle

problematiche filosofico-giuridiche

Innanzitutto, hanno dato luogo a una rivoluzione nell’ambito degli studi di logica giuridica, tradizionalmente consistita

nell’applicazione in ambito giuridico della logica classica. Quest’ultima non era in grado di offrire un modello adeguato

del ragionamento giuridico: essendo esso una tecnica procedurale per la soluzione di problemi giuridici, richiede

processi interattivi governati da regole e non una procedura monologica, come è la deduzione logica. Inoltre il

ragionamento giuridico, in quanto nasce dalla controversia e dalla contrapposizione di tesi opposte, è essenzialmente

defettibile: il giurista deve, cioè, essere pronto a rivedere le sue conclusioni alla luce di informazioni ulteriori, mentre la

logica classica è cumulativa, ovvero le nuove informazioni si aggiungono alle precedenti senza poterle mettere in

discussione. L’informatica giuridica è riuscita a sviluppare logiche giuridice nuove, capace di affrontare gli aspetti sopra

accennati. Il problema della praticità della logica giuridica è stato affrontato ricorrendo in particolare ai linguaggi della

programmazione logica; quello della proceduralità è stato affrontato mediante i cd. Sistemi di dialogo, modelli formali

delle interazioni dialettiche; quello della defeasibility del ragionamento giuridico ha trovato una soluzione nell’ambito

degli studi sul ragionamento non-monotonico.

I cultori dell’informatica giuridica inoltre si sono occupati dei più tradizionali temi della logica deontica, dei modelli del

ragionamento basati sui casi ecc.

2)La seconda frontiera della filosofia del diritto contemporanea è costituita dalla bioetica. Il termine “bioetica” ,

letteralmente “etica della vita”, è stato coniato nel 1971 dall’oncologo americano Potter, il quale la definisce come il

tentativo di utilizzare le scienze biologiche per migliorare la qualità della vita. Essa è un insieme di ricerche, di discorsi

e pratiche pluridisciplinari, aventi per oggetto la chiarificazione o la soluzione di questioni di carattere etico, suscitate

dalle innovazioni scientifiche e tecnologiche che hanno reso possibile agire su fenomeni vitali in modi fino a qualche

decennio fa ritenuti impensabili.

L’ambito tematico è molto ampio e va costantemente ampliandosi con il progredire delle ricerche scientifiche: va

dall’aborto all’eutanasia, dal rapporto medico-paziente al trapianto degli organi, all’ingegneria genetica, alla clonazione.

La riflessione bioetica spazia da temi strettamente biologici, a temi di natura filosofico-religiosa, a temi filosofico-

giuridici e giuridici in senso stretto: a confronto ci sono ideologie, fedi religiose, modelli culturali e sistemi di valori

diversi. L’esigenza di regolamentazione giuridica si scontra nelle società pluralistiche contemporanee con la mancanza

di valori condivisi, per cui il rischio è quello di creare limiti che rispecchiano la moralità di pochi o di soffocare con

leggi i progressi della scienza. Lo sviluppo del dibattito bioetica si è spesso svolto, particolarmente in Italia, attraverso il

confronto tra orientamento laico e cattolico.

I capisaldi della bioetica laica, riconducibili in gran parte ad U.Scarpelli, sono il rispetto dell’autonomia individuale, la

garanzia del rispetto delle convinzioni religiose dei singoli e la promozione della qualità della vita al livello più alto

possibile. La bioetica cattolica ha tra i filosofi del diritto italiani un autorevole esponente in F.D’agostino, il quale fonda

la materia sul principio della difesa della vita fisica, su quello di libertà e responsabilità , di totalità , di socialità e

sussidiarietà.

Alla bioetica deve affiancarsi secondo D’Agostino una biogiuridica, affinché il diritto ponga dei limiti di libertà

all’intervento dell’uomo sulla vita.

La bioetica non si esaurisce nella bioetica medica: accanto ad essa si è sviluppata una bioetica animalista, che si occupa

degli animali, e una bioetica ambientale, che si interessa delle questioni connesse al rapporto uomo-natura.

La bioetica animalista si è sviluppata all’inizio degli anni Settanta con la pubblicazione di “Animal Liberation” del

filosofo australiano Peter Singer , a cui si contrappone Tom Regan , il quale cerca di costruire una vera e propria teoria

dei diritti, animali e non.

Quanto alla bioetica ambientale, si possono individuare due grandi correnti contrapposte: quella dei conservazionisti

(Passmore), i quali considerano la natura come un bene al servizio dell’uomo che va tutelato per motivi di utilità, e

quella dei preservazionisti (Taylor), che ritengono che terra e ambiente siano dotati di un valore intrinseco e quindi

vadano rispettati per loro stessi.

3)Un’altra frontiera della filosofia del diritto contemporanea è rappresentata dalla teorizzazione del multiculturalismo.Il

termine può essere usato in senso descrittivo, per designare un certo tipo di società, caratterizzata dalla presenza e dalla

convivenza di gruppi culturali diversi, o in senso normativo, per indicare un ideale giuridico-politico per la

realizzazione del quale lo Stato è chiamato a collaborare attraverso, principalmente, gli strumenti del diritto e

dell’educazione.

Il multiculturalismo nella seconda accezione nasce dalla contrapposizione dialettica tra pensiero liberale e comunitario:

esso mira a proteggere e riconoscere le tradizioni culturali dei gruppi presenti nelle moderne società pluraliste, ma tale

riconoscimento è finalizzato alla protezione della libertà dell’individuo e della sua possibilità di sviluppare in senso

pieno la propria identità.

Uno dei principi più importanti del liberalismo tradizionale è quello della separazione tra la sfera pubblica, includente

tutto ciò che ha una rilevanza politica, e la sfera privata della vita di ogni cittadino, nel cui ambito ricade tutto ciò che

attiene alla sua particolare identità. Tale principio, che comportava un divieto per lo Stato di interferire nella vita privata

dei cittadini, si presenta nel liberalismo contemporaneo affermando la neutralità dello Stato rispetto a tutto ciò che

riguarda il bene dei cittadini: deve preoccuparsi cioè di garantire esclusivamente un’equa disponibilità dei beni primari

fondamentali.

L’osservazione della realtà sociale in paesi a composizione culturale mista ha portato però alcuni studiosi a rivelare che

anche il senso di appartenenza ad un gruppo e ad una tradizione culturale va considerato come un “bene primario”.

C.Taylor afferma a proposito che l’identità dei singoli necessita di uno sfondo culturale e sociale rispetto al quale essa

possa plasmarsi; se una cultura si trova ad essere in posizione marginale in una società dominata da altre culture, i

cittadini appartenenti ad essa saranno svantaggiati, perché nel processo di sviluppo della loro identità dovranno fare i

conti con l’immagine sminuente di sé stessi riflessa dallo scarso apprezzamento sociale per la loro cultura di base.

Tutti gli individui hanno interesse essenziale a un riconoscimento pubblico della loro cultura: tale scopo può essere

raggiunto sia lavorando nell’ambito dell’educazione, sia utilizzando lo strumento del diritto al fine di sostenere le

culture viventi, seppur minoritarie, all’interno del paese.

Particolarmente significativo è il contributo di J.Raz, studioso di origine israeliana, figlio quindi di una cultura che lotta

da millenni per la difesa della propria identità.

Opponendosi al neutralismo, caratteristico della tradizione liberale, Raz fonda la propria proposta di moralità politica

sul valore dell’autonomia e della libertà finalizzata al benessere delle persone. Tale proposta lo porta a sostenere una

particolare versione di multiculturalismo, quello liberale, inteso come precetto normativo che giustifica la promozione

ed incoraggia il prosperare di minoranze culturali e richiede il rispetto della loro identità.

La scelta di Raz si fonda su due giudizi di valore: l’idea secondo cui la libertà e lo sviluppo di ogni individuo dipendono

da una piena e libera appartenenza a un gruppo culturale e il pluralismo dei valori, cioè il riconoscimento che possono

avere validità anche più culture nella stessa realtà sociale.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Filosofia del diritto, basato su appunti personali e studio autonomo dei capitoli 1,2,3 e 5 del testo consigliato dal docente Filosofia del diritto contemporaneo, Faralli, in cui nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: l'apertura della filosofia del diritto ai valori etico-politici, l'apertura della filosofia del diritto ai fatti, nuove frontiere per la filosofia del diritto.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Faralli Carla.

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