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Filosofia del linguaggio - scissione di a priori e necessario in Kripke

Appunti di Filosofia del linguaggio per l'esame della professoressa Cosentino. E' presente un'argomentazione di Kripke a fondamento della tesi che la proposizione sul metro campione (già tematizzata da Wittgenstein) sia vera a priori ma comunque contingente.
Autore: Kripke S.A.
Titolo: “Naming and necessity”
Casa editrice: Blackwell Oxford
Anno: 1980.
[trad.... Vedi di più

Esame di Filosofia del linguaggio docente Prof. M. Cosentino

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L’esempio del metro campione di Parigi viene introdotto da Kripke per evidenziare la differenza tra

due possibili interpretazioni delle parafrasi di nomi: come analisi dei loro significati (Frege e

Russell) , da una parte, e come strumenti per fissare la loro referenza, dall’altra. Innanzitutto Kripke

si rifà ad alcune considerazioni di Wittgenstein sull’argomento, presentando un passo delle

“Philosophical Investigations” in cui si sottolinea l’impossibilità di misurare la lunghezza del metro

campione di Parigi. Il discorso di Wittgenstein poggia sulla funzione costitutiva che questo oggetto

svolge all’interno del nostro sistema di misurazione, cioè sul fatto che la lunghezza di qualunque

cosa venga determinata in rapporto ad esso; questo procedimento è pertanto escluso nel caso

particolare del metro campione di Parigi dal momento che non ci si può riferire allo stesso oggetto

come ciò che deve essere misurato e come unità di misura della misurazione stessa. Kripke rileva

l’argomentazione di Wittgenstein e muove un’obiezione: potrebbe essere infatti possibile misurare

anche quell’oggetto riferendosi ad un altro sistema di misurazione; è ad esempio corretto affermare

che se un oggetto è lungo 39,37 pollici allora è lungo un metro, anche nel caso particolare che si

abbia a che fare con il metro campione di Parigi. Ci si potrebbe allora chiedere se Kripke stia

riservando al concetto di “metro” lo stesso trattamento che riserva a quello di un qualunque numero,

per il quale è possibile trovare una descrizione definita che valga in tutti i mondi possibili, cioè che

sia un designatore rigido (ad es.: “nove” = “successore di otto”). Lasciando da parte la questione del

senso di questa manovra nel più ampio contesto dell’opera di Kripke, è evidente l’intento cui

risponde nell’immediato: in questo modo egli può infatti ritenere sensata la proposizione secondo

cui “la barra s è lunga un metro”, nonostante le osservazioni di Wittgenstein al riguardo. Questa

mossa è necessaria perché è proprio dall’analisi di questa proposizione che emerge la differenza tra

una concezione delle parafrasi come significati dei nomi, da una parte, e come modi di fissare la

referenza, dall’altra. Kripke procede allora chiedendosi se questa proposizione sia necessaria,

introducendo anche una determinazione temporale per escludere i problemi relativi alla possibilità

che la lunghezza della barra subisca variazioni nel corso del tempo a causa dei più diversi fattori

(sollecitazioni meccaniche, riscaldamento etc. etc. …). Il risultato è il seguente:“la barra s è lunga

un metro all’istante t”, dove l’istante t corrisponde all’istante in cui si pone quel determinato

oggetto come unità di misura e termine di paragone per ogni futura misurazione; è allora questa una

proposizione necessaria? Sicuramente essa è a-priori: il valore così assegnato non può essere infatti

rintracciato nelle proprietà fisiche dell’oggetto o nel modo in cui si presenta ai nostri sensi e tutto

ciò che fa parte del livello materiale non rende conto della sua determinazione. Tuttavia l’a-

prioricità della proposizione non ne implica la necessità, e proprio contro l’opinione comune che

tutte le proposizioni a priori siano anche necessarie si concentrano nel seguito gli sforzi di Kripke.

Quanti sostengono questo punto di vista prendono quello che per Kripke è soltanto un modo per

fissare la referenza del nome come il suo significato, come se cioè avessero a che fare con un caso

di sinonimia o tautologia. L’affermazione “un metro è la lunghezza della barra s all’istante t”

diventa in virtù del significato di “metro” come “lunghezza della barra s all’istante t” equivalente

all’affermazione “un metro è un metro”, quindi assolutamente necessaria perché relativa all’identità

di un oggetto con se stesso; in altri termini avremmo a che fare con una definizione del tutto

analoga a quella in base alla quale “uno scapolo è un uomo non sposato”. In entrambi i casi il

predicato non farebbe altro che esprimere analiticamente il significato che sta dietro il soggetto,

presentandolo in una forma più esplicita ma del tutto equivalente da un punto di vista concettuale.

Secondo Kripke questo discorso non regge: il fatto è che l’affermazione in questione non intende

dare una definizione di metro ma fornire soltanto un modo per individuare il referente del termine;

questa operazione è sicuramente a-priori perché non deriva da una verifica induttivo - sperimentale,


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Filosofia del linguaggio per l'esame della professoressa Cosentino. E' presente un'argomentazione di Kripke a fondamento della tesi che la proposizione sul metro campione (già tematizzata da Wittgenstein) sia vera a priori ma comunque contingente.
Autore: Kripke S.A.
Titolo: “Naming and necessity”
Casa editrice: Blackwell Oxford
Anno: 1980.
[trad. it. a cura di Santambrogio M. “Nome e necessità”, Bollati Boringhieri, Torino 1982]


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gennaro Caruso di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del linguaggio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tor Vergata - Uniroma2 o del prof Cosentino Maria Erica.

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