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L'esempio del metro campione di Parigi

L'esempio del metro campione di Parigi viene introdotto da Kripke per evidenziare la differenza tra due possibili interpretazioni delle parafrasi di nomi: come analisi dei loro significati (Frege e Russell), da una parte, e come strumenti per fissare la loro referenza, dall'altra.

Considerazioni di Wittgenstein

Innanzitutto Kripke si rifà ad alcune considerazioni di Wittgenstein sull'argomento, presentando un passo delle "Philosophical Investigations" in cui si sottolinea l'impossibilità di misurare la lunghezza del metro campione di Parigi. Il discorso di Wittgenstein poggia sulla funzione costitutiva che questo oggetto svolge all'interno del nostro sistema di misurazione, cioè sul fatto che la lunghezza di qualunque cosa venga determinata in rapporto ad esso; questo procedimento è pertanto escluso nel caso particolare del metro campione di Parigi dal momento che non ci si può riferire allo stesso oggetto come ciò che deve essere misurato e come unità di misura della misurazione stessa.

Obiezione di Kripke

Kripke rileva l'argomentazione di Wittgenstein e muove un'obiezione: potrebbe essere infatti possibile misurare anche quell'oggetto riferendosi ad un altro sistema di misurazione; è ad esempio corretto affermare che se un oggetto è lungo 39,37 pollici allora è lungo un metro, anche nel caso particolare che si abbia a che fare con il metro campione di Parigi.

Il concetto di "metro" come designatore rigido

Ci si potrebbe allora chiedere se Kripke stia riservando al concetto di "metro" lo stesso trattamento che riserva a quello di un qualunque numero, per il quale è possibile trovare una descrizione definita che valga in tutti i mondi possibili, cioè che sia un designatore rigido (ad es.: "nove" = "successore di otto").

Intenzioni di Kripke

Lasciando da parte la questione del senso di questa manovra nel più ampio contesto dell'opera di Kripke, è evidente l'intento cui risponde nell'immediato: in questo modo egli può infatti ritenere sensata la proposizione secondo cui "la barra s è lunga un metro", nonostante le osservazioni di Wittgenstein al riguardo. Questa mossa è necessaria perché è proprio dall'analisi di questa proposizione che emerge la differenza tra una concezione delle parafrasi come significati dei nomi, da una parte, e come modi di fissare la referenza, dall'altra.

Determinazione temporale

Kripke procede allora chiedendosi se questa proposizione sia necessaria, introducendo anche una determinazione temporale per escludere i problemi relativi alla possibilità che la lunghezza della barra subisca variazioni nel corso del tempo a causa dei più diversi fattori (sollecitazioni meccaniche, riscaldamento etc.).

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gennaro Caruso di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del linguaggio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma Tor Vergata o del prof Cosentino Maria Erica.
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