RIASSUNTI FILOSOFIA DEL LINGUAGGIO
FREGE 1848-1925
1892 pubblica “uber Sinn und Bedeutung”. Voleva fondare la matematica riducendola alla
logica. N1879 scrive “ideografia”, passa inosservato. Nel 1884 scrive “i fondamenti
dell’aritmetica” su come usare i quantificatori. Il saggio del 1892 comincia con il problema
dell’IDENTITA’. A=A (espero=espero) e A=B (espero=fosforo). Uno analitico, l’altro sintetico.
Entrambi sono enunciati di identità ma uno ha valore cognitivo e l’altro no. Nel 1879 afferma
che i due enunciati si riferiscono solo ai segni, è un fenomeno sintattico. Nel 1892 fa obiezione:
se riguardassero solo livello segnico sarebbero mere stipulazioni e non spiegherebbero valore
cognitivo. Se il riferimento fosse il significato allora (A=A)=(A=B), oggetto identico a se stesso.
Non tiene conto della differenza in valore cognitivo. Frege distingue 3 categorie grammaticali:
nomi propri, enunciati e espressioni predicative. I nomi propri sono anche DESCRIZIONI
DEFINITE e anche gli indicali. Questi 3 tipi vengono chiamati TERMINI SINGOLARI.
- La Bedeutung di un nome proprio è l’oggetto per il quale il nome sta (stare per)
- Il senso di un nome proprio è il suo modo di presentarsi. Relazione dell’esprimere
Introduzione della dimensione del senso rende conto della DIFFERENZA IN VALORE
COGNITIVO.
Le descrizioni definite sono il “così è così” e hanno la stessa funzione dei nomi propri.
Risoluzione del problema enunciati di identità: il significato richiede di essere analizzato in due
dimensioni, il Sinn e la Bedeutung. Ci sono due imperfezioni logiche delle lingue naturali: nomi
propri senza bedeutung o impossibilitati ad averla (letteratura). Oppure stesso nome con sensi
diversi. Il senso è ciò che comprendiamo quando comprendiamo una parola.
Nel caso degli enunciati: il SENSO dell’enunciato è il pensiero espresso dall’enunciato,
utilizzando la clausola “che”. Non è soggettivo, antipsicologico. Per cosa sta la bedeutung di un
enunciato? Viene naturale dire un fatto ma non è così. Si introduce il PRINCIPIO DI
COMPOSIZIONALITA’: il senso di un enunciato dipende dal senso dei suoi costituenti. La
bedeutung di un enunciato dipende dalla bedeutung dei suoi costituenti. Se un componente
non ha bedeutung allora nemmeno l’enunciato lo ha. La mancanza di bedeutung da parte di un
componente non ha effetto sul senso. La bedeutung di un enunciato è il suo VALORE DI
VERITA’. Quando manca bedeutung non è né vero né falso. Principio di SOSTITUIBILITA’ SALVA
VERITATE = valore di verità non cambia se sostituisco un termine con un altro coreferenziale.
Frege è estensionalista, principio salva veritate vale sempre e comunque. Un enunciato che ha
costituente senza bedeutung non è né vero né falso.
Novità di Frege: ESPRESSIONI PREDICATIVE. Il concetto è una funzione il cui valore di verità per
ogni argomento è il vero o il falso.
- Espressione predicativa “sta per” una Bedeutung = concetto (funzione)
- Il senso è il modo di darsi del concetto
- Estensione = insieme degli oggetti che cadono sotto il concetto
Frege ha una concezione epistemica della vaghezza, i concetti sono perfettamente determinati.
RUSSELL 1872-1970
Nel 1905 scrive “on denoting”. Cosa succede quando nel soggetto grammaticale c’è
espressione che non ha riferimento? “l’attuale re di Francia è calvo”. Non c’è nessun re di
francia. Per Frege non c’è bedeutung allora né vero né falso. Russell invece non vuole
rinunciare a principio di BIVALENZA ed è ostile alla nozione di senso, vuole solo il riferimento. Il
significato è il riferimento dell’enunciato. Nel 1901 affermava: se possiamo parlare di qualcosa
che non c’è allora in qualche maniera c’è, esistono oggetti irreali. Nel 1905 dirà che non
esistono. “attuale re di francia” non è un termine singolare. Bisogna esibire la sua REALE
FORMA LOGICA che è nascosta da grammaticale. È una DESCRIZIONE DEFINITA (diversa da
indefinita). Russell afferma che le descrizioni definite non sono termini singolari. Con questo
enunciato asserisco 3 cose: esistenza, unicità, calvizie. Enunciato è la congiunzione di queste 3
cose. P e q e r. p è falso: per le tavole di verità comunque salvato il principio di bivalenza. I
nomi propri sono descrizioni definite abbreviate. I nomi logicamente propri sono gli indicali
questo e quello e io.
A partire dagli anni ’70 verrà criticata la TEORIA DESCRITTIVISTA DEL SIGNIFICATO (Frege e
Russell). Nella prima fase tra tutte le descrizioni definite solo una è il significato. Errore:
pensare che vi sia solo una DD associata al nome proprio. Searle dice che a un nome proprio
associata una disgiunzione di DD.
KRIPKE 1940-…
A 17 anni costruisce un sistema per assegnare il significato agli operatori modali. Concezione di
MONDO POSSIBILE = variazione del mondo attuale. Mondo attuale è congiunzione di tutti gli
enunciati ora veri. Da nozione di mondo possibile ridefinisce le nozioni modali di necessario,
possibile impossibile e contingente. Semantica = assegna un significato alle nozioni modali.
Secondo la TEORIA DESCRITTIVISTA CLASSICA DEL RIFERIMENTO un nome proprio è una
descrizione definita, il loro riferimento è lo stesso. Problemi: allo stesso nome proprio associate
più DD, teoria sembra dire che una è la più importante ma non ci dice come individuarla. Fa
apparire necessario tutto ciò che è contingente: produce necessità indesiderate. Searle rivede
la teoria da un nome proprio una famiglia di DD. Nel 1972 scrive “nome e necessità”. TEORIA
DEL RIFERIMENTO DIRETTOO: per Kripke i NOMI PROPRI sono DESIGNATORI RIGIDI = designano
in tutt