Filosofia del linguaggio
Che cos'è il linguaggio?
Parlare è come respirare. Il linguaggio è un sistema di comunicazione per trasmettere richieste, emozioni, stati d’animo, concetti... Il linguaggio è inteso come oggetto di indagine teorica e pratica; la disciplina riflette sui suoi fondamenti biologici e etologici. L’intenzione fa parte della comunicazione, ma si può avere comunicazione anche senza intenzione. Nella comunicazione emittente e ricevente devono poter essere interscambiabili. L’emittente codifica, il ricevente decodifica. Tutti abbiamo bisogno di comunicare e trasmettere idee.
Il linguaggio è una funzione cognitiva, perché rappresentiamo il mondo così come individualmente lo vediamo, dunque non è solo comunicazione ma anche rappresentazione. Il linguaggio è un procedimento biologico complesso, in quanto a livello biologico siamo condizionati dal linguaggio. Le culture sono rappresentazioni simboliche del mondo, sorrette da organizzazioni, educazione, concetti, religione e tutto ciò che è linguaggio. Quindi quest’ultimo non serve per descrivere il mondo, ma per crearsi un mondo. È impossibile pensare senza il linguaggio.
Linguaggio come funzione biologica
Agli inizi del ‘900 il linguaggio era considerato solo una funzione biologica, infatti dipende dall’organismo biologico della specie. Il linguaggio è alla base della nostra vita, per questo è complesso a livello biologico (fonazione, audizione). I linguaggi come mezzi di comunicazione vengono studiati da coloro che si occupano delle forme e degli usi dei segni: linguisti, insegnanti di lingue... I linguaggi come funzione biologica sono studiati da etologi, zoologi, biologi, neuroscienziati e da tutti coloro che si occupano delle modalità di adattamento biologico degli individui di una specie (meccanismi di difesa e aggressione).
Il bambino è esposto al linguaggio; quando arriva al mondo ha già l’udito sviluppato e predisposto all’ascolto, a differenza degli animali nei quali si sviluppa dopo la nascita lentamente. Il feto percepisce l’affetto materno già al terzo mese di gravidanza. Lorenz ha studiato l’imprinting attraverso l’esperimento con gli anatroccoli, ovvero la capacità di riconoscere la madre. Skinner riteneva che lo sviluppo completo del bambino avvenisse con l’apprendimento. Con il cognitivismo si capì che il bambino non poteva imparare a parlare solo grazie all’apprendimento.
Figure umane simili all’uomo possono imparare a parlare. Alcuni uccelli hanno un apparato vocale comparabile a quello dell’uomo e sono in grado tecnicamente di riprodurre suoni simili a quelli umani. Dobbiamo avere un corpo adatto al linguaggio, sia per quanto riguarda gli organi periferici, sia quelli centrali. Un cervello umano nel corpo di uno scimpanzé non gli permetterebbe lo stesso di parlare. Gli studi sugli scimpanzé dimostrano come questi usano tantissimo il linguaggio per esprimere sentimenti e emozioni di paura, d’amore, d’aggressività...
La superiorità intellettuale dell’uomo dipende dall’evoluzione. Il cervello e l’apparato fonatorio umano ci permettono di parlare, possediamo una specificità cerebrale e fisica. Se non ci fosse stata questa trasformazione neuro-fisiologica, non ci sarebbe stata la possibilità del linguaggio, avremmo sviluppato un linguaggio dei segni. Rispetto agli animali usiamo poco i nostri sensi perché siamo ormai legati al rapporto udito-parola. Non importa il concetto di progresso ma i suoi effetti... Per gli animali l’unica forma di progresso è l’adattamento, mentre per l’uomo il concetto è più complesso.
Strutture centrali e periferiche
Le aree cerebrali non sono il deposito delle parole ma si attivano in certe condizioni. Ben presto si comprese che ciò che c’è nel cervello è un meccanismo di associazione fra una cosa e una parola. Wittgenstein (filosofo del ‘900) ha affermato che il significato delle parole è dato dal loro uso, perché continuamente il significato si evolve e cresce con noi nella nostra mente. Adattiamo la lingua all’uso. Non c’è un rapporto unico fra un concetto e un oggetto, ma questo rapporto cambia e si trasforma in base all’evolversi dell’oggetto.
Man mano che si usa un oggetto, la parola si applica ai diversi usi di questo, ampliando il suo significato. Diventa un oggetto ad alta intensità di significati. Nessuna parola ha un significato in sé ma lo acquista perché siamo noi a riconoscerglielo. Referenziale: a cosa si riferisce il simbolo che si sta usando. Strutture centrali: le parti del cervello. Strutture periferiche: tratto vocale sopra-laringeo, lingua, bocca. Nell’emisfero sinistro esistono due aree denominate area di Broca e area di Werniche. L’area di Broca si occupa della produzione del linguaggio, l’area di Werniche della comprensione del linguaggio. Per parlare si attiva la prima che evoca e articola le immagini del linguaggio.
Visione del film "A Proposito di Henry"
Henry, a seguito di una pallottola che colpisce l’emisfero sinistro, ha un’anossia, cioè mancanza di ossigeno al cervello che uccide le cellule cerebrali. Nel suo caso l’anossia porta all’afasia. Afasia: perdita della parola. È sempre dipendente da un danno fisico al cervello nell’emisfero sinistro. L’afasia colpisce gli usi della parola e i suoi vari significati, e può riguardare nomi propri, comuni, colori... Gli studi iniziano con Broca, che nella seconda metà dell’800 prende in esame un paziente per diversi anni con un deficit linguistico ridotto che con il passare del tempo si amplia e diventa anche motorio. La lesione è nell’area frontale e da ciò si arriva alla conclusione che sia quella l’area della produzione linguistica, e quest’area prende il nome di area di Broca. La lesione crea afasia.
Werniche successivamente individua l’area della comprensione linguistica, che si trova nel lobo temporale. Quest’area prende il nome di area di Werniche. Entrambe le aree si trovano nell’emisfero sinistro, nell’area corticale del cervello, e sono messe in collegamento tra di loro dal fascicolo arcuato.