FILOSOFIA DEL LINGUAGGIO E DELL’ESTETICA
Libro: Parola e comunità politica (primi 3 capitoli) + dispensa
stefano.fons@alice.it
LEZIONE 1
Una persona capisce di essere tale quando qualcuno gli parla e lo riconosce come persona, riconosce la sua
dignità. La nostra identità nasce quando ci viene assegnato un nome. Avere un nome significa essere un IO,
una persona unica con certe caratteristiche che solo quella persona ha. Questa concezione nasce quando
per la prima volta qualcuno ci ha chiamato per nome. Abbiamo capito di avere una dignità, di essere
qualcosa di considerevole quando qualcuno ci ha accudito, si è preoccupato per noi. Identità e dignità si
consolidano attraverso un appello esterno. La persona nasce dal fatto di essere interpellata. L’identità non
è la prima cosa ad essere capitata, è la risposta alla chiamata che ci viene rivolta. La realtà mi dice qualcosa,
ma io devo ascoltare, prestarle attenzione.
L’uomo è comunicazione e quindi non può non comunicare. L’uomo è inoltre produttore di linguaggio. La
vera portata del linguaggio umano però può essere compresa solo se prima di considerarci produttori di
linguaggio, ci consideriamo ascoltatori.
La parola può avere un significato convenzionale (stabilita dall’uomo, può anche cambiare se viene stabilito
un altro significato) o artificiale (costruzione artificiale). Il linguaggio ci precede, non è una cosa senza forma
a cui l’uomo da forma ma esiste già prima dell’uomo
.
Nb: vocabolo: parola decontestualizzata; parola: vocabolo inserito in un discorso, con un senso logico.
La parola quindi è dotata di senso, e questo senso viene espresso anche quando la parola non viene
pronunciata. Quindi esiste anche la parola delle cose/della realtà. Non ascoltiamo solo le parole espresse,
ma anche quelle degli oggetti, dei fatti delle esperienze.
La persona nasce dal fatto che viene interpellata, qualcuno gli rivolge la parola. Il linguggio è uno strumento
convenzionale a cui l’uomo si avvale ma è prima di tutto una struttura dell’essere. L’essere esprime la
parola. Prima della dimensione linguisticamente linguistica c’è la dimensione ontologicamente linguistica.
Nelle persone c’è un attesa del mondo circostante, ma la persona conosce già qualcosa di ciò che attende,
altrimenti l’oggetto atteso rimarrebbe sconosciuto.
LEZIONE 2
Ogni discorso per avere senso deve avere una sua logica interna. Se la realtà davanti a noi ha un ordine, mi
dirà delle cose; se invece è dominata dal caso, allora la realtà non mi esprimerà nessun discorso. Se le cose
che avvengono per caso (arbitrariamente) non hanno alcun senso, allora nulla della realtà può dirmi chi
sono, da dove vengo e come devo relazionarmi con gli altri. Abbiamo bisogno di una cultura che sostenga
che le cose siano ordinate. L’uomo ha davanti a se una tradizione secolare che sostiene che la natura sia
ordinata. Solo ad un certo punto della storia si arriverà a pensare che la natura è ordinata, prima invece
non c’era questa credenza. Prima si pensava che il mondo fosse dominato da forze misteriose che si
combattevano tra di loro. C’erano degli dei sovrumani in conflitto perpetuo tutti contro tutti. L’uomo non
aveva alcun potere, era sballottato di qua e di là, da queste forze casuali e arbitrarie. Il mondo era
irrazionale. Queste divinità erano arbitrarie, non agivano secondo verità o per il bene dell’uomo, ma
secondo le loro passioni, decisioni insondabili (nessuno avrebbe mai potuto capire il perché di queste
decisioni. ). Il mondo quindi era irrazionale, per nulla ordinato, con un senso che quindi mi dicesse
qualcosa, ma completamente in balia di queste divinità con le loro decisioni. L’uomo si sentiva smarrito,
schiacciato da queste forze misteriose, nei cui confronti non avrebbe mai potuto fare niente. Non poteva
prevedere nulla, non ne conosceva le logiche. L’unica cosa che l’uomo poteva fare era cercare di ottenere
la protezione, placare l’ira degli dei e così nasce il rito del sacrificio umano, nascono così le religioni del mito
che cercano sostegno alla propria paura compiendo certi riti e processi. Nasce così la religione dei sacrifici
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umani, dei riti di venerazione ecc, le religioni del mito cioè quelle che di fronte al caos dell’esistenza
cercano di avere sostegno di fronte alla propria paura e smarrimento cercando protezione.
Il mito è un racconto di fatti astorici (avvenuti prima della storia) e archetipici (miti antichi che stavano al
principio di tutto, modelli originari). Sono racconti che contengono principi fondamentali su cui una civiltà si
riconosce. I miti sono fondativi di una comunità. Essa elabora un senso di appartenenza a comunità grazie
ai miti. I miti non hanno un autore, ma c’è un autore corale e folclorico, il mito è espressione dell’anima del
popolo. Il mito serve a rassicurare l’uomo, la religione del mito è irrazionale ed è la risposta al caos, vuole
mettere ordine al caos. La la risposta che da il mito è essa stessa irrazionale, il mito non trasforma il caso in
cosmo, esso rimane caos ma con il mito si cerca di difendersi da esso.
Quando è cambiato tutto? Chi ha pensato di invertire i ruoli della natura e dell’uomo? La filosofia! In grecia.
Quando è nata la filosofia è nato un atteggiamento di domande. Il primo fu Talete che si è chiesto qual era
l’origine del tutto. La risposta era l’acqua. Si domandò cosa fosse l’arkè (il principio di tutto), nel senso di
“inizio” ma soprattutto “fondamento” ciò che spiega e da senso a tutto il resto. Solo il fatto che Talete si
fosse posto una domanda, implicava un cambio di prospettiva.
Fusis: natura, grande madre da cui tutto è stato generato. Eraclito diceva che c’era un perché a tutto, c’è
sempre una ragione a tutto.
Eutifrone e Socrate:
“Le azioni sono sante perché piacciono agli dei” è un impostazione arbitraria, casuale, gli dei hanno
ü deciso cosi senza motivo.
“le azioni piacciono agli dei perché sono sante” è l’impostazione greca che cerca una ragione a
ü tutto.
I pitagorici pensavano che il numero fosse il fondamento di tutte le cose. Con la suddivisione dei pari e dei
dispari nasceranno poi tutte le contrapposizioni destra/sinistra, giusto/sbagliato….. per i pitagorici il mondo
era ordinato.
Un'altra visione: gli ebrei sono gli unici a pensare che esista un solo dio buono che crea cose buone. E’ un
dio buono che non agisce con l’arbitrio. Israele si distingue dalla visione antica. Non è arbitrario.
Con il cristianesimo la tendenza greca e quella ebraica si uniscono.
Religione del mito: religione greca, arbitraria e caotica.
ü Religione del logos: mondo ordinato fondato su un dio che è bene e garantisce il bene a tutti. È una
ü religione prodotta dalla libertà umana. Il male è comunque presente poiché è un mondo limitato e
finito. Nella religione del mito invece non c’era ragione ne per il bene ne per il male, tutto è
arbitrario. Es: gli scienziati si mettono a ricercare solo sulla base del presupposto che il mito sia
ordinato. Lo sviluppo scientifico è dipeso dalla visione
greco/ebraico/cristiana. Attualmente anche
questa visione sta andando in crisi.
LEZIONE 3
La crisi della parola nella nostra epoca
La nostra identità si crea quando qualcuno di parla. L’Identità: consapevolezza di avere un io, di avere un
significato. Nessuno si da il proprio nome, io capisco di essere ciò che sono nel momento in cui vengo
interpellato. Il nome interpellato mi fa capire che sono persona. La persona è qualcosa in se è per se.
Quindi essere chiamati ci da la consapevolezza di essere un io. Nella risposta nasciamo come io capace.
Se io potessi conoscermi direttamente ci sarebbe una conoscenza pura. Invece prima conosco ciò che mi
sta davanti e poi capisco che esisto anch’io come soggetto che conosce. San Tommaso e Pieper dicono che
noi non ci conosciamo direttamente ma solo dopo aver conosciuto le cose. Quindi ci conosciamo come
soggetti conoscenti: prima