Filosofia del linguaggio
Analisi del Cratilo, lezione 11/11
Socrate sostiene che gli oggetti della vita quotidiana abbiano un nome, il problema del dare nomi è paragonato a quello di tessere, fare un foro ecc. Vicinanza alle idee platoniche: una città fa parte dell’estensione dell’idea di città; quando parliamo di città ciò che intendiamo non è una città specifica. Ontologizzazione delle idee: idee sono fisse, permanenti. L’idea da un lato è attraente e rende le cose stabili, si trovano nell’iperuranio.
Jerry Fodor scrive nel 1975 Concepts: un volume che prevede l’esistenza di concetti comuni a tutti gli esseri umani, i concetti sono innati nei geni e ad esempio Cicerone potrebbe avere avuto dentro di sé il concetto di “carburatore” seppure non sapesse cosa farsene.
La lingua serve in qualche modo per ricevere informazioni agli altri. S: Il tessitore si servirà bene della spola: e bene vuol dire da tessitore, così chi è atto a insegnare si servirà bene del nome e bene vuol dire da insegnante. Il linguaggio serve anche per insegnare, l’informazione è una battaglia di potere, diamo un sacco di informazioni sia false, che equivoche. Ad esempio ingannare un nemico in guerra può essere fondamentale per giungere infine alla vittoria. Decodificare è fondamentale in informatica, qualsiasi codice è decodificabile.
S: Il tessitore poi dell'opera di chi dovrà servirsi bene, quando fa uso della spola? E: Di quella del falegname. S: Falegname poi è chiunque o chi possiede l'arte? E: Chi possiede l'arte. S: E il perforatore dell'opera di chi dovrà servirsi bene quando fa uso del trapano? E: Di quella del fabbro. S: Fabbro poi è chiunque o chi possiede l'arte? E: Chi possiede l'arte. S: Bene. E il maestro dell'opera di chi dovrà servirsi bene quando fa uso del nome? E: Neppure questo ho modo di dire. S: Neppure questo hai modo di dire, chi ci assegna i nomi di cui ci serviamo? E: Proprio no. S: Non ti sembra che sia la legge ad assegnarceli?
Ruolo del legislatore e delle convenzioni linguistiche
E: Pare di sì. S: Il maestro dunque quando si serve del nome dovrà fare uso dell'opera del legislatore. A primo acchito il lettore rimane sorpreso dall’idea di Socrate di affidare ai legislatori la possibilità di decidere come debba parlarsi (nella storia è accaduto: Mussolini voleva sostituire il “lei” con il “voi”). Le abitudini sono difficili da essere accettate. Il legislatore è colui che possiede l’arte di legiferare: secondo Socrate colui che deve decidere i nomi non sono gli uomini comuni bensì i legislatori: esistono delle convenzioni linguistiche, ad esempio in Italia la norma linguistica è decisa e redatta dall’Accademia della Crusca; ne esistono in ogni Stato. In tutta Europa le lingue volgari si sono sostituite al latino.
Ad esempio Dante Alighieri ha combattuto una vera battaglia per valorizzare il volgare e creare un italiano “possibile”. Il modo corretto di come si scrive una parola è definito dall’Accademia della Crusca: esempio piccoli mutamenti linguistici (meraviglia al posto di maraviglia ecc.). La lingua volgare si afferma accanto al dialetto grazie alla televisione. Esistono diverse varianti dell’italiano, in base alla zona della penisola. Negli ultimi 50 anni la capitale linguistica italiana è stata Roma, seppure ora sia una lingua molto più mobile poiché molto più parlata rispetto a cento anni fa.
Linguaggio, natura e convenzione
S: Orbene considera a cosa badando il legislatore pone i nomi: e rifletti da quanto si è detto in precedenza: a cosa badando il falegname fa la spola? Non forse a un qualcosa che per sua natura è tale da essere atto a tessere? E: Ma certamente. S: Dunque? Se gli si spezza la spola mentre la costruisce, ne farà un'altra guardando a quella che gli si è spezzata, o piuttosto a quella idea guardando la quale costruiva quella che gli si è spezzata?
Non è corretto dire che non bisogni guardare perché la spola si è spezzata. Riflettere sulla spola spezzata significa pensare al fine per cui è stata creata la spola. La pubblicità della Volkswagen è stata Das Auto, l’auto. La loro truffa consiste nel creare un software che dia dei valori sbagliati nei test dell’emissione. Ora la scelta della Volkswagen deve essere rimediare guardando alle leggi delle emissioni che hanno evitato in ogni maniera.
S: Ora poiché bisogna costruire spole per tessuti leggeri o pesanti, o di lino, o di lana o di qualunque altra specie, occorre pure che tutte abbiano l'idea della spola, e che quale per natura risulta bellissima per ciascun lavoro, questa natura appunto bisogna conferire alla spola per ciascun lavoro. E: Sì. S: E anche per gli altri strumenti è la stessa cosa: una volta che sia trovato lo strumento per natura adatto a ciascun lavoro occorre riportarlo su quel materiale del quale costruisce l'opera, non quale lo vuole lo stesso artefice ma quale si impone per natura. Un trapano infatti che per sua natura è adatto a ciascun lavoro, bisogna, come pare, saperlo fare in ferro. E: Ma certo.
Il significato del termine libro
Socrate insiste sulla natura per andare contro la convenzione di Ermogene che i nomi siano convenzionali. Se qualcuno chiede quale sia il significato del termine libro: secondo Socrate esiste un'idea di libro, e ai tempi di Platone i libri erano rotoli scritti e poi riprodotti da copisti (perciò esistono versioni differenti delle stesse opere); oggigiorno i libri sono stampati ed esistono sì libri con errori di assemblaggio ma generalmente le copie sono identiche. Un libro però può essere ormai anche inteso come un file, oppure una chiavetta usb. Un libro deve avere un argomento, essere scritto in una determinata lingua; in base alla sua funzione deve raccontare, descrivere, spiegare...
Natura delle spole e dei nomi
S: E la spola per sua natura adatta a ciascun lavoro bisogna farla in legno. E: E così. S: Ciascuna spola poi, per sua natura è adatta, come pare, per ogni tipo di tessuto, e così le altre spole. E: Sì. S: E dunque, carissimo, anche il nome che per sua natura è adatto a ciascun oggetto bisogna che quel legislatore sappia imprimerlo nei suoni e nelle sillabe e guardando proprio a quello che è il nome in sé, faccia e imponga tutti i nomi se vuole essere uno che autorevolmente pone i nomi. E anche se ciascun legislatore non lo pone nelle stesse sillabe, non bisogna in questo essere dubbiosi: infatti neppure ogni fabbro, pur facendo lo stesso strumento per lo stesso scopo, fa ricorso allo stesso ferro; ma tuttavia purché renda la stessa idea, sia pure in un ferro diverso, tuttavia lo strumento riesce bene lo stesso sia che lo costruisca qui sia tra i barbari. O non è così? E: Ma certo.
Il legislatore e la mitologia
L’idea del legislatore è un'idea mitica che va bene oltre la filosofia; nella Bibbia si dice che Dio crei gli animali e dica ad Adamo di dargli un nome, da questa idea si evince come nella cultura ebraica Dio sia il legislatore che dà i nomi alle cose, Dio stesso si dà il compito di dare ad Adamo la possibilità del linguaggio. Il caso della Torre di Babele è vicino al caso del Peccato Originale: non è tanto mistico, bensì spiega come gli uomini possano provare a sfidare Dio: quest’ultimo decide di punirli per la loro ambizione (una spiegazione possibile sarebbe che parlando tutti una lingua differente si capissero perfettamente lo stesso). La metafora spiega di come, se gli uomini parlassero tutti quanti la medesima lingua e si comprendessero, potrebbero addirittura sfidare Dio.
Socrate spiega come, anche se le lingue siano proferite con suoni e fonemi diversi, l’idea che vi è dietro è la medesima, quindi funziona. Esistono ferri che hanno composizioni leggermente diverse ma che vanno bene in ogni caso per creare trapani.
S: Dunque tu farai la stessa considerazione del legislatore sia qui tra noi che tra i barbari, finché dall’aspetto del nome adeguato a ciascun oggetto, sia pure con le sillabe che si vuole, non sarà per nulla peggiore il legislatore di qui che quello di qualunque altro luogo. E: Certamente.
Conoscenza e uso della lingua
Per Socrate le lingue sono sullo stesso piano (greco e lingue barbare). Nel corso della storia però la lingua che si possa ritenere la migliore per esprimere la ragione cambia (è stata l’italiano, poi il francese, poi il tedesco, poi l’inglese...). Esiste una sorta di nazionalismo linguistico per cui si ritiene che la propria lingua sia migliore delle altre per esprimere concetti. Generalmente la lingua dominante corrisponde a quella dello Stato dominante dell’epoca, anche per fattori economici e/o culturali. Movimenti linguistici come quello ungherese sono accaduti pressapoco ovunque.
S: Chi dunque dovrà sapere se in un qualunque legno è stata impressa l'idea adeguata della spola? Colui che l'ha costruita, il falegname, o chi dovrà farne uso, il tessitore? E: È più probabile, Socrate, chi dovrà farne uso.
S: E chi dunque dovrà fare uso dell'opera del costruttore di lire? Non è forse quello che sa ben dirigere colui che la costruisce e, una volta che sia costruita, sa riconoscere se è stata costruita bene o no? E: Certo. Il falegname sa fare una spola, ma chi giudica se il lavoro di quest’ultimo è valido è il tessitore, come del resto il citarista giudica l’opera del costruttore di cetre.
S: E chi bene potrebbe dirigere l'opera del legislatore e una volta che sia compiuta saprebbe ben giudicarne qui e tra i barbari? Non forse chi dovrà farne uso? E: Sì. S: E dunque costui non è uno che sa ben interrogare? Platone parla ora di sé, come filosofo e come scienziato: finora ha parlato ponendo semplicemente domande ad Ermogene e continuando ad interrogarlo. Fondamentalmente il legislatore è Omero, colui che sa interrogare è il poeta. La terminologia del medico ad esempio domina il malato, il quale non lo comprende. Il meccanico parlando di un motore descrive con un lessico che una persona normale domina fino a un certo punto, comprendiamo certi linguaggi specifici fino a un certo punto. Socrate vuole sempre dimostrare di non sapere, anche se qui si comprende che lui sappia la risposta.
S: Ed è anche lo stesso che sa ben rispondere? E: Sì. S: Ma colui che sa interrogare e rispondere in che altro modo lo chiamerai tu se non dialettico? E: No; proprio in questo modo. S: Opera del falegname dunque è costruire un timone sotto la direzione del nocchiero, se timone dovrà riuscire buono. E: è evidente. S: è compito del legislatore dunque porre i nomi, avendo a guida un dialettico se vorrà porre bene i nomi. E: è così.
Le scuse e le giustificazioni
Le scuse sostanzialmente sono ciò per cui ci si pente del proprio errore; la giustificazione è un'affermazione nella quale non si ammette la propria colpa ma bensì si spiegano le proprie ragioni. A causa del mal practice (errore medico per cui si può essere querelati) è stata inventata una prassi standard che generalmente svincola il medico da qualsiasi responsabilità. Altrimenti si può scrivere il motivo per cui si evita la prassi e documentare la decisione in base a determinati fattori e/o valori.
Perché apprezziamo un poeta o un narratore? Perché assumiamo che essi sappiano esprimersi meglio di noi. Walton dice che noi leggiamo la poesia non tanto per sapere l’emozione del poeta ma perché il poeta ci dà una lingua per esprimere ciò che proviamo: immedesimandoci diamo voce alle emozioni che proviamo. In qualche misura il narratore e il poeta hanno lo strumento giusto per dare voce agli avvenimenti. Si può voler correggere l’espressione utilizzata dal poeta. Tucidide descrive un’epidemia come peste talmente correttamente che medici dei nostri tempi riescono ad interpretare come infezione virale.
Le persone sono estremamente competenti nel creare delle giustificazioni, è una capacità enorme. E: Non so, o Socrate, come si debba confutare quello che tu dici; tuttavia non è facile esserne convinti così su due piedi, ma io penso che sarei meglio persuaso da parte tua, se tu mi mostrassi quella che sostieni essere per natura la giustezza del nome.
Ricerca della giustezza del nome
S: O mio beato Ermogene, io non posso proprio dirtene alcuna; ma tu hai dimenticato quanto dicevo poco fa che io non ne so nulla ma che intendo farne ricerca insieme a te. E ora mentre stiamo conducendo la ricerca, e a me e a te questo appare chiaro contrariamente ai punti precedenti che il nome ha per natura una sua correttezza e che non è da ogni uomo saper porre il nome a un qualsivoglia oggetto. O no? E: Ma certo. S: Dunque, dopo di ciò, occorre cercare, se tu desideri saperlo, quale mai sia questa sua correttezza. E: Ma io desidero proprio di saperlo. S: Fanne ricerca dunque. E: E come bisogna farla questa ricerca?
S: La maniera più diritta, amico, è che tu la conduca con quelli che se ne intendono, pagandoli con denaro e riconoscendo loro anche gratitudine. Questi sono i sofisti, ai quali tuo fratello Callia, pagando molto denaro, ne ha tratto fama di essere saggio. E poiché tu non sei più in possesso dei beni paterni, devi insistere presso tuo fratello e pregarlo di insegnarti la giustezza che circa questi argomenti egli ha imparato da Protagora.
Storia della semiotica dei segni
Incontro con Giovanni Manetti, storia della semiotica dei segni. Importanza del Cratilo, denso di ironia. Si è cominciato a dedicarcisi in seguito agli anni ’50. Testo ampiamente studiato, viene ritenuto che sia datato tra un data che oscilla tra il 390 a.C. e 370 a.C. Il Cratilo è il primo libro della lingua occidentale interamente dedicato al linguaggio. Aristotele non dedica mai una sola opera interamente a questo argomento. Il problema centrale è quello della correttezza dei nomi (orthótes onomáton).
Orthótes è un termine che si utilizza in geometria per indicare due angoli che hanno una relazione di orthótes quando si originano dall’intersezione di due rette perpendicolari, sono di conseguenza “uguali” e “sovrapponibili”. Per analogia si può dire che in ambito linguistico il problema della “correttezza” (orthótes) viene scisso in tre aspetti:
- Atto della nominazione (come viene dato un nome ad una cosa)
- Rapporto verticale di correttezza (il nome è “corretto” rispetto all’oggetto a cui viene dato?)
- Criterio della correttezza dei nomi (che cosa determina la correttezza dei nomi?)
1-Ci si interroga sulla figura del nomoteta (383a, 384d e 433e). Per Ermogene è una comunità dare il nome, per Cratilo invece non è così.
2-Problema dell’intrinseco (se il problema dipende da se stesso) su cui si sofferma Cratilo e dell’estrinsecità su cui si sofferma Ermogene, successivamente smentito da Socrate.
3-Dibattito sul rapporto natura e convenzione, arbitrarietà e naturalità. Cratilo propone il criterio della naturalità mentre Ermogene utilizza il criterio della convenzione.
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