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Governance di A. Andronico

Una parola senza senso

Governance è una parola senza senso, o meglio, è un concetto il cui senso risiede proprio nel non averne uno, come nell'oggetto di cui parla Kafka nel suo "Il cruccio del padre di famiglia". Egli afferma che tale oggetto si può trovare nei solai, nelle scale o nei corridoi, è fatto di legno, è capace di ridere, parlare e rispondere, emette dei suoni simili a quelli prodotti dalla caduta delle foglie, si chiama Odradek, non ha fissa dimora, non ha meta, non nuoce, non svolge alcuna attività e ruzzola per le scale e continuerà a farlo anche quando il padre di famiglia non ci sarà più, tra i piedi dei suoi figli e i figli dei suoi figli. Insomma: l'Odradek c'è, questo è tutto ciò che si può dire; non vi è un concetto valido ad esprimerlo, ma l'oggetto in questione esiste.

La "governance" è così: c'è, se ne parla, ma non si sa bene cos'è; dà quasi fastidio, un fastidio che, come nel caso dell'Odradek, continuerà a ruzzolare tra i piedi dei nostri figli e dei figli dei nostri figli.

Per una pedagogia del concetto

I problemi filosofici derivano spesso da problemi di linguaggio e ciò dipende dai nostri concetti: questi ci servono per ordinare il mondo, per capire ciò che ci circonda, come se fossero dei cassetti di cui il pensiero si serve per mettere le cose al loro posto, infatti, etimologicamente parlando, il termine deriva da "cum capere" che significa "prendere insieme", "afferrare", "raccogliere". Ciò da spazio ad una riflessione critica, ma questi cassetti hanno una vita, nascono e muoiono, e, quindi, a volte, si trasformano. Un esempio può essere l'uso della parola democrazia: quando si parla di democrazia greca o moderna, sempre di democrazia si tratta, la parola è sempre la stessa, ma di due differenti tipi di democrazia perché il concetto cambia, in conseguenza del mutare del contesto, dell'ordine e del problema.

Deleuze e Guattari, analizzando la questione, sostengono che ogni concetto rinvia ad altri concetti che si riferiscono ad un dato problema e che quindi hanno una propria storia. Quindi:

  • Non esistono concetti semplici, in quanto ogni concetto è composto, a sua volta, da altri concetti.
  • Ogni concetto rinvia ad un dato problema, nel senso che nasce in relazione ad un problema da risolvere.
  • Ogni concetto ha, perciò, una sua storia e, quindi, un suo divenire.

Quello di "governance" rischia di divenire un concetto paradossale, cioè un concetto senza concetto, che tende a mostrare la complessità del mondo: si cerca di capire, quindi, come sia possibile governare la complessità. Da qui il tentativo di elaborare un nuovo stile di governo, distinto da quello tradizionale e caratterizzato da un maggiore grado di cooperazione tra i soggetti pubblici e quelli privati. Si tratta, perciò, non solo di un nuovo stile di governo, ma di un vero e proprio nuovo concetto di governo.

Piani di immanenza

Secondo Schmitt, per uscire definitivamente, nel XVI secolo, dalle guerre di religione, era necessario inventare lo Stato come macchina artificiale e neutrale capace di garantire l'ordine sociale, utilizzando anche delle dinamiche di sviluppo commerciale e dei mercati. Non si tratta, attenzione, di un passaggio lineare da un centro di riferimento ad un altro, ma di una coesistenza pluralistica di diversi processi che tendono ad ordinare il mondo in maniera differente. Per usare, ancora una volta, le parole di Deleuze e Guattari, si tratta semplicemente di diversi piani di immanenza, cioè di diverse immagini del pensiero.

Quando si pensa al nostro presente, la prima cosa che viene in mente è la predominanza del piano economico, infatti, ormai, il vero teatro delle decisioni sono le stanze delle grandi imprese multinazionali. La politica è divenuta, ormai, un "siparietto di quinta", che deve solo applicare fedelmente i comandi del capitale finanziario, cercando anche di renderli accettabili parlando di diritti e di democrazia. Quindi, come affermava Marx, i governi non sono altro che dei comitati d'affari delle grandi potenze economiche.

La nostra realtà sociale rischia di non essere semplicemente complicata, bensì complessa, ossia irriducibile ad un'unica narrazione; viviamo in una realtà in cui i differenti elementi, cioè quello politico, economico o religioso, sono inseparabili ed interdipendenti sia tra loro che rispetto al tutto.

Foucault, infatti, riteneva il potere presente dappertutto ed, allo stesso tempo, in nessun luogo, quindi riteneva fosse un errore considerare gerarchicamente organizzati il piano economico rispetto a quello politico, come se il primo potesse comandare il secondo. Questi due aspetti, riprendendo la teoria di Luhmann, sono da prendere in considerazione dal punto di vista della interpenetrazione: l'economico non è semplicemente altro dal politico, così come il politico non è semplicemente altro dall'economico, tra i due, cioè, è in atto una contaminazione reciproca che fa sì che la logica dell'uno influenzi continuamente quella dell'altro e viceversa. È dunque vano chiedersi quale dei due sistemi comandi l'altro.

Unità e molteplicità

Pascal sosteneva che è impossibile conoscere le parti senza conoscere il tutto e viceversa e ciò è applicabile anche sul problema prima riportato. Allo stesso modo, Morin sosteneva che le unità complesse, come l'uomo e la società, sono strutturalmente multidimensionali, infatti, l'uomo è contemporaneamente psichico, sociale, affettivo, razionale e biologico, così come la società comprende contemporaneamente dimensioni storiche, culturali, politiche, economiche e religiose. Ciò è stato notevolmente agevolato dal processo di globalizzazione, un fenomeno principalmente economico che ha, però, poi portato all'avvio di processi tecnologici, ad esempio, che hanno progressivamente annullato le distanze tra attori sociali o eventi e, conseguentemente, aumentato il livello di complessità sociale.

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Scienze giuridiche IUS/20 Filosofia del diritto

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Montanari Bruno.
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