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esistenti, ma, più in generale, di una crisi dell'idea stessa di modello: usando parole del

sociologo Bauman, di una crisi del modello di modello. Da qui il tentativo di costruire un nuovo

piano concettuale che abbandoni, una volta per tutte, l'idea secondo la quale sarebbe

possibile tenere rigorosamente distinto il momento della produzione normativa (cioè

dell'elaborazione teorica di un modello sociale) da quella della sua concreta applicazione (che

ci faccia sapere cosa si deve fare).

Importante qui è l'intervento di Simon, uno dei fondatori della psicologia cognitiva, che

abbandona l'idea dell'essere umano quale creatura perfettamente razionale dotata di

possibilità di scelta e preferenza, abbracciando, piuttosto, il cosiddetto principio di

razionalità limitata: la razionalità umana incontra limiti di vario genere, quali quelli etici o

emotivi o, ancora, culturali, ma soprattutto trova il suo limite nell'impossibilità di prevedere

con certezza le conseguenze delle sue singole decisioni. Il contesto e la possibilità di

rivedere le proprie scelte in funzione delle conseguenze diventano così decisivi.

Tornando a Bauman, egli mette l'accento su un fenomeno curioso che caratterizza il nostro

presente, cioè il passaggio dal valore salute al valore fitnessa:

- la salute rappresenta un'attività finalizzata al raggiungimento ed al mantenimento di un

modello, riguarda quindi una condizione stabile da perseguire con sforzo sistematico,

coerente ed uniforme; rimanda quindi al concetto di equilibrio, continuità e identicità,

evocando, quindi, l'armonia del processo di vita.

- il fitness, invece, non si pone un traguerdo specifico o un modello ideale, il quale, una volta

raggiunto, giustificherenne la fine degli sforzi, riguarda, quindi, una condizione imprevista,

dettata dal desiderio del nuovo e dell'ignoto: rimanda, quindi, al concetto di rottura,

discontinuità e differenza, rompendo, di conseguenza, l'armonia della vita e rendendola,

come una collana di perle, distinta in tanti eventi unici.

Sembrerebbe che Bauman parli di tutto tranne che di diritto, ma così non è: basta sostituire

la salute con il modo tradizionale di intendere l'attività di governo e il fitness con il nuovo

concetto, cioè con la "governance": il primo ha dei precisi valori da tutelare nello svolgimento

della pratica sociale, il secondo, invece, non ha un traguardo ben specifico da raggiungere.

7) IL TROPPO GRANDE ED IL TROPPO PICCOLO

Il mondo non è più a misura degli Stati: è troppo grande (quando si parla di

universalizzazione dei mercati, o delle sfide ecologiche, o, ancora, del terrorismo

internazionale) e, allo stesso tempo, a volte, è troppo piccolo (quando si parla, invece, di

rivendicazioni locali, appartenenze regionali, o, ancora, identità colletive).

Parlando di "governance" inevitabilmente si parla di crisi, una crisi che, in definitiva, riguarda

la presa d'atto dell'impotenza della forma dello Stato. La "governance" è, appunto, il

tentativo di rispondere a questa crisi, elaborando nuove forme di regolazione sociale in

grado di governare questo nuovo mondo, grande e piccolo allo stesso tempo. Il processo di

globalizzazione è stato seguito da quello di glocalizzazione, consistente nella rinascita di

localismi di vario genere.

A tal rpoposito è importante menzionare due documenti: l'"Our Global Neighbourhood" della

Commissione sul Governo Globale ed il "Libro Bianco" della Commissione Europea. Entrambi

sottolineano come i governi statali siano impossibilitati nel rispondere alla crisi e propongono

come unica alternativa l'allargamento delle sfere di governo per tutti i processi e gli attori

sociali potenzialmente interessati, non più solo e semplicemente gli Stati, dando loro la

possibilità di scegliere gli obiettivi da raggiungere, selezionare i problemi da risolvere e

formulare, di conseguenza, le politiche pubbliche: in altre parole, la soluzione è la

partecipazione. Si avvia così un processo si dialogo e di continuo apprendimento tra tutte le

componenti della società civile che prima erano solo dei semplici destinatari.

8) LA FUNZIONE DELLA DIREZIONE

La "governance" non è sinonimo di governo e segnala indubbiamente uno scarto tra due

diversi piani di immanenza: quello giuridico-politico, da un lato, che aveva il compito di

istaurare l'ordine sociale all'interno di un territorio definito, e quello della glocalizzazione,

cioè della "governance" dall'altro, che cerca di mantenere aperta la comunicazione tra le

verie componenti del tessuto sociale.

Solitamente si distingue il termine "governance" da "government" intendendo col primo

l'attività del governare, con le sue modalità ed i suoi effetti, mentre col secondo la funzione

di governo in sè. Ma si fa ciò dimenticnado che dal greco "kybernan" si è passati al latino

"gubernare", per poi giungere a "government" che deriva dal termine francese

"gouvernement", che, a sua volta, deriva da un secondo termine inglese che è prorio

"governance". La radice tematica è la stessa:"dirigere", "controllare", "pilotare" le singole

coscienze. E' importante, a questo punto, menzionare il testo di un dirigente della Bell

Telephone, Bernard, intitolato "Le funzioni del dirigente", dove si parla principalmente di

organizzazione aziendale, ma, specificatamente, i singoli sistemi cooperativi; egli cerca di

capire cosa spinge dei soggetti diversi a collaborare per la realizzazione degli scopi

dell'organizzazione di cui fanno parte è la risposta sta nell'equilibrio tra i fini

dell'organizzazione ed i movimenti personali dei singoli membri. Il buon dirigente è colui che

conosce l'arte del sapere non decidere, oltre che quella del sapere decidere, colui che è in

grado di comunicare, mediare, coordinare ed offrire motivazioni. L'autorità quindi è in

funzione della soddisfazione dei movimenti individuali: le organizzazioni non sono macchine

razionali che procedono secondo programmi prestabiliti perchè sono ormai influenzate dai

soggetti che le compongono e dall'ambiente cirostante; non sono più rigorosamente

gerarchizzate e, perciò, i singoli soggetti non sono più tenuti solo ad obbedire agli ordini ed

alle regole imposti dall'alto. Le imprese sono ora organismi strettamente dipendenti dal

fattore umano e dall'armonia e dal dialogo che si istaurano fra questi.

Bernard individua, perciò, le tre principali funzioni del buon dirigente:

1) assicurare un efficace sistema di comunicazione.

2) garantire un costante afflusso di risorse.

3) stabilire i fini dell'organizzazione stessa.

Ancora una volta, quindi, la prola chiave è partecipazione perchè il funzionamento dell'intera

impresa dipente strettamente dal consenso di tutti coloro che la compongono, un consenso

che rimane tale fin quando l'ordine è compreso da tutti, non appare in contrasto con i fini

dell'organizzazione, è compatibile con gli interessi delle persone cui è diretto ed è

eseguibile.

9) TRA STATO E MERCATO

Nella seconda metà degli anni Settanta l'attenzione si sposta dal soggetto della direzione

politica all'oggetto del controllo ppubblico, cioè verso le dinamiche interne di

regolamentazione della società, dunque, si passa dal governo alla governabilità, cioè all'analisi

della disponibilità dei destinatari. Il problema diventa quindi quello di assicurare

l'effettività della regolazione prendendo in considerazione il necessario coinvolgimento dei

membri dell'organizzazione in questione, passando, perciò, dalla modernità pesante (dove

prima si pensava al poter progettare a tavolino un modello di svilupppo da applicare in un

secondo momento alla realtà sociale) alla modernità liquida (dove, invece, il processo di

apprendimento ed il ruolo dei singoli contesti svolgono un ruolo fondamentale).

Negli anni Ottanta dall'apologia dell'intervento statale si passa all'apologia del mercato,

inteso come sistema in grado di autoregolarsi. Le alternative sono evidentemente due: o lo

Stato o il mercato, e data l'inefficenza del primo, resta solo il secondo, che porta quindi alla

nascita della stagione del neo-liberismo, un'epoca di deregolamentazioni, privatizzazioni e

devoluzioni. Il privato, perciò, trionfa sul pubblico.

Anche questo ricorrere al mercato, però, presenta le sue crepe, quali, ad esempio, la

contraddizione tra i principi del mercato, da un lato, e la democrazia e l'esigenza di giustizia

sociale, dall'altro. E' nuovamente necessario, quindi, un controllo politico, che altro non è che

la "governance". Quest'ultima rappresenta, infatti, un soluzione al contrasto Stato-mercato,

seppur una soluzione complessa, dato che non si tratta di scegliere l'uno o l'altro, bensì di

riprendere i loro legami e le loro interconnessioni. Insomma, meno Stato, ma non per questo

puro mercato; meno Stato, ma non meno governo.

Il pubblico ed il privato, in definitiva, non sono più tra loro contrapposti, ma coordinati per il

raggiungimento degli obiettivi di interesse generale e di un efficace governo, sia a livello

locale, che nazionale, che internazionale.

10) LA TRASFORMAZIONE DEL DIRITTO

La perdita di centralità dello Stato implica una revisione non solo del concetto di governo,

ma anche di altri, motivo per cui la sfida che la scienza giuridica oggi è chiamata a

raccogliere sembra proprio quella di "inventare" nuovi concetti o, per lo meno, ri riarticolare

quelli già esistenti. Basti pensare che nella "Dottrina pura del diritto" di Kelsen il diritto è

inteso come ordinamento giuridico, cioè come insieme di norme riconducibili ad un'unità

perchè poste ed imposte da un unico potere sovrano, legittimo ed effettivo. Ordinamento

giuridico e Stato sono, insomma, due facce della stessa medaglia: il sovrano per essere

effettivo dev'essere unico e per essere unico deve detenere il monopolio delle fonti del

diritto e queste devono essere tutte riconducibili ad un medesimo fondamento. Questo è il

sistema che è, ormai, entrato in crisi.

il diritto di cui si parla con la "governance", invece, non è altro che il mezzo utile per il

mantenimento dei quel processo comunicativo che è condizione fondamentale per l'esistenza

di una qualsiasi organizzazione, pubblica o privata che sia. Non è un mezzo di cui il potere

legittimo si serve, quindi, per realizzare fini già individuati, ma una tecnica che garantisce la

legittimità e l'effettività del potere attraverso una sempre più estesa partecipazione dei

singoli interessati alla scelta delle politiche pubbliche ed alla stessa selezione dei problemi.

11) L'ORDINE NUOVO


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Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (CATANIA e RAGUSA)
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Montanari Bruno.

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