L’ORDINE COSTITUITO E IL PROBLEMA DELLA SUA LEGITTIMAZIONE.
Per risp a domande come “che cosa fonda e giustifica l’ordine costituito? In k modo s legittima la
normatività sociale?” dobbiamo prendere le mosse dal legame condizionante tra il FONDAMENTO
DELL’ORDINE SOCIALE e IL CONTESTO CONCRETO cui fanno riferimento e da cui emergono le regole della
vita collettiva che lo caratterizzano. La CONFIGURAZIONE che assume la leggitimazione dell istituzioni
giuridike e politiche RISULTA dall’insieme delle rappresentazioni e dei significati attraverso cui ogni società
elabora i modelli di comportamento proposti-imposti ai suoi membri, stabilizza la propria identità e fa
esperienza dell proprie trasformazioni.
In virtù di qsta contestualizzazione la questione della legittimazione, intesa come accettabilità sociale e
morale dell’ordine costituito nn sarà analizzata in astratto ma così come si presenta nell nostra epoca,
caratterizzata essenzialmente dalla globalizzazione.
2 LA RILEVANZA NORMATIVA DELL’IMMAGINARIO SOCIALE.
L’organizzazione sociale manca d un modello universale a cui la mente individuale o i differenti gruppi
umani avrebbero potuto ispirarsi. In conseguenza di ciò x determinare il fondamento dell’ordine costituito
e la legittimazione della normatività nn basta riferirsi soltanto alla necessità empirica della coercizione
materiale o alla razionalità trascendentale delle forme logiche. Alla loro base occorre invece riconoscere l’
istituzione immaginaria della società.
In effetti il primo compito svolto dalla normatività in ogni tipo di aggregato umano consiste nel dare un
assetto stabile all’immaginario magmatico attraverso cui si elaborano le regole della convivenza. Deriva da
questo radicamento nell’immaginario l’indiscutibile pluralità delle culture umane. In conseguenza di
ciò ,l’ORDINE COSTITUITO,l è del tutto escluso che possa essere automaticamente dedotto da un
qualunque tipo di universale preesistente.
4 LE DUE FACCE DEL NOMOS.
Le 2 accezioni del termine greco nomos –istituzione e legge- consentono di far luce sulla stabilizzazione
della convivenza umana dalle cui implicazioni scaturisce il problema dell’ordine costituito e della sua
legittimazione. Il nomos è cio k è proprio di ogni società o di ogni etnia, è la sua istituzione, tutto quel k si
oppone all’ordine naturale delle cose cioè alla physis; al tempo stesso il nomos è la legge, senza di cui gli
essere umani non possono esistere in quanto essere umani, poiché non c’è cittadinanza, non c’è polis senza
leggi,e non ci sono essere umani al di fuori della polis, della cittadinanza, della collettività-comunità politica.
Quando Aristotele dice che al di fuori della polis l’uomo non può essere se non bestia selvatica o dio, sa e
dice che l’essere umano si umanizza soltanto nella polis e per mezzo di essa: idea che peraltro ricorre
frequentemente nei poeti, negli storici e nei filosofi della grecia antica. Il nomos è quindi
l’istituzione/convenzione di una particolare società, e nel contempo il presupposto trans-storico perché ci
sia società, il che significa che qualunque sia il contenuto del suo nomos particolare, nessuna società può
esistere senza un nomos. In mancanza di questa duplice consapevolezza che non possiamo esistere senza
nomos, ma anche che questo nomos è la nostra istituzione-cioè che esso è opera nostra- non può esserci
democrazia. È da questa convinzione che derivano le principali conquiste dei regimi democratici: dalla
sovranità popolare al principio maggioritario, dal rispetto dei diritti individuali alla tutela delle minoranze…
5 IL NOMOS E LA DEMOCRAZIA
L’assenza di un modello standard di significati, valori e norme al quale le società dovrebbero adeguarsi
rende indispensabile l’istituzione immaginaria dell’ordine simbolico normativo. Il nomos, è perciò l’unico
fondamento possibile dei principi che ispirano la prassi collettiva. La democrazia è la forma di vita che si
propone esattamente di esplicitare e regolare la necessaria istituzione della normatività sociale e perciò
essa costituisce il regime giuridico politico di una società dinamica in cui nessun individuo e nessun gruppo
sociale possono rivendicare il monopolio del fondamento o dei principi in grado di legittimare gli assetti
sociali vigenti. A maggior ragione risulta indeterminato e indeterminabile il modello o l’immaginario ideale,
cui dovrebbe attenersi l’istituzione della normatività sociale e che di conseguenza leggitimerebbe una volta
x tutte l’ordine costituito. Deriva da qui la caratteristica fondamentale dei regimi democratici , cioè il loro
essere indefinitamente modificabili; ma deriva anche da qui la necessità di mantenere sempre aperta
l’interrogazione sulla giustizia della stessa normatività istituita. Infatti che le norme democratiche restino
sempre trasformabili e non possano essere mai considerate definitive apre il dibattito interminabile sulla
legittimità delle decisioni legali o sulla giustizia delle leggi vigenti. La domanda sul fondamento ultimo
dell’ordine costituito è destinata a restare aperta. Nessuna risposta teorica o garanzia giuridica può avere la
pretesa di chiudere d’autorità un dibattito che costituisce l’essenza stessa della vita democratica.
IL PROGETTO POLITICO DELL’AUTONOMIA.
CAP 2
1. L’ETERONOMIA ISTITUITA E IL PROGETTO DELL’AUTONOMIA. Castoriadis “nella rivoluzione
democratica” afferma che “quasi dappertutto e quasi sempre le società hanno vissuto
nell’eteronomia istituita; la rappresentazione istituita di una fonte extrasociale del nomos ne è
parte integrante.” L’eteronomia istituita induce a considerare e vivere la propria condizione e il
proprio modo di essere come risvolti immodificabili di un ordine cosmico, perciò sottratti a ogni
responsabilità e disponibilità umane. Laddove non è riconosciuto il carattere istituito della
normatività sociale non sarà neanche possibile dubitare delle sue componenti e mettere in
discussione la sua stessa legittimità. Nelle società eteronome da una parte l’istituzione afferma di
se stessa di non essere opera umana, dall’altra gli individui sono educati, addestrati, formati in
modo tale da essere completamente riassorbiti dall’istituzione della società. Nessuno può
affermare delle idee una volontà un desiderio che si oppongano all’ordine istituito, e questo non
perché egli subirebbe delle sanzioni ma perché è antropologicamente costruito in questo modo, ha
ormai talmente interiorizzato l’istituzione della società che non dispone dei mezzi mentali per
rimettere in questione l’istituzione stessa. Quello che cambia con la grecia antica da un parte con
l’europa post medievale dall’altra, è che l’istituzione della società rende possibile la creazione di
individui che in essa non vedono + qualcosa di intoccabile ma riescono a metterla in discussione. -
Arriviamo così al primo abbozzo storico di quello che chiamo il progetto di autonomia sociale e di
autonomia individuale. È autonomo chi dà a se stesso le proprie leggi. L’autonomia ha 2
implicazioni: - da un lato la necessità della legge (il che c consente di dire che autonomia non
significa a-nomia e cioè assenza di legge) e dall’altro lato lo smascheramento del carattere sociale e
storicamente istituito delle leggi che regolano la vita sociale e che proprio xkè la loro origine è
l’attività collettiva posono x definizione essere rimesse in discussione e modificate.
2. ATTIVITà POLITICA E ATTEGGIAMENTO FILOSOFICO COME ESPRESSIONI DELL’AUTONOMIA.
La possibilità di mettere in discussione l’ istituito caratterizza il progetto dell’autonomia. Politica e
filosofia sono nate da un’insoddisfazione profonda nei riguardi della passività individuale e sociale,
e del corrispondente desiderio di una ricerca attiva del senso. Svincolarsi dall’adesione acritica alla
tradizione costituisce lo specifico dell’attività politica e dell’atteggiamento filosofico. In effetti, la
politica intesa attività collettiva esplicita che si vuole lucida, (riflessiva e deliberata), prende di mira
l’istituzione della società in quanto tale. La creazione della politica ha luogo quando l’istituzione
data della società è messa in discussione , in quanto tale e nei suoi differenti aspetti e dimensioni.
L’interrogazione critica radicale in cui consiste l’atteggiamento filosofico è la premessa
indispensabile per la messa in discussione dell’istituito. E proprio in qsto senso il legame tra
filosofia e autonomia si rivela decisivo. Aiutando gli essere umani a capire se stessi e quindi ad
operare alla luce del giorno e non paurosamente all’obra, la riflessione filosofica diventa esplicito
vettore di autonomizzazione. Su questa base emerge con chiarezza lo stretto legame tra
l’interrogazione4 filosofica e l’atteggiamento politico. Il germe dell’autonomia spunta non appena
sboccia l’interrogazione esplicita e illimitata, che non verte su dei fatti, ma sui significati immaginari
sociali e sul loro possibile fondamento. Sul piano sociale ci si chiede: le nostre leggi sono buone??
Sono giueste? E sul piano individuale: ciò k penso è vero?? Posso sapere se è vero? E come? Il
momento della nascita della filosofia non è l’apparizione della questione dell’essere ma il sorgere di
questo interrogativo: che cosa dobbiamo pensare? Il momento della nascita della democrazia e
della politica npon è il regno della legge o del diritto e neanche l’uguaglianza, ma è l’emergere della
messa in discussione della legge nel fare effettivo della collettività. Che leggi dobbiamo fare?? È in
quel momento che nasce la politica ; in altre parole che nasce la libertà in forma sociale storica
effettiva.
3 DEMOCRAZIA E PLURALISMO
La filosofia va qui intesa non come conoscenza sistematica della realtà ma come interrogazione
critica che mette in crisi qualunque costruzione teorica avente la pretesa di imprigionare la realtà
in una formula speculativa. All’ interrogazione filosofica la realtà esterna , il mondo della vita
quotidiana , la pluralità delle esperienze individuali e sociali si mostrano nella loro inaccessibilità
immediata. La realtà si rivela inesauribile. La filosofia può interrogarla esaminarla, indagarla ma nn
può avere la pretesa di dominarla. Per questa ragione la messa in discussione filosofica dell’istituito
non può opporre alla pluralità dei punti di vista individuali l’assoluto di una verità oggettiva da cui
ricavare le norme della convivenza sociale. Il progetto politico della democrazia nasce da questa
consapevolezza : la pluralità delle opinioni,d egli interessi e dei punti di vista è irriducibile. Lo spazio
sociale si frammenta e si pluralizza. Nn c’è modo di ricomporlo in unità privilegiando un‘ unica
prospettiva in grado di fornire l’accesso alla verità del reale contrapponendosi alla molteplicità
delle opinioni. Al contrario solo considerandola cme qualcosa di comune alla pluralità degli
individui sociali, la verità del reale può essere compresa e non manipolata dalla prepotenza di pochi.
La presunta scoperta solitaria della verità si preclude esattamente l’obiettività del mondo reale che
invece risulta visibile da ogni lato solo se non viene svincolato dal pluralismo di punti di vista
individuali irriducibili , tra i quali la politica cerca esattamente di costruire un accordo non violento.
4 IL DIRITTO COME LIMITAZIONE DEL POTERE.
Il progetto politico dell democrazia si realizza attraverso il riconoscimento e la regolazione del
carattere istituito della normatività sociale. Darsi da sé le proprie leggi infatti significa che queste
leggi non sono assolute ed eterne. Significa invece riconoscerne la contingenza. In conseguenza di
ciò in una società democratica dev’essere sempre possibile mettere in discussione le leggi istituite.
Affinchè la domanda sulla giustizia delle leggi sitituite possa essere mantenuta sempre aperta è
necessario formalizzare e esplicitare il potere di produzione normativa immanente alla società. Il
prblema della limitazione del potere pone così le premesse dell’immaginario giuridico. Ci basti per
ora dire ch eil compito fondamentale del diritto nasce dalll’esigenza di porre un freno all’arbitrio
del potere. Emerge da qui il significato propriamente giuridco dell liberal democrazia moderna k si
presenta come un dispositivo formale finalizzato alla gestione collettiva dello spazio pubblico in
modo da sddisfare i bisogni privati dei cittadini attraverso l’adozione di decisioni condivise. Da
questo momento l’ordine cessa di garantito dal principio di verità, dall’accessibilità conoscitiva
dell’idea di giusto, buono e dalla possibilità di dedurne incontrovertibilmente le regole della
convivenza. Proprio in virtù del suo carattere artificiale,e proprio perché deriva da delibe