Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

L’ORDINE COSTITUITO E IL PROBLEMA DELLA SUA LEGITTIMAZIONE.

Per risp a domande come “che cosa fonda e giustifica l’ordine costituito? In k modo s legittima la

normatività sociale?” dobbiamo prendere le mosse dal legame condizionante tra il FONDAMENTO

DELL’ORDINE SOCIALE e IL CONTESTO CONCRETO cui fanno riferimento e da cui emergono le regole della

vita collettiva che lo caratterizzano. La CONFIGURAZIONE che assume la leggitimazione dell istituzioni

giuridike e politiche RISULTA dall’insieme delle rappresentazioni e dei significati attraverso cui ogni società

elabora i modelli di comportamento proposti-imposti ai suoi membri, stabilizza la propria identità e fa

esperienza dell proprie trasformazioni.

In virtù di qsta contestualizzazione la questione della legittimazione, intesa come accettabilità sociale e

morale dell’ordine costituito nn sarà analizzata in astratto ma così come si presenta nell nostra epoca,

caratterizzata essenzialmente dalla globalizzazione.

2 LA RILEVANZA NORMATIVA DELL’IMMAGINARIO SOCIALE.

L’organizzazione sociale manca d un modello universale a cui la mente individuale o i differenti gruppi

umani avrebbero potuto ispirarsi. In conseguenza di ciò x determinare il fondamento dell’ordine costituito

e la legittimazione della normatività nn basta riferirsi soltanto alla necessità empirica della coercizione

materiale o alla razionalità trascendentale delle forme logiche. Alla loro base occorre invece riconoscere l’

istituzione immaginaria della società.

In effetti il primo compito svolto dalla normatività in ogni tipo di aggregato umano consiste nel dare un

assetto stabile all’immaginario magmatico attraverso cui si elaborano le regole della convivenza. Deriva da

questo radicamento nell’immaginario l’indiscutibile pluralità delle culture umane. In conseguenza di

ciò ,l’ORDINE COSTITUITO,l è del tutto escluso che possa essere automaticamente dedotto da un

qualunque tipo di universale preesistente.

4 LE DUE FACCE DEL NOMOS.

Le 2 accezioni del termine greco nomos –istituzione e legge- consentono di far luce sulla stabilizzazione

della convivenza umana dalle cui implicazioni scaturisce il problema dell’ordine costituito e della sua

legittimazione. Il nomos è cio k è proprio di ogni società o di ogni etnia, è la sua istituzione, tutto quel k si

oppone all’ordine naturale delle cose cioè alla physis; al tempo stesso il nomos è la legge, senza di cui gli

essere umani non possono esistere in quanto essere umani, poiché non c’è cittadinanza, non c’è polis senza

leggi,e non ci sono essere umani al di fuori della polis, della cittadinanza, della collettività-comunità politica.

Quando Aristotele dice che al di fuori della polis l’uomo non può essere se non bestia selvatica o dio, sa e

dice che l’essere umano si umanizza soltanto nella polis e per mezzo di essa: idea che peraltro ricorre

frequentemente nei poeti, negli storici e nei filosofi della grecia antica. Il nomos è quindi

l’istituzione/convenzione di una particolare società, e nel contempo il presupposto trans-storico perché ci

sia società, il che significa che qualunque sia il contenuto del suo nomos particolare, nessuna società può

esistere senza un nomos. In mancanza di questa duplice consapevolezza che non possiamo esistere senza

nomos, ma anche che questo nomos è la nostra istituzione-cioè che esso è opera nostra- non può esserci

democrazia. È da questa convinzione che derivano le principali conquiste dei regimi democratici: dalla

sovranità popolare al principio maggioritario, dal rispetto dei diritti individuali alla tutela delle minoranze…

5 IL NOMOS E LA DEMOCRAZIA

L’assenza di un modello standard di significati, valori e norme al quale le società dovrebbero adeguarsi

rende indispensabile l’istituzione immaginaria dell’ordine simbolico normativo. Il nomos, è perciò l’unico

fondamento possibile dei principi che ispirano la prassi collettiva. La democrazia è la forma di vita che si

propone esattamente di esplicitare e regolare la necessaria istituzione della normatività sociale e perciò

essa costituisce il regime giuridico politico di una società dinamica in cui nessun individuo e nessun gruppo

sociale possono rivendicare il monopolio del fondamento o dei principi in grado di legittimare gli assetti

sociali vigenti. A maggior ragione risulta indeterminato e indeterminabile il modello o l’immaginario ideale,

cui dovrebbe attenersi l’istituzione della normatività sociale e che di conseguenza leggitimerebbe una volta

x tutte l’ordine costituito. Deriva da qui la caratteristica fondamentale dei regimi democratici , cioè il loro

essere indefinitamente modificabili; ma deriva anche da qui la necessità di mantenere sempre aperta

l’interrogazione sulla giustizia della stessa normatività istituita. Infatti che le norme democratiche restino

sempre trasformabili e non possano essere mai considerate definitive apre il dibattito interminabile sulla

legittimità delle decisioni legali o sulla giustizia delle leggi vigenti. La domanda sul fondamento ultimo

dell’ordine costituito è destinata a restare aperta. Nessuna risposta teorica o garanzia giuridica può avere la

pretesa di chiudere d’autorità un dibattito che costituisce l’essenza stessa della vita democratica.

IL PROGETTO POLITICO DELL’AUTONOMIA.

CAP 2

1. L’ETERONOMIA ISTITUITA E IL PROGETTO DELL’AUTONOMIA. Castoriadis “nella rivoluzione

democratica” afferma che “quasi dappertutto e quasi sempre le società hanno vissuto

nell’eteronomia istituita; la rappresentazione istituita di una fonte extrasociale del nomos ne è

parte integrante.” L’eteronomia istituita induce a considerare e vivere la propria condizione e il

proprio modo di essere come risvolti immodificabili di un ordine cosmico, perciò sottratti a ogni

responsabilità e disponibilità umane. Laddove non è riconosciuto il carattere istituito della

normatività sociale non sarà neanche possibile dubitare delle sue componenti e mettere in

discussione la sua stessa legittimità. Nelle società eteronome da una parte l’istituzione afferma di

se stessa di non essere opera umana, dall’altra gli individui sono educati, addestrati, formati in

modo tale da essere completamente riassorbiti dall’istituzione della società. Nessuno può

affermare delle idee una volontà un desiderio che si oppongano all’ordine istituito, e questo non

perché egli subirebbe delle sanzioni ma perché è antropologicamente costruito in questo modo, ha

ormai talmente interiorizzato l’istituzione della società che non dispone dei mezzi mentali per

rimettere in questione l’istituzione stessa. Quello che cambia con la grecia antica da un parte con

l’europa post medievale dall’altra, è che l’istituzione della società rende possibile la creazione di

individui che in essa non vedono + qualcosa di intoccabile ma riescono a metterla in discussione. -

Arriviamo così al primo abbozzo storico di quello che chiamo il progetto di autonomia sociale e di

autonomia individuale. È autonomo chi dà a se stesso le proprie leggi. L’autonomia ha 2

implicazioni: - da un lato la necessità della legge (il che c consente di dire che autonomia non

significa a-nomia e cioè assenza di legge) e dall’altro lato lo smascheramento del carattere sociale e

storicamente istituito delle leggi che regolano la vita sociale e che proprio xkè la loro origine è

l’attività collettiva posono x definizione essere rimesse in discussione e modificate.

2. ATTIVITà POLITICA E ATTEGGIAMENTO FILOSOFICO COME ESPRESSIONI DELL’AUTONOMIA.

La possibilità di mettere in discussione l’ istituito caratterizza il progetto dell’autonomia. Politica e

filosofia sono nate da un’insoddisfazione profonda nei riguardi della passività individuale e sociale,

e del corrispondente desiderio di una ricerca attiva del senso. Svincolarsi dall’adesione acritica alla

tradizione costituisce lo specifico dell’attività politica e dell’atteggiamento filosofico. In effetti, la

politica intesa attività collettiva esplicita che si vuole lucida, (riflessiva e deliberata), prende di mira

l’istituzione della società in quanto tale. La creazione della politica ha luogo quando l’istituzione

data della società è messa in discussione , in quanto tale e nei suoi differenti aspetti e dimensioni.

L’interrogazione critica radicale in cui consiste l’atteggiamento filosofico è la premessa

indispensabile per la messa in discussione dell’istituito. E proprio in qsto senso il legame tra

filosofia e autonomia si rivela decisivo. Aiutando gli essere umani a capire se stessi e quindi ad

operare alla luce del giorno e non paurosamente all’obra, la riflessione filosofica diventa esplicito

vettore di autonomizzazione. Su questa base emerge con chiarezza lo stretto legame tra

l’interrogazione4 filosofica e l’atteggiamento politico. Il germe dell’autonomia spunta non appena

sboccia l’interrogazione esplicita e illimitata, che non verte su dei fatti, ma sui significati immaginari

sociali e sul loro possibile fondamento. Sul piano sociale ci si chiede: le nostre leggi sono buone??

Sono giueste? E sul piano individuale: ciò k penso è vero?? Posso sapere se è vero? E come? Il

momento della nascita della filosofia non è l’apparizione della questione dell’essere ma il sorgere di

questo interrogativo: che cosa dobbiamo pensare? Il momento della nascita della democrazia e

della politica npon è il regno della legge o del diritto e neanche l’uguaglianza, ma è l’emergere della

messa in discussione della legge nel fare effettivo della collettività. Che leggi dobbiamo fare?? È in

quel momento che nasce la politica ; in altre parole che nasce la libertà in forma sociale storica

effettiva.

3 DEMOCRAZIA E PLURALISMO

La filosofia va qui intesa non come conoscenza sistematica della realtà ma come interrogazione

critica che mette in crisi qualunque costruzione teorica avente la pretesa di imprigionare la realtà

in una formula speculativa. All’ interrogazione filosofica la realtà esterna , il mondo della vita

quotidiana , la pluralità delle esperienze individuali e sociali si mostrano nella loro inaccessibilità

immediata. La realtà si rivela inesauribile. La filosofia può interrogarla esaminarla, indagarla ma nn

può avere la pretesa di dominarla. Per questa ragione la messa in discussione filosofica dell’istituito

non può opporre alla pluralità dei punti di vista individuali l’assoluto di una verità oggettiva da cui

ricavare le norme della convivenza sociale. Il progetto politico della democrazia nasce da questa

consapevolezza : la pluralità delle opinioni,d egli interessi e dei punti di vista è irriducibile. Lo spazio

sociale si frammenta e si pluralizza. Nn c’è modo di ricomporlo in unità privilegiando un‘ unica

prospettiva in grado di fornire l’accesso alla verità del reale contrapponendosi alla molteplicità

delle opinioni. Al contrario solo considerandola cme qualcosa di comune alla pluralità degli

individui sociali, la verità del reale può essere compresa e non manipolata dalla prepotenza di pochi.

La presunta scoperta solitaria della verità si preclude esattamente l’obiettività del mondo reale che

invece risulta visibile da ogni lato solo se non viene svincolato dal pluralismo di punti di vista

individuali irriducibili , tra i quali la politica cerca esattamente di costruire un accordo non violento.

4 IL DIRITTO COME LIMITAZIONE DEL POTERE.

Il progetto politico dell democrazia si realizza attraverso il riconoscimento e la regolazione del

carattere istituito della normatività sociale. Darsi da sé le proprie leggi infatti significa che queste

leggi non sono assolute ed eterne. Significa invece riconoscerne la contingenza. In conseguenza di

ciò in una società democratica dev’essere sempre possibile mettere in discussione le leggi istituite.

Affinchè la domanda sulla giustizia delle leggi sitituite possa essere mantenuta sempre aperta è

necessario formalizzare e esplicitare il potere di produzione normativa immanente alla società. Il

prblema della limitazione del potere pone così le premesse dell’immaginario giuridico. Ci basti per

ora dire ch eil compito fondamentale del diritto nasce dalll’esigenza di porre un freno all’arbitrio

del potere. Emerge da qui il significato propriamente giuridco dell liberal democrazia moderna k si

presenta come un dispositivo formale finalizzato alla gestione collettiva dello spazio pubblico in

modo da sddisfare i bisogni privati dei cittadini attraverso l’adozione di decisioni condivise. Da

questo momento l’ordine cessa di garantito dal principio di verità, dall’accessibilità conoscitiva

dell’idea di giusto, buono e dalla possibilità di dedurne incontrovertibilmente le regole della

convivenza. Proprio in virtù del suo carattere artificiale,e proprio perché deriva da deliberazioni

collettive prive di un fondamento extra-sociale, l’ordine costituito della democrazia moderna ha

bisogno di procedure, regole capaci di leggitimarlo, contrapponendosi all’assolutismo ideologico e

politico. L’atteggiamento ideologico politico di tipo assolutista o fondamentalista si basa sullì’idea

filosofica che esistano una verità originaria e un significato ultimo della convivenza umana, a cui

dovrebbero necessariamente attenersi tutte le norme che regolano la vita privata e pubblica dei

cittadini. Questo tipo di pretesa sopravvive ancora oggi in tutte le visioni e della società che mosse

da un rifiuto radicale del relativismo, disconoscono il carattere inevitabilmente istituito della

normatività e il suo radicamento nell’immginario sociale.

5 LA DESACRALIZZAZIONE DEL SOCIALE, L’INDIVIDUAZIONE DEGLI INDIVIDUI E LA NECESSARIA

ISTITUZIONE DEL LOGOS.

La modernità ha reciso il suo ancoraggio a un fondamento extrasociale. Una delle conseguenze

decisive di ciò è il carattere funzionale dell’ordine sociale, ormai sprovvisto nn solo della sua antica

aura sacrale o della sua presunta immodificabilità ma anche della sua intrinseca razionalità. Nelle

società premoderne era proprio la presunta natura extra-sociale del sistema simbolico- normativo

su cui si reggeva la società a renderlo indisponibile da parte degli individui sociali, facendone un che

di sacro e inalterabile. Tutti gli individui erano programmati perkè nella loro vita quotidiana siu

adeguassero e conformassero a modelli di comportamento valorizzati dalla sacralità della

tradizione. Senza l’autonomia degli individui sociali nn sarebbe possibile nessuna attività politica,

cme accade in tutte le società eteronome e tradizionali in cui gli individui devono conformare il

proprio comportamento a uno standard preesistente. Solo all’interno di una società k rifiuti

l’eteronomia istituita e k persegua il progetto dell’autonomia, ai singoli viene reso possibile agire di

propria iniziativa. L’individuazione degli individui presuppone una società desacralizzata in cui il

publico confronto delle opinioni abbia l’ultima parola nella determinazione delle regole di condotta

e delle norme di comportamento inviduali e collettive.

“ L’INVENZIONE DELLE METANORME E L’ISTITUZIONE DELL’IMMAGINARIO GIURIDICO”.

CAP 3

Perché si possa parlare di un vero e proprio immaginario giuridico , è necessario infatti k la

normatività sociale venga esplicitata e formalizzata e k al suo interno si renda riconoscibile la

differenza concettuale tra la normatività puramente convenzionale delle abitudini sociali e la

normatività giuridica propriamente detta. Sarebbe errato considerare la normatività sociale un

riflesso automatico e diretto di una presunta normatività naturale, originaria, ed estranea alla

mediazione dell’istituzione sociale. Sia k si tratti di costume sia k si tratti di convenzione è in opera

nella stabilizzazione dei comportamenti un’elaborazione collettiva irriflessa, la cui spontaneità

tuttavia non ha l’universalità e la stabilità delle leggi naturali, poiché al contrario è caratterizzata da

una indefinita molteplicità di varianti culturali. La normatività quindi è sempre istituita

dall’immaginario della società di volta in volta data. All’interno della normatività istituita, la

normatività del costume, delle abitudini, e delle convenzioni si differenzia dalla normatività k

definiremo giuridica in senso proprio, perché tecnicamente formalizzata. Se la normatività extra-

giuridica è garantita unicamente dalla possibilità di andare incontro, in caso di deviazione, ad una

disapprovazione generale, la validità delle norme propriamente giuridiche è invece garantita da una

coercizione (fisica o psichica) da parte dell’agire, diretto a ottenerne l’osservanza o a punire

l’effrazione, di un apparato di uomini espressamente disposto a tale scopo. Come dimostrano le

analisi di Weber , sul piano sociologico la transizione dalla convenzione ( k manca d un apparato

coercitivo pubblico) al diritto ( k invece ne è fornito) si presenta estremamente fluida. Ma sul piano

concettuale la distinzione tra i 2 momenti è rigorosa. Distanziandoci dall prassi degli storici k

kiamano diritto l’insieme delle regole capaci di disciplinare e dare ordine ai gruppi umani,

indipendentemente dalle rigorose distinzioni concettuali appena richiamate, nelle pagg seguenti

distingueremo tra la funzione normativa cme funzione socio-antropologica k in ogni aggregato

umano è fonte d stabilità e ordine sociale, e il modo particolare in cui la medesima funzione

normatività, nelle società occidentali, viene svolta ed eseguita e soddisfatta attraverso l’istituzione

della normatività giuridica propriamente detta ed ell’immaginario k le corrisponde. Parleremo

perciò del diritto in senso proprio vcon riferimento alle figure della normatività formalmente

istituite k solo inj virtù d qsta istituzionalizzazione diventano tecnicamente e propriamente

giuridiche.

2 LO SDOPPIAMENTO DELLA DIMENSIONE NORMATIVA COME ACCESSO AL MONDO GIURIDICO.

Il salto storico dalla normatività sociale alla normatività propriamente giuridica è costituito

dall’istituzionalizzazione dei regimi di produzione normativa, che rende coattive sezioni più o meno

ampie della stabilizzazione della vita sociale. Si è trattata d una conquista epocale. Secondo Herbert

Hart l’introduzione nella società di norme che permettono ai legislatori di fare mutamenti e

aggiunte alle norme k impongono obblighi e ai giudici di determinare quando queste norme sono

state violate, è un passo avanti importante per la società come l’invenzione della ruota. Nn è stat

soltant un passo importante ma può giustamente essere considerato il passaggio dal mondo

pregiuridico a quello giuridico. È qui in gioco uno sdoppiamento metodologico della normatività,

comportante un vero e proprio passaggio di fase storica. Per la prima volta viene sottoposta a

regolazione sociale esplicita l’attitudine umana a produrre norme k invece nelle forme

pregiuridiche viene monopolizzata in modo insindacabile e arbitrario dai detentori del potere.

4 NORME CHE IMPONGONO OBBLIGHI E NORME CHE CONFERISCONO POTERI.

Il venire allo scoperto del carattere istituito delle norme sociali rende possibile l’accesso al mondo

giuridico . hart ribadisce k nel contesto propriamente giuridico, la nozione di norma nn è affatt

semplice. Nn si tratta d fronteggiare una questione intellettuale, s tratta invece di confrontarsi con

l’esito di un processo storico-sociale caratterizzato dall’imporsi di una netta linea d demarcazione

costituita dall’introduzione delle metanorme o norme secondarie k prendono posto accanto a

quelle primarie , cioè a quelle k impongono agli esseri umani di compiere o di astenersi dal

compiere certe azioni9, k lo vogliano o no. Cn l’invvenzione delle norme secondarie i consociati si

autorizzano esplicitamente a introdurre nuove norme del tipo primario. In sintesi le norme del

primo tipo impongono obblighi , quelle de secondo tipo attribuiscono poteri, pubblici o privati. La

comparsa delle norme secondarie acquista secondo l’osservazione di hart, un importanza epocale

analoga all’invenzione della ruota, perché istituisce l’immaginario giuridico. Ciò significa k

all’interno di gruppi umani fino ad allora caratterizzati da una trasmissione dei contenuti normativi,

diventa per la prima volta almeno ipotizzabile l’autodeterminazione. Quest’ultima esige k sia messo

in luce cioè k venga formalizzato e istituzionalizzato, il processo di produzione normativa. Nella

maggioranza delle società tradizionali la funzione normativa, affidata all’accumularsi delle

convenzioni abituali, resta inerte e silenziosa. In qste società vi è un vero e proprio occultamento

del modo di produzione delle norme, a cui pone fine solamente l’invenzione delle norme

secondarie k intervengono riflessivamente dopo, ma xmettono di chiarire ciò k avveniva “prima”.

Alla luce delle norme k attribuiscono poteri, le norme k impongono obblighi s scoprono come il

risultato di una prassi socialmente istituita. Ne derivano conseguenze di capitale importanza. Le

norme sociali diventano espressamente giuridiche nel momento in cui smettono di essere vissute

come l’esito di una produzione muta e irriflessa e diventano invece il risultato di un agire collettivo

istituzionalizzato, ke le forze sociali si propongono di influenzare o neutralizzare. ( è importante

l’istituzionalizzazione della produzione normativa).

5 L’IMMAGINARIO GIURIDICO E LA PRODUZIONE NORMATIVA.

Le norme giuridiche soi differenziano dalle altre norme sociali in quanto la loro produzione è

anch’essa normativamente regolata . si tocca qui uno dei tratti caratteristici degli ordinamenti

moderni. In quanto sistemi normativi complessi essi nn accettano al proprio interno qualsiasi

norma ma solo quelle prodotto secondo specifi regimi di produzione normativa istituzionalizzata.

Con la comparsa delle norme secondarie lo statuto della normatività e il suo contenuto nn

appaiono + neanche indirettamente ricavabili o deducibili in modo automatico dalla natura umana.

8 AUTOREGOLAMENTAZIONE DELLO SPAZIO SOCIALE

Solo all’interno degli ordinamenti giuridici, cme ha mostrato Hart, le norme primarie che

impongono o vietano comportamenti non formano una serie slegata ma sono in modo semplice

unite dall’esistenza di una norma di riconoscimento, cioè da una forma molto semplice di norma

secondaria: una norma x l’individuazione decisiva delle norme primarie che impongono obblighi.

L’invenzione delle norme secondarie mira dunque a realizzare l’autoregolazione giuridica dello

spazio sociale. Ciò che risulta decisivo, sul piano giuridico-filosofico, è il rimando a una

deliberazione collettiva, che costituisce il fondamento della dimensione normativa alla base della

vita sociale. In effetti il popolo sovrano che costituisce la radice della legittimazione democratica nn

è da intendersi come una nozione empirica o sociologica, ma è invece il risultato di un costruzione

politica , attraverso la quale la collettività s’istituisce esplicitamente come la fonte ultima

dell’ordine sociale. In tal modo la democrazia moderna, mentre da un lato riconosce la creatività da

cui procede dall’altro s’attribuisce il singolare privilegio di regolare la propria creazione.

LA DEMOCRAZIA COME REGIME DELLL’AUTO-LIMITAZIONE.

CAPITOLO IV:

DIRITTO E POTERE. La questione del potere, decisiva in ogni tipo di società , diventa nevralgica in

una società democratica , fondata sull’auto-determinazione del demos, il cui potere nn proviene da

alcun autorità trascendente e ha come risultato l’istituzione complessiva della società e quindi

anche del suo sistema normativo. Sorge subito una domanda dove finisce qsto potere? Quali sono i

suoi limiti? È chiaro che dal momento in cui la società nn accetta + nessuna norma trascendente o

semplicemente ereditata, nn c’è nulla che intrinsecamente possa fissare i limiti oltre i quali il potere

deve fermarsi. Ne consegue che la democrazia è essenzialmente il regime dell’auto-limitazione. X

esempio i diritti umani costituiscono un’auto-limitazione. In molti paesi qst’ultima ha carattere

costituzionale. I diritti fondamentali costituiscono il contenuto concreto assunto dall’auto-

limitazione del potere sovrano nelle democrazie costituzionali. Non potendo, tuttavia, avvalersi di

un fondamento extra-sociale, mancano di una stabilità intrinseca , capace di metterli al riparo da

eventuali stravolgimenti. Sorge allora un’altra domanda come sottrarre i principi e i diritti

fondamentali a una decisione che li trasformi o li abroghi rispettando le regole previste x la

revisione della costituzione?? A questa domanda non esiste una soddisfacente risp oggettiva. In

ultima analisi soltanto l’attività del costituente (nel caso delle democrazie il popolo) può pore dei

limiti a tale revisione e in particolare garantire i diritti umani.

2 I DIRITTI COME FONDAMENTO INFONDATO.

Per ovviare alla fragilità delle garanzie giuridiche che lascerebbe i diritti fondamentali sguarniti di

fronte ad una deriva assolutistica della sovranità, , da un punto di vista costituzionalistico si fa leva

sulla distinzione tra il potere di revisione della costituzione eil potere costituente. È solo qst’ultimo

l’incarnazione di un apotenza sovrana caratterizzata dalll’assolutezza. L’atto di revisione al

contrario si muove nel solco di un ordinamento già costituito e presuppone quindi il mantenimento

delle sue regole essenziali. Proprio perché i principi e diritti fondamentali assicurano la tenuta


PAGINE

14

PESO

121.97 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (CATANIA e RAGUSA)
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Ciaramelli Fabio.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Filosofia del diritto

Riassunto esame Filosofia del Diritto, prof. Montanari, libro consigliato Potevo Far Meglio? Kant e il Lavavetri
Appunto
Riassunto esame Filosofia del Diritto, prof. Montanari, libro consigliato Capire l'Oggi
Appunto
Filosofia del diritto – Riassunto esame
Appunto
Riassunto esame Filosofia del Diritto, prof. Ciaramelli, libro consigliato Creazione e Interpretazione della Norma
Appunto