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L’anima è immortale perché è l’archè, principio che genera tutto; e smetterebbe di essere tale se

venisse generato da qualcosa d’altro. È immortale allora ciò che si muove da sé ed è principio di

ogni movimento: questa è la ragione per cui ogni corpo il cui movimento è generato dall’esterno, è

inanimato. Soltanto i corpi che ricevono il movimento dall’interno sono empsycha, animati.

Incidenti cartesiani: l’archè sta tutta nell’idea di un corpo come campo semantico, in cui i tanti

elementi hanno tutti rilevanza nella loro singolarità e nel loro intreccio. Anche il gioco dell’identità

si ridefinisce nel campo del corpo.

La soluzione è quella dell’identità che si trasferiva nel continuatore più prossimo. Immaginiamo che

dopo la diaspora tre membri del Circolo si siano rifugiati ad Istanbul e che abbiano continuato a

riunirsi perpetuando l’attività di Vienna. Il circolo di vienna è a Istanbul fin quando non ci si

accorge che nove altri membri sopravvissuti si sono riuniti negli Stati uniti e hanno continuato a

loro volta l’attività del circolo. Ora il circolo di Istanbul ha smesso di essere il continuatore più

prossimo del circolo di vienna nel momento in cui ci si accorge che il nuovo vero continuatore più

prossimo era invece negli stati uniti

Esempio della nave di Teseo: La nave di Teseo, come tutti gli oggetti materiali, ha bisogno di

manutenzione, ed in forza di ciò le sue travi malandate vengono sostituite con travi nuove, sino al

punto che tutte le travi sono sostituite.Se le vecchie tavole sono state conservate e non distrutte, e

con esse si è costruita una nuova nave, quale è l’autentica nave di Teseo, quella che ha conosciuto

lavori di manutenzione nel tempo (identità contenitore), oppure quella che è composte di tutte le

originarie parti della nave stessa (identità contenuto)?

Il corpo umano è visto nella sua integrità come soggetto di diritto, ma contestualmente si assiste alla

mercificazione con riduzione a mero oggetto di diritto delle parti del corpo umano separate dal resto

del corpo, con ciò affermando sia il carattere di macchina del corpo sia il suo esatto contrario, e

ribadendo e negando allo stesso tempo la disponibilità e proprietà del proprio corpo.

Come si vede il problema dell’identità del corpo umano è molto complessa.Il caso Moore ne è un

esempio: a questo signore, malato di leucemia, sono state spiantate alcune cellule del corpo e ne è

stata fatta una cultura.Questa cultura è stata sfruttata commercialmente dai medici che hanno

spiantato le cellule.Chi è il proprietario di queste cellule, il proprietario del corpo da cui sono state

spiantate o chi ha spiantato e manipolato le cellule stesse?il conflitto era tra il proprietario del corpo

e chi ne aveva valorizzato le relative informazioni (artifex). Si parla ancora di res corporales e

incorporares.

Costruttivismi.

Il problema dell’identità ha due aspetti: quello legato alla specificazione e quello legato alla durata

del tempo.

La natura, si sa, cambia nel tempo con un movimento ambivalente per cui le cose rimangono uguali

e sono nello stesso tempo diverse. È proprio il carattere intertemporale pone problemi alla

definizione e alla regolazione dell’identità che continua attraverso discontinuità: le cose, e le

persone, diventano altro rimanendo le stesse.

La metafisica fantastica di Vico tende a raffigurare tutti gli oggetti del mondo che ci circonda in

maniera antropomorfica, e cioè come parti di un corpo umano ( ad es.si dice lingua di mare, labbro

l’orlo di un vaso, bocca in genere qualsiasi apertura, ecc) in quanto vi è la tendenza dell’uomo a

farsi regola dell’universo, ad auto-osservarsi, auto-regolarsi, auto-descriversi.

La grande ragione del corpo

Per Nietche la vera malattia del corpo è il disprezzo per il corpo stesso. Si parla poi della differenza

tra riconoscimento e riconoscenza.

Corpo a corpo

La teoria di Elias Canetti parte dal presupposto che tutte le norme a protezione del corpo fisico

nascono dalla “paura” di essere toccato, ed in forza di ciò vengono creati spazi di sicurezza tra i vari

corpi, che si presentano come mulini a vento in una immensa pianura.

Infine il diritto è venuto acquistando effetto compensativo, nel senso che con la compensazione si

traducono in danni risarcibili tutte le pene e sofferenze patite da chi è stato vittima di illeciti

comportamenti altrui.

Economie politiche dei corpi.

Si parla di come venivano trattati i corpi prima dell’Illuminismo e dall’Illuminismo in poi: come

dice Foucault se il vecchio diritto di sovranità consisteva nel diritto di far morire o di lasciar vivere,

il nuovo diritto sarà quello di far vivere e di lasciar morire.

Salviamo le possibilità

Qual è il limite del diritto? Oggi di fronte alla questione bioetica, il diritto si trova a dover

regolamentare, scegliendo tra vietare, consentire o consentire a determinate condizioni, quello che

la tecnologia ci dice che è possibile fare. Per questa via il compito del diritto spesso diventa quello

di sancire che non possiamo fare tutto quello che per la tecnologia possiamo fare. Quanto più è

difficile la decisione che coinvolge valori propri di tanti altri sistemi (l’etica, l’economia, la

religione ecc.) tanto più la regolamentazione giuridica sarà procedurale. In tal modo non si ha

interferenza tra i valori propri del diritto con i valori propri di altri sistemi. L’identità del diritto sta

tutta nella scommessa della sua differenza rispetto ad altri sistemi.

Il linguaggio del diritto non potrà mai essere soltanto quello del divieto o soltanto del permesso;

dovrà essere le due cose. Dove si tratta di scelta dovrà consentire che la scelta sia possibile. Dovrà

lasciar liberi gli individui di scegliere nell’intera pienezza come soggetti morali. Il caso di Welby

deve esser letto come un’occasione mancata per l’identità del diritto e la sua separazione dalla

morale.

TECNICA

Rispetto al pensiero filosofico della tradizione giuridica, vi è stata una vera e propria rivoluzione

apportata dalla tecnica. La macchina (=tecnica) costituisce il nemico della tradizione. Le invenzioni

moderne, le macchine, le nuove tecnologie sono manifestazioni di una Potenza tecnica smisurata,

alla quale gioco forza il diritto si è dovuto adeguare.

il doppio legame tra diritto e violenza

Un altro importante principio generale che si è andato affermando nelle moderne democrazie è il

trincio dell’uguaglianza.

Secondo Benjamin il diritto ha un forte legame con la violenza.La violenza originaria, che è l’unica

fonte creatrice del diritto, si trasforma da illegittima a legittima quando diviene espressione della

maggioranza sociale dominante, che la codifica attraverso norme imperative.

La vita del diritto sta tutta qui, in queste oscillazioni tra i due poli dell’ambivalenza (del diritto che

pacifica usando la violenza, usa la violenza pacificando); la sua è una storia di giuste dosi da cercare

tra i due opposti.

Il gioco dell’oscillazione è chiaro quando Esposito ricostruisce una semantica della tecnica

attraverso il mito del dono ( es. ambivalenza del dono della scrittura).

Possiamo fare?

Il principio sulla base del quale viene gestita questa rivoluzione apportata dalla tecnica è quello

della dignità della persona umana, che alla luce di questo principio enucleato volta per volta da

comitati etici, fa si che il diritto vieti o permetta determinati casi specifici. (accanimento

terapeutico, aborto, ecc). cos’è la dignità dell’uomo, morire senza ulteriori sofferenze o

sopravvivere attraverso un accanimento medicale che lasci aperto l’impossibile principio speranza?

L’esempio più tipico è quello dell’aborto, conteso tra il diritto individuale della donna e

l’intangibilità del feto. La questione è giunta a questo nodo preciso: quello che accomuna diritto e

tecnica non è la logica della potenza, ma quella del’ambivalenza: di quell’ambivalenza che vive

della complicità dei contrari (es. giusto-ingiusto, bene-male) e che non può che oscillare tra di essi.

La tecnica, come il diritto, vive dentro la società e opera al suo interno.

Chiedere al diritto di vietare e fermare la tecnologia sarebbe contrario alla stessa funzione del

diritto, che si negherebbe negando la possibilità dei diritti individuali e della solidarietà di cui si fa

portatore.

E’ la tecnica che conduce il gioco, ed il diritto deve seguire le evoluzioni tecniche in maniera

positiva, per quanto concerne i problemi giuridici che si verranno a creare, come trapianti di organo

(che può mettere in crisi l’idea proprietaria del corpo, ma non quella solidaristica a venire incontro a

un altro essere) o manipolazioni genetiche, che devono essere permesse e regolamentate se

indirizzate a fini di solidarietà.

Il compito del diritto deve essere quindi quello di salvare il maggior numero di possibilità non

vietando ma consentendo, lasciando ad altri sistemi la gestione del tragico. Questo significa aprire

ragionevolmente alle possibilità della tecnologia, ma non assumersi alcun compito etico. Vale per

l’aborto, per la procreazione assistita, per l’eutanasia ecc.

Se sceglierà il modello della chiusura, andrà incontro a con-fusioni con morali e religioni, lascerà

che la potenza della tecnica lo travolga collocandosi su terreni scivolosi e incontrollabili.

ARCHIVIO

L’archivio è la grande metafora del nostro tempo. Si archivia un procedimento, si conserva in

archivio qualcosa, nell’archivio si mette ordine. L’archivio conserva memoria del tempo in un

luogo.

Sedimenta le informazioni, racconta della loro esistenza.

Ne seguiremo alcune tracce lungo quel cammino che vede incrociarsi il sapere delle informazioni

con le regole e le compatibilità del diritto. Di questo si tratta quando si parla del rapporto tra diritto

e informatica, quando, cioè, s’incrociano due linguaggi profondamente differenti, ma non

necessariamente incompatibili.

Come ogni archè, l’archivio indica fonte, origine, inizio, ma anche comando, imposizione, autorità.

L’archivio segna il gioco: luogo e comando circa le informazioni da imprimere.

La domanda che questo tempo pone al giurista è chiara: essa riguarda il problema se, come e cosa

cambia nel diritto quando si verifica un corposo impatto con le tecniche e, in particolare, con quel

sapere dell’informatica, intesa tanto come oggetto di una regolazione che come strumento da

utilizzare; capace di alterare tanto il mondo fattuale delle regolazioni quanto il linguaggio che si

adopera nel regolarlo.

Il diritto deve mantenere una distanza di sicurezza nei confronti della tecnologia, informatica e non

solo, conoscendo e piegando ai suoi principi la sua natura profondamente ambivalente.

La storia del diritto è infatti attraversata perennemente dalla scommessa della sua differenza. Ha

dovuto lottare dapprima contro la religione, poi contro la morale, poi contro la politica: questa

scommessa non è mai finita e oggi continua rispetto allo stile delle tecnologie, per la conservazione

di un’autonomia relativa del diritto. Autonomia relativa del linguaggio, autonomia da tutti gli altri

codici linguistici, che garantisce che il diritto non finisca per confondersi con altre cose e per

perdere identità, e quindi differenza.

La trappola dell’ambivalenza della tecnologia spesso è sottile. È accaduto più volte di occuparsi di

giudici che hanno usato troppo disinvoltamente il mezzo informatico e alcuni risultati sono stati

aberranti: con la tecnica del taglia e incolla si è redatta una sentenza in cui il dispositivo non

corrispondeva al fatto. Era stato incollato un dispositivo che riguardava un’altra causa. Si sa infatti

che la tecnologia fa aumentare le possibilità facendo crescere anche il rischio.

Bisogna aver ben chiaro che il processo è costruito intorno a una logica rituale, non sostituibile con

nessun altro linguaggio: gioco della parola da ascoltare in un’udienza, da scrivere in una sentenza,

dopo un dibattimento, di fronte ad avvocati, con verbali che vanno scritti e che si conclude con le

ultime parole di chi deve dare il diritto, appunto il giudice, colui che deve mettere l’ultima parola

sui conflitti.


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flaviael

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Resta Eligio.

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