Filosofia del diritto: appunti
Che cos'è il diritto?
- È quell'insieme di regole, di precetti normativi, poste dal legislatore, per disciplinare quei comportamenti delle relazioni sociali, economiche... (M.A.)
- È quell'insieme di regole in grado di soddisfare esigenze di giustizia poste in essere dal legislatore. (Prof. Borsellino)
- È un insieme di comandi posti ai consociati per dare ordine e organizzare la loro società (Diritto privato)
- "È prevalentemente ordinamento o istituzione..." (Diritto pubblico)
Ci si trova di fronte a una diversificazione della definizione del diritto, a seconda della materia a cui fa riferimento.
"E' vietato introdurre autoveicoli nel parco". Una norma è un messaggio relativo a un comportamento. Indubbiamente, di fronte a questa norma, non ho dubbi che non posso far entrare il mio autoveicolo nel parco. MA posso far entrare la "macchinina" a motore? Problemi di interpretazione!
La società si basa sull'osservanza della legge. Bisogna dunque obbedire anche alla legge ingiusta? Problemi di giustizia. Valori vs regole.
Processo di Norimberga
Gli ufficiali, i funzionari imputati hanno agito nell'osservanza della legge. Fino a che punto l'osservanza della legge è un principio inderogabile?
Le norme del diritto devono garantirci dei nostri diritti? Oppure abbiamo diritti solo se le norme del diritto ce li garantiscono?
La filosofia del diritto
I problemi del diritto non possono essere affrontati e risolti se rimaniamo all'interno del diritto stesso. La filosofia del diritto ha come proprio oggetto il diritto, ma ha come propria specifica missione di affrontare problemi che nascono dal diritto ma che non possono essere risolti nel diritto stesso. In breve, la filosofia ci rimanda in senso lato a un contesto di riflessione critica su quel complesso del diritto, su quegli strumenti del diritto, sul linguaggio del diritto. Ci fa comprendere che il diritto non è quel dato, ma un complesso prodotto che si costruisce ed è costruito in modi diversi. La filosofia del diritto ci fa prendere delle distanze dal diritto, si distacca dalla concezione tramite la quale si considera il diritto come qualcosa di solido che aspetta di essere recepito; si inizia a intravedere il diritto stesso come qualcosa di dogmatico.
(In materia di religione, la dogmatica è quell'insieme di concezioni indiscutibili).
Un'altra disciplina è l'approccio sociologico al diritto, che fa capire che il diritto non è un "mondo" distaccato dalla società.
Filosofia del diritto dei filosofi vs filosofia del diritto dei giuristi
La parola filosofia del diritto è comparsa nel 1800 per la prima volta. Bobbio propone due formule, due diversi modi di intendere e praticare il diritto. Le formule sono "filosofia del diritto dei filosofi" e "filosofia del diritto dei giuristi".
Filosofia del diritto dei filosofi: l'autore fa riferimento a un modo di praticare questa disciplina che si ricollega a una concezione generale della filosofia, secondo la quale la filosofia sarebbe la suprema forza di conoscenza. In che senso? Sarebbe il contesto per la conoscenza di aspetti della realtà nel suo complesso, ma che sfuggono, vanno oltre alla conoscenza empirica (d'esperienza). La conoscenza empirica è ottenuta in ambiti di conoscenza diversi che fanno riferimento a sensi umani. Una concezione in cui la filosofia andrebbe oltre, ci porta a conoscere le cosiddette essenze delle cose, cose che sono al di là di ogni nostra esperienza. La filosofia con la F maiuscola saprebbe rispondere a quei massimi problemi. In questo caso la filosofia pretende di contrapporsi alla conoscenza empirica del diritto che si è manifestato per portare a delle pretese delle proprietà essenziali del diritto, alla conoscenza delle caratteristiche contingenti dei diritti storicamente esistenti. ONTOLOGIA. METAFISICA.
Metodo usato dalla filosofia del diritto dei filosofi: parte dall'alto a dare risposte esaustive che risolvono i vari problemi della giustizia, del sapere. METODO SINTETICO, arriva a formule onnicomprensive, il diritto come comando. Questo approccio non sarà il nostro.
Filosofia del diritto dei giuristi: vuol dire riflessione critica (filosofia) realizzata in continuo contatto con la realtà del diritto, non partendo dall'alto ma dal basso, da tutto ciò che avviene concretamente nel mondo del diritto. METODO ANALITICO. Riflessione che parte dal diritto e in particolare su:
- I concetti che ne fanno parte
- Le operazioni determinanti per la sua costruzione
- I valori in gioco
Metadiscorso
Questo è un modo di approcciarsi al diritto, partendo anche da quello che fanno i giuristi in senso lato. Non si punta alle grandi sintesi. Il metodo analitico guarda dentro facendo un passo alla volta. Bobbio, quando esprime la propria preferenza per questo metodo, adduce delle ragioni a sostegno di tale preferenza (Pag 44): dice che la sua preferenza delle opere che si innalzano alla filosofia piuttosto che a quelle dei filosofi che si abbassano al mondo del diritto, rivela la preferenza per un certo stile di lavoro che è più facile trovare nelle opere dei primi. Ciò che lo caratterizza è la precedenza data all'analisi sulla sintesi; è preferibile un'analisi senza sintesi che una sintesi senza analisi, vizio comune dell'altro metodo. Accontentarsi di guardare le cose una alla volta senza guardare quelle risposte globali che si sgretolano senza fondamento. "Le ragioni di questa preferenza possono essere di varia natura; la prima è la convinzione del c.d. fenomeno giuridico, quel fenomeno complesso per cui bisogna avere la pazienza di analizzarlo pezzo per volta". "Un'altra ragione è la reazione verso la tendenza al riduzionismo".
Bobbio pone l'accento sul carattere prezioso di un lavoro che lascia da parte ogni fiducia eccessiva, ogni pretenziosità. Solo un'analisi teorica ci dà qualcosa che serve molto al giurista. Chiarificazione concettuale per sciogliere i nodi della pratica del diritto.
Le linee di ricerca prevalenti devono essere:
- Concetti, che sono presupposti o usati nel quotidiano dai giuristi
- Le operazioni dei giuristi, sia volte alla produzione e all'interpretazione delle regole giuridiche
- Attenzione alle alternative che si presentano e le scelte dei principi che si sono intraprese
Concezione critico-metodologica
Quella svolta fondamentale, c.d. rivoluzione scientifica, per quella che noi oggi chiamiamo scienza modernamente intesa, che ha come fine l'esperienza concretamente intesa. L'esigenza fondamentale è la controllabilità, rispetto a una certa tesi si disponga di strumenti che servono a controllare la verità o falsità di affermazione; questa possibilità è c.d. condivisibilità inter soggettiva. Dopo che si è affermato questo paradigma, si è ritenuto che ci può essere qualcosa d'altro al sapere scientifico, quello empirico pezzo per pezzo, mentre quello più generale del sapere filosofico è andato ugualmente avanti. Nel 1700 Kant, Hiulm differenziano quel sapere filosofico da quello scientifico con una metafora: il primo è paragonabile a un palazzo da cui trapelano urla discordanti che sostengono le teorie, per esempio sulla nascita del mondo convergenti, mentre il sapere scientifico è paragonabile a una casetta più modesta e silenziosa perché a ogni teoria vi è la possibilità della condivisione intersoggettiva.
Rifiuto del principio d'autorità
- Sapere costruito secondo regole di metodo
- Controllabilità delle asserzioni
- Condivisione inter soggettiva del sapere
La Filosofia è sempre la riflessione su un qualcosa. Lo stesso Kant usa nelle sue opere il termine "critica".
Quali meta-discorsi sui discorsi dei giuristi?
- Nella prospettiva della contestualizzazione storico/sociologica/culturale. La filosofia del diritto non è l'unica disciplina che ci offra gli elementi per stabilire che il diritto ha una declinazione storica, che va a braccetto con la società.
- Nella prospettiva della filosofia come analisi del linguaggio. Perché?
Perché il linguaggio?
- Qualunque cosa gli uomini pensano, anche se non vi danno espressione orale o scritta, la pensano attraverso il linguaggio.
- La scienza è un linguaggio.
- Il diritto (all'interno del più ampio ambito dell'etica) è un diverso tipo di linguaggio, la cui costruzione e interpretazione costituiscono l'aspetto essenziale dell'attività dei giuristi.
Bioetica
Rinvia a una serie di questioni connesse, collegate a interventi sulla vita. Interventi resi possibili in ambito medico e biologico avvenuti nella seconda metà del XX secolo. Tali questioni di forte impatto umano ed esistenziale sono relative alla nascita, alla morte e alla cura. È avvenuto qualcosa che ha cambiato lo scenario nelle epoche precedenti: gli eventi come la morte, la vita erano eventi casuali, eventi ineluttabili (qualcosa che non può essere evitato) perché non si conoscevano i meccanismi specifici, fisiologici, cellulari, non si conoscevano modalità contraccettive. Oggi la medicina riesce a controllare e sottrarre alla morte, anche se sopravvissuta in uno stato vegetativo permanente. Tali interventi chiamano in causa la bioetica se sollevano problemi di scelta tra strade alternative percorribili per la cui soluzione è necessario disporre di criteri normativi.
Bioetica --> etica applicata al mondo della vita
Bio = interventi sul mondo della vita Etica = ?
L'etica riguarda il campo dell'agire umano in tutti o in alcuni soltanto dei suoi ambiti. Entra in campo quando vi sono diversi possibili corsi d'azione tra i quali bisogna operare scelte. Il problema etico è un problema di scelta.
Un problema è:
- Di tipo tecnico se per la sua soluzione sono non solo necessarie, ma anche sufficienti, conoscenze scientifiche e competenze organizzative. Es: prescrivo un determinato farmaco rispetto a un altro.
- Di tipo etico se, per la sua soluzione, bisogna fare riferimento a regole, principi, valori. Es: Eluana Englaro, in stato vegetativo, è etico sospendere il trattamento? Chi lo deve stabilire? Quali sono i valori in gioco? Deve pesare di più il valore della vita sempre e comunque o il rispetto anche di libertà di vita di quei soggetti coinvolti (es: parenti)?
Morale è un insieme di valori in cui gli individui si riconoscono, può essere non uguale per tutti. In questo caso etica può essere sinonimo di morale. L'etica si può considerare come scatola che contiene tutte quelle concezioni, quei principi che aiutano a compiere la scelta. In quelle sotto scatole, all'interno della scatola dell'etica, vi troviamo i criteri morali, le regole deontologiche, e le regole del diritto.
Lo in primis la costituzione che sancisce il diritto fondamentale della tutela alla salute.
Eutanasia (art 579 e 580 c.p. vietano l'omicidio al consenziente, e il suicidio assistito).
Procreazione assistita (Art 235 c.c.) con tecnica eterologa vi furono casi in cui il genitore disconoscesse il figlio. Quindi il diritto è chiamato in causa in questi problemi, anche laddove non vi è una norma specifica.
Elementi di teoria del linguaggio
(e-learning: introduzione all'analisi del linguaggio V cap "l'interpretazione delle norme giuridiche")
Che cos'è il linguaggio? Combinazione di segni/suoni aventi un significato.
La sotto categoria del linguaggio verbale, cos'è? Combinazione di parole aventi un significato.
Semiologia (Semiotica) = quella branca del linguaggio che studia i segni.
Tutto il mondo è segno, che cosa s'intende col termine segno? Segno: è tutto ciò che rinvia qualcosa, che rimanda a qualcosa, che collega qualcosa.
I segni sono tutti allo stesso modo? Tutti rinviano allo stesso modo?
Le categorie di segno:
- Segno naturale: hanno le cose di cui sono segno una relazione che non dipende dalla volontà umana.
- Segno artificiale/simbolo: hanno con le cose di cui sono segno una relazione che dipende dalla volontà umana. Istituzione, arbitrio, convenzione. C'è un accordo che, per esempio, un segnale stradale imponga la svolta a destra.
Le parole sono una specie di genere del segno. Posto che le parole sono segni, le dovremmo considerare simbolo (sinonimo di segno artificiale) o segni naturali?
(dal testo l'interpretazione delle norme giuridiche, pag 220 "alcuni aspetti del linguaggio ordinario", e "le parole e la loro realtà")
Le parole sono considerate simboli. Ci porterà a parlare del linguaggio in generale come linguaggio convenzionale. Il linguaggio visto come il prodotto di una costruzione, si deve sviluppare una prospettiva convenzionalistica.
Il primo elemento di una concezione convenzionalistica è l'attribuzione che si dà alle parole del linguaggio. Anche se c'è un modo di approcciarsi al linguaggio e alle parole che tratta le parole come simboli naturali. Carnap (?), chiama la concezione magica del linguaggio, quella che hanno per esempio i bambini, o le persone che rimangono in uno stato di ingenuità teorica, tendono a usare determinate parole come se fossero quelle naturalmente appropriate a tal fine. Quelle determinate parole che secondo questi individui sono l'unico modo per farle dipendere dalle cose stesse, dipendono dalla natura. (Punto di vista ingenuo). Ma in realtà l'idea che tra il linguaggio e la realtà ci sia un rapporto diretto è stato al centro di pretenziose teorie filosofiche.
Concezione naturalistico-essenzialistica del linguaggio
- Tra le parole e ciò che significano c'è una relazione naturale
- Le parole rispecchiano l'essenza (sostanza) delle cose, cosa vuol dire? Partendo dal presupposto che la realtà è fatta da quelle sostanze empiriche, caratteristiche empiriche (caratteristiche concrete dell'oggetto), ma nella storia del pensiero, la realtà non è fatta solo da sostanze empiriche ma da un altro "piano" che non tocchiamo e non vediamo ma possiamo solo pensare, è il "piano" delle proprietà essenziali delle cose. Platone (cit) "Ci sono i cavalli, ma c'è anche qualcos'altro, c'è la cavallinità" nel senso dell'essenza dell'essere cavallo, quel richiamo a quel "modello ideale", anche se ogni essere umano è diverso dall'altro, tutti hanno un qualcosa diverso dall'altro. Con questa logica si ritiene che le parole rispecchiano l'essenza delle cose, e non sono oggetto di una convenzione, non sono simboli.
- C'è un unico significato vero delle parole. Se le parole hanno una propria essenza, è attribuito un unico vero significato, le parole più astratte come la parola "diritto", che può avere diversi significati, non possiamo sapere chi ha ragione e chi ha torto.
L'essenza è qualcosa che va oltre e che, se dobbiamo utilizzarlo nell'ambito del linguaggio, e quindi nelle parole, non potremmo dare più di un significato alle parole, sarebbe difficile individuare l'unico vero significato. [Nell'interpretazione si pone il problema di significati.]
Jhon Locke diceva che chi parla di essenza o sostanza deve poi ricorrere a delle immagini complicate per farci capire cosa sta pensando. (Elefante?)
L'essenza possiamo, quindi, considerarla come un insieme di situazioni e caratteristiche in presenza delle quali si ritiene (ci si accorda) possa contenere un determinato significato.
Concezione convenzionalistica del linguaggio
- Ci porta a guardare il linguaggio come un'istituzione culturale. Cultura come tutto ciò che è prodotto dell'uomo (contrapposizione natura vs cultura). Ad un qualcosa che si costruisce e che non è dato dalla natura.
- Il linguaggio è costituito da un insieme di segni che, attraverso complicati processi, sono stati posti in altrettanto complesse relazioni tra loro e con elementi di esperienza non linguistica, per rispondere a bisogni degli utenti, dove le relazioni non sono casuali, ma conformi a regole.
- Linguaggio = struttura regolativa ---> come studio delle regole del linguaggio.
Il triangolo semiotico
(nella prospettiva essenzialistica)
Segno - significante
Significato Referente
Il referente semantico esiste per una categoria di termini "concreti" (es: tavolo, sedia) ma manca in altre categorie di termini più "astratti" (es: libertà, autonomia).
(nella prospettiva convenzionalistica)
Segno - significato
Significato Referente
Con l'inserimento del soggetto interprete si risolve anche il significato di quelle categorie di termini "astratti", a cui viene dato un significato comune per tutti. Il triangolo semiotico:
- Consente di evidenziare la stretta interconnessione tra gli elementi del fenomeno segnico di tipo linguistico, cioè tra segni, significati, referenti e interpreti o utenti.
- Consente, inoltre, di visualizzare TRE livelli di analisi del linguaggio, corrispondenti a TRE livelli di regole che del linguaggio determinano formazione e uso.
1) Livello sintattico (delle regole sintattiche), comprensivo di tutte le regole che riguardano la formazione dei segni stessi, sono quelle regole che incominciamo a studiare da per esempio quelle regole di grammatica, quelle della punteggiatura. Regole relative alla combinazione di segni tra loro.
2) Livello semantico (delle regole semantiche), riguarda il rapporto dei segni con le cose significate.
3) Livello pragmatico (delle regole pragmatiche), regole che determinano le relazioni tipiche...
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