Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

 L’Unione Europea: Una costituzione europea, che quindi riunifichi in sé le diverse nazioni,

sarebbe pensabile solo davanti alla presenza di un “nemico comune” in quanto altrimenti sarebbe

difficile riunire le diverse etnie e farle rinunziare alle loro quote di sovranità in favore di un

apparato centrale. Il presupposto indispensabile per la legittimità dell’Unione europea è la tutela

dei diritti fondamentali, che rappresentano anche la giustificazione della forma politica europea e

il cui fine non sarà più, quindi, il potere. I diritti fondamentali accomunano, sono limiti del potere

e contemporaneamente assicurano universalismo e uguaglianza.

 La “teologia dell’identità”: Tra un popolo ed il suo Stato c’è una “teologia dell’identità”, che

diviene il nucleo di un immaginario io collettivo. Quando ci si rende conto che in Europa manca

questa identità, ciò si giustifica dicendo che i tempi non sono maturi o che l’unica forma possibile

di unificazione è quella economica, quella delle cosiddette passioni fredde degli interessi.

 Il Giudice: E’ colui che ha il potere di governare il linguaggio e, ciò che dice, si presenta come la

forma più esclusiva di potere-sapere; Blanchot, infatti, afferma che il diritto distribuisce in modo

disuguale il potere delle parole. La validità della parola del giudice consiste nell’essere l’ultima

parola, il sistema giudiziario moderno si vede chiamato a decidere su tutto con poteri spesso

discrezionali e poco controllabili; gli aspetti principali di questa situazione sono sintetizzabili in:

carattere onnivoro della giurisdizione, inflazione delle liti, ridondanza della cultura dei rimedi,

carattere monopolistico della giurisdizione, rapporto confuso fra Stato, sfera pubblica e

giurisdizione. Il fondamento giuridico di uno Stato democratico basato sul primato della legge è la

legalità, un complesso di regole dell’azione e di valori, che garantisce che i diritti solo enunciati

siano fatti valere concretamente di fronte ad un giudice.

 I conflitti: Un problema fondamentale della giustizia è che di fronte ad un problema ci si

concentra sulla ricerca dei rimedi, invece che ricercare le cause che lo hanno creato. La litigiosità

da cui muovono i conflitti deriva da uno sconfinato e malinconico desiderio di potere degli

uomini, e questo desiderio non sopporta la concorrenza; gli uomini configgono fra loro per

competizione, diffidenza e gloria, e per ridurre l’insorgere di tali passioni si costruiscono regole e

giudici che siano più lontano possibile dai configgenti e dai loro desideri. L’euristica (= lo studio)

della paura porta, infatti, alla scoperta di tracce che giustificano regole e convenzioni sulla base di

paura e necessità, non sul benessere. Simmel osserva che, paradossalmente, in un conflitto quello

che separa i 2 litiganti è anche ciò che li accomuna, essi infatti condividono la lite e tutto ciò che vi

appartiene; il conflitto diverrà un sistema sociale a 3 quando arriva un terzo che, o dirige il

conflitto stesso, o decide di porsi come nemico o alleato.

 Conflitto e dissidio: La differenza fra conflitto e dissidio consiste nel fatto che il dissidio non ha

terreno comune, divide soltanto, le 2 parti possono coesistere solo a patto di schivarsi ed ignorarsi,

in quanto sono incompatibili. Ogni resistenza o rivolta deve trasformarsi in tolleranza, o in

contratto, o in sottomissione, per evitare l’incompatibilità tipica del dissidio, ed è a questo fine che

si è resa irrilevante l’inosservanza del diritto, per imporre dall’alto un’appartenenza comune.

 Paranoia: Simmel parla di una “complicità rivale” fra i 2 confliggenti, infatti fra loro si crea una

sorta di dipendenza doppia e reciproca, c’è una definizione dello spazio d’azione grazie alla

rivalità “fissata”, fra loro c’è paranoia (= fissazione), poiché si vive in funzione dell’altro,

abbandonando ogni strategia. Schmitt spiega che ognuno pone l’altro al di fuori del diritto in nome

del diritto, ed ognuno nega all’altro il diritto di resistenza in nome dello stesso diritto di resistenza

(processo definito dall’antropologia dell’invidia). Essi possono vincere o perdere, ma per ognuna

delle 2 opzioni hanno bisogno dell’altro (è questa la loro dipendenza reciproca). 3

 Liti e cultura: Non si litiga per natura, ma per cultura, vi sono infatti fattori strumentali che

portano alla lite. Eckhoff ipotizza che in culture religiose a carattere conciliativo, come il

confucianesimo, si credesse in un disvalore del litigio, che viene ritenuto quasi un peccato e che le

norme vanno interiorizzate, quindi, “ad andare dal giudice si perde la faccia”.

 Il divieto del non liquet: Nella legalità moderna sul giudice vige il divieto del non liquet, ovvero

l’obbligo di prendere in ogni caso una decisione sui conflitti per evitare che l’infinità delle liti

ricada sul sistema sociale; il giudice ha, quindi, il compito di prendere decisioni sulla base di

decisioni. Oggi il sistema giudiziario non è più in grado di decidere su ogni conflitto, c’è quindi

bisogno di nuove soluzioni; paradossalmente al giudice si chiede di non svolgere il suo ruolo, ma

di conciliare, mediare, di pacificare senza decidere, quando lui dovrebbe fare l’opposto.

 Il “terzo”: Per risolvere le liti si deve trovare un “terzo” che sia estraneo ai 2 confliggenti. Il

giudice è colui che si pone al di sopra delle parti confliggenti e decide quale delle 2 parti abbia

diritto alla ragione; il conciliatore deve, invece, pacificarle le 2 parti, conciliarle; l’arbitro è una

parte imparziale nominata dai 2 confliggenti per scelta comune, per questo esso è equidistante dai

2 e non si basa solo sulle norme statuali per la sua decisione. Il mediatore è nel mezzo tra 2

estremi, mira a riattivare la comunicazione fra le 2 parti confondendosi con esse, e non (come il

giudice) estraniandovisi, egli perde la sua neutralità.

 Il carcere: Il carcere diventa luogo di destinazione dei criminali, conseguenza di una procedura di

“archiviazione” ipocrita del problema. Ogni crimine dipende dalla sua sentenza e viceversa, il

carcere diviene il luogo di separazione che ogni sistema deve costruire per potersi auto-osservare e

regolare. Mentre il nemico è colui che è posto al di fuori di alcuni confini (+ o meno immaginari)

giustificati da una qualche necessità imposta, il criminale è il “nemico interno”, colui che

trasgredisce le regole interne, che si colloca sulla linea di confine fra un dentro e un fuori. Hegel

afferma che il massimo grado di riconoscimento di un ordinamento giuridico è la sua

trasgressione, perché il criminale, in quanto tale, si nasconde.

 I rimedi: Ogni sistema sociale di fronte alle alterazioni del suo equilibrio deve attuare dei rimedi

che le neutralizzino; vi sono 3 modelli di questa “logica immunitaria”: 1) il sacrificio, che si

presenta come paradosso in quanto uccide qualcuno per evitare gli omicidi; 2) la faida, il duello e

la guerra, in cui vi è violenza simmetrica che affida la giustizia all’esito del combattimento; 3) la

violenza amministrata monopolisticamente da un apparato giudiziario burocratico, in cui la

colpevolezza è definita dalla legge, e la violenza è amministrata da un giudice che ne evita la

propagazione. Per ridare efficacia alla pena bisognerebbe punire meno ma punire meglio e, mentre

i codici moderni tendono a separare l’essere dal comportarsi, la pena tende a punire qualcuno

perché è piuttosto che per aver fatto qualcosa.

 Dal privato al pubblico: Lo Stato di diritto, rispetto all’idea dell’inquisizione basata sulla

segretezza del processo e sulla pubblicità della pena, ha ribaltato i ruoli; il processo diventa,

infatti, un luogo pubblico di confronto dialettico in cui il giudice ha l’ultima parola e la pena è

allontanata dagli sguardi pubblici. Come afferma Canetti, il pubblico è allo stesso tempo garante

della legittimità della condanna e destinatario del messaggio punitivo, è carnefice e vittima.

Attualmente per ridurre la violenza si sono istituiti il processo giudiziario e la legalità del carcere,

che saranno validi solo finché non nasconderanno una violenza arbitraria.

 Il Pentito: Con la comparsa della figura del pentito, il male è diventato decifrabile, si è aperto uno

sguardo sulla sua normalità e sui motivi che portano ad esso; ciò significa revocare qualsiasi

separazione dal male, interiorizzare il problema, aiuta a capirne i processi e quindi a trovare i modi

per ridurlo, la giustizia, che è diversa dal diritto, non può porsi a distanza di sicurezza dal mondo 4


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

6

PESO

47.09 KB

AUTORE

Sara F

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Filosofia del diritto in riferimento al diritto fraterno. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: il compito infinito, il riconoscimento, cristalli di massa, l’amicizia, ,la comunità politica, stupore e delusione, l’amico dell’umanità.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Resta Eligio.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Filosofia del diritto

Riassunto esame Filosofia del Diritto, prof. Resta, libro consigliato Dottrina dello Stato, Passerin d'Entreves
Appunto
Filosofia del diritto - diritto e ragione
Appunto
Riassunto esame filosofia del diritto, prof. D'Avack, libro consigliato Il progetto di filiazione nell'era tecnologica, D'Avack
Appunto
Riassunto esame filosofia del diritto, prof. D'Avack, libro consigliato Costituzione e rivoluzione, D'Avack
Appunto