FILOSOFIA DEL DIRITTO
Con riguardo allo studio della norma giuridica ci si possono porre tre problemi
distinti, o meglio, tre domande fondamentali tipiche della tradizione
occidentale:
a) Norma giusta / ingiusta = questa è una domanda razionale da porsi e
quindi è sempre possibile dare una risposta.
b) Norma efficace / inefficace = per efficacia di una norma si intende
quando essa è in grado di modificare effettivamente il comportamento
dei suoi destinatari, cioè i consociati. MA i destinatari di una norma
possono anche essere intesi in un altro modo, come gli interpreti di
quella stessa norma, quindi anche i giudici sono destinatari della norma.
Per rispondere a questa domanda occorre una ricerca sociologica (la
norma condiziona i consociati? obbediscono?).
c) Norma valida / invalida = solitamente si attua l’equazione validità uguale
esistenza, cioè se una norma è valida allora esiste.
Per rispondere a questa terza domanda basta chiedersi se quella norma è
stata prima di tutto posta in essere e poi se è stata o meno abrogata.
a), b) e c) sono concetti indipendenti perché:
- possiamo avere norme valide e ingiuste (come quelle razziali)
- possiamo avere norme invalide ma giuste (come “non fare agli altri ciò che
non vorresti fosse fatto a te”)
- possiamo avere norme valide ma inefficaci (come quelle sul consumo di
alcool, proibizionismo praticato in passato in America, che si rivelarono inutili
perché non condizionavano il comportamento dei destinatari)
- possiamo avere norme invalide ma efficaci (come ad esempio le norme di
galateo, quando uno si presenta al funerale vestito di nero)
TOMMASO D’AQUINO affermava che le leggi imposte vanno rispettate, cioè
anche se si reputano ingiuste, si deve accettare la pena della loro eventuale
violazione (Tommaso in questo modo si opponeva allo scandalo della turbativa
data dalla violazione delle leggi).
Nonostante ciò, egli si chiese se una legge ingiusta possa essere considerata
effettivamente una legge. Secondo Tommaso d’Aquino la caratteristica di
essere ingiusta modifica a tal punto quella stessa legge da poterla definire
come tale, essa infatti non sarebbe una legge ma una corruzione di un legge. In
questo modo l’autore ha reso la categoria della “giustizia” molto forte e
potente, fino a che su di essa collassa la “validità”, che viene assorbita.
quindi la legge ingiusta non esiste (cioè non è valida) in quanto tale
THOMAS HOBBES (Inghilterra del 1600), era un pensatore che aveva idee un
po’ strane sulle origini dello Stato: prima di esso egli sosteneva che ci fosse
uno stato di natura (la guerra di tutti contro tutti), uno stato informe e dove si è
ossessionati dalla morte, uno stato ingiusto dove non esiste il criterio di
giustizia (uno stato sommariamente ingiusto). Si uscirebbe da tale situazione
tramite un contratto sociale: ogni consociato rinuncia ai propri diritti e li
trasmette ad un sovrano, ma tutti i consociati devono fare tale operazione e
solo in questo modo il sovrano potrà governare con la qualifica di sovrano
assoluto (perché possiede l’insieme dei diritti di ogni individuo più i suoi).
Hobbes afferma che se lo stato di natura è ingiusto, il solo modo per
abbandonarlo è
procedere in una maniera giusta e cioè qualsiasi cosa il sovrano comanda
non sarà solo
norma valida, ma anche giusta (anche se il sovrano tortura i suoi sudditi!),
in questo modo
il valore della giustizia diviene irrilevante se una norma è valida (la validità
sovrasta la
giustizia).
Una rilevante scuola di studiosi del ‘900 in Scandinavia distingueva il “Law in
books” ed il “Law in action” (diritto nei libri e diritto in azione): il primo è quello
scritto; il secondo è quello effettivamente applicato dalle corti (tribunali).
Questa distinzione si fondava sul fatto che se una norma esisteva ma non
veniva mai applicata, allora non poteva essere degna di un nostro interesse.
Questi studiosi del ‘900 affermavano che se una norma non veniva applicata
nelle corti di giustizia allora essa non doveva avere un peso a livello sociale.
se una norma è efficace ,cioè condiziona le sentenze dei tribunali, allora era
considerata
esistente, quindi se una norma non è efficace non è nemmeno valida
(l’efficacia supera la
validità).
Attenzione però, in merito a quanto detto sopra, sorge un problema importante
all’interno della contrapposizione tra teoria della norma giuridica e alla teoria
dell’ordinamento giuridico (inteso come insieme di norme): se una norma può
essere valida senza essere efficace, può un ordinamento essere valido senza
essere efficace? Teoricamente si (se nessuna norma è efficace!), ma
(controintuitivamente) se prendo un intero ordinamento, che non è efficace,
esso non sarà nemmeno valido, quindi quella regola che vale per la parte (la
singola norma) non vale per il tutto (cioè l’ordinamento), questo secondo il
principio di efficacia.
Abbiamo così autori che mettono al centro di tutto la giustizia, vincolandola
all’idea del diritto naturale (GIUSNATURALISMO).
Abbiamo autori che mettono al centro di tutto la validità, vincolandola all’idea
di diritto positivo (POSITIVISMO GIURIDICO, un fenomeno moderno che si è
avuto a partire dal ‘500-‘600, primo tra tutti fu Hobbes).
Abbiamo autori che mettono al centro di tutto l’efficacia, andando a studiare
ciò che nell’effettivo fanno le corti (i giudici), è un atteggiamento
anticonformista (iconoclastico) ma contemporaneo, cioè del ‘900, ed esso è
detto REALISMO GIURIDICO.
Domande sulla norma:
• giustizia
• validità (equivalente tecnico di esistenza nel e per l’ord.)
• efficacia (capacità di modificare il comp. dei destinatari)(o, i destinatari
sono i giudici, che devono applicarla)
i tre criteri godono di una relativa autonomia. Un delle tre diventano così
importanti che le altre due diventano funzionali a quella, o rimangono in
ombra; una “cannibalizza” le altre.
Tommaso d’Aquino
Se la legge sia ingiusta sia o non sia veramente legge. E’ una caratteristica che
ne modifica la natura (di legge)? Lex iniusta non est lex sed legis corruptio->se
una norma nn è giusta non esiste come norma->la validità è in funzione della
giustizia. Riduce la validità alla giustizia.
Thomas Hobbes
Prima dello stato di diritto c’era lo stato di natura, guerra di tutti contro tutti,
paura della morte->contrattualismo->contratto fra di ciascun suddito che cede
tutti i diritti al sovrano assoluto se tutti gli altri fanno lo stesso (il contratto non
è fra suddito e sovrano)
Nello stato di natura non c’è differenza fra giusto e ingiusto, quindi
radicalmente ingiusto. Quindi, è per definizione giusto qualsiasi cosa se ne
allontani. Qualsiasi cosa deciderà il sovrano, che è per definizine norma valida,
sarà anche, quindi, giusta. Riduce la giustizia alla validità.
Realismo giuridico
Due varianti, americana e scandinava; cè una law in action (diritto vivente) e
law in booksu(n diritto solo a parole, cartaceo); il primo è solo quello che
agisce, che viene attuato dai giudici. I realisti scandinavi interpretano come
destinatari della norma i giudici, conta cioè l’efficacia. Se è efficace, esiste e
cioè è valida.
Il giusrealismo sarebbe quindi una terza scuola rispetto a giusnaturalismo e
giuspositivismo.
Ord. è un insieme di norme, ciascuna delle quali può essere anche non efficacie
rimanendo una norma valida, am l’ord. deve essere efficacie per essere valido.
La grande opposizione nel pensiero giuridico-filosofico è tra GIUSNATURALISMO
E POSITIVISMO GIURIDICO.
Questa è una distinzione asimmetrica: per i giusnaturalisti ci sono due tipi di
diritto, diritto positivo e diritto naturale (il più nobile e rilevante), dove il primo
si deve adattare (adeguare) al secondo; per i giuspositivisti c’è solo il diritto
positivo (non c’è alcun diritto naturale).
GIUSNATURALISMO
Ne esistono di diversi tipi (Guido Fossò):
• GIUSNATURALISMO VOLONTARIO = ha origini di carattere teologico,
perché il diritto naturale è espressione della volontà divina. Nasce nel
Medioevo quando la gente si chiedesse perché nella Bibbia Dio comanda,
in alcuni casi, in modo immorale. Si è giunti all’idea che ciò che comanda
Dio è sempre giusto, il comando divino porta con sé il concetto stesso di
giustizia.
Dante (così come Hockmann) era un giusnaturalista volontaristico (ad
esempio quando arriva nel cielo di Giove, nel canto del Paradiso, Dante fa
una domanda ad un’aquila: perché se uno che nasce in un altro paese e
non è stato battezzato non può andare in Paradiso? L’aquila gli risponde
che questa è la prima volontà di Dio è che, come tale, è giusta).
• GIUSNATURALISMO NATURALISTICO = si basa sull’idea che il diritto
naturale sia espressione della nostra biologia, cioè il diritto naturale è ciò
che la natura ha insegnato a tutti gli animali.
Questo giusnaturalismo fu sostenuto da autori medievali come Spinoza,
ma, tuttora, ha un ruolo poco incisivo nella filosofia.
• GIUSNATURALISMO RAZIONALISTICO = il diritto naturale è la ragione.
L’autore medievale che si fa portatore di tale ideologia fu Tommaso
d’Aquino. Secondo lui il diritto naturale è di tipo razionalisitico e questo è
il pensiero che passò in rassegna ai moderni, infatti per questa tipologia
di giusnaturalismo è rilevante il passaggio dalla visione antico-medievale
a quella moderna. Questo perché nell’antichità si parlava di diritto
naturale come diritto oggettivo (ius agendi), mentre il giusnaturalismo
moderno conosce i natural rights (diritto naturale alla vita, alla libertà,
ecc…), i diritti soggettivi individuali.
Il giusnaturalismo contemporaneo è di tipo razionalistico.
Le tre distinzioni sopra possono essere viste in modo tricotomico (out/out), ma
in verità rispecchiano più una distinzione per gradum più che per saltum
(questo perché le distinzioni veramente pure sono poche).
Quello definito come il più grande avvocato di tutti i tempi, Cicerone, nella sua
definizione di vera lex (De Republica) inserisce molte correnti filosofiche e tutti
e tre le tipologie di giusnaturalismo, come tre elementi non contraddetti che si
fondano assieme.
Ma i filosofi più importanti sono definiti quelli che non mischiano le cose
(Cicerone infatti in qualità di oratore e divulgatore non rispetta questo
concetto).
Lo stesso accade nella tragedia di Sofocle, in uno dei passi su Antinocle. Nel
commento al 1° editto emanato da Creonte: egli vieta il seppellimento di
Polinice (suo fratello morto durante lo scontro con lo stesso Creonte per la
conquista del trono), ma Antinocle decide comunque di sepperlirlo. Ella nel suo
discorso, per difendersi dalle accuse di violazione della legge di Creonte parla
di un diritto naturale come composto di norme non scritte ed immutabili che si
oppongono al diritto positivo di Creonte. In parte Antinocle regge la sua fiducia
sul diritto naturale in modo razionalistico (non trova ragione di fronte agli
uomini l’editto emanato da Creonte, è solo fatto per ragioni di odio e vendetta),
in modo gius-volontaristico (il re Creonte vieta il seppellimento, ma d’altra
parte gli dei impongono che ai morti venga data degna sepoltura) e in modo
naturalistico (è nella natura stessa dell’uomo, una sorta di obbligo di
seppellimento dei propri cari defunti).
Giusnaturalismo-giuspositivismo: definizione asimmetrica, il GN considera
anche il GP, ma questo non lo considera. Definizione by norberto bobbio
Guido fassò, storico del diritto italiano, non propone una tricotomie, cioè una
separazione netta. Esempio, Cicerone, è eclettico, prende da tutto.
Ratio vs voluntas
Giusnaturalismo volontaristico
Il diritto naturale come volontà teologica di Dio, e nasce dalla considerazione
che gli atti immorali compiuti nella bibbia sono giusti perché comandati da Dio
(come giosuè); es Dante; XIX canto, paradiso, dio indicato come prima volontà,
ed ogni cosa è giusta in quanto alla sua volontà si consona. [lo stesso
volontarismo sarà ripreso da hobes riferito al sovrano assoluto]
Monaco graziano, è diritto ciò che concerne la concerne la legge e la bibbia
(torah=legge)
Guglielmo da ockham
Giusnaturalismo razionalista
Altra corrente medioevale, diritto naturale come razionalità; san tommaso
d’aquino. Unico punto dove Dante non è tomista. E’ quello che ha avuto più
successo, quello che è passato aalla modernità, al ‘500 ‘600.
Esistono natural law e natural right. Law antico, right moderno, perché il diritto
antico era norma? agendi, quello moderno facultas agendi.
Il giusnaturalismo razionalista può esser einterpretato in senso religioso
(medioevale), ma anche come diritto che nasce dalla cosicenza dll’uomo o
dalla razionalità delle cose.
Tommaso d’aquino dice:
- Lex eterna: ragione di Dio come sovrano dell’universo
- Lex naturalis: una porzione della lex eterna che una creatura razionale
riesce a vedere e comprendere
- Lex humana: si estrae dalla legge naturale.Come si ottiene?
1. Per modum in conclusionis: da una legge naturale si estrae con la
razionalità un’altra legge (deduzione e via dicendo)
2. Per modum determinationis: si determina una legge naturale
applicandola
- Lex divina: data direttamente all’uomo da Dio. Questa però è
decisamente volontaristica, come s ene libera? La pone in alto, sublime,
ma staccata dalle altre tre che funzionano da sole, la isola, ponendola
sopra le altre; per la legge umana non ce n’è bisogno.
Giusnaturalismo naturalista
Si basa sull’idea che la antura biologica dell’uomo sia sufficiente per al
deduzione di regole di diritto naturale. Implicite nella fisiologia e corporeità
dell’uomo.
- Nel Gorgia di Platone, callicle afferma che le leggi sono state create per
proteggere i deboli)
- Spinoza, per legge naturale il pesce più grande mangia quello più
piccolo)
Non ha creato correnti, è teoriccamente debole
Cicerone:
- E’ infatti la vera legge retta ragione congruente alla natura
->razionalismo
- La legge è la stessa, eterna per ogni luogo
- Chi non la rispett fuggirà da se stesso->giusnaturalismo naturalistico
- Imperator, Dio->volontarismo
[La vera legge è senza dubbio la retta ragione, in perfetto accordo con la
natura, diffusa in tutti, invariabile, eterna, che induce a decretare il
dovere, che distoglie dall’inganno con il vietare, che tuttavia né ordina né
vieta invano ai cittadini onesti, né favorisce i disonesti con il comando o
con il divieto. A questa legge non è possibile porre delle modifiche, né è
lecito togliere da essa qualche disposizione, né è possibile abrogarla
completamente, né in verità possiamo essere esonerati da questa legge
né attraverso il senato né attraverso il popolo, né si deve interrogare
l’espositore e interprete Sestio Elio. Non ci sarà una legge a Roma, una
ad Atene, una adesso, una dopo, ma una sola legge eterna e immutabile
governerà tutti i popoli in ogni tempo, solo uno sarà comune, si direbbe
quasi, guida e signore di tutti, Dio: colui che ha ideato, sostenuto,
proposto questa legge: e chi non gli obbedirà fuggirà se stesso
disprezzando la natura degli uomini, proprio per questo patirà le massime
pene, anche se sarà fuggito a quegli altri che sono ritenuti supplizi.]
Testi consigliati:
Antigone di Sofocle (leggi agràfta)
PLATONE
Platone è un allievo di Socrate. E’ di stirpe nobilissima (discende dal Dio del
mare Poseidone e dall’altro lato dall’ultimo re di Atene, un re molto saggio, la
sua morte avviene durante una guerra con Sparta: un oracolo aveva
profetizzato che l’esito della guerra sarebbe stato o il re ateniese vivo o la
vittoria degli spartani, così gli spartani evitavano di alzare le spade sul re; ma il
re stesso in vesti da contadino uccide un soldato e viene così a sua volta
ucciso, si conclude che gli ateniesi vincono la battaglia perché si avvera la
profezia).
Platone NON ha scritto dei libri di filosofia, ma dei dialoghi. Nei primi dialoghi
compare sempre Socrate come protagonista, ma non c’è la sua biografia e poi
negli ultimi anni nelle opere di Platone, Socrate addirittura scompare.
Platone visse nel 4° secolo
La sua opera principale è “La Repubblica”
Nei dialoghi della maturità, composti da 10 libri, troviamo “La
Repubblica”(questo è un errore nella traduzione del titolo originale che
sarebbe Politeia che significa Costituzione).
Socrate scende al Pireo (porto) per pregare la dea Artemide e dopo, quando si
sta incamminando di ritorno verso Atene, i suoi amici lo trattengono
chiedendogli di venire con loro a cena e alla festa dedicata alla dea. Così
Socrate si ferma a cena da Cefalo e apre un dialogo sulla GIUSTIZIA (indagine
sulla giustizia è l’argomento fondamentale della Repubblica). Socrate parla con
Trasimaco che sbotta immediatamente e dice che la giustizia non è altro che
l’utile del più forte e infatti chi è al governo è colui che è più forte e
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.