Estratto del documento

KANT ................................................................................................................................................... 2

ROMANTICISMO ................................................................................................................................. 5

DAL KANTISMO ALL’IDEALISMO ......................................................................................................... 7

HEGEL ................................................................................................................................................. 8

SCHOPENHAUER ............................................................................................................................... 15

KIERKEGAARD ................................................................................................................................... 18

HEGELISMO ...................................................................................................................................... 20

FEUERBACH ...................................................................................................................................... 21

MARX ................................................................................................................................................ 23

POSITIVISMO .................................................................................................................................... 30

COMTE .............................................................................................................................................. 31

NIETZSCHE ........................................................................................................................................ 33

NEOPOSITIVISMO ............................................................................................................................. 42

POPPER ............................................................................................................................................. 43

1

KANT

CRITICISMO

Criticare significa valutare le condizioni e i limiti di possibilità di determinate esperienze umane Per questo la

filosofia kantiana viene chiamata filosofia del limite.

OPERE

- Critica della ragion pura (1781): tema gnoseologico – Che cosa posso pensare (conoscere)?

- Critica della ragion pratica (1788): tema etico – Che cosa devo fare?

- Critica del giudizio (1790): tema etico/teleologico – In che cosa posso sperare?

CRITICA DELLA RAGION PRATICA

La ragione umana non è solo teorica, ossia capace di conoscere, ma è anche pratica, ossia capace di

determinare la volontà e di dirigere l’azione. Il problema della ragion pratica è diverso da quello della ragion

pura. Nella ragion pura, Kant critica le pretese della ragione teoretica di andare oltre l’esperienza (di

avventurarsi nel mondo del noumeno). Invece, nella ragion pratica, Kant critica le pretese opposte di restare

legata all’esperienza e di far dipendere il comportamento da principi esterni. Questi principi sono la religione,

il filosofare, l’educazione, le ideologie, il governo e fanno parte delle morali eteronome (imperativo

ipotetico). Quindi attua una rivoluzione copernicana morale e sposta l’attenzione dall’oggetto al soggetto,

facendo dipendere la morale solo dalla ragione umana: si parla di morale autonoma.

La morale non è priva di limiti. Ma l’uomo non può raggiungere la santità morale, perché non è solo ragione,

ma è anche corporeità, animalità (natura sensibile). La santità comporta la perfetta adeguazione della

volontà alla legge morale (razionale). Kant critica il fanatismo morale, cioè la presunzione di essere sempre

nel giusto e di identificarsi come un essere infinito (Dio). Quindi, ha una visione bidimensionale dell’uomo,

perché non è né angelo né bestia (Pascal) e quindi la legge morale assume la forma del dovere.

MORALE ASSOLUTA

Il punto di partenza è il convincimento dell’esistenza di una legge morale assoluta. Non dimostra, ma spiega

le condizioni di possibilità dell’esistenza della legge morale assoluta (o incondizionata):

- Uomo sia libero: se l’uomo fosse angelo non si parlerebbe di morale perché essa è legge di natura, (cioè

razionale), ma se l’uomo fosse animale non esisterebbe una legge morale negli animali.

- Universale: gli uomini sono dotati di una ragione partica comune a tutti.

- Necessaria.

LEGGE MORALE COME IMPERATIVO CATEGORICO

Kant chiama i principi partici le regole generali che dirigono la nostra azione e si dividono in:

- Massime: sono soggettive e valgono per coloro che se lo propongono. “Fa il furbo” o “Vendicati da chi ti

ha fatto un torto”;

- Imperativi: sono oggettivi e valgono per tutti. Possono essere:

- Ipotetici: se vuoi, devi (condizionati). “Se vuoi essere promosso, devi studiare”;

- Categorici: devi perché devi (incondizionati). “Devi dire la verità”.

Le leggi morali sono solo gli imperativi categorici, perché comandano la volontà senza un “se”. Sono

universali e necessarie, ma non come lo sono le leggi naturali. In tedesco ci sono due termini:

- Mussen: indica la legge di natura (non si può non avverare);

- Sollene: indica la legge morale (si ammette la trasgressione).

2

CARATTERISTICHE

- Categoricità: Devi perché devi, senza se.

- Formalità: Non dipende dal contenuto (soggetto a cambiamenti) ma dalla forma, ossia dal come si fa una

determinata cosa (non dal cosa si fa). Per esempio, la carità si può fare per volontà, per farsi vedere o per

la religione, ma questo non si capisce dall’esterno. La forma è razionalità: se non facciamo delle cose è

solo perché è la ragione a dircelo (si tratta di legge morale).

- Disinteresse: La legge morale non ha come fine l’interesse della persona.

- Rigorismo: Kant esclude i sentimenti, perché sono troppo fragili (compassione, Hume), ma ammette il

ripetto, che nasce di fronte ad una persona che incarna la legge morale.

- Autonomia: Riassume tutte le caratteristiche. È senso di liberta, intesa non solo come indipendenza dalle

regole (dalla legge naturale dei fenomeni, o dai contenuti), ma anche come capacità di darsi delle regole

(auto-determinarsi). Questo aspetto è quello che Kant chiama autonomia (≠ da eteronomia).

La morale di Kant è diversa dal razionalismo (da Cartesio che ancorava la morale alla metafisica) e

dall’empirismo (morale basata sui sentimenti).

FORMULE

- Universalità: “agisci in modo che la massima della tua volontà/azione possa valere come legge universale”.

È un test per vedere se un’azione è morale o no: chiedere un prestito sapendo di non poterlo restituire

(voglio un mondo così?), il suicidio per una vita sofferente (è legittimo o no?), sviluppare talenti, fare

carità/altruismo.

- Rispetto: “agisci in modo da trattare l’umanità, in te stesso e negli altri, sempre anche come fine e non

solo come mezzo”. Il fine indica che la persona è scopo a se stessa. (molto usato in bioetica).

- Agira in modo tale che: “la volontà possa considerare se stessa come universalmente legislatrice”

(ribadisce la prima). Kant parla di un regno dei fini abitato da persona che seguono la legge morale, dove

ognuno è suddito e legislatore.

FONDAMENTO

Il fondamento della legge morale è la libertà. La libertà è un noumeno (qualcosa che possiamo pensare ma

non conoscere), ma noi veniamo a conoscenza della libertà, perché siamo a conoscenza del nostro dovere.

Per esempio, un tiranno ti comanda di dire il falso contro un innocente, quindi lo fai, ma poi provi rimorso.

Questo significa che dovevi dire il vero, ma se dovevi, potevi: “devi, dunque puoi”.

TEORIA DEI POSTULATI

I postulati sono presupposti di un punto di vista pratico, che dobbiamo ammettere per ammettere la legge

morale. Non si possono dimostrare (no conoscenza).

- Libertà (devi, dunque puoi);

- Esistenza di Dio: parte dal fatto che la virtù è un bene, ma non è il sommo bene, che è dato dalla

virtù+felicità: quindi una persona giusta dovrebbe essere felice. Ma se non è così è un assurdo, perché la

legge morale implica una sottomissione e essere degni di felicità (essere viruosi) e non esserlo è una

contraddizione o antinomia. Kant postula un Dio, il quale in un’altra vita dà felicità alla persona giusta;

- Immortalità dell’anima: la santità mentale è un qualcosa a cui tendere in un processo all’infinito. Quindi

l’anima umana deve essere un continuo avvicinarsi alla santità.

PRIMATO DELLA RAGION PRATICA

Il primato della ragion pratica consiste nella prevalenza dell’interesse pratico (ogni uomo deve agire) su

quello teorico (conoscere). Per vie pratiche abbiamo accesso al noumeno (libertà, Dio e anima), che non

possiamo conoscere (via teorica).

Kant rovescia il modo tradizionale di intendere il rapporto tra morale e religione, secondo cui la religione

veniva prima e determinava la morale. Ma se la religione venisse prima non si potrebbe parlare di morale,

perché esisterebbe un Dio e non saremo più liberi. Quindi con Kant, sarà la morale a fondare la religione

(attraverso i postulati). L’uomo di Kant agisce solo per puro dovere (anche un ateo), ma ha in più una

ragionevole speranza nell’esistenza di Dio. 3

CRITICA DEL GIUDIZIO

Nasce dall’esigenza di trovare un punto d’incontro tre le altre due critiche: tra il mondo della natura (dettato

dalla necessità) e il mondo della morale (dove l’uomo vive nella condizione dell’esistenza della libertà).

Questo punto di incontro è dato dalla necessità di recuperare il senso del mondo e quindi di reintrodurre una

causa finale. Questo incontro è compito da una terza facoltà dell’uomo, il sentimento, che è una facoltà che

emette dei giudizi riflettenti: riflettono su una natura conosciuta dai giudizi teorici e la mettono in relazione

con la nostra esigenza di senso e di finalità. Non sono giudizi conoscitivi, ma esprimono l’esigenza del

soggetto. Possono essere estetici (rapporto uomo natura) o teleologici (si occupano del fine).

GIUDIZIO ESTETICO

L’estetica è una dottrina riguardante la bellezza. Kant attua una rivoluzione copernicana in campo estetico,

perché il bello non è una proprietà degli oggetti, ma nasce nel soggetto, nella mente umana (dal sentimento

di gusto). La bellezza non esiste nella natura perché siamo noi che vediamo la natura bella.

BELLO

Caratteristiche:

- Qualità: il bello è l’oggetto di un piacere disinteressato (bello è ciò che piace senza interesse). Per esempio,

di fronte a un campo di grano non penso alla quantità del grano, ma solo alla bellezza. Nel momento della

contemplazione estetica non ci interessa il possesso.

- Quantità: il bello è l’oggetto di un piacere universale (bello è ciò che piace universalmente). Per esempio,

quando diciamo “che bello”, presupponiamo che gli altri la pensino come noi.

- Relazione: il bello rimanda a una finalità senza un fine, senza concetto, cioè che non si può spiegare

razionalmente.

- Modalità: il bello è l’oggetto di un piacere necessario.

Se non esistono manuali per spiegare la bellezza, per educare alla bellezza (apprendere il bello) bisogna

contemplare solo cose belle. Per capire l’universalità del giudizio estetico, Kant si riferisce ai giudizi estetici

puri, che riguardano la natura. La bellezza è una facoltà presente in tutti gli uomini (più o meno sviluppata).

Il bello nelle persone è un giudizio estetico empirico/sensibile, e rientra nel piacevole (intervengono i sensi).

Per il razionalismo il bello deriva dal ragionamento, per l’empirismo il bello è sensazione.

BELLEZZA DELLA NATURA E ARTE: SUBLIME

La natura è bella quando si presenta come un’opera d’arte, mentre l’opera d’arte è bella quando richiama la

spontaneità della natura. Il bello (es: conchiglia, arcobaleno, tramonto) genera dentro di noi tranquillità,

armonia, calma, perché Kant parla di un libero gioco tra intelletto e immaginazione. Il bello non è il sublime.

È analogo perché riguarda sentimenti propri dell’uomo, ma è diverso perché suscita un turbamento

ambivalente (piacere+dispiacere, attrazione+repulsione). È di due specie:

- Matematico, dato dall’immensamente grande (volta celeste, Via Lattea, cosmo);

- Dinamico, dato dall’immensamente potente (terremoto, tsunami, uragano).

Da una parte la natura sembra schiacciare l’uomo dalle forze maturali, ma dall’altra l’uomo si sente superiore,

perché è l’unico essere libero dal punto di vista morale. Quindi nell’uomo c’è un sentimento duplice di

impotenza e superiorità rispetto alla natura. Il sublime è legato al tema dell’infinito, molto caro ai romantici.

GENIO

Il bello artistico è prodotto dal genio, che è tale per:

- Capacità di creare (produrre dal nulla), come Dio;

- Creazione inconscia: non si spiega come crea (i critici spiegano meglio un’opera rispetto all’artista stesso);

- Crea la norma/regola per gli studenti e i suoi seguaci.

4

GIUDIZIO TELEOLOGICO

Se nel bello la finalità della natura viene intuita, nel giudizio teleologico la finalità della natura è mediata dalla

ragione. Consiste nell’accordare la natura con la nozione di fine. Nascevano in Kant, perché si rende conto

che il principio meccanicistico, che era alla base delle leggo fisiche di Newton, non spiegava il passaggio alla

vita organica (biologica). Nel singolo organismo vivente, tutte le parti sono subordinate ad un fine, cioè

l’autoconservazione. Ma per la natura nel suo insieme, essa sembra essere finalizzata all’uomo, perché

l’uomo possa realizzare se stesso come essere morale (Kant dice che senza l’uomo la natura sarebbe come

un deserto vuoto). Inoltre gli oggetti costruiti dall’uomo hanno come fine l’uomo (es: letto: la finalità è

dormire). E invece gli enti di natura hanno come finalità l’autoconservazione per un albero o il sostegno per

uno scheletro. Il giudizio teleologico non esclude il giudizio scientifico (per esempio un oculista non ci dice

che l’occhio è finalizzato alla vista, ma sa perfettamente come funziona l’occhio da un punto di vista

meccanico.

ROMANTICISMO

IL ROMANTICISMO COME PROBLEMA CRITICO E STORIOGRAFICO

Con il termine Romanticismo, che in origine faceva riferimento al romanzo cavalleresco, si indica il

movimento filosofico, letterario, artistico nato in Germania negli ultimi anni del secolo XVIII, che ha poi

trovato la sua massima fioritura in tutta Europa nei primi decenni dell'Ottocento, improntando di sé la

mentalità di gran parte del XIX secolo ed anche di quello successivo.

Vi sono due interpretazioni di questo stile:

- La prima definita da Hegel che vede nel romanticismo l’esaltazione del sentimento, i cui maggiori

esponenti erano i membri del circolo di Jena.

- La seconda più recente che vede il romanticismo come una situazione mentale che accomunava tutti gli

uomini e che rifletteva in campo filosofico e letterario.

È impossibile dare una definizione univoca di Rinascimento ma è possibile dare dei tratti comuni: l’esaltazione

del sentimento e l’esaltazione della ragione si riuniscono in un’unica polemica contro l’intelletto illuministico.

Dal punto di vista storiografico il problema del Romanticismo sta nel delineare gli aspetti ricorrenti nella

visione del mondo.

IL CIRCOLO DI JENA

Storicamente , il Romanticismo tedesco ha origine nella città di Jena da diversi esponenti: i fratelli Schlegel,

Novalis e Holderlin. Si strinsero anche rapporti con Fitche e con Schelling.

I TEMI TIPICI DEL ROMANTICISMO

Hegel, pur non essendo propriamente partecipe nel circolo, condivide i suoi pensieri con i romantici

soprattutto sul tema dell’infinito, tema che andava studiato in virtù della ragione dialettica.

RIFIUTO DELLA RAGIONE ILLUMINISTICA LA RICERCA DELLA REALTÀ E L’ASSOLUTO

Nasce il desiderio comune dei romantici di ripudiare la ragione illuministica ritenuta incapace di comprendere

la realtà profonda dell’uomo, di Dio e dell’universo. I romantici cercheranno quindi altre vie di accesso alla

realtà e all’infinito. Il sentimento è visto come il mezzo più vicino per rapportarsi alla vita e per penetrare

nell’essenza dell’universo, rappresenta un’ebbrezza indefinita di emozioni. Il sentimento appare come

l’infinito nella forma dell’indefinito.

IL CULTO DELL’ARTE

La definizione di infinito è parallela alla definizione di arte che, vista come sapienza del mondo, è una

disciplina in grado di completare ciò che i discorsi logici non riescono a fare. L’arte è il mezzo con il quale

possiamo possedere la concezione d’infinito e dell’origine della vita in quanto è rivelazione dell’Assoluto.

L’arte è l’estetica della creazione, in quanto paragonata all’infinità di Dio, dona al poeta la libertà sconfinata

e la spontaneità assoluta rispetto al limite dell’uomo morale.

5

LA CELEBRAZIONE DELLA FEDE RELIGIOSA

La religione è una forma di sapere immediato che supera i limiti della ragione teorizzata da Kant e dagli

Illuministi. Alcuni romantici si avvicinano alle religioni positive. Questo avvicinamento comporta una

polemica contro l’astratta divinità dell’Illuminismo e il rifiuto di identificare l’uomo con Dio

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Scienze politiche e sociali SPS/01 Filosofia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher angelatn di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia della storia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Ghia Francesco.
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