ORIGINI DELLA LINGUA SLAVA
Le origini dello slavo sono argomento di studio filologico a partire dall’ 800,
tramite il metodo della linguistica storico-comparativa, che si basava appunto
sullo studio di lingue con caratteristiche simili; questo perché lo slavo non
aveva, allora, documentazione scritta (o meglio, non era stata ancora ritrovata
alcuna fonte). Si scoprì così che nel 2000 AC l’unità linguistica indoeuropea si
frammentò in due rami:
-le lingue occidentali (dette Kentum da “Cento”)
-le lingue slave (dette Satem da “Cto”).
ETIMOLOGIA E MIGRAZIONI
L’etimologia della parola “slavo” è di origine incerta:
1) deriva da SLOVO (parola) in contrapposizione a NEMCY (“muto”, da cui
deriva nemezskij, “tedesco”, a causa del fatto che i tedeschi non parlassero lo
slavo).
2) deriva da un fiume o da elementi della religione pagana.
3) sta ad indicare la parola “gloria”, da cui popolo slavo -> popolo glorioso (tesi
ottocentesca di stampo chiaramente nazionalista)
4) l’ipotesi più accreditata è però che “slavo” derivi da “cloaca”, ovvero una
zona acquitrinosa, dove erano probabilmente stanziati inizialmente, tra i
Carpazi e l’attuale Ucraina.
In questa protopatria si parlavano due lingue: lo slavo comune (o protoslavo),
lingua orale, e lo slavo ecclesiastico (o antico slavo), scritto, subentrato con
l’alfabeto di Cirillo e Metodio (863 DC).
Tra il VI ed il VII sec. gli slavi si mossero dalla protopatria a causa delle invasioni
barbariche, spostandosi in zone paludose ed isole fluviali. Per questo,
probabilmente, essi si riferivano alla loro terra parlando di OSTRVO, cioè isola
(O = moto circolare e STRVO = da stremen, “flusso”). La migrazione prosegue
anche ad ovest, nonostante la presenza germanica, e l’influsso slavo è
presente oggi nella toponomastica tedesca: Berlino deriva da berlò,
“palizzata”, Lubecca da ljubit’, “amare”. L’avanzata degli slavi in Germania si
ferma sull’ Elba, dove essi stanziano una comunità, i polabi ( da “po elb”,
“presso l’Elba”), con una lingua autonoma che si estinse ufficialmente nell
‘800. Ricacciati indietro, gli Slavi si espandono senza ostacoli ad est e a sud
fino alla penisola balcanica, contagiando anche i greci, che sono stati
“rigrecizzati” in un secondo momento dai Bizantini. I greci, che non condividono
questa lettura, si sono sempre sentiti “Ante Murale” delle popolazioni slave,
sottintendendo con quest’espressione la rivendicazione di una identità
indipendente da quella delle popolazioni slave (allo stesso modo, ad esempio, i
Russi si sentono Ante Murale delle popolazioni delle steppe). L’ opposizione
cattolico/ortodosso non è ininfluente, ma basilare per capire la differenziazione
linguistica fondamentale dello slavo, ossia l’uso dell’alfabeto latino (nelle zone
cattoliche come la Polonia) o mantenimento del cirillico (in tutto il mondo
ortodosso).
SLAVIA CATTOLICA E SLAVIA ORTODOSSA
Nel IX secolo c’erano tre conglomerati linguistici in Europa: il Latino-Greco, il
Greco Bizantino e lo Slavo. Esso occupava l’area più vasta (si estendeva dal
Volga all’Adriatico e dal Baltico al Mar Nero), era parlato da un popolo
omogeneo etnicamente (ma non politicamente) e pagano, quindi privo di
cultura scritta – per questa ragione veniva definito “il popolo che non c’è”. Le
popolazioni pagane vennero assoggettate, nel giro di 200 anni, o ai missionari
latini o a quelli bizantini, venendo così suddivisi in slavi ortodossi e slavi
cattolici. Esse non erano riunite sotto un unico regno, ma suddivise in
principati.
CIRILLO E METODIO
Nel IX secolo il principato di Moravia (nell’attuale Rep.Ceca), dovendosi
difendere dal clero germanico cattolico, chiese (tramite il principe Rostislav) a
Costantinopoli di farsi convertire all’ortodossia. Questo perché i germanici
spesso, con la scusa della conversione religiosa, sottomettevano politicamente
le popolazioni da evangelizzare. Il patriarca di Costantino mandò in Moravia
due fratelli di Tessalonika (odierna Salonicco), Costantino e Metodio.
Costantino (che passò alla storia con il suo nome monastico, “Cirillo”) non era
nuovo a queste missioni; un misterioso popolo della foce del Volga, i Cazari,
volendosi convertire ad una religione, si fece mandare dei rappresentanti per
ognuna, e Costantino era appunto il rappresentante cattolico (per la cronaca, i
Kazari scelsero l’ebraismo, e vengono considerati la tredicesima tribù
d’Israele).
Arrivati in Moravia, i fratelli si posero il problema del come evangelizzare la
popolazione, non avendo essa un alfabeto che rispecchiasse la propria lingua;
usando le parole di Costantino, evangelizzare senza un’alfabeto sarebbe stato
come “scrivere sull’acqua”. Decisi dunque a realizzare pienamente la fonetica
slava, i due fondano una scuola scrittoria ed un alfabeto, il “glagolitico” (da
glagol’, parola), ma per continuare la missione chiedono il permesso al Papa,
in quanto il clero germanico mostrava la propria contrarietà all’opera: esso
sosteneva che si dovesse predicare, secondo tradizione, esclusivamente in una
delle 3 lingue “della Croce”: latino, greco ed ebraico. Il papa Adriano II accolse
benissimo Costantino e Metodio e diede loro il proprio benestare,a patto che i
passi letti in slavo fossero prima letti in latino. A Roma, Costantino si ammalò e
prese i voti monastici (ed il nome Cirillo), prima di morire nell’869 e Metodio,
tornato in Moravia, venne imprigionato ed i suoi seguaci costretti alla fuga; a
Rostislav era succeduto il nipote filogermanico che considerava lo slavo una
lingua eretica. Successivamente Metodio venne liberato e nominato vescovo
di Velehrad, “città grande” della Moravia, dove morì nell’ 885. I discepoli
superstiti si divisero in due gruppi e scapparono verso sud; il primo gruppo si
stanziò nell’odierno Quarnero (Adriatico Settentrionale), dove diffuse il
glagolitico (del secondo gruppo parleremo dopo). Per ragioni geografiche, i
primi ad adoperare il glagolitico furono i Croati (che per molto tempo
adoperarono 3 alfabeti contemporaneamente: cirillico, glagolitico e latino, ma
infine tennero solo il latino con l’ausilio dei segni diacritici). Ben presto il cirillico
si diffuse attraverso i Balcani tra i Serbi, Bulgari, Macedoni, Russi… e servirà
per esprimere la literaturnaja jazik, la lingua letteraria elitaria, in
opposizione alla Narodnaja jazik, la lingua del popolo (orale).
PRIME FONTI SCRITTE SLAVE – I TESTI DEL CANONE
E’ opportuno, adesso, distinguere le due forme linguistiche dello slavo esistenti
in origine:
1) Slavo comune – Uhrslavische – Praslavjanskij jazik. Diffuso a livello
orale tra gli analfabeti.
2) Slavo ecclesiastico – Paleoslavo – Staroslavo – Antico Bulgaro –
Zerkovnoslavjanskij jazik. E’ la lingua scritta, sia in glagolitico che in cirillico.
E’ da sottolineare come questa lingua,nelle sue due forme e comune a tutti i
popoli slavi, rappresenti un fortissimo collante di identità culturale, assieme
all’ortodossia ed al cirillico. Ma consideriamo anche come netta la cesura tra
questi due sistemi linguistici: almeno inizialmente, data la natura religiosa dello
Staroslavo, era considerata eresia scrivere una sola parola in Slavo comune, in
quanto avrebbe potuto corrompere il senso e la forma dei testi sacri. Tutti i testi
ritrovati in lingua slava, dunque, sono implicitamente da considerare in
staroslavo. Questo non significa che non ci siano giunte testimonianze scritte
dello slavo comune: i copisti, infatti, avevano l’usanza di annotare sul lato del
codice le proprie impressioni sulla quotidianità, e lo facevano usando non lo
staroslavo ma quello comune.
Nasce la distinzione tra Pismenost’ (tutto ciò che riguarda la scrittura: testi,
documenti, lettere..) e Knijdzevnost’ (letteratura vera e propria, che ha in sé
l’elemento estetico).
Il primo testo in glagolitico è la “tavola di Veglia” ( Baščanska ploča),
risalente al XII sec. e ritrovata in Croazia, che sancisce la donazione di alcuni
terreni fatta da un possidente ad una chiesa.
Particolare importanza hanno, nella filologia slava, i testi del canone:
chiamati così da August Leskien, questi 15 manoscritti sono datati al max.
12° secolo e ci sono giunti già corrotti, ma sono importanti testimonianze in
cirillico e glagolitico di uno slavo ecclesiastico. Leskien (filologo tedesco a
cavallo tra ‘800 e ‘900) fu il primo a parlare del canone e a sostenere
fermamente l’origine bulgaro-macedone dello slavo; tesi sostenuta dal fatto
che, dei 15 manoscritti ritrovati, ben 12 fossero in staroslavo. L’alfabeto
predominante è il glagolitico, ragion per cui sono molte più le traduzioni dal
glagolitico al cirillico che non viceversa.
TESTO IN ALFABETO LATINO
•
- I brižinski spomeniki, i “manoscritti di Frisinga”, scoperti nell’ ‘800 e
redatti in uno slavo “slovenizzato”, probabilmente da un monaco tedesco. Sono
l’unico testo in alfabeto latino, e sono stati ritrovati a Frisinga (città bavarese).
Sono incise preghiere in slavo e istruzioni per la liturgia.
TESTI IN GLAGOLITICO
•
- i foglietti di Kiev, (così detti perché conservati a Kiev) che fanno supporre
l’ esistenza di una Slavia romanizzata in quanto, seppur redatti in glagolitico,
hanno elementi linguistici autoctoni moravi (secondo lo slavista italiano Picchio,
non è da escludere un tentativo di evangelizzazione della Chiesa Romana in
quei territori).
- Il codex Zographensis, brani del Vangelo redatti in area macedone; più
precisamente, nel monastero bulgaro di Zograph, sul monte Athos.
-Il codex Clozianus, contiene delle preghiere per “l’isola santa”, è stato
ritrovato sull’isola di Krk (in zona Quarnero) dal principe dell’ isola, tale Klotz
Frankopan, che lo fece tradurre allo slavista Kopitar.
TESTI IN CIRILLICO
•
-Il codex Suprasliensis, risalente all’ XI sec. E’ un sinassario (raccolta di vite
e aneddoti di santi), trovato a Suprasl, in Polonia. E’ il testo cirillico più ampio.
Venne ritrovato nel 1823 da un monaco, che lo divise in tre parti: una finì al
Pietroburgo, un’altra fu mandata al già citato Kopitar (ma non venne restituita)
e la terza, e più importante, rimase in Polonia, a Varsavia, dove fu distrutta
durante la Seconda Guerra Mondiale. Fortunatamente, il testo era già stato
pubblicato interamente a Pietroburgo ad inizio ‘900.
- I Savvina Kniga, copiati dal Pope bulgaro Savvin. Originariamente in
glagolitico, sono considerati il più antico testo cirillico. E’ anch’esso un
sinassario, oggi conservato a Mosca.
APOLOGIE DELLO SLAVO
•
Il primo apologo della lingua slava fu il monaco Hrabar, che rivendicava la
dignità della lingua slava, sostenendo non solo che non fosse per niente
inferiore alle lingue della Croce, ma che fosse addirittura superiore ad esse, in
quanto “creata” da due monaci (Metodio e Cirillo), mentre le altre sono di
origine pagana. Inoltre, lo slavo è molto più adatto ed immediato per la
traduzione della Bibbia; se per tradurla in slavo basta un uomo, per farlo in
greco necessitavano 70 saggi e 7 filosofi. Hrabar era convinto che il popolo
slavo avesse una scrittura propria, fatta di linee e intagli, anche prima della
cristianizzazione. Un altro monaco bulgaro, Konstantin Kostenechki, scrisse
lo Skazanie o Pismenek, propose una genealogia allegorica dello slavo; esso
è di padre “greco” e di madre “ebraica”. Anche un vescovo cattolico croato,
Grgur Ninski (Gregorio di Nona) sostenne lo slavo nella liturgia, rifiutandosi di
celebrare in latino.
BULGARIA
Il secondo gruppo di discepoli si stanziò sui Balcani, nei territori delle odierne
Bulgaria e Macedonia. Lì incontrarono i Bulgari, una popolazione turca del sud
del Volga che era emigrata proprio nei Balcani. Tale popolo proprio in quel
periodo era diventato un impero; il I° impero bulgaro (861 – 1018) si estese dal
Mar Nero all’Adriatico. Il nemico giurato era Bisanzio, al quale però si guardava
anche con ammirazione perché ritenuto all’avanguardia. Nell’ 864 lo Zar Boris
I fece cristianizzare il proprio popolo. Era un atto politico, con cui si intendeva
rafforzare il regno e distinguersi dall’ ortodossa Bisanzio; la quale, però, non
accetto tale scelta e costrinse Boris a convertirsi alla fede ortodossa, pena
sarebbe stata la guerra. Boris accettò e prese il nome di Michail (dall’
imperatore bizantino, Michele III, che lo battezzò).
Boris era contro il trilinguismo della croce, e voleva una propria Chiesa con una
liturgia slava. Per questo, assieme ai discepoli di Cirillo e Metodio, conquistò
Ocrida, nell’ attuale Macedonia, dove la scuola scrittoria slava riprese vita. Qui
Clemente, un discepolo, riformò il glagolitico, inventando il cirillico. Il cirillico
è un alfabeto simile al greco nei caratteri: in questo modo la scuola scrittoria di
Cirillo e Metodio volle mostrare la propria vicinanza a Bisanzio, che adoperava
proprio il greco. Altro importante centro scrittorio, ad est,fu la capitale Preslav.
Queste vicende furono le premesse della creazione della Chiesa autonoma
bulgara, la prima chiesa slava autocefala (927).
Il successore di Boris I è il figlio minore, Simeone I, che prenderà il titolo di
“zar”. Sotto di lui abbiamo il periodo d’oro della letteratura bulgara. Nel 1018
cade l’impero bulgaro: Ocrida venne conquistata dall’ imperatore bizan